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Le vite di Oscar e Danilo Cereali, le ultime immagini e la bibliografia (4) PDF Print E-mail
Thursday, 30 April 2020 09:00
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Pubblichiamo gli ultimi documenti raccolti da Alberto Zanetti Lorenzetti a corredo della documentatissima storia dei fratelli Danilo e Oscar Cereali. In particolare la bibliografia, allegata in un documento PDF che potete consultare aprendolo qui, ci indica il modello per una vera ricerca storica, applicata, in questo caso, alla materia sportiva, ricerca ben lontana dalle favolette trite e ritrite che spesso ci capita di leggere e di ascoltare. Ricordiamo la «lezione» di Marco Martini:”…continuiamo ad essere purtroppo accerchiati da individui che continuano a riproporre sempre le solite cose e, fatto ancor più sconcertante, da gente che vuole sentirsi ripetere all’infinito questi argomenti…Scoprire la verità e portare alla luce elementi nuovi: ecco ciò che secondo noi è utile”. Da «Pala, piccone e microscopio», testo dell’intervento al Convegno «Bruno Bonomelli, maestro di atletica», Brescia, 13 novembre 2010. Alberto, medico, ha avuto una certa dimestichezza con il microscopio, ha fatto più fatica con la pala e il piccone…

Oltre alla ricca bibliografia di cui già abbiamo detto, presentiamo tre fotografie. Nell’immagine verticale, Danilo Cereali in versione lanciatore di martello, con la maglia della Gallaratese: alto, slanciato, fisico asciutto, non corpulento, ci ricorda certi martellisti moderni, tipo il giapponese Koji Murofushi (campione olimpico 2004 e mondiale 2011).

Nella prima foto orizzontale, quella sopra, gli atleti jugoslavi davanti all’aereo della Danish Air Line durante lo scalo a Praga nel viaggio che li avrebbe portati a Oslo. Abbiamo aggiunto un piccolo commento per ricordare i loro risultati ai Campionati d’Europa. Gli atleti sono elencati da sinistra a destra, come nella foto.

Danil Žerjal, lancio del disco, prestazione modesta, 44.31, decimo;

Marko Račič, 100 metri, seconda batteria, squalificato; 200 metri, terza batteria, sesto con 23.6, solo il nostro Vanes Montanari fece peggio: 24.1;

Marijan Slanac, 100 metri, terza batteria, quinto con 11.0; in quella batteria Montanari non prese la partenza; 200 metri, seconda batteria, non partito;

Petar Vuković, salto in alto, dodicesimo con 1.85;

Marijan Urbić, salto in lungo, non partito;

Ivan Gubijan, lancio del martello, undicesimo, 45.11;

Davorin Marčelja, decathlon, nono, punti 5.994;

Marijan Urbić, decathlon, dodicesimo, 5.738.

Alcune annotazioni olimpiche per Ivan Gubijan (croato di nascita, 14 giugno 1923): ai Giochi Olimpici di Londra ‘48, conquistò la medaglia d’argento (54.27), superato solo dal primatista del mondo, l’ungherese Imre Németh (56.07). Ivan prese parte anche ai Giochi di Helsinki ’52: 54.76 in qualificazione, nono 54.54 in finale, un posto davanti a Teseo Taddia (54.27). A Londra troviamo anche Žerjal, altro modesto 42.09 in qualificazione, sopravanzato (43.07) da Giorgio Oberweger, il cui compito era far compagnia in pedana a Consolini e Tosi! Altro jugoslavo a Londra: il decatleta Davorin Marčelja, diciottesimo con 6.141 punti, tabella in vigore allora.

E proprio a Londra si riferisce la seconda foto orizzontale; il primo a sinistra è il nostro Danilo, che torreggia con la sua stazza.

