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Alla scoperta della storia e delle statistiche aggiornate dell'atletica francese PDF Stampa E-mail
Lunedì 07 Ottobre 2019 09:36

Come sempre tante notizie interessanti sul numero 96 della Lettera storico - statistica compilata dai componenti della Commissione a questo preposta nella struttura della Federazione francese. E come ormai da molto tempo, un accenno al nostro sito A.S.A.I., il che contribuisce a far conoscere il nostro lavoro anche fuori dai nostri confini.

 

EDITO - C'EST ARRIVÉ EN OCTOBRE ... 2000
Rédacteur Luc VOLLARD
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Au retour des Jeux Olympiques de Sydney, le moral à la FFA est au plus bas. Le zéro médaille, unique depuis 1936, a marqué les esprits et tout le monde, presse, ministère, supporters, demande des comptes. Le duo président – DTN, constitué depuis 1997 de Philippe Lamblin et Richard Descoux, ne résistera pas à la tempête mais il faut pourtant terminer la saison car il reste une épreuve importante à disputer, du 17 au 22 octobre, ... en lire plus sur la page d'accueil du site ou dans la colonne de gauche, menu EDITO
 

ACTUALITES - UNE REPRISE, DES COMPLEMENTS ET UNE NOUVEAUTE

Rédacteur Gérard DUPUY

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Le mois écoulé a vu la reprise de la saisie des résultats complets des rencontres internationales après une interruption de deux ans pour diverses raisons. C'est le lot du bénévolat. Mais la continuation de ces résultats est une excellente nouvelle tant pour son auteur que pour les archives de notre sport.
 
Plus régulières sont les mises à jour de divers dossiers tels que les bilans anciens qui se sont accrus de deux années supplémentaires et de compléments dans les années déjà en ligne.
L'édition du 24 août de la coupe du Monde cadets de course en montagne et l'énorme triplé de "nos" garçons a désormais sa place dans le récapitulatif de cette compétition.
Enfin une nouveauté qui concerne les athlètes français qui sont habituellement sélectionnés en équipe de France mais qui parfois participent à l'échelon supérieur à savoir en équipe d'Europe. Depuis 1967 jusqu'à 2019 nous trouvons ainsi environ une centaine de performances à l'actif de nos représentants, illustrés ici par Alexie Alaïs, membre de l'équipe d'Europe qui a triomphé des USA il y a quelques jours à Minsk en Biélorussie.
 
INFORMATION - CE SITE EST TENU PAR DES PASSIONNÉS BÉNÉVOLES A 100%
Pour mémoire le texte complet est situé tout au début dans la colonne de gauche de notre site :
 
NEWSLETTER CDH
Elle se trouve sur la colonne de gauche sous format PDF :
http://cdm.athle.com/asp.net/espaces.html/html.aspx?id=39695
 
MISE A JOUR DU SITE
Mises à jour du site - menu situé en haut et à droite de la page d'accueil.
Les prestations des athlètes français figurent dans les dossiers suivants
Plus d'infos à partir de ce lien : Mises à jour du site
 
LA CDH ITALIENNE
Un site équivalent à la CDH française, mais réalisé pour l'Italie.
A découvrir absolument ! http://www.asaibrunobonomelli.it/
 
INFOS PRATIQUES : LES REVUES FFA
La revue fédérale Athlétisme Magazine en partenariat avec la BNF a mis en ligne tous les numéros du magazine officiel de la FFA de 1921 à 2000.
Les revues mensuelles fédérales sont accessibles à partir de la page d'accueil du site, colonne de droite.
Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Ottobre 2019 10:17
 
Si è spenta a Brescia, Agape Nulli Quilleri, l'ultima sorella di Rosetta Bonomelli PDF Stampa E-mail
Martedì 01 Ottobre 2019 17:49

