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Ai nostri soci, ai nostri utenti, a chi ci legge e non ci legge ma forse ci leggerà, a tutti..... PDF Stampa E-mail
Domenica 01 Gennaio 2017 17:43

"Felice Anno Vecchio" ha titolato l'ultimo numero del settimanale "l'Espresso". Come dire, non aspettiamoci niente di meglio da quello nuovo. E infatti bisogna essere degli inguaribili ottimisti per manifestare grandi speranze per l'immediato futuro di questa nostra società malconcia, incasinata, ingiusta, nella quale chi ha di più ha sempre di più e chi ha di meno sempre di meno. dove la vita umana sembra non avere più valore per alcuni. Ma "Che fare?", come si chiedeva un tale esattamente cento anni fa. Mah...non ci resta che sperare, al contrario del titolo di quel film "Non ci resta che piangere" con Roberto Benigni e Massimo Troisi.

Noi dell' A.S.A.I. ci proviamo, forti anche del dato numerico che abbiamo letto alla scadenza del 31 dicembre 2016: nell'ultimo mese sono stati 18 mila 565 i contatti a questo nostro sito, record assolutissimo, visto che il precedente era ancorato a qualcosa di più di 16 mila, e già ci pareva una cifra notevole. Grazie a tutti quelli che ci seguono. Il nostro impegno per l'immediato è quello di consolidare questa fedeltà. Grazie soprattutto a quelle realtà societarie (Atletica Piacenza, Atletica Felice Baldini Agazzano, Atletica Virtus Castenedolo, GS Montegargnano) che divulgano i nostri contenuti. Grazie a quei soci che nel corso dell'anno producono materiali storici, statistici, informativi, alimentando con continuità i nostri contenuti. Grazie anche a quelli che hanno qualche remora ad aprire di tanto in tanto le nostre pagine e magari continuano a mandare gli auguri a soci che sono deceduti.....Auguri anche a quelli (tanti) che stanno facendo di questo nostro meraviglioso sport un ammasso di rovine. E non andiamo oltre.

Abbiamo sposato nel 2016 una iniziativa nata sulla sponda bresciana del lago di Garda che ha portato nel mondo, con grande successo, lo slogan "Sognando Olympia". Il 2017 per noi sarà l'anno di "Sognando uno sport migliore". Buon Anno Nuovo, in questo caso.

Ultimo aggiornamento Domenica 01 Gennaio 2017 18:21
 
GS Montegargnano sul Garda dove da sempre crescono limoni, olivi e adesso tanti bravi podisti PDF Stampa E-mail
Venerdì 30 Dicembre 2016 12:53

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V. Come vittoria. Nella lapidaria consonante il risultato di un anno straordinario per il Gs MonteGargnano. Nell’anno olimpico di Rio che si sta chiudendo i runner portano a casa, sul monte affacciato sul lago, il primo posto assoluto fra le 61 società che hanno partecipato al Campionato dell’Hinterland gardesano. Risultato di prestigio sottolineato dalla partecipazione – oltre cento atlete, atleti, familiari ed amici – al tradizionale incontro di fine anno all’albergo Tre Punte.

 Risultato di un progetto che parte da lontano, di un sogno che non è svanito all’alba. Ma che si è andato concretizzando, corsa dopo corsa, grazie all’impegno di tutti. In testa, per la società presieduta da Antonio Callegari, quello profuso senza sosta da Aurelio Forti, “anima” e vero motore pulsante del gruppo. Che ha sfondato i cento iscritti. E annuncia già altri arrivi. Nel segno della tradizione della Diecimiglia, suo fiore all’occhiello. Corsa internazionale che il prossimo anno compie i primi 45 anni.

“Risultati di primo piano a livello individuale – ha sottolineato Aurelio Forti nel corso della serata -, ma il più eclatante è certamente la vittoria nel Campionato, dove siamo riusciti ad avere la meglio sull’Atletica Falegnameria Guerrini, che da due anni si imponeva con una superiorità che sembrava irraggiungibile”. Qualche numero a ribadire l’impresa sportiva nell’Hinterland: 35 primi posti di gruppo in altrettante gare, 27 secondi e nove volte terzi. Fino a mettere in fila 29.145 punti, ben oltre i 21mila che furono sufficienti per vincere nel 2015. Risultato che, peraltro, è stato festeggiato con il rientro a piedi dall’ultima corsa disputata ai Garletti di Calcinato a Navazzo, in tutto 40 km e rotti, dalla pattuglia guidata da Aurelio Forti. Con punti di ristoro volanti a San Quirico e Fasano. Altra impresa riuscita: ex voto.

