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1966: quei dodici pionieri che affrontarono i primi Giochi Europei Indoor (2) PDF Print E-mail
Saturday, 08 February 2020 00:00

Sapete che una cinquantina d'anni fa era proibito parlar male di Sua Santità FIDAL attraverso la stampa? Ebbene sì, questa democraticissima norma vigeva nel Regolamento Organico (art. 6 e 17, comma 2). Bruno Bonomelli (e anche parecchi altri) ci spese il fiato nelle assemblee regionali e nazionali per far abrogare questo editto di puro stampo antidemocratico. Sentite questa: Comunicato n. 28 del 19 febbraio, provvedimenti disciplinari:«...ammonizione nei confronti di (...) per aver contravvenuto alle norme...rivolgendosi ad organi di stampa per muovere proteste nei confronti di organi federali risultate prive di fondamento». I reprobi erano, tra gli altri, Abdon Pamich (serve dire chi è?), Silvio De Florentiis (maratoneta ai Giochi Olimpici di Roma), Mauro Nasciuti (consigliere nazionale per molti mandati e anche vicepresidente), Edoardo Giorello (atleta, poi allenatore da una vita, nostro socio da parecchi anni), Umberto Tedeschi (velocista, fu il primo campione italiano sui 200 metri indoor nel 1971, l'anno prima questa distanza non figurava nel programma), Vittorio Ottonello (quell'anno, ancora atleta, mezzofondista, fu 22esimo nel campionato juniores di corsa campestre, poi consigliere nazionale negli anni '90, e, a lungo, presidente del C.O.N.I. ligure).

Noticina curiosa sul n. 11, la segnaliamo perchè c'è un motivo. Si comincia a parlare dei Campionati d'Europa che si terranno a Budapest a fine agosto. Sapete chi fu il primo a chiedere l'accredito stampa al Comitato organizzatore? Luigi Mengoni, di Ascoli Piceno, espertissimo del nostro sport, statistico fra i migliori al mondo, scriveva soprattutto di atletica femminile mondiale, fu il primo a parlare in Italia dell'atletica cinese, e compilò anche un libretto unico sull'atletica albanese, altro pianeta sconosciuto. Abbiamo detto c'è un motivo, non solo la curiosità di quell'accredito. Ne riparleremo prossimamente grazie ad un nostro socio.

Sempre dai Comunicati Ufficiali di quel numero apprendiamo i nomi dei convocati per il «Cross delle Nazioni», in programma a Rabat il 20 marzo. Insieme a Ambu, Conti, D'Agostino, Gioacchino De Palma, Renato De Palmas e Segrada, c'è anche Albertino Bargnani, bresciano, allievo di Bruno Bonomelli, da molti anni socio del nostro Archivio Storico. Albertino - che quell'anno correva per la Legnami Pasotti, una delle varie società di Bonomelli - aveva avuto un' ottima stagione di cross: secondo al «Campaccio», secondo al Campionato di società, quinto al Nazionale (sempre vincitore Ambu). Per i suoi risultati nel 1965, Albertino era stato insignito della «Palma al merito atletico» di secondo grado. 

Qualche annotazione sulla corsa campestre. Uno juniores niente male era Flavio Salvarezza, del CUS Roma, che chiuse al settimo posto nella gara juniores del Campionato nazionale nel parco della villa Aldobrandini, a Roma. Salvarezza ai primi anni '80 fu l'ideatore, con Franco Fava, della Maratona di Roma. Come professione fu imprenditore di una tipografia che sfornò parecchie pubblicazioni di atletica. Spulciando, abbiamo trovato un risvoltino che farà piacere (sperem) ai nostri amici del lago di Garda: al 62esimo posto della gara seniores sta il nome di Vittorio Cocca, bresciano di Lumezzane, che correva con la squadra di Bonomelli; dietro di lui, 65esimo, Giorgio Rondelli, sapete tutti chi è stato in seguito. Cocca, nel 1974, fu il primo vincitore di una gara podistica locale a Navazzo di Gargnano, Garda appunto, che allora si chiamava «La Camináa» e che poi sarebbe diventata «Diecimiglia del Garda»; il prossimo agosto taglierà il traguardo delle 47 edizioni consecutive. Ma, forse più significativo, Vittorio Cocca fu uno dei primissimi a Lumezzane a consigliare uno smilzo ragazzino locale che aveva buona stoffa per correre. Si chiama Gianni Poli.

