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Un uomo e un campione che ha ispirato tanti di noi: Livio Berruti PDF Print E-mail
Tuesday, 14 May 2019 08:00

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Abbiamo sentito spesso persone della nostra generazione (intendiamo, di alcuni di noi che hanno i capelli bianchi o li hanno perduti quasi tutti) dire: fu lui che ci fece innamorare dell'atletica. Ne siamo convinti: molti (mai troppi, siamo una èlite, inutile far finta che non sia così) italiani che hanno apprezzato il nostro sport lo devono a lui, a quel «volo» di 20 secondi e frazioni centesimali sulla pista dello Stadio Olimpico di una Roma di cui era innamorato (allora) il mondo intero. Un ragazzo di 21 anni e quattro mesi scarsi, sabaudo, composto, gentile, era stato registrato all'anagrafe di Torino col nome di Livio, che tanto di Roma ci ricorda. Di cognome, Berruti, il suo papà Michele. Domenica prossima, Livio Berruti sarà attorniato da alcune centinaia di persone per una delle molte feste di cui è stato protagonista: in questa occasione, il suo compleanno, uno di quelli importanti, lo sono tutti, ma questo si può dividere per due, per quattro, per otto.

Noi dell'Archivio Storico vogliamo festeggiare Livio da lontano, con i nostri modesti mezzi. Uno è questo spazio. Da oggi a domenica, ogni giorno, faremo omaggio a lui e ai nostri lettori di ricordi, articoli, magari fotografie e documenti. Apriamo con le belle righe scritte da Augusto Frasca, nostro vicepresidente, in un suo recente libro di ricordi, una serie di «cammei» eleganti, colti, misurati come è la persona. Speriamo di offrirvi buone letture.

 

1960: la curva di Berruti

Pronunci il nome e appare una pista, un volo di piccioni in cerca di un cielo libero e l’eleganza di un disegno in curva. Venti secondi e spiccioli per farsi incunabolo dello sport, atto irrepetibile nella sua traiettoria di tempo e di luogo, primo non nordamericano vincitore sulla distanza, prima vittoria olimpica in velocità di un italiano, solitaria dinanzi allo strapotere nero d’oltreoceano, unica segnata da un primato ripetuto a due ore di distanza l’uno dall’altro, unica resa materia viva in uno stadio nazionale. Homo currens d’indicibile levità, testimone d’una inattaccabile filosofia dello sport, il 3 settembre 1960 un ventunenne torinese divenne eterno nella storia dello sport italiano scendendo nell’immacolata scenografia dell’Olimpico dell’epoca dalle severe consuetudini sabaude e dagli incanti sommessi delle campagne di Stroppiana. Quell’affermazione fu l’apice di una cultura nata sui banchi di scuola secondo lezione impartita da un grande umanista a nome Bruno Zauli. L’avevano costruita Giorgio Oberweger, lucido reggitore delle sorti atletiche dell’epoca, Giuseppe Russo, il docente, il rifinitore nell’assiduità delle sedute allenative nel paradiso di Formia, pasquale Stassano, lo stesso che dopo l’arrivo sarebbe caduto in una sorta di catalessi sillabando linguaggi sconosciuti. Avevano tutti ignorato la lettera con cui anni prima la prudenza di un genitore aveva chiesto ai tecnici federali l’annullamento dell’impegno su una distanza e in una gara ritenute pericolose per la salute del figlio. Inesausto creatore di scherzi nei confronti del composto ragazzo torinese, grande velocista anch’egli, Sergio Ottolina, assistette alla finale dei 200 in tribuna autorità, a due passi dal Presidente Gronchi. Fu l’unica volta in cui i suoi amici lo videro piangere. Quando, ore dopo, fu chiesto a Livio Berruti cosa avesse pensato durante la corsa, al cronista attento suggerì di scrivere di non aver pensato nulla, salvo correre veloce. L’olimpionico ebbe in premio la Fiat 500 assegnata a tutti gli italiani vincitori. Nelle tasche, un assegno di 800 mila lire del Coni, 400 da parte federale. Il portachiavi d’argento donato agli olimpionici da Umberto di Savoia dall’esilio di Cascais. Rientrando a Torino sulla 600 di Gianpaolo Ormezzano dopo quarantotto ore di pausa a Santa Marinella da Gianni Melidoni, tra i rari che dalle colonne del Messaggero ne aveva pronosticato la vittoria, dalle parti di Genova l’olimpionico fu inseguito, bloccato e multato per eccesso di velocità da una monolitica pattuglia della Stradale. Giorni dopo, ai premi ricevuti, il ventunenne aggiunse del suo, e acquistò una Giulietta sprint.

