Home

Accedi



Menu Utente

Chi è online

 60 visitatori online

Contatore Visitatori

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
mod_vvisit_counterOggi1039
mod_vvisit_counterIeri1343
mod_vvisit_counterQuesta Settimana6159
mod_vvisit_counterSettimana scorsa8301
mod_vvisit_counterQuesto mese19282
mod_vvisit_counterMese Scorso30838
mod_vvisit_counterDi sempre1422689

Online (da almeno 20 minuti): 16
il tuo IP: 18.207.134.98
,
Oggi: Ott 16, 2019


Nazione di provenienza

65.4%Italy Italy
8.7%United States United States
6.3%France France
5.4%Spain Spain
4.1%Monaco Monaco
1.5%Sweden Sweden
1.3%Germany Germany
1.2%United Kingdom United Kingdom
0.8%Brazil Brazil
0.6%Poland Poland
0.3%Canada Canada
0.3%Belgium Belgium
0.3%Czech Republic Czech Republic
0.3%Netherlands Netherlands
0.3%Romania Romania
0.2%Lithuania Lithuania
0.2%Switzerland Switzerland
0.2%Russian Federation Russian Federation
0.1%Austria Austria
0.1%Croatia Croatia



Designed by:
Messaggio
  • Direttiva e-Privacy EU

    Questo website utilizza i cookies per gestire l'autenticazione, la navigazione, e altre funzionalità. Scorrendo questa pagina o cliccando in qualunque suo elemento, acconsenti all'uso dei cookies.

    Visualizza i documenti sulla direttiva della e-Privacy

I Campionati mondiali di atletica a Doha nei commenti di Trekkenfild PDF Stampa E-mail
Martedì 15 Ottobre 2019 07:39

alt

Nove pagine monografiche, il nuovo numerato 75, di «Trekkenfild», voce libera dell'atletica italiana, e del T&F in genere. Verrebbe da dire, sorridendo, la «Radio Londra» dell'atletica. Ma ci sarebbero due pericoli. Uno: che un bel 70 %, almeno, si chiederebbe "Radio che?" visto l'elevato grado di cultura storica generale. L'altro: non vorremmo mai che i nostri amici Daniele e Walter venissero scambiati per trombettieri del nuovo British Commonwealth World Athletics Power. Commenti con un mix di firme di atleti, ex atleti (vale il detto: una volta atleti, sempre atleti?), giornalisti. Leggete, leggete, leggete. D'accordo? Non d'accordo? Fa lo stesso, voi leggete, non avrete che da guadagnarne. È un bell'esercizio per il cervello.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 16 Ottobre 2019 15:33
 
L'oro della medaglia olimpica non sbiadisce mai: Livio Berruti PDF Stampa E-mail
Martedì 08 Ottobre 2019 15:00

alt

Questa foto è datata 1957: Livio Berruti, solo davanti a tutti, vince i Campionati Studenteschi sui 100 metri, ad Alessandria

Era il 3 settembre 1960…un altro dei giorni indimenticabili dello sport italiano: Livio Berruti, elegante ventunenne piemontese, vince la finale dei 200 metri sulla pista dello Stadio Olimpico di Roma. Allora ne aveva 21, di anni, pochi mesi fa ha festeggiato gli 80, attorniato da tanti amici della Università di Torino, e non solo. Del genetliaco di Livio questo sito ha diffusamente trattato, cercando di riportare in superficie i tanti ricordi di quella giornata, anzi giornate, tutto l’iter agonistico dalle batterie alla finale. Oggi ci sembra superfluo ritornare sull’evento in sé. Abbiamo invece un conto in sospeso con i nostri lettori, e del quale ci scusiamo cercando di riparare, o meglio di saldarlo. Ricordate? Concludevano un ricordo a Livio dedicato con queste parole: “Che ne dite? Ci fermiamo qui? Da leggere ne avete. La prossima volta vi racconteremo il resto della stagione 1956 del futuro campione olimpico”. Trattavasi della stagione 1956, quella che rivelò il talento del giovane studente. Promessa da marinaio, il racconto di quell’anno restò lì, monco. Vediamo di completarlo, aggiungendo un altro piccolo mattoncino alla iniziale carriera del nostro indimenticabile campione olimpico.

