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Trekkenfild numero 72: da Milano a Brescia, da Losanna a Montecarlo, a Londra PDF Print E-mail
Wednesday, 17 July 2019 10:05

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Giochi Olimpici (invernali) a Milano, piste fatte rifatte mai fatte, velocisti di ieri e dell'altro ieri (di questo viviamo) di domani (forse), attualità agonistiche dal parterre mondiale. Abbiamo citato quasi tutto da questo numero 72 inviatoci dalla copiia Brambilla - Perboni, che, ve lo ricordiamo, sono sempre alla ricerca di un minimo di sostentamento per continuare a vivere a sopravvivere a sfrugugliare. Dimenticavamo: c'è perfino una lettera del nostro (nel senso di A.S.A.I.) segretario, Alberto Zanetti Lorenzetti sulla situazione impianti atletici a Brescia. C'è proprio di tutto! Scherzi a parte, leggete se vi va.

Last Updated on Wednesday, 17 July 2019 13:28
 
18 agosto 1945: Gianni Brera scrive il suo primo articolo per la «Gazzetta» PDF Print E-mail
Monday, 15 July 2019 09:34

C'è solo da aggiungere il titolo di quello scritto iniziale. E, per chi ha voglia tempo e interesse, ripensare attentamente a queste parole, tanto attuali. Per quei pochissimi un po' flebili di memoria ricordiamo che la citazione del Foscolo si riferisce alla orazione che egli tenne alla Alma Ticinensis Universitas alla inaugurazione della cattedra di eloquenza, nel 1808, cattedra soppressa poco tempo dopo dal signor Napoleone. Dittatori, grandi o piccoli, hanno sempre avuto in ùggia la cultura e il libero pensiero.

Atletica e dinamismo storico

"In epoca per il nostro paese oscura come questa, di guerre delusioni massacri e speranze magnifiche, da una cattedra universitaria il poeta Ugo Foscolo esortava i giovani «alle istorie». Era un grido, insieme, di dolore e di fede: il presentimento infallibile di un poeta che, sensibile al gigantesco evolversi della storia, intuiva quanto gli italiani fossero fuori del mondo, quanto il processo storico universale avesse in definitiva e triste maniera superato l'umanesimo, stantio ormai ed esausto, dei padri. E coltivare «le istorie», allora, sarebbe stato un mettersi alla pari: comprendere il proprio tempo e vederne gli svilippu futuri. Da allora, molte cose mutarono: e sta Ugo Foscolo alle soglie di quel Risorgimento dell'Italia non ancora del tutto compiuto: quel periodo di sociale fermento che, innestandosi sulle direttrici del pensiero romantico, alquanto redense il popolo dalla plumbea staticità della sua cultura, e additò nuove vie di progresso, di libertà, di rinascita. Del tutto non s'è compiuto il Risorgimento d'Italia. Isole di vieta sufficienza permangono, stagnano gore di vecchiume nel nuovo fermento del popolo. Sono luoghi comuni rinsaldati tra noi da un errato concetto della storia, che falsa le proporzioni, confonde i limiti, esalta meschine ambizioni di megalomani...E uno dei luoghi comuni più abusati è, nella nostra mentalità, l'ostentato disprezzo di taluni per tutto ciò che di fisico, di serenamente dinamico sia nell'attività degli uomini. L'ideale umanistico dell'ho sapiens accumulato tra pile enormi di libri sapientissimi, e avulso dalla vita pratica come può esserlo un bonzo dalla lotta greco-romana; la visione arcadica del saggio aggrappato alle contorte circonvoluzioni del suo cervello permane qui e là in Italia, a tutto danno di quel dinamico rifiorire tanto auspicato oggi da chi ha tutta coscienza del momento storico presente e del nostro avvenire di popolo.

"Enormi cervelli seduti: così i romani infrolliti e raffinati al tempo delle calate barbare. Così, al tempo di Roberto Clive, gli indiani soltanto attratti da speculazioni interiori.

"Galoppavano allora i Germani tra le colonne dei fori; allora un pugno di uomini audaci conquistava un impero alla corona inglese.

