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Un salto triplo di 104 metri e 13 centimetri: forse sulla luna è possibile PDF Stampa E-mail
Venerdì 19 Ottobre 2018 16:45

Esercitandoci un po' a far di conto, abbiamo sommato i primati personali degli atleti che domenica mattina (ore 10,30), all'Albergo Il Cervo di Agazzano, in provincia di Piacenza, renderanno omaggio a un mito: Giuseppe Gentile. Secondo le informazioni ricevute dagli organizzatori ci saranno tutti e sei gli atleti che hanno superato i 17 metri nella disciplina. Oltre a Gentile, Fabrizio Donato, Daniele Greco, Paolo Camossi, Fabrizio Schembri e Dario Badinelli. Se poi contassimo anche le donne, Magdalin Martinez con i suoi 15,03, Barbara Lah, Antonella Capriotti, e tutti gli altri atleti presenti, la somma diventerebbe una autostrada.

Limitiamoci ai «diciassettemetristi»: fanno 104 metri e 13 centimetri. Onore a loro, atleti intendiamo, e complimenti a chi ha messo insieme questa giornata. Li accompagni l' augurio dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana «Bruno Bonomelli».

Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Ottobre 2018 16:47
 
Domenica, ad Agazzano, Giuseppe Gentile riceverà l'omaggio dei triplisti italiani PDF Stampa E-mail
Giovedì 18 Ottobre 2018 06:25

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Come abbiamo riferito qualche tempo fa, domenica ad Agazzano, in provincia di Piacenza, ci sarà una «festa» che, partendo da un omaggio a Giuseppe Gentile, ai suoi records e alla sua medaglia olimpica, ottenuti orsono cinquanta anni, si è allargata a tutto il salto triplo italiano. Abbiamo ricevuto un comunicato dagli organizzatori, che pubblichiamo.

 

«Giasone e i suoi argonauti alla conquista di Agazzano. Fin troppo facile il riferimento a «Medea», film del 1969, regista e sceneggiatore Pier Paolo Pasolini, interprete Maria Callas. E Giasone? Fu lui, Giuseppe Gentile, medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Messico 1968 e, in quella stessa occasione, due volte primatista mondiale del salto triplo, prima il 16 e poi il 17 ottobre. Fu, e resta, la più grande gara di salto triplo, sia per i risultati (cinque primati del mondo fra qualificazioni e finale) sia per il pathos agonistico, concluso solo all’ultimo salto della gara.

Se ne parlerà (e si vedranno immagini inedite, vera primizia) domenica, inizio ore 10,30, nel salone dell’Albergo Il Cervo di Agazzano. Un bel pezzo di storia dell’atletica italiana, di ieri e di oggi, animerà la mattinata. Ospite primo per cui tutto questo è stato ideato, Giuseppe Gentile. Un «omaggio» a cinquanta anni da quell’evento, che vide tornare l’atletica italiana con due medaglie di bronzo: oltre a quella di Gentile, l’altra fu di Eddy Ottoz sui 110 metri ad ostacoli.

«Giasone» Gentile riceverà veramente un grande omaggio. Attorno a lui gli organizzatori hanno riunito alcuni degli atleti che hanno scritto belle pagine nel salto triplo italiano. A cominciare da Fabrizio Donato, anche lui medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici Londra 2012, oltre che campione europeo sia all’aperto sia in pista coperta, attuale primatista italiano, e molto ancora. Con lui, Paolo Camossi, campione mondiale indoor nel 2001, finalista olimpico e ai Campionati del mondo. Dario Badinelli, che in carriera vinse 17 titoli italiani, argento ai Giochi del Mediterraneo, sei volte finalista ai Campionati europei indoor; l’atleta bresciano fu il primo a sfiorare (17,12) il primato di Gentile. E ancora Fabrizio Schembri, due medaglie ai Giochi del Mediterraneo (un oro e un bronzo) e secondo ai Mondiali allievi.

