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Cronaca e immagini di una giornata che ci resterà nella memoria e nel cuore PDF Stampa E-mail
Lunedì 23 Luglio 2018 10:33
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Torniamo ancora (e non sarà l'ultima volta, abbiamo altre «frecce» di carattere sia storico sia documentale sia di attualità) sulla cerimonia a ricordo della vittoria olimpica di Pino Dordoni, che sapete già si è svolta a Piacenza sabato scorso. Con una partecipazione davvero sentita, commossa, toccante. A cominciare dalla presenza della moglie di Pino, signora Graziella, con la figlia Isabella, per proseguire con un altro grande atleta della marcia italiana, Vittorio Visini, quattro volte finalista olimpico nelle edizioni 1968 - 72 - 76, una lunghissima vita in «azzurro» con 67 maglie; o, ancora, con un giovanotto di 91 anni, Severino Rossetti, pure seguace del camminare rapido, grande amico del Pino (un amico ci ha promesso una sorpresina a proposito di Rossetti...). 

In mezzo a tante belle presenze, una molto gradita: quella dei giovani, tutti tesserati per l'Atletica Piacenza, che hanno deposto una corona di alloro accanto alla lapide del campione. I loro nomi: Andrea Dallavalle, sua sorella Chiara, Filippo Giandini, le gemelle Anna e Clara Vullo, Rebecca Cravedi. Un segno di continuità, testimoniato anche dai rappresentanti dell'Atletica Farnese - di cui Pino fu fondatore, atleta nel 1946 e '47, e poi presidente -, dell'Atletica Cinque Cerchi, dell'Amicizia Caorso. E anche dalla Federazione e dal suo Gruppo Giudici Gare, daii Veterani dello Sport la cui Sezione piacentina è intitolata a Pino Dordoni. Il presidente, Pinuccio Conni, ha consegnato il gagliardetto della Sezione alla A.S.A.I. in segno di apprezzamento per l'iniziativa.

Parole che venivano dal cuore quelle di Vittorio Visini:" Ho avuto due padri, quello che mi ha generato, e Pino". L'intervento scritto di Maurizio Damilano, di intensa partecipazione umana, è qui, sul nostro spazio, a disposizione di tutti. Senza dimenticare il messaggio pervenuto da Gianfranco Carabelli, maestro dello sport, dirigente del Comitato olimpico italiano per tanti anni, fra i molti incarichi anche Segretario della Federazione atletica. C'erano tutti? Presenti fisicamente o attraverso un segno di adessione? No, purtroppo no. Silenzio assordante da parte dell'Ammistrazione comunale della città, pur contattata da Sergio Morandi. Non un cenno, neppure per educazione. Non ci sembra una bellissima figura, assessore Massimo Polledri. Vediamo che nella vostra Giunta esiste un meritorio assessorato "Tutela degli animali". E tutelare l'attività sportiva dei giovani, non sarebbe altrettanto meritorio? Far sentir loro che gli amministratori cittadini recepiscono le loro istanze?

Fermiamoci qui, chi vuole saperne di più ha a disposizione l'esauriente articolo di Luca Ziliani su «Libertà» che abbiamo pubblicato ieri. Adesso lasciamo parlare solo le immagini, una selezione, di quelle scattate da Giuliano Fornasari, il quale ci ha gentilmente fornito anche il servizio completo disponibile entrando su questo indirizzo .

In alto da sinistra e poi in senso orario: Severino Rossetti, Vittorio Visini, Pinuccio Conni e Ottavio Castellini; il medesimo e Sergio Morandi; la facciata marmorea che riunisce i cittadini illustri della Città di Piacenza; Vittorio Visini, la signora Graziella Dordoni, la figlia Isabella e Pinuccio Conni; i giovani atleti piacentini dopo aver deposto la corona di alloro; gli stessi posana con la signora Dordoni e la figlia Isabella, la prima sulla sinistra è Cristina Bobbi, con un bel trascorso come atleta e oggi mamma di Chiara, Andrea e Lorenzo, tutti atleti.

