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Franco Sar: «sport è lotta senza perdere amore per la vita e per gli altri uomini» PDF Stampa E-mail
Martedì 02 Ottobre 2018 09:57

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Siamo onorati di pubblicare questo ricordo che Fabio Monti ha scritto per il nostro sito. Fabio, figlio dell'indimenticabile Carlo Monti, ha speso la vita nel mondo del giornalismo, prima alla «Gazzetta dello Sport» e poi al «Corriere della Sera». Fabio, tra l'altro, è stato coautore del bel libro sulla vita di Franco Arese, scrivendo la terza parte, quella dedicata all'imprenditore e dirigente sportivo. Ringraziamo Fabio per questo suo contributo, sperando di averlo ancora spesso nella nostra piccola comunità atletica, con commenti e ricordi storici.

   Sar: tre lettere, un cognome facile da ricordare (più ancora del nome, Franco) per il miglior decathleta italiano, sesto ai Giochi olimpici di Roma (5-6 settembre 1960, 7.195 punti), nelle dieci gare teatro della meravigliosa sfida fra lo statunitense Rafer Johnson e il rappresentante di Taiwan, Yang  Chuan-Kwang. Prima di compiere gli 85 anni (era nato il 21 dicembre 1933) e nonostante fosse in gran forma, all’improvviso ha avuto fretta di chiudere il decathlon della vita e ha preso congedo, senza salutare, all’alba del 1° ottobre. Ha giocato d’anticipo, lui che amava arrivare in ritardo. Ma Sar ha lasciato un segno profondo nell’atletica italiana, anche se il suo esempio non sempre è stato compreso.

   Innanzitutto è stato un campione vero, allievo prediletto del professor Sandro Calvesi, e a Tokyo 1964 avrebbe potuto fare meglio rispetto allo storico sesto posto di quattro anni prima, se un infortunio alla caviglia, prima della partenza per il Giappone, non ne avesse messo in dubbio la partecipazione. La forza di volontà alla fine lo aveva spinto a gareggiare comunque e ad arrivare tredicesimo. Ma la grandezza di Sar come decathleta è tutta nelle parole scritte sul «Corriere dello Sport», da Alfredo Berra, dopo la prima giornata del decathlon di Roma, conclusa addirittura al quarto posto: «Non sapevamo che dopo i tre colossi Johnson, Yang e Kutznyetsov un decathleta azzurro potesse essere quarto al mondo. Franco Sar è l’atleta di cui si parla. Un uomo che in questa Olimpiade sta ottenendo risultati veramente sbalorditivi. Il ventisettenne operaio sardo malgrado sforzi, sacrifici, rinunce possibili solo a un autentico dilettante innamorato del suo sport, non potrà salire sul podio del vincitore, ma meriterebbe di essere collocato dopo Berruti nella scala dei valori dei nostri azzurri. Chi avrebbe osato sperare tanto?» E di quella gara, Sar ricordava: «Quello è stato un momento di assoluta e insuperabile gioia. Ho ammirato due campioni che si sono dati strenua battaglia; due amici che per quaranta ore non si sono scambiati uno sguardo; che si sono sfidati senza pietà e che alla fine, nel momento della massima fatica, si sono riconosciuti. Questo è lo sport: passione, dolore, lotta senza perdere l’amore per la vita e per gli altri uomini».

  Questa passione infinita per l’atletica aveva portato Sar a iniziare una nuova carriera, una volta chiusa l’avventura agonistica, come direttore tecnico e motore organizzativo della Snia, allora targata Lilion, con la quale aveva gareggiato nell’ultima parte della sua carriera. Dal 1965, nel nuovo incarico, ispirato ancora da Calvesi («la tua strada è quella») e con un punto di riferimento decisivo in Romolo Giani, uno degli inventori del new deal nebioliano, Sar aveva saputo unire la caparbietà friulana e il rigore dei sardi. Era nato ad Arborea, ex Mussolinia, ora in provincia di Oristano, ma da famiglia friulana, e il tutto è stato spiegato da Vanni Loriga: «Fu proposto a tanti coloni di trasferirsi nella zona del comune di Terralba, dove erano appena stati bonificati terreni paludosi. Alla famiglia Sar, che proveniva da Basiliano (già Pasian Schiavonesco perché popolata da possenti lavoratori provenienti dalla mitteleuropea Schiavonia), venne assegnato un lotto di 12 ettari collocato sulla Strada 14, a pochi metri dal mare in cui il giovine Franco si dedicò al nuoto. Suonava anche il clarino nella banda diretta da Don Scotto. Dimostrò infine attitudine alle prove atletiche, soprattutto nel salto in alto e nel lancio del disco. Si trasferì alla Monteponi di Iglesias dove fu assunto come tornitore» e da dove tutto è iniziato. Da d.t. della SNIA, Sar ha costruito una stagione di grandi campioni, da Simeon, il nuovo Consolini, a Preatoni fino ai quattrocentisti (Fusi, Trachelio è Bello) e a Paola Pigni. E di grandi idee, a cominciare dalla Notturna di Milano (dal 1967 al 1971) fino al meeting di Lignano Sabbiadoro.

   La passione per l’atletica ha portato Sar a non fermarsi nemmeno quando la Snia ha abbandonato lo sport. Così aveva inventato una nuova società, «Atletica 2000», salvo ripartire un’altra volta con «Abc progetto Azzurri», con mezzi economici modesti, ma con un entusiasmo in costante aumento. E nonostante avesse traguardato gli 80 anni, per lui la cosa più bella del mondo era andare in campo ad allenare i ragazzi, anche in inverno, almeno cinque giorni alla settimana, in cerca di nuovi talenti. E anche sui campi della Brianza, dopo la trasformazione dell’Arena di Milano in un parco giochi. Sabato 6 ottobre sarebbe andato a Rieti, ai campionati cadetti, anche per vedere una sua giovanissima velocissima, che «penso diventerà fortissima, anche se non voglio sbilanciarmi». Stavolta ha dovuto fermarsi prima.

La foto ci riporta al campo di atletica di Brescia nella primavera del 1960, come dice il titolo per un raduno tecnico di ostacolisti. Ma non poteva mancare Franco Sar, che a Brescia ormai era di casa e preparava lì la sua prima Olimpiade. Il prof. Sandro Calvesi è al centro in atteggiamento di scrivere qualcosa, Franco Sar è accanto a lui, a destra, si riconosce anche il triestino Nereo Svara, che fu l'unico dei tre ostacolisti (gli altri erano Giovanni Cornacchia e Paolo Zamboni) che raggiunse la semifinale, quarto nella prima, in 14.3.

Ultimo aggiornamento Martedì 02 Ottobre 2018 10:43
 
L'atletica ha perduto un grande atleta e un ancor più grande uomo: Franco Sar PDF Stampa E-mail
Lunedì 01 Ottobre 2018 13:03

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Se ne è andato con lo stesso stile con cui aveva vissuto, senza far rumore. Nel sonno, non si è svegliato stamane. Senza sbattere la porta, non ha neppure avuto il tempo di congedarsi educatamente come era nel suo stile. Chi ha conosciuto Franco Sar non può che ricordarlo così: elegante, diritto, pacato, efficiente. Uomo di sport, di atletica, atleta, allenatore, dirigente, animatore. Franco Sar era il decathlon, per noi. Quel suo sesto posto ai Giochi Olimpici di Roma 1960 era rimasto l'unico episodio, isolato, di una disciplina da noi negletta, avvolta nell'oblio, nella colpevole indifferenza. Ma Franco Sar era anche molto di più di un decatleta finalista olimpico: è stato un gigante in un mondo popolato da troppi pigmei.

Se ne è andato, chiudiamoci per un momento in un silenzio attonito che ci appesantisce il cuore. Gli eravamo affezionati e lui lo era a tanti di noi. Serve molto di più di una banale immediato ricordo.

Le foto furono scattate un anno fa, l'8 settembre, da Pietro Delpero a Castenedolo, in occasione del Memorial Adolfo Consolini: a sinistra, Franco durante il suo intervento nel mini-convegno per ricordare la figura del campione di Costermano; nell'altra foto, da sinistra Domenico Canobbio, Giulio Lombardi, Ottavio Castellini, Carmelo Rado, Franco Sar e Erminio Rozzini, dietro Gaetano Dalla Pria.

Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Ottobre 2018 14:07
 
Dai che ce la facciamo: ancora qualche spintarella e torniamo al MinCulPop PDF Stampa E-mail
Lunedì 01 Ottobre 2018 11:38

Non molti giorni fa, il nostro segretario Alberto Zanetti Lorenzetti ci ha inviato il ritaglio di un giornale sportivo italiano del 1950 che, riferendo della Assemblea della nostra Federatletica, ci forniva chiara dimostrazione di come la cultura (parolone) specifica del nostro sport sia stata sempre (quasi? spericolato ottimista) tenuta «in gran dispitto» (Dante, Inferno, Canto X) dai manovratori federali. Pubblicammo ritaglio e commentino annesso. Alberto sottolineava anche la scarsa democraticità degli organi sportivi. E Zanetti non è Bruno Bonomelli!

Neppure il tempo di soffiarsi il naso e stamane ci è pervenuta una lettera di Walter Brambilla e Daniele Perboni, i due sfruguliatori che redigono il sarcastico «Trekkenfield», di cui anche noi diamo spesso notizia. Non vogliamo togliervi il piacere di leggere la breve lettera e poi liberi di farvi l'opinione che volete. Ovviamente. A noi, visto anche l'allegro andazzo di questo Paese, viene in mente che certe esperienze sono già state vissute. Abbiamo evocato il nome di Bruno Bonomelli, se tutto andava bene era etichettato come un attaccabrighe, litigioso, violento (noi però ricordiamo un consigliere federale che lo inseguiva con una bottiglia in mano per spaccargliela sulla testa... siamo anche sicuri che fra la testa e il vino il grande Bruno avrebbe salvato il vino, se era buono), oppure era pazzo, da manicomio. Per fortuna che nel frattempo era intervenuta la Legge n. 180/1978 conosciuta come «Legge Basaglia», che aveva fatto chiudere i manicomi. La retrocultura del MinCulPop non è mai morta, è sempre lì, sotto la cenere, se ci soffiate un po' sopra, si riaccende vigorosa.

Questa la lettera:

Al Consiglio Provinciale di Milano (Fidal)

Da una settimana abbiamo consegnato a Davide Viganò via mail il numero 62 di Trekkenfild. Da una settima non abbiamo visto nulla sul vostro sito. Davide dopo averci rifilato un paio di grosse “balle”, ha capitolato ed ha detto che deve passare al vaglio del Comitato Provinciale, composto da ben 5 elementi. Il nodo da sciogliere il pezzo scritto da Francesco Panetta. Visto che la questione si protrae da troppo tempo, arriviamo a una conclusione così vi togliamo noi le castagne dal fuoco: lasciamo perdere il tutto, abbiamo capito che non siamo graditi, è infatti la seconda volta che vi provochiamo “disordini”. Nella prima abbiamo subito una censura bella e buona (dicembre 2017), in questo caso una quasi “censura” preventiva. Speravamo almeno in una telefonata da parte vostra che non è arrivata e non arriverà mai. La buona educazione, scusateci, non alberga dalle vostre parti. Qualora voi non lo sapeste Trekkenfild viene distribuito a tutti i Comitati Regionali Italiani e almeno ad altre 500 e passa persone. L’idea di pubblicare Trekkenfild sul sito del Comitato Provinciale era partita da voi, tramite il fiduciario Piero Perego e con il benestare di Sabrina Fraccaroli (allora presidente del Comitato Provinciale) che non si è mai permessa di sindacare sul nostro operato. Francesco Panetta che sappiamo essere il “colpevole” per aver scritto l’improponibile mi ha avvisato che deciderà come comportarsi. Trekkenfild arriva anche alla Fidal a Roma e non ha mai provocato problemi.

Un saluto

PS Non tirateci in ballo la questione degli impegni lavorativi che li hanno tutti!

Walter Brambilla e Daniele Perboni

Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Ottobre 2018 12:13
 
Storia degli incontri Francia - Italia: un progetto in memoria di Marco Martini PDF Stampa E-mail
Mercoledì 26 Settembre 2018 10:12

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Sabato 22 settembre, a Parigi, nella sede della Federazione francese, hanno tenuto la loro assemblea annuale i componenti della Commissione storia e documentazione, organismo che è integrato nello Statuto della stessa FFA. Ci siamo sempre chiesti se alle nostre latitudini si sono mai accorti che esistono persone che studiano, voce del verbo «studiare», il nostro sport, ne scrivono, editano libri. Magari, anzi sicuramente son pochi, ma non occorre essere in tanti per fare un buon lavoro. Fra gli amici francesi e la nostra A.S.A.I si è creata una solida collaborazione, e, come potete leggere nelle brevi righe di sunto della riunione che ci ha inviato Luc Vollard, ora con la proposta di un lavoro comune in ricordo di Marco Martini, proposta nata subito dopo la prematura scomparsa del nostro grande amico.

«Nos travaux ont porté sur la gestion de notre site Internet qui connait une forte croissance des connections depuis 1 an. Créé en 2007, nous avons atteint la millionième connexion en novembre 2017 et un record mensuel de 16733  en août 2018. L’autre principal sujet concernait la préparation des 100 an de la fédération en 2020 avec la parution d’un livre.

J’espère aussi que nous pourront ensuite proposer un projet commun entre la France et l’Italie avec un document sur les rencontres entre nos deux pays depuis le premier match féminin en 1927 et masculin en 1928 jusqu’au dernier (lancers longs en 1997 mais il y en a peut-être de plus récents) avec des illustrations à travers des articles de presse.

Et la réunion a été l’occasion de remettre à Gérard Dupuy la médaille de Platine de la FFA, la plus haute récompense de notre fédération».

Nella foto, da destra: Pierre Weiss (per anni Direttore Generale della I.A.A.F., e, a partire dal 2006, Segretario Generale della stessa); Olivier Martinot-Lagarde (padre di Pascal Martinot-Lagarde, campione d’Europa 2018 dei 110 m ostacoli); Alain Bouillé (che fu in relazione di ricerche e di pubblicazioni con Bruno Bonomelli, abbiamo trovato pubblicazioni di Alain nel «Lascito Rosetta e Bruno Bonomelli»); Vincent Guignard; Gilbert Rosillo; Philippe Guibaud; Yves Seigneuric; Gérard Dupuy; Luc Vollard. Parecchi di questi amici hanno avuto scambi di dati e ricerche con Marco Martini.

Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Settembre 2018 09:43
 
Trekkenfield: dalla maratona al decathlon, alle cose di casa (o cosa?) nostra PDF Stampa E-mail
Martedì 25 Settembre 2018 13:09

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Caldo, appena sfornato, come le girelle del forno Bertelli a Gargnano del Garda o i cornetti super di certi bar romani, al mattino. Questo non si pappa ma si legge: «Trekkenfild», il conto è arrivato a 62. Non ci pare il caso di ritornare sulle qualità di questa pubblicazione, lo abbiamo già fatto in precedenti occasioni. Una voce libera, un samizdat, non tanto clandestino, perchè ci risulta aver un buon seguito. Soprattutto ha un pregio: che mentre altri (?) le riviste le chiudono o le fanno uscire con cadenze da vergognarsi, loro sono costanti nel tempo, nei loro tempi. Dimenticavamo: soprattutto se la scrivono, non fanno copia - incolla delle notizie del sito della Federazione, italiana o mondiale che sia. Vabbuò, comandante Schettino aiutaci tu...a naufragare. Adesso, se ne avete voglia lo leggete, le cose interessanti non mancano.

Ultimo aggiornamento Martedì 25 Settembre 2018 14:39
 
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