"Italiani, vi esorto alle atletiche! griderebbe oggi il poeta. La storia abbiamo compresa, sia pure a nostro danno: dobbiamo invece togliere dalla mente gli ultimi ragnatelosi vecchiumi d'una psicologia superata. Dobbiamo muoverci. I muscoli afflosciati ritornino a temprarsi, gonfi di sangue e di vita. Gli stadi si riaprono, italiani, le piste gli attrezzi gli impianti si riattano alla ripresa. Diamoci dentro, a rinnovare il sangue. Enormi cervelli fuori del tempo non giovano. Non appaghiamoci di ridicole presupponenze. L'albagia latina di Alexis Carrel ci ha manadato in sollucchero con facili e arbitrarie descrizioni dell'homo anglosassone, forte di muscoli, alto, membruto, dal cranio piccolo e dal cervello di gallina. Niente di più grottesco: la stessa posizione psicologica del romano raffinato che ride dei Germani non ancora edotti dalle sofisticherie alessandrine e dei meteci greci; del bramino che disprezza il britannico bellamente al disopra di ogni ridicola e statica elucubrazione mentale. Romani e bramini e altri che al travolgente cammino della storia non seppero adeguarsi, alla storia soggiacquero e finirono. L'olimpionico americano dai muscoli guizzanti, dallo spirito lanciato nell'ardore delle conquiste sportive, è ancor quello che travolge ieri stesso i reticolati con i cingoli duri e invincibili del suo carro. Lo scienziato che, lasciato il laboratorio, scandalizzò l'umanista italiano Cecchi mettendosi le scarpette chiodate e correndo su una pista con l'orologio in mano, è ancor quello, credete, che ieri stesso ha dato impulso nuovo alla chimica e alla fisica ideando la mostruosa bomba atomica.

"E io vedo popoli in gara leale lungo le immense interminabili corsie della storia. Vedo popoli alternarsi al comando, superarsi e vincere. Quei popoli, dico, i quali hanno saputo raggiungere l'equilibrio perfetto tra possibilità fisiche e sviluppo mentale. Allora m'è facile, capite?, vedere in ogni conduttore di popoli, di eserciti un coach. Mal si presta la nostra lingua a queste immagini: ma sai tu lettore che sia un coach? Un semplice allenatore: un uomo che insegna ai giovani a migliorarsi, a prodigarsi e a vincere. Sì, noi abbiamo bisogno di un coach, ora: anzi, di molti buoni coaches. Forse ne abbiamo, chissà? E verranno fuori, allora.Intanto si riaprono gli stadi, italiani, le piste, gli attrezzi gli impianti si riattano alla ripresa. Diamoci dentro a rinnovare il sangue. Torni il mossiere a sparare i suoi colpi per il via. Ma questa volta a salve, buon Dio: finalmente dei colpi a salve.

Last Updated on Monday, 15 July 2019 16:38
 
Seguite il giallo: tutte le novità 2019 delle liste italiane di ogni tempo PDF Print E-mail
Monday, 08 July 2019 07:32

Mancano ormai meno di tre settimane ai Campionati italiani, in programma dal 26 al 28 nella bella Bressanone. Occasione per aggiornare le graduatorie italiane di tutti i tempi che ormai proponiamo da qualche anno direttamente su questo spazio, dopo essere passati, nel tempo, da edizioni tradizionali su carta e poi a quelle su dischetto (l'ultima - coincidenza - nel 2009 fu messa in circolazione proprio allo stadio di Bressanone, dove si stavano celebrando i Campionati mondiali dei giovani, quelli youth, i nostri allievi, campionato che poi i padroni del vapore della Federatletica internazionale hanno deciso di cancellare). Da quando i nostri soci hanno deciso questa forma di pubblicazione, dell'aggiornamento si sono sempre occupati Enzo Sabbadin e Enzo Rivis, che ancora si divertono a questo tipo di compilazione.

Ed ecco qua il nuovo prodotto - aggiornato al 6 luglio - della coppia lombardo - veneta. Strumento utile per misurare i progressi della atletica nazionale, facendo riferimento alle graduatorie di tutti i tempi. I nostri compilatori evidenziano in giallo i nuovi tempi e le nuove misure entrate a far parte della lista. Questo fornisce all'appassionato una visibilità immediata delle novità 2019.

Donne e uomini, ovviamente, come nella tradizione. I cultori dei «numeri primi» in atletica possono aprire questi indirizzi e troveranno materiale per passare un po' di tempo:

liste italiane di ogni tempo donne

liste italiane di ogni tempo uomini

Le liste sono sempre disponibili nella apposita Sezione "Liste italiane di ogni tempo", sulla parte sinistra della copertina.

