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Assegnato alla Atletica Virtus Castenedolo il premio alla Resistenza sportiva PDF Stampa E-mail
Giovedì 14 Dicembre 2017 16:55

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Alcuni anni fa, un socio del nostro Archivio Storico ebbe occasione di visitare il Kenya, e di vedere le condizioni della principale pista di atletica a Nairobi: il Nyayo National Stadium. Al ritorno, parlando con amici altrettanto patiti del nostro sport e ammiratori dei corridori di quel Paese, ebbe questa battuta: "Adesso ho capito perchè i mezzofondisti kenioti sono imbattibili nella distanza dei 3 mila metri siepi...non hanno bisogno di grandi allenatori: basta contare tutte le buche che ci sono sulla pista del Nyayo e studiare la tecnica per scavalcarle".

È lo stesso consiglio che diamo a Erminio Rozzini, coach dell'Atletica Virtus Castenedolo, dopo aver visto le condizioni delle quattro (numero quattro, avete capito? non lo Stadio Olimpico) corsie rettilinee di 90 metri l'una nel capannone coperto del Centro sportivo. Niente più salti, ostacoli, sprint, solo scavalcamento delle buche, nuova disciplina da proporre alla Federazione mondiale che è alla spasmodica ricerca di "idee" nuove: staffette miste, corsa nei sacchi e corsa all'indietro esistono già, basta martello, triplo, discipline anacronistiche, obsolete e pericolose. Mettiamo un bel 80 metri siepi indoor, con lauroceraso o ligustro o photinia con le sue belle foglie rosse, al posto dell'ostacolo, fa anche decorazione.

Ci scherziamo ma ci sarebbe da piangere. Su questo pistino malridotto si allenano ogni giorno ragazze e ragazzi del club castenedolese, quando fuori fa un freddo boia; in anni di cui ormai è rimasto solo il ricordo, durante i mesi invernali, si organizzavano 6 - 7, o forse più, riunioni regionali o interregionali, ci sono passate migliaia di atleti. Quattro corsie, un costo che, rapportato ad altre megalomani strutture, è una miseria. Eppure, la risposta è sempre picche.

Ma c'è dell'altro. L'Atletica Virtus Castenedolo esiste, opera, lavora, si sbatte, dal 1969, quarantotto anni, inizia adesso il 49esimo, e fra un anno e poco più si celebrerà il cinquantesimo. Nel frattempo sono passate dieci diverse (non proprio diverse) Amministrazioni comunali. La domanda, pubblica e molto diretta, formulata durante la festa di consegna dei riconoscimenti ad atleti e tecnici per la stagione 2017 è stata: un lavoro diuturno di 48 anni a favore della gioventù castenedolese non merita un rispetto maggiore? Rispostine, le solite: difficoltà di bilancio, equilibrii (ma quali?) fra i vari sport che operano sul territorio, equilibrii cui non crediamo, da sempre ci sono figli e figliastri. Messaggi? Promesse? Impegni? Zero, parole di banale circostanza, ormai questo delle celebrazioni di fine anno è solo uno stanco rito di applausi dovuti, frasi di circostanza, strette di mano più o meno calorose. Non parliamo di questa in particolare, ma di quasi tutte quelle cui assistiamo. Venisse dato un annuncio di cose fatte, di progetti per l'immediato futuro, di idee da discutere, macchè, encefalogramma piatto. Ringraziamo Iddio che ci sono gli atleti, che con la loro presenza tengono il "cartellone".

Adesso, di proposito, vi costringiamo ad andare a vedere le foto dei nostri onnipresenti amici Pietro e Marco e ad aprire il PDF con il lungo elenco di successi, primati, titoli, medaglie, riferiti alla sola stagione che sta sfumando in quella nuova. Un pacchetto che vale ben di più dei sei mila euro per l'acquisto della zona di caduta del salto in alto da parte dell'Amministrazione comunale. Gliene diamo merito, con i coltelli che girano nei Consigli comunali non deve essere stato facile strappare questa modesta somma ad altri interessi meglio rappresentati. Tutti felici, ci mancherebbe, e più felice di tutti Monica Buizza, seconda sia ai Mondiali che agli Europei Master e campionessa italiana di salto in alto. Quel materasso, non quello del letto a casa sua, lo ha sognato tante volte. Una statistica di un quotidiano bresciano ha evidenziato che Castenedolo ha l' Amministrazione che investe di più nello sport. Brava, ancora più brava se metterà in cantiere il rifacimento dei 450 metri quadrati delle lise quattro corsie del capannone. Magari da inaugurare in occasione del cinquantesimo della Virtus.