Il passo seguente porta la data del 22 luglio; siamo a Biella, al Campo «Lamarmora», in scena i Campionati piemontesi. Dice la cronaca che «il tempo è discreto, la pioggia smette di cadere quando le gare stanno per avere inizio, fa fresco, c’è un po’ di umidità». L’ultimo capoverso dell’articolo è riservato ai 100 metri. Vi si legge: “Nella finale dei 100 tutti gli occhi sono puntati su Berruti e Ghiselli: vincerà l’anziano o il giovane campioncino della Lancia? I due balzano fuori dalle buchette simultaneamente: poi il lanciotto si avvantaggia, agli 80 metri è primo; ma Ghiselli non si dà per vinto, scatta rabbiosamente, e affianca Berruti, lo supera sul filo di lana: i cronometri segnano per entrambi 10”9. Ha dunque vinto l’anziano, ma Berruti ha confermato di essere più di una promessa».

Più o meno negli stessi giorni, la Presidenza della FIDAL comunica i nomi degli atleti invitati ai raduni collegiali estivi previsti in funzione degli incontri internazionali: per gli juniores si tratta di un Italia – Francia, ad Aosta, il 12 agosto. Le due squadre si erano già confrontate l’anno prima a Chambery, primo incontro della nostra Nazionale giovanile, che poi si chiamerà juniores (la categoria venne istituita nel 1955). Livio è inserito nel gruppo che si prepara a Schio. Subito dopo arriva la convocazione per l’incontro di Aosta, la prima della carriera per lui. Per 100, 200 e 4x100 ci sono anche Antonio Aiello Belardi, Pier Giorgio Cazzola, Nerio Fossati, Franco Galbiati, Vittorio Marcora e Sergio Sergian. Nello stesso numero (il 20) del settimanale della FIDAL viene pubblicata la prima tabella ufficiale dei primati italiani juniores, aggiornata al 26 luglio 1956: ci ritroviamo i nomi di Scavo, di Luigi Conti, di Roveraro, di Bravi, di Cavalli, di Raffaele Bonaiuto, che aveva appena fatto più di 70 metri col giavellotto, primo italiano oltre questa barriera. A Schio (4 agosto) si fanno gare di collaudo con gli atleti presenti: Berruti corre nuovamente in 10”9 e raddoppia sui 200, 22”2.

«Splendida vitalità dei nostri juniores» titolo del giornale «Atletica» per il commento di Sergio Gatti all’incontro Italia – Francia, dominato dagli azzurrini per 100 a 81. Protagonista l’indimenticato Enzo Cavalli che sale a 14.98 nel triplo, a pochi centimetri – tre – dal primato italiano assoluto di Franco Bini. Berruti viene schierato sui 100: vince Galbiati, 10”7. Scrive Gatti: “Tra i velocisti va messa in rilievo la prova del non ancora diciassettenne Berruti, alfiere della squadra, che, col suo 10”9, ha permesso un prezioso doppietto sui 100 metri». Poi corre la staffetta e Gatti commenta: «…ha corso in grande tranquillità e molto del merito è stato di Cazzola e di Berruti, autori di due frazioni che hanno praticamente risolto a nostro favore la gara…». Tempo 41”9, Livio era in terza frazione.

Il commentino di Bruno Bonomelli su l’«Unità» del 13 agosto: «Metri 100. Con una veloce, decisa partenza, Galbiati ha imposto la sua superiorità nella corsa veloce, stabilendo altresì, con 10”7/10, il proprio limite personale. Vivace la prova di Berruti (10”9/10). In ombra i francesi».

Una digressione per ricordare i nomi di due atleti che abbiamo incontrato nel nostro lungo cammino nel mondo dell’atletica: il bresciano Angelo Baronchelli, che diventerà un buon astista, forte come una roccia, in quella gara terzo con 3.40; l’esile, nervoso, Enrico Condi (Diana Piacenza) convocato all’ultimo momento per i 400 ostacoli, anche lui terzo, aveva corso in 57”6 (e 16”1 sugli «alti») il 3 agosto a Brescia. Dei francesi l’astista Balastre, il discobolo Alard, il giavellottista Syrovatski, costui, gran talento, fu incluso nella squadra olimpica per Melbourne, ma uscì in qualificazione.