Correzioni, ove fosse necessario, aggiunte, suggerimenti, devono essere inviate direttamente ai compilatori  This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it   e  This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

Last Updated on Wednesday, 17 July 2019 14:43
 
Séra Martin e i primati delle signorine francesi: correva l'anno olimpico 1928 PDF Print E-mail
Wednesday, 03 July 2019 14:26

Appuntamento fisso dei primi giorni di ogni mese: la breve comunicazione con la quale l'amico Rosillo ci ricorda che ci sono nuovi argomenti e aggiornamenti sul sito della Commissione Documentazione e Storia della Federazione francese di atletica. Adesso è disponibile il lavoro di messa a punto effettuato durante il mese di giugno. Per chi ha interesse questo è l'indirizzo generale http:// This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it  , per entrare sugli argomenti del sito ecco un altro link http://cdm.athle.com/

Troviamo sempre di grande interesse le brevi ricostruzioni storiche compilate da Luc Vollard, che della CDH è il presidente. In quella di stavolta ci riporta all'anno 1928 per parlarci di atletica praticata con entusiasmo dalle donne, che, a quel tempo, avevano una propria federazione a parte, non facevano parte della I.A.A.F., vi entreranno nel 1936, mentre nell'anno 1928 furono ammesse, per la prima volta, ai Giochi Olimpici.

Vollard ci ricorda che il 14 luglio, allo Stadio di Colombes, i francesi avevano festeggiato insieme alla loro festa nazionale, anche il primato del mondo del loro connazionale Séra (Séraphin) Martin sugli 800 metri: 1:50.6. Il giovanotto di Nizza tolse il primato al tedesco Otto Peltzer, che deteneva anche quello dei 1500; lo perderà quattro anni dopo a favore dell'americano Ben Eastman. 

Intanto leggete quello che erano capaci di fare le atletiche ragazze transalpine, le quali, in verità, non fecero grandi cose ad Amsterdam, ai Giochi Olimpici (un qyarto posto nella staffetta 4 x 100). Anche Martin deluse la Francia: solamente sesto nella finale olimpica, Peltzer era statao eliminato addirittura in semifinale.

L’été 1928 fut torride pour l’athlétisme français. Le 14 juillet Séra Martin améliora le record du Monde du 800 m à Colombes mais le feu d’artifice fut aussi tiré le lendemain au stade de la Porté Dorée à l’occasion des championnats de France féminin sous l’égide de la FFSF. Les sprinteuses des Linnet's de Saint-Maur-des-Fossés profitèrent de ce 15 juillet pour réviser en profondeur les tablettes des records, malgré l’état triste et sale du stade du PUC selon l’article du Miroir des Sports !
Marguerite Radideau égala son record de France du 100 m en 12’’2/5 devant ses coéquipières Georgette Gagneux et Lucienne Velu. A l’époque cette performance fut annoncée comme un record du monde mais la japonaise Kinue Hitomi avait fait mieux fin mai à Osaka. Le 200 m fut aussi l’apanage des filles des Linnets avec la victoire de Lucienne Velu devant Yvonne Carme.
Avec un tel quatuor, les deux relais ne pouvaient donc échapper aux Saint-Mauriennes. Ce fut chose faite dans le 4 x 100 m devant Fémina Sport dans le temps remarquable de 50’’0 qui égala le record du monde des Allemandes du Viktoria Magdebourg établi le 7 août 1927 à Breslau. Restait alors à disputer le 4 x 200 avec bien sûr la même équipe. C’est encore à une équipe de club allemande que nos jeunes femmes s’attaquèrent, cette fois-ci le SC Charlottenburg Berlin, crédité de 1’50’’3/5 à Berlin trois semaines auparavant. 1/5 de seconde suffit à l’arrivée pour les déposséder et les Linnets s’offrirent une deuxième citation sur les listes de la Fédération Sportive Féminine Internationale en 1’50’’2/5 en devançant à nouveau Fémina Sport. La même équipe fit beaucoup mieux en 1929, le 28 juillet en 1’47’’3/5, reprenant le record que le SC Brandebourg Berlin avait amélioré le 14 juin en 1’48’’1/5. Par la suite, l’IAAF, supplantant le FSFI et obtenant même sa dissolution en 1936,  n’homologua pratiquement plus que des records d’équipe nationale.

