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La saga dei Legat: dal ginnasiarca Remigio al «resuscitato» Manlio (2) PDF Print E-mail
Saturday, 23 May 2020 06:30

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Concludiamo, pubblicando la seconda parte, la ricerca di Alberto Zanetti Lorenzetti sulla famiglia Legat, che ebbe una parte importante nello sviluppo della ginnastica e dell'associazionismo sportivo a Bologna. L' attenzione è rivolta ai figli di Remigio Legat, Italo e Manlio. Il secondo, in particolare, ha scritto il suo nome nella disciplina del salto con l'asta, agli inizi del Novecento, arrivando a sfiorare i 3 metri e mezzo. Atleta completo, fu inserito nella squadra italiana per i Giochi Olimpici di Stoccolma, dove però non si distinse molto, pur partecipando a tre prove, asta, lungo e decathlon. Poi la Grande Guerra, il fronte, e la vicenda di una morte che era, fortunatamente per lui, solo un ferimento. Visse abbastanza a lungo: morì poche settimane dopo il compimento dei settanta anni, il 17 dicembre 1955, a Bologna. 

Manlio Legat in vari documenti fotografici degli anni 1912-1913, e, nel piccolo ritaglio, la notizia del suo ferimento, che fu scambiata come morte.

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Italo Legat nacque a Bologna il 28 settembre 1885. Oltre ad essere stato atleta, fu anche segretario e direttore tecnico della società. Insegnò alla Scuola Tecnica di Comacchio, entrò a far parte del Comitato regionale emiliano della Federazione calcio e fu membro dell’Unione Repubblicana di Bologna. Cercò di combattere accanto ai francesi all’inizio della Grande guerra. E qui le notizie divergono: secondo il «Giornale del mattino» non gli fu consentito l’espatrio, in altre fonti si riporta che gli fu concessa la Croce guerra francese; infine per Baratti e Lemmi Gigli (autori del libro «Il mito della V nera») fu combattente con i garibaldini nelle Argonne. All’entrata dell’Italia nel conflitto venne inviato al 17° Reggimento Artiglieria. Morì per la recidiva di una malattia intestinale all’ospedale militare di Novara il 27 luglio 1916.

Il fratello minore Manlio, nato a Pianoro il 30 agosto 1889, è principalmente ricordato come atleta. Fu un polivalente portacolori della «Sempre Avanti!», specialista nei salti e con qualche buon risultato anche nei lanci e nei 110 ostacoli. Nel 1912 entrò a far parte della rappresentativa italiana inviata alle Olimpiadi di Stoccolma, gareggiando nel salto in lungo, nel decathlon e nel salto con l'asta senza conseguire risultati soddisfacenti. Riuscì ad essere fra i migliori specialisti nelle prove multiple, nel salto in alto con e senza rincorsa e nel lungo, ma risultati migliori li ottenne nel salto con l’asta, disciplina che lo ebbe capofila delle liste stagionali dal 1911 al 1914, stabilendo il primato italiano nel 1912 con la misura di 3,47 metri, vincendo i principali Concorsi della Federazione Ginnastica d’anteguerra e nel 1913 la gara che si svolse nel Campionato nazionale della FGNI. Era l’anno in cui l’atletica aveva “scippato” i concorsi alla ginnastica. Pur essendo il favorito per la vittoria del titolo nazionale nei Campionati della Federazione atletica, non si presentò in pedana sia nel 1913 che nel 1914.

All’entrata in guerra dell’Italia si era arruolato nel 3° Reggimento Bersaglieri ed aveva il grado di tenente aiutante maggiore in seconda. Alcune pubblicazioni indicano che il suo decesso avvenne il 18 settembre 1915. In realtà la data della sua presunta morte corrisponde al giorno in cui venne ferito a una gamba in azione di guerra a Plezzo, come riporta la motivazione della concessione della Medaglia d’Argento al V.M. Lo «Sport Illustrato e la guerra», nel numero 17 del 1 settembre 1916, scrisse a proposito di Manlio: “Il Legat è un valentissimo atleta bolognese, campione e recordman italiano del salto con l’asta”. Si noti il verbo «essere» al presente e non al passato. Anche la «Gazzetta dello Sport» diede notizia del suo ferimento, non parlando di decesso. D’altronde il suo nome non figura nell’elenco dei caduti bolognesi della Grande Guerra e nella notizia che annunciò la morte del fratello Italo, pubblicata su «L’Avvenire d’Italia» del 2 agosto 1916, veniva auspicata la sua completa guarigione. Il Bollettino ufficiale del Ministero della Guerra del 10 dicembre 1936 lo cita come “richiamato a temporaneo servizio militare” con il grado di maggiore in data 25 marzo 1936, epoca in cui l’Italia era impegnata nella guerra d’Etiopia che, fortunatamente per lui, ebbe termine il successivo 5 maggio.