Nella storia del salto triplo in Italia sei atleti hanno superato la eccezionale misura di 17 metri: quattro di questi saranno presenti domenica ad Agazzano. E poi le donne. A cominciare dalla primatista italiana, unica donna oltre l’eccellenza dei 15 metri, Magdalin Martinez, medaglia di bronzo ai Campionati mondiali a Parigi nel 2003 dopo un quarto posto due anni prima a Edmonton (Canada), un argento agli Europei indoor. Con lei anche Antonella Capriotti, più lunghista che triplista, ma con alcune belle soddisfazioni: quarta ai mondiali indoor 1993 e sesta in quelli all’aperto nello stesso anno, un bronzo ai Giochi del Mediterraneo 1997.  E ancora Barbara Lah, medaglie di bronzo alle Universiadi e in Coppa Europa, 11 titoli italiani fra coperto e aperto.

Piacenza sarà degnamente rappresentata da un giovane su cui sono puntate tante speranze: Andrea Dallavalle, lo scorso anno medaglia d’argento ai Campionati europei juniores. Nella lista italiana delle migliori prestazioni Andrea è ottavo con 16,87, un grande risultato per un ragazzo di diciannove anni. Anche suo fratello Lorenzo ha avuto le sue belle soddisfazioni: nel 2014 ottenne un buon piazzamento (decimo) ai Mondiali juniores a Eugene, Stati Uniti.

Un parterre importante, dunque, animato anche da parecchi altri atleti e atlete che hanno onorato con le loro prestazioni il salto triplo. E insieme a loro, velocisti, decatleti, di ogni età ed epoca agonistica, giornalisti che tanto hanno dato al nostro sport. L’idea è stata promossa dalla «Collezione Ottavio Castellini – Biblioteca internazionale dell’atletica» e dal Progetto multisport «Sognando Olympia», affiancati dalla Atletica Baldini Agazzano, che si è prodigata per l’organizzazione logistica in loco. Patrocinio della Amministrazione Civica».

Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Ottobre 2018 07:30
 
In Francia fanno documentazione e storia, da noi tante belle chiacchiere PDF Stampa E-mail
Giovedì 04 Ottobre 2018 12:52

Appuntamento di inizio mese con le novità del sito curato dalla Commissione Documentazione e Storia della Federazione francese di atletica, esempio di come un piccolo gruppo di veri appassionati e non di quaquaraqua, possa fare tanto per salvare, proporre e diffondere la conoscenza dello sport nazionale. Avete mai sfogliato la rivista mensile, dicesi mensile, non annuale..., della FFA? Vale la pena. Il messaggio standard inviato dall'amico Gilbert Rosillo recita così:

Bonjour à toutes et à tous, Nous avons le plaisir de vous adresser la 84ème lettre mensuelle d'informations de la Commission Documentation et Histoire de la Fédération Française d'Athlétisme qui vous présente le résumé des études réalisées ou mises à jour au cours du mois de septembre. Vous pouvez les consulter plus en détail en ouvrant le lien suivant :  http://cdm.athle.com/

 
 
 RENDEZ-VOUS INCONTOURNABLE L'EDITO - C'EST ARRIVÉ EN OCTOBRE ... 1974
 
Rédacteur Luc VOLLARD
 
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S’il y a une athlète Française pouvant faire figure de pionnière, c’est bien Chantal Langlacé qui, probablement sans s’en rendre compte, a ouvert la voix à des milliers de pratiquantes, aujourd’hui adeptes du running et des courses hors stades. Née en 1955, on trouve sa première trace sur les bilans à ....
en lire plus en page d'accueil du site au centre ou accès via la colonne de gauche Editos
 
 
 
MISE A JOUR DU SITE
 
- Liste des Français dans le top 10 mondial annuel, mise à jour le 25 septembre par Luc Vollard :
  http://cdm.athle.com/upload/ssites/001059/francais_top_10_mondial/francais_top_10_mondial_ed_4.pdf
- Palmarès divers hors stade  par Yves Seigneuric
- Les Mureaux (à jour au 12/09/2018)
- Vierzon (à jour au 17/09/2018)
 
En ouvrant le menu situé en haut et à droite de la page d'accueil, vous aurez accès à plus d'informations :  Mises à jour du site
 
 
LA CDH ITALIENNE

Un site équivalent à la CDH française, mais réalisé pour l'Italie.
A découvrir absolument !              http://www.asaibrunobonomelli.it/
 
 
INFOS PRATIQUES : LES REVUES FFA
 

- de 1921 à 1932 ICI
- de 1932 à 1934 ICI
- de 1935 à 2000 ICI
 
Cliquez sur les liens précédents pour avoir accès aux revues mensuelles numérisées ou y accéder à partir de la page d'accueil du site.
Ultimo aggiornamento Martedì 09 Ottobre 2018 13:44
 