Codicillo socio - sportivo: a coloro che ancora non hanno capito il significato di "ius soli" suggeriamo di frequentare più spesso gli allenamenti della Atletica Virtus Castenedolo 1969. I giovani, quei giovani che sempre più spesso vengono solamente usati e strumentalizzati a fini propagandistici, hanno tanto da insegnarci con il loro comportamento.

Auguri a tutti, davvero a tutti: giovani, diversamente giovani, amministratori con e senza portafoglio, federali presenti e assenti, galantuomini e gentildonne che alla Atletica Virtus Castenedolo non sono mai mancati. Altrimenti cosa ci starebbe a fare quel "Virtus"...

Nelle foto, da sinistra in senso orario: le premiazione dei giovani; Stephan Asamoah e Irene Romano nominati Atleti dell'anno; le "Blue Belles" campioni d'Italia Master; i ragazzi della squadra junior.

Ultimo aggiornamento Sabato 16 Dicembre 2017 19:43
 
Un geometra, un DJ, 'A livella, e il principe Antonio de Curtis, in arte Totò PDF Stampa E-mail
Mercoledì 13 Dicembre 2017 15:45

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La circumnavigazione dei club di atletica che ci sono particolarmente vicini e ci aiutano nella diffusione dei nostri scopi costituivi si concluderà lunedì sera a Navazzo, lago di Garda, nel salone dell'Hotel "Tre Punte", erede del precedente e mai dimenticato "Running Club". Giocheremo in casa, visto che la nostra sede sociale - nostra nel senso di Archivio Storico dell'Atletica Italiana "Bruno Bonomelli" - sta a pochi passi da questo albergo. Nell'ordine abbiamo fatto tappa: Atletica Felice Baldini Agazzano, Atletica Piacenza, Atletica Virtus Castenedolo e, avanti la prossima, Gs Montegargnano. Club di tanti podisti, 120 - 130 al momento, ma pare cresceranno. Corrono, si divertono, spesso si ritrovano in amicizia e allegria. C'è chi ancora guarda il cronometro e parla di "ho fatto....al chilometro", chi fa i paragoni con lo stesso tracciato dell'anno prima, chi lascia indietro l'amico/amica del cuore perchè "oggi non andava neanche col motorino", chi corre ed è contentissimo che...il ginocchio abbia tenuto! Poi, a bottarelli (sono i muscoli delle gambe in dialetto bresciano) fermi, tutto viene stemperato in un calice di prosecco, in una fetta di torta, anzi di una delle torte, c'è solo l'imbarazzo della scelta, un po' di chiacchiere che talvolta sconfinano nel personale per far partecipi gli altri di qualche personale magone, ci scappa una simpatica tirata per i fondelli, e la inevitabile conclusione: se vedum sabot que ve a Moniga, a Toscolano, a Guidizzolo, a Muscoline, a Villa, a...,, un appuntamento dopo l'altro.

Li tiene insieme un uomo di pochissime parole, Elio Forti, il "Geo" che viene da geometra, la sua professione. A ben guardare, non si capisce se è ancora la sua professione, il GS gli occupa e gli riempie la vita, nella quale l'imperscrutabile volere divino ha creato un abisso che non potrà mai essere colmato. Ma le donne, gli uomini, i giovani, i meno giovani, gli si sono stretti attorno e lo fanno sentire meno solo, aiutato anche da solidissimi affetti familiari. Sì, gnari (= ragazzi, per gli stranieri) lo sport è anche questo. Ed è perfino riuscito a farlo parlare un po' di più, senza esagerare, ma quando mai lo si è visto fare discorsi in pubblico e condurre la serata detta della "Bicchierata" dall'inizio alla fine, presentare gli ospiti, coordinare le premiazioni? Sembra ormai un DJ più che un esperto de 'A Livella. Sorridete e, in attesa di lunedì sera, ascoltatevi il Principe Antonio de Curtis, in arte - arte vera - Totò, il quale ci ha regalato una esilarante versione di questo strumento che livella i muri ma anche la vita.

Maggiori dettagli su questo indirizzo.

Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Dicembre 2017 08:36
 
Danilo "Piccio" Innocenti, il primo astista italiano oltre i 4 metri PDF Stampa E-mail
Mercoledì 13 Dicembre 2017 14:35

 

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La grande foto di Danilo Innocenti è ripresa da "Atletica", giornale ufficiale della Federazione italiana di atletica leggera, anno 1937, numero 30 del 29 luglio. La didascalia recita "Danilo Innocenti ha indossato per la decima volta la maglia di Campione Nazionale Assoluto per il salto con l'asta. Ciò costituisce un primato veramenre eccezionale, in tutto degno del glorioso atleta che l'ha conquistato". A destra: "Piccio" nel ruolo di allenatore con due giovani allievi, e, sotto, una ragazza (con il numero 57) che diventerà famosa: la astrofisica Margherita Hack.

