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Donato Sabia, due volte finalista olimpico, si è dovuto arrendere al virus PDF Stampa E-mail
Mercoledì 08 Aprile 2020 09:00

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A sinistra, Donato Sabia impegnato in uno dei turni eliminatori ai Giochi Olimpici di Los Angeles '84 (foto Giulino Bevilacqua). A destra, Donato fotografato non molto tempo fa nella sua città in occasione della campagna promozionale per l'evento «Potenza, città europea dello sport» (per gentile concessione di atleticalive.it)

Una tristissima notizia, che va ad aggiungersi alle troppe ed angoscianti che ci tormentano ogni giorno, ci ha raggiunto pochi minuti fa con una telefonata di Paolo Marabini, il quale ci ha informato del decesso di Donato Sabia, uno dei migliori ottocentisti che abbia avuto la nostra atletica, due volte finalista olimpico a Los Angeles '84 e a Seoul 88. Ci sovvengono tanti ricordi, mentre una tristezza pesante opprime le nostre dita sui tasti che stiamo pigiando. 

Lasciamo al nostro amico Paolo - che ringraziamo per il suo tempestivo contributo - il compito del ricordo della carriera bella, importante, ma non tanto quanto avrebbe potuta essere.

Donato Sabia non ce l’ha fatta. Il coronavirus ce lo ha portato via stanotte, a soli 56 anni, dopo due settimane di strenua battaglia nel reparto di terapia intensiva di un ospedale di Potenza. Più forte dei suoi avversari in pista, più forte della sua tempra di ex atleta - e che atleta, due volte finalista olimpico degli 800, unico italiano della storia - abituato a lottare sino all’ultimo metro di ogni gara.

Donato è stato uno dei più bei talenti che l’atletica italiana abbia mai prodotto, purtroppo frenato da tendini delicatissimi. Enfant prodige meraviglioso, si rivelò a Los Angeles ’84, quando fu quinto appunto nella finale degli 800. Poche settimane prima aveva sfiorato il record italiano di Fiasconaro, correndo a 20 anni in 1’43”88. E sui 400 corse in 45”73.

Proprio in quell’84 Sabia ha legato il suo nome anche all’atletica bergamasca e soprattutto all’ambizioso progetto dell’indimenticato Mauro Capponi, che aveva un fiuto straordinario e non ci pensò un attimo a ingaggiarlo nel suo Athletic Club, dopo essersi assicurato il siepista Mariano Scartezzini, il quattrocentista Alfonso Di Guida e, l’anno dopo, Pietro Mennea e il “miler” Riccardo Materazzi.

Donato arrivò all’Athletic Club a metà stagione, proveniente dalle Fiamme Oro. Non aveva ancora 21 anni e in dote portò proprio quell’1’43”88 siglato a Firenze il 13 giugno 1984 (a tutt’oggi terzo italiano di sempre). Bagnò la maglia dell’Athletic Club con la doppietta tricolore agli Assoluti di Roma: nel giro di poche ore, l’11 luglio vinse 400 e 800. Poi andò negli States per il debutto sul palcoscenico olimpico, con gli stessi Mennea e Materazzi. E, lanciato da un probante 1’15”33 sui 600, primato italiano, fece il botto.

A poche settimane dal compiere 21 anni, al Coliseum di Los Angeles il talentuoso atleta potentino tra il 3 e il 6 agosto mise insieme in 4 giorni 4 gare favolose sugli 800: 3° in batteria con 1’47”04, 2° nei quarti in 1’44”90, 4° in semifinale in 1’45”96 fino al quinto posto nella finale in 1’44”53, dietro a giganti della specialità come Joaquim Cruz (oro in 1’43”00), Sebastian Coe (1’43”64), Earl Jones (1’43”83) e Billy Koncellah (1’44”03).

Quattro giorni dopo, Sabia tornò in pista per la 4x400 e, grazie al suo decisivo contributo in batteria e in semifinale, l’Italia volò in finale. Che purtroppo, a causa di un affaticamento muscolare – comprensibile - non riuscì a correre: al suo posto corse proprio Mennea e il quartetto chiuse al quinto posto, dietro a Usa, Gran Bretagna, Nigeria e Australia.

Archiviata la prima bellissima Olimpiade, Sabia tirò giustamente il fiato. Poi, nei due anni a venire, complici gli infortuni le sue apparizioni si ridussero a una manciata. La sua parentesi bergamasca terminò alla fine del 1986: Donato riparti’ l’anno dopo dalla Pro Patria Osama, ma era più acciaccato che sano. Si logorò quasi subito quei tendini di seta e, pur allenandosi pochissimo, a Seul ‘88 entrò un’altra volta in finale sugli 800 ai Giochi finendo settimo. Fu di fatto l’ultimo acuto - un vero capolavoro - di una carriera comunque incompiuta, non priva di rimpianti.