Ultimo aggiornamento Martedì 24 Luglio 2018 16:21
 
Maurizio Damilano: lo sport e i suoi campioni non hanno tempo, sono immortali PDF Stampa E-mail
Lunedì 23 Luglio 2018 08:29

Impossibilitato a presenziare personalmente a Piacenza, il campione olimpico Maurizio Damilano ha fatto pervenire ai promotori un sentito e toccante messaggio che è stato letto ai presenti da Sergio Morandi, presidente onorario dell'Atletica Piacenza e nostro socio, cui dobbiamo un affettuoso ringraziamento per la convinta adesione che ha dato alla nostra proposta.

 

Il messaggio di Maurizio Damilano

 

Cari amici,

è con particolare rammarico che non posso partecipare a questo incontro per ricordare oggi, 21 Luglio 2018, il 66esimo anniversario della vittoria di Pino ad Helsinki. Colgo l’invito dell’amico Ottavio che mi ha chiesto, una volta annunciato che non avrei potuto esserci, di scrivere un breve saluto e ricordo da poter leggere.

Parlare e ricordare Pino mi da sempre delle forti emozioni perché per i vent’anni della mia carriera e non solo lui è stato per me (ma direi per noi famiglia Damilano) un riferimento costante, e soprattutto dopo la mia vittoria a Mosca (che era temporalmente collocata pochi giorni dopo ma di 28 anni avanti) il legame si trasformò divenendo ancor più forte. Negli anni abbiamo festeggiato più volte insieme queste ricorrenze. Spesso capitavano quando ci trovavamo in raduno a preparare gli appuntamenti importanti: allora il tutto si limitava ad un brindisi e via, come era nel suo e mio stile.

Io e la nostra marcia italiana dobbiamo molto a Pino. Innanzitutto il  suo lottare sempre con impeto a favore della specialità. Ciò anche negli anni in cui i risultati non ci premiavano molto. Poi le soddisfazioni per un movimento che aveva dato ragione a tutto questo suo battersi a favore dell’amata marcia. Lui è stato un pilastro anche nel rispetto che la nostra disciplina ha avuto nel mondo. Tutti riconoscevano in Pino un gigante di questo sport e di conseguenza della qualità della marcia italiana.

So bene che non sempre ha vissuto momenti facili. Ricordo come, ancora con quel sentirsi “messo in punizione” per aver difeso a spada tratta la mia convocazione per l’Olimpiade di Montreal, ricordava questa vicenda e alla fine scoppiava in un bel sorriso dicendo: “Ma a Mosca 4 anni dopo hanno dovuto chiedermi scusa”.

Avrei tanti altri episodi da ricordare, come quando mi aspettava davanti all’hotel Milano con il borsone poggiato a terra e le braccia incrociate sul petto attendendo il mio arrivo per metterci in viaggio verso qualche gara. Oppure le lunghe trasferte in Messico e in giro per il mondo. Il suo lamentarsi di non essere ancora capace dopo molti anni ad organizzarsi bene la valigia, riportando a casa immancabilmente molta roba non usata (oggi succede anche a me). Il giorno in cui andai con i miei fratelli e il mitico Bomba a trovarlo in ospedale a Roma. Io avevo appena vinto i Campionati del Mondo e una colica gli aveva impedito di assistere e gioire. Fu una grande emozione per entrambi. Io lo capii subito, anche se Pino era molto bravo ad apparire compassato nonostante fosse estremamente sensibile.

Vorrei però concludere con una breve riflessione. Penso che questa iniziativa evidenzia una cosa importante: come lo sport e i suoi campioni non hanno tempo. Rimangono immortali anche quando la vita li porta via, ce li pone in un’altra dimensione. Può sembrare una cosa scontata, ma non lo é. Pensate a quanto poco in questo paese si celebri il ricordo dei tanti campioni che hanno dato lustro alla Nazione. Il fatto che oggi lo si faccia a Piacenza per Pino è meritorio. Non è solo un segno dell’amicizia verso di lui e la sua famiglia, verso la sua Città e lo sport che lo ha coinvolto per tutta la vita. A mio parere è un segno di civiltà. Quella civiltà che non dimentica. Che sa celebrare senza eccessi, demagogia o ipocrisia. La civiltà che lo sport sa interpretare al meglio quando non diventa interesse, business, carrierismo.