Franco Sar: «sport è lotta senza perdere amore per la vita e per gli altri uomini» PDF Stampa E-mail
Martedì 02 Ottobre 2018 09:57

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Siamo onorati di pubblicare questo ricordo che Fabio Monti ha scritto per il nostro sito. Fabio, figlio dell'indimenticabile Carlo Monti, ha speso la vita nel mondo del giornalismo, prima alla «Gazzetta dello Sport» e poi al «Corriere della Sera». Fabio, tra l'altro, è stato coautore del bel libro sulla vita di Franco Arese, scrivendo la terza parte, quella dedicata all'imprenditore e dirigente sportivo. Ringraziamo Fabio per questo suo contributo, sperando di averlo ancora spesso nella nostra piccola comunità atletica, con commenti e ricordi storici.

   Sar: tre lettere, un cognome facile da ricordare (più ancora del nome, Franco) per il miglior decathleta italiano, sesto ai Giochi olimpici di Roma (5-6 settembre 1960, 7.195 punti), nelle dieci gare teatro della meravigliosa sfida fra lo statunitense Rafer Johnson e il rappresentante di Taiwan, Yang  Chuan-Kwang. Prima di compiere gli 85 anni (era nato il 21 dicembre 1933) e nonostante fosse in gran forma, all’improvviso ha avuto fretta di chiudere il decathlon della vita e ha preso congedo, senza salutare, all’alba del 1° ottobre. Ha giocato d’anticipo, lui che amava arrivare in ritardo. Ma Sar ha lasciato un segno profondo nell’atletica italiana, anche se il suo esempio non sempre è stato compreso.

   Innanzitutto è stato un campione vero, allievo prediletto del professor Sandro Calvesi, e a Tokyo 1964 avrebbe potuto fare meglio rispetto allo storico sesto posto di quattro anni prima, se un infortunio alla caviglia, prima della partenza per il Giappone, non ne avesse messo in dubbio la partecipazione. La forza di volontà alla fine lo aveva spinto a gareggiare comunque e ad arrivare tredicesimo. Ma la grandezza di Sar come decathleta è tutta nelle parole scritte sul «Corriere dello Sport», da Alfredo Berra, dopo la prima giornata del decathlon di Roma, conclusa addirittura al quarto posto: «Non sapevamo che dopo i tre colossi Johnson, Yang e Kutznyetsov un decathleta azzurro potesse essere quarto al mondo. Franco Sar è l’atleta di cui si parla. Un uomo che in questa Olimpiade sta ottenendo risultati veramente sbalorditivi. Il ventisettenne operaio sardo malgrado sforzi, sacrifici, rinunce possibili solo a un autentico dilettante innamorato del suo sport, non potrà salire sul podio del vincitore, ma meriterebbe di essere collocato dopo Berruti nella scala dei valori dei nostri azzurri. Chi avrebbe osato sperare tanto?» E di quella gara, Sar ricordava: «Quello è stato un momento di assoluta e insuperabile gioia. Ho ammirato due campioni che si sono dati strenua battaglia; due amici che per quaranta ore non si sono scambiati uno sguardo; che si sono sfidati senza pietà e che alla fine, nel momento della massima fatica, si sono riconosciuti. Questo è lo sport: passione, dolore, lotta senza perdere l’amore per la vita e per gli altri uomini».