Pubblichiamo oggi un nuovo articolo scritto da Aldo Capanni, tenendo fede all'impegno preso con suo fratello don Alessandro di ricordare i dieci anni della scomparsa del nostro indimenticabile amico fiorentino attraverso la pubblicazione di alcuni suoi scritti. Questo è il secondo. Aldo lo scrisse per la rivista "Universo Atletica" del gennaio - giugno 1998. Il testo, di allora, risulta in alcune citazioni non più attuale con quanto successo poi. Questo contributo alla conoscenza di Danilo Innocenti è stato anche ripreso nel volume "Di tutto un po'" che Aldo diede alle stampe in occasione del suo cinquantesimo compleanno nel 2002.

Qualche aggiuntina al testo "capanniano", non per precisare - non ce n'è bisogno - ma per favorire la lettura. Innocenti, come rimarchiamo anche nel titolo, fu il primo italiano a superare i quattro metri nell'asta. Era il 1936. "Piccio" Innocenti si avvicinò alla barriera il 14 luglio, a Firenze, saltando 3.96, un centimetro meglio del precedente primato. Festeggiò il conseguimento della misura "rotonda" il 5 agosto nella finale olimpica di Berlino. Aggiunse un centimetro centimetro il 25 ottobre, a Roma, nell'incontro Italia - Austria.

Chi volesse saperne di più ha a disposizione le liste italiane 1936 pubblicate su questo sito da Marco Martini, autore della imperdibile "Storia dell'atletica italiana maschile", e co-autore del sesto (1929 - 1932) e settimo (1933 - 1940) volume della Storia dei Campionati italiani, pubblicazioni dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana "Bruno Bonomelli". Nel testo di Aldo viene citata Margherita Hack, poi illustre astrofisica: nel 1995 fu individuato un asteroide che venne identificato come "Asteroid 8558 Hack" in suo onore. La scienziata è deceduta nel 2013. 

Danilo Innocenti, detto "Piccio" dai suoi concittadini usi a fornire di soprannome tutti i compaesani, nacque a Sesto Fiorentino il 27 marzo del 1904. Suo padre esercitava  una antica professione, ormai scomparsa: faceva i biscotti di zucchero e li vendeva in giro per i paesi; Danilo lavorò da ragazzo con lui nella bottega artigiana che si trovava in Piazza della Chiesa a Sesto, proprio accanto a quel Circolo Parrocchiale che, negli anni venti, fu sede del Gruppo Sportivo Cattolico, la prima vera società sportiva di Innocenti, dopo che Piccio ebbe fatto parte di uno dei sodalizi nati in paese nell'immediato dopoguerra, frutto di associazionismo spontaneo giovanile.

Con la maglia del Gruppo Cattolico realizzò, nel 1924, la sua prima prestazione di rilievo: 2.90 nel salto con l'asta, la 18.ma misura nelle graduatorie nazionali di quell'anno. Nel 1925 superò i 3 metri nell'asta e saltò la misura di 12.07 nel triplo. Fu comunque il 1926 l'anno in cui Piccio rivelò il suo talento a livello nazionale, partecipando ai campionati italiani a Napoli e terminando quarto nell'asta e terzo nel triplo. Le liste nazionali lo videro quell'anno al quarto posto in entrambe le specialità, rispettivamente con 3.45 e 13.27.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Dicembre 2017 16:22
 
Stelle, palme, argenti, bronzi e salti di gioia: è Natale per l' Atletica Piacenza PDF Stampa E-mail
Mercoledì 06 Dicembre 2017 15:44

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Nelle foto di Giuliano Fornasari: da sinistra in senso orario: la dott.ssa Antonella Ferrario riceve il Premio Valter Sichel; Andrea Dallavalle e Lucrezia Lavelli felicitati dal presidente della Federazione regionale, Marco Benati; ragazze e ragazzi che hanno onorato con il loro impegno e i loro risultati la stagione 2017.