Nella foto, che fece il giro del mondo, il giorno dopo: Livio se la prende comoda a letto, giornale che si intravvede, medaglia e tanti visitatori, tutti interessati. Lui sembra quello di sempre: tranquillo, senza eccessi, composto anche in pigiama: e fatemi fare colazione!

Last Updated on Friday, 17 May 2019 15:42
 
Inchiniamoci reverenti al nostro Maestro: Roberto L. Quercetani ci ha lasciato PDF Print E-mail
Monday, 13 May 2019 16:46

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Un senso di profondo sgomento ci ha preso quando un amico ci ha comunicato la notizia: Roberto Quercetani se n'è andato. Non tanto altro ci sentiamo di aggiungere in questo momento, se non il nostro dolore ed esprimere la nostra affettuosa vicinanza alla signora Maria Luisa. Alcuni di noi hanno avuto il dono del Cielo di passare con loro alcune decine di minuti proprio un mese fa, il 14 aprile, nella loro residenza attuale, a Firenze. Occasione doverosa, di amicizia e di rispetto, essendo noi nella città medicea per la nostra annuale Assemblea, ma anche per adempiere ad una formalità: la consegna del Premio Bruno Bonomelli, che, tutti insieme, avevamo deciso di assegnare a lui. E a chi altrimenti? Ci era rimasto dentro questo senso di serenità, di piacevolezza nel dialogare. Il suo ultimo abbraccio ci aveva riscaldato il cuore.

Adesso non è più dei nostri fisicamente, ma lo sarà sempre, e ancora di più guardando, sfogliando, leggendo le sue opere che, per tanti di noi, sono una Bibbia laica per coltivare una singolare religione. Noi prendiamo commiato da lui con le parole dell'amico Augusto Frasca.

Le esequie di Roberto Quercetani avranno luogo mercoledì 15 maggio alle ore 9,00 a Firenze all’Istituto Paolo VI, in Via Cimabue, 35 dove la salma del defunto è esposta da domani, martedì mattina.

Abbassare il capo, in rispetto. Non altro. Nel momento della scomparsa, questo dobbiamo all'uomo e al professionista che lascia nella commozione l'intero nostro mondo. Depositario, come pochi, dell'esattezza di tempi, di date e di misure, in un panorama sterminato sottratto alle polveri e alle mutilazioni del tempo, accompagnando e custodendo da lontano prima la giovinezza e poi la maturità di intere generazioni di osservatori, di studiosi, di semplici appassionati di atletica, Roberto Luigi Quercetani è vissuto senza ostentazioni da padre putativo, ricostruendo con la potenza dei numeri e con lucida razionalità storie e biografie, documenti e verità nascoste, vincitori e vinti.