  Questa passione infinita per l’atletica aveva portato Sar a iniziare una nuova carriera, una volta chiusa l’avventura agonistica, come direttore tecnico e motore organizzativo della Snia, allora targata Lilion, con la quale aveva gareggiato nell’ultima parte della sua carriera. Dal 1965, nel nuovo incarico, ispirato ancora da Calvesi («la tua strada è quella») e con un punto di riferimento decisivo in Romolo Giani, uno degli inventori del new deal nebioliano, Sar aveva saputo unire la caparbietà friulana e il rigore dei sardi. Era nato ad Arborea, ex Mussolinia, ora in provincia di Oristano, ma da famiglia friulana, e il tutto è stato spiegato da Vanni Loriga: «Fu proposto a tanti coloni di trasferirsi nella zona del comune di Terralba, dove erano appena stati bonificati terreni paludosi. Alla famiglia Sar, che proveniva da Basiliano (già Pasian Schiavonesco perché popolata da possenti lavoratori provenienti dalla mitteleuropea Schiavonia), venne assegnato un lotto di 12 ettari collocato sulla Strada 14, a pochi metri dal mare in cui il giovine Franco si dedicò al nuoto. Suonava anche il clarino nella banda diretta da Don Scotto. Dimostrò infine attitudine alle prove atletiche, soprattutto nel salto in alto e nel lancio del disco. Si trasferì alla Monteponi di Iglesias dove fu assunto come tornitore» e da dove tutto è iniziato. Da d.t. della SNIA, Sar ha costruito una stagione di grandi campioni, da Simeon, il nuovo Consolini, a Preatoni fino ai quattrocentisti (Fusi, Trachelio è Bello) e a Paola Pigni. E di grandi idee, a cominciare dalla Notturna di Milano (dal 1967 al 1971) fino al meeting di Lignano Sabbiadoro.

   La passione per l’atletica ha portato Sar a non fermarsi nemmeno quando la Snia ha abbandonato lo sport. Così aveva inventato una nuova società, «Atletica 2000», salvo ripartire un’altra volta con «Abc progetto Azzurri», con mezzi economici modesti, ma con un entusiasmo in costante aumento. E nonostante avesse traguardato gli 80 anni, per lui la cosa più bella del mondo era andare in campo ad allenare i ragazzi, anche in inverno, almeno cinque giorni alla settimana, in cerca di nuovi talenti. E anche sui campi della Brianza, dopo la trasformazione dell’Arena di Milano in un parco giochi. Sabato 6 ottobre sarebbe andato a Rieti, ai campionati cadetti, anche per vedere una sua giovanissima velocissima, che «penso diventerà fortissima, anche se non voglio sbilanciarmi». Stavolta ha dovuto fermarsi prima.

La foto ci riporta al campo di atletica di Brescia nella primavera del 1960, come dice il titolo per un raduno tecnico di ostacolisti. Ma non poteva mancare Franco Sar, che a Brescia ormai era di casa e preparava lì la sua prima Olimpiade. Il prof. Sandro Calvesi è al centro in atteggiamento di scrivere qualcosa, Franco Sar è accanto a lui, a destra, si riconosce anche il triestino Nereo Svara, che fu l'unico dei tre ostacolisti (gli altri erano Giovanni Cornacchia e Paolo Zamboni) che raggiunse la semifinale, quarto nella prima, in 14.3.

Ultimo aggiornamento Martedì 02 Ottobre 2018 10:43
 
L'atletica ha perduto un grande atleta e un ancor più grande uomo: Franco Sar PDF Stampa E-mail
Lunedì 01 Ottobre 2018 13:03

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Se ne è andato con lo stesso stile con cui aveva vissuto, senza far rumore. Nel sonno, non si è svegliato stamane. Senza sbattere la porta, non ha neppure avuto il tempo di congedarsi educatamente come era nel suo stile. Chi ha conosciuto Franco Sar non può che ricordarlo così: elegante, diritto, pacato, efficiente. Uomo di sport, di atletica, atleta, allenatore, dirigente, animatore. Franco Sar era il decathlon, per noi. Quel suo sesto posto ai Giochi Olimpici di Roma 1960 era rimasto l'unico episodio, isolato, di una disciplina da noi negletta, avvolta nell'oblio, nella colpevole indifferenza. Ma Franco Sar era anche molto di più di un decatleta finalista olimpico: è stato un gigante in un mondo popolato da troppi pigmei.

Se ne è andato, chiudiamoci per un momento in un silenzio attonito che ci appesantisce il cuore. Gli eravamo affezionati e lui lo era a tanti di noi. Serve molto di più di una banale immediato ricordo.

Le foto furono scattate un anno fa, l'8 settembre, da Pietro Delpero a Castenedolo, in occasione del Memorial Adolfo Consolini: a sinistra, Franco durante il suo intervento nel mini-convegno per ricordare la figura del campione di Costermano; nell'altra foto, da sinistra Domenico Canobbio, Giulio Lombardi, Ottavio Castellini, Carmelo Rado, Franco Sar e Erminio Rozzini, dietro Gaetano Dalla Pria.

Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Ottobre 2018 14:07
 
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