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Il Memorial Adolfo Consolini visto attraverso l'obiettivo di Chantal PDF Stampa E-mail
Giovedì 21 Settembre 2017 12:00

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Quando vi abbiamo detto che al Memorial Adolfo Consolini, a Castenedolo, erano presenti più fotografi che ai Campionati del mondo, pur facendo una tanticchia di tara alla presuntuosa affermazione, non scherzavamo del tutto. Oggi vi presentiamo gli scatti di Chantal Peiano Delpero, e già vi avvertiamo che non è finita qui, abbiamo in serbo altri servizi fotografici, quello di Chantal è disponibile da adesso sul sito http://www.collezioneottaviocastellini.com/.

Cogliamo l'occasione per fare un riassunto finale della partecipazione al Memorial Consolini. Questi i partecipanti che hanno onorato l'esibizione: Carmelo Rado, Diego Fortuna e la figlia Diletta, Luciano Zerbini, Oney Tapia, Domenico Canobbio (da quaranta anni primatista bresciano del lancio del disco, 50.04 nel 1977), Renato Biatta, Aronne Romano e suo figlio Michele, Francesca Ceccarelli, Veronica Rossetti (la quale dopo l'esibizione castenedolese ha vinto i titoli lombardi juniores sia nel disco che nel peso, e il mercoledì successivo, a Chiari, ha migliorato il proprio primato personale nel disco con 41.82, la signorina gareggia per l'Atletica Brescia 1950), Arnaldo Pini, atleta della Pro Sesto, Alberto Panzarin (58.84 nel 1998, oggi responsabile tecnico delle Fiamme Azzurre). Per motivi familiari, all'ultimo momento ma ampiamente giustificato, non ha potuto essere presente Hannes Kirchler, il quarto italiano nella lista di ogni tempo a superare i 65 metri.

Ospiti graditi Franco Sar, Gaetano Dalla Pria, Adolfo Rotta (che insieme a Rado hanno poi ricordato la figura del campione di Costermano nel successivo incontro con il pubblico); inattesi Gian Carlo Sisti, velocista che gareggiava con la maglia Pirelli, Fabio Monti, figlio del mai dimenticato Carlino Monti, medaglia di bronzo con la staffetta 4 x 100 ai Giochi Olimpici di Londra 1948, dove Consolini vinse l'oro e Beppone Tosi l'argento nel disco, unica doppietta nella storia olimpica italiana. Fabio è stato per molti anni giornalista alla redazione sportiva del "Corriere della Sera". Infine, altro campione che le Olimpiadi le ha vissute da vicino, Dario Badinelli, cresciuto nella famiglia della Virtus.

Nutrita anche la presenza di soci del nostro Archivio Storico. Viaggio lunghetto per Bruno Cerutti, venuto da Coggiola, provincia di Biella, dove è atleticamente cresciuto Carmelo Rado, che ha vestito i colori della Unione Giovane Biella (colori che lo accompagnarono ai Giochi di Roma); Alberto Zanetti Lorenzetti con la signora Rosa, Giuseppina, Luciano e Marco Peiano, Elio e Marco Forti, e due atleti che si ricordano bene quel magico anno 1960: i bresciani Albertino Bargnani e Giulio Salamina, due "prodotti" della nidiata di Bruno Bonomelli. Qualche schizzo di ricordi dei due in quell'anno: Bargnani (che quell'anno stava alle Fiamme Oro Bari) nono al cross nazionale di Iseo (quel "Cross delle Torbiere" inventato da Bonomelli) e pure nono al Campionato nazionale di campestre a Viareggio; Giulio Salamina, che tirava la lima ogni giorno in fabbrica, allora tesserato per l'Atletica Brescia 1950, categoria allievi, secondo a Iseo, decimo ai "nazionali", settimo alla "Cinque Mulini" nella gara mista juniores - allievi.