Sull’onda della Nazionale giovanile, Berruti continua la stagione sulla pista del nuovo Campo Scuole di Cremona (26 agosto) dove ottiene il suo primo 10”8 (in batteria) e poi un altro 10”9, quinto in finale. Corre anche una frazione di 4x100 con una Squadra B, con Marcora, Morini e Cazzola.  Enzo Cavalli fa il record italiano del triplo: 15.24. Passano pochi giorni e viaggia a Padova dove si disputano i Campionati nazionali Seconda Serie per il raggruppamento Nord: ancora un 10”8 in semifinale e un 10”9 in finale. Quanti nomi conosciuti: G. Battista Paini, bresciano, allievo di Bruno Bonomelli, primo negli 800 e secondo nei 1500, Franco Volpi, altro bresciano, primo nei 5000 e terzo nei 1500, Tito Morale primo e Nereo Svara secondo sui 400 ostacoli, Carmelo Rado primo nel disco, Carlo Lievore primo nel giavellotto, Antonio Begni, bresciano, (deceduto lo scorso mese di gennaio) quinto nella marcia, l’uomo che ha formato tanti giovani marciatori, un vero gentleman.

«Campionati d’Italia in edizione – record sulla pista e sulle pedane delle Olimpiadi 1960» titola «Atletica». Il ragazzino Berruti così così, ma ha sulle spalle una lunga stagione, e corre 100 e 200. Quinta batteria: Lombardo 10”8, D’Asnasch 11”0, Berruti 11”1; prima semifinale: Gnocchi 10”5, Ghiselli 10”8, Livio 11”0. Doppia distanza: terza batteria: Archilli 22”2, lui 22”4; prima semifinale: Gnocchi 21”9, Riosa 22”1, Livio 22”2 (personale eguagliato), davanti a quel Pollini vigevanese le cui scarpe erano, e sono, un must nel mondo. Non ci mettiamo a curiosare in quel Campionato, ne avremmo troppe da raccontare.

Ma per Livio non è ancora finita. Il 14 ottobre fa una nuova volata di 100 metri, ad Ivrea, nella quarta prova del Gran Premio Piemonte: 10”9.  Il 21 ottobre, a Roma, Gran Premio delle Regioni: batteria 11”1, finale, primo, 10”9, come il trentino Nardelli (campione nazionale CSI, 10”9, qualche giorno prima a Milano) che lo impegna. Per Livio anche la 4x100 del Piemonte, batterie (43”0) e finale, seconda (43”3). Il tempo di 10”8 gli vale la Palma di 1º Grado della FIDAL.

Ultimo aggiornamento Martedì 15 Ottobre 2019 07:28
 
Alla scoperta della storia e delle statistiche aggiornate dell'atletica francese PDF Stampa E-mail
Lunedì 07 Ottobre 2019 09:36

Come sempre tante notizie interessanti sul numero 96 della Lettera storico - statistica compilata dai componenti della Commissione a questo preposta nella struttura della Federazione francese. E come ormai da molto tempo, un accenno al nostro sito A.S.A.I., il che contribuisce a far conoscere il nostro lavoro anche fuori dai nostri confini.

 

EDITO - C'EST ARRIVÉ EN OCTOBRE ... 2000
Rédacteur Luc VOLLARD
alt

Au retour des Jeux Olympiques de Sydney, le moral à la FFA est au plus bas. Le zéro médaille, unique depuis 1936, a marqué les esprits et tout le monde, presse, ministère, supporters, demande des comptes. Le duo président – DTN, constitué depuis 1997 de Philippe Lamblin et Richard Descoux, ne résistera pas à la tempête mais il faut pourtant terminer la saison car il reste une épreuve importante à disputer, du 17 au 22 octobre, ... en lire plus sur la page d'accueil du site ou dans la colonne de gauche, menu EDITO
 

ACTUALITES - UNE REPRISE, DES COMPLEMENTS ET UNE NOUVEAUTE

Rédacteur Gérard DUPUY

alt

Le mois écoulé a vu la reprise de la saisie des résultats complets des rencontres internationales après une interruption de deux ans pour diverses raisons. C'est le lot du bénévolat. Mais la continuation de ces résultats est une excellente nouvelle tant pour son auteur que pour les archives de notre sport.
 