Last Updated on Sunday, 28 June 2020 06:50
 
Virus? Attacco informatico? Oppure il nostro sito improvvisamente non piace più? PDF Print E-mail
Friday, 22 May 2020 15:03

Qualcosa non va nel nostro sito. Forse i più attenti si saranno accorti, negli ultimi sette - otto giorni, di una repentina, brusca, troppo brusca caduta, dei nostri contatti quotidiani, passati da una media di circa tremila a poche centinaia, quattro - cinquecento. Negli ultimi due anni la curva era stata in costante ascesa, quindi tutto faceva pensare che non era un fuoco di paglia. Adesso il crollo. Riteniamo nostro dovere segnarlo ai soci e agli utenti. Abbiamo chiesto all'amico - socio che ci assiste in materia informatica di compiere una indagine per capire di cosa si tratta. Appena possibile vi faremo sapere. Nel frattempo, rallentiamo un po' la pubblicazione di lavori storici e statistici, ne abbiamo parecchi in lista d'attesa. Speriamo di avere quanto prima una risposta.

Last Updated on Friday, 22 May 2020 15:14
 
La saga dei Legat: dal ginnasiarca Remigio al «resuscitato» Manlio (1) PDF Print E-mail
Saturday, 16 May 2020 15:24

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Quando abbiamo guardato la foto di Remigio Legat (è l'elegante signore al centro) abbiamo subito pensato: il nostro amico Alberto si è confuso, questo non è il signor Remigio ma David Suchet, l'attore inglese che ha interpretato per la BBC inglese la lunghissima serie (1989 -2013) dell'investigatore belga Hercule Poirot, uno dei mitici personaggi partoriti dalla fervida fantasia di Miss Agatha Christie, regina indiscussa del giallo (dopo Shakespeare pare sia la scrittrice inglese più tradotta nel mondo). Fu proprio Monsieur Hercule il protagonista del primo romanzo della dama, era il 1920. È impressionante la mole del lavoro televisivo, cinematografico e teatrale di Suchet. Crediamo che moltissimi abbiano visto la serie «Poirot» anche sui canali italiani. Decennio più decennio meno, Legat e Poirot sono figli, uno biologico l'altro...cerebrale, della fine del Diciannovesimo Secolo e dei primi decenni del Ventesimo. Guardate la straordinaria somiglianza fra i due (grazie alla foto di cui siamo grati a favpng.com). Comunque Remigio rimane Remigio. Il giovanotto, pure sottilmente baffuto, nella prima foto a sinistra è suo figlio, Italo, che ebbe parte rilevante nello sport bolognese, come leggeremo negli articoli del nostro autore.

Lasciamo da parte l'accostamento alla cinematografia, torniamo alle nostre storie atletiche raccontate, sempre con garbo e rigore documentale, da Alberto Zanetti Lorenzetti, che all'arte di Ippocrate ha associato da tempo la passione per la storiografia sportiva, ancora di più adesso che ha dato il benservito al discendente di Aschlepio, che noi conosciamo come Esculapio. Aiutato dalla ricca biblioteca di cui dispone, Alberto sta arricchendo il nostro sito con interessanti rivisitazioni di atleti italiani del passato, storie nuove, meno conosciute che aiutano la conoscenza del nostro sport. Dopo averci raccontato, qualche settimana fa, la vita dei fratelli Danilo e Oscar Cereali, Alberto si è cimentato con la famiglia Legat, che annoverò fra i suoi componenti un grande ginnasta, Remigio, e un ottimo saltatore con l'asta e decatleta. Vi presentiamo la prima parte del lavoro di Alberto, ringraziando lui e augurando buona lettura a voi. Nei prossimi giorni la seconda parte.

