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Oscar e Danilo, vite parallele con un denominatore comune: l'atletica (2) PDF Print E-mail
Friday, 17 April 2020 14:49

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Le foto. La prima in alto a sinistra, inquadra il podio del lancio del disco ai Giochi dei Balcani e dell'Europa Centrale, svoltisi a Tirana, in Albania, nel 1946. Erano Giochi ufficiosi (come quelli del '47 a Bucarest, riprenderanno ufficialmente nel 1953 ad Atene) che infatti non vengono contati nella progressione delle edizioni. Danilo, adesso ritornato al cognome Žerjal, vinse sul connazionale Davorin Marčelja, un decatleta poi nono agli Europei di Oslo, e sul rumeno Biro. Le due foto seguenti, simili nel gesto atletico, risalgono al 1946 (quella a destra, autografata) e ad un allenamento a Schio, nel 1940: le due immagini mettono in risalto la potente struttura dell'atleta. Infine, in basso a sinistra, i due fratelli, Oscar e Danilo, siamo sempre nel 1940.

 

Presentiamo la seconda parte della ricerca di Alberto Zanetti Lorenzetti sui fratelli Oscar e Danilo Cereali, un racconto, sportivo e di vita, che abbraccia oltre due decenni, dagli anni Trenta a quelli Cinquanta.

***

Le strade dei due fratelli si erano ormai separate. Infatti Oscar era rimasto in Piemonte e aveva ripreso l’attività agonistica con la Pro Vercelli, società ricca di storia che nel calcio vinse sette scudetti fra il 1908 e il 1922. Continuando a dedicarsi al lancio del martello, alla fine di settembre 1945 si classificò al terzo posto ai Campionati Alta Italia e riprese ad occupare stabilmente una buona posizione nelle classifiche stagionali. Nel 1948 cambiò casacca, tesserandosi per la S.A. Gancia di Torino, diventando così compagno di squadra di Primo Nebiolo, il futuro presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera e della I.A.A.F., la Federazione mondiale. Il suo valore di atleta venne confermato dalla costante presenza fra i migliori dieci lanciatori di martello fino al 1951 e dalle vittorie in numerosi Campionati regionali del Piemonte.

Nelle stagioni precedenti alla fine della guerra, Danilo vantava un personale di 47,15 nel disco e 13,57 nel peso; era diventato oltreconfine il dominatore incontrastato del lancio del disco; ottenne, oltre alla convocazione in numerosi incontri della Nazionale, il titolo jugoslavo della specialità dal 1945 al 1950 , vinse la gara dei Giochi Balcanici (ufficiosi) a Tirana nel 1946 e l’anno successivo fu secondo in quelli disputati a Bucarest, pure ufficiosi. Grazie alla progressione dei risultati che lo portò a raggiungere nel 1946 i 48,64 metri, fu inserito nel gruppo di atleti jugoslavi che vennero inviati agli Europei di Oslo, con un viaggio aereo molto più tranquillo rispetto a ciò che dovettero affrontare gli italiani. Infatti gli azzurri volarono su un Savoia Marchetti SM 95 rimediato non senza difficoltà, incrociando violenti temporali e non celate ostilità durante gli scali. Gli jugoslavi invece arrivarono in Norvegia, con tappa a Praga, a bordo di un Dakota della Danish Air Lines. Oltre a Danilo, facevano parte del gruppo i velocisti Marko Račič, Marijan Slanac, i saltatori Petar Vuković e Marijan Urbić, il lanciatore di martello Ivan Gubijan (due anni dopo medaglia d’argento ai Giochi di Londra, la prima delle due Olimpiadi alle quali prese parte, oltre a tre Campionati d’Europa) e il decathleta Davorin Marčelja. La gara del disco, che vide la doppietta italiana con Consolini e Tosi, registrò quale miglior lancio di Danilo un 44,31 metri che non gli fu sufficiente per accedere alla finale.