Questa ve la dobbiamo raccontare. Salamina chiede ad un organizzatore:" Chi è quel signore lì, mi pare di conoscerlo...". È Gian Carlo Sisti...Giulio lo raggiunge in un balzo da corridore di 3000 metri siepi e snocciola:" Ottolina - Sardi - Sisti - Vincenzi, Arena di Milano, primato nazionale di società della 4 x 100, 41 e argotina..." traduzione dal dialetto del monaco Arnaldo, poi abbrustolito per eresia: argotina uguale qualcosina. Ci son voluti due robusti discoboli a sostenere Sisti, stordito da questo colpo da Toro Scatenato (il povero Jack La Motta che un paio di giorni fa ha lasciato la dimora terrena a 96 anni). Il tempo esatto, dopo nostro accurato controllo, fu 41.2. E bravo Giulio! Un approfondimento di questa notizia si può leggere in questa pagina.

Nelle foto: un gruppo di discoboli e di ospiti; a sx, la riproduzione della cartolina ricordo dell'evento che è stata consegnata a tutti i presenti alla esibizione e alla successiva serata: Adolfo Consolini pronuncia il giuramento olimpico a nome di tutti gli atleti partecipanti ai Giochi della XVII Olimpiade Roma 1960.

Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Settembre 2017 21:31
 
L'Atletica Virtus Castenedolo bi-campione d'Italia Master a squadre PDF Stampa E-mail
Martedì 19 Settembre 2017 14:06

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Si è tinta di biancoverde, come già avvenuto negli ultimi anni, la finale del Campionato nazionale Master per società, ospitato ancora una volta a Montecassiano, in provincia di Macerata. L' Atletica Virtus Castenedolo, socia attiva da sempre del nostro Archivio Storico, si è aggiudicata entrambi i titoli di Campione d'Italia tanto con la squadra femminile che con quella maschile. Per i nostri amici questo titolo significa la seconda doppietta in questo Campionato nazionale, che va ad aggiungersi a quella ottenuta nel 2015 a Bastia Umbra. Nel computo dei titoli l'aritmetica ci dice che questo è il quarto successo tra gli uomini (terzo consecutivo) e il secondo con le donne. Al termine di un weekend ricco di sfide appassionanti, i bresciani hanno occupato il primo posto davanti ai tradizionali avversari dell’Olimpia Amatori Rimini, che hanno preceduto, a loro volta, Athlon Bastia, Atletica Biotekna Marcon, Liberatletica Roma e La Fratellanza 1874 Modena. Le "virtussine" hanno lasciato i successivi piazzamenti a Assi Giglio Rosso Firenze, Romatletica Footworks Salaria Village, Liberatletica Roma, Atletica Santamonica Misano e Trieste Atletica.

Accanto agli scudetti, orgoglio del club castenedolese, si contano anche vittorie individuali e nuovi primati nazionali. Quattro le vittorie femminili: sui 200 ostacoli Barbara Ferrarini (32.52) nella categoria SF50; Paola Pasini (SF55) sui 100 metri, la staffetta 4x100 (SF55) composta da Mariuccia Fausta Quilleri (avvocato in Brescia, figlia di una sorella di Rosetta Bonomelli, moglie del nostro Bruno, la quale fu fra i soci fondatori dell'A.S.A.I.), Barbara Ferrarini e dalle gemelle Patrizia e Paola Pasini; suggello finale la vittoria e il nuovo primato nazionale SF50 (4:30.53) per la staffetta 4x400 formata da Perlina Fusi, Francesca Mantovani, Barbara Ferrarini e Cristina Galli.

Al maschile tre i successi, tutti firmati dal velocista Walter Comper (SM50) sui 100 metri in 11.56 (+1.8), sui 200 con 23.88 (-1.7) e come primo frazionista della 4x400 SM50, passando il testimone a Claudio Fausti, Pierluigi Acciaccaferri e Francesco D´Agostino, crono finale 3:44.56. In aggiunta un nuovo primato nazionale M50 sui 200 ostacoli con Paolo Lombardi (28.02).

