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Un giorno d'ottobre del 1946, titolo: «Un grande atleta che si rivela: DORDONI» PDF Stampa E-mail
Martedì 17 Luglio 2018 16:45

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Così titolava, in prima pagina, la «Gazzetta dello Sport» sabato 5 ottobre 1946, dando conto delle gare della prima giornata dei Campionati italiani alla Civica Arena di Milano. Compitava la cronaca Gianni Brera, alla vivace, brillante penna del quale era stato affidato il nostro sport dal direttore Bruno Roghi. Il titolino interno all'articolo era significativo, come il titolo principale: «Dordoni è degno di Frigerio». Brera scrisse quel giorno:"...dal punto di vista tecnico la maggior impressione ha prodotto il ventenne Giuseppe Dordoni di Piacenza. Egli è assolutamente il migliore marciatore che noi abbiamo visto in Europa: è alto di statura, ben fatto, lungilineo perfetto, sciolto nei movimenti, composto nello stile: un campione. Non trotterella, anfanando, come lo stesso Hardmo, non sgarra come Balsan, scioltissimo pure, ma inferiore a lui nel fisico. Semmai, Dordoni trova paragoni in Mikaelsson, il quale tuttavia è privo dello stile entusiasmante (sic!) del piacentino. Di Dordoni riparleremo alle Olimpiadi: questo è un fatto. Perchè il tempo di oggi non esprime assolutamente il suo massimo.: Dordoni ha compiuto una gara troppo prudente, opposto com'era per la prima volta a tutti i vecchioni di grido; fosse partito prima, con quel suo allungo poderoso e nel contempo facile e composto, egli avrebbe forse doppiato il migliore dei battuti, il vecchio, irriducile Di Salvo, quarantaduenne, bianco di capelli e dotato di ottimo stile".

Dordoni vinse quel giorno, 4 ottobre, il suo primo titolo italiano. Era il 29esimo marciatore ad indossare la maglia tricolore sui 10 mila metri in pista, Arturo Balestrieri essendo stato il primo nel 1907. Il tempo che gli si servì per vincere (47:36.4) era il suo «personale» e miglior tempo italiano della stagione. Era alla sua nona competizione annuale. Inizia così l'ascesa di uno dei campioni che maggiormente ci hanno invidiato per la sua personalità, il suo stile che è rimasto inimitabile. Citiamo le parole scritte da Fulvio Regli, storico e statistico del nostro sport, nato a Genova e vissuto in Svizzera, un grande gentiluomo, il quale sulle pagine della rivista americana «Track & Field News» (numero di agosto 1952, pagina 20) commentò:"26 - year - old Giuseppe Dordoni of Italy added new luster to his European Championships title, won in Brussels two years before. Despite a persistent rain and not - too - easy course, he annexed the Olympic 50 kilometer event (on road) without much trouble. This beautiful stylist...". Bellissimo stilista, universalmente questo era il commento, quando era in gara lui il premio per il marciatore più elegante, corretto, non aveva altri pretendenti che lui, aveva questo gesto nel suo DNA.

Proprio di quel giorno di sessantasei anni fa sulle strade finniche noi dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana "Bruno Bonomelli" vogliamo rinnovare il ricordo sabato prossimo, insieme agli amici di Piacenza e di Agazzano. Ci ritroveremo, alle ore 11, all'entrata del cimitero piacentino, sosteremo sulla toma del Pino, dove depositeremo una corona di alloro, quasi il simbolo stesso dei Giochi Olimpici. Laurus nobilis, il nome corretto in botanica, da cui apprendiamo che «il fusto è eretto, le foglie coriacee». Nobile, eretto coriaceo, come era Pino Dordoni. Vogliamo ricordarlo così.

Nella foto, dall'Archivio di Alberto Zanetti Lorenzetti, una immagine «pubblicitaria»: Pino Dordoni alla guida e Abdon Pamich sul sellino posteriore di un motoveicolo degli anni '50. Accanto, la notizia della cerimonia di sabato prossimo ripresa dal quotidiano piacentino «Libertà».

Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Luglio 2018 10:50
 
Piacenza non dimenticarti che hai avuto un figlio campione olimpico di atletica PDF Stampa E-mail
Domenica 15 Luglio 2018 14:23

Sessantasei anni fa il 21 luglio cadeva di lunedì. Quest'anno di sabato. E proprio sabato prossimo, al famedio del cimitero di Piacenza con una breve cerimonia si ricorderà che in quel giorno del 1952 Giuseppe Dordoni, piacentinissimo del Quartiere Sant'Anna, a un passo da Barriera Roma, entrò da solo dalla porta di Maratona dello Stadio Olimpico a Helsinki, marciò gli ultimi metri di cinquantamila con quel suo stile che ha fatto dire e scrivere che «lui era la marcia», e fu chiamato per sempre campione di Olimpia. Erano le 18,27, la partenza era stata data alle 14. Era alla sua quarta gara sui 50 km, con il nuovo primato olimpico. 

Hanno deciso di ricordare «il Pino», come era conosciuto da tutti a Piacenza, o «il cavaliere» per tanti altri, oppure «Giuspai» come lo chiamava Gianni Brera, un gruppo di amici. A cominciare da quelli della Atletica Piacenza e della Atletica Baldini di Agazzano, in sintonia con il nostro Archivio Storico dell'Atletica Italiana «Bruno Bonomelli». Sergio Morandi, nostro socio, ha diffuso già la notizia a tutti coloro che operano per lo sport piacentino: assessorato allo Sport dell'Amministrazione Comunale, C.O.N.I., Federatletica, Veterani sportivi, media locali, società sportive, oltre alla famiglia. Per coloro che vorranno aderire l'appuntamento è per le ore 11, all'ingresso del cimitero. Una corona di alloro verrà deposta sul monumento.

Piacenza, ricca di tradizioni sportive, di campioni olimpici ne ha avuti tre: Dordoni, esattamente venti anni prima di lui il ciclista Attilio Pavesi, nativo di Caorso, trionfatore nella gara a cronometro ai Giochi di Los Angeles 1932, e ultimo in ordine di tempo Ippolito Sanfratello, piacentino di città, ai Giochi Olimpici invernali Torino 2006, nella specialità inseguimento a squadre di pattinaggio su ghiaccio, cui si era convertito dopo una brillantissima carriera di pattinaggio a rotelle. Figlio d'arte, Ippolito, anche se suo padre non aveva le rotelle o i pattini sotto i piedi come lui, ma era marciatore fra la fine degli anni '50 e i primi '60. Salvatore Sanfratello marciava spesso insieme a Pino Dordoni sulla pista dello stadio di Barriera Genova. Scarsocrinito fin da giovane, longilineo, sembrava quasi un fratello del Pino, solo il passo era...diverso, ma aveva grande passione ed era un compagno di squadra squisito. Il suo miglior tempo sui 10.000 metri fu 54:20.6, ottenuto a Parma il 27 maggio 1961. È deceduto un paio di anni fa.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Luglio 2018 10:08
 
Mini - lezione sull'uso della lingua italiana nello scrivere di atletica PDF Stampa E-mail
Venerdì 13 Luglio 2018 12:07

Dalla «Gazzetta dello Sport» dell' 11 settembre 1946, titolino su una colonna «Dietro le tribune». Quelle che riportiamo qui di seguito sono quelle che oggi i giornali chiamano «brevi» o «pallini». Il nostro suggerimento, se volete ascoltarlo, è di fare un raffronto fra come si scriveva una volta, anche nel compitare una notiziola piccina, e come si scarabocchia oggi.

♦ Etta Ballaben ha disertato la selezione piacentina per l'incontro con l'Austria, ma non per malavoglia o paura: semplicemente per... eccesso di felicità. Infatti deve sposare in settimana.

♦ La Zorzi, ottima duecentista che Calvesi ha allenato a Brescia durante tutto l'anno, e che l'altoparlantiere piacentino... (testo incomprensibile), disputerà l'ultima sua gara a Torino. Sposerà entro un mese. E l'anno prossimo, neanche a dirlo, sarà in pista come tutte le atlete che han preso marito!

♦ Calvesi è indignato per quante se ne son dette sul suo pupillo Luigi Paterlini. Stanco, sfruttato, superallenato...: un ritornello. E Calvesi, cocciuto, a dire che Gino ero impreparato. «Come la mettiamo?» chiesi a Calvesi. Così, amico: Gino ha incominciato tardi la preparazione e presto si è trovato alla fine. Ha avuto una lunga pausa di riposo prudenziale e quando ha ripreso non era più allenato. Semplice no? Calvesi meritava gli si rendesse atto della sua competenza. Però piano con l'affermare che Gino ha bisogno di lavorare duro, specie sul fondo. Quando era in forma corse i 200 in 22"2; a Goteborg, dando l'anima, li corse in 26"; non, dunque, sopra tutto su... (testo incompresibile); sciolte le anche (e le spallacce da lottatore) Gino ha bisogno di riacquistare velocità.

♦ Il calcio tende la mano all'atletica per merito del comm. Dall'Ara, presidente del Bologna. Infatti, il 13 ottobre durante l'intervallo della partita Bologna - Genoa, avranno luogo allo stadio comunale due gare di velocità...La gara di velocità maschile vedrà un confronto fra vecchi velocisti compresi Ragni e Mariani e nuovi. Non è improbabile, anzi, che s'incontrino la staffeta olimpionica e la nazionale; e le squadre potrebbero essere le seguenti: Mariani, Ragni, Caldana, Monti; Tito, Manara, Cattoni, Perucconi (o chi altro si trovi meglio in forma di loro). L'altra gara di velocità sarebbe riservata alle donne.

Due noticine. Stupendo quel «altoparlantiere», colui che brandisce il microfono per gli annunci. Quelli che oggi chiamano pomposamente «speaker» e che, spesso altro non sono che incolti urlatori che pensano a fare gli showmen più che informare. Se leggessero un dizionario inglese - italiano apprenderebbero che la traduzione è «oratore», «annunciatore», non urlatore. In Gran Bretagna, lo Speaker of the House of Common è il Presidente della Camera dei Comuni, ruolo nobilissimo, magari sono i suoi colleghi che gridano ma lui no.

L'altra nota per richiamare l'attenzione sulle gare nell'intervallo di Bologna - Genoa. Allora il presidente del Bologna "tendeva la mano all'atletica", oggi invece il calcio fa di tutto per rimuovere, diciamo pure distruggere, le piste di atletica attorno al rettangolo verde di gioco.

P.S. - Crediamo sia superfluo scrivere il nome del giornalista - scrittore delle noticine «Dietro le tribune».

Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Luglio 2018 16:15
 
Indietro nel tempo: Sergio D'Asnasch ci racconta "King Alfred" Rizzo PDF Stampa E-mail
Venerdì 06 Luglio 2018 05:23

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Due rari documenti. A sinistra una foto scattata da Bruno Bonomelli sul prato dell'Arena di Milano con tre protagonisti del mezzofondo italiano: Alfredo Rizzo, Gianfranco Baraldi e, di spalle, il tecnico Carlo Venini. L'altra immagine ci rimanda all'opuscolo di fine anno della Atletica Riccardi, anno 1959 - 1960; da questa pubblicazione abbiamo ripreso l'articolo di Sergio D'Asnasch che vi proproniamo qui di seguito.

Fu il primo atleta della Atletica Riccardi, milanesissima, anno di fondazione 1946, a vestire la maglia azzurra e fu anche il primo, sempre sotto il colore della inconfondibile maglia sociale verde , a partecipare ai Giochi Olimpici. Era il 1956, novembre, lontanissimi dalla Madunina, a Sydney, DownUnder. Sergio D'Asnasch, di lui parliamo, velocista, quell'anno aveva corso i 100 in 10.6 e i 200 in 21.8. L'Italia poteva schierare anche un bella staffetta, che contava su Galbiati, Ghiselli, Gnocchi, Lombardo, la Federazione decise di mandarla laggiù, e sfiorò la medaglia: quarto il nostro quartetto con pari tempo (manuale), 40.3, a quello dei tedeschi; i tempi elettrici, conosciuti in seguito attraverso ricerche di storici del nostro sport, diedero 40.34 per i "crucchi" e 40.43 per gli "spaghettari". Come sempre servivano quattro titolari più due riserve, così furono aggiunti D'Asnasch e Colarossi. Il nostro corse i 200, superò la batteria, la quarta, secondo dietro a un grande sprinter come Andy Stanfield, argento in finale dopo il "torello del Texas" Bobby Morrow. Ai "quarti" (il terzo) affondò: sesto e ultimo. Nella vita extra blocchi di partenza Sergio D'Asnasch ha esercitato la professione di giornalista prevalentemente alla agenzia nazionale A.N.S.A.; sposò Luciana Veschi, nuotatrice, e poi brillante regista alla R.A.I., che le affidò per 15 anni la regia della "Domenica Sportiva". Coloro hanno avuto modo di conoscerla la ricordano come persona rigorosa e professionista serissima. Alcuni dei nostri soci hanno avuto molte occasioni di collaborare con lei alle grandi manifestazioni di atletica.