L’8 febbraio 1948 sposò Milena Širca, unione che pochi mesi dopo vide la nascita della figlia  Anna Maria. La coppia ebbe un secondo figlio, Mario, nato nel 1953 a Gallarate, ma che morì dopo soli sette mesi. Nelle grandi competizioni internazionali non riuscì ad esprimersi al meglio. Fu presente ai Giochi di Londra del 1948, dove la coppia Consolini-Tosi salì sui due gradini più alti del podio, fermandosi alle qualificazioni, e ai Campionati europei di Bruxelles del 1950 si piazzò al nono posto. risultato non proprio esaltante alla luce del 51,61 metri dell’anno precedente, ottava prestazione mondiale stagionale e terza in Europa. Ma il 1950 fu anche l’anno in cui, il 16 e 17 settembre, le Nazionali di Italia e Jugoslavia si confrontarono all’Arena di Milano. Questo avvenimento merita di essere ricordato non tanto per lo scontato terzo posto alle spalle dei due “mostri sacri” italiani, quanto perché fu l’occasione per Danilo e Oscar di riabbracciarsi dopo molti anni. Nel 1951, essendosi incrinato il rapporto con il Partizan, rinunciò a tutti gli agi che derivavano dalla militanza in quella grande società e si trasferì al Kladivar Celje, sodalizio sloveno per il quale gareggiò lanciando in quella che stava diventando la sua specialità preferita, il martello, a 58,80 (quarta prestazione mondiale di quell’anno, peraltro contestata, ma che ancora anni dopo risultava regolarmente citata in importanti pubblicazioni di autori quali Bruno Bonomelli), impegnandosi anche nell’attività di allenatore.

Era il preludio alla decisione di tornare in Italia. Non aveva mai rinunciato alla cittadinanza di nascita, cosa che gli permise di ottenere il passaporto italiano. Tutto questo, in aggiunta alla rottura con il Partizan, lo mise nel mirino della polizia jugoslava, che già lo aveva interrogato per la sua mancata presenza ad un incontro della Nazionale. Ricevette in modo anonimo il consiglio di andarsene al più presto per non finire in gattabuia con tutte le conseguenze del caso, e si sa che i metodi della polizia jugoslava in quell’epoca erano molto duri, così come lo erano i luoghi di detenzione. Ma la sua intenzione di tornare in Italia era il segreto di Pulcinella: il 23 aprile 1952 arrivava al quotidiano «Il Corriere di Trieste», considerato filo-jugoslavo, una corrispondenza da Lubiana dal titolo “Cereali-Zerjal torna in Italia”, che annunciava la sua decisione: “In questi giorni è stato consegnato il «visto di uscita» dalla Jugoslavia al lanciatore del martello Zerjal (Cereali) che quest’anno dovrebbe fare il «numero uno» italiano assieme a Taddia alle Olimpiadi di Helsinki. Il Cereali, che fu partigiano nella guerra di liberazione, rimase in Jugoslavia dopo il 1945, assumendo la doppia cittadinanza. Nel 1950 chiese il passaporto italiano che gli è stato concesso nel 1951 e ora ha ricevuto il «visto di uscita»”.  E proprio quel giorno, sollecitato da un altro messaggio anonimo, avvenne il viaggio verso l’Italia, ma non proprio in modo tranquillo: la prese piuttosto alla larga, arrivando al posto di confine di Gorizia, la Casa Rossa. Danilo presentò i documenti ed esattamente in quel momento giunse alla polizia di frontiera l’ordine di bloccarlo. Rendendosi conto di quanto stava accadendo, si riappropriò velocemente del passaporto e raggiunse altrettanto velocemente il territorio italiano.

Si recò a Trieste, dove incontrò Ottavio Missoni, allora ostacolista ma negli anni a venire grande firma della moda internazionale, che lo mise in contatto con Franco Testa, il presidente della S.G. Gallaratese, la più forte società italiana di atletica dell’epoca. A seguito di questa vicenda il suo nome venne cancellato dall’albo d’oro dei Campionati e dei primati jugoslavi. La moglie e la figlia, dopo essere state oggetto di una minuziosissima perquisizione al confine, riuscirono a raggiungerlo a Gallarate il 22 gennaio 1953.