Una nuova grande soddisfazione per il presidente Giulio Lombardi (che ancora memore di come si lancia il martello ha portato il suo contributo al colletivo, con un lancio di 37.69),  per i "commissari tecnici" Francesco Baiguera ed Erminio Rozzini, per i capitani Angelo Bonzi e Paola Rosati. Ci fa particolarmente piacere raccontare di questi nuovi successi della società sportiva che, fondata nel 1969, si sta avviando al mezzo secolo di vita. Cinquanta anni spesi al servizio dell'atletica, con impegno, spesso sacrificio, sempre con modestia e altruismo. Un esempio da additare a tutti. Noi abbiamo fresco il sapore della bellissima giornata che abbiamo trascorso al campo sportivo di Castenedolo per celebrare il Memorial Adolfo Consolini, con il determinante contributo organizzativo della Atletica Virtus. Tra i protagonisti a Montecassiano quel Carmelo Rado che a Castenedolo è stato protagonista, con i suoi lanci, con la sua travolgente simpatia, con le sue belle parole a ricordo del grande Adolfo, di cui sfoggiava orgogliosamente la tuta avuta da lui in regalo, indumento confezionato da un altro grande della nostra atletica, Ottavio Missoni, che, a quei tempi, con la sua azienda vestiva la Nazionale azzurra, e poi ha vestito grandi e meno grandi del mondo intero con le sue (e di sua moglie Rosita) fantasiose ed elegantissime colorazioni.

Ma sul campo "Vittorio Colombo" di Castenedolo non si è mai dimenticata l'atletica tout court. Se i Master sono un bellissimo divertissement, Erminio Rozzini, sul campo ogni giorno da 48 anni, non dimentica il suo compito di allenatore di atletica di giovani, giovanissimi, che ha sempre portato a ottimi risultati. Vogliamo ricordare Dario Badinelli? tanto per dirne uno. Citiamo una frase che ci ha detto pochi giorni fa un altro grande della nostra atletica, Franco Sar, presente al Memorial Consolini:" Quando sui campi della Lombardia guardo i giovani allenati da Erminio, penso: hanno qualcosa di diverso, si vede la mano del tecnico di valore". Se ne accorge Sar...Ogni altro commento sarebbe stonato.

A nome del Consiglio e di tutti i soci dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana "Bruno Bonomelli" ci felicitiamo con l'Atletica Virtus Castenedolo.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Settembre 2017 17:41
 
Salvatore Massara, "Pensavamo fosse morto da tempo, e invece è ancora vivo" PDF Stampa E-mail
Giovedì 14 Settembre 2017 09:10

Solo la scanzonata ironia napoletana poteva partorire un necrologio come quello che riportiamo nel titolo. Fu dedicato a Salvatore Massara, alla sua scomparsa, nel settembre 2004, poco dopo i Giochi Olimpici di Atene, dai suoi colleghi del quotidiano "Il Mattino" di Napoli. Qualche tempo addietro ficcanasando in antiche carte, trovammo la cronaca della finale del "Trofeo Pavesi" di marcia, a Lucca, anno 1950. Primo proprio lui, Salvatore Massara. Atleta, giornalista, persona e personaggio, ci è venuto desiderio di ricordarlo, perchè, a nostro giudizio, fa parte del gran libro della storia italica del nostro sport che è scritto anche da galantuomini come Salvatore.. E abbiamo commissionato il ricordo a un nostro socio fondatore che lo ha conosciuto molto da vicino per tanti motivi: Augusto Frasca. Oggi presentiamo il suo elegante testo, ricco di notizie ma, soprattutto, di umanità. Ringraziamo lui, e vi invitiamo alla lettura.

Prima di lasciare spazio al testo di Frasca, scorrete questo collage di fotografie, riproduzione di una delle due pagine che lui stesso volle inserire nel suo ultimo libro "I sentieri d'Olimpia", stampato a Roma nel marzo del 2004, cinque mesi prima della sua dipartita. Grande appassionato di foto, aveva il vezzo di farsi immortalare accanto ai grandi campioni. Se ingrandite con un doppio click vedrete una passerella di "giganti" del nostro sport. Una recensione del libro citato è disponibile a questo indirizzo http://www.collezioneottaviocastellini.com/ultime-acquisizioni.

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Generoso, fecondo, instancabile testimone di atletica. Da mesi destinato ad una conclusione traumatica dell' esistenza per una serie irrecuperabile e mal gestita di cedimenti fisici, all' indomani della morte, amici e colleghi del "Mattino", quotidiano d' una vita a far data dal 1960, momento in cui Gino Palumbo gli affidò la rubrica, pubblicarono una vignetta, rimasta storica, emblematica del personaggio: "Pensavamo fosse morto da tempo, e invece è ancora vivo". 