Si è spenta, a Brescia, all'età di 93 anni, Agape Nulli Quilleri, sorella di Rosetta, moglie di Bruno Bonomelli, la quale partecipò all'atto costitutivo del nostro Archivio Storico dell'Atletica Italiana e volle che fosse intestato alla memoria di suo marito, che del nostro sport è stato il maggiore studioso e ricercatore. La signora Agape era andata in sposa a Sam Quilleri, avvocato in Brescia, per alcune legislature deputato del Partito Liberale Italiano nella Circoscrizione Brescia - Bergamo. L'avv. Quilleri aveva preso parte alla Resistenza, proprio come la giovanissima Agape, e anche le sorelle Mariuccia e Rosetta, tutte passate attraverso terribili vicissitudini negli ultimi due anni di guerra. Come Bruno Bonomelli, partigiano sull'Appennino piacentino. Agape Nulli era presidente onoraria della Brigata Fiamme Verdi, le formazioni partigiane di ispirazione cattolica in cui aveva militato durante la Resistenza. Fu arrestata, aveva 18 anni, mentre, in bicicletta, portava armi ai partigiani in montagna. Nel carcere di Brescia incontró Erich Priebke, che partecipò all'eccidio delle Fosse Ardeatine. Per due volte la signora Agape chiese ai Presidenti della Repubblica, prima Ciampi e poi Napolitano, la grazia per l'ex comandante delle SS. "Non è una questione di perdono - disse spiegando la sua scelta - ma di lasciarci tutti alle spalle l'odio che in quegli anni ci aveva avvelenato la vita".

La figlia Fausta, anche lei avvocato in Brescia, in questi ultimi anni è stata spesso alla ribalta delle cronache dell'atletica leggera: nelle gare di velocità, categoria Master, ha collezionato titoli e primati nazionali. Veste i colori dell'Atletica Virtus Castenedolo. A lei e ai suoi familiari giunga il segno dell'affetto di tutti i soci dall'A.S.A.I.

Ultimo aggiornamento Martedì 01 Ottobre 2019 19:46
 
L'oro della medaglia olimpica non sbiadisce mai: Stefano Baldini PDF Stampa E-mail
Venerdì 27 Settembre 2019 13:00

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Due copertine abbastanza insolite. La prima, a sinistra, riproduce quella del numero del mese di aprile 1998 della rivista «Atletica Leggera», e mette insieme due dei grandi atleti che saranno poi protagonisti della maratona olimpica di Atene: Paul Tergat che aveva appena vinto il suo quarto titolo mondiale consecutivo di corsa campestre, e un giovane Stefano Baldini che di lì a pochi mesi avrebbe vinto il titolo europeo di maratona. Stefano campione olimpico, Paul solo decimo, amareggiato. A destra la copertina dell'instant book pubblicato dalla «Gazzetta dello Sport» subito dopo Atene; fra i curatori il nostro socio Paolo Marabini

Era il 29 agosto 2004...Ultimo giorno dei Giochi della XXVIII Olimpiade, nella stessa città che vide la prima edizione 108 anni prima, uscita dalla fantasia di un pedagogista sognatore e dai quattrini di ricchi uomini d'affari greci affascinati da questo mito olimpico. Atene, inesauribile fonte di retorica ma indubitabile scrigno di cultura, dal 1896 ha dovuto attendere fino al 2004 per ripetere la liturgia olimpica. Da quanto si è visto a posteriori non ha fatto un grande affare, contribuendo anzi in maniera decisiva al disastro economico del Paese: secondo noi non sono i Giochi in se stessi ma la megalomania dei dirigenti colpevole di questo fascio. E oggi le uniche tracce visibili sono le rovine dei templi sportivi eretti con soldi pubblici e affidati a eredi di Licurgo, Erode Attico, Anastasios Metaxas e Ernst Ziller. Semplicemente una vergogna. Ma non solo la Atene olimpica moderna è ridotta in questo deplorevole stato di abbandono. Ma, come dicevamo e lo ribadiamo, la follia degli uomini (nel caso della capitale greca, donna) che non conosce limiti e continua a rinnovarsi, non per la gloria degli atleti che cingono anacronistiche coroncine d'alloro da due soldi, ma per quella di scapestrati dirigenti che si comportano come satrapi. I quali non pagano di tasca loro. E i babbioni del Comitato olimpico internazionale, zitti, per carità, loro pensano ai prossimi stadi da far costruire a spese dei cittadini.