Dall'atletica fu catturato, decenne, in una serata estiva del 1932, attratto dall'annuncio, apparso su un imponente pannello luminoso allestito su un palazzo di Piazza Vittorio Emanuele, della vittoria di un italiano, Luigi Beccali, avvenuta a migliaia di chilometri di distanza ai Giochi olimpici di Los Angeles. Fu una folgorazione, consacrata l'anno successivo assistendo di persona, il 24 settembre, allo stadio di Firenze, al primato italiano sugli 800 metri realizzato dallo stesso atleta durante l'intervallo di una partita di calcio. Da allora, nell'abitazione di Borgo S. Iacopo, leggere la Gazzetta dello Sport fu suo pane quotidiano, mentre forte nasceva l'interesse per le materie umanistiche e per la conoscenza di lingue straniere, dal francese all'inglese, dal tedesco allo spagnolo allo svedese. Da lì, i passi successivi. Le letture sempre meno occasionali del francese L'Auto diretto da Jacques Goddet. La conoscenza della Guide Athlétique 1938 di Gaston Meyer e Jean-Jacques Lesur. Il primo abbonamento semestrale, concessogli dal padre nello stesso anno, del tedesco Der Leichtathlet. L'apertura, e con essa la lingua, all'atletica svedese trattata da Idrottsbladet, pubblicazione preferita. La fitta corrispondenza con Arnold Larsson, rilevandone "at a very low price a sizeable part of this track library", prima che, volontario a fianco dei finlandesi contro i sovietici, lo svedese perisse nei geli del Nord.

Nel 1940 il giovane Quercetani non fu ammesso alla Facoltà di lingue del Magistero perché presentatosi all'esame di lingua tedesca privo di camicia nera: tre erano gli esaminatori, due italiani, e un ebreo tedesco rifugiatosi in Italia dalla Germania, unico, dei tre, a valutare favorevolmente la sua domanda. Ingaggiato in un istituto di credito cittadino, sul finire del 1943 le vicende belliche videro Quercetani impegnato come interprete nelle truppe alleate, prima con gli inglesi e poi con gli statunitensi del generale Clark. Mesi prima, nel giugno 1943, era apparso il suo primo reperto giornalistico, un articolo sul periodico finlandese Yleisurheilu, con cronache italiane e risultati da Firenze, Milano e Torino, e dunque Consolini e Lanzi, Beviacqua e Innocenti, Profeti e Fracassi, Romeo e Mariani, Malaspina e Kressevich, con una nota in rilievo sul 50.99 realizzato a Milano da Giuseppe Tosi.

Nel 1948, ventiseienne – due anni dopo essere entrato in rapporto epistolare con Don Potts, docente all'Istituto di Tecnologia di Pasadena, con il quale manterrà nel tempo una forte amicizia, stilando tra l'altro le prime liste mondiali All-Time, utili ai sudditi della Regina nella composizione dei turni eliminatori dei Giochi londinesi  – l'incrocio professionale con Bert Nelson, fondatore, con il fratello Cordner, di Track & Field News: incrocio importante, al punto che anni dopo l'uomo di Firenze si vide recapitare in via Inghirami la proposta, rifiutata dopo attenta riflessione, troppo amando l'Italia, di un trasferimento negli Stati Uniti per assumere la direzione della rivista. Nell'ottobre del 1950, con il resoconto di una riunione organizzata all'Arena trasmesso da un bar della zona, ebbe inizio il lungo periodo di collaborazione con la tedesca Leichtathletik, seguito subito dopo, su invito di Gianni Brera, dall'intenso rapporto con la Gazzetta dello Sport.

Tra il 1950 e il 1951, due momenti importanti. Il 26 agosto 1950, in occasione degli Europei di Bruxelles, Quercetani fu figura decisiva, assumendone la presidenza, per la nascita, assieme a dieci colleghi, di The Association of Track and Field Statisticians. L'anno successivo, con lo svizzero Fulvio Regli, mise la firma in testa al primo Annuario dell'Associazione. Dopo le stagioni iniziali, volte all'asetticità delle ricostruzioni senza pretese creative o letterarie, la scrittura di Quercetani si modificò progressivamente in chiave storica e giornalistica, testimone lo stesso Brera, che sull'amico scrisse "dilatando le cifre a più nobile discorso, Quercetani assurge a umanista squisito".