Calabrese di Vibo Valentia, due terzi di vita trascorsi a Napoli, scomparso settantaduenne nel settembre del duemila e quattro nella sua residenza partenopea, di Salvatore Massara esistono incancellabili tracce lasciate al ricordo di chi ne incrociò il cammino, migliaia di articoli dai due emisferi in mezzo secolo d'attività e tre pubblicazioni: "Atletica, regina dei Giochi", "L'Atletica femminile in Italia e nel mondo" e "I sentieri di Olimpia", le prime due edite negli anni Sessanta, la terza data alle stampe poco prima della morte. Nell'infanzia – la madre Maria Di Rienzo prima abruzzese ad accostarsi alla pratica medica, un fratello, Massimo, una sorella, Giuseppina – Salvatore aveva seguito le sorti del padre Francesco Saverio, impegnato a metà anni Trenta in Etiopia da ufficiale della Milizia Volontaria, prigioniero nel 1941 degli inglesi e destinato dopo l'8 settembre '43 al campo di concentramento WWZ di Eldoret a seguito del rifiuto di collaborare con le forze alleate.

Massara fu agonista nella marcia, affermandosi diciottenne, con le maglie della Polimeni Reggio Calabria, nella finale nazionale del Trofeo Pavesi 1950 e nei campionati del Centro Sportivo Italiano, portando poi a termine, nel 1953, traverso le strade lombarde aperte nella buia notte di Gallarate, la "Cento chilometri", una scommessa romantica, un azzardo tecnico, un'avventura destinata a lasciar scrivere di come tutti indistintamente, l'olimpionico o il dilettante della domenica, ancora lontani dalla fine del calvario, storditi esenza fiato tornino bambini con la voglia di piangere. Prima scelta, dopo la maturità, la vita militare con l'ammissione nel 1953 all'Accademia di Modena e, al compimento del corso, nel 1956, nella Scuola applicazioni d'artiglieria di Torino, periodo in cui fornì suggerimenti e materiali di ricerca al capitano Vittorio Battan – compagno d'Accademia di Giampiero Casciotti, vicepresidente federale nelle lunghe stagioni della presidenza Nebiolo – primo a presentarsi sull'atletica nella neonata Lascia e raddoppia, superando di getto le domande iniziali, raggiungendo 320.000 lire di vincita ma fallendo, al raddoppio, la risposta su chi, dopo Robert Garrett, Atene 1896, avesse vinto nella stessa edizione dei Giochi peso e disco. Solo più avanti, a trasmissione archiviata, si saprà il nome dell'incaricato alla maligna confezione dei quiz proposti da Mike Bongiorno: Carlo Monti, l'uomo, il velocista, la medaglia degli europei del '46, dell'Olimpiade londinese e delle infinite battaglie all'Arena contro spaccatütt Orazio Mariani, glorioso staffettista, alle spalle di Owens, Metcalfe, Draper e Wykoff, nell'unica medaglia d'argento olimpica italiana nella storia della specialità.

La possibilità di un'assunzione alla Rai, successivamente smarrita fra le trappole clientelari dell'azienda di Stato, convinse Massara all'abbandono delle stellette, sostituite poco avanti dall'ingresso nei ruoli ispettivi dell'Isveimer, l'Istituto per lo sviluppo economico dell'Italia meridionale. Che fu la sua professione, fino alla pensione, il giornalismo essendo sempre vissuto come un diporto, costante, assiduo, irrinunciabile, quasi quotidiano, ma sempre, economicamente, diporto. Cinefilo di rara padronanza, divoratore di narrativa americana, del lavoro giornalistico Salvatore Massara conservava gran parte degli stereotipi, ma aveva il vantaggio dell'ironia, in cui la componente partenopea manteneva intatta, anche quando feroce, la sua peculiarità. Memorabili, su tutti, sulle tribune stampa di mezzo mondo, i finti litigi con Vanni Lòriga, inviato del quotidiano romano, cui lo legavano, in ugual misura, immutabili, affetto e rispetto. Toccò numerose testate oltre il Mattino, Corriere sport e Gazzetta, Corriere sera e Repubblica, e fu sempre fedele alle abituali incursioni nella federale Atletica e in Atletica Leggera, il mensile nato e allevato come un figlio nella fucina vigevanese di Dante Merlo. Per quanti lo conobbero, per oltre mezzo secolo, ad Helsinki e a Los Angeles, a Sarajevo come a Belfast, a Montréal come nella familiare Scuola di Formia, fu tra i più singolari esponenti di una formidabile comunità professionale applicata all'atletica, quella comunità che, ancor prima della ineluttabilità delle stagioni, pigrizie e cadute culturali avrebbero progressivamente e inarrestabilmente disperso.

