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Sulle ali del vento del lago di Garda corre il sogno che dovrebbe portarci fino a Rio de Janeiro PDF Stampa E-mail
Martedì 28 Giugno 2016 07:13

 Sognando Olympia

Suso in Italia bella giace un laco,
a piè de l’Alpe che serra Lamagna
sovra Tiralli, c’ha nome Benaco.

(Divina Commedia, Inferno, canto XX, vv. 61-63)

Se avete tempo e amate le belle immagini aprite il link che trovate allegato a queste poche righe. Di vela parliamo questa volta, della più importante regata del mondo in acque interne: la "Centomiglia" organizzata dal Circolo Vela Gargnano. Franco Capuccini, presidente, e Sandro Pellegrini, prezioso coordinatore di tutte le attività del Circolo, hanno affiancato fin da subito l'iniziativa "Sognando Olympia", nata proprio nella bella cornice gargnanese. Con loro, Elio Forti, del GS Montegargnano (parliamo di atletica) e Enzo Gallotta, giornalista, ex Giornale di Brescia, che si candida a fare concorrenza a Catullo, Goethe, Lawrence, Kafka, impugnando una penna (va beh, non si usa più, purtroppo), ci riesce più difficile immaginarlo nel ruolo di 007 James Bond!

Bene, tutti uniti per questa singolare idea di dedicare l'anno 2016 allo spirito olimpico, anche se un po' acciaccato da vicende non proprio esaltanti. Ma noi andiamo avanti, e continueremo a divertirci. Oggi pubblichiamo questo bellissimo filmato che, a parte il brivido di correre sulle onde non sempre tranquille del Benaco, offre una panoramica di dove siamo, un angolino niente male come potete vedere, nel quale, dimenticando Brexit, la caduta dei mercati finanziari, la candidatura di Trump negli States, i Panama Papers, il doping nello sport (abbiamo detto sport non atletica, ce n'è per tutti, ma proprio per tutti, credeteci), si può anche vivere bene.

"Centomiglia " per le vele, "Diecimiglia" per i garretti dei corridori, e infine l'ultimo nato: il "Miglio Olimpico", che, nel novembre scorso, vide la partecipazione di tre grandi dell'atletica: il cubano Alberto Juantorena, gli italiani Franco Fava e Gianni Poli. "Miglio" che si rifarà quest'anno, nell'ambito del progetto globale. Il filmato che potete vedere promuove la "Centomiglia" come parte di una manifestazione internazionale , InterLake 2016, di fatto la “World Cup” della vela d’acqua dolce, che lega tre laghi: il Benaco, quello di Ginevra, in Svizzera, e il Balaton, in Ungheria. Gli organizzatori puntano all'inserimento in un prossimo futuro, del lago di Costanza.

Riassumendo: podismo a Navazzo, sul Munt, domenica 7 agosto, edizione numero 43, vele sul Garda il 10 e 11 settembre, edizione numero 66 (la prima fu nel 1951). E adesso, se volete, godetevi il filmato aprendo questo indirizzo

https://www.youtube.com/watch?v=NUKbkwt8Ybk

Ultimo aggiornamento Martedì 28 Giugno 2016 10:13
 
Storia, statistica, biografie, Giochi Olimpici nel nuovo catalogo "second hand books" di Len Lewis PDF Stampa E-mail
Sabato 25 Giugno 2016 10:18

Len Lewis, gallese specializzato nella ricerca e vendita di libri sull' atletica e sui Giochi Olimpici, antichi o di seconda mano, ci ha fatto avere un nuovo catalogo che contiene qualche novità. C'è una bella scelta di libri di statistica da parecchi Paesi del mondo, biografie di atleti, storia dei Giochi, riviste, ritagli di giornali. Un vasto panorama nel quale qualsiasi appassionato di atletica può trovare qualche libro interessante per arricchire la sua collezione. Len è disponibile anche a fare delle ricerche mirate a qualche pubblicazione specifica, senza impegno finale di acquisto. Se ordinate qualcosa fate riferimento alla A.S.A.I., Len potrebbe avere un occhio di riguardo sui prezzi dei vostri acquisti. / This is the new version of the second hand books catalogue we received from Len Lewis (U.K.): many interesting pieces for statistics, biographies, Olympic Games, coaching, etc. This is his e mail address Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Ultimo aggiornamento Lunedì 27 Giugno 2016 14:15
 
Monaco di Baviera 1972, Montréal 1976, Gargnano 2015: le tre Olimpiadi di Franco Fava PDF Stampa E-mail
Giovedì 23 Giugno 2016 13:46

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Un lettore, sicuramente non molto ferrato in atletica, ma altrettanto modesto per chiedere, ci ha rivolto oggi una domanda, dopo aver letto il testo che ieri Franco Fava ha scritto per questo nostro sito: solo due edizioni di Giochi? ero convinto che avesse fatto anche Mosca '80? La risposta già la conoscete: no, allo Stadio Lenin, Franco non c'era, almeno come atleta.