Si è accennato al «Cross delle Nazioni». Data la scarsa, o nulla, simpatia della Federatletica per la corsa campestre, i nostri fondisti avevano brillato per la loro assenza a questa competizione. Una prima apparizione nel 1929, poi più nulla fino al 1965. L'anno dopo la FIDAL accondiscese ad un'altra presenza, anche con una squadra junior: i migliori, individualmente, furono Ambu (20esimo) e, fra i giovani, Francesco Amante (16esimo). Bargnani fu 70esimo, quarto degli italiani. Chiuderà la sua stagione campestre con il sesto posto alla «Cinque Mulini» (27 marzo).

Con il Comunicato n. 36 del 9 marzo la Presidenza federale autorizza due atleti a prendere parte a riunioni (Praga e Bratislava) in pista coperta in Cecoslovacchia il 15 e 16 marzo Eddy (stavolta con due «d») Ottoz e Giuseppe Gentile. Il pupillo di Calvesi corse i 50 metri ostacoli in 6.7 (m.p.italiana) nella capitale; il giorno dopo, fermò i cronometri su 6.2 sulle 50 yarde, che la rivista federale etichettò come miglior prestazione mondiale, ma non era vero, valeva quella europea e italiana. Di Gentile si conosce la misura di Bratislava:15.93, secondo a sette centimetri dal ceco Nemcovski.

Gli azzurri per Dortmund: questo il titolo in testa al Comunicato n. 40 del 18 marzo. Si parlava genericamente di «prima competizione europea indoor», per quelli che furono chiamati o Giochi Europei Indoor o Criterium Europeo Indoor. Quattordici i convocati, tredici uomini e una donna: Erminio Azzaro, Sergio Bello, Francesco Bianchi, Mauro Bogliatto, Roberto Bonechi, Giovanni Cornacchia, Roberto Frinolli, Giuseppe Gentile, Ito Giani, Pasquale Giannattasio, Sergio Ottolina, Edy (una sola «d») Ottoz, Michele Sorrenti, Maria Vittoria Trio.

Come andò a Dortmund? Ve lo racconteremo nella prossima puntata.

Last Updated on Monday, 17 February 2020 09:38
 
Vaticinò Bruno Bonomelli: quel giovanotto biondo sarà l'erede di Francesco Bianchi PDF Print E-mail
Friday, 07 February 2020 13:23

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Qualche giorno fa, scribacchiando di fatti accaduti nel 1966 nell'atletica nazionale, abbiamo citato il nome di Gianfranco Carabelli, che, non sarà certo la cosa più importante della sua vita, è anche socio del nostro Archivio Storico. Fra le vecchie carte consultate, abbiamo trovato un articolo di Bruno Bonomelli sulle pagine del quotidiano «L'Unità», nel quale il foltocrinito bresciano commentava i Campionati nazionali che quell'anno erano tornati a Firenze. Ci ha colpito il titolo, che abbiamo fotografato e riprodotto qui sopra. Bonomelli era stato buon profeta, in sede di presentazione dei Campionati (8 luglio) sul quotidiano falce e martello scrisse: "La novità grossa sugli 800 e 1500 metri è data dal forfait di Bianchi (...) La marea montante dei giovani mezzofondisti non troverà quindi ostacoli ad espandersi. Arese, infortunatosi a Zurigo, non pare si sia del tutto rimesso, tanto che il ruolo di favorito sugli 800 metri viene assunto da Carabelli. Ma saprà egli resistere agli attacchi congiunti di Del Buono e Sicari?". Del Buono non superò la batteria in quella occasione.

Carabelli era stato un «piccolo principe» della corsa fin da giovinetto: primatista nazionale categoria ragazzi sui 600 metri (1'22"6). Ci siamo soffermati su quel 1966 e sulla maglia tricolore che Gianfranco vinse quella volta. È il risultato di sfogliare vecchi giornali e riviste, accade come per le ciliege: una tira l'altra. D'altra parte è la nostra ragione sociale: parlare del passato, remoto, semiremoto, prossimo.

Il commento di Bonomelli (10 Luglio)  “Rapida partenza di Arese, che viaggia in sesta corsia. Ma, quando i concorrenti all’uscita delle corsie si mettono in fila indiana, dietro al trampoliere torinese, l’andatura cala a tal punto che i 400 metri sono superati in 59”2, quanta a dire un tempo ultramodesto. La gara diventa perciò tattica. Arese sulla dirittura opposta opera un vivace allungo, ma Sicari gli si avvicina poi nuovamente, trascinandosi Carabelli. In curva le posizioni non mutano. Sul rettilineo duro attacco di Carabelli e tenace la resistenza di Arese che viene piegato nella zona dei rettangoli bianchi. Carabelli (1’52”5) corona quindi un sogno lungamente accarezzato. L’ombra di Bianchi, il grande assente, campione dal 1961 al 1965, non oscura il suo meritato successo. Arese (1’52”6), Sicari (1’53”5) resiste a Gervasini (1’53”6), quinto è Sandon (1’54”5) e infine sesto Bozzini, il più giovane della compagnia, in 1’55”8.”