Last Updated on Thursday, 30 April 2020 11:54
 
Trekkenfild, tener viva una pubblicazione anche in tempi di clausura laica PDF Print E-mail
Sunday, 26 April 2020 19:34

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Difficile riempire pagine, di giornali o riviste, cartacee o telematiche, in tempi di coprifuoco, senza avvenimenti d'attualità. Vita grama quella del forzato sportivo del tasto. Ecco il nuovo numero del foglio telematico di Perboni e Brambilla, i quali si son dovuti inventare (verbo da usare in senso positivo) un grande ricordo dei Campionati d'Europa di Spalato e altri eventi di quell'Anno del Signore 1990 per dare continuità alla loro pubblicazione. Gliene diamo merito, riprendendo il loro lavoro sul nostro sito, come facciamo da un bel po'. E al tempo stesso ci rallegriamo con noi stessi...e di che? vi chiederete. Elementare Watson: noi dell'A.S.A.I. continuiamo a fare quello che facciamo da 26 anni, ricercare testi, foto, documenti, consumarci i gomiti delle camicie e il fondo dei pantaloni sui giornali antichi, con dedizione, tenacia e passione per la storia andata del nostro sport. Non dobbiamo inventarci nulla. Che fortunati che siamo! Ma lo sappiamo solo noi.

Last Updated on Monday, 27 April 2020 09:29
 
Oscar e Danilo, vite parallele con un denominatore comune: l'atletica (3) PDF Print E-mail
Thursday, 23 April 2020 12:51

Ci avviamo verso la conclusione dell'ampio e documentato lavoro di Alberto Zanetti Lorenzetti sulla movimentata vita dei due fratelli Cereali, quella di Oscar e, in particolare, di Danilo. Ci riserviamo un ultimo capitolo con materiale fotografico e di documentazione, che pubblicheremo nei prossimi giorni. Intanto vi offriamo una immagine di Oscar con la tuta della Libertas Vercelli, il club per il quale fece competizioni fino al 1961. A fianco, la riproduzione della rivista «Lo Sport» che, nel 1952, dedicò due pagine a Danilo, con un articolo-intervista firmato da Sandro Calvesi. Con un doppio click la pagina di apre e diventa leggibile. A seguire, dopo le foto, la terza parte dello scritto di Zanetti Lorenzetti; al centro la tabella compilata da Marco Martini sulla carriera «venezuelana» di Danilo.

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Parte dell’ambiente dell’atletica lo accolse volentieri, ma non fu così per tutti. Al di là di qualche lettera anonima piena di acredine nei suoi confronti, l’episodio più clamoroso fu il rifiuto di Teseo Taddia – il miglior specialista di lancio del martello italiano e vecchia conoscenza fin dai tempi d’anteguerra – di stringergli la mano quando venne battuto ai Campionati del 1952. Di ben altro tono era stato l’articolo che uno dei più prestigiosi tecnici nazionali, Sandro Calvesi, gli dedicò sul settimanale «Lo Sport» il 4 dicembre 1952. Il titolo era “I sogni del figliol prodigo” e l’allenatore bresciano ricostruiva la carriera di Danilo e ne descriveva le caratteristiche tecniche: “Due sono i concetti che vuole applicare; scioltezza e continuità di movimento (…). Siamo rimasti impressionati della fluidità del suo movimento; effettivamente, velocità, scioltezza, e una «tirata» finale fuori del comune caratterizzano il suo stile; il finale richiama il lancio del disco perché il concetto applicato è quello di uno svitamento potente senza creare inutili bloccaggi del corpo ed assecondando la traiettoria dell’attrezzo sotto controllo. Esiste in lui un anticipo di tutto il corpo, non un’azione limitata alle anche, e questo gli permette di «tirare» al massimo senza sforzo apparente”.

Per ovvi motivi politici non prese parte all’incontro disputato a Zagabria il 4 e 5 ottobre fra le rappresentative di Italia e Jugoslavia, ma il suo esordio con la maglia azzurra era solo rimandato di qualche mese. Era il 28 giugno 1953, a Milano, quando assieme a Taddia affrontò i colossi tedeschi Wolf e Hagenburger concludendo in quarta posizione. Con il rivale italiano iniziò una serie di duelli che si protrasse per sei anni. Nelle prime due stagioni Danilo si dimostrò il più forte, raggiungendo anche il nono posto nel ranking della prestigiosa rivista americana «Track and Field News». Poi, più frequentemente, la spuntò il ferrarese, ma non mancarono reazioni d’orgoglio da parte di Danilo che, il 23 ottobre 1954 a Bari, indossò nuovamente quella maglia della Nazionale che gli era stata negata – non senza strascichi polemici – in occasione della poco brillante trasferta degli azzurri in Sud America nel novembre 1953, anno in cui fu nuovamente in testa alla graduatoria nazionale e secondo nei Campionati italiani.