Le presenze del sindaco di Gargnano, Giovanni Albini, dell’amico di sempre Gianfranco Scarpetta, del presidente del Circolo Vela di Gargnano, Franco Capuccini, hanno reso valore aggiunto alla serata. Cui ha fatto pervenire il suo saluto Ottavio Castellini, giornalista in attività alla Iaaf, presidente dell’Archivio storico dell’Atletica italiana Bruno Bonomelli e coordinatore del progetto multisport Sognando Olympia, di cui Gs Montegargnano e Cvg sono partner protagonisti.

Infine, passerella per uomini e donne che hanno reso concretezza al sogno sportivo. Non solo con la vittoria nel Campionato Hinterland, ma pure con presenze significative e maratone, gare sulle mezza, in pista e in montagna. Ancora, i trail e oltre, fra i quali la Bvg che ha visto più di 800 atleti al via sui tre diversi percorsi a balcone sul Garda, e i 100 km del Passatore.

Non è mancato il ricordo di Vanni Belloni, atleta di casa a Maderno e di secondo indirizzo sul Monte, mancato nel corso dell’anno, protagonista di molte giornate indimenticabili. Un amico vero, sempre presente. A suo nome il Campionato sociale.

Prossimo appuntamento: a Capodanno, ore 11.30, per il bagno augurale al Lido di Villa di Gargnano. Prosit.

Ultimo aggiornamento Domenica 01 Gennaio 2017 18:17
 
La montagna ha tradito Franco Togni, bergamasco, campione italiano di maratona nel 1996 PDF Stampa E-mail
Venerdì 30 Dicembre 2016 10:29

 

Franco Togni

Franco Togni

Franco Togni

Franco Togni

 

Una notizia terribile ci è piovuta addosso in questi ultimi sgoccioli di 2016, lasciando sgomento il mondo della corsa e quelli di tutta l'atletica bergamasca. Vittima di un incidente in montagna, è morto ieri Franco Togni, il campione italiano di maratona 1996. 

Aveva 56 anni. E la sua vita s’è spezzata tragicamente in Alta Valle Brembana, durante un’escursione, per cause ancora d’accertare. A individuare il suo corpo che giaceva immobile in un canalino nei pressi del Monte Grabiasca, sul sentiero che collega il Rifugio Calvi al Rifugio Brunone, è stato un altro escursionista, che ha dato prontamente l’allarme. Ma la corsa in ospedale con l’elisoccorso è stata vana: Franco, alpinista esperto e atleta in salute, versava in condizioni disperate ed è morto nel tardo pomeriggio.

Nato il 3 novembre 1960 a Torre Boldone, Franco conosce l’atletica sin da ragazzino, dimostrando una certa predisposizione per la corsa lunga. Per leggere il suo nome nelle graduatorie Fidal bisogna risalire ai primi anni 80, quando con la Polisportiva La Torre - la società dei suoi primi cimenti, dodicenne – corre gli 800 in 1’58” e i 1500 in 4’00”. Viene però attratto anche da altri interessi. Si dedica soprattutto allo sci, all’alpinismo (scala il Monte Bianco e sale addirittura sul Monte Ararat), quindi passa dal windsurf e approda al triathlon: partecipa a un Ironman delle Hawaii, la massacrante gara che riassume al meglio il suo spirito di indomito omino di ferro, e nel 1990, alle soglie dei 30 anni, è terzo ai campionati italiani su distanza sprint. 

Sempre in quel 1990, quasi per gioco, si cimenta anche nel Passatore, la madre di tutte le Cento chilometri, e stupisce tutti. Al comando per buona parte della gara,  taglia il traguardo al 7° posto assoluto, secondo italiano, coprendo la distanza fra Firenze e Faenza in 7h08’33”, uno dei migliori tempi mai realizzati da un italiano. Spinto dagli amici e dalla moglie, si convince allora a insistere con la corsa. 