Il commento della rivista federale – “Corsa tattica per gli 800 metri. La gara vive sul duello fra Gianfranco Carabelli e Francesco Arese, forze emergenti dopo la rinuncia di Francesco Bianchi fuori condizione. Gli altri finalisti sono il nervoso siciliano del CUS Elio Sicari, lo junior Roberto Gervasini, il forte padovano Franco Sandon ed il ventenne Giorgio Bozzini. Passaggio lento ai 400 in 59, 600 metri percorsi in 1.25.5 e marcamento stretto. Guida Arese, ai 700 metri attacca di forza Carabelli e resiste sul rettilineo, imballato, al ritorno tardivo di Arese. Esce molto bene nel finale Gervasini, mentre terzo sarà Sicari”.

Il commento della rivista «Atletica» – Nessuno, solo un passaggio di una riga che dice:” Nelle gare di mezzofondo, ad eccezione dei 10.000, tutti gli altri vincitori appartengono alla nuova guardia: Carabelli GF, Arese, Finelli, Begnis…”.

Noterelle a margine – Carabelli (che quell’anno vestiva la maglia della Pro Patria San Pellegrino) aveva vinto la sua gara nell’incontro Germania – Italia per ventenni a Sindelfingen. Era la prima volta che una squadra di giovani azzurri superava una tedesca: 99 punti a 98. Gianfranco vinse in 1’51”5. In quella stessa occasione, Erminio Azzaro stabilì il nuovo primato italiano dell’alto, valicando 2.11 (terza prova). Il precedente era di Mauro Bogliatto, un centimetro meno. Qualche tempo prima, a Formia, aveva migliorato il primato juniores, con 2.08. Dopo Sindelfingen (19 giugno) il milanese scese ancora in pista, il 26 al «Rastello» di Siena, Meeting dell’Amicizia: si classificò secondo dietro al belga Coquit, segnò 1’50”3, che rimarrà la sua miglior prestazione stagionale. Il 29 rieccolo a Grosseto, vinse: 1’51”0, su Del Buono, Sicari e Gervasini. E poi i Campionati nazionali a Firenze, batteria l’8, finale il 9 luglio. Batterie, la prima: vinse tenendosi a spalla (1’54”3) Giorgio Bozzini, un piacentino con un gran fisico, una corsa bella, rotonda, peccato, non ha fatto, secondo noi, quello che avrebbe potuto; vestiva la maglia dell’Atletica Piacenza. Il fratello gemello di Gianfranco, Giancarlo, accasato ai Carabinieri Bologna, venne eliminato nella seconda, vinta da Arese. Ai due fratelli (durante una gara all'Arena, con il numero 120 Giancarlo) fu dedicata la copertina dell'Annuario della Riccardi Milano 1963-1964, la società nella quale avevano iniziato e poi cresciuti. La riproponiamo a corredo di queste note.

Last Updated on Friday, 07 February 2020 19:12
 
Il perito edile Luigi Beccali va negli States ma per correre al Madison PDF Print E-mail
Monday, 03 February 2020 17:18

Il lettore E.G., incuriosito dalla notizia che abbiamo scritto ieri a proposito della miglior prestazione italiana indoor sul miglio, ci chiede se possiamo raccontare qualcosa in più di Beccali e della sua trasferta americana nel 1937. Non facciamo altro che riprendere quanto scritto dal mai sufficientemente rimpianto Marco Martini, nostro socio fondatore e vicepresidente per molti anniil quale dedicò un capitolo alla lunga carriera del campione olimpico nel libro (edito dall'A.S.A.I., novembre 2010) «1929 - 1932 - Luigi Beccali, la goliardia e il mito dell'uomo integrale».

Scrisse Martini, nel suo stile stringato e documentatissimo:

"1937 - Luigi va negli Stati Uniti in qualità di perito edile per studiare le costruzioni statunitensi.