Da Trieste a Bologna, all'insegna di quella mitica V nera

di Alberto Zanetti Lorenzetti

Un ricordo di qualche anno fa. O meglio, un ricordo di troppi anni fa. Ero andato a trovare ad Agazzano il maestro dello sport e compagno di avventura nella nascita dell’A.S.A.I. Claudio Enrico Baldini. Come al solito gli argomenti delle piacevoli ore trascorse assieme, in compagnia di una bottiglia di Gutturnio (la maiuscola è giustificata dalla qualità del vino) e di qualche fetta di Coppa piacentina (ibidem), non potevano che riguardare l’atletica e la storia dello sport. Al momento del commiato, Claudio mi allungò un “regalo di lusso”, un libro dalla copertina scura pressoché introvabile dal titolo “Il mito della V nera” di Achille Baratti e Renato Lemmi Gigli, dato alle stampe nel 1972 e fortunatamente oggi scaricabile in formato digitale. Quest’opera vinse la sezione tecnica del decimo Concorso letterario del C.O.N.I. ed è una miniera di informazioni sulla storia dello sport bolognese.

Dalla scorsa delle prime pagine emerge un personaggio dell’epoca pionieristica delle società di ginnastica. E’ il prof. Remigio Legat, di origini triestine, insegnante di educazione fisica nelle scuole del Comune di Bologna. Dapprima atleta, poi direttore tecnico (prendendo in mano la gestione dei ginnasti dapprima in collaborazione e poi, progressivamente, in prima persona fra il 1878 e il 1881, quale erede designato di Emilio Baumann) e infine consigliere della Virtus Bologna. Quanto la sua opera abbia lasciato il segno alla Virtus è riportato nel libro celebrativo del centenario del sodalizio: “La VIRTVS ha creato alcuni uomini sportivi d'altissimo valore e questi uomini hanno fatto sì che la VIRTVS continuasse la sua lunga marcia, ad un livello sempre elevatissimo. Ognuno di questi «Caposcuola» ha dato vita ad un proprio periodo. Si è quindi avuto il periodo «Baumann», il «Legat», il «Monti», il «Brunetti». E si è avuto il brillante periodo «Cotti»”.

Il 6 aprile 1901 e con la successiva festa d’inaugurazione organizzata il 12 maggio venne fondata la Società Ginnastica Educativa Sempre Avanti!, emanazione del Comitato d’Istruzione della Società Operaia di Bologna che ebbe il prof. Remigio, trasferitosi nel nuovo sodalizio, fin da subito direttore tecnico. Nello sviluppo della società ebbero un ruolo importante anche i figli: Italo e Anna nel 1906 furono promotori della nascita della sezione femminile.

Fra i più importanti atleti che vestirono la maglia bianco-rossa troviamo Manlio Legat, figura che approfondiremo più avanti, il lanciatore Giuseppe Tugnoli nella prima parte della carriera, Oreste Passuti, campione italiano nel lancio del giavellotto nel 1913, la mezzofondista Giovanna Marchini, il ginnasta Adolfo Tunesi, presente alle Olimpiadi di Stoccolma, un significativo gruppo di campioni di pugilato e lotta greco-romana quali Aleardo Donati, Federico Malossi, Giuseppe Battistoni e Francesco Cavicchi, il peso massimo conquistatore del titolo europeo di boxe nel 1955. Avendo una vocazione politica antifascista, nel marzo 1922, al termine dei Campionati emiliani di boxe, la Sempre Avanti! subì un’incursione squadristica che incendiò e distrusse le attrezzature sportive e l’archivio di via Maggia. Il malcapitato pugile Testoni, pestato a sangue, finì in ospedale. Il sodalizio proseguì comunque l’attività, ma il progetto voluto da Leandro Arpinati, che prevedeva la confluenza delle società felsinee in un unico organismo, portò alla confluenza nella Bologna Sportiva alla fine degli anni Venti.