Nel 1964, stesso anno, il 12 novembre, in cui si celebrava in una Chiesa dei Cappuccini di Fiesole l'incontro con Maria Luisa, ammirevole compagna di vita, nasceva il suo capolavoro pubblicato dalla Oxford University Press, A World History of Track and Field Athletics 1864-1964, cui seguiranno fondamentali aggiornamenti periodici fino agli anni Duemila inoltrati, primo tra essi, quattro anni dopo, per l'editore Longanesi, testo giustamente famoso e praticamente introvabile, Atletica Mondiale, Storia delle Olimpiadi e di tutti i campioni del mondo, magistralmente sintetizzata in trecentocinquanta pagine: libro unico per verità e misura, per concisione di stile e freschezza di immagini, scriverà nella prefazione Gianni Brera, riferendo del primo incontro con l'appartenente a quel miracoloso "genus tuscorum" e di come con i suoi occhiali cerchiati di metallo gli avesse ricordato Joyce.

La lunga produzione storica di Quercetani, le cui principali opere verranno tradotte in inglese, finlandese, spagnolo e giapponese, vivrà più avanti, nel 1994, altro momento significativo con il diretto coinvolgimento nella costituzione dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana "Bruno Bonomelli", di cui sarà il primo presidente. Tra le esperienze all'estero – tra le molte importanti, come l'avventurosa trasferta australiana del 1956, o semplicemente curiose – sensibile ai rapporti umani, Quercetani era solito ricordare con piacere l'invito londinese rivoltogli nel 1998 per un pranzo celebrativo del 40° anniversario della britannica NUTS, National Union of Track Statisticians, aperta a personaggi molto noti per chi segue le vicende della disciplina, Mel Watman e Peter Matthews, Norris McWhirter e Peter Lovesey, Bob Sparks e Richard Hymans, fino al decano Harold M. Abrahams, vincitore sui 100 ai Giochi del '24 e successivamente impegnato a trecentosessanta gradi nell'atletica britannica.

Di Roberto Luigi Quercetani non si ricorda un intervento ad alta voce. Si sottolinea al contrario la rarità di una compostezza costruita sul filo di una buona educazione borghese, il suo essere solista, senza darne la sensazione, in uno sconfinato organico orchestrale, il distacco solo apparente dinanzi ai grandi eventi: tratti essenziali dell'avventura umana di un uomo perbene apprezzato in giro per il mondo, onorati e orfani, molti fra noi, di averne in qualche misura condiviso l'appartenenza identitaria ad una disciplina che fu a lungo culto dell'uomo.                             

Last Updated on Tuesday, 14 May 2019 17:40
 
Nel Dizionario Marabini sessant'anni di storia dell'Atletica Bergamo '59 PDF Print E-mail
Saturday, 11 May 2019 07:00

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“…(1965, 1980 – 1984) – Mezzofondo, poi dirigente e vicepresidente. Archiviata la breve carriera agonistica, è entrato nei quadri dirigenziali poco più che ventenne, occupandosi in particolare di statistica e di comunicazione, anche nelle vesti di giornalista, sulle colonne prima di BergamoOggi e poi della Gazzetta dello Sport. Arrivato sino alla vicepresidenza, è uscito dalla società nel gennaio 2013”.