Lasciata la Gallaratese, nel 1954 indossò i colori del C.C.A. Lane Rossi di Schio, e ai Campionati nazionali fu nuovamente medaglia d’argento nella prova che ebbe in gara anche Oscar, buon settimo, e atleta dal 1952 della Libertas Vercelli. La permanenza di Danilo nella società vicentina durò solo due anni. Nel 1956 e 1957 gareggiò per il Gruppo Atletico Coin Mestre, il suo ultimo sodalizio italiano che lasciò, non prima di aver ottenuto un terzo posto al Campionato del 1957, per andare in Venezuela, dove – cambiato in Daniel il nome di battesimo – iniziò una nuova carriera riassunta nella tabella curata dall’indimenticato storico dello sport e socio fondatore dell’Archivio Storico dell’Atletica Italiana, Marco Martini.

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Anche l’impegno agonistico di Oscar fu particolarmente lungo, superando i 25 anni di attività. Il suo nome comparve per l’ultima volta nelle graduatorie nazionali del 1961, dove figurava essere ancora atleta della Libertas di Vercelli, la città dove morì il 16 maggio 1983.

Danilo era arrivato in Venezuela nella seconda metà del 1957 e diventò un dipendente della ditta petrolifera Shell di Punto Fijo, nello stato di Falcon, gareggiando nel gruppo sportivo aziendale. Successivamente si trasferì a Caracas prendendo contatto con il Club Campestre Los Cortijos, collaborando con la società anche come massaggiatore, fisioterapista e istruttore. Particolarmente penose sono le notizie sulla sua morte, avvenuta il 16 agosto 1984 dopo molte sofferenze ed episodi di malasanità a seguito dell’investimento da parte di un veicolo non identificato con conseguenti lesioni interne non riconosciute dai sanitari nel pellegrinaggio fra i vari ospedali in cui di volta in volta era stato ricoverato. Non avendo potuto essere identificato – addirittura venne indicato un nome diverso – la sua salma riuscì ad essere riconosciuta dopo mille peripezie dalla moglie Milena e dalla figlia Anna Maria che, accorse subito in Venezuela quando fu loro comunicata la inconsueta e perdurante assenza da casa di Danilo, con molta caparbietà dapprima trovarono il modo di dargli una dignitosa sepoltura e successivamente, nel 1998, superando i mille ostacoli della burocrazia, a portarlo nella natia Duttogliano per il riposo eterno.

In Slovenia venne ricordato nel 2015 in un film documentario televisivo dal titolo “Danilo Žerjal, športni velikan s Krasa” (Danilo Žerjal, il gigante dello sport del Carso).

Last Updated on Monday, 27 April 2020 14:35
 
Viaggio curioso fra piste e strade, stadi e campi, della capitale spagnola PDF Print E-mail
Tuesday, 21 April 2020 10:14

L'amico Agustin Pérez, storico dell'atletica spagnola e in particolare di quella localizzata nella capitale Madrid, ci ha informati che ha aggiornato il suo blog. "Os mando el enlace del Blog de la historia del atletismo de Madrid, donde he subido varios años más. He incluido más datos y fotografías de las que aparecen en los libros. También he subido los rankings de Madrid de los años 1921 a 1925". Per chi non ha dimestichezza con la lingua di Manuel Vázquez Montalbán: Agustin ha ampliato il racconto storico, le foto, i dati che ha incontrato nelle varie pubblicazioni consultate; inoltre ha aggiunto le liste degli anni 1921 - 1925.

Chi fosse interessato può entrare su questo indirizzo http://historia.atletismo.madrid.over-blog.com/. Curiosare nella storia degli altri è sempre un esercizio di grande interesse.