20 febbraio, New York, Madison Square Garden, NYAC Games, organizzazione New York Athletic Club, indoor, miglio: 1. Glenn Cunningham (USA) 4:12.4; 2. Gene Venzke (USA) 4:12.9; 3. Beccali 4:14.3 (questo tempo viene considerato come la prima miglior prestazione italiana sulla distanza) ; 4. Miklós Szabó (HUN) 4:17.0.

27 febbraio, New York, Madison Square Garden, Campionati statunitensi, organizzazione Amateur Athletic Union, indoor, 1500m: 1. Archie San Romani (USA) 3:51.2; 2. Beccali 3:51.3 stimato; 3. Gene Venzke (USA) 3:51.4 stimato ; 4. Miklós Szabó (HUN) 3:52.4 stimato; 5. Don Lash (USA).

1 marzo, Newark, New Jersy, indoor, 1 miglio e mezzo: 1. Don Lash (USA) 6:47.0; 2. Beccali non cronometrato.

... marzo, località sconosciuta, indoor, tre quarti di miglio: 1. Glenn Cunningham (USA) 3:10.2; 2. Gene Venzke (USA) non cronometrato; 3. Beccali non cronometrato.

... marzo, Memphis,Tennessee, indoor, miglio: 1. Glenn Cunningham (USA) 4:16.5; 2. Beccali non cronometrato; 3. Gene Venzke (USA) non cronometrato.

17 marzo, New York, Madison Square Garden, NYKofC, organizzazione Knights of Columbus, indoor, miglio: 1. Glenn Cunningham (USA) 4:08.7; 2. Archie San Romani (USA) 4:08.9; 3. Beccali 4:09.0 (miglior prestazione italiana sulla distanza); 4. Gene Venzke (USA) 4:11.1.

24 marzo, Worcester, Massachussets, NYKofC, indoor, miglio handicap: 1. Beccali (scratch in gara a vantaggi); 2. Joseph Mac Cluskey (USA)

Beccali continuerà il suo soggiorno con alcune gare all'aperto, l'ultima a Princeton il 9 giugno.

Visto che parliamo di «primati» in pista coperta desideriamo rendere merito a tre ricercatori che negli anni '80, insieme a Marco Martini, erano tra i migliori statistici al mondo: il francese Jacques Carmelli, lo statunitense Steven J. Mc Peek e l'italiano Giorgio Malisani, di Ferrara, che per parecchi anni fu nostro socio. I tre, nel gennaio 1987, a Ferrara, presentarono un loro lavoro «Cronologia dei primati indoor di atletica leggera mondiali, europei, italiani», ricerca fondamentale cui ci siano riferiti tutti.

Last Updated on Monday, 03 February 2020 22:18
 
1966: quei dodici pionieri che affrontarono i primi Giochi Europei Indoor (1) PDF Print E-mail
Saturday, 01 February 2020 15:00

 

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In queste foto appaiono alcune delle persone citate nell'articolo che segue. Nelle due orizzontali (che provengono dal "Lascito Rosetta e Bruno Bonomelli", e quasi sicuramente furono scattate dallo stesso Bruno) sono ritratti (in alto, Milano 19 maggio 1963), da sinistra, tre dei migliori mezzofondisti dei primi anni '60: Gianfranco Sommaggio, Alfredo Rizzo e Francesco Bianchi. Sotto (Perugia, 4 luglio 1952), durante un raduno preolimpico indetto dalla Federazione, si riconoscono Lauro Bononcini, in camicia bianca, Commissario Tecnico a quel tempo; davanti a lui, con una maglietta scura, l'allenatore Peppino Russo; di fianco a Bononcini, maglia scura, il martellista Avio Lucioli, fiorentino; fu iscritto ai Giochi Olimpici, non fu molto fortunato: non superò la qualificazione per poco: la misura da superare era di 49 metri, il suo migliore lancio fu 48.74, primo dei non classificati. All'epoca vestiva i colori della Etruria Prato. Lucioli, classe 1928, vive tutt'ora a Firenze. Nella foto verticale, gomito a gomito, Gianfranco Carabelli e Francesco Bianchi, con la maglia della Nazionale in un incontro a squadre

 