Last Updated on Wednesday, 03 July 2019 18:41
 
Chi fu il più veloce? «Zacharia, pronti, via», o il prussiano Armin Hary? PDF Print E-mail
Tuesday, 02 July 2019 16:30

Questo articolo fu scritto da Gianni Brera il 5 settembre 1960. Dopo averlo letto viene spontanea, almeno a noi, una domanda: la partenza di Hary era regolare o non lo era? Delle due l'una: se era regolare, non c'è trippa per gatti. Se non era regolare, signor Pedrazzini, perchè non lo ha squalificato? Per usare una frase che un collega ci ha riferito come molto frequente nel linguaggio breriano, fra colleghi,  ci sembra che il signor Pedrazzini, per darsi delle arie da quello che ha capito tutto, faccia delle seghe ai grilli. Dire poi che imbrogliava è da Codice Penale, se non hai le prove, perchè se le hai lo squalifichi. Se non le hai, stai zitto. Dice Pedrazzini: se ci fossi stato io a Zurigo...eh, cosa avrebbe fatto? Quello che hanno fatto gli svizzerotti, han fatto ricorrere la gara, e quando, con un altro starter, ha dato lo stesso esito (10" netti), si son messi la coda tra le gambe, e a casa. La verità, secondo noi, è che trattandosi del primo 10" netti nella storia dei 100 metri, hanno tutti avuto repentini movimenti intestinali.

Anche 'sta ridicola caccia all'imbroglione: uno che gli guarda i piedi, le mani, il sedere, quasi fosse un Arsenio Lupin da prendere con le mani nel sacco. E invece il signor Arsenio - Armin, in barba a tutti i Pedrazzini e i Maregatti del mondo, si è portato a casa il titolo olimpico dei 100 metri con pieno merito. Lasciandosi dietro tutto il meglio che c'era in circolazione in fatto di velocità: il lungagnone americano Sime. il british Radford - poi futuro professore universitario -, il tosto cubano Figuerola, «El Figaro» come lo chiamavano i suoi compatrioti scesi dalla Sierra Maestra a cacciare il dittatore Batista, e altri due yankee, Frank Budd, di cui si dicevano meraviglie, e il supereclamizzato Ray Norton, la più grande delusione americana.

Hary passeggiò in batteria (secondo, 10.74, elettrico, si seppero dopo anni i tempi elettrici), vinse quarto di finale (10.32, su Sime), semifinale (10.41, ancora su Sime) e finale (10.32, e dagli, ancora su Sime). De che stamo a parlá? E lei, illustre pistolero olimpico, ha sparato tre di queste quattro gare. Che dobbiamo dedurne? Se davvero il prussiano imbrogliava, lei non ci fa una gran bella figura...o no? Con tutto il rispetto, per carità.

P.S. - «Zacharia, pronti, via», così venivano chiamati, a quel tempo, ironicamente, in Italia, gli starter svizzeri.

 

L'astuto ginocchio di Hary

I giudici di partenza all'Olimpiade di Roma sono tre; Ruggero Maregatti, Primo Pedrazzini e Camillo Sivelli. I primi due sono milanesi. Maregatti è stato grande sprinter ai suoi bei giorni e ha spesso battuto Toetti sulle due distanze dello scatto. Primo Pedrazzini, invece, è stato ed è tuttora soltanto un patito dell'atletica. È cresciuto però alla scuola del grande Giuseppe Alberti e di Mario Riccoboni, due onorevolissimi velocisti divenuti mossieri al termine della carriera. Attualmente, Pedrazzini viene considerato il miglior starter d'Italia. E proprio a lui è toccato "preparare" le partenze degli scattisti dell'Olimpiade. Pedrazzini è piccolo e ha il complesso di Napoleone. La sua voce è grave ed energica, il suo sguardo sa corrucciarsi al momento più opportuno. Per prepararsi degnamente all'Olimpiade, è stato due settimane a Schio con gli olimpionici italiani. Poi è venuto a Roma e ha frequentato i campi di allenamento, mettendosi a disposizione degli scattisti di ogni Paese, americani compresi. Il solo che non si sia mai presentatoper farsi dare il via è stato Armin Hary, che evidentemente ha dichiarato guerra a tutti gli starter del mondo. Pedrazzini ha dato il via a molti grandi campioni degli ultimi sei cicli olimpici. Appena dopo Berlino, ha avuto all'Arena di Milano anche Peacock, il grande rivale di Owens, la Perla Nera. Nel dopoguerra ha "mosso" un po' tutti, compreso Fuetterer e Germar. Ma Hary, no. E Pedrazzini confessa di non aver dormito più notti, pensando a lui e al suo demoniaco guizzo.