Lavora come rappresentante per un’azienda che commercializza metalli e si allena un po’ nella pausa pranzo e un po’ la sera. Difende i colori di una piccola società, la Tre Stelle Nautica Bolis di Vercurago. Non ha un allenatore vero e proprio, preferisce correre per sensazioni, salvo chiedere qualche consiglio al dottor Bruno Sgherzi, medico e tecnico che segue altri maratoneti bergamaschi. E in meno che non si dica irrompe ai vertici delle lunghe distanze. Il biennio 1991-92 – con in mezzo un incidente stradale che lo tiene a lungo fermo - gli serve per ambientarsi. Poi nel ’93 arrivano i primi exploit, nel cross, in montagna e pure in pista. Il 5 novembre 1995 debutta in maratona a Cesano Boscone, dove vola in 2h14’24” e si inchina solo all’azzurro Giovanni Ruggiero. Quattro mesi dopo è secondo anche a Vigarano Mainarda, dietro al brasiliano Wathier, in 2h14’43”. Passano solo 70 giorni ed è secondo italiano e 12° assoluto alla Turin Marathon, più o meno sugli stessi tempi: 2h14’39”. E’ il preludio alla gara capolavoro, che lo vede protagonista il 13 ottobre, quando a Carpi, nella scia dello spagnolo Fabian Roncero, stampa uno straordinario 2h12’36” e a 35 anni e 11 mesi conquista il titolo italiano, terzo bergamasco della storia a riuscire nell’impresa dopo Romano Maffeis e Rino Lavelli, con il miglior tempo mai fatto registrare in maratona da un over 35 italiano. E’ l’apice della carriera, che anche a causa di problemi alla schiena non conoscerà un altro giorno come quello vissuto sulle strade emiliane. 

Ma non c'è rimpianto per quell'approccio tardivo alla maratona, che gli ha precluso traguardi più importanti, di sicuro anche la maglia azzurra.

Anche dopo il ritiro dall’atletica d’alto livello, lo sport non ha mai abbandonato le sue giornate. Anzi, dopo qualche anno di lontananza dalla corsa Franco si ripresenta agguerrito al via delle gare Master e infila un titolo italiano dietro l’altro, l’ultimo proprio in maratona, il 14 novembre scorso a Ravenna, dove con la maglia dei Runners Bergamo si aggiudica il tricolore M55 correndo in 2h44’06”. Numeri, se vogliamo aridi, a incorniciare però la storia romantica e affascinante di un uomo determinato, coriaceo, un vero duro, sempre pronto a sfoderare il sorriso, a trasmettere entusiasmo, a dispensare saggezza.

Ciao Franco, dimenticarti sarà impossibile.

Nelle foto, dall'alto a sinistra, una fase della gara, Franco ha il numero 3, con il 6 si riconosce l'atro bergamasco Davide Milesi; l'arrivo di Togni a Carpi nella Maratona d'Italia che gli regalò il titolo italiano '96, abbracciato dall'organizzatore Ivano Barbolini; sotto: Franco in maglia tricolore subito dopo la gara; infine, sul podio della maratona di Ravenna, il 16 novembre scorso, campione italiano Master M55.

Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Dicembre 2016 11:48
 
Il ricordo di Felice e Claudio Enrico Baldini guida ancora la passione per l'atletica ad Agazzano PDF Stampa E-mail
Mercoledì 21 Dicembre 2016 16:22

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Dicembre momento di bilanci, di analisi, di resoconti, a volte di buoni propositi per il futuro. Nel mondo sportivo occasione anche di feste e premiazioni. Quest’anno all'elenco delle autocelebrazioni si aggiunge la AAA ”Felice Baldini” di Agazzano, provincia di Piacenza, che ha radunato sabato scorso, 17 dicembre, i propri tesserati al Centro Parrocchiale del bel borgo collinare, accogliente centro già sede del Convegno sul salto in alto ventrale due anni fa. Ed ecco qua: cronaca, premiazioni, libagioni.

La giornata si è aperta con un breve discorso della neo-presidentessa Ivana Romanini, eletta nei giorni precedenti dal Consiglio direttivo a guidare la piccola associazione della Valluretta. Poi è toccato a Gabriella Rondoni presentare un lavoro sulla storia della società agazzanese, costruito e creato con tanto amore e passione frugando tra le mura domestiche in mezzo a verbali di assemblea, cartellini, articoli di giornale e fotografie che sono stati riordinati cronologicamente, collegati ai giorni nostri, e messi sotto forma di video. Risultato: un piacevolissimo filmato con sottofondo musicale che parte dagli anni ‘60 con le pedane in sabbia del campo San Carlo dove le cavallette agazzanesi imparavano l’arte del salto ventrale e l’altra in legno del Cinema Pace dove veniva assegnato il premio “Ercole della Valluretta” nel sollevamento pesi, per passare successivamente a convegni e meeting, brindisi e spiedate fino ad arrivare all’attività agonistica dei giorni nostri.