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 09 Aprile 2020 09:15
 
Storia dell'atletica a Madrid: un interessante blog in lingua spagnola PDF Stampa E-mail
Martedì 07 Aprile 2020 17:44

Non serve una memoria lunga per ricordare che più o meno una decina di giorni fa, forse meno, abbiamo pubblicato un articoletto, in spagnolo, che dava notizia di un club di giocatori di football e di camminatori / corridori fondata a Madrid nel 1897. Parrebbe essere la prima società di sport pedestre. Adesso un altro amico di quelle parti, Agustin Pérez Barroso, membro della Associazione degli statistici spagnoli (A.E.E.A.) ci ha segnalato un suo blog nel quale sta ricostruendo, pian pianino, la storia dell'atletica nella capitale madrilena. Fra notizie, risultati, belle foto antiche, Agustin ha ricostruito, per ora, le vicende atletiche di quella importante e bella città dagli esordi di fine Ottocento - primi Novecento fino al 1922.

Chi ha curiosità per le vicende storiche anche al di fuori di quelle del nostro orto casalingo può dilettarsi su questo indirizzo http://historia.atletismo.madrid.over-blog.com/. Spenderà piacevolmente il suo tempo.

Ultimo aggiornamento Martedì 07 Aprile 2020 18:04
 
L'articolo di Zanetti Lorenzetti su Aldo Falconi in una pubblicazione in Franciacorta PDF Stampa E-mail
Lunedì 06 Aprile 2020 13:00

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Quattro settimane orsono abbiamo ricordato in questo spazio poverello i cento anni (1920 - 2020) della nascita di un Uomo (la lettera iniziale maiuscola è voluta) che ha percorso un bel tratto di strada della sua vita a braccetto con l'atletica leggera. Ed è proprio l'atletica che, in questi giorni tanto avari con la nostra vita individuale, quanto, e soprattutto, inattesi, ci viene in soccorso. Almeno a coloro che, anche, di atletica si sono cibati nella loro esistenza. Alberto Zanetti Lorenzetti, socio, amico, ricercatore, scrittore, ha ricordato la figura di un atleta bresciano, dalla carriera sportiva a 360 gradi: atleta, dirigente, mecenate, organizzatore, divulgatore. Aldo Falconi, questo era il suo nome. Alberto ne ha delineato sapientemente i contorni, offrendo il suo lavoro all'Archivio Storico dell'Atletica Italiana «Bruno Bonomelli», come ha sempre fatto con correttezza e dedizione al di sopra di ogni interesse personale.

Ci fa quindi particolarmente piacere che un suo scritto sia stato ripreso da una pubblicazione non collegata a noi. Sicuramente c'è lo zampino del dott. Bernardo Falconi, figlio di Aldo, che noi ringraziamo per la sua attenzione. La pubblicazione esce in Franciacorta (profumo di buonissimi vini che emanano dalle tante rinomate cantine, bianchi, rossi e bolline che, come canta il superlativo Paolo Conte nella canzone «Bartali», "i francesi ci rispettano che le balle ancora gli girano", di bollice parliamo in questo caso non di ciclismo) si chiama «Il Punto», diffonde nella vasta area di Francia Curta un bel numero di copie, ed è letto colà, ovviamente, da molti . Orgogliosi di questo articolo? Sì. Presuntuosi? No.

Grazie a Bernardo Falconi e ad Alberto Zanetti Lorenzetti.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Aprile 2020 14:32
 
Trekkenfild numero 80: dove si parla davvero di tutto un po', complice il virus PDF Stampa E-mail
Venerdì 03 Aprile 2020 15:41

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Scegliete voi: avete da leggere, buona lettura!                                                                                                                      

Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Aprile 2020 15:58
 
1897, a Madrid la Sociedad de Juegos al Aire Libre, a Torino l'Unione Pedestre PDF Stampa E-mail
Mercoledì 01 Aprile 2020 14:47

Stavolta cambiamo lingua. Mensilmente pubblichiamo il contributo storico – statistico degli amici francesi, oggi utilizziamo un breve ma interessante contributo in lingua spagnola, il castellano, per essere precisi. L’autore, Luis Javier Bravo Mayor, ci ha dato l’autorizzazione a riprodurre la sua ricerca – e la sua scoperta – che, nel suo Paese è già stata pubblicata sia sulla rivista «Cuadernos de Fútbol» sia sul Bollettino della Associazione spagnola degli statistici di atletica (A.E.E.A.), di cui l’autore è socio.

Luis Javier stava sfogliando la collezione del giornale «El Veloz Sport», che si pubblicava a Madrid, quando, a pagina 13 della edizione del 18 aprile 1897, si imbattè in una notizia che annunciava la fondazione di una «Sociedad de Juegos al Aire Libre», formata da «footballistas y andarines», da giocatori di football e da camminatori, o, se volete, escursionisti, gente insomma che camminava. Era normale a quel tempo: i soci delle società ginnastiche italiane compivano lunghissime marce a piedi, poi venne la bicicletta. Due nostri soci, parecchi, diciamo pure molti, anni fa scrissero la storia della Società Ginnastica Bresciana Forza e Costanza, e, grazie al materiale fotografico, sopravvissuto alla incuria e ai saccheggi, trovarono testimonianze di queste lunghe escursioni nella vasta provincia bresciana. E non solo a Brescia, ovviamente: ovunque dove c’era una società ginnastica le lunghe escursioni erano frequenti, gagliardetto in testa, magari fanfara, e via. Un amico ci ha ricordato la figura del milanese Luigi V. Bertarelli, che fu uno dei fondatori, nel 1894, del Touring Club Ciclistico Italiano che poi divenne il Touring Club Italiano. E pure l’abbinamento società calcistiche – sport pedestre era abbastanza frequente anche da noi, nei primi decenni del Novecento: Internazionale F.B.C. Milano, Brescia F.B.C, Associazione Calcio Mantova, le prime che vengono alla memoria.