Plus régulières sont les mises à jour de divers dossiers tels que les bilans anciens qui se sont accrus de deux années supplémentaires et de compléments dans les années déjà en ligne.
L'édition du 24 août de la coupe du Monde cadets de course en montagne et l'énorme triplé de "nos" garçons a désormais sa place dans le récapitulatif de cette compétition.
Enfin une nouveauté qui concerne les athlètes français qui sont habituellement sélectionnés en équipe de France mais qui parfois participent à l'échelon supérieur à savoir en équipe d'Europe. Depuis 1967 jusqu'à 2019 nous trouvons ainsi environ une centaine de performances à l'actif de nos représentants, illustrés ici par Alexie Alaïs, membre de l'équipe d'Europe qui a triomphé des USA il y a quelques jours à Minsk en Biélorussie.
 
INFORMATION - CE SITE EST TENU PAR DES PASSIONNÉS BÉNÉVOLES A 100%
Pour mémoire le texte complet est situé tout au début dans la colonne de gauche de notre site :
 
NEWSLETTER CDH
Elle se trouve sur la colonne de gauche sous format PDF :
http://cdm.athle.com/asp.net/espaces.html/html.aspx?id=39695
 
MISE A JOUR DU SITE
Mises à jour du site - menu situé en haut et à droite de la page d'accueil.
Les prestations des athlètes français figurent dans les dossiers suivants
Plus d'infos à partir de ce lien : Mises à jour du site
 
LA CDH ITALIENNE
Un site équivalent à la CDH française, mais réalisé pour l'Italie.
A découvrir absolument ! http://www.asaibrunobonomelli.it/
 
INFOS PRATIQUES : LES REVUES FFA
La revue fédérale Athlétisme Magazine en partenariat avec la BNF a mis en ligne tous les numéros du magazine officiel de la FFA de 1921 à 2000.
Les revues mensuelles fédérales sont accessibles à partir de la page d'accueil du site, colonne de droite.
Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Ottobre 2019 10:17
 
Si è spenta a Brescia, Agape Nulli Quilleri, l'ultima sorella di Rosetta Bonomelli PDF Stampa E-mail
Martedì 01 Ottobre 2019 17:49

Si è spenta, a Brescia, all'età di 93 anni, Agape Nulli Quilleri, sorella di Rosetta, moglie di Bruno Bonomelli, la quale partecipò all'atto costitutivo del nostro Archivio Storico dell'Atletica Italiana e volle che fosse intestato alla memoria di suo marito, che del nostro sport è stato il maggiore studioso e ricercatore. La signora Agape era andata in sposa a Sam Quilleri, avvocato in Brescia, per alcune legislature deputato del Partito Liberale Italiano nella Circoscrizione Brescia - Bergamo. L'avv. Quilleri aveva preso parte alla Resistenza, proprio come la giovanissima Agape, e anche le sorelle Mariuccia e Rosetta, tutte passate attraverso terribili vicissitudini negli ultimi due anni di guerra. Come Bruno Bonomelli, partigiano sull'Appennino piacentino. Agape Nulli era presidente onoraria della Brigata Fiamme Verdi, le formazioni partigiane di ispirazione cattolica in cui aveva militato durante la Resistenza. Fu arrestata, aveva 18 anni, mentre, in bicicletta, portava armi ai partigiani in montagna. Nel carcere di Brescia incontró Erich Priebke, che partecipò all'eccidio delle Fosse Ardeatine. Per due volte la signora Agape chiese ai Presidenti della Repubblica, prima Ciampi e poi Napolitano, la grazia per l'ex comandante delle SS. "Non è una questione di perdono - disse spiegando la sua scelta - ma di lasciarci tutti alle spalle l'odio che in quegli anni ci aveva avvelenato la vita".

