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L'oro della medaglia olimpica non sbiadisce mai: Alberto Cova PDF Print E-mail
Wednesday, 07 August 2019 14:23

 

Atene 1982 Helsinki 1983 Los Angeles 1984
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Qui sopra trovate le riproduzioni dei risultati originali dei tre grandi successi consecutivi di Alberto Cova: Campionati d'Europa, Atene 1982; Campionati del mondo, Helsinki 1983; Giochi della XXIII Olimpiade, Los Angeles 1984. Risultati originali significa quelli usciti immediamente, e non quelli «aggiustati» in seguito, dopo poco edificanti vicende (leggi: doping). Per ingrandire cliccare su ognuna delle pagine. Se volete vedere il finale degli Europei '82 cliccate invece qui.

 

Era il 6 agosto 1984... Quel giorno...La concomitanza della data ci ha suggerito di dividere in due giorni il racconto delle medaglie d'oro olimpiche di Ondina Valla e Alberto Cova, ottenute a distanza di quarantotto anni una dall'altra. Per raccontare la vittoria del corridore brianzolo abbiamo scelto due scritti di due amici a noi particolarmente cari: Augusto Frasca, socio fondatore del nostro Archivio Storico e attualmente vicepresidente, e Giorgio Reineri, socio da sempre. La fonte è stata la rivista «Atletica», che dedicò un corposo numero di 126 pagine - quello di settembre -  di cui 80 alla vicenda olimpica, e le altre alle celebrazioni post-olimpiche, Golden Gala a Roma, incontri delle Nazionali e Cagliari e Catania con Cova a onorare la maglia azzurra (sprintino finale sui 5000 metri in 14:16, nella finale olimpica era passato in 14:20), meeting di Viareggio, di Riccione,  di Rovereto (era la ventesima edizione, proprio stamane abbiamo ricevuto il poster che annuncia la cinquantacinquesima, il prossimo 27 agosto), il rimpianto Meeting di Rieti, il Trofeo Industria a Como, e poi le corse su strada «vere» con corridori  «veri». Parafrasando il titolo di quello splendido film di Sergio Leone «C'era una volta il West», osiamo dire «C'era una volta l'atletica». In omaggio a Sergio Leone, Ennio Morricone, Claudia Cardinale, Henry Fonda, Paolo Stoppa, Charles Bronson, Gabriele Ferzetti, e perchè no? Alberto Cova, che dal lontano West riportò in Brianza una medaglia d'oro olimpica, fate una pausa di tre minuti e ascoltatevi una delle più belle colonne sonore da film che siano mai state scritte.

Frasca - Reineri, dunque. Il primo fu il redattore della cronaca. I nove giorni olimpici furono raccontati sulle pagine della rivista con questa ripartizione: Augusto le corse maschili, Dino Pistamiglio i concorsi maschili, Gianni Corsaro le gare di marcia, Ottavio Castellini tutte le gare femminili. Altre firme: Roberto L. Quercetani, Gianni Ranieri (di «Stampa Sera», un giornalista di grande stile umano e professionale), Giulio Signori (de «Il Giorno», un gentleman), Nico Pacilio e Fabio Camerini. Era davvero un bel leggere. Giorgio Reineri cesellò il ritratto di Alberto Cova. Adesso tocca a voi. Leggere.

 

10.000, Cova, Cova, Cova

di Augusto Frasca

"Tre batterie per i quindici uomini della finale. Al termine della prima, i sogni di qualcuno di vedere Antibo sicuro fra le medaglie acquistano poderosa consistenza. La sicurezza del ragazzo è in effetti stupefacente. Prima ripoerta tutti sotto Virgin al settimo chilometro, strattona i sette rimasti in testa. La sorpresa è nei piedi di Antibo all'arrivo, alluci straziati da scarpe nuove malmesse in ogni senso. L'ingenuità d'un ragazzo sprovveduto, aggiunta alla disattenzione di chi gli era attorno ed alla stupida protervia d'un commerciante di calzature privano sicuramente Antibo, all'arrivo finale, di ben altre soddisfazioni. La seconda batteria, quella di Cova, offre l'eliminazione a sorpresa di Shaahanga, uno degli ereoi di Helsinki, e di Cummings. Nella terza, infine, poca storia per Panetta.

