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"Momenti di gloria" a Piacenza per la nostra Assemblea PDF Stampa E-mail
Martedì 25 Aprile 2017 04:38

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Una prima segnalazione per i soci del nostro Archivio Storico. Una simpatica iniziativa degli amici dell'Atletica Baldini Agazzano in occasione della Assemblea annuale tenutasi a Piacenza domenica scorsa: al posto del classico cappuccino e cornetto,  spazio (abbondante) a pane, salame, grana e vino rosso. Nella foto di Marco Peiano, Silvestro Pinotti, presidente onorario della società sportiva agazzanese, e un "cliente" che non ha disdegnato l'offerta enoculinaria. Un cordialissimo "Grazie" agli amici del gruppo sportivo intitolato a due grandi uomini di atletica come Felice e Claudio Enrico Baldini, la cui stirpe viene continuata dall'attivissimo Giovanni. Un po' di buonumore ha contribuito alla bella riuscita della nostra Assemblea numero 23, di cui vi daremo un rapido sunto più tardi...dopo la digestione.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Aprile 2017 09:29
 
Tutti i documenti e alcune informazioni utili per la nostra Assemblea annuale domenica a Piacenza PDF Stampa E-mail
Mercoledì 19 Aprile 2017 12:23

Piacenza

Piacenza - Piazza Cavalli

Piacenza

Piccolo vademecum per la nostra Assemblea annuale che occuperà la mattinata di domenica per quei soci che decideranno di raggiungere Piacenza. Nei documenti che trovate qui allegati potete consultare indirizzo, orari, ordine del giorno, relazione, bilanci.

Sul piano pratico. Per chi viene in auto (anche se ormai tutti viaggiano con i satellitari e quindi non ci sono problemi) un utile riferimento è Piazzale Roma, dominata al centro da due alte colonne sormontate dalla lupa che allatta Romolo e Remo. Placentia fu il primo castrum al Nord, da qui il simbolo romano. Via Calciati, dove sta l'Auditorium del CONI piacentino, si trova a poche centinaia di metri da Piazzale Roma, una volta conosciuta come Porta Galera (non è un caso che vicino a quel piazzale, in una casa di una stradina laterale, abbia abitato per una ventina di anni l'attuale presidente dell'A.S.A.I.). Per gli utenti del treno, la stazione si trova a circa 20 minuti a piedi, sempre rendendo omaggio alla lupa.

Per chi dovesse arrivare a Piacenza non ancora colazionato, al posto del cappuccino e del cornetto, troverà salame piacentino e un bel bicchiere di Gutturnio, il DOC piacentino (uve barbera e croatina, in diverse proporzioni) che pure ha origini romane. Pare che sia frutto della passione vitivinicola (secondo quanto sfotte Cicerone in una delle sue orazioni) di Lucio Calpurnio Pisone, suocero di Giulio Cesare. Stiano però tranquilli i nostri soci che non verranno costretti a bere il vino nel gutturnium, una coppa che conteneva due litri di rosso nettare. Prima delle 10.30 del mattino (seconda convocazione dell'Assemblea) ci sarebbe sembrato eccessivo.

Per chi poi deciderà di ritemprarsi dalle fatiche assembleari abbiamo prenotato una taberna, che nella città dei Farnese è una istituzione: La Pireina, nell'antico quartiere di Borghetto, a ridosso delle mura erette nel XVI Secolo e alla cui ideazione partecipò anche Antonio da Sangallo il Giovane, un esperto nell'arte della fortificazione militare. Un posto dove si fa cucina dal 1907, tutti gli attori di teatro che sono passati da Piacenza hanno deposto i loro lombi su queste scagne. Oggi il grande attore è il gestore, Carlo Giacobbi, un personaggio straordinario per vivacità, simpatia, loquacità, assistito talvolta dal fratello Angelo. Chi volesse saperne di più vada su questo indirizzo http://www.tipicoatavola.it/content/trattoria-la-pireina.

Il consesso assembleare avrà una ouverture richiesta dallo Statuto: il pagamento della quota annuale, atto che conferisce il titolo di "socio", con tutti i diritti che ne conseguono. Senza il gesto munifico, ragazzi, sarete ospiti graditi, ma niente più.

Coloro che non potranno attendere l'Assemblea di persona sono pregati di inviare la delega firmata, solo firmata senza indicare un altro socio per evitare che la delega non sia utilizzabile (è ammessa una sola delega per ogni socio presente).

I soci che volessero sbarazzarsi di libri e pubblicazioni atletiche, li portino con sè, saremo ben lieti di raccoglierli. Al tempo stesso, invitiamo i soci che volessero acquistare libri del nostro Archivio Storico a farci avere, prima di venerdi sera, i loro desiderata, in modo che si possa soddisfarli.

Infine una specie di 112 assembleare: chi si perdesse fra la quintana e la decumana del castrum piacentino può chiamare  Johannