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Le corse a piedi ai tempi della Rivoluzione Francese, la fête de la Liberté PDF Stampa E-mail
Lunedì 18 Novembre 2019 06:00

Numero che farà felici gli appassionati di storia - quella vera - del nostro sport. Alcuni degli argomenti proposti dagli amici francesi nel loro «Lettera» di novembre hanno un taglio decisamente da ricercatori e archeologi dello sport. Lo sapevate che i francesi correvano a piedi in esibizioni organizzate durante gli anni della Rivoluzione francese? D'altra parte anche da noi, durante le grandi feste romane, c'erano corse per tutti, perfino per le prostitute! Non fatevi scappare queste pagine degli amici della Commissione Documentazione e storia della Federazione francese di atletica, vale la pena leggerle, sono un arricchimento del nostro bagaglio cultural-sportivo.

EDITO - C'EST ARRIVÉ EN NOVEMBRE ... 1898
Rédacteur Luc VOLLARD 

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Les règlements des premières années du sport en France, révèlent quelques surprises. Ainsi on pouvait être de nationalité anglaise mais tout de même champion de France. Ce titre, Alfred Adrian Tunmer l’avait déjà emporté à deux reprises au ... en lire plus sur la page d'accueil du site ou dans la colonne de gauche, menu EDITO

ACTUALITES - NON, NOUS N'AVONS PAS COPIE LES BRITANNIQUES A LA FIN DU XIXè SIECLE !

Rédacteur Gérard DUPUY

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S'il est communément admis que les premières courses pédestres disputées en France à la fin du XIXè siècle étaient inspirées de ce qui se faisait outre Manche et plagiaient aussi les courses hippiques, de nouveaux articles vont mettre à mal cette fausse légende ...  en lire plus   http://cdm.athle.com/asp.net/espaces.news/news.aspx

DERNIERE MINUTE - LA FOULÉE VÉNISSIANE

L'AFA Feyzin-Vénissieux co-organise avec la Ville de Vénissieux et  l'OMS de Vénissieux, le 17 novembre prochain la 40ème Foulée Vénissiane, la plus ancienne course du département du Rhône-Métropole de Lyon.

Pour tout complément d'informations :

site de l'OMS de Vénissieux : http://www.oms-venissieux.org/

Site du club : http://afafeyzin.free.fr

INFORMATION - CE SITE EST TENU PAR DES PASSIONNÉS BÉNÉVOLES A 100%

A l'attention de celles et ceux qui ne l'auraient pas déjà fait merci de consulter le texte situé tout au début dans la colonne de gauche de notre site :

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LA CDH ITALIENNE
Un site équivalent à la CDH française, mais réalisé pour l'Italie.
A découvrir absolument ! http://www.asaibrunobonomelli.it/
 
INFOS PRATIQUES : LES REVUES FFA
La revue fédérale Athlétisme Magazine en partenariat avec la BNF a mis en ligne tous les numéros du magazine officiel de la FFA de 1921 à 2000.
Les revues mensuelles fédérales sont accessibles à partir de la page d'accueil du site, colonne de droite.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Novembre 2019 07:09
 
Una grande dimenticata: la corsa dei 60 minuti su pista. Al suo posto, il nulla (2) PDF Stampa E-mail
Lunedì 11 Novembre 2019 11:25

«Ahinoi, l'ora di corsa è sparita come sta sparendo l'atletica in pista!». Riportiamo pari pari le poche ma significative parole che ci ha scritto un amico che opera nel mondo dell'atletica. E sono le stesse che si sentono ripetere spesso nei conversari tra i pochi che ancora guardano il nostro sport con attenzione. Ormai è tutto un riso e fagioli di camminate, passeggiate, corse vertical, corse di traverso, lassù sulle vette lontani dagli occhi di tutti, io ho corso 75 km, allora io 120. Perchè non facciamo anche una corsa all'ingiù, verso il centro della terra, in discesa? Tanto per essere originali. Quella della corsa in discesa non è una battuta, ma bisogna avere la barba bianca per ricordarsene. Nella corsa in montagna degli anni '60 - '80 convivevano e litigavano due correnti di pensiero: chi diceva che questa corsa, in montagna, doveva essere esclusivamente in salita, chi sosteneva la pari dignità di una corsa solamente in discesa, poi c'erano i fautori del compromesso, salita - discesa. Ricordiamo di averne letto sulla più bella rivista dedicata alla corsa che sia mai stata pubblicata, edita in Svizzera, non tanto elegante esteticamente quanto intelligente, parto della fantasia di due corridori - scrittori: Yves Jeannotat e Noël Tamini.

Oggi nel mondo della corsa siamo di fronte ad una pletora di corse, corsette, corsicchie, senza qualità, senza finalità. Attività personale lodevolissima per carità, ognuno faccia quel che vuole, ma l'atletica è un'altra cosa. E quando si fa atletica vera, in pista, spariscono tutti. Sì, dolorosamente, dobbiamo dare ragione al nostro amico: sta sparendo l'atletica in pista.

L'abbiamo tirata in lungo ma lo scopo è solamente quello di presentare la seconda parte del lavoro di Enzo Rivis sull'ora di corsa in pista: stavolta largo ai numeri. Numeri che ci strappano una amara considerazione a supporto della nostra convinzione: ma vi sembra normale che, fra gli uomini, nella lista dei migliori di ogni tempo, che arriva a 19 km e 500 metri, non ci sia un solo atleta, dicesi uno, che abbia ottenuto questa distanza dagli anni '90 in poi? Si salvano le donne grazie a un ambiente - quello di Asti - dove ogni anno si organizza una corsa. E, ci dicono, uno degli animatori è Giorgio Fracchia, figlio di Luciano, l'uomo che girò e collezionò chilometri di filmati di atletica, quel Luciano nostro socio fondatore, persona straordinaria. Giorgio ne ha respirato la grande cultura atletica. Altro centro di cui abbiamo qualche notizia, Belluno. Qua e là qualche sporadica 24 x 1 ora. Non vorremmo far torto ad altri, ma ci pare che après nous, le déluge.

Buona lettura di questi dati, che ormai sembrano reperti storici. Nelle liste compilate da Enzo sono riportate tutte le prestazioni italiane maschili (fino a Km. 19,500) e femminili (fino a Km 16,000), aggiornate al 30 settembre 2019.

 

Cronologia del primato italiano
       
15931m  Giuseppe Gandolfi Milano 13-ago-1911
17592m Carlo Speroni Milano  2-giu-1912
17719m Carlo Speroni Milano 20-set-1913
18060m Carlo Speroni Milano 27-set-1914
18157m Spartaco Morelli Milano 6-giu-1933
18204m Ettore Padovani Bergamo 21-set-1941
18370m Rino Lavelli Milano 13-nov-1955
18649m Giacomo Peppicelli Torino 27-lug-1956
18811m Silvio De Florentis Genova 4-nov-1960
19280m Antonio Ambu Milano 21-ott-1962
19522m Antonio Ambu Schio 17-ott-1965
19532m Antonio Ambu Schio 23-feb-1967
19627m Umberto Risi Roma 26-apr-1970
19853m Giuseppe Cindolo Varese 27-set-1970
19917m Giuseppe Cindolo Roma 7-apr-1974
20341m Franco Fava Roma 12-apr-1975
20416m Franco Fava Roma 9-apr-1977
20463m Giuseppe Gerbi Roma 17-apr-1982
       
Migliori prestazioni ufficiose    
15625m Arrigo Gamba Milano 7-giu-1896
15711m Ettore Zilia Milano 8-ott-1897
16095m Ettore Zilia Milano 18-nov-1898
16560m Edoardo Oderio Torino 16-lug-1899
16862m Giacinto Volpati Milano 1-dic-1901
17153m Giacinto Volpati Milano 11-ott-1903
17459m Ettore Ferri Genova 22-nov-1903
17500m Giacinto Volpati Anversa 30-lug-1904
17622m Giacinto Volpati Doublens 21-ago-1904
17810m Pericle Pagliani Roma 30-dic-1905
       
Indoor:      
14180m Carlo Airoldi Milano 12-gen-1896
14755m Ravasco Milano 19-gen-1896
16055m Gatti Milano 21-gen-1896

 

Migliori prestazioni italiane maschili sull'ora in pista
               
20.483   Giuseppe Gerbi 13-set-55 2 Roma 17-Apr-82
20.467   Loris Pimazzoni 6-lug-56 3 Roma 17-Apr-82
20.416   Franco Fava 3-set-52 1 Roma 9-Apr-77
20.341     Fava   1 Roma 12-Apr-75
20.206   Alessio Faustini 10-giu-60 1 Roma 10-Apr-83
20.151   Massimo Magnani 4-ott-51 4 Roma 17-Apr-82
20.104   Gianni Poli 5-Nov-57 1 Brescia 18-Apr-81
20.070     Fava   - Milano 16-ott-77
20.031   Michelangelo Arena 2-set-53 1 Cassino 8-Apr-78
20.022   Anelio Bocci 7-ago-53 2 Cassino 8-Apr-78
19.990   Claudio Solone 13-Apr-53 1 Bologna 18-Apr-81
19.975     Solone   1 Bologna 14-Apr-84
19.959   Arturo Jacona 25-Nov-57 5 Roma 17-Apr-82
19.951   Orlando Pizzolato 30-lug-58 6 Roma 17-Apr-82
19.950   Pier Mariano Penone 20-ott-54 1 Genova 14-Apr-84
19.944   Giovanni D'Aleo 1-lug-59 7 Roma 17-Apr-82
19.932   Vito Basiliana 27-giu-53 8 Roma 17-Apr-82
19.917   Giuseppe Cindolo 5-ago-45 1 Roma 7-Apr-74
19.897   Giuseppe Pambianchi 27-gen-57 fc Bologna 18-Apr-81
19.881     Solone   1 Bologna 12-Apr-80
19.879   A. Faustini   9 Roma 17-Apr-82
19.869     Poli   1 Legnano 15-Apr-84
19.864     Pizzolato   2 Bologna 14-Apr-84
19.860     Pimazzoni   f Verona 17-ott-81
19.857     Pimazzoni   f Verona 22-ott-83
19.853     Cindolo   1 Varese 27-set-70
19.845     Pambianchi   10 Roma 17-Apr-82
19.844   Giacchino De Palma 21-mag-40 2 Varese 27-set-70
19.807     Poli   1 Brescia 10-Apr-83
19.796   Franco Boffi 2-Nov-58 2 Bologna 18-Apr-81
19.788   Antonino La Mantia 3-lug-50 1 Ferrara 12-Apr-75
19.775   Antonino Mangano 1-dic-50 1 Ferrara 7-Apr-74
19.769   Umberto Risi 31-dic-40 3 Varese 27-set-70
19.747     Poli   1 Brescia 13-Apr-80
19.740     Jacona   1 Novi Ligure 10-Apr-83
19.736     Magnani   fc Bologna 9-Apr-77
19.736   Giuseppe Denti 11-ago-60 1 Bologna 25-Apr-85
19.731     Pimazzoni   f Verona 24-ott-82
19.730     Denti   1 Bologna 10-Apr-83
19.722   A. Faustini   1 Roma 17-Apr-81
19.684     Gerbi   2 Novi Ligure 10-Apr-83
19.678   Mario Vaiani Lisi 27-set-50 2 Roma 7-Apr-74
19.672     Mangano   fc Bologna 9-Apr-77
19.668   Gavino Garau 15-gen-61 2 Bologna 25-Apr-85
19.665     Jacona   2 Roma 9-Apr-77
19.656   Francesco Panetta 10-gen-63 f Milano 30-ott-82
19.652   Albert Rungger 4-mag-52 1 Trento 18-Apr-81
19.650     Penone   3 Novi Ligure 10-Apr-83
19.648     Arena   2 Roma 10-Apr-83
19.636   Luigi Lauro 31-gen-51 1 Bologna 4-Apr-76
19.634     Mangano   2 Bologna 4-Apr-76
19.627     Risi   1 Roma 26-Apr-70
19.626   Renato Lavina 14-lug-56 1 Verona 28-Apr-85
19.625   Alessandro Cervigni 16-Mar-50 1 Ascoli Piceno 9-Apr-77
19.622   Aldo Fantoni 10-mag-60 - Verona 25-Mar-85
19.592   Ranieri Carenza 4-Feb-63 1 Roma ? 14-Apr-84
19.580   Salvatore Bettiol 28-Nov-61 1 Vicenza 14-Apr-84
19.579   Luciano Re Depaolini 31-ott-47 2 Brescia 18-Apr-81
19.557     Magnani   1 Nerviano 4-Apr-76
19.556     Pimazzoni   1 Padova 12-Apr-80
19.553   Paolo Accaputo 20-lug-44 3 Roma 9-Apr-77
19.552   Antonio Ambu 10-mag-36 1 Schio 17-ott-65
19.552     Accaputo   1 Roma 22-Apr-79
19.548     Pizzolato   2 Padova 12-Apr-80
19.546   A. Faustini   - Verona 17-ott-81
19.545     Cindolo   2 Roma 12-Apr-75
19.540   Enrico Ogliar-Badessi 27-Apr-62 2 Brescia 10-Apr-83
19.530     Fantoni   f Milano 25-ott-81
19.527   Mario Binato 22-set-40 1 Padova 16-Apr-72
19.524   Giorgio Paolini 2-ago-54 - Verona 21-ott-79
19.523   Antonio Erotavo 12-gen-54 2 Bologna 10-Apr-83
19.517     Basiliana   3 Bologna 10-Apr-83
19.517   Osvaldo Faustini 25-lug-56 1 Brescia 28-Apr-85
19.514     Erotavo   1 Bari 22-Apr-79
19.506     Pambianchi   3 Bologna 14-Apr-84
19.505   Francesco Valenti 30-set-45 3 Roma 12-Apr-75
19.504     Arena   4 Roma 9-Apr-77
               
               
Migliori prestazioni italiane femminili sull'ora in pista
18.084   Silvana Cruciata 15-Feb-53 1 Roma 2-May-81
17.563     Cruciata   1 Verona 19-Oct-80
17.463   Cristina Tomasini 26-lug-58 - Verona 12-Oct-85
17.409   Alba Milana 17-Mar-59 1 Firenze 14-Apr-84
17.376   Rita Marchisio 13-Feb-50 1 Rieti 24-Apr-82
17.203     Marchisio   - Verona 22-Oct-83
17.180   Margherita Gargano 18-Nov-52 - Palermo 1-gen-75
17.072     Milana   2 Roma 2-May-81
17.034     Marchisio   1 Cuneo 15-Apr-84
17.017   Sabine Ladurner 16-ott-60 2 Rieti 24-Apr-82
16.930   Elisa Stefani 4-mag-86 1 Asti 31-Mar-19
16.916     Gargano   1 Milano 20-Oct-76
16.854   Antonella Bizioli 29-Mar-57 1 Genova 31-Mar-85
16.785     Milana   1 Roma 10-Apr-83
16.712   Anna Villani 21-giu-66 1 Ascoli Piceno 30-Mar-85
16.675   Laura Fogli 5-ott-59 - Verona 17-Oct-81
16.673     Fogli   2 Verona 18-Oct-80
16.590   Rita Grosso 12-mag-64 - Asti 2-Apr-00
16.587   Maria Curatolo 12-ott-63 2 Ascoli Piceno 30-Mar-85
16.570   Stefania Colombo 30-Mar-57 2 Cuneo 15-Apr-84
16.522     Stefani   - Asti 26-Mar-17
16.495     Marchisio   1 Rozzano 9-Apr-83
16.453   Agnese Possamai 17-gen-53 3 Verona 18-Oct-80
16.443     Bizioli   3 Cuneo 15-Apr-84
16.443   Paola Ventrella 11-ago-72 - Asti 1-Apr-07
16.400   Cinzia Passuello 9-gen-71 - Asti 30-Mar-08
16.362     Grosso   - Asti 28-Mar-99
16.358     Marchisio   1 San Cassiano 18-Apr-81
16.356   Sonia Lorenzi 15-set-73 1 Belluno 9-Oct-10
16.340     Ventrella   1 Asti 29-Mar-09
16.323     Tomasini   - Verona 21-Oct-79
16.320     Curatolo   2 Rozzano 9-Apr-83
16.307     Stefani   1 Asti 20-Mar-16
16.305   Emma Scaunich 1-Mar-54 - Verona 22-Oct-83
16.296   Daniela Tiberti 8-Mar-60 - Verona 22-Oct-83
16.285   Maria Pia D'Orlando 2-Nov-34 3 Rieti 24-Apr-82
16.277     Milana   3 Ascoli Piceno 30-Mar-85
16.248   C. Passuello   - Asti 28-Mar-04
16.247     Fogli   - Verona 21-Oct-79
16.239   Monica Panuello 14-Feb-74 - Asti 1-Apr-07
16.231   Paola Moro 14-ago-52 2 Firenze 14-Apr-84
16.205   Maria Grazia Savasta 5-Nov-52 4 Ascoli Piceno 30-Mar-85
16.185   Silvana Cattaneo 2-set-55 4 Cuneo 15-Apr-84
16.184   Giuliana Teo 20-ott-58 1 Trento 14-Apr-84
16.183     Tiberti   3 Firenze 14-Apr-84
16.173   Stefania Disconzi 21-dic-73 - S. Giovanni Lupatoto 26-Sep-04
16.148     Grosso   - Asti 25-Mar-01
16.126     Disconzi   1 S. Giovanni Lupatoto 24-Sep-06
16.122   Silvana Acquarone 18-ago-44 4 Rieti 24-Apr-82
16.052     Disconzi   1 S. Giovanni Lupatoto 25-Sep-05
16.045   Rosanna Debegnak ...... - Verona 22-Oct-83
16.036     Tomasini   4 Verona 18-Oct-80
16.025   Carmela Cannarella 28-Nov-59 2 Genova 31-Mar-85
16.011   Maria Grazia Roberti 10-Dec-66 1 Belluno

18-Oct-92

               
               
Migliori prestazioni maschili 24x1 ora
465.780   Team Secobb   1 Castiglion Fiorentino 2-set-01
453.103   S. Martino Buonalbergo (VR)   1 Verona 18-ott-81
450.905   Libertas Città d. Castello   2 Castiglion Fiorentino 2-set-01
448.004   G.S. PAF Alitrans (VR)   1 Verona 87
447.106   G. S. Miglioranza (VR)   1 Verona 21-ott-79
446.026   A.D. Banca Cattolica Veneto (VI)   1 Verona 84
444.742   G. S. Eccocasa GAAC (VR)   2 Verona 21-ott-79
444.119   Alitrans Cesarin GAAC (VR)   2 Verona 84
442.257   A.D. Banca Cattolica Veneto (VI)   1 Verona 85
442.231   Alitrans Cesarini-Gaac (VR)   1 Verona 23-ott-83
               
Migliori prestazioni femminili 24x1 ora
373.902   San Martino Buon Albergo (VR)   1 Verona 23-ott-83
358.080   Miglioranza Siatletica (VR)   1 Verona 80
345.594   Oliver Femminile   1 Saronno 12-giu-16
340.569   Oliver Femminile   1 Saronno 14-giu-15
339.335   La Rustica Marmi Volargne (VR)   1 Verona 21-ott-79
335.327   Italprogetti (MI)       71
334.207   Oliver Femminile   1 Saronno 8-giu-14
332.880   Oliver Team   1 Saronno 9-giu-19
330.189   Oliver Femminile   1 Saronno 11-giu-17
328.356   Oliver Femminile Area Sport   1 Saronno 9-giu-13
Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Novembre 2019 18:24
 
Una grande dimenticata: la corsa dei 60 minuti su pista. Al suo posto, il nulla (1) PDF Stampa E-mail
Mercoledì 06 Novembre 2019 13:00

Il titolo sembra la fotocopia di quello che faceva bella mostra nella seconda pagina del Bollettino ASAI che pubblicammo, a stampa, nel luglio del 2004, per celebrare i nostri primi dieci anni di vita (adesso siamo a venticinque). Diceva quel titolo:«Ora di corsa in pista: una gara dimenticata». Appunto, son passati quindici anni, ma di questa affascinante gara, ad alto valore tecnico tra l'altro, si son perse le tracce. Abbiamo chiesto al nostro socio Enzo Rivis, che anche quindici anni fa si era cimentato in una ricerca sulla corsa di un'ora in pista, di aggiornare quel lavoro. Aggiornare? Con che? Il malcapitato ha scartabellato, chiesto a destra e a sinistra, ma di gare di questo tipo manco l'ombra. Per aggiungere qualcosa di nuovo, Rivis si è «inventato» di fare una classifica delle gare a squadre, quelle 24 x 1 ora che, qua e là, si organizzano ancora.

Non ci meraviglia. La nostra atletica - in generale, non in maniera circoscritta all'Italia solamente, che comunque va solo a rimorchio - è alla spasmodica ricerca di qualcosa di nuovo, di eclatante, che attiri le masse (ma quando mai?). Grandi innovazioni: basta marcia 50 km, bisogna o ridurre o cancellare, dictat federomondiale. Noi, nel nostro povero linguaggio imparato alle elementari e poi alle medie, lo chiamiamo volgarmente «ricatto», quello della televisione che dice che la gara è troppo lunga, che questi sculettatori fanno ridere, che la gente (la gente? chi?) non li vuol vedere. E allora il Comitato olimpico internazionale ricatta la Federatletica mondiale: o riducete o vi cancelliamo. Per carità: ci genuflettiamo al Divino Potere televisivo. Oggi è la marcia nel mirino (lo he sempre stata, in verità), domani sarà il martello, poi il salto triplo (innaturale, lo hanno già detto). Ora di corsa? Ma siete matti? Intanto stanno facendo di tutto per mandare in soffitta per sempre metro e cronometro, basta con 'ste liste di tempi e di misure, che palle 'sti statistici!

Sapete quante prestazioni sono entrate nella lista delle migliori conseguite da atleti italiani negli ultimi 20 - 25 anni? Non ve lo diciamo, scopritelo da soli alla prossima puntata, quando vi daremo le liste compilate dal bravo Rivis, che intanto ringraziamo.

 

Le tradizioni sono antiche, il presente non esiste

di Enzo Rivis

L’ora di corsa in pista ha antiche tradizioni. Già si correva a fine del secolo scorso.  Carlo Airoldi è stato il primo primatista italiano con Km 14,180, risultato ottenuto a Milano, al coperto, nel velodromo di Foro Bonaparte, il 12 gennaio 1896. Distanza superata ben due volte in una settimana, sempre in gare indoor a Milano, da L. Ravasco (il 12 gennaio) e da Guido Gatti (il 20 gennaio), rispettivamente con Km 14,755 e Km 16,055. Mentre all’aperto, nello stesso anno, Arrigo Gamba arrivò, il 7 giugno, nel capoluogo lombardo a Km 15,625 (altre fonti riportano Km 15,425).

Alla fine del XIX secolo, la migliore prestazione italiana era già arrivata a Km 16,560 (Edoardo Oderio a Torino il 16 luglio 1899).

Negli anni a cavallo del 1900 l’ora era la gara di lunga distanza più corsa, tanto è vero che la migliore prestazione italiana, seppure ufficiosa, è stata migliorata diverse volte, soprattutto da Giacinto Volpati che, l’ultima volta, a Doublens il 21 agosto 1904, corse Km. 17,622. Risultato poi migliorato da Pericle Pagliani, a Roma, il 30 dicembre 1905 con Km. 17,810.

Bisogna attendere il bustocco Carlo Speroni per superare i 18 km: a Milano, il 27 settembre 1914, corre Km 18,060, tredicesima prestazione europea tra i dilettanti (con record mondiale sui 20 Km con 1h06:36.0, non omologabile perché registrato solo da due cronometristi). Passaggi : Km 9,199 (30 minuti), 32:43.2/5 (10000m) e 49:31.0 (15000 metri).

Carlo Speroni (nato a Busto Arsizio il 13 luglio 1895) fu il più forte fondista italiano tra il 1912 e il 1925. Vinse 12 titoli italiani, ma fu sempre sfortunato nelle sue partecipazioni olimpiche. Nel 1912 si ritirò a Stoccolma nella maratona: era quinto a metà gara (Km 20,100) e ancora sesto al 35esimo Km (in 2h21:25). Nel 1920, ad Anversa, sui 5mila metri, vinse la batteria davanti a Paavo Nurmi, poi in finale fu settimo.  Si ritirò (sia sui 10000m che nella corsa campestre) a Parigi, nel 1924.

Il record di Speroni fu migliorato molti anni dopo, il 6 giugno 1933, all’Arena di Milano da Spartaco Morelli: Km 18,157. Poi proseguì fino ai 20 km, e migliorò anche la prestazione di Speroni su quella distanza con 1h06:22.2/5, a meno di 2 minuti dal record mondiale di Paavo Nurmi (1h04:38.4).

I 19 Km sono stati superati per la prima volta da Antonio Ambu, a S. Donato Milanese, il 21 ottobre 1962. Ambu (nato a Cagliari il 10 maggio 1936) è stato il più forte fondista italiano negli anni ’60. Alla fine del 1968 sono suoi i record italiani sui 5000m (13:50.8 a Grosseto il 27 luglio1965), sui 10000m (29:09:2 a Milano il 9 ottobre 1965) e le migliori prestazioni sull’ora, 20000m, 25000m e 30000m (Km 19,532, 1h01:28.8, 1h18:23.0 e 1h35:30.0, tutte ottenute nella stessa gara a Schio il 17 ottobre ‘65). E 2h18:04 nella maratona corsa a Boston il 19 aprile ‘67.

Dopo il primato ottenuto da Giuseppe Cindolo di Km 19,917, a Roma il 7 aprile 1974, è Franco Fava il primo a superare la barriera dei 20 Km (Km 20,341), il 12 aprile 1975. Con questa prestazione Fava è anche il settimo nelle liste mondiali di ogni tempo sulla distanza (la migliore era l’olandese Jos Hermens con Km 20,907). Fava migliorerà ancora la sua prestazione con Km 20,416 (58:43.8 al passaggio dei 20000m, nuova miglior prestazione italiana, tuttora valida), a Roma il 9 aprile 1977.

Quest’ultimo risultato è stato poi migliorato da Giuseppe Gerbi che a Roma, il 17 aprile 1982, arrivando secondo dietro all’australiano Robert De Castella, ottenne Km 20,483, tuttora la migliore prestazione italiana.

Anche tra le donne si è avuto un importante risultato il 2 maggio 1981, a Roma, con Silvana Cruciata che ha corso Km 18,084, a quel tempo miglior prestazione mondiale, rimasta tale fino al 7 agosto 1998, quando Tegla Loroupe corse in un’ora Km. 18,340. Il risultato della Cruciata rimane comunque ancora miglior prestazione europea.

La gara è stata una classica del calendario nazionale primaverile fino al 1985. La corsa si disputava nello stesso giorno in tutte le Regioni italiane ed era valevole come prova di Campionato italiano di società. Da quando questa competizione è stata tolta dal calendario non si sono più ottenuti risultati significativi e i nostri migliori atleti non si sono più cimentati su questa distanza. Tanto è vero che il risultato di Giuseppe Gerbi non è certo confrontabile con la miglior prestazione italiana attuale sulla mezza maratona di 60:20 ottenuta da Rachid Berradi il 13 aprile 2002 alla Stramilano. Risultato equivalente a circa Km 20,982 sull’ora. Stiamo però confrontando strada e pista.

Se prendiamo in esame gli atleti italiani con un tempo sulla mezza maratona (la gara che per la distanza più si avvicina a quella dell’ora) inferiore a 62:00, nessuno dei 22 “performers” ha anche un risultato nell’ora di corsa. Per trovare il primo dobbiamo scendere a Gelindo Bordin, presente nella mezza maratona con 62:06 e nell’ora di corsa con Km 19,475.

 Se leggiamo la cronologia del record mondiale possiamo leggere i nomi di importanti atleti, come Jean Bouin (Km 19,021 nel 1913), Paavo Nurmi (Km. 19,210 nel 1928), Emil Zatopek (Km 20,052 nel 1951), Gaston Roelants (Km 20,784 nel 1972). Attualmente la miglior prestazione mondiale è di Haile Gebrselassie con Km. 21,285, ottenuta a Ostrava il 27 giugno 2007. E’ chiaro che l’attuale valore tecnico di questa prestazione è, per esempio, inferiore alla miglior prestazione mondiale nella mezza maratona (in cui i Km sono 21,098) ottenuta da Abraham Kiptum, a Valencia il 28 ottobre 2018, con 58:18.

Altrettanto si può dire in campo femminile, dove la migliore prestazione mondiale è di Dire Tune (Km 18,517) ottenuta a Ostrava il 12 giugno 2008, mentre il primato mondiale sulla mezza maratona è di Joyciline Chepkosgei con 1h04:51, ottenuta sempre a Valencia il 22 ottobre 2017. Le strade della bella città valenciana sembrano particolarmente adatte a correre forte.

(segue)

Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Novembre 2019 16:32
 
L'oro delle medaglie olimpiche non sbiadirà mai, speriamo almeno non si disintegri PDF Stampa E-mail
Mercoledì 06 Novembre 2019 12:30

Non sappiamo quante delle medaglie consegnate al primo classificato delle discipline inserite nelle trentuno edizioni dei Giochi Olimpici (tre numerate secondo regola olimpica, ma non effettuate, 1916, 1940, 1944) fossero davvero di metallo prezioso (1.485 lire al grammo oggi). Ci pare di ricordare che per molte sarebbe calzante il vecchio ironico detto che si usava fra gli imbroglioni da strada che appioppavano ai più faciloni patacche di «oro di Bologna che vien rosso dalla vergogna». In nome della retorica della purezza dello sport, niente oro, il valore della medaglia è un simbolo, non ne ha uno venale. Anche noi siamo malati di retorica olimpica, ma mettiamo almeno una condizione: vabbé che la medaglia non sia d'oro, però che per lo meno non si sbricioli come quelle di Rio 2016. Era una partita difettosa, si sono giustificati. Quelle di Tokyo 2020 - se ne è già strombazzato - saranno fatte di materiali di riciclo, ed esattamente da quelli di sei milioni di smartphone. Segno dei tempi. Anche a Rio ci dissero lo stesso, con gran sussiego. Che dio ve la mandi buona, atleti che riceverete le medaglie giapponesi, anche se, va detto, loro dovrebbero essere diversi dai brasiliani. Il problema, per noi, è che non potremo più titolare che l'oro delle medaglie olimpiche non sbiadisce mai. Comunque una mano di pittura dorata ce la daranno pure. Al massimo scriveremo: la medaglia olimpica non si sbriciola mai.

Con i due capitoli dedicati ad Abdon Pamich qualche giorno fa abbiamo concluso il ricordo delle medaglie d'oro olimpiche conquistate da atleti italiani, un paziente lavoro inziato lo scorso mese di luglio. Il criterio usato è stato quello d'ordine cronologico per data (giorno e mese). Abbiamo attinto largamente a commenti di giornalisti italiani. La maggior parte degli articoli (interi o anche solo brani) sono stati riprodotti dalle riviste «Atletica», dal 1933 organo della Federazione italiana del nostro sport, e  «Atletica Leggera», rivista indipendente nata nel 1959 e, malauguratamente, spentasi nel 2001. Oppure da giornali e da libri, abbiamo sempre indicato le fonti.

Speriamo di aver fornito materiale sia per conoscere maggiormente i nostri campioni, sia per riscoprire, a distanza di tempo, dettagli e curiosità. Per chiudere, riportiamo l'elenco, come promemoria:

13 luglio 1924 Ugo Frigerio
21 luglio 1952 Giuseppe Dordoni
24 luglio 1980 Maurizio Damilano
26 luglio 1980 Sara Simeoni
28 luglio 1980 Pietro Mennea
2 agosto 1948 Adolfo Consolini
3 agosto 1932 Luigi Beccali
6 agosto 1936 Ondina Valla
6 agosto 1984 Alberto Cova
11 agosto 1984 Alessandro Andrei
11 agosto 1984 Gabriella Dorio
18 agosto 1920 Ugo Frigerio
20 agosto 2004 Ivano Brugnetti
21 agosto 1920 Ugo Frigerio
22 agosto 2008 Alex Schwazer
29 agosto 2004 Stefano Baldini
3 settembre 1960 Livio Berruti
2 ottobre 1988 Gelindo Bordin
18 ottobre 1964 Abdon Pamich
Ultimo aggiornamento Giovedì 07 Novembre 2019 00:45
 
L'oro della medaglia olimpica non sbiadisce mai: Abdon Pamich (2) PDF Stampa E-mail
Sabato 02 Novembre 2019 09:00

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Due belle immagini di quel giorno, una domenica fredda e piovosa a Tokyo: Abdon Pamich applaudito da bambini, vecchi, uomini e donne, giovani e meno giovani, lungo le strade che mescolavano la pioggia al suo sudore. E poi, gli ultimi 180 - 190 metri che lo separavano della vittoria olimpica, sulla pista che non lascia dubbi circa le avverse condizioni meteo in cui si svolse la lunga gara

 

Era il 18 ottobre 1964…Partirono in 34 quella domenica mattina, brutta giornata, con la prospettiva di farsi una passeggiata di 50 chilometri per le strade della capitale giapponese. Che capitale era da 105 anni, dal giorno in cui l'Imperatore Meiji decise di traslocare il suo trono da Kyoto a Edo, questo il nome della città imposto secoli prima da uno dei tanti Shogun, dittatore militare che governarono il Giappone per sette secoli. Tokyo significa «capitale dell'est». Alcuni di questi 34 aveva già una qualche esperienza «turistica», avendo partecipato qualche giorno prima, il 15, alla «venti», che era stata principescamente vinta da Sir Ken Matthews, terzo il mitico sovietico / ucraino Golubnichiy, campione a Roma prima e a México City poi, in gara olimpica fino al 1976. Fra i doppiatori il francese Delerue, il lussemburghese Sowa, il ceco Bilek. I sovietici ebbero un risultato buono ma non buonissimo, tre nei primi sette. Fra i due squalificati per andatura scorretta, un americano, che è rimasto un mito nella poverella marcia USA, tanto che lo hanno inserito in quella roba che va molto di moda adesso e che chiamano Hall of Fame, muro della gloria: Ron Laird, un imbianchino di Louisville, Kentucky, che era apparso già nella 50 di Roma '60 e ritroveremo a Montréal '76, non fu a München '72, quindi quattro Olimpiadi, e un totale di 65 titoli nazionali su tutte le distanze, dal miglio alla 50 chilometri.