"Venerdì 3 agosto, ore 19.45, ventisei gradi centigradi. Nove persone su dieci, addetti e non, danno Cova. È duro vincere avendo in pugno tutti i pronostici. La vicenda della gara è trascurabile fino ai 4600 metri, quando Mamede perde due metri. Sarebbe il caso di allungare. Non ve n'è bisogno. Fernando, quel viso oblungo veramente triste come una salita, lascia la compagnia ed entra direttamente negli spogliatoi a dodici giri dalla fine. La chiave di soluzione della gara la fornisce Nick Rose a undici dal termine, con un allungo secco al quale reagiscono con prontezza solo Vainio e Cova. Per Rose si tratta in effetti d'un fuoco di paglia. Basteranno quattro zampate di Vainio a togliere di mezzo il britannico.

"Sono solo in due. Viste le caratteristiche dei due atleti, se Cova tiene la vittoria è sua. Alberto dirà all'arrivo di non aver mai sofferto tanto, due strappi di Vainio, specie quello tagliente a 850 metri dall'arrivo, sono per la verità micidiali. E mentre Cova va a raccogliere l'apoteosi a metà della curva finale, Evangelisti consuma il proprio splendido dramma personale su una pedana che offre all'Italia il miglior risultato di sempre. Apoteosi per Cova, memorabile tris d'un grande campione. Frattanto, con gli alluci rappezzati e con uno scupio imperdonabile di energie che meriterebbe una bruciante sculacciata, Antibo regala agli avversari una medaglia di bronzo, soprattutto con il tardivo attacco ai 120 finali, sbattendo peraltro su Musioki, recuperando poi alla disperata, perdendo infine il bronzo per ventotto centesimi".

P.S. - Per coloro che ignorano, per i deboli di memoria, per evitare che arrivi l'immancabile Pierino/Pierina (adesso parità di genere) so tuto mi che faccia notare..., diciamo subito che il palo telegrafico finlandese Marti Vainio ebbe qualche intoppo di troppo nell'urinare e fu tolto di classifica. Le ultime righe dello scritto di Frasca, a proposito di Antibo, già riflettono questa situazione post-gara. I più attenti avranno anche notato che il titolino rieccheggia la emozionante telecronaca di Paolo Rosi negli ultimi metri al Mondiale di Helsinki '83. A ricordo del grande Paolo e di un altrettanto grande indimenticabile momento (per quelli che c'erano...) vi riproponiamo il video di quel finale.

 

Alberto

di Giorgio Reineri

"Non era mai accaduto che l'Italia vincesse il titolo olimpico dei 10 mila. La corsa lunga - 10 mila e maratona - misura la capacità di resistenza di un popolo, il grado di civiltà atletica di una nazione. Nella corsa, l'uomo scava se stesso alla ricerca delle energie indispensabili per trasportare il proprio corpo: la corsa di lunga lena è difatti, prima che un esercizio fisico, un ritiro spirituale. Le guance scavate, le braccia rinsecchite dalla fatica, le rotondità piallate dai chilometri, le ossa che traspaiono sotto la pelle sono i segnali distintivi del corridore di mezzofondo (e fondo).

"Gli stessi segni si possono trovare tra gli anacoreti del deserto o i solitari frequentatori di boschi di betulle, tra i fachiri del dolore e i cultori del silenzio: gli uni  e gli altri cercano in se stessi la forza per procedere sul logorante sentiero della vita. La corsa dei 10.000 (come ogni corsa di mezzofondo prolungato e di fondo) è la proiezione agonistica delle quotidiane angosce: esse si snocciolano giorno dopo giorno così come, giro dopo giro, si snocciola la gara. Chi arriva al traguardo è un vincitore, chi vi arriva per primo ha diritto alla corona di alloro che spetta ai poeti. È dei poeti, difatti, la ricerca mistica: nell'atletica in generale, ma nel mezzofondo e fondo in particolare, la mistica vale più di un allenamento.