Grazie quindi a tutti voi. A chi ha pensato a celebrare questa ricorrenza e soprattutto a chi insieme a noi vorrà celebrare e ricordare soprattutto l’Uomo Pino ancor più del Campionissimo Dordoni.

Un affettuoso abbraccio a tutti.

 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Luglio 2018 12:45
 
Così il quotidiano di Piacenza «Libertà» ha onorato il ricordo di Pino Dordoni PDF Stampa E-mail
Lunedì 23 Luglio 2018 09:07

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Questa è la riproduzione della pagina che lo storico quotidiano di Piacenza «Libertà», fondato da Ernesto Prati nel 1883, ha dedicato questa mattina al ricordo di Pino Dordoni in occasione del 66esimo anniversario della sua vittoria olimpica a Helsinki nel 1952, dando conto anche della toccante cerimonia che si è tenuta sabato mattina al famedio del cimitero di Piacenza.

A nome di tutti i soci dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana «Bruno Bonomelli» desideriamo esprimere, per il momento attraverso il nostro sito, vivissimo apprezzamento alla redazione sportiva del quotidiano e al giornalista Luca Ziliani per questa lodevole iniziativa, che ha saputo interpretare il senso che abbiamo voluto dare al nostro ricordo. 

Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Luglio 2018 09:52
 
Un giorno d'ottobre del 1946, titolo: «Un grande atleta che si rivela: DORDONI» PDF Stampa E-mail
Martedì 17 Luglio 2018 16:45

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Così titolava, in prima pagina, la «Gazzetta dello Sport» sabato 5 ottobre 1946, dando conto delle gare della prima giornata dei Campionati italiani alla Civica Arena di Milano. Compitava la cronaca Gianni Brera, alla vivace, brillante penna del quale era stato affidato il nostro sport dal direttore Bruno Roghi. Il titolino interno all'articolo era significativo, come il titolo principale: «Dordoni è degno di Frigerio». Brera scrisse quel giorno:"...dal punto di vista tecnico la maggior impressione ha prodotto il ventenne Giuseppe Dordoni di Piacenza. Egli è assolutamente il migliore marciatore che noi abbiamo visto in Europa: è alto di statura, ben fatto, lungilineo perfetto, sciolto nei movimenti, composto nello stile: un campione. Non trotterella, anfanando, come lo stesso Hardmo, non sgarra come Balsan, scioltissimo pure, ma inferiore a lui nel fisico. Semmai, Dordoni trova paragoni in Mikaelsson, il quale tuttavia è privo dello stile entusiasmante (sic!) del piacentino. Di Dordoni riparleremo alle Olimpiadi: questo è un fatto. Perchè il tempo di oggi non esprime assolutamente il suo massimo.: Dordoni ha compiuto una gara troppo prudente, opposto com'era per la prima volta a tutti i vecchioni di grido; fosse partito prima, con quel suo allungo poderoso e nel contempo facile e composto, egli avrebbe forse doppiato il migliore dei battuti, il vecchio, irriducile Di Salvo, quarantaduenne, bianco di capelli e dotato di ottimo stile".

Dordoni vinse quel giorno, 4 ottobre, il suo primo titolo italiano. Era il 29esimo marciatore ad indossare la maglia tricolore sui 10 mila metri in pista, Arturo Balestrieri essendo stato il primo nel 1907. Il tempo che gli si servì per vincere (47:36.4) era il suo «personale» e miglior tempo italiano della stagione. Era alla sua nona competizione annuale. Inizia così l'ascesa di uno dei campioni che maggiormente ci hanno invidiato per la sua personalità, il suo stile che è rimasto inimitabile. Citiamo le parole scritte da Fulvio Regli, storico e statistico del nostro sport, nato a Genova e vissuto in Svizzera, un grande gentiluomo, il quale sulle pagine della rivista americana «Track & Field News» (numero di agosto 1952, pagina 20) commentò:"26 - year - old Giuseppe Dordoni of Italy added new luster to his European Championships title, won in Brussels two years before. Despite a persistent rain and not - too - easy course, he annexed the Olympic 50 kilometer event (on road) without much trouble. This beautiful stylist...". Bellissimo stilista, universalmente questo era il commento, quando era in gara lui il premio per il marciatore più elegante, corretto, non aveva altri pretendenti che lui, aveva questo gesto nel suo DNA.