La figlia Fausta, anche lei avvocato in Brescia, in questi ultimi anni è stata spesso alla ribalta delle cronache dell'atletica leggera: nelle gare di velocità, categoria Master, ha collezionato titoli e primati nazionali. Veste i colori dell'Atletica Virtus Castenedolo. A lei e ai suoi familiari giunga il segno dell'affetto di tutti i soci dall'A.S.A.I.

Ultimo aggiornamento Martedì 01 Ottobre 2019 19:46
 
L'oro della medaglia olimpica non sbiadisce mai: Stefano Baldini PDF Stampa E-mail
Venerdì 27 Settembre 2019 13:00

alt  alt

Due copertine abbastanza insolite. La prima, a sinistra, riproduce quella del numero del mese di aprile 1998 della rivista «Atletica Leggera», e mette insieme due dei grandi atleti che saranno poi protagonisti della maratona olimpica di Atene: Paul Tergat che aveva appena vinto il suo quarto titolo mondiale consecutivo di corsa campestre, e un giovane Stefano Baldini che di lì a pochi mesi avrebbe vinto il titolo europeo di maratona. Stefano campione olimpico, Paul solo decimo, amareggiato. A destra la copertina dell'instant book pubblicato dalla «Gazzetta dello Sport» subito dopo Atene; fra i curatori il nostro socio Paolo Marabini

Era il 29 agosto 2004...Ultimo giorno dei Giochi della XXVIII Olimpiade, nella stessa città che vide la prima edizione 108 anni prima, uscita dalla fantasia di un pedagogista sognatore e dai quattrini di ricchi uomini d'affari greci affascinati da questo mito olimpico. Atene, inesauribile fonte di retorica ma indubitabile scrigno di cultura, dal 1896 ha dovuto attendere fino al 2004 per ripetere la liturgia olimpica. Da quanto si è visto a posteriori non ha fatto un grande affare, contribuendo anzi in maniera decisiva al disastro economico del Paese: secondo noi non sono i Giochi in se stessi ma la megalomania dei dirigenti colpevole di questo fascio. E oggi le uniche tracce visibili sono le rovine dei templi sportivi eretti con soldi pubblici e affidati a eredi di Licurgo, Erode Attico, Anastasios Metaxas e Ernst Ziller. Semplicemente una vergogna. Ma non solo la Atene olimpica moderna è ridotta in questo deplorevole stato di abbandono. Ma, come dicevamo e lo ribadiamo, la follia degli uomini (nel caso della capitale greca, donna) che non conosce limiti e continua a rinnovarsi, non per la gloria degli atleti che cingono anacronistiche coroncine d'alloro da due soldi, ma per quella di scapestrati dirigenti che si comportano come satrapi. I quali non pagano di tasca loro. E i babbioni del Comitato olimpico internazionale, zitti, per carità, loro pensano ai prossimi stadi da far costruire a spese dei cittadini.

Invece il signor Georgios Averoff , uomo d'affari e filantropo, i soldi per lo Stadio che molti chiamano Panathenian Stadium li mise di tasca sua. E che il mondo sia sempre uguale a se stesso lo dimostra questo piccolo dettaglio: inizialmente il progetto doveva costare 585.000 dracme, alla fine ne costò 920.000. Chissà se c'era anche allora Mani Pulite...Gli ateniesi preferiscono chiamarlo Kallimarmaro, perchè era tutto di marmo. E in quei marmi tirati a lucido - più o meno - il 29 agosto 2004 - fece la sua entrata trionfale un giovanotto emiliano, reggiano, buono come il formaggio che si produce nelle sue terre d'origine. Stefano Baldini ve lo facciamo raccontare da Pierangelo Molinaro, all'epoca stipendiato dalla rosea «Gazzetta dello Sport». Lo scritto che vi proponiamo lo abbiamo ripreso dalle pagine della rivista «Atletica», edizione post-olimpica.