Riferito, a scottadito, qualche cenno su D'Asnasch, passiamo a raccontare dell'atleta del quale, qualche giorno fa, abbiamo ricordato lo speciale compleanno: Alfredo Rizzo, atleta che ha scritto parecchie belle pagine delle vicende del nostro mezzofondo. Abbiamo avuto da un amico che possiede parecchi documenti d'epoca copia di un articolo pubblicato nell'opuscolo che, per tanti anni, ha dato conto dell'attività degli atleti dell'Atletica Riccardi. Stagione 1959 - 1960, copertina dedicata ad Alfredo, all'interno  uno scritto è firmato proprio da Sergio D'Asnasch. Alfredo e Sergio erano grandi amici. Un valore che condividono fin dal titolo.

Amici e Atleti, di Sergio D'Asnasch

Questo è Alfredo Rizzo: grande amico, grande atleta, grande matto. Si può mettere in dubbio? Chi ne parla, credo lo conosca meglio di chiunque altro, perchè con lui nato all'atletica in quella repubblica anarchica che i professori di educazione fisica chiamano «Campo Sportivo Giuriati», con lui vissuto all'interno di molti stadi e fuori. Entrambi abbiamo cominciato a fare atletica nella maniera più consona al nostro carattere, campionati studenteschi, difesa dei colori della scuola. Ovvero: un paio di giorni di oneste e giustificatissime vacanze. Per Alfredo, correre era un po' una comica. I suoi polmoni e le sue gambe gli permettevano di fare una fatica ben relativa: poteva infilare, di primo acchito, risultati che ad altri costavano mesi di imballatura. L'allenamento arrivava perciò a considerarlo, al massimo, un diversivo alla vita quotidiana, una cosa seria no: credo che per lui avrebbe voluto dire cadere un po' nella banalità.

Eppure, io a volte penso: nel '52, si vincevano i 1500 alle Olimpiadi finlandesi con 3'45"; il 3'49" di Beccali era un mito irraggiungibile per i nostri mezzofondisti di allora e chi scendeva sotto i 4' era incensato come un eroe, potendo vincere il titolo nazionale con mezzo rettilineo di vantaggio. Se ad Alfredo fosse allora nata in mente l'idea che l'atletica potesse essere presa anche sul serio, nessun traguardo gli sarebbe stato precluso. Basta pensare a cosa sarebbe stato sparato allora il suo record attuale, che è del resto ben lungi del limite delle sue possibilità.

È però giusto dire che, sia pure si parli di pochi anni fa, erano tempi diversi per il nostro sport. Finito era da tempo l'aureo periodo volontaristico prebellico, ed ancora il grande padre CONI non aveva cominciato a strizzare l'occhio benevolo ai diseredati figli «dilettanti». L'efficienza dello «sport nella scuola» aveva ben poco «comfort» da offrire, oltre al paio di giorni di vacanza: nessuno aveva mai visto una tuta, ed un paio di scarpette chiodate erano strumenti da elite. Spartanamente, il professore di educazione fisica apostrofava la turba:«Avete tutti una canottiera bianca?...Bene qualla sarà la maglia ufficiale della scuola!». Ed anche nelle società si combatteva all'arma bianca. Ancora nessuno aveva inventato i lauti pascoli delle Fiamme Oro. Un paio di scarpette erano usate da molti piedi. Ottenerne un vecchio paio per un «giovane leone» era un alto e sudatissimo riconoscimento.

Che Alfredo considerasse correre i millecinque unicamente come un hobby da gentleman non era pertanto cosa da giudicare sacrilega. Certo, rimane sempre il fatto che il mio amico aveva un bel cranio! Cosa normalissima era per lui venire a gareggiare, dopo aver passato la notte a soffiare in un tubo di ottone, da lui chiamato pomposamente «cornetta», insieme ad altri «five» dalla faccia tinta di carbone, che «facevano tanto Luisiana».

Una primavera poi, erano riusciti a catechizzarlo alquanto e a fargli fare alcuni allenamenti. Sennonchè alla vigilia delle gare scomparve e, dopo ampie ricerche, dovettero andarlo a ripescare nella vasca che aveva messo su alla Fiera di Milano per le dimostrazioni subacquee, ed in cui Alfredo aveva pensato bene di farsi ingaggiare a bagnomaia.