Questo scrive lui di lui, nell’elenco delle persone il cui cognome inizia con la lettera “M”. «Il lui», tradotto in italiano «egli», è Paolo Marabini, del quale diciamo noi, visto che non lo ha detto lui nella sua breve biografia, che è stato uno dei primi soci che ha aderito al nostro Archivio Storico, insieme alla sua indimenticabile zia Bice, per tutti Bicetta. Un anno organizzò pure un fior di Assemblea annuale in un albergo della sua città. E, da qualche anno, fa parte anche del nostro Consiglio Direttivo. Ma non della sua ricca biografia vogliamo parlare, ma di un suo lavoro compilatorio che ci è stato recapitato con la posta di ieri. Sulla copertina un numero 60 seminascosto da due lettere stilizzate, A e B, e sotto un semplice e lineare Atletica Bergamo 1959. In conclusione, per festeggiare i sessant’anni di vita della società bergamasca si è stampato questo dizionario, un «Chi è e chi è stato» nei sei decenni di vita. Anche la struttura è esattamente quella del dizionario, dalla lettera A (il primo è Bruno Abati) alla Y (chiude Avenir Yzeraj). E un lavoro così a chi si poteva chiedere se non a Paolo Marabini, che pure da sei anni non fa più parte della società? Un paio di mesi fa, questo nostro sito pubblicò un articolo celebrativo dell'anniversario proprio a firma di Paolo.

L’abbiamo sfogliato, del libro parliamo, se non altro per la curiosità di ritrovare nomi e cognomi di persone, non solo atleti, che abbiamo conosciuto. Dopo il dizionario, alcune pagine dedicate agli albi d’oro: tutti coloro che hanno vestito la maglia azzurra, le medaglie nelle grandi manifestazioni, i titoli italiani, gli scudetti, i primatisti nazionali, i risultati internazionali.

Un libro essenziale, senza sbrodolature. Pagine che ci fanno capire – caso mai ce ne fosse ancora bisogno – che le sorti del nostro sport sono e sono sempre state nelle mani delle società che operano sul territorio. E delle quali arrembanti dirigenti si ricordano ogni quattro anni per chiedere i voti assembleari: pressanti telefonate, qualche bel «pistolotto» in Assemblea, un bel po’ di promesse dispensate a pioggia e quasi mai mantenute, e via cantando.

L’Atletica Bergamo fa 60, quindi non ancora in età pensionabile, sia che si citi la tanto insultata Fornero oppure la fantomatica «quota 100» (tutte astruse formule per non far capire niente a nessuno). Ai dirigenti bergamaschi, quelli di oggi e quelli di domani o dopo, toccherà tirar ancora la carretta. Almeno hanno un filo di speranza…avete notato come si chiama l’ultimo atleta del Dizionario Marabini? «Avenir». Lunga vita all’Atletica Bergamo.

Last Updated on Saturday, 11 May 2019 07:44
 
Quando anche una baracca di legno era sufficiente per fare cultura sportiva PDF Print E-mail
Friday, 10 May 2019 15:03

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La posizione incantevole lungo il Viale dei Colli, nell’ampio tornante che il Viale Michelangelo svolge di fronte a Via P. Tacca, fa del complesso dell’A.S.S.I. un centro di ritrovo per sportivi quanto mai attraente e ben frequentato…Purtroppo…tutta l’attrezzatura relativa ai servizi è nelle condizioni più deplorevoli…La direzione, gli uffici, i servizi per l’atletica…sono collocati in baracche cadenti a carattere provvisorio , che ormai sono lì a mostrare la loro bruttezza e a deturpare le bellezze naturali. Inoltre il bar e le relative attrezzature sono quanto di più antiestetico e disordinato si possa immaginare”.

Questo scriveva Danilo Santi, componente del Consiglio della società, che in quell’anno – 1966 – aveva come presidente Rodolfo Melloni. Il presidente del 2019, Marcello Marchioni, aveva allora l’incarico di Capo Sezione dell’atletica. Proprio lui, il Marcello che ci ha cortesemente ospitato, a nome dell’A.S.S.I., nella nuova bella sede ubicata sempre sul Viale dei Colli, in occasione della 25esima Assemblea annuale del nostro Archivio Storico. Che, come cercheremo di spiegare, con quella struttura fiorentina ha sempre avuto un solido legame.