Ma non possiamo ignorare un episodio che riguarda il biondino di Castelnuovo di Sotto e noi, sì, proprio noi, soci dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana Bruno Bonomelli. È il Primo Maggio 1994, siamo a Brescia, la mattina la spendiamo in una sala del Novotel per il convegno ricordo della figura di Bruno Bonomelli. Nel pomeriggio ci trasferiamo quasi tutti al campetto ex Campo Scuole anni '50 messo a fianco di una azienda che produceva e spandeva veleni, campetto intitolato alla memoria del prof. Sandro Calvesi, dove si corrono i 25 giri per un totale di diecimila metri, che assegnano il titolo di campione italiano di quella distanza. Vinse Stefano Baldini, era il suo primo titolo, ci pare. Quello stesso giorno, torniamo al mattino, nacque l'A.S.A.I. Chi di noi era ad Atene quel 29 agosto 2004 a gioire per Stefano campione olimpico, non potè fare a meno di ripensare a quel Primo Maggio di dieci anni prima, a Bruno Bonomelli e a quel suo viaggio in auto da Brescia ad Atene, nel 1969, per ripercorrere, fin dove possibile, tappa dopo tappa quel tragitto che Carlo Airoldi aveva fatto a piedi per presentarsi ai primi Giochi Olimpici e vedersi respinto come un appestato.

 

Ventitrè anni di corsa per raggiungere Atene

di Pierangelo Molinaro

Chissà cosa è passato per la testa di Stefano Baldini quando è entrato solitario nello stadio Panathinaiko. Gli ultimi chilometri sono stati una cavalcata splendida verso un destino che stava per avverarsi. Solo, con quelle due ali di folla tutta per lui e in attesa da ore per vedere chi sarebbe stato il Dio di Maratona. Perchè di maratone ne correranno ancora cento, mille, un milione, ma nessuna sarà mai più come questa. Vincitore come Spyridon Louis, pastore di Maroussi, 108 anni fa. Anche Spyridon era entrato da solo in questo stadio. Adesso la pista è nera, asfaltata, allora era di carbonella e gli ultimi pesanti passi di Spyridon alzavano polvere. Stefano no, La sua falcata è leggera, potente, sicura. Non c'è neppure bisogno di voltarsi per vedere se qualcuno è riuscito a seguire il suo ritmo infernale, un ritmo costruito in anni di fatica, di vittorie, di delusioni, di infortuni.

Niente è da buttare in un giorno come questo. Un giorno che basta da solo a rendere leggendaria una carriera. Vincitore ad Atene, nella maratona olimpica. Nessun avversario, nessun primato potrà mai cancellare questa impresa. Rimane scolpito nella pietra della storia, quella che rende giustizia, che pareggia il destino, che premia chi ha saputo lavorare per costruire un sogno.

Chissà cosa ha pensato Baldini in quella lunga, interminabile curva a sinistra che immette sull'asfalto del Panathinaiko. Se a quella sera, quando aveva 10 anni, in cui si nasose nella machina dei fratelli maggiori Marco e Giuseppe per andare a correre al campo. Lui giocava al pallone, ma c'era un fascino in quella corsa fine a se stessa che il pallone non poteva avere. E poi le non competitive, lui bimbetto magrolino che batteva i grandi. Corri Stefano, corri verso il tuo sogno.

E poi la pista, le prime gare vere. L'era più dura, come le finali dei Giuochi della Gioventù del 1985 in cui non riuscì neppure ad approdare alla finale dei 2000 metri. Ma il suo sogno era più grande, lo Stadio dei Marmi di Roma non poteva contenerlo. Forse quel sogno così grande era riuscito a vederlo anche Emilio Benati, il suo primo allenatore. Stefano correva, spingeva, gioiva. Sì, pochi ragazzi provavano quel piacere nella corsa,era una gioia allenarlo. Nell'88, a 17 anni, quando le distanze lunghe della pista erano sotto il segno di Totò Antibo, Stefano correva i 5000 in 14:41.2. Già, nel 1988, quando Stefano si svegliò all'alba per vedere il trionfo di Gelindo Bordin ai Giochi di Seoul. Una cavalcata esaltante, l'ultimo avversario, il gibutiana Salah, staccato di forza. Gelindo quel giorno non aveva l'orologio al polso, seguiva il ritmo del suo cuore. E in quell'alba si accese il contatto, anche il cuore di Stefano vibrò, quella parola, maratona, entrò nella sua anima come una saetta. Ma non fece danni, si accucciò cheta in un angolo di quell'anima pulita pronta a fiammeggiare ancora.