Last Updated on Tuesday, 21 April 2020 10:36
 
Oscar e Danilo, vite parallele con un denominatore comune: l'atletica (2) PDF Print E-mail
Friday, 17 April 2020 14:49

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Le foto. La prima in alto a sinistra, inquadra il podio del lancio del disco ai Giochi dei Balcani e dell'Europa Centrale, svoltisi a Tirana, in Albania, nel 1946. Erano Giochi ufficiosi (come quelli del '47 a Bucarest, riprenderanno ufficialmente nel 1953 ad Atene) che infatti non vengono contati nella progressione delle edizioni. Danilo, adesso ritornato al cognome Žerjal, vinse sul connazionale Davorin Marčelja, un decatleta poi nono agli Europei di Oslo, e sul rumeno Biro. Le due foto seguenti, simili nel gesto atletico, risalgono al 1946 (quella a destra, autografata) e ad un allenamento a Schio, nel 1940: le due immagini mettono in risalto la potente struttura dell'atleta. Infine, in basso a sinistra, i due fratelli, Oscar e Danilo, siamo sempre nel 1940.

 

Presentiamo la seconda parte della ricerca di Alberto Zanetti Lorenzetti sui fratelli Oscar e Danilo Cereali, un racconto, sportivo e di vita, che abbraccia oltre due decenni, dagli anni Trenta a quelli Cinquanta.

***

Le strade dei due fratelli si erano ormai separate. Infatti Oscar era rimasto in Piemonte e aveva ripreso l’attività agonistica con la Pro Vercelli, società ricca di storia che nel calcio vinse sette scudetti fra il 1908 e il 1922. Continuando a dedicarsi al lancio del martello, alla fine di settembre 1945 si classificò al terzo posto ai Campionati Alta Italia e riprese ad occupare stabilmente una buona posizione nelle classifiche stagionali. Nel 1948 cambiò casacca, tesserandosi per la S.A. Gancia di Torino, diventando così compagno di squadra di Primo Nebiolo, il futuro presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera e della I.A.A.F., la Federazione mondiale. Il suo valore di atleta venne confermato dalla costante presenza fra i migliori dieci lanciatori di martello fino al 1951 e dalle vittorie in numerosi Campionati regionali del Piemonte.

Nelle stagioni precedenti alla fine della guerra, Danilo vantava un personale di 47,15 nel disco e 13,57 nel peso; era diventato oltreconfine il dominatore incontrastato del lancio del disco; ottenne, oltre alla convocazione in numerosi incontri della Nazionale, il titolo jugoslavo della specialità dal 1945 al 1950 , vinse la gara dei Giochi Balcanici (ufficiosi) a Tirana nel 1946 e l’anno successivo fu secondo in quelli disputati a Bucarest, pure ufficiosi. Grazie alla progressione dei risultati che lo portò a raggiungere nel 1946 i 48,64 metri, fu inserito nel gruppo di atleti jugoslavi che vennero inviati agli Europei di Oslo, con un viaggio aereo molto più tranquillo rispetto a ciò che dovettero affrontare gli italiani. Infatti gli azzurri volarono su un Savoia Marchetti SM 95 rimediato non senza difficoltà, incrociando violenti temporali e non celate ostilità durante gli scali. Gli jugoslavi invece arrivarono in Norvegia, con tappa a Praga, a bordo di un Dakota della Danish Air Lines. Oltre a Danilo, facevano parte del gruppo i velocisti Marko Račič, Marijan Slanac, i saltatori Petar Vuković e Marijan Urbić, il lanciatore di martello Ivan Gubijan (due anni dopo medaglia d’argento ai Giochi di Londra, la prima delle due Olimpiadi alle quali prese parte, oltre a tre Campionati d’Europa) e il decathleta Davorin Marčelja. La gara del disco, che vide la doppietta italiana con Consolini e Tosi, registrò quale miglior lancio di Danilo un 44,31 metri che non gli fu sufficiente per accedere alla finale.