Salvatore Massara era nato il 26 agosto 1932, morendo il 26 settembre 2004. Quercia di III grado, massima onorificenza assegnata dalla Federazione italiana di atletica, l'anno dopo la scomparsa Napoli gli ha intitolato, al Vomero, la pista dello stadio Arturo Collana.

Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Settembre 2017 18:09
 
Memorial Adolfo Consolini a Castenedolo: per non dimenticare PDF Stampa E-mail
Martedì 12 Settembre 2017 13:25

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Neppure ai Campionati del mondo c'erano tanti fotografi! Insieme a parenti e amici muniti di telefonini che lavoravano a pieno ritmo, il nostro Archivio Storico ha schierato una "staffetta" di velocisti del click: Chantal Peiano con suo marito Pietro Delpero, suo fratello Marco Peiano, e Marco Forti, gli ultimi due, tra l'altro, nostri soci. Oggi vi presentiamo il lavoro di Pietro in due parti: alcune foto fanno da corredo di queste prime telegrafiche righe, con un rimando all'album completo di oltre 100 foto che appaiono sul sito http://www.collezioneottaviocastellini.com/ . Ma non è tutto: nel prossimi giorni vi proporremo altre foto di Chantal, e dei due Marchi, un filmato degno del Festival di Navazzo, e un testo candidato al noto premio letterario "Cestino della carta da riciclare". Il tutto per non dimenticare un pomeriggio e una serata che in molti (in tutti? probabilmente) hanno lasciato il segno. Grazie ai bravissimi amici dell'Atletica Virtus Castenedolo, gratificati dalla presenza di nipoti e nipotine del Discobolo di Mirone, e da tanti amici, parecchi non annunciati e quindi ancor più graditi.

Per adesso gustatevi il servizio fotografico di Pietro. Ma non scordate di seguirci anche nei prossimi giorni.

Tanto per essere sicuri che li riconoscerete: in alto a sinistra, Carmelo Rado, a destra, il cuboitalico (un fisico bestiale) Oney Tapia; in basso a sx, tutti in pedana; a dx, Franco Sar, da lui parole che si sono stampate nel cuore.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Settembre 2017 09:48
 
1927, Italia - Francia a Milano, un anno dopo le donne ai Giochi Olimpici PDF Stampa E-mail
Lunedì 11 Settembre 2017 07:57

Novanta anni fa,11 settembre 1927, scendeva in campo per la prima volta in un incontro fra squadre nazionali una formazione di ragazze italiane, che cercarono di opporsi, con poca fortuna in verità, alle "demoiselles" di Oltralpe. Per ricordare a chi ha ancora un briciolo di attenzione alle vicende passate del nostro sport, ripubblichiamo testo (in francese e foto) che dedicammo su questo stesso spazio , mesi fa. Ricordiamo anche che i risultati dell'incontro sono disponibili nella sezione degli incontri delle Azzurre 1927 - 1950, sezione curata e aggiornata da Marco Martini.

Le premier match, entre les équipes nationales d’Italie et de France, fût « rose ».

Les « Demoiselles » et « Signorine » furent celles qui allaient générer une confrontation sans égale dans l’histoire de l’athlétisme féminin en Italie. Le score final de 27 à 54 en faveur des demoiselles parla de lui-même. Huit courses, huit victoires françaises ! Que pouvait-on ajouter ?

Eh, les amis, ça n’a pas toujours été ainsi…

Dédions à nos amis de la Commission Documentation et Histoire de la Fédération Française d’Athlétisme ces 2 photos prises lors du premier match disputé le 11 septembre 1927 à Milan au stade de la «Società Ginnastica Forza e Coraggio».

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Sur la photo de gauche, les deux équipes alignées avant le match (les françaises au premier plan à droite). Dans l’ovale, le traditionnel échange de fanions entre l’italienne Andreina Sacco et la française Lucienne Laudré.

Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Settembre 2017 15:50
 
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