Successivamente la staffetta del microfono ha raggiunto il professor Carlo Stassano, docente di atletica al corso di laurea in Scienze Motorie a Casalmaggiore, quindi Sergio Morandi, rappresentante della Fidal emilana, ed infine il Maestro della Sport Roberto Costaldi, abile oratore alla ricerca delle corde giuste per trasmettere ai giovani l’importanza dell’attività sportiva nel percorso di crescita dell’ individuo.

Si è quindi passati alle cerimonia di premiazione. Sul palco tutti i tesserati: dai piccoli esordienti (5 anni) fino agli adulti dei corsi serali. Particolarmente applaudite sono state Giulia Magistrali, campionessa regionale sui 1200 siepi cadette, Letizia Mulazzi, terza classificata nel getto del peso ragazze indoor, e le campionesse provinciali Carmen Cignatta, Lucrezia Tocci e Matilde Rossi.

Atto conclusivo il “Premio Fratelli Baldini”, voluto fortemente dal nuovo Direttivo per ricordare le figure di Felice e Claudio Enrico (che fu uno dei soci fondatori dell'A.S.A.I.), premio che verrà assegnato ogni anno all’atleta piacentino che nel corso della stagione agonistica avrà conseguito i migliori risultati. Per il 2016 il Premio è stato consegnato ad Andrea Dallavalle, saltatore in estensione dell’Atletica Piacenza, che è giunto secondo ai Campionati Europei under 18 nel salto triplo ed ha vinto quattro titoli italiani di categoria (2 outdoor, 1 indoor e 1 studentesco).

Infine, come consuetudine agazzanese, ricco buffet organizzato dall’Albergo del Cervo.

Nella foto in alto: le migliori atlete della stagione 2016 in posa orgogliose con il prof Carlo Stassano (dietro), la presidente della società Ivana Romanini e il presidente dell'Atletica Piacenza Sergio Morandi. Sotto: la signora Mariuccia Baldini consegna il "Premio Fratelli Baldini" ad Andrea Dallavalle, accompagnato dal suo allenatore Ennio Buttò

Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Dicembre 2016 17:22
 
Giorgio Gandini, uno dei "ragazzi" di Bruno Bonomelli mezzofondista tenace che non si è mai arreso PDF Stampa E-mail
Sabato 17 Dicembre 2016 09:53

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Una brutta notizia ci ha raggiunto nelle ultime ore: a Bergamo si è spento Giorgio Gandini, atleta che aveva fatto parte del gruppo di mezzofondisti e fondisti allenati a Brescia da Bruno Bonomelli. Avevamo incontrato Giorgio A Brescia, nell'ottobre del 2010, in occasione della celebrazione del centenario della nascita del "maestro di Rovato". Ci aveva fatto molto piacere, "non potevo mancare" ci aveva detto, "ricordare Bruno, sentire parlare di lui, è rivivere una parte importante della mia vita".

Abbiamo affidato il suo ricordo alle toccanti parole di Paolo Marabini, giornalista, nostro socio, mezzofondista alla Atletica Bergamo nei suoi anni giovanili, amico di Giorgio.

Ha lottato fino alla fine. Sapeva di essere messo male, perché un carcinoma ai polmoni non perdona. Ma non lo voleva dare a vedere e minimizzava, anche con noi che lo conoscevamo bene e lo sentivamo spesso. "Adesso non sto benissimo" ci aveva detto solo pochi giorni fa al telefono "ma appena mi rimetto dobbiamo organizzare una bella rimpatriata con quelli dei vecchi tempi". Un auspicio, più che un reale convincimento. Una speranza tenuta accesa dal suo ottimismo cronico, nonostante soffrisse davvero tanto.

Giorgio Gandini ci ha lasciato nella notte tra mercoledì e giovedì, a 81 anni, dopo una vita intensa, piena di soddisfazioni. Un'esistenza vissuta con uno spirito delizioso, sempre col sorriso, un aneddoto dietro l'altro, il buon senso come via maestra, la battuta sempre pronta per stemperare i caratteri focosi, così lontani dal suo, che invece era mite, disponibile, accomodante: era impossibile non volergli bene.