A volte le coincidenze si raggruppano a grappoli. Fatta l’Assemblea, festeggiati i 25 anni, tornati a casa, mentre stavamo cercando di mettere ordine in antiche carte, che cosa ne esce fuori? Un fascicolo, di 36 pagine, che reca in copertina la scritta «45° Anniversario – Numero Unico – Agosto 1966» (copertina riprodotta in alto, originale dalla Collezione Ottavio Castellini). Su quella stessa copertina una foto di Silvano Meconi che getta il peso e, sul suo possente torace, la maglia dell’A.S.S.I. con il giglio. Sullo sfondo, assiepato, un buon pubblico, ma soprattutto le famose «baracche» di cui scrive Danilo Santi.

E non fu l’unico. Le baracchette erano l’elemento che turbava i sonni dei dirigenti. Ma anche di un giornalista sensibile e battagliero come Carlino Mantovani, mezzofondista in gioventù, poi redattore per una quarantina d’anni al quotidiano “La Nazione”. Fiorentino dalla lingua tagliente (ho avuto la fortuna di conoscerlo e stimarlo, e di esserne amico, ricambiato) Carlino scrisse:”…il campo offre un aspetto desolante…le promesse sono rimaste allo stato di buona intenzione e le baracche prefabbricate che dovevano essere rimosse dopo un breve periodo…(dodici anni or sono…) sono rimaste al loro posto, logorate e insufficienti…”. Vecchia storia italica: niente è più stabile del provvisorio.

Ma non finiva lì: di quelle fatiscenti strutture si occupò, su quelle pagine, anche Sergio Mealli, economo in economia, come sarcasticamente si firmò. Titolo «La trincea e la baracchetta». “C’è anche una baracchetta di legno che, allo scrivente, fa ricordare i suoi vent’anni trascorsi non in battaglie sportive ma in quelle fatte con fucili 91 e baionette, allora tanto di moda. Sì, par proprio, quella baracchetta verde, una di quelle che servivano da caserma negli anni 40…serve da spogliatoio, da segreteria, da sala di convegno…si tengono le riunioni del consiglio direttivo. Unica civetteria sono i trofei appesi alle pareti di legno».  Quella che Mealli chiama «trincea» “…è una specie di muraglione, fatto a gradoni, in pietre contenute in gabbioni di rete metallica. Una vera e propria trincea a protezione degli smottamenti eventuali del pendio che sovrasta la pista».

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Che legame esiste fra quelle baracche e il nostro Archivio Storico? Un legame fatto di una corda robustissima. Resa solida, prima di tutto, da un intreccio speciale: l’amicizia. Quella con il prof Aldo Capanni, collaboratore nel settore tecnico dell’A.S.S.I. per tanti anni, fu anche l‘inventore, con pochi altri, di quel Centro Studi A.S.S.I. Giglio Rosso, insuperato stimolo culturale nell’opaco panorama dell’atletica. Il filo s’allunga e Aldo Capanni, che faticosamente teneva in piedi il Centro Studi fiorentino, entrò anche nel costituendo Archivio Storico dell’Atletica Italiana. E la baracchetta che ospitava il Centro Studi divenne pure sede dell’A.S.A.I., con Aldo segretario e Roberto Quercetani presidente. A questi due «ingredienti» aggiungete la posizione centrale di Firenze, ed ecco che quell’angusto spazio fu anche punto di riferimento delle nostre prime Assemblee. L'interno è oggetto della foto qui sopra, in fondo si riconosce un barbuto Aldo Capanni.