Vogliamo dare una lustratina ai suoi risultati olimpici? Partiamo dalla capitale della Baviera, München '72. Come andò l'ha raccontato in maniera coinvolgente Franco. Noi aggiungiamo miseri dettagli numerici. Fava venne, alla fine, iscritto sui 3000 metri siepi. Gli iscritti furono 49 e vennero divisi in quattro batterie, che si corsero il 1° settembre, due giorni prima del compleanno del ragazzo di Roccasecca. I primi tre classificati di ogni batteria passavano alla finale, quattro per tre dodici, secondo regola di allora. Su 49 partenti uno solo si ritirò: l'australiano Kerry O'Brien, che era il primatista mondiale! Il giovane azzurro fu piazzato nella quarta batteria. Davvero ha accarezzato la finale olimpica quando non aveva ancora compiuto venti anni, gli mancò un nonnulla: un secondo e sei decimi sul terzo classificato. Primo il keniota Amos Biwott, campione olimpico nel 1968, secondo il polacco Bronislaw Malinowski, poi deceduto in un incidente d'auto nel 1981, terzo il cecoslovacco Dusan Moravcic (piccola curiosità: questo atleta è ancora oggi primatista della Repubblica ceca con un 8:32.8 fatto il 17 settembre 1972, dieci giorni dopo la finale olimpica nella quale fu quinto). Franco chiuse insieme al britannico Steve Hollings - poi divenuto neozelandese e oggi direttore di un centro di allenamento IAAF in Oceania - con il tempo di 8:35.0.

Quattro anni dopo, allo Stadio Olimpico di Montréal, Franco disputò due gare. Il 23 luglio la terza batteria dei 10 mila metri, si classificavano i primi quattro per la finale...una maledizione evidentemente perseguitava il nostro che chiuse...quinto! Primo il belga Smet, secondo il britannico Brendan Foster, terzo il norvegese Knut Børo, quarto il rumeno Ilie Floroiu (che anni dopo divenne presidente della Federazione atletica del suo Paese). Dietro a Franco uno yankee che diventerà campione del mondo di corsa campestre due volte ('80 e '81) e un ottimo maratoneta, Craig Virgin. Passarono otto giorni, e Fava fu alla partenza della maratona e stavolta finalista olimpico, ottavo, in una gara con tutti grandi specialisti di quel tempo. E con Franco ricordiamo Massimo Magnani, tredicesimo, oggi direttore tecnico della squadra azzurra.

Sapete che, in fondo, ha ragione il nostro lettore: Franco Fava di Olimpiadi ne ha fatte tre! L'anno scorso il 21 novembre, sulle strette strade di Gargnano sul Garda, ha partecipato al primo "Miglio Olimpico", una "invenzione" degli amici di Navazzo in occasione di una festa cui presenziarono campioni indimenticabili. Le foto di Chantal Peiano e di Pietro Delpero documentano lo "storico" evento: Alberto Juantorena, una leggenda con il doppio successo 400 - 800 nel 1976, unico nella storia olimpica, Gianni Poli, azzurro nella maratona olimpica di Seul '88 e vincitore della Maratona di New York,  e Franco Fava guidano (dopo averli minacciati....) sul gruppo di parecchie decine di podisti della zona per concludere la distanza inglese del miglio, uno dei miti dell'atletica leggera. "Miglio Olimpico" che si ripeterà anche quest'anno nell'ambito della serie di eventi che compongono il mosaico di "Sognando Olimpia", cui ha dato la sua adesione anche l'Archivio Storico dell'atletica italiana Bruno Bonomelli.

Sì, ma, questa era una passeggiata, vuoi mettere una gara olimpica? Vi sfidiamo: provate a chiedere a Fava e soci se hanno fatto più fatica ai Giochi o al Miglio di Gargnano.

Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Giugno 2016 15:58
 
I campioni raccontano la loro Olimpiade: Franco Fava e la storia di un minuscolo portachiavi del '72 PDF Stampa E-mail
Mercoledì 22 Giugno 2016 13:43

Sognando Olympia

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Non so di preciso cosa mi spinse quella mattina del 6 di settembre del 2015 a rimboccarmi le maniche e decidere finalmente di rimettere un po' d'ordine ai miei ricordi materiali che ancora straripavano disordinati nelle credenze e nelle cassapanche nella mia vecchia casa di famiglia a Roccasecca. Era stato nonno Cecco a collezionare con cura tutti gli articoli di giornale che mi riguardavano lungo tutti dagli anni ‘70. Tante targhe, coppe e anche qualche telegramma ingiallito, tra cui quello datato marzo 1968 a firma Vanni Carreddu (pseudonimo utilizzato allora da Vanni Loriga sul “Corriere dello Sport”) e indirizzato ad Antonio Vicini, capostazione a Roccasecca e per diletto collaboratore del quotidiano sportivo di Roma. Nel quale il giornalista chiedeva al ferroviere di seguirmi con particolare attenzione dopo il decimo posto al cross tricolore allievi di Viareggio. E' datato 4 aprile1974 invece il telegramma in cui un certo Giulio Andreotti, allora ministro della Difesa, si complimentava per il titolo mondiale militare di cross. <<Primo atleta europeo>>, recitava il testo indirizzato alle Fiamme Gialle di Ostia. Impolverati e ingialliti dal tempo, anche tanti cimeli di cui avevo perso memoria.

     Uno di questi ha la forma di un rombo. E' chiaramente un portachiavi di pessima qualità, di plastica trasparente ora logorata dal tempo, unito a una catenella ossidata. All'anello non è appesa nessuna chiave. (Chi volesse vedere l'oggetto descritto da Franco può entrare su questo indirizzo http://www.collezioneottaviocastellini.com/ultime-acquisizioni, n.d.r.). Ma il logo di colore azzurro chiaro su un lato e un numero impresso in rilievo sul nastrino Dymo sull'altro mi fanno fare un sobbalzo. Con la mente torno di colpo indietro di 43 anni. All'Olimpiade di Monaco 1972.

    Inaspettato tra le mie mani è tornato quel portachiavi di Monaco 1972. Allora c'era appesa la chiave del nostro appartamento, situato al terzo piano di Connolystrasse, nella palazzina della squadra italiana situata nel cuore del Villaggio atleti. Lo guardo e riguardo. E' solo un vecchio portachiavi. Ma non per me. I ricordi iniziano a rincorrersi veloci. A quella mattina di sole, sempre del 6 settembre, del 1972. Mi rivedo con i Ray-ban correre fuori dal Villaggio per la mia razione di chilometri quotidiana prima di tornare a Roma, dove papà mi attendeva in aeroporto con la Prinz Nsu4 per riportarmi a casa.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Giugno 2016 07:01
 
Marco Martini ci racconta una bellissima favola moderna che ha come protagonisti due giganti PDF Stampa E-mail
Giovedì 16 Giugno 2016 17:05

i campioni della simpatia

Marco Martini è l'incarnazione vivente della Regola dei Benedettini che suggerisce "ora et labora". Quanto preghi il nostro vicepresidente non lo sappiamo, è parte della sfera intima di ogni persona credente, ma quanto lavori è sotto gli occhi di tutti. O meglio: di qualcuno solamente, perchè quello che vi presentiamo adesso lo hanno visto pochi fortunati. E per dirla proprio tutta, siamo in debito con il nostro Marco per il ritardo con cui presentiamo questo suo nuovo lavoro. Altri, forse, scriverebbero "la sua ultima fatica", ma, avendo letto le 144 pagine escludiamo che Marco abbia fatto fatica a scriverle, al contrario si deve essere divertito. Gli è stato lieve il lavoro perchè l'argomento riguarda la storia di due atleti, due campioni, che Marco ha sempre ammirato, non tanto per le molte medaglie e  le tante vittorie che hanno dato gloria all'atletica italiana, ma soprattutto per la componente umana, fatta di amicizia senza riserve, di rispetto, di sostegno reciproco, e di tanto altro ancora. Ma li vogliamo dire 'sti due nomi? Non ce ne sarebbe bisogno, vista la copertina (fate click sopra e si ingrandisce) che troneggia sopra queste righe, ma suona bene anche alle nostre orecchie dire Giuseppe "Beppone" (come lo chiamava l'officiante del bello scrivere di allora, Gianni Brera) Tosi e Adolfo "Dolfo" (così chiamato in famiglia) Consolini. Titolo più bello Marco non poteva inventarsi:"I campioni della simpatia".