"Alberto Cova è un mistico. Se non si possiede senso mistico non si reggono gli allenamenti. La preparazione ad una gara olimpica dei 10 mila metri è difatti un esercizio che attiene ai muscoli, al cuore, agli enzimi, ma soprattutto alla volontà. La volontà si nutre di valori profondi, più che degli scintillii della moda: essa, la volontà: essa, la volontà, va esercitata e rafforzata attraverso la mistica della fatica.

"Grandi religiosi furono, e sono, i finlandesi. La loro mistica è quella che esalta l'anima nascosta nei muscoli, il giusto panico della natura; la loro volontà è mitica e imbattibile: si chiama sisu.

"I finlandesi hanno storicamente dominato il mezzfondo prolungato; a loro si accodarono altri uomini del nord: le renne di Svezia, i polacchi, i cugini ungheresi, i cecoslovacchi e gli inglesi (che in realtà li avevano preceduti, essendo gli inventori del mezzfondo moderno). Ma è in Finlandia che la sintesi di tutte le qualità si compì: da Hannes Kholehmainen a Paava Nurmi, da Ritola a Salminen, da Iso-Hollo a vaatainen a Viren: gli uomini del nord e del freddo, delle lunghe notti e degli infiniti, silenziosi spazi insegnarono al mondo la religione della corsa.

"In Finlandia si va pellegrini, come  a San Pietro o alla Mecca. Il Finlandia ci si ritrova per rafforzare lo spirito: e Alberto Cova è un frequentatore di quell'immensa chiesa, che ha per pavimento il muschio, per candelabri le betulle e per cupola la volta del cielo.

"In Finlandia, Alberto Cova ci è andato prima di precipitare a Los Angeles; e ci era stato nel 1982, avanti Atene; e nel 1983, prima di ritornarci per divenire campione del mondo.

"Certo, in Finlandia l'aria è fina e leggera, e il corridore è rispettato come un sacerdote nelle nostre campagne, un tempo. Certo, in Finlandia si recupera la fatica, con facilità; il corpo non è disidratato dalla calura, ma nutrito dai freschi tepori dell'estate. Però tutto ciò non basterebbe a spiegare i pellegrinaggi in quella terra se non ci fosse il desiderio, il bisogno fisico e spirituale, prima che atletico, di tornare alle origini, là dove la religione della corsa ha la sua più celebre cattedrale, elevata nel nome di Nurmi e della fierezza nazionale.

"Alberto Cova ha la fierezza di un brianzolo che corre. Difficile dire se sia più fiero un brianzolo che fatica di un finlandese (che non sta mai fermo, se non corre, beve). I brianzoli hanno avuto ottimi corridori, come l'Ambrosini di Monza, che falcò con successo piste internazionali negli Anni Trenta. I brianzoli sono gente tosta, gente dura: di crapa, nel senso che non si rassegnano; di muscoli, nel senso che non li spaventano le asprezze della quotidianità. Lembi di Finlandia, insomma, nella penisola italiana. L'Italia sarà magari uno sfascio geologico, ma dallo sfascio chi emerge possiede in sommo grado la virilità.

"Molti sono stati gli italiani emersi, ma mai nessuno capace d'arrivare al titolo olimpico dei 10 mila. Ed anche Cova teneva contro di sé la cabala dei numeri. È diffcile vincere una volta, difficilissimo ripetersi: quasi impossibile triplicare i successi.

"Alberto ci è riuscito. Storicamente, nessuno ha mai fatto l'uguale: dice, mai fu data ad alcuno l'occasione. È vero: i campionati del mondo sono di freschissima nascita, ma ciò non cambia le cose: anche tra i viandanti di questo tempo, nessuno vè riuscito.