(segue)

Last Updated on Thursday, 23 April 2020 12:49
 
Oscar e Danilo, vite parallele con un denominatore comune: l'atletica PDF Print E-mail
Wednesday, 15 April 2020 09:27

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Siamo orgogliosi di presentare su questo spazio una ricerca del nostro amico Alberto Zanetti Lorenzetti, che, dopo oltre venti anni di ricerche, può essere oggi considerato a pieno titolo uno degli storici più preparati del movimento sportivo che ha interessato quel vasto, e tormentato, territorio orientale dell'Italia al confine con la ex Jugoslavia e la Slovenia. Alberto, da mesi, lavorava alla ricostruzione delle carriere sportive e delle vite di due fratelli originari di quelle terre: Oscar e Danilo Cereali. L'aiuto determinante della figlia di Danilo, signora Anna Maria Cereali, gli ha consentito di produrre questo lavoro, che non è una pura e semplice elencazione di risultati atletici - pur nella meticolosa precisione dell'autore - ma una sorta di «vite parallele romanzate», in particolare per l'avventuroso Danilo. Siamo davvero grati ad Alberto per questo contributo, che presenteremo in diverse puntate.

***

Lettura delle foto (dall'Archivio della signora Anna Maria Cereali). La prima, in alto, fu sicuramente scattata allo Stadio Mussolini di Torino il 20 luglio 1941, seconda giornata dei Campionati italiani, a conclusione della gara di lancio del martello: da sinistra, l'allenatore americano Boyd Comstock, quindi il ventunenne «gigante di Bondeno» Teseo Taddia, che quel giorno aveva stabilito, con 51,96 il suo primo primato italiano, migliorando il precedente, 51,66, di Michele Venanzetti; quindi, Mario Sargiano (classe 1915), con la tuta della Fratellanza Savonese, secondo classificato, e Oscar Cereali, terzo classificato. Nella foto successiva, orizzontale: siamo nel 1937, Comstock, di spalle, con l'immancabile feltro rotondo sul capo, di fronte a lui, con coppola, il gen. Giorgio Vaccaro, a quel tempo Segretario del C.O.N.I. e presidente della Federazione Gioco Calcio: il primo a destra, a torso nudo, è Oscar Cereali; al centro, con una canottiera completamente bianca, l'astista fiorentino Danilo Innocenti. Nelle due foto verticali: a sinistra, datata 1938, Oscar Cereali in allenamento; a destra, Beppone Tosi (con la tuta della Società Sportiva Parioli Roma, quindi la foto è stata scattata prima di settembre, perchè da quella data il discobolo passò alla S.S. Bruno Mussolini Roma) e a fianco Oscar e Danilo Cereali. Tosi e Danilo avevano gareggiato insieme a Torino nei Campionati nazionali: terzo Danilo (43.85), quinto Tosi (42.20). Il titolo fu vinto da Adolfo Consolini. Fu anche l'occasione per il primo confronto diretto fra l'agricoltore di Costermano e il corazziere novarese.

*** 

Il nostro confine orientale ha una lunga storia fatta di drammi – si pensi alle battaglie del Carso del ’15-‘18, alla politica repressiva fascista, ai massacri con rappresaglie e contro-rappresaglie  del secondo conflitto mondiale fino al terribile epilogo delle foibe – e tensioni create dalla Guerra Fredda prima e dopo la rottura fra i comunisti di Stalin e quelli di Tito. Poi un disinteresse dal quale non siamo usciti nemmeno oggi. Nel dramma sanitario odierno sappiamo tutto quello che avviene in Cina, India, Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Francia e Germania, ma chi ha avuto notizie di quello che sta accadendo in Slovenia e Croazia? Eppure sono i nostri vicini di casa. La storia che raccontiamo è una storia che nasce da quel confine, quella di due fratelli, Danilo e Oscar Cereali, che hanno messo l’amore per l’atletica al di sopra di tutto.