Questo era il mio amico Alfredo Rizzo, detto «King Alfred»: polmoni, gambe e testa...da campione! Quello che vedete in maglia azzurrza, mentre nell'olimpo scandinavo sta facendo il babau agli dei del mezzofondo appartiene ad un altro capitolo: Alfredo Rizzo, ovvero «della metamorfosi».Insieme al «King», i protagonisti di questo capitolo sono altri due miei amici: Renato Tammaro e Gianni Caldana. Ambedue hanno in comune una dote elevata al massimo grado. Quella cioè, di saper ottenere tutto da un atleta. Un tempo pensavo fosse ipnotismo, ma poi mi sono persuaso che loro amano con tanta forza l'atletica, da essere capaci di elettrizzare di tale passione chiunque entri nel loro campo magnetico. Tammaro riuscì, un giorno, a farmi finire i 1500 di un decathlon, persuadendomi a rientrare in pista ogni qual volta ne uscivo per sbracarmi a boccheggiare sul prato. Caldana, recuperatomi con una gamba scassata, mi convinse che ero in grado di andare alle Olimpiadi, ed infatti ci andai.

Alfredo, forza della natura, era riuscito a resistere agli attacchi separati di questi due profeti. Quando però questi due si unirono fu la fine per la carriera di «King Alfred», suonatore di «New Orleans», ed il principio per quella del campione italiano dei 1500 Alfredo Rizzo.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Luglio 2018 04:23
 
Géo André, omaggio a uno dei grandi della storia atletica francese PDF Stampa E-mail
Lunedì 02 Luglio 2018 09:39

La puntualità sembra essere sempre stata associata alla manifattura orologiaia svizzera. Sicuramente l'amico Gilbert Rossillo non è da meno quanto a puntualità. Infatti pochi minuti fa abbiamo ricevuto il consueto messaggio che ci ricorda le novità del sito gestisto dagli amici storici e statistici della Federazione francese: 

Bonjour à toutes et à tous, a​u nom de la Commission Documentation et Histoire de la Fédération Française d'Athlétisme, j'ai le plaisir de vous adresser la 81ème lettre mensuelle d'informations avec son traditionnel résumé des études réalisées ou mises à jour au cours du mois de juin  que vous pouvez consulter plus en détail via le lien suivant :  http://cdm.athle.com/

 

Rendez-vous incontournable l'EDITO - C'EST ARRIVÉ EN JUILLET ... 1908

Rédaction Luc Vollard

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  Vice-champion olympique, quelques jours avant ses19 ans, officieux recordman du monde junior dans une discipline qui a rarement souri aux Français, la renommée de Géo André dépassa largement les stades d’athlétisme puisqu’il fut aussi ...
en lire plus en page d'accueil du site au centre ou accès via la colonne de gauche Editos

ACTUALITÉS

Boughera El Ouafi

25 Juin 2018 - VOLLARD Luc (Président CDH)

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C'est assurément l'un de nos grands champions les plus méconnu. Vainqueur du marathon Olympique en 1928 à Amsterdam, de nombreux mystères entourent Boughera El Ouafi et il mérite bien que sa vie soit retracée. C'est ce que propose le projet de documentaire et la web-série qui est présenté dans le lien ci-dessous, avec un appel à financement participatif. N'hésitez pas à apporter votre soutien à ce beau projet ! https://www.kisskissbankbank.com/fr/projects/el-ouafi-bouguera-le-marathonien-de-l-histoire-une-web-serie-documentaire

BILAN TOUS TEMPS RELAIS

Etude de Gilbert Rosillo
Mise en ligne du bilan tous temps toutes catégories du relais 4x800m

http://cdm.athle.com/upload/ssites/001059/100%20mpf%20tt/4x800m_tc_tt_.pdf

A l'attention des responsables de club : Durant de nombreuses années les relayeurs n'étaient pas du tout indiqués dans les brochures Athlétisme français et Athlérama. Sur d'autres le nom était présent et le prénom limité sur quelques brochures à l'initiale. Afin de compléter ces bilans tous temps relais, je vous invite à me communiquer ces informations. MERCI par avance  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

MISE A JOUR DU SITE

Il vous est possible de consulter les dernières mises à jour en ouvrant le menu situé en haut et à droite de la page d'accueil :  Mises à jour du site

 INFOS PRATIQUES : LES REVUES FFA

 La revue fédérale Athlétisme Magazine en partenariat avec la BNF a mis en ligne tous les numéros du magazine officiel de la FFA de 1921 à 2000. 
 

- de 1921 à 1932 ICI
- de 1932 à 1934 ICI
- de 1935 à 2000 ICI
 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 04 Luglio 2018 08:19
 
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