I nipotini di Leonid Breznev (pure lui stirpe ucraina, assurto al posto di Primo Segretario del Soviet Supremo proprio in quei giorni, 15 ottobre) volevano rifarsi nella «cinquanta». Lanciarono Agapov per 15 km, Pamich lo controllò senza farsi prendere dalla fretta. Ai 20 km i più ottimisti davano già la gara conclusa, con successo di Pamich. Senonchè, Vincent Paul (per tutti era però solo Paul) Nihill, britannico nato nell'Essex, non mollava un centimetro, ancora al 35esimo km se ne andavano a spasso insieme, magari mirandosi in cagnesco. Al 38esimo la forzata sosta igienico - sanitaria del nostro campione, espletata la formalità non procrastinabile, al 40esimo Abdon tornava avanti di 4 secondi. Limiti ristretti, non c'era da scialare. Una gestione oculata porta alla vittoria. Sovietici ancora a digiuno, bene i tedeschi (allora erano uniti in sede olimpica) con tre nei primi otto; il campione di Roma, Don Thompson, piccolo e sgembo, sempre la testa piegata sulla destra, vincitore anche della mitica «100 KM» nel 1960 a Bollate, finì decimo a circa undici minuti da Pamich. Dei 34, trentuno arrivarono al traguardo, l'ultimo un cittadino di Hong Kong, So Kam Tong, l'unico a più di cinque ore; due squalificati, un ritirato, il birmano Rajan.

Abdon Pamich, quell'anno, aveva vinto in Patria i titoli nazionali della «venti» e della «cinquanta» (era la decima, ne vincerà quattordici), ma brontolava, come scrisse «Atletica», settimale della FIDAL, in occasione del titolo a Calolziocorte:"Abdon Pamich dice di non essere in forma, di attraversare un periodo poco felice, di non sentirsi completamente a posto. Ciò non di meno continua la sua ininterrotta collana di vittorie...". Quell'anno la nostra marcia era poca cosa, mentre fra gli juniores emergeva un giovanotto destinato a buone cose: Vittorio Visini. Non è un caso che a Tokyo c'era un solo camminatore italico. Un atleta, una medaglia d'oro, equazione perfetta.

E per chiudere vi lasciamo alle lettura di tre brani. Per il primo anche se non mettessimo la firma molti lo riconoscerebbero, tanto è limpido lo stile. È un brano tratto da un lungo articolo pubblicato sulla rivista - adesso sì - federale, numero 5, luglio 1968. Lui a Tokyo c'era, scriveva per «Il Giorno». Nella tribuna stampa dello Stadio Nazionale nipponico lavoravano insieme a Aronne Anghileri, Alfredo Berra, Giorgio Bocca, Mario Fossati, Alberto Marchesi, Renato Morino, Gino Palumbo, il nocchiero del calcio italiano olimpico e Mondiale anni '30, Vittorio Pozzo, Gualtiero Zanetti, Ciro Verratti, Gino Palumbo, Candido Cannavò, Mario Gherarducci, e la lista potrebbe continuare con nomi altrettanto importanti per il giornalismo sportivo italiano. Il secondo brano porta la firma di Alfonso Castelli, allora redattore capo del foglio federale; l'altro, il fondino della rivista «Atletica Leggera» è scritto da uno dei più attenti commentatori di cose atletiche a quel tempo, Marco Cassani. Ce ne fossero oggi...

 

Abdon e l'orgoglio

di Gianni Brera

Nessuno di noi aveva potuto seguirlo, se non sui tabelloni ufficiali. Per otto km., ha tallonato NIhill, l'inglese, con le budella ingroppite. Lui dorme sereno la notte della vigilia: è l'uomo più calmo del mondo. Se poi gli si torcono le budella, segno è che ha inghiottito qualcosa di freddo. Così a Stoccolma, a Roma e a Tokyo, e avrebbe voluto buttarsi bocconi e piangere disperato. Non Boschetti aulenti, nei quali riparare; non angoli discosti. Facce larghe e gialle di giapponesi assiepati fin dal mattino. Ogni quindici metri un poliziotto. E le budella che si torcono per l'angoscia. Le gambe che andrebbero, la volontà che fiammeggia, e il maledetto pudor populi che non è dell'animale, bensì dello atleta presente a se stesso.

Ricorda perfettamente, ora: il cartello dei chilometri dice 38. Gli occhi atterriti si posano su un gruppo di donne col bambino in braccio. Adesso basta. Si porta ai margini, allarga le braccia, scuote il capo, con le mani aggranchite afferra l'elastico dei calzoncini e si accoscia. Mio dio: queti sono applausi. E come fanno col bambino in braccio?