Di Hary se ne dicevano molte dal giorno stesso della finale di Stoccolma (dove era andato anche Pedrazzini). A Zurigo, Haryaveva sicuramente incontrato un mossiere veloce e un cronometro pigro. Ma il 10" netti era stato ripetuto con due diversi mossieri, durante la stessa riunione, e Pedrazzini non sapeva darsi pace.

Armin Hary arrivò a Roma buon ultimo, come si addice ai grandi personaggi.Pedrazzini lo attese invano all'Acquacetosa e alle Terme: Hary mantenne per sé il proprio segreto di sprinter fenomeno. Poi, finalmente, vennero le gare. In batteria, tutto quieto: gli avversari non erano tali da costringere Hary a fare il furbo. Ma con i quarti di finale iniziò la musica. Ruggero Maregatti accoccolato all'esterno a guardare le mani e i piedi ai "pronti" e ai "via". Lui, Pedrazzini, sul suo podietto, poco discosto dalla corda, la gran pistola puntata al cielo.

I comandi alla voce dello starter sono due: "a posto" e "pronti". Poi spara.

Al comando di "a posto" gli scattisti raggiungono i blocchi di partenza e vi si dispongono con le mani e il ginocchio destro a terra. Al comando successivo di "pronti" gli scattisti alzano il ginocchio destro, tendono le braccia (con le mani sempre a terra) e rimangono nella posizione di agguato che è tipica di un felino pronto a balzare sulla preda. 

Al primo botto di Pedrazzini, Hary era già all'impiedi e spingeva come un dannato. Pedrazzini lasciò correre («L'è un fenomeno» disse «Però, el me frega»).

Alle semifinali, ancora un guizzo fasullo di Hary sul primo botto di Pedrazzini: ma venne subito frenato da un secondo sparo, non appena ebbe fatto il terzo passo.

«Warum?», domandò hary quando Maregatti gli ebbe rifilato il rettangolo giallo della partenza falsa:«Perchè?».

«Sta quiet, roder», gli ingiunse Pedrazzini corrucciandosi più di sempre. Allora Hary, ingrugnato, attese lo sparo e partì con gli altri. In finale, naturalmente, ritentò per istinto la gherminella: e Pedrazzini lo fermò di nuovo.

«Ma allora» io chiedo «che cos fa precisamente questo Hary?».

«Che cosa fa? Ci vuole un po' per capirlo: però è certo che bara. All' "a posto" si dispone come tutti: al "pronti" finge di alzare il ginocchio destro fino a tendere la gamba: in realtà, lo alza soltanto un poco e seguita a tendere la gamba, lentissimamente, cioé seguita ad alzarsi, mentre tutti i suoi avversari sono già immobili, come prescrive il regolamento. Dalla vostra tribuna non si vede, ma il movimento del ginocchio di Hary è continuo: e lo sparo lo coglie che è già quasi avviato cioè in condizioni di spingere anche col piede destro e di buttare violentemente il peso del corpo sul sinistro. In sostanza, Hary imprime una spinta in più degli avversari mentre il mossiere esplode il colpo. E così si capisce come guizzi letteralmente via dai blocchi. Tutti i suoi riflessi, per via di quella spinta suppletiva e galeotta, vengono automaticamente accelerati: il resto, si capisce, è molto più facile...E se lo fermi, poi, dice "Warum?", "Perchè?", con l'aria più candida di questo mondo. Ma Ruggero e io lo abbiamo capito in tempo, e non ci ha più fregati. Tutto qui il segreto della partenza di Hary».

«Però anche senza trucco...».

«Ah, se capiss: l'è in gamba. Ma avrei voluto esserci io, la sera del 10" netti».

Così ha detto Pedrazzini, starter dell'Olimpiade: e grazie a lui abbiamo forse capito anche Hary.

Last Updated on Wednesday, 03 July 2019 06:45
 
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