L’8 febbraio 1948 sposò Milena Širca, unione che pochi mesi dopo vide la nascita della figlia  Anna Maria. La coppia ebbe un secondo figlio, Mario, nato nel 1953 a Gallarate, ma che morì dopo soli sette mesi. Nelle grandi competizioni internazionali non riuscì ad esprimersi al meglio. Fu presente ai Giochi di Londra del 1948, dove la coppia Consolini-Tosi salì sui due gradini più alti del podio, fermandosi alle qualificazioni, e ai Campionati europei di Bruxelles del 1950 si piazzò al nono posto. risultato non proprio esaltante alla luce del 51,61 metri dell’anno precedente, ottava prestazione mondiale stagionale e terza in Europa. Ma il 1950 fu anche l’anno in cui, il 16 e 17 settembre, le Nazionali di Italia e Jugoslavia si confrontarono all’Arena di Milano. Questo avvenimento merita di essere ricordato non tanto per lo scontato terzo posto alle spalle dei due “mostri sacri” italiani, quanto perché fu l’occasione per Danilo e Oscar di riabbracciarsi dopo molti anni. Nel 1951, essendosi incrinato il rapporto con il Partizan, rinunciò a tutti gli agi che derivavano dalla militanza in quella grande società e si trasferì al Kladivar Celje, sodalizio sloveno per il quale gareggiò lanciando in quella che stava diventando la sua specialità preferita, il martello, a 58,80 (quarta prestazione mondiale di quell’anno, peraltro contestata, ma che ancora anni dopo risultava regolarmente citata in importanti pubblicazioni di autori quali Bruno Bonomelli), impegnandosi anche nell’attività di allenatore.

Era il preludio alla decisione di tornare in Italia. Non aveva mai rinunciato alla cittadinanza di nascita, cosa che gli permise di ottenere il passaporto italiano. Tutto questo, in aggiunta alla rottura con il Partizan, lo mise nel mirino della polizia jugoslava, che già lo aveva interrogato per la sua mancata presenza ad un incontro della Nazionale. Ricevette in modo anonimo il consiglio di andarsene al più presto per non finire in gattabuia con tutte le conseguenze del caso, e si sa che i metodi della polizia jugoslava in quell’epoca erano molto duri, così come lo erano i luoghi di detenzione. Ma la sua intenzione di tornare in Italia era il segreto di Pulcinella: il 23 aprile 1952 arrivava al quotidiano «Il Corriere di Trieste», considerato filo-jugoslavo, una corrispondenza da Lubiana dal titolo “Cereali-Zerjal torna in Italia”, che annunciava la sua decisione: “In questi giorni è stato consegnato il «visto di uscita» dalla Jugoslavia al lanciatore del martello Zerjal (Cereali) che quest’anno dovrebbe fare il «numero uno» italiano assieme a Taddia alle Olimpiadi di Helsinki. Il Cereali, che fu partigiano nella guerra di liberazione, rimase in Jugoslavia dopo il 1945, assumendo la doppia cittadinanza. Nel 1950 chiese il passaporto italiano che gli è stato concesso nel 1951 e ora ha ricevuto il «visto di uscita»”.  E proprio quel giorno, sollecitato da un altro messaggio anonimo, avvenne il viaggio verso l’Italia, ma non proprio in modo tranquillo: la prese piuttosto alla larga, arrivando al posto di confine di Gorizia, la Casa Rossa. Danilo presentò i documenti ed esattamente in quel momento giunse alla polizia di frontiera l’ordine di bloccarlo. Rendendosi conto di quanto stava accadendo, si riappropriò velocemente del passaporto e raggiunse altrettanto velocemente il territorio italiano.

Si recò a Trieste, dove incontrò Ottavio Missoni, allora ostacolista ma negli anni a venire grande firma della moda internazionale, che lo mise in contatto con Franco Testa, il presidente della S.G. Gallaratese, la più forte società italiana di atletica dell’epoca. A seguito di questa vicenda il suo nome venne cancellato dall’albo d’oro dei Campionati e dei primati jugoslavi. La moglie e la figlia, dopo essere state oggetto di una minuziosissima perquisizione al confine, riuscirono a raggiungerlo a Gallarate il 22 gennaio 1953.

(segue)

Last Updated on Thursday, 23 April 2020 12:49
 
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