Per la non facile ricostruzione delle vicende dobbiamo un caloroso ringraziamento ad Anna Maria Cereali, figlia di Danilo e nipote di Oscar. La sua testimonianza diretta, i documenti e le fotografie che ci ha permesso di visionare e riprodurre, sono stati fondamentali. Un ringraziamento va anche a Bruno Križman per le notizie che ha fatto avere al nostro Archivio Storico su Danilo Cereali.

Danilo e Oscar Cereali, atleti di confine

di Alberto Zanetti Lorenzetti

La “geografia fisica” ci dice che Duttogliano (Dutovlje in lingua slovena) è un piccolo paese del Carso a poco più di trecento metri sul livello del mare, l’Adriatico, dal quale dista 10 km in linea d’aria. La “geografia politica” aggiunge che questo piccolo borgo è in Slovenia, essendo frazione del comune di Sesana, a circa 6 km dal confine di Stato e 17 km da Trieste. Fra il 1918 e il 1991 i suoi abitanti hanno cambiato per quattro volte la nazionalità, passando dall’Impero Austro-ungarico al Regno d’Italia, poi alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia finché si arrivò all’indipendenza della Repubblica di Slovenia.

La nostra storia inizia il 29 dicembre 1913 con la nascita di Oskar, primogenito di Luigi Žerjal e Maria Štolfa. Pochi mesi dopo l’Impero asburgico entrò in guerra dando il via ad anni di stenti e privazioni in tutto un continente. Finalmente alla fine del 1918 le armi tacquero e l’11 febbraio del 1919 venne alla luce il secondo figlio, Danilo. I due fratelli crebbero a Duttogliano in un territorio dove il sostentamento delle famiglie veniva dal duro lavoro dei campi, e molte analogie ci fanno pensare al luogo natale di Adolfo Consolini, Costermano: entrambi paesini di un entroterra (del Garda l’uno e dell’Adriatico l’altro) con una morfologia collinosa punteggiata da piccoli borghi e cascinali che obbligava la popolazione a spaccarsi la schiena per assicurare il pane alle famiglie. Ovviamente di impianti e società sportive non se ne parlava nemmeno, per cui il contatto con lo sport sia per Adolfo che per Oskar e Danilo fu casuale.

All’inizio degli anni Trenta – nel frattempo per volontà della politica fascista il cognome Žerjal venne italianizzato in Cereali – Oscar (anche i nomi di battesimo avevano dovuto adeguarsi) fu arruolato nella Regia Guardia di Finanza, venendo dapprima spedito a Napoli per poi essere trasferito a Roma nel 1935, dove trovò l’ambiente ideale per la sua passione sportiva nel Gruppo Sportivo di atletica dei finanzieri, le Fiamme Gialle, che era stato costituito nel 1930. Si guadagnò fin da subito la permanenza nel sodalizio sportivo militare andando a vincere la gara di lancio del martello dei Campionati dell’XI zona, cioè il Campionato regionale laziale, raggiungendo la misura di 28 metri. La sua passione per la fotografia ci ha lasciato una ricca testimonianza del periodo trascorso a Roma.

Nel 1938 lo raggiunse il fratello Danilo, arruolato anch’egli nella Guardia di Finanza e ben presto distaccato al Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle. Fisico altrettanto robusto, stessa passione per i lanci, in particolare il peso e il disco. I miglioramenti per entrambi furono costanti: nel 1939 Oscar superava di un metro e mezzo la linea dei 41 metri ed era ventesimo nelle liste stagionali del suo attrezzo preferito. L’anno dopo, il 1940, salì alla ribalta Danilo, che vinse il Campionato nazionale di Seconda Serie nel peso, arrivò secondo nel disco e concluse la stagione con misure superiori ai 40 metri nel disco e i 13 metri nel peso (più esattamente 40,24 e 13,03 metri). In quell’anno iniziò ad essere disputata la manifestazione di propaganda Gran Premio Quadriennale «Q. 44», una fortunata iniziativa che svezzò parecchi futuri campioni. Danilo si impose nel lancio del peso, fu terzo nel disco e quattordicesimo nel martello, facendo di meglio l’anno dopo, quando fu nuovamente primo nel peso, ma aggiungendo anche la vittoria nel disco e il settimo posto nel martello. Il vertice della stagione 1941 per i due fratelli fu il fine settimana del 19 e 20 luglio, data del Campionato italiano disputato a Torino, quando entrambi salirono sul terzo gradino del podio. Danilo con 43,85 metri si era piazzato terzo nel disco, medesima posizione di classifica ottenuta da Oscar nel martello con 45,66 metri. Ormai si era in piena guerra. Oscar si sposò con Albina Stok nel settembre 1942, al termine di una stagione che fece registrare il 45,03 metri di Danilo, quinto nella classifica stagionale del disco, ormai la specialità preferita che nel 1943 in Italia lo vedeva inferiore solo ad Adolfo Consolini e Beppone Tosi sia ai Campionati nazionali che nella “Top 10” grazie alla misura di 47 metri e 15 centimetri.