(segue)

Last Updated on Wednesday, 20 May 2020 16:48
 
Aldo e Richi, era un giorno d'aprile del 1985 correndo sulle strade di Hiroshima PDF Print E-mail
Thursday, 14 May 2020 07:51

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Vi ricordate? Le coincidenze. Ne abbiamo parlato qualche giorno fa, ed eccoci di ritorno, dopo aver effettuato qualche ricerca. Una data: 10 maggio. I nomi di due atleti che in quella data festeggiavano il loro genetlìaco: Aldo Fantoni, bergamasco di Ponteranica, Richard «Richi» Umberg, svizzero di Glarona, Glarus, Glarius, Glaruna, a seconda dei diversi idiomi, cittadina nella regione centro-orientale, che ha una singolarità: secondo il censimento dell'anno 2000 aveva più o meno gli stessi abitanti che aveva nel 1870, chissà oggi. Non coincidono le età: il ragazzo de Bèrghem ne ha fatti 60, Richi ce ne ha dovuti mettere sopra dieci di più. Ma sono affratellati dalla corsa, quella lunga, quella che una volta - quando l'atletica era una cosa seria - fissava il suo vero traguardo alla maratona. Oggi c'è di tutto, di più, purchè però sia «estremo», ai limiti della natura umana. Aldo e Richi furono corridori di maratona, nei loro giorni migliori. Un'altra data: 14 aprile 1985, in una lontana città del Sol Levante che evoca funeste, disumane immagini, Hiroshima. Alla città giapponese fu affidato l'incarico di organizzare la prima edizione di un nuovo evento mondiale di atletica leggera: la Coppa del mondo di maratona, di cui si era parlato già nel 1982. Allora la fantasia creativa galoppava, forse fin troppo, adesso sembra un cavallo bolso. La Coppa fu definitivamente assegnata ad Hiroshima il 16 dicembre 1983 durante la seduta dello I.A.A.F. Council a Manila. Il 1° agosto 1984, in occasione dei Giochi Olimpici di Los Angeles, si ebbe la prima presentazione ufficiale.

La creazione di questa Coppa del mondo era anche un palese tentativo di far rientrare la maratona sotto il controllo della Federazione mondiale, troppo potere avevano assunto, e andavano sempre più assumendo, le organizzazioni private delle grandi città. E quella prima edizione fu un grande successo, indubitabilmente. I giapponesi fecero le cose in grande. Tanto per dirne una: invitarono moltissimi medagliati dei Giochi Olimpici, sette parteciparono alla staffetta della torcia: Kitei Sohn oro a Berlino '36 (con il Giappone allora invasore, ma coreano); Emil Zatopek, oro a Helsinki '52; Alain Mimoun, oro a Melbourne '56; Waldemar Cierpinski, oro a Montrèal '76 e Mosca '80; Frank Shorter, oro a München '72; Kenji Kimihara, argento a Ciudad de México '68; Basil Heatley, argento a Tokyo '64. In tutto e per tutto, una edizione emozionante, su cui posarono la ciliegina le maratonete italiane che vinsero la Coppa. Erano: Maria Curatolo (dodicesima), Laura Fogli (quarta), Rita Marchisio (sesta), Alba Milana (32esima), Emma Scaunich (undicesima). Per la gioia del colonnello (a quei tempi, poi generale) Giampiero Casciotti, capo delegazione della squadra italiana, e di Oscar Barletta, due persone sempre allegre, gioviali, oltre che appassionate.