"In altri periodi, Nurmi, Zatopek e Viren furono i soli a vincere due Olimpiadi dei 10 mila; campionato del mondo e Olimpiadi hanno, in atletica, identico valore tecnico; ci concedete, allora, di assimilare ai successi dei Tre Grandi, i successi del nostro omino?

"Oh, non diciamo che Cova Vale Nurmi, Zatopek e Viren: sarebbe discussione oziosa, perchè ciascuno è figlio dei propri giorni. E la grandezza storica è la proiezione mitica di un periodo: ma perchè, allora, non ritenere che i giorni che viviamo equivalgano a quelli che, agonisticamente, vissero Nurmi, Zatopek e Viren?

"Non è una bestemmia, è in fondo una constatazione: Cova è il primissimo del suo tempo, e questo tempo non è da meno di quelli che lo precedettero. L'Italia ha dunque il suo eroe, e per esso sarebbe infine giusto erigere una cattedrale: la cattedrale del mezzofondo, affinchè anche quaggiù, nel sud d'Europa, cresca e si sviluppi la religione della corsa. Alberto Cova, come missionario, ha compiuto l'opera sua: agli altri, ora il compito di continuarla".


Last Updated on Monday, 12 August 2019 08:24
 
L'oro della medaglia olimpica non sbiadisce mai: Ondina Valla PDF Print E-mail
Tuesday, 06 August 2019 22:05

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Cominciamo dalle foto. Nella prima, in posa le componenti della staffetta 4 x 100: da sinistra, Fernanda Bullano, Claudia Testoni, Lidia Bongiovanni e Ondina Valla. Era la prima volta che il quartetto italiano si presentava ai Giochi Olimpici. Il risultato fu onorevole: dopo aver superato la batteria (48.6), in finale le ragazze furono quarte (48.7), grazie anche alla squalifica della Germania che in batteria aveva stabilito il primato del mondo (46.4). Nella striscia al centro, quattro fotogrammi dell'apparecchio Löbner - Zeiss, il fotofinish di allora: sicuro che Testoni fosse quarta? Il dubbio è rimasto, la incerta classifica pure. E infine, «Levrieri di razza», come titolò la rivista federale questa foto: dice la dida di allora «un altro quadretto di eccezionale interesse: Ondina Valla e Forrest Towns, due creature superbe che hanno vinto a tempo di primato mondiale le gare olimpiche di velocità sugli ostacoli...sono i nobili levrieri della più nobile fra le razze: quella umana!». Come al solito, per ingrandirle cliccare sopra ciascuna.

Era il 6 agosto 1936... Quel giorno...Stavolta dobbiamo scrivere «quei giorni»...perchè la data del 6 agosto è stata munifica di ben due ori per l'atletica olimpica italiana. Con un intervallo di 48 anni (1936 - 1984). Nella imponente struttura progettata dall'architetto nazista Werner March, trionfarono le «Donne d'Italia» come scrissero tutti i trombettieri del regime fascista: l'eroina fu - per davvero - Trebisonda Valla, Ondina, che tanto ondina non era per la sua struttura ben piazzata. Fu quella la prima medaglia d'oro olimpica per una atleta italiana, dopo i maschietti Ugo Frigerio e Luigi Beccali. Abbiamo ripescato un documento interessante: l'articolo che Bruno Zauli scrisse sul numero 31, 5 agosto 1937, in prima pagina, seguito a pagina 3, di «Atletica», giornale ufficiale della Federazione italiana di atletica leggera (così si chiamava allora). Era passato giusto un anno e il sovratitolo diceva "Date da ricordare". Come sempre, niente di nuovo sotto il sole, intendiamo quello di oggi, il nostro, anche noi ci siamo riproposti di ricordare le date da non dimenticare, senza spocchia o presunzione alcuna. A completamento un bellissimo documento d'epoca: il filmato da tre angolazioni diverse della gara. Azzardato attribuire queste immagini alla regista dei Giochi, la beniamina del signor Adolfo, Leni Riefenstahl? Non dovrebbe essere tanto azzardato.