Ricordo un passo famoso di Cain:«Capii allora che l'iguana aveva defecato e quindi era pulita come un fischietto». Abdon sente gli applausi e insegue Nihill ricomponendosi passo dopo passo. Rimane un paio di chilometri con lui: prova un allungo: Nihill perde ciabatta: allora cautamente rifiata: al 45esimo impettisce, stringe i denti e via. Nihill sculettaimpotente. Lo stadio di Tokyo applaude Abdon campione olimpionico 1964. La pista è fradicia, talchè stenta a reggersi in piedi, peccato. ...Il dramma era stato consumato in ben altra parte del Giappone. Però quelle mammine con la faccia larga e gialla, che buone e brave sportive hanno dimostrato di essere, al km 38! Il fiumano di Carnia Abdon Pamich gliene è molto riconoscente. E adesso anch'io.


Un asceta

di Alfonso Castelli

Abdon Pamich, questa incredibile figura di asceta che appare quasi fuori della realtà nei duri tempi che viviamo, ha saputo vestire d'oro la sua maglia azzurra, a Tokyo, così come l'aveva vestita d'oro a Belgrado, nei campionati d'Europa. La marcia è lo sport delle figure leggendarie. Lo è per i sacrifici immensi che richiede ai suoi adepti, lo è perchè è sempre un po' - almeno apparentemente -  la cenerentola delle attività sportive. Ma lo è sopra tutto perchè gli uomini che essa esprime, gli atleti che essa laurea sono uomini ed atleti nel più ampio senso della parola.

Di questi uomini di leggenda, l'atletica italiana ne ha espressi parecchi. Senza far torto ai molti altri grandi campioni, da Pavesi a Valente, da Callegari ad Altimani, ci limiteremo a ricordarne tre, che effettivamente sono entrati nella leggenda dello sport: Ugo Frigerio, campione olimpionico ad Anversa ed a Parigi; Giuseppe Dordoni, campione olimpionico a Helsinki; Abdon Pamich, campione olimpionico a Tokyo. Cinque medaglie d'oro (Frigerio ad Anversa ne conquistò due) che hanno creato una tradizione gloriosa per la marcia italiana. Cinque medaglie d'oro, è giusto dirlo, che costituiscono oltre la metà del bottino azzurro in tutta la storia delle Olimpiadi.

Avete mai seriamente pensato che cosa significhi marciare per 50 km. sotto la pioggia e il vento - come ha fatto Pamich - combattendo la stanchezza, la sofferenza, il freddo, ma anche e sopra tutto combattendo gli avversari di tutto il mondo?

È qualche cosa che esula dalla semplice prestazione atletica. È qualche cosa che pone l'artefice di questa impresa sul piano dei semidei dello sport.

Abdon Pamich ha inseguito per otto anni questo alloro olimpico. Gli era sfuggito a Melbourne, dove si era classificato quarto. Gli era sfuggito ancora a Roma, dove aveva conquistato una medaglia, ma solo di bronzo. Aveva raggiunto l'oro a Belgrado, vincendo il campionato d'Europa. Ma non era ancora l'Olimpiade. Ed a Tokyo il taciturno fiumano, esempio di una tenacia che potrebbe essere il blasone della nostra razza, ha finalmente colto il magico fiore d'oro.

Ora Pamich ripensa alle migliaia di chilometri percorsi in gara o in allenamento, alle rinunce compiute per tanti anni, ai sacrifici di ogni genere fatti. Ma tutto questo getta dietro le spalle con un sorriso perchè è felice di aver vinto, per l'Italia, per la sua società, e per sè.

 

 

Viva la marcia

di Marco Cassani

Grazie, Pamich. Viva la marcia!

Non ci svegliamo ora, non ci inchiniamo alla tradizione antica della marcia italiana solo in segno di rispetto od in atto esaltato per l'entusiasmo che il marciatore dei due mari, fiumano di schiatta e ligure di adozione, ha scatenato in tutti gli sportivi. Noi di «Atletica Leggera» abbiamo sempre amato la marcia, non l'abbiamo mai definita la «comica finale». Sensibili al suo significato umano, alla sua francescana modestia, ai bistrattamenti cui è stata sottoposta in Italia, nonostante la sua messe copiosa di risultati, noi sosteniamo che la marcia è il riavvicinamento dell'auomo all'origine, alla natura.

Praticare la marcia a livello «escursionistico» o agonistico significa essere cultori della principale funzione del nostro corpo. Marciare significa ribellarsi alle automazioni, riacquistare vita, combattere quegli aspetti dannosi che il progresso e la civiltà fatalmente portano con loro. Se gli atleti poi forzano il loro incedere con atteggiamenti che possono sembrare innaturali, essi non fanno che ricercare un maggior perfezionamento nel loro naturalissimo gesto.

Può sembrare difficile capire la marcia in tempo di satelliti, di astronavi e di utilitarie. Ma è proprio in questo mondo d'oggi che la marcia come sport può svolgere un benefico compito fra la gioventù. Ci sia d'esempio la progredita civiltà dei nordici, scandinavi e finnici in particolare. Marcia il Presidente Kekkonen, marciano le autorità e gli operai, marciano i giovani e i vechi, le donne e i bambini. C'è il «giorno della marcia», c'è la marcia settimanale nel programma scolastico, c'è la marcia dei boscaioli, quella dei camerieri di albergo, quella dei pensionati, dei maestri, dei dipendenti del Municipio, dei deputati al Parlamento, degli sportivi di altre discipline agonistiche. Da noi si tentò di inserire la marcia escursionistica nel programma dell'educazione fisica scolastica. Fu un grosso fallimento. Eppure tutti sappiamo che abbiamo bisogno di marciare, sempre più bisogno.

Ci auguriamo che la vittoria di Pamich serva a qualcosa, chiediamo maggiori attenzioni anche alle società oltre che alla FIDAL. Chiediamo programmi per l'escursionismo scolastico come introduzione alla marcia agonistica. Se è una cosa difficile nelle grandi città, è attuabilissima nelle piccole, nei paesi e nei villaggi, sin dalle elementari.

Ultimo aggiornamento Sabato 02 Novembre 2019 16:27
 
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