Invece il signor Georgios Averoff , uomo d'affari e filantropo, i soldi per lo Stadio che molti chiamano Panathenian Stadium li mise di tasca sua. E che il mondo sia sempre uguale a se stesso lo dimostra questo piccolo dettaglio: inizialmente il progetto doveva costare 585.000 dracme, alla fine ne costò 920.000. Chissà se c'era anche allora Mani Pulite...Gli ateniesi preferiscono chiamarlo Kallimarmaro, perchè era tutto di marmo. E in quei marmi tirati a lucido - più o meno - il 29 agosto 2004 - fece la sua entrata trionfale un giovanotto emiliano, reggiano, buono come il formaggio che si produce nelle sue terre d'origine. Stefano Baldini ve lo facciamo raccontare da Pierangelo Molinaro, all'epoca stipendiato dalla rosea «Gazzetta dello Sport». Lo scritto che vi proponiamo lo abbiamo ripreso dalle pagine della rivista «Atletica», edizione post-olimpica.

Ma non possiamo ignorare un episodio che riguarda il biondino di Castelnuovo di Sotto e noi, sì, proprio noi, soci dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana Bruno Bonomelli. È il Primo Maggio 1994, siamo a Brescia, la mattina la spendiamo in una sala del Novotel per il convegno ricordo della figura di Bruno Bonomelli. Nel pomeriggio ci trasferiamo quasi tutti al campetto ex Campo Scuole anni '50 messo a fianco di una azienda che produceva e spandeva veleni, campetto intitolato alla memoria del prof. Sandro Calvesi, dove si corrono i 25 giri per un totale di diecimila metri, che assegnano il titolo di campione italiano di quella distanza. Vinse Stefano Baldini, era il suo primo titolo, ci pare. Quello stesso giorno, torniamo al mattino, nacque l'A.S.A.I. Chi di noi era ad Atene quel 29 agosto 2004 a gioire per Stefano campione olimpico, non potè fare a meno di ripensare a quel Primo Maggio di dieci anni prima, a Bruno Bonomelli e a quel suo viaggio in auto da Brescia ad Atene, nel 1969, per ripercorrere, fin dove possibile, tappa dopo tappa quel tragitto che Carlo Airoldi aveva fatto a piedi per presentarsi ai primi Giochi Olimpici e vedersi respinto come un appestato.

 

Ventitrè anni di corsa per raggiungere Atene

di Pierangelo Molinaro

Chissà cosa è passato per la testa di Stefano Baldini quando è entrato solitario nello stadio Panathinaiko. Gli ultimi chilometri sono stati una cavalcata splendida verso un destino che stava per avverarsi. Solo, con quelle due ali di folla tutta per lui e in attesa da ore per vedere chi sarebbe stato il Dio di Maratona. Perchè di maratone ne correranno ancora cento, mille, un milione, ma nessuna sarà mai più come questa. Vincitore come Spyridon Louis, pastore di Maroussi, 108 anni fa. Anche Spyridon era entrato da solo in questo stadio. Adesso la pista è nera, asfaltata, allora era di carbonella e gli ultimi pesanti passi di Spyridon alzavano polvere. Stefano no, La sua falcata è leggera, potente, sicura. Non c'è neppure bisogno di voltarsi per vedere se qualcuno è riuscito a seguire il suo ritmo infernale, un ritmo costruito in anni di fatica, di vittorie, di delusioni, di infortuni.