Torniamo ai nostri due «giovanotti», quasi conterranei, uno ai piedi delle Alpi di qua, l'altro ai piedi delle Alpi di là: insomma razza alpina, resistente. A Hiroshima c'erano tutti e due. Utilizzando la meticolosa precisione del nostro socio Paolo Marabini (de Bèrghem) siamo in grado di buttar lì con indifferenza un «Aldo era alla sesta maratona della sua carriera». Ed è quella che è rimasta segnata nel suo albo d'oro personale: 2 ore 12 minuti 9 secondi, non farà meglio. Fu quindicesimo quel giorno, quarto degli italiani, che erano Orlando Pizzolato (sesto), Massimo Magnani (nono), Gelindo Bordin (dodicesimo), Alessio Faustini (23esimo). Capito l'antifona? Pur correndo da 2:12:0, Aldo aveva davanti tre connazionali. E guardate il resto della compagnia vicino attorno a lui: l'etiope Kebede Balcha, fu secondo ai Mondiali '83 dietro a Robert De Castella (anni dopo chiese asilo politico in Canada dove è morto nel 2018); dietro un altro etiope, Dereje Nedi, settimo ai Giochi Olimpici Mosca '80; Herbert Steffny, tedesco ovest all'epoca, terzo a New York nell'83, terzo agli Europei '86, tre successi alla maratona di Frankfurt, laureato in biologia, autore di parecchi libri di successo sulla corsa, fratello di Manfred, maratoneta pure, due Olimpiadi a México e a München '72, fondatore della versione tedesca della rivista «Spiridon» (ancora attiva).

A Glarona non abbiano un Marabini locale, quindi non sappiamo dire quante maratone avesse fatto prima Richi, sappiamo però che arrivò in Giappone con un best di 2:13:37. Chiuse al 75esimo posto, poco davanti al piccolo giapponese Kunimitsu Ito, secondo dietro a De Castella alla Maratona di Fukuoka del 1981, dove Gianni Poli fu quarto con la nuova miglior prestazione italiana. Un sito web afferma che in carriera Richi ha corso 31 maratone sotto le 2 ore e 20, lo prendiamo per buono perchè non abbiamo elementi diversi. Come atleta sicuramente ha avuto una carriera lunghissima (cinque titoli nazionali sulla distanza), ma forse si è ricavato le più belle soddisfazioni da allenatore e da trainer fisico di alcune grandi campionesse. Franziska Rochat-Moser, vincitrice di una New York City Marathon (1997), morta in un tragico incidente sulle Alpi svizzere. Franziska era sposata a Philippe Rochat, uno dei migliori cuochi del mondo per molti anni con il suo famoso ristorante a Crissier, deceduto nel 2015 mentre andava in bicicletta. Umberg ha allenato la sua propria figlia, Vera, nove volte campionessa svizzera su varie distanze del mezzofondo. Fra le «stelle» dello sport che ha seguito come preparatore atletico anche la tennista Martina Hingis, slovacca naturalizzata svizzera, vincitrice di cinque tornei del Grande Slam (tre Australian Open, Wimbledon, US Open) e in altri sette sconfitta in finale; questo contando solo il singolare, la lista si allunga con successi in doppio (13) e in doppio misto (7).

La foto a colori, ripresa dal libro celebrativo della Coppa a Hiroshima, ci permette di identificare Richard Umberg con il numero 248. Nelle altre due immagini la riproduzione dei risultati ufficiali della gara : evidenziati, 15esimo Aldo Fantoni, 75esimo Richard Umberg (i documenti originali appartengono alla Collezione Ottavio Castellini).

Last Updated on Thursday, 14 May 2020 18:51
 
Persone, atleti, le loro date di nascita, un evento sportivo: il tutto fa una storia PDF Print E-mail
Sunday, 10 May 2020 21:33

Le coincidenze. Era l'arma intellettuale di Sherlock Holmes, il personaggio creato da Sir Arthur Conan Doyle. Mettendo insieme le coincidenze, e molto altro in verità, riusciva a risolvere intricatissimi casi polizieschi. A noi non si chiede di risolvere delitti, per fortuna. Ma siamo stati coinvolti in coincidenze che ci permetteranno, con calma, domani, di parlare di un grande evento del passato, di un bravo atleta italiano e di uno svizzero. Se domani avrete tempo e voglia, verso sera tornate su questo spazio, ci serve un po' di tempo per fare delle ricerche, che supportino la nostra memoria, che può anche essere fallace. La base di partenza delle coincidenze in questo caso è la data: 10 maggio. Poi la segnalazione di un amico e nostro socio, cui si aggiunge, ebbene sì, l'abitudine di Facebook di segnalare i compleanni delle persone. Come dicevamo, le coincidenze. A domani.

Last Updated on Sunday, 10 May 2020 21:36
 
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