Claudio Enrico Baldini fu il primo (e chi poteva essere se non lui?) a stilare un elenco delle società piacentine che avevano svolto attività federale. Ne dette conto a pagina 23 del suo bel libro "Storia dell'atletica leggera piacentina", pietra angolare per la conoscenza del nostro sport nella "Città Primogenita", che ci accompagna fino al 1969, anno di pubblicazione. In quella pagina, ovviamente datata, si leggono i nomi dei pionieri come Salus et Virtus, Sport Pedestre Audace, Garibaldi di Fiorenzuola, Sport Club Robur e alcune altre fino agli anni della Guerra; nell'immediato dopoguerra, sorge la S.S.Farnesiana (che ebbe fra i suoi il nascente astro Giuseppe Dordoni), per arrivare al 1953 anno di costituzione del G.S.Calzaturificio Diana dell'industriale cav. Aldo Albonetti, club nato per favorire il rientro nello sport piacentino di Pino, adesso campione olimpico, dopo alcune stagione alla gloriosa Virtus Bologna. Edmondo Ballotta dovette attendere un anno ancora per lasciare la Stella Azzurra Parma e entrare nel "Diana". Negli anni '60 vennero il CSI, la Libertas Diana, poi le due sigle si unirono, mentre un cospicuo gruppo di atleti, animati dalla personalità dei fratelli Felice e Claudio Enrico Baldini, diedero vita ad un loro club indipendente, autonomo nella gestione tecnica ed economica: la A.A.A. Leone Vignola Agazzano. Fu una esperienza unica per chi l'ha vissuta.

Dice: stiamo rifacendo la storia dell'atletica piacentina? Magari se qualcuno riprendesse in mano il lavoro di Claudio Enrico e lo continuasse, un sogno, per ora. Abbiamo fatto contenuto accenno ai sodalizi del passato solo per spronare la A.S.D. Atletica Piacenza a sentirsi erede di una cospicua eredità sportiva e sociale. Per la verità, il nucleo storico dei dirigenti questo fardello lo porta con grande responsabilità ed entusiasmo. La denominazione Atletica Piacenza, gemellata con le organizzazioni Libertas e CSI apparve per la prima volta nel 1965. 

Il 2017 ha elargito ulteriori motivi di orgoglio, snocciolati dal presidente Diego Sverzellati nel corso della festa corale di fine anno. Mettiamo davanti Stelle e Palme. Due onorificienze di cui andare fieri: la Stella d'Argento del C.O.N.I. al sodalizio "per la continuata e meritoria azione nel campo della promozione e dell'attività agonistica che ha contribuito a diffondere e onorare lo sport nel Paese". Scendiamo dalle stelle (siamo quasi a Natale, ci sta), e parliamo di arbusti appartenenti alla famiglia delle Arecaceae, più semplicemente conosciuti come "palme", ce ne sono centinaia di varietà, da cocco, da datteri, ecc. Quella di cui parliamo qui è una speciale: palma da premio, in questo caso forgiata in bronzo. Proprietario Ennio Buttò, che l'ha ricevuta "al merito tecnico" per essersi distinto nell'ottenimento di risultati di alto livello nazionale o internazionale con atleti da lui preparati. Saltatore in alto, all'epoca rigorosamente ventralista, un personale di 1.87. Scambiando la "elle" con la "erre", Ennio diventa un artista, un grafico sensibile e fantasioso.

Abbandonate anche le palme, riferiamo di risultati dell'Atletica Piacenza, che significa un complesso di 470 tesserati, dai Centri di avviamento allo sport ai Master. Al centro di questa galassia  brilla, in particolare, un nome, un piazzamento, una misura in metri e centimetri: Andrea Dallavalle, secondo ai Campionati d'Europa U20 (una volta si diceva juniores), 16 metri e 87 centimetri, primato italiano della categoria. L'espressione metrica significa la ottava misura italiana di ogni tempo, e se per caso non ci credete andate a controllare le listone (niente a che fare con il Rosatellum) italiche compilate dai nostri Rivis - Sabbadin, questo l'indirizzo. Con un risultato così, 'ndo vai? Er meio. Questa misura avrebbe consentito la sua legittima partecipazione ai Campionati mondiali a Londra, " ai quali ha deciso di non partecipare - scrive Sverzellati nella sua relazione - in accordo con il proprio tecnico  e la sua famiglia". Innalzate un Te Deum di ringraziamento, il ragazzo ha attorno persone che hanno la materia cerebrale nel posto corretto. Nelle due categorie citate (tecnici e genitori) non è frequente, tanto che si cazzeggia dicendo che "un atleta per essere un campione deve almeno essere orfano".

Di Lucrezia Lavelli abbiamo avuto modo di parlare in occasione del Premio Fratelli Baldini. Ci ha incantato la grazia, la educazione, la compostezza di questa signorinella. Se sarà altrettanto brava sulla pedana del salto con l'asta, dovrà fare i conti con le vertigini a misure più elevate.