Era il 6 agosto 1984... Quel giorno...Siamo certi che un bravo ed educato figliuolo come Alberto Cova non se ne avrà a male se posticipiamo di 24 ore il racconto della sua medaglia d'oro olimpica sui diecimila metri a Los Angeles. Se mettessimo insieme Ondina e Albertino tutto oggi, domani voi, appassionati utenti di questo sito, non avreste nulla da leggere. Risentiamoci allora domani.

 

Berlino, 6 Agosto 1936 - XIV, 1ª Valla, Italia, in 11"7

di Bruno Zauli

"Domani cade il primo anniversario dell'unica e pur grande vittoria, che l'Atletismo italiano seppe conquistare nelle X Olimpiade.

"6 Agosto 1936 - XIV. Alle 17,30, in fondo alla vasta coppa del Reichsportfeld di Berlino, nell'atmosfera piena di fremiti e di commozione che esalava dai petti di 100.000 spettatori, sei ragazze lottavano per la supremazia mondiale nella più difficile gara del programma femminile, gli 80 metri ad ostacoli. In pochi secondi la distanza fu divorata dalle veloci protagoniste, affiancate spalla a spalla, e solo sul traguardo un corpo avvolto dalla splendida luce della sua maglia azzurra ruppe l'allineamento con uno scatto prodigioso e tagliò il candido filo della vittoria!

"Era Ondina Valla, italiana, che in quel magnifico giorno interpretò con tanta pienezza di forze fisiche e spirituali le Donne d'Italia: creature dolci materne squisitamente femminili, aliene da ogni falso atteggiamento che possa distoglierle dalla loro grande ed umana missione, ma creature forti e maschilmente coraggiose e capaci di ogni più alto ardire e di ogni più grave sacrificio se una grande causa di amore e di fede per la famiglia , per la Patria - famiglia delle famiglie - le chiama al loro posto di combattimento.

"Giovanissima, quasi bambina, la Valla aveva cominciato a sgambettare sui campi bolognesi per pura passione di sport, per quella vitale esuberanza caratteristica dei campioni. Sei anni di gare fatte con l'entusiasmo di chi ama il sole e l'aria libera, la condussero alla sogliadello Statio Olimpiaco. Nei giorni della vigilia la fortuna non l'aveva incoraggiata, poichè la preparazione in Italia fu priva di risultati soddisfacenti. Non era una amazzone, non era temprata alle dure battaglie, non aveva mai affrontato un pubblico di 100.000 persone, non aveva ancora indossato una maglia azzurra così carica di onore e così pesante di responsabilità. Era come trascinata in una avventura troppo grande, di fronte alla quale si sentiva piena di dubbi, nervosa, fragile. Sorrideva per darsi coraggio, ma il sorriso era una maschera trasparente sopra lo sguardo turbato dall'interna emozione.

"Il 5 agosto, sulla pista, mentre il Giudice di Partenza ultimava i preparativi per la disputa delle batterie, la Valla non era ancora mutata. Camminava su e giù per il prato, dimentica delle istruzioni di Comstock che le aveva raccomandato di scaldarsi, di provare l'ostacolo. Solo al brusco comando di scendere nelle buchette mutò di colpo.Un mutamento che non sfuggiva a noi italiani, osservatori attentissimi. L'atleta non aveva più impazienze muscolari, si teneva calma e immobile sulla bianca linea, a testa alta, pronta allo scatto. Posta davanti alla realtà del cimento, faccia a faccia con le avversarie, nell'istante in cui l'azione decide la vittoria o la sconfitta, la donna - ci sia permessa l'espressione - divenne eroina. Ogni dubbio, ogni incertezza era fugata. Al colpo di pistola, la prima a parture fu la Valla.