Sembra che questo club madrileno possa essere considerato come il primo in Spagna per lo sport pedestre. Spagna che pure aveva una fiorente attività, sia nelle grandi città sia nei borghi provinciali, di «andarines». Parecchie furono le sfide fra Achille Bargossi, il forlivese riportato a notorietà dalle ricerche di Bruno Bonomelli, e corridori – camminatori spagnoli, con annunci e cronache sui giornali, e seguito di migliaia di spettatori dove essi si esibivano, normalmente in sfide uno contro uno.

E infine una coincidenza temporale. Nell’anno 1897, sempre nel mese di aprile, mentre a Madrid veniva fondata la «Sociedad de Juegos al Aire Libre», da noi nasceva il primo embrione di una attività pedestre organizzata. Sotto l’egida della «Gazzetta dello Sport» e proprio nella sua sede, alcuni giovani corridori diedero vita alla Unione Pedestre Italiana. Era il 3 e 4 aprile. Creatura che ebbe vita brevissima. Il 4 agosto, a Torino, alcune società sportive diedero vita alla Unione Pedestre Torinese. Il 1° ottobre, sempre a Torino, si corse il primo Campionato Italiano Pedestre: 35 chilometri, 16 i partenti, vinse nettamente Cesare Ferrari, soprannome «Forward», dello Sport Pedestre di Genova.

La ricerca di Luis Javier Bravo Mayor per la Spagna ci ha offerto il destro per ricordare, sommariamente, vicende di casa nostra. Per quel 1897 suggeriamo agli appassionati la lettura del libro edito dalla A.S.A.I., «1897, cento anni fa, un giorno d’ottobre – Storia e cronaca del primo campionato italiano pedestre», autori Augusto Frasca, Marco Martini, Roberto L. Quercetani, Alberto Zanetti Lorenzetti.

Le damos las gracias a Luis Javier Bravo Mayor por su amabilidad.

 

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El Veloz Sport (Madrid). Propiedad de la Hemeroteca Municipal de Madrid

La Sociedad de Juegos al Aire Libre es una sociedad polideportiva radicada en Madrid, que fue fundada en abril de 1897, y de la que desconocíamos su existencia.

Una nota aparecida en la revista “El Veloz Sport”, de temática casi exclusiva dedicada al ciclismo, aunque también publicaba noticias de otros deportes, nos informa de su existencia.

La revista los presentaba como una Sociedad de Jugadores de football y andarines, es decir, la primera sociedad dedicada al atletismo que hasta ahora se conoce en España, y un nuevo club futbolístico madrileño, de los de la primera ola, y que antecede al Sky FC en la cronología. En este caso, sería el segundo, tras el Cricket y Foot-Ball Club de 1879.

Según cuenta “El Veloz Sport”, su primera actividad consistió en una excursión a pie, con salida de Madrid dirección hacia Alcalá de Henares, andando y/o corriendo, pues a eso es a lo que se dedicaban los andarines en el siglo XIX, y realizando paradas en los distintos pueblos para jugar algunas partidas de foot-ball. El regreso se realizó al gusto de cada uno de los 22 excursionistas; quién quisiera tomando el tren de vuelta a Madrid y, para los más osados, nuevamente a pie deshaciendo el camino recorrido. Dicha excursión se realizó el 25 de abril de 1897.

Desconocemos quienes formaban la excursión, pero para haber tenido eco en la revista debían tener contactos con el mundo velocipédico de la época. Muy posiblemente también fuesen ciclistas.

Dejando al margen la sorpresa de la noticia referente al fútbol, también encontramos que en la vertiente del atletismo, hay noticia de interés.

Son conocidos los primeros clubes a principios del siglo XX, muchos de ellos secciones de los clubs de fútbol, pero por lo que he podido informarme, gracias a la AEEA (Asociación Española de Estadísticos de Atletismo), a la que también tengo el gusto de pertenecer, no se tiene constancia de la existencia de ningún club español de atletismo en el siglo XIX.

La noticia dice que el club está formado por footballistas y andarines.

Andarín es un término utilizado antes del siglo XIX y principios del XX para identificar a personas que realizaban grandes caminatas o carreras para ir de una población a otra a llevar noticias u objetos varios, normalmente bien como cartero o como soldado. Más tarde, algunos de estos andarines se convirtieron en atletas, y se ganaban la vida realizando apuestas sobre cualquier tipo de aventura, sobre si eran capaces de conseguir algún reto individual o enfrentándose a alguien, otros andarines, ciclistas, caballos o automóviles. Más adelante, ser andarín será sinónimo de atleta.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Aprile 2020 17:55
 
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