Continuiamo: per Andrea anche un titolo italiano e quattro titoli regionali, come aggiungere qualche spezia a una pietanza già tanto saporita. E gli altri? Ventidue presenze ai Campionati italiani, assortiti, 16 titoli regionali, tre titoli e tre presenze sul podio ai Campionati nazionali Master, ancora tre volte sul podio il bravo Simone Boiocchi ai Campionati FISDIR, un primato italiano, due nei confini della terra che piaceva tanto a Dalla, Morandi e Guccini (ascoltare), dodici nei tabulati del Ducato dei Farnese. Le squadre, nelle manifestazioni a loro riservate, sono state pugnaci: allieve e allievi, juniores, cadette e ragazzi, hanno tenuto alte le insegne societarie.

Tradizione? Continuità? E allora non poteva mancare la eco di un nome che a Piacenza ha fatto rima con atletica: quello di Valter Sichel. Forse un giorno scriveremo la sua storia, lo meriterebbe. L'Atletica Piacenza, dal 2006, ha istituito un premio a suo nome, "Una vita dedicata all'atletica leggera". Stavolta, dalle mani del figlio di Valter, Andrea, lo ha ritirato la dott.ssa Antonella Ferrario, medico dello staff sanitario della Federazione di atletica, da anni punto di riferimento per le patologie ortopediche e traumatologiche all'Università di Pavia.

Che la festa continui. Pino Dordoni, Edmondo Ballotta, Mario Vermi, Antenore Negri, Vincenzo Bertolini, Valter Sichel, Franco Rattotti, Felice e Claudio Enrico Baldini, e tutti quelli che sulla riva destra del Po hanno amato il nostro sport, non faranno certo mancare il loro sguardo benevolo da lassù.

Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Dicembre 2017 15:40
 
Castenedolo, dove l'atletica esercita in concreto la sua Virtus da 48 anni PDF Stampa E-mail
Lunedì 04 Dicembre 2017 08:47

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Lasciato il Ducato di Parma e Piacenza, dove si divertivano (chissà se già esistevano giochi sportivi in riva al Po, giavellotti non mancavano, anche fossi da saltare) prima i Farnese e poi la Duchessa Maria Luigia d'Asburgo Lorena, rientreremo nel Regno Lombardo Veneto che tanto stava a cuore all'Imperatore Cecco Beppe e al suo "suggeritore" Principe Clemente von Metternich. L'ultima tappa l'abbiamo fatta domenica pomeriggio alla Volta del Vescovo, elegante dimora del Settecento fuori porta a Piacenza, per celebrare i fasti 2017 della società atletica piacentina. Di questo riferiremo nei prossimi giorni.

Venerdi 8 dicembre il nostro tour atletico prenatalizio include una tappa a Castenedolo, alle porte di Brescia, la cui origine sembra sia da ricercare nella costruzione del borgo all'interno di un bosco di castagni. Da lì Castignidol e poi Castenedolo. Il paesotto, corposo e operoso, è da sempre la sede operativa della Atletica Virtus, qui fondata nel 1969, una società "cinquantina" come direbbe Andrea Camilleri. "Virtus" fu appellazione usatissima ai primordi dell'italico sport, tra fine Ottocento e primi Novecento. Una noticina che serve a fare un collegamento sull'asse emiliano-lombardo: anche a Piacenza esiste, ancor oggi, una società sportiva che si chiama "Salus et Virtus", fondata nel 1904, e che sempre si dedicò all'insegnamento del pugilato. Ma fu anche fra le società pioniere dello sport pedestre; Alfredo Ballotta, nativo di Monticelli d'Ongina, podista di valore per quei tempi, vestì i colori biancazzurri del sodalizio che, all'epoca (1908 - 1911) rivaleggiava con lo Sport Pedestre Audace; fu il primo primatista piacentino sugli 800, 1500 e 5000 metri, come ci ha tramandato Claudio Enrico Baldini nella sua encomiabile "Storia dell'atletica leggera piacentina".

In attesa della celebrazione dei cinquanta anni del club del presidente Giulio Lombardi, cominciamo a rendere omaggio ai risultati della stagione che stiamo per salutare. E questo avverrà, come anticipato, venerdì al far della sera. Tutto sta scritto nell'invito che correda queste righe.

Solo una piccola aggiunta: qualcuno si chiede perchè diamo conto di queste feste societarie. Elementare Watson: sono tutte realtà che aiutano, in concreto, non a chiacchiere, il nostro Archivio Storico dell'Atletica Italiana "Bruno Bonomelli". E fanno molto più loro per noi di tanti...altri. Boccaccia mia stai zitta (© Provolino)!

Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Dicembre 2017 18:34
 
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