E venne l’8 settembre 1943. Oscar rimase in servizio nella Guardia di Finanza in Nord Italia, riuscendo anche a prendere parte a una gara di lancio del martello che si svolse a Casale Monferrato il 15 aprile 1945. Ben diverse furono le vicende di Danilo che, fatto prigioniero dai tedeschi in Albania e internato in campo di concentramento dapprima in Germania e poi in Cecoslovacchia, approfittò della possibilità di aderire alla proposta di continuare a combattere contro gli Alleati, ma con l’intenzione di tornare a casa, e quindi, non appena gli fu possibile, a Mestre se la diede a gambe venendo nuovamente catturato e riportato da dove era fuggito. Fu autore di una seconda evasione che questa volta riuscì, tornando al borgo natale il 14 gennaio 1944. Ma, come si suol dire, il paese è piccolo e la gente mormora, e qualcuno mormorò anche a Duttogliano, tanto che subito dopo il suo ritorno bussarono alla porta di casa i partigiani jugoslavi. E Danilo li seguì.

Alla domanda se fu una scelta di campo ideologica risponde la figlia Anna Maria: “Mio padre non fu autore di azioni dettate da un credo politico. Né al momento dell’opportunità del rientro in Italia dai campi di prigionia di Germania e Cecoslovacchia, né quando venne reclutato dai partigiani. Si può dire che venne trascinato dagli eventi e che la sua vera passione era l’atletica, tanto che quando ne aveva la possibilità portava con sé un disco”.

Cessate le ostilità, fu ripresa subito l’attività sportiva. I militari jugoslavi entrarono in Trieste il 1.o maggio 1945 e vi restarono per 40 giorni, ma ancora prima del loro sgombero, il 13 maggio, si disputò una partita di calcio fra una rappresentativa triestina e militari scozzesi, alla quale seguirono – nonostante la grande tensione presente in quei giorni – altri incontri che videro in campo militari jugoslavi, inglesi, neozelandesi e civili giuliani.  Anche gli atleti tornarono a calcare pista e pedane il 22 maggio. Si rividero in azione Albano Albanese, Valentino Pellarini, Ercolino Delli Compagni, Pino Kressevich, Rodolfo Crasso e il nostro Danilo che, toltasi per l’occasione la divisa di partigiano, indossò la maglia della Giovinezza Trieste, primeggiando nelle gare di lancio del peso e del disco.

Ma Danilo era un militare dell’esercito jugoslavo e, dopo le gare disputate allo Stadio di San Sabba, la sua carriera di lanciatore proseguì nella neonata Repubblica jugoslava tornando ad avere sui documenti di identità il cognome che il regime fascista aveva cambiato: Žerjal. Le sue capacità atletiche non passarono inosservate e, dopo qualche gara in Slovenia e Croazia, entrò a far parte del Fiskulturno društvo Centralnog doma Jugoslovenske armije Partizan (Società di cultura fisica della casa centrale dell’esercito jugoslavo Partizan) di Belgrado, continuando quindi ad essere in divisa.