Era nato a Brescia il 22 marzo 1935 e aveva conosciuto ragazzino piste e percorsi di fango, sotto l'ala di quel magnifico burbero di Bruno Bonomelli, maestro come pochi, di atletica e di vita. L'Atletica Brescia è stata la sua culla, quindi la parentesi Gallaratese prima dell'arrivo a Bergamo, la città poi d'adozione, chiamato nella Libertas Magrini degli anni d'oro, a comporre con Gianfranco Baraldi, poi diventato amico fraterno per il resto della vita, e Giuseppe Della Minola, un trio delle meraviglie nel mezzofondo popolato negli anni 50/60 da tanti personaggi di spicco. Non gli mancava il talento, e solo un pizzico di ansia da prestazione gli ha negato traguardi più prestigiosi. Ma non erano in molti a saper spaziare ai suoi livelli sull'arco 800-5000, con una punta di 3'47"3 sui 1500 di tutto rispetto, anche per i giorni nostri. E che dire poi delle vittorie nel cross, in testa la doppietta al Campaccio nel ' 59 e '60. Il tutto condito con 5 maglie azzurre, prima della chiusura con la maglia dell'Atletica Bergamo, voluto dal presidente Tombini pensando già al suo futuro da allenatore.

Una carriera, quella di tecnico, piena zeppa di successi, ancor più importanti di quelli della pur brillantissima e longeva carriera d'atleta. Francesco Panetta è stato l'ultimo e il più titolato tra i tanti atleti che sono passati fra le sue mani, dal 1989 sino alla fine. Ma prima c'era stata una sfilza interminabile di ragazzi cresciuti e lanciati dall'instancabile Giorgio, uno che non saltava un giorno al campo: pioggia, neve, o caldo torrido che fossero. Alcuni nomi? Mauro Capponi, l'enfant prodige Mario Brembilla, Giuseppe Ponti, Giulio Roncelli, poi la nidiata d'oro con Pierangelo Testa, Marcello Rapis e soprattutto Aldo Fantoni, talento che ha scritto la nascita dell'epopea della maratona italiana con i vari Bordin, Pizzolato, Poli e Faustini. Per non parlare delle ragazze vincenti degli anni 70/80: Alma Pescalli, Danila Paredi, Maria Vigani, Renata Capitanio, Giovanna Bellini sono cresciute con lui. E come dimenticare le sue esperienze in Nazionale, per anni tecnico di riferimento del mezzofondo azzurro a livello giovanile.

Insieme allo stesso Capponi fu poi tra i fondatori dell'Athletic Club Bergamo, artefice da responsabile tecnico della squadra granata di successi pesanti firmati da Pietro Mennea, Donato Sabia, Riccardo Materazzi e Mariano Scartezzini. Anche il giovane Renato Gotti ha giovato dei suoi insegnamenti, vestendo con lui le prime maglie azzurre. E tanti altri ancora - anche atleti più modesti, ai quali riservava le stesse attenzioni dei big - che solo a elencarli tutti ci vorrebbe un libro.

Lo sport ha sempre animato la sua esistenza. E lo ha tenuto vivo dopo la morte dell'adorata moglie, l'ex quattrocentista Paola Bartolozzi. L'applauso caloroso pochi giorni fa alla festa annuale della sezione bergamasca degli Azzurri d'Italia, di cui era presidente, resta un momento di grande, indimenticabile emozione. Giorgio non c'era, bloccato a letto dal dolore. "Non me la sento di venire" ci aveva detto dispiaciuto "non voglio essere compatito". Forse sapeva che era vicino al commiato e voleva risparmiarci lo strazio di quel momento.

Ciao Giorgio, conoscerti ed averti avuto come maestro, di atletica e di vita, è stato un privilegio che mi porterò sempre nel cuore.

Una foto di Giorgio Gandini in una delle tante piste che ha calpestato nella sua bella carriera di mezzofondista. Nell'altra, dei giorni nostri, duante una premiazione di Marta Zenoni, atleta che sta salendo rapidamente come atleta di grandi mezzi, accompagnato da Gianfranco Baraldi, uno dei migliori mezzofondisti italiani fra gli anni '50 e '60

Ultimo aggiornamento Sabato 17 Dicembre 2016 10:47
 
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