Chissà se Stefano ha ripensato a quei giri di una pista sempre uguali, se li ha contati. Un milione? Mah. Per il suo sogno era sempre là, davanti, a correre su quella stessa pista come una lepre imprendibile. Corri, Stefano, corri.

Sei titoli itliani dei 10000, un 18esimo posto sulla stessa distanza ai Giochi di Atlanta. Sì, nel 1996, forse la pista era diventata troppo corta per il suo sogno troppo grande. Chissà se Baldini ha ripensato a quella sua prima maratona dell'ottobre 1995 a Venezia, quei ponti assassini della parte finale, quel sesto posto che gli diceva che poteva diventare un maratoneta. Come può un sogno farti vivere con il cuore in gola per due ore? Però, che fascino. C'era qualcosa di diverso in fondo a quella fatica nuova. Anche concludere, arrivare in fondo, era una gioia. Chissà se Stefano ha ripensato alle parole di Gigliotti:"Tu sarai un maratoneta, un grande maratoneta, ma ci devi credere".

Facile a dirsi sul viale del trionfo prima di entrare nel Panathinaiko. Ma allora? In quel '96 aveva riprovato a New York ma si era ritirato, aveva riprovato a Londra nell'aprile '97 dopo il primo inverno vero di lavoro da maratoneta ed era stato beffato dal protoghese Pinto. Forse anche qui, come in pista, mancava qualcosa? Il dubbio, un brutto compagno di viaggio. La prima vittoria arrivata agli Europei di Budapest nel '98. Grande gara, ma senza gli africani. Li avrebbe trovati due anni dopo ai Giochi di Sydney. Ecco dove andava a parare il grande sogno.

Chissà se Stefano, abbagliato dai riflettori dello stadio Panathinaiko, ha ripensato a quel dramma. Due anni di lavoro durissimo, la convinzione di poter competere con i migliori maratoneti del mondo sino a quel dolorino subdolo all'anca un giorno in allenamento, una settimana prima di partire per l'Australia. Un dolorino, quanti ne avrà avuti Stefano? Ma più ci correva sopra e più faceva male, sino a fermarlo. Che dramma quel giorno. A 29 anni sapeva che partiva nella maratona più importante della sua vita con un conto alla rovescia dentro, forse più corto del tempo necessario per percorrere 42 chilometri e 195 metri: il dolore all'anca. Inesorabile. Ecco Stefano fermo a bordo della stada, eccolo piangere.

Per papà Tonino, che anche quando la grandine distruggeva il raccolto a Castenuovo di Sotto, non mollava. Abbassava la testa, si rimboccava le maniche e ripartiva da capo. Certo si poteva risorgere, ma per un'altra Olimpiade bisognava aspettare altri 4 anni.

Però il destino, come vede lontano...Vincere a Sydney non sarebbe stata la tesa cosa di Atene, Atene, sulla pista di Spyridon Louis. Era scritto.

Ecco i riflettori, la folla del Panathinaiko. Certo che solo quattro mesi prima Stefano non avrebbe creduto di poter battere Tergat e Gharib. Alla maratona di Londra Rutto e Korir gli erano scappati via. Imprendibili. E la progressione di Gharib lo scorso anno ai mondiali di Parigi gli aveva frustato l'anima. "Sarò mai capace io di seminarli?" si chiedava Baldini. Ma venti minuti prima di entrare in quello stadio Panathinaiko che lo abbracciava, Stefano li ha seminati, distrutti. Quella salita sino alla porta di Atene lo ha aiutato, quella pendenza subdola che poteva essere interpretata solo con l'esperienza accumulata in 23 anni di corsa. Ventitrè anni, centomila chilometri e passa, due volte e mezzo il giro dell'Equatore. Di corsa.

Kefleghizi, Lima, niente e nessuno poteva fermarlo. Il grande sogno là davanti, sotto la luce abbagliante del Panathinaiko, nell'urlo della folla. No, nulla di questi 23 anni è stato sprecato, tutto in fila, ordinato, una lunga scala progettata dal destino sino qui. Ad Atene.

Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Settembre 2019 16:36
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 167