Niente è da buttare in un giorno come questo. Un giorno che basta da solo a rendere leggendaria una carriera. Vincitore ad Atene, nella maratona olimpica. Nessun avversario, nessun primato potrà mai cancellare questa impresa. Rimane scolpito nella pietra della storia, quella che rende giustizia, che pareggia il destino, che premia chi ha saputo lavorare per costruire un sogno.

Chissà cosa ha pensato Baldini in quella lunga, interminabile curva a sinistra che immette sull'asfalto del Panathinaiko. Se a quella sera, quando aveva 10 anni, in cui si nasose nella machina dei fratelli maggiori Marco e Giuseppe per andare a correre al campo. Lui giocava al pallone, ma c'era un fascino in quella corsa fine a se stessa che il pallone non poteva avere. E poi le non competitive, lui bimbetto magrolino che batteva i grandi. Corri Stefano, corri verso il tuo sogno.

E poi la pista, le prime gare vere. L'era più dura, come le finali dei Giuochi della Gioventù del 1985 in cui non riuscì neppure ad approdare alla finale dei 2000 metri. Ma il suo sogno era più grande, lo Stadio dei Marmi di Roma non poteva contenerlo. Forse quel sogno così grande era riuscito a vederlo anche Emilio Benati, il suo primo allenatore. Stefano correva, spingeva, gioiva. Sì, pochi ragazzi provavano quel piacere nella corsa,era una gioia allenarlo. Nell'88, a 17 anni, quando le distanze lunghe della pista erano sotto il segno di Totò Antibo, Stefano correva i 5000 in 14:41.2. Già, nel 1988, quando Stefano si svegliò all'alba per vedere il trionfo di Gelindo Bordin ai Giochi di Seoul. Una cavalcata esaltante, l'ultimo avversario, il gibutiana Salah, staccato di forza. Gelindo quel giorno non aveva l'orologio al polso, seguiva il ritmo del suo cuore. E in quell'alba si accese il contatto, anche il cuore di Stefano vibrò, quella parola, maratona, entrò nella sua anima come una saetta. Ma non fece danni, si accucciò cheta in un angolo di quell'anima pulita pronta a fiammeggiare ancora.

Chissà se Stefano ha ripensato a quei giri di una pista sempre uguali, se li ha contati. Un milione? Mah. Per il suo sogno era sempre là, davanti, a correre su quella stessa pista come una lepre imprendibile. Corri, Stefano, corri.

Sei titoli itliani dei 10000, un 18esimo posto sulla stessa distanza ai Giochi di Atlanta. Sì, nel 1996, forse la pista era diventata troppo corta per il suo sogno troppo grande. Chissà se Baldini ha ripensato a quella sua prima maratona dell'ottobre 1995 a Venezia, quei ponti assassini della parte finale, quel sesto posto che gli diceva che poteva diventare un maratoneta. Come può un sogno farti vivere con il cuore in gola per due ore? Però, che fascino. C'era qualcosa di diverso in fondo a quella fatica nuova. Anche concludere, arrivare in fondo, era una gioia. Chissà se Stefano ha ripensato alle parole di Gigliotti:"Tu sarai un maratoneta, un grande maratoneta, ma ci devi credere".

Facile a dirsi sul viale del trionfo prima di entrare nel Panathinaiko. Ma allora? In quel '96 aveva riprovato a New York ma si era ritirato, aveva riprovato a Londra nell'aprile '97 dopo il primo inverno vero di lavoro da maratoneta ed era stato beffato dal protoghese Pinto. Forse anche qui, come in pista, mancava qualcosa? Il dubbio, un brutto compagno di viaggio. La prima vittoria arrivata agli Europei di Budapest nel '98. Grande gara, ma senza gli africani. Li avrebbe trovati due anni dopo ai Giochi di Sydney. Ecco dove andava a parare il grande sogno.