Legame sancito, diremmo ratificato, dalle parole, scritte da Aldo Capanni nel volume «1922 – 1977 settantacinque anni sul Viale dei Colli», bel libro edito per celebrare un altro quarto di secolo della società sportiva fiorentina. Il volume (da leggere da chi vuol sapere qualcosa di più della storia dell’atletica italiana) curato da Aldo e da Franco Cervellati. Al capitolo 24 (pag. 209) dedicato al Centro Studi possiamo leggere:” A metà del 1994, poi, il Centro Studi diventò a sua volta la sede operativa di un’altra neonata associazione culturale, l’A.S.A.I. – Archivio Storico dell’Atletica Italiana Bruno Bonomelli. Costituita da un gruppo di appassionati storici e giornalisti fortemente interessati alla storia dell’atletica nazionale, fra i quali due degli stessi membri del Centro Studi, l’A.S.A.I. in toto riconobbe la bontà e la serietà di quanto il Centro aveva fatto fino ad allora nel corso del suo operare e ritenne logico porre la sua sede presso quella di un’altra associazione che da così tanti anni operava efficacemente nell’ambito culturale specifico: si trattò…di un apparentamento indubbiamente efficace e positivo per entrambe le istituzioni, che possono avvalersi l’una dell’altra a seconda degli obiettivi e degli scopi di volta in volta in corso di realizzazione”.

Fu Aldo che si incaricò di stendere la bozza dello Statuto dell’A.S.A.I. All’art. 3 si leggeva: “L’associazione pone la sua sede principale in Firenze, presso il Centro Studi e Documentazione in atletica leggera A.S.S.I. Giglio Rosso, in Viale Michelangiolo 64”. In data 13 giugno 1994, Aldo inviò una comunicazione ai soci fondatori avente per oggetto la formalizzazione dell’Atto costitutivo: i soci avrebbero dovuto presentarsi venerdì 1° luglio, alle ore 16, nello studio fiorentino del notaio Zetti.

Preparato, preciso fino alla pignoleria, ligio ai suoi compiti di segretario con cui aveva dimestichezza grazie alla esperienza fatta in tanti anni di Centro Studi, Aldo, il 6 aprile 1995, diramò le convocazioni per la prima riunione del Consiglio Direttivo (al mattino) e della prima Assemblea Ordinaria (al pomeriggio), per sabato 22 aprile, “presso la sede dell’Archivio, presso il Centro Studi…”. Dal Verbale N.1 si desume che quel giorno erano presenti nella «baracchetta» sul Viale dei Colli, il presidente Roberto Quercetani, il vicepresidente Gianni Galeotti, il segretario Aldo Capanni, i consiglieri Ottavio Castellini e Augusto Frasca, il sindaco revisore Tiziano Strinati, i soci Luciano Fracchia, Silvio Garavaglia, Marco Martini e Alberto Zanetti Lorenzetti; per delega, Raul Leoni e Rosetta Nulli Bonomelli. Quella di Firenze era meta fissa per le nostre assemblee: domenica 24 marzo 1996, 16 marzo 1997. L’Assemblea 1998 – 8 marzo – si tenne a Firenze ma nella sede del Comitato toscano della F.I.D.A.L.

A seguito delle vicende travagliate del Centro Studi che dovette smobilitare la «baracchetta» e, soprattutto, del decesso di Aldo (2007), l’A.S.A.I. tolse le tende dal Viale dei Colli. Non senza rammarico, ma fu inevitabile. Chiudiamo con un ultimo brano da pag.211 del libro di Capanni – Cervellati:” Il Centro Studi ha creduto, crede e crederà sempre, a differenza di molti «soloni» della nostra nazione così arretrata in materia di sport, di movimento e di educazione fisica, che le parole «sport» e «cultura» possano e debbano coesistere, nell’interesse della crescita e dello sviluppo dell’uomo, con la convinzione che ogni aspetto della vita – e quindi, a maggior ragione, al giorno d’oggi – lo sport contenga dei valori segnatamente culturali di fondamentale importanza che non possono né debbano essere ignorati, né disgiunti dalla cosiddetta «cultura» ufficiale: l’uomo non si esprime solo con la parola, lo scritto, l’azione, il suono, ma anche correndo, saltando, lanciando o usando un pallone di qualunque forma e dimensione da colpire secondo determinate regole. Tutto è cultura e tutto questo gli interessati hanno finora trovato, e continueranno a trovare, al Centro Studi A.S.S.I. Giglio Rosso”.