"Con lo stesso deciso coraggio scattò nella semifinale, poi nella finale. Avrebbe dato la vita per la vittoria in quel supremo istante del 6 agosto! Ebbe il lauro a minor prezzo ma sempre carissimo, chè parecchie ore dopo la gara era ancora sconvolta dallo sforzo prodigioso, con il qual aveva dominato il suo cuore ed i suoi muscoli, trionfando di tutto e di tutti.

"Forse la scena che meglio di ogni altra rievoca l'emozionante finale degli 80 ad ostacoli è quello dell'arrivo che riproduciamo dall'originale preso con l'apparecchio Löbner - Zeiss funzionante ufficialmente sul traguardo.

"Questo episodio non è soltanto significativo perchè sanziona il successo della Valla, ma ancora ribadisce la supremazione dell'atletismo femminile italiano con la Testoni, giunta solo a sessanta centimetri di distacco. E perchè ci ricorda sempre i lunghi minuti di ansia vissutiin attesa che la pellicola cinematograficarivelasse i suoi segreti.

"Quante peripezie infatti ebbe la gara olimpionica degli 80 ad ostacoli! In semifinale i Giudici di arrivo sentenzieranno che la Testoni era giunta quarta. Questa bella e forte atleta che insieme con la Valla formava l'orgoglio della squadra azzurra, stava per abbandonare scoraggiata ed affranta lo Stadio, quando fu annunciata la revisione della classifica in base alla documentazione fotografica. Non più quarta ma terza e quindi ammessa alla finale!

"Ed eccoci alla Finale: il Presidente della Giuria di arrivo non sapeva come raccapezzarsi. Aveva per le mani quattro ordini di arrivo, l'uono diverso dall'altro, scritti e firmati in piena buona fede dai singoli Giudici. Rimandò ogni decisione allo sviluppo della pellicolo cinematografica, facnedo annunciare una classifica provvisoria, nella quale prima era la Valla, seconda la Testoni. Un meraviglioso doppietto, che ci avrebbe fatto scoppiare il cuore dalla gioia. Ma incombeva la minaccia della famosa pellicola, che tardò oltre venti minuti a rivelarsi e che diede luogo a discussioni protrattesi per tutta la serata.

"In essa si vedono dalla corda all'esterno: la Steuer (Germania), la Testoni (Italia), la Taylor (Canada), la Valla (Italia) nettamente prima, la Brakeeter (Olanda), la Ekert (Germania).

"Il quarto fotogramma ed i seguenti, che non riproduciamo, sono quelli che hanno deciso la classifica fra la Steuer, la Testoni e la Taylor. Si tratta di una classfica strappata a colpi di...millimetro, che probabilmente cambierebbe se ne esistesse un'altra presa dalla parte opposta! Quando gli arrivi sono così serrati - il che narra più di quanto non abbiano potuto esprimere il calore e lo spasimo della lotta - non si può buttar la croce addosso nè ai Giudici, nè alle macchine. Bisognerebbe piuttosto ricorrere a quel pari-merito che si regala tanto facilmente nel salto in alto o nell'asta,esercizi non meno atletici delle corse.

"Nella realtà pratica scevra da ogni cavillo tirato fuori ad ogni costo per amore di un vero che forse non è...vero, Testoni - Steuer - Taylor sono tutte e tre al secondo posto. Ed è molto probabile che così avrebbe deciso in serena coscienza la Giuria se non ci fosse stata la questione della cerimonia protocollare e dell'alzabandiera sui pennoni...".