Chissà se Stefano, abbagliato dai riflettori dello stadio Panathinaiko, ha ripensato a quel dramma. Due anni di lavoro durissimo, la convinzione di poter competere con i migliori maratoneti del mondo sino a quel dolorino subdolo all'anca un giorno in allenamento, una settimana prima di partire per l'Australia. Un dolorino, quanti ne avrà avuti Stefano? Ma più ci correva sopra e più faceva male, sino a fermarlo. Che dramma quel giorno. A 29 anni sapeva che partiva nella maratona più importante della sua vita con un conto alla rovescia dentro, forse più corto del tempo necessario per percorrere 42 chilometri e 195 metri: il dolore all'anca. Inesorabile. Ecco Stefano fermo a bordo della stada, eccolo piangere.

Per papà Tonino, che anche quando la grandine distruggeva il raccolto a Castenuovo di Sotto, non mollava. Abbassava la testa, si rimboccava le maniche e ripartiva da capo. Certo si poteva risorgere, ma per un'altra Olimpiade bisognava aspettare altri 4 anni.

Però il destino, come vede lontano...Vincere a Sydney non sarebbe stata la tesa cosa di Atene, Atene, sulla pista di Spyridon Louis. Era scritto.

Ecco i riflettori, la folla del Panathinaiko. Certo che solo quattro mesi prima Stefano non avrebbe creduto di poter battere Tergat e Gharib. Alla maratona di Londra Rutto e Korir gli erano scappati via. Imprendibili. E la progressione di Gharib lo scorso anno ai mondiali di Parigi gli aveva frustato l'anima. "Sarò mai capace io di seminarli?" si chiedava Baldini. Ma venti minuti prima di entrare in quello stadio Panathinaiko che lo abbracciava, Stefano li ha seminati, distrutti. Quella salita sino alla porta di Atene lo ha aiutato, quella pendenza subdola che poteva essere interpretata solo con l'esperienza accumulata in 23 anni di corsa. Ventitrè anni, centomila chilometri e passa, due volte e mezzo il giro dell'Equatore. Di corsa.

Kefleghizi, Lima, niente e nessuno poteva fermarlo. Il grande sogno là davanti, sotto la luce abbagliante del Panathinaiko, nell'urlo della folla. No, nulla di questi 23 anni è stato sprecato, tutto in fila, ordinato, una lunga scala progettata dal destino sino qui. Ad Atene.

Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Settembre 2019 16:36
 
Trekkenfild: amici ASAI, diamo una mano a 'sti ragazzi ad arrivare al 42esimo km PDF Stampa E-mail
Martedì 17 Settembre 2019 07:49

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Dice che c'entrano Trekkenfild, i ragazzi e i 42 km? La rivista online numero 74 ce l'avete qui da leggere; i ragazzi, stagionatelli ma vispi, sono Daniele Perboni e Walter Brambilla che di questo foglio impalpabile sono gli ideatori, i redattori, i propugnatori, per qualcuno i rompiballe. Infine i 42 km, ovvio riferimento alla maratona, prende spunto dalla notizia-appello a pagina 4, che Daniele e Walter lanciano da qualche mese nel tentativo - quasi riuscito - di reperire fondi, attraverso una sottoscrizione libera, per dotarsi di strumenti tecnici adeguati alla produzione del loro «foglio». Non hanno editori, non hanno pubblicità, non hanno finanziatori occulti, non chiedono quattrini per andare a spasso. Li chiedono per poter continuare a dir la loro, in piena libertà. Una delle poche voci vive di questo opaco mondo atletico. Piaccia o non piaccia quello che scrivono. Ricordate la famosa frase, abusata e stra-abusata: non la penso come te ma mi batterò perchè tu possa sempre esprimere liberamente la tua opinione. Frase che nel nostro Paese, e non solo nel nostro, sembra stia perdendo rapidamente di significato...