Queste stesse convinzioni, seppure sballottate da tante delusioni e amarezze, sono quelle che hanno guidato l’operato dell’Archivio Storico dell’Atletica Italiana Bruno Bonomelli nei suoi primi 25 anni di vita. Il 14 aprile scorso, guardando fuori dalla finestra della nuova sede dell'A.S.S.I. verso la zona dove c'erano le baracchette, ci siamo ripetuti lo slogan della nostra Assemblea 2019: «Atletica e Cultura: una chimera?».

Last Updated on Friday, 10 May 2019 16:04
 
Luc Vollard ci racconta com'era l'atletica femminile francese nel 1917 PDF Print E-mail
Thursday, 09 May 2019 09:42

Abbiamo ricevuto il consueto avviso che annuncia la pubblicazione del numero 91 della «Lettre», l'aggiornamento  di argomenti storici e statistici curato dai componenti della Commissione Documentazione e Storia della Federazione francese. Lettura sempre istruttiva, per chi ha un po' di curiosità per il nostro sport.

EDITO - C'EST ARRIVÉ EN MAI ... 1917
Rédacteur Luc VOLLARD

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La pratique de l'athlétisme féminin a débuté en France durant la première guerre mondiale. Si les premières performances établies paraissent aujourd’hui faibles, un certain nombre n’en figure pas moins sur les listes des records du monde de l’IAAF ... en lire plus sur la page d'accueil du site ou dans la colonne de gauche, menu EDITO

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Elle se trouve sur la colonne de gauche sous format PDF : http://cdm.athle.com/asp.net/espaces.html/html.aspx?id=39695

ATHLERAMA 2018

alt  Ce n'est pas une production de la CDH mais du Service des Statistiques de la Fédération Française d'Athlétisme dirigé de main de maître par Patricia DOILIN aidée dans sa tâche par quelques membres de la commission.
« ATHLÉRAMA » 2018, la 57ème édition du bilan de l'Athlétisme Français, est paru.
Plus de 800 pages de bilans salle et plein air pour toutes les catégories, records, biographies, index, championnats de France, listes de tous les temps, rétro, études en tous genres... Des centaines de pages originales que vous ne trouverez nulle part ailleurs car publiées sur aucun site, ni ici sur la CDH ni sur le site de la FFA.
Vous y trouverez aussi les prestations de nos athlètes lors de la saison internationale écoulée agrémenté de quelques infographies destinées à faciliter la visualisation de certaines données chiffrées. 
Le tout embelli de multiples photographies des athlètes qui ont fait briller les couleurs nationales en 2018.

Athlérama 2018 vous coûtera seulement 28€ (port compris).

N'hésitez pas à passer commande  ici-même ou en envoyant un chèque à l'ordre de la FFA, à l'adresse suivante : Fédération Française d'Athlétisme - service des statistiques - 33 avenue Pierre de Coubertin - 75640 Paris Cedex 13. Il vous sera expédié aussitôt.

MISE A JOUR DU SITE  

Mises à jour du site - menu situé en haut et à droite de la page d'accueil,
Naviguez au gré de vos envies, de vos préférences, il y aura toujours une rubrique qui aiguisera votre curiosité !  Pour changer des statistiques et bilans quelques exemples au hasard : 
Le lanceur de disque (définition 1912)
Les circonstances de la vie
Du sang bleu sur les stades
etc...

LA CDH ITALIENNE
Un site équivalent à la CDH française, mais réalisé pour l'Italie.
A découvrir absolument !              http://www.asaibrunobonomelli.it/

INFOS PRATIQUES : LES REVUES FFA

La revue fédérale Athlétisme Magazine en partenariat avec la BNF a mis en ligne tous les numéros du magazine officiel de la FFA de 1921 à 2000. 
Les revues mensuelles fédérales sont accessibles à partir de la page d'accueil du site, colonne de droite.

 

Last Updated on Friday, 10 May 2019 08:40
 
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