Last Updated on Wednesday, 07 August 2019 14:41
 
Una bella storia umana e atletica iniziata in Sierra Leone e finita in Francia PDF Print E-mail
Tuesday, 06 August 2019 11:41

Parlare, o scrivere, di sport non vuol dire solo parlare o scrivere di risultati, di centimetri, di secondi e minuti. Molto spesso, dietro a questi risultati, a volte messi in fila asetticamente, ci sono storie, storie di giovani e di persona adulte che a queste storie hanno contribuito in maniera risolutiva. È la storia di Eunice Barber, per esempio, e ce ne racconta qualche spezzone il nostro amico Luc Vollard. E noi in Italia quante di queste belle storie abbiamo? Dimenticate...da quelli che vogliono che noi dimentichiamo per i loro immondi interessi di bottega. Noi, dimentichiamo loro, e intanto leggiamo l'ultimo numero della «Lettre» della Commissioni Storia e Documentazione della Federazione francese di atletica.

EDITO- C'EST ARRIVÉ EN AOUT ... 1999

Rédacteur Luc VOLLARD

alt  Les spectateurs français de l’heptathlon aux JO de Barcelone en 1992 auraient eu quelque mal, voyant cette jeune fille un peu gauche vêtue du maillot de la Sierra-Leone, à imaginer qu’elle serait l’une des gloires de l’athlétisme français quelques années plus tard. Ce jour là elle terminait 26ème et quasiment dernière de l’heptathlon. Mais... en lire plus sur la page d'accueil du site ou dans la colonne de gauche, menu EDITO 
 
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Last Updated on Tuesday, 06 August 2019 14:19
 
«Olympia Giuliano - Dalmata» adesso disponibile anche in formato digitale PDF Print E-mail
Monday, 05 August 2019 08:53

È passato un bel po' di tempo da allora. Era il 2002, e Alberto Zanetti Lorenzetti, nostro socio fondatore, al termine di un lavoro di ricerca durato anni, diede alle stampe un librone di oltre 750 pagine:«Olympia Giuliano - Dalmata». La pubblicazione aveva trovato la convinta adesione prima, e il supporto economico poi, del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, in Croazia, una delle Istituzioni della Comunità Nazionale Italiana (CNI), fondato nel 1968 dall’UI (Unione Italiana, ex Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume) l’unica organizzazione rappresentativa della minoranza nazionale italiana che vive in Croazia e Slovenia. Ente culturale attivissimo, allora sotto la guida del professor Giovanni Radossi, come abbiamo potuto verificare, grazie ad Alberto, in alcune visite al Centro. Il libro costituì il primo esempio di collaborazione fra il nostro Archivio Storico e un ente culturale, ma purtroppo non ha fatto...scuola. La pubblicazione fu curata a Brescia con la attenta regia grafica del mai dimenticato amico nostro Martino Gerevini.

Con l'evolversi dei tempi - sempre meno cartaceo, sempre più e-book, ma fortunatamente recenti indagini sembrano invertire la rotta - eccoci alla possibilità di consultare (leggere?) il libro in formato PDF. Il Centro rovignese ha deciso di metterlo in linea sul proprio spazio Internet. Questo l'indirizzo da utilizzare. Ricordiamo che Alberto Zanetti Lorenzetti ha completato, pochi mesi fa, un altro lavoro storico, sempre in collaborazione con il Centro di Rovigno: «Sport e Guerra Fredda in Venezia Giulia 1945-1954». 

Last Updated on Monday, 05 August 2019 09:31
 
L'oro della medaglia olimpica non sbiadisce mai: Luigi Beccali (2) PDF Print E-mail
Sunday, 04 August 2019 16:30

Un piccolo richiamo al ricordo della vittoria di Luigi Beccali ai Giochi Olimpici di Los Angeles 1932 pubblicato ieri. Il lavoro di pubblicazione è stato un po' frazionato, per vari problemi che si usa chiamare «tecnici». Alla fine ci siamo riusciti. Volevamo inserire anche alcuni indirizzi per corredare di immagini d'epoca il bell'articolo di Giorgio Reineri. Non ci siamo riusciti ieri, lo facciamo oggi. Chi vuole può aprire questi due link: Beccali 1 e Beccali 2. Grazie per l'attenzione.

Last Updated on Sunday, 04 August 2019 16:33
 
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