(segue)

Last Updated on Wednesday, 15 April 2020 16:43
 
Assemblea A.S.A.I. 2020: arrivederci al Museo della carta, quando il cielo vorrà PDF Print E-mail
Tuesday, 14 April 2020 13:33

Mai dare niente per scontato. Quello che sembra ovvio a ciascuno di noi, non è detto che lo sia anche per tutti gli altri. Regoletta che avevamo scordato. Qualcuno ce l'ha ricordata, chiedendoci: si farà l'Assemblea dell'A.S.A.I. domenica 10 maggio, al Museo della carta di Toscolano Maderno? Risposta obbligata, non ci sembra ci siano alternative stante la situazione del nostro Paese. Intanto fino al 3 maggio ci han detto di starcene rintanati. Non vogliamo aggiungere previsioni, commenti, opinioni, ce ne sono, purtroppo, una valanga. E molte a sproposito. Avevamo scritto ai primi di marzo che avevano lasciato le date (sabato 9 maggio un convegno storico-sportivo, domenica 10 la nostra Assemblea annuale): un atto di fede. Impensabile preparare materiale per un convegno senza la possibilità di andare in biblioteche, in archivi, a consultare, verificare, aggiornare dati. Per ora dunque, questo duplice appuntamento è cancellato. Rinviato? Forse per l'Assemblea, non certo per il convegno. Le incertezze del nostro futuro sono troppo grandi per fare previsioni azzardate. Ci sono aspetti della nostra vita che hanno ben altra importanza in questo momento. Vedremo. Noi intanto faremo il possibile per tenere vivo il nostro sito. Grazie per l'attenzione. 

Last Updated on Tuesday, 14 April 2020 17:30
 
Buona Pasqua, Happy Easter, ¡Felices Pascuas! Joyeuses Pâques PDF Print E-mail
Saturday, 11 April 2020 16:48

"Miei cari amici vicini e lontani, auguri ovunque voi siate!"

Fu un saluto che fece storia nella radio e nella televisione italiana. Si presentava così (c'era un «buonasera» al posto di «auguri») Nunzio Filogamo,  uno dei mitici presentatori della RAI dagli anni '50, quindi la nascita del piccolo schermo nel nostro Paese, per quasi trent'anni.

Cari amici, è molto difficile usare oggi aggettivi come felice, gioioso, ma ci proviamo lo stesso. E quindi a tutti i soci del nostro Archivio Storico dell'Atletica Italiana «Bruno Bonomelli» e ai molti utenti di queste nostre pagine sparsi un po' ovunque nel mondo, auguriamo una serena giornata di Pasqua, aiutata da buona salute soprattutto. 

Last Updated on Sunday, 12 April 2020 11:20
 
Viaggio al di là delle Alpi e a ritroso nel tempo: stavolta siamo nel 1910 PDF Print E-mail
Friday, 10 April 2020 16:21

Rieccoci al consueto appuntamento con le belle ricostruzioni storiche dei nostri amici della CDH della Federazione francese, quella che per molto tempo si è chiamata «La Lettre», e che a noi piace ricordare così. Sul numero nuovo, inviatoci da Gilbert Rosillo, fa spicco, come sempre, il cammeo storico scritto da Luc Vollard. Un mese fa si era occupato di quell' Henri Saint-Yves che fu avversario in varie occasioni di Dorando Pietri e degli altri grandi maratoneti del 1908 - 1909, come poi ci ha narrato Augusto Frasca. Stavolta Luc si allontana di poco da quel periodo - siamo al 1910 - per parlarci di un altro grande e longevo (gareggiò fino a 38 anni) corridore transalpino: il parigino Luis Bouchard, nato nel 10º Arrondissement, che ha sempre avuto come punti di riferimento la Gare du Nord e la Gare de l'Est, le due più importanti stazioni parigine, e oggi quartiere meta di gourmet per i suoi mercati, i suoi bar e ristoranti. Questo podista di taglia piccola (solo 1 metro e 61 centimetri) fu gran protagonista anche nel cross. Era nato il 19 gennaio1884 ed è morto il 14 novembre 1963. Adesso vi lasciamo alla storia che ci racconta Luc. 