Due brani che meritano di essere ripresi. Davanti al feretro dell'amico, Beppone quasi parlando a se stesso, riflette:"In tanti anni di carriera trascorsi praticamente insieme, non abbiamo mai avuto un litigio. Siamo stati vicini l'uno all'altro reciprocamente, con affetto, ognuno prodigo di consigli per l'altro, disinteressatamente". Riferisce un cronista...a caso:"...gli sportivi videro quanto possano la generosità e la lealtà di un atleta autentico. Beppone Tosi corse a misurare con i suoi passi adusati la distanza; scosse il tondo rosso faccione quando fu arrivato a cinque, e senza attendere conferme si avvicinò al suo grande amico e gli mollò una pacca gioiosa. È il record del mondo, gridò! Consolini era incredulo, pareva non volesse convincersi". Gazzetta dello sport, 11 ottobre 1948, Gianni Brera. Era record del mondo!

È un gran libro di atletica, credeteci, perchè dentro ci sono tutti gli ingredienti: gli uomini e le loro vicende, gli uomini e le loro vittorie (e sconfitte), i dati precisi e meticolosi patrimonio del nostro sport (ancora per quanto vista la generazione di barbari che si avvicina alle porte della nostra cittadella?), le immagini di un tempo indimenticabile. Tosi - Consolini, Consolini - Tosi. Dice il titolo di un giornale riprodotto in copertina "quasi come dire Bartali - Coppi", ma mentre i due ciclisti la famosa borraccia se la scambiarono forse una volta soltanto, i due discoboli vivevano il loro essere grandi atleti con la semplicità della gente della terra: uno scendeva dalle pendici del Monte Baldo, riviera veronese del lago di Garda, l'altro aveva avuto i natali in pianura, a Borgo Ticino. Vogliamo cambiare il nostro giudizio: questo non è un gran libro di atletica, questo è un bellissmo libro che racconta una bellissima favola.

Se quelli che hanno qualche responsabilità nello sport, a qualsiasi livello, vedessero un poco più in là della punta del loro naso (ammesso, e non ne siamo sicuri, che arrivino fin lì), dovrebbero far distribuire questo libro ovunque: nelle società, durante le gare, regalarlo, farlo leggere, portarlo nelle scuole, la favola già esiste, serve raccontarla solamente, magari per immagini, in cartoni animati. Ne abbiamo così bisogno, davanti a una atletica sguaiata, maleducata, arrogante, animalesca. A Roma durante la recente competizione internazionale di marcia ci ha colpito la volgarità di un paio di Paesi sudamericani che hanno fatto scrivere il nome della loro Nazione sul culo (sì, avete capito bene, sul culo) delle ragazze. Lo sappiamo tutti, no? Già la marcia ha questo andamento che molti definiscono "sculettante", ed ecco allora i geni della pubblicità: che cosa c'è di meglio delle chiappe? Non ci rivolgiamo ai dirigenti, meglio lasciarli perdere, ma i genitori perchè non si ribellano a questa oscenità cui sono esposte le loro figlie? Oppure ancora, visto che parliamo di discoboli, quella stomachevole comparsata di un tale che, per festeggiare i suoi successi, riduce in brandelli la maglietta della sua squadra nazionale. Signora Merkel, quando si deciderà a chiamare il giovanotto e invitarlo a smetterla, pena una bella denuncia per oltraggio alla bandiera nazionale? O meglio l'esclusione a vita dalla stessa squadra. Beppe e Adolfo la maglia azzurra la ripiegavano con la massima cura, con amore, e la mettevano in valigia.

Leggetela, fatela leggere, questa favola. Serve il modesto esborso di 20 Euro, tutto compreso, come contributo alla striminzita cassa della A.S.A.I.Bruno Bonomelli. Aprite la voce "Benvenuti in ASAI" e trovate le coordinate per l'invio; indicate solo Tosi-Consolini, come causale.

Ultimo aggiornamento Sabato 18 Giugno 2016 06:58
 
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