Quel 1966 si aprì con alcune novità burocratiche per l'atletica italiana. Subito sul primo numero, 8 gennaio, del settimanale della Federazione, «Atletica», venne data notizia, e Regolamento, della «Sezione Primavera», «allo scopo di sviluppare e propagandare l'attività delle categorie ragazzi e ragazze è istituita una speciale sezione denominata Sezione Primavera». Istituito anche il «Trofeo Forze Armate» riservato ai gruppi sportivi militari. Sul numero 2 del 15 gennaio, troviamo la nuova regolamentazione della categoria allievi / allieve. Arrivò poi il «Trofeo Cinque Cerchi» per ragazzi / ragazze. Da parte sua il ministero della Pubblica Istruzione emanò il regolamento per l'attività sportiva scolastica. Sul numero 5 del 5 febbraio, l'articolo di apertura, che si intitolava «Impianti atletici al coperto», fu firmato da Peppino Russo, ex ostacolista di buon valore, poi insegnante e allenatore per tutta la vita. Personaggio effervescente, siculo di Palermo, gran parlatore - da come lo conoscemmo - simpatico e appassionato, fu fra i primi allenatori a occuparsi di come allenarsi d'inverno, e nel 1951, fece stampare dalla Federazione un suo libretto dal titolo «Guida breve per la preparazione invernale». Russo, nell'articolo sugli impianti, evidenziava la necessità di avere degli spazi coperti, anche di semplice struttura, ma idonei a ospitare una qualche attività di allenamento per gli atleti. Un primo segnale circa la necessità di avere uno spazio coperto per poter svolgere la preparazione, soprattutto in certe regioni settentrionali. Gli fece eco, sul numero pure di febbraio, «Atletica Leggera», con un commento di Marco Cassani dal titolo «Un tetto per l'inverno», che scrisse:«L'atletica indoor diventa una necessità...», non più solo preparazione ma anche controllo agonistico. La rivista tornerà sull'argomento impianti al coperto con un intervento concreto: nel numero di maggio (pagina 21) pubblicherà un articolo di Dani Eynard dal titolo praticamente uguale «Un tetto per l'atletica». Dani (Daniele) Eynard, architetto, è stato uno dei grandi dirigenti dell'atletica bergamasca. Iniziò così il suo articolo: «Atletica indoor vuol dire spettacolo...» e poi fece proposte realistiche, riferendosi ad altre esperienze europee (Madrid, Stoccarda, Londra Wembley):«Il Palazzo dello Sport alla Fiera Campionaria di Milano, i vasti padiglioni dei complessi espositivi di Genova e Torino sono in grado di ospitare l'anello di legno di una pista indoor smontabile e trasferibile...». Una visione anticipatrice di quello che sarebbe avvenuto, in Italia, solamente anni dopo.

Su quella stessa pagina del bollettino FIDAL, anche una tragica notizia per il nuoto italiano: il giorno 28 gennaio era caduto un aereo su una pista dell'aeroporto di Brema, tutti morti i 46 presenti sul volo, fra i quali i nazionali Bruno Bianchi, Amedeo Chimisso, Sergio De Gregorio, Carmen Longo, Luciana Massenzi, Chiaffredo Rora, Daniela Samuele, l'allenatore Paolo Costoli e il telecronista Nico Sapio.

Su quella stessa pagina, di taglio basso, direbbe un proto, l'annuncio di una delle migliori decisioni per lo sport italiano: la creazione della Scuola Centrale dello Sport. «Nella sua riunione del 27 gennaio scorso - si legge nell'articolo - la Giunta Esecutiva del C.O.N.I., in attuazione alle direttive del Consiglio Nazionale, ha preso una importante decisione. Considerando le sempre maggiori esigenze della preparazione olimpica, per la attuazione del programma per la formazione, l'aggiornamento e la specializzazione degli Istruttori delle varie specialità sportive (...) Il C.O.N.I. ha deliberato di provvedere con la massima sollecitudine alla istituzione ed al funzionamento della Scuola Centrale dello Sport con il compito di: a) curare la formazione di nuovi istruttori con una qualifica particolarmente elevata attraverso corsi triennali riservati ad elementi provenienti dall'attività sportiva e che dimostrino, attraverso apposito concorso, la loro preparazione culturale ed elevate attitudini all'insegnamento sportivo; (...) La Scuola Centrale dello Sport avrà sede in Roma nel complesso sportivo dell'Acquacetosa messo a disposizione dal Comune. Il preventivo di massima è di circa 650 milioni». Sul n. 27 del 23 luglio venne poi pubblicato il bando di concorso. Sembrava essere una grande idea che, purtroppo, in parte è rimasta tale, finendo per creare, nel migliore dei casi, ottimi dirigenti, ma anche tanti impiegati, pochi veri istruttori da campo.

