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Lutti hanno colpito i nostri soci Alberto Zanetti Lorenzetti e Ennio Buttò PDF Stampa E-mail
Domenica 29 Dicembre 2019 08:38

Domani pomeriggio (lunedì 30 dicembre), alle ore 15, verrà dato l’ultimo saluto alla signora Carla, madre del nostro amico e socio fondatore, Alberto Zanetti Lorenzetti. La signora, novantenne, ha cessato di vivere sabato mattina alla Poliambulanza di Brescia, a seguito di complicazioni respiratorie e renali. La funzione religiosa verrà officiata nella chiesa di S. Salvatore, a Corvione, frazione di Gambara, dove la famiglia ha la sua magione e dove la salma è stata trasportata dopo il decesso. La signora Carla avrà l'ultima dimora nella cappella di famiglia, nel cimitero di Corvione.

Al nostro amico Alberto, e ai suoi fratelli Vanni e Ettore, esprimiamo la nostra affettuosa vicinanza in questo momento.

Da Piacenza, abbiamo appreso un altro lutto che ha colpito il nostro socio Ennio Buttò, che ha perduto la sua mamma, alcuni giorni fa. Ennio, saltatore in alto della «scuola» di Felice Baldini, ottimo grafico come professione (ha illustrato alcune iniziative che vedevano coinvolto anche il nostro Archivio Storico), è rimasto legato al mondo dell'atletica piacentina, continuando ad allenare: il prodotto migliore Andrea Dallavalle, 16.95 di primato personale quest'anno. 

Anche a Ennio e ai suoi familiari siamo vicini con affetto.

Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Gennaio 2020 17:12
 
Lutto per Alberto Zanetti Lorenzetti: è deceduta stamane la sua mamma PDF Stampa E-mail
Sabato 28 Dicembre 2019 09:59

Abbiamo appreso pochi minuti fa che si è spenta questa mattina, nelle prime ore del giorno, la madre del nostro socio e segretario, Alberto Zanetti Lorenzetti. Al momento non abbiamo altre informazioni, che ci riserviamo di dare nel corso della giornata.

Ultimo aggiornamento Domenica 29 Dicembre 2019 08:36
 
Ai nostri soci e lettori, un milione e mezzo di auguri per le prossime festività PDF Stampa E-mail
Lunedì 23 Dicembre 2019 00:00

Questa montagna si chiama Monte Pizzocolo. Sta difronte alla sede

dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana «Bruno Bonomelli».

È una montagna solida, sul lago di Garda, un massiccio che ha stimolato

la creatività di scrittori e poeti. Solida come vorremmo che fosse

la nostra passione, la nostra dedizione, verso il nostro sport: l'atletica leggera.

Nel 2019 abbiamo celebrato, a modo nostro, in amicizia e con garbo, i 25 anni

di vita e di operosità silenziosa del nostro piccolo gruppo.

Nel chiudere questo quarto di secolo, ricordiamo chi ci ha lasciato, e, 

nel loro nome e per perpetuarne la memoria, rinnoviamo il nostro impegno per il 2020.

Auguri ai soci e a tutti coloro che, pur non soci, giornalmente ci seguono.

 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Dicembre 2019 15:35
 
Il Gigante Buono diede l'addio al mondo esattamente cinquant'anni orsono PDF Stampa E-mail
Mercoledì 18 Dicembre 2019 20:50

Il 20 dicembre 1969 si arrestava il cuore di uno dei più grandi e amati atleti italiani. Il suo nome era Adolfo Consolini. Lanciava il disco, lo lanciava lontano per i suoi tempi, lo lanciava a misure che venivano iscritte nei libri come primati del mondo. Tirando quella specie di piatto del peso di due chilogrammi arrivò più in là di tutti ai Giochi Olimpici di Londra, i primi dopo la macelleria della Seconda Guerra Mondiale, e noi vi fummo ammessi al contrario dei tedeschi e dei giapponesi che, come noi, avevano perduto la guerra. Ma «italiani brava gente», allora, non come oggi che stiamo sulle...superfici dei piedi a tutti. Adolfo Consolini e Beppone Tosi, i campioni della simpatia, oppure i terribili gemelli del disco, come li definì, con felice sintesi, il nostro straordinario amico Marco Martini, che li adorava e che vi scrisse un libro, un libro vero, naturalmente ignorato dai padroni del vapore. 