E noi dell'A.S.A.I., che mai abbiamo avuto un tangibile aiuto alle nostre pubblicazioni (circa 35 in 25 anni) o alle nostre ricerche, siamo particolarmente sensibili alla «battaglia del grano» di Trekkenfild. Abbiamo anche creato un legame operativo: noi, da anni, pubblichiamo l'annuncio dell'uscita dei vari numeri, e loro, a partire da questo numero 74, pubblicheranno uno «strillo» per ricordare il nostro lavoro. Noi ci dedichiamo alla storia dell'atletica italiana, loro alla attualità. Un effetto trascinamento, il vecchio «una mano lava l'altra...». I nostri trentamila contatti mensili possono servire anche a loro, e noi - speriamo - che i loro lettori siano altrettanto attenti al passato del nostro movimento.

Ultimo aggiornamento Martedì 17 Settembre 2019 09:48
 
Nebiolo, Mennea, il primato del mondo, e la benedizione del Serpente Piumato PDF Stampa E-mail
Sabato 14 Settembre 2019 16:49

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Primo Nebiolo, Pietro Mennea e Carlo Vittori, esultanti, qualche attimo dopo l'annuncio del nuovo primato mondiale dei 200 metri

Augusto Frasca, a quel tempo, era il Capo Ufficio Stampa della Federazione italiana di atletica leggera. Un «tempo» che durò quasi venti anni, fino alla fine dell'Era Nebiolo e l'inizio dell'Era Gola, questa fu questione di poche settimane poi lui stesso decise di uscire dalla porta principale. Augusto ha vissuto da dentro venti anni di atletica nebioliana, momenti esaltanti, altri angoscianti. Augusto potrebbe scrivere un corposo volume prendendo a prestito il titolo di un libro di Giulio Andreotti, «Visti da vicino», da molto vicino. E, se leggete con attenzione, traspare in queste non molte righe che, su nostra insistenza, ha calibrato per noi. Righe non molte, come nella formazione culturale dell'autore, significati su cui riflettere, anche a distanza di 40 anni, tanti. E noi gliene siamo grati.

Qualcuno si chiederà cosa c'entra il Serpente Piumato, Quetzalcoatl, una delle principali divinità della cultura azteca (che ne ha ben 67...). Ma il Serpente Piumato, normalmente verde, occupa un posto primario. E sotto la sua protezione, Nebiolo, Vittori e Mennea ebbero la loro giornata di gloria.

Nella testa di Nebiolo

di Augusto Frasca

...quel primato viveva da tre anni. Ne aveva previsto la possibilità in una serata autunnale romana del 1976 dinanzi ad un distratto piatto di pasta in un ristorante di viale Parioli, maledicendosi per aver assegnato a Sofia l'edizione delle Universiadi 1977. Quando il dirigente torinese scelse Città del Messico per la scadenza successiva, fece il possibile per favorirne, insieme con le garanzie organizzative, il massimo della visibilità, assicurandosi, da parte del ministro messicano Guillermo Lopez Portillo, l'intero finanziamento della trasferta per una copiosa pattuglia di giornalisti. A risultato acquisito, né subito, né in futuro, secondo un costume che avrebbe più avanti avuto come vittima anche Carlo Vittori, tenuto dall'atleta completamente all'oscuro in occasione dell'improvviso ritiro dall'agonismo, dell'intera operazione messicana – di cui Nebiolo, nel duplice ruolo di presidente federale e dell'organismo universitario internazionale, fu inventore dalla a alla zeta – Mennea non mostrò mai riconoscenza. Dietro un grande atleta, e Pietro Mennea è tra i più grandi nella storia dell'atletica nazionale, non deve necessariamente sussistere una grande epica e un grande uomo. Di quell'atteggiamento viziato e di una sceneggiatura non nuova, contribuendo ad una cosciente alterazione della realtà, si ritroveranno così molti anni dopo, con la complicità di disinformatori in servizio permanente effettivo, tracce visibili in una sciagurata ricostruzione cinematografica.  

Ultimo aggiornamento Martedì 17 Settembre 2019 09:08
 
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