Nelle file del nostro Archivio Storico abbiamo avuto un Maestro di Sport fra i soci fondatori: Claudio Enrico Baldini, autore nel 1969 di una eccellente «Storia dell'atletica leggera piacentina», e da qualche anno è nostro socio il Maestro dello Sport Gianfranco Carabelli, che attualmente è presidente della Accademia Maestri dello Sport. Ma, visto che stiamo parlando dell'anno 1966, corre l'obbligo di ricordare che l'atleta Carabelli, al Comunale di Firenze, vinse il titolo italiano degli 800 metri, dopo un serratissimo finale con Franco Arese: 1:52.5 a 1:52.6.

Stagione indoor '66. Sul numero 8, il Comunicato federale n. 29, del 19 febbraio, riportò l'autorizzazione a gareggiare al meeting di Berlino Est per tre atleti italiani: Sergio Bello, Francesco Bianchi e Umberto Risi. Sulla pista della Dynamo (domenica 20 febbraio) Francesco Bianchi, allenato da Carlo Venini, succedette a Luigi Beccali nella progressione del record indoor del miglio: «Ninì» aveva corso in 4:09:0 sui legni americani di New York nel marzo del 1937, «Cecchin»  scese a 4:04.6. Risi fece il suo primato personale sui tremila (8:19.6) e Bello corse i 400 in 50.1 (batteria) e 50.3 (finale dei secondi). Sia il tempo di Risi che il 50.1 di Bello erano le migliori prestazioni italiane in pista coperta.

Mentre dovrebbe gioire per questi «primati» (il miglio è gara vera, specialmente al coperto) e potenziare l'attività, la FIDAL che fa? Proibisce, punisce, cancella. Leggete sempre  dal Comunicato del 19 febbraio:«La FIDAL, a seguito di specifica richiesta avanzata da Comitato laziale, dispone che, mancando una speciale regolamentazione, non sono attualmente consentite in Italia manifestazioni indoor o tipo indoor a carattere agonistico e ciò anche in considerazione della assoluta assenza attualmente di impianti idonei a tali manifestazioni (...) Ogni iniziativa per manifestazioni del genere su impianti di fortuna deve essere, pertanto, considerata priva di ogni contenuto agonistico ma valutata come completamento dei programmi di preparazione invernale». Era successo che il Comitato laziale aveva organizzato sul piccolo impianto delle «Tre Fontane» una riunioncina con quattro gare: lungo, 60 yard ostacoli, 60 metri, 50 metri ostacoli donne. C'erano Ottoz, Ottolina, Giani, Frinolli, Liani, e citiamo il nome di Sparacino che divenne un importante dirigente dell'Alitalia. Ma per la FIDAL , no, niente indoor, se non lo dico io...

(arrivederci alla prossima puntata)

Last Updated on Monday, 03 February 2020 14:07
 
Il nostro «contagiri» ha fatto segnare 50mila contatti in trenta giorni PDF Print E-mail
Thursday, 30 January 2020 20:33

Oggi, giovedì 30 gennaio 2020, è stato stabilito un primato, diciamo un primatino, per non essere troppo sussiegosi. Però ne siamo orgogliosi. Attorno alle ore 14, il «contagiri» di questo nostro sito ha segnato un dato superiore ai 50 mila contatti in trenta giorni. Non era mai successo, anche se nel passato 2019 abbiamo assitito ad una crescita costante che aveva portato il sito a chiudere dicembre a ridosso dei 47.500 contatti mensili. I conti del mese di gennaio 2020 li faremo domani notte, meglio sabato mattino.

Questo dato, che ci inorgoglisce, al tempo stesso ci spaventa un po'. Sapremo mantenere questo interesse, che, sia detto per qualche scettico facile alle battutine semistupide, non è nato a caso ma frutto di una costante diffusione di sollecitazioni sia in Italia - soprattutto, visto che l'atletica nazionale è il nostro scopo di esistere, i fighetti che hanno imparato sei parole di inglese, direbbero, la nostra mission - che in altri Paesi attorno al mondo. Grazie a tutti, soprattutto a chi ci segue, ci legge, e fa da cassa di risonanza. Vale la pena ricordare che a ottobre 2011, dopo qualche anno di esistenza del sito, eravamo ad un totale di 33 mila contatti. Oggi facciamo 50 mila in 30 giorni. Non male, no? È vero che undici anni fa era un'altra Era, che tanto è cambiato nei mezzi di comunicazione e di diffusione. Comunque, i nostri progressi non sono nati per volontà dello Spirito Santo.

Last Updated on Thursday, 30 January 2020 21:26
 
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