Proprio di quel giorno di sessantasei anni fa sulle strade finniche noi dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana "Bruno Bonomelli" vogliamo rinnovare il ricordo sabato prossimo, insieme agli amici di Piacenza e di Agazzano. Ci ritroveremo, alle ore 11, all'entrata del cimitero piacentino, sosteremo sulla toma del Pino, dove depositeremo una corona di alloro, quasi il simbolo stesso dei Giochi Olimpici. Laurus nobilis, il nome corretto in botanica, da cui apprendiamo che «il fusto è eretto, le foglie coriacee». Nobile, eretto coriaceo, come era Pino Dordoni. Vogliamo ricordarlo così.

Nella foto, dall'Archivio di Alberto Zanetti Lorenzetti, una immagine «pubblicitaria»: Pino Dordoni alla guida e Abdon Pamich sul sellino posteriore di un motoveicolo degli anni '50. Accanto, la notizia della cerimonia di sabato prossimo ripresa dal quotidiano piacentino «Libertà».

Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Luglio 2018 10:50
 
Piacenza non dimenticarti che hai avuto un figlio campione olimpico di atletica PDF Stampa E-mail
Domenica 15 Luglio 2018 14:23

Sessantasei anni fa il 21 luglio cadeva di lunedì. Quest'anno di sabato. E proprio sabato prossimo, al famedio del cimitero di Piacenza con una breve cerimonia si ricorderà che in quel giorno del 1952 Giuseppe Dordoni, piacentinissimo del Quartiere Sant'Anna, a un passo da Barriera Roma, entrò da solo dalla porta di Maratona dello Stadio Olimpico a Helsinki, marciò gli ultimi metri di cinquantamila con quel suo stile che ha fatto dire e scrivere che «lui era la marcia», e fu chiamato per sempre campione di Olimpia. Erano le 18,27, la partenza era stata data alle 14. Era alla sua quarta gara sui 50 km, con il nuovo primato olimpico. 

Hanno deciso di ricordare «il Pino», come era conosciuto da tutti a Piacenza, o «il cavaliere» per tanti altri, oppure «Giuspai» come lo chiamava Gianni Brera, un gruppo di amici. A cominciare da quelli della Atletica Piacenza e della Atletica Baldini di Agazzano, in sintonia con il nostro Archivio Storico dell'Atletica Italiana «Bruno Bonomelli». Sergio Morandi, nostro socio, ha diffuso già la notizia a tutti coloro che operano per lo sport piacentino: assessorato allo Sport dell'Amministrazione Comunale, C.O.N.I., Federatletica, Veterani sportivi, media locali, società sportive, oltre alla famiglia. Per coloro che vorranno aderire l'appuntamento è per le ore 11, all'ingresso del cimitero. Una corona di alloro verrà deposta sul monumento.

Piacenza, ricca di tradizioni sportive, di campioni olimpici ne ha avuti tre: Dordoni, esattamente venti anni prima di lui il ciclista Attilio Pavesi, nativo di Caorso, trionfatore nella gara a cronometro ai Giochi di Los Angeles 1932, e ultimo in ordine di tempo Ippolito Sanfratello, piacentino di città, ai Giochi Olimpici invernali Torino 2006, nella specialità inseguimento a squadre di pattinaggio su ghiaccio, cui si era convertito dopo una brillantissima carriera di pattinaggio a rotelle. Figlio d'arte, Ippolito, anche se suo padre non aveva le rotelle o i pattini sotto i piedi come lui, ma era marciatore fra la fine degli anni '50 e i primi '60. Salvatore Sanfratello marciava spesso insieme a Pino Dordoni sulla pista dello stadio di Barriera Genova. Scarsocrinito fin da giovane, longilineo, sembrava quasi un fratello del Pino, solo il passo era...diverso, ma aveva grande passione ed era un compagno di squadra squisito. Il suo miglior tempo sui 10.000 metri fu 54:20.6, ottenuto a Parma il 27 maggio 1961. È deceduto un paio di anni fa.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Luglio 2018 10:08
 
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