Aggiungiamo solo una annotazione che riguarda la pubblicazione del bolletino mensile francese sul nostro sito, in un nuovo formato. Da stavolta riprodurremo sulla copertina il testo storico accompagnato dalla fotografia. Il lavoro dei componenti della CDH è vario, soprattutto per la messa a punto di materiali statistici e di aggiornamento di campionati e competizioni. Per questi rimandiamo coloro che hanno interesse a consultarli a collegarsi dirattamente con il sito francese. Questo è l'indirizzo, che comunque dovrebbe essere ben noto ai nostri lettori: http://cdm.athle.com/. Desideriamo ricordare che ormai da qualche anno il nostro indirizzo è stabilmente presente sul bollettino degli amici francesi, che ringraziamo.

 

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Dans sa rivalité avec les pros de la FSAPF, l’USFSA n’avait à craindre que les coureurs de fond. Les Siret, Saint-Yves, Orphée, Vermeulen ou Bouchard étaient effectivement de grands coureurs et seuls les deux derniers affrontèrent les Unionistes. Pour Vermeulen, ce fut en fin de carrière mais pour Lucien, dit Louis, Bouchard, cela se passa en deux temps.
Né en 1884, il débuta au SA Montrouge, coéquipier de Gaston Ragueneau dès 1902, et il fut notamment champion de France du 10000 m en 1905, quadruple recordman de France de la distance, deux fois deuxième du National en 1905 et 1906 et vainqueur par équipe en 1903 et 1904. Mais en 1907, il choisit de passer du côté de la FSAPF pour monnayer son talent. Il joua à nouveau les premiers rôles et c’est ainsi qu’il se retrouva parmi les favoris du cross international, conjointement organisé par sa fédération et le journal l’Auto le 03 avril 1910. Il s’agissait de la sixième édition et en 1905, Bouchard avait pris la quatrième place. Après quatre organisations avec l’USFSA, l’épreuve passa dans le giron de la FSAPF et, dès 1909, l’épreuve fut considérée par la presse en tant que championnat d’Europe professionnel. Bouchard l’emportant.
C’est par une belle journée printanière et devant une foule de 20 000 personnes qu’il remit son titre en jeu dans le bois de Saint-Cloud. Deux semaines plus tôt, il s’était rendu à Islington pour disputer dans l’Agricultural Hall un marathon sur une piste de 176 yards, gagnant en 2 h 36’18’’ et laissant son rival Aldridge à plus de 13 minutes ! Cela ne l’empêcha pas de prendre la tête du cross rapidement après le premier passage dans le redoutable raidillon de la Cascade et de laisser Neveu à 30 mètres, puis 100 et même 300 après la descente des lacets de Sèvres. Il restait deux boucles à parcourir et Neveu vit revenir Millot, qui le passa et se lanca à la poursuite de Bouchard.
Petit à petit, Millot, remarquablement frais, se rapprocha, tandis que Bouchard payait ses efforts du début de course et probablement de son marathon récent. La jonction eut lieu à quelques hectomètres de l’arrivée après 16 kilomètres d’effort. Le sprint fut lancé et au milieu des spectateurs enthousiastes, Bouchard, dans un ultime effort, laissa Millot à quinze mètres et l’emporta. Neveu termina troisième à près de 1’45’’ du vainqueur et avec treize secondes d’avance sur Aldridge.
Bouchard l’emportera encore en 1911 et terminera troisième en 1912. Etonnamment une scoliose le dispensera du front durant la Grande Guerre et à l’issue de celle-ci, il reprendra sa carrière sous les couleurs de l’Union, terminant au pied du podium du National en 1919 et 1921, vice champion de France du 5000 m derrière Joseph Guillemot en 1919 et devant Lucien Duquesne. Ces performances lui permettront d’être enfin sélectionné en équipe de France à quatre reprises, terminant en beauté en 1922, avec le cross de Nations à Glasgow et un 5000 m lors de Belgique-France à plus de 38 ans. Mais on le reverra encore dans l’équipe du SA Montrouge jusqu’en 1924, là où tout avait commencé au tout début du siècle.

(Crédit photo : La Vie au Grand Air)

Last Updated on Friday, 10 April 2020 17:45
 
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