Adolfo (ci sono ancora dei fessi che pensano che questo nome gli fu dato per moda filonazista, fessi, Adolfo nacque nel 1917, quando le tetre svastiche non sventolavano ancora) era nato a Costermano, sulla strada che, ancora odora di lago di Garda, e sale dalle sue accoglienti sponde verso il Monte Baldo e le altre cime vicine. E a Costermano è sepolto. Ricoperto di una lapide su cui svetta un bronzo opera dello scultore reatino Dino Morsani. Noi dell'A.S.A.I. siamo stati a visitare, in composto pellegrinaggio, quella tomba altre volte negli ultimi anni. Composti e soli. Ma è così che vogliamo. Non dobbiamo fare compagne elettorali. Sarà così anche venerdì, come dire domani: un gruppetto di noi raggiungerà quel loculo, depositerà un fiore, i credenti reciteranno una prece, gli altri staranno in rispettoso raccoglimento. Faremo qualche foto, ebbene sì, che si veda chi c'era. Ma ai cimiteri non si raccolgono voti assembleari, non saremo molti.

Lo facciamo sapere attraverso questo nostro spazio. Chissà mai che qualcuno senta una esigenza morale per una personale testimonianza. Noi, alcuni di noi, ci saremo. Cimitero di Costermano, ore 11, venerdì 20 dicembre 2019.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Dicembre 2019 22:02
 
Ut sementem feceris ita metes: Virtus Castenedolo, la semina e il raccolto PDF Stampa E-mail
Mercoledì 18 Dicembre 2019 00:00

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Mieterai a seconda di ciò che avrai seminato, scrisse Marco Tullio Cicerone nel trattato «De oratore». Frase che calza come un guanto ai seminatori della Atletica Virtus Castenedolo, che, come abbiamo avuto occasione di scrivere nelle ultime settimane, hanno festeggiato i cinquant’anni di vita: 1969 – 2019. I risultati della semina sono stati enumerati, in bell’ordine, in un libro che abbiamo presentato qui e altrove, senza tanta enfasi ma con abbondante concretezza: sette centurie e mezzo di giovinette e giovinetti sono passati sotto le inflessibili grinfie di coach Erminio Rozzini e compagnia. Va reso il dovuto merito anche a tutti coloro, e son molti, che hanno prestato la loro opera di istruttori, allenatori, e che per onorare questo impegno si sono documentati, han studiato, prima di mettersi al servizio degli aspiranti atleti. E da quel lavoro son venuti i titoli italiani, le maglie azzurre, le partecipazioni a Giochi Olimpici e campionati mondiali ed europei, son venuti i primati che per un atleta sempre rappresentano il simbolo del progresso. Ecco la parola magica che Bruno Bonomelli ha cercato di inserire nella nostra piccola cultura atletica: in questo sport è insito il concetto di progresso; lanci un giavellotto la prima volta a trenta metri, ma la seconda il tuo obiettivo è farne 31, e poi, 32, e poi via, via, sempre più in là. Progresso come sinonimo di primato, prima di tutto personale, quello che ti dà l’orgoglio intimo, che ti accende la voglia di continuare, di perseverare. Magari poi vengono il primato sociale, sei il più bravo del tuo club, quello della tua provincia, quello della tua Nazione, quello mondiale, il sogno.

Insieme alla formazione sportiva, quella civile, sociale. L’insegnamento del concetto di comunità, quella del club, di far parte di una squadra, seppure in uno sport radicalmente individuale come l’atletica. Possiamo affermare che alla Virtus Castenedolo questa opera di formazione l’hanno fatta, magari non sarà riuscita con tutti, ma guardandoci attorno nella sala del Cinema Ideal di Castenedolo, dove si è tenuta la parte pubblica dei festeggiamenti del cinquantesimo, abbiamo visto donne e uomini che hanno trasferito nella loro vita, nella loro professione, lo spirito di quella «virtus».

E lì, sotto lo sguardo attento e sorridente di Sara Simeoni, che della cerimonia è stata applauditissima madrina, sono passati i tanti premiati, che noi riassumiamo qui in due piccoli gruppi. I due migliori della stagione 2019: Margherita Regonaschi (giavellotto che va sempre più lontano) e Steven Asamoah (prove multiple, in progresso seppure nella oggettiva difficoltà della disciplina). E poi l’apice dei cinquanta anni, i due eletti come esempio agli altri: Palma Beccalossi, minuta velocista negli anni ‘70, e un commosso Alessandro Beschi, una montagna di uomo che ha lanciato il martello sotto la guida dello scomparso «Yuro» Ragnoli (il suo ricordo commuove chi lo ha conosciuto). Questi quattro citati sono i rappresentanti di tutti, e son tanti.

È stata Virtus per cinquant’anni, che sia Virtus per lungo tempo ancora.

Le foto che corredano queste righe sono di Jessica Baiguera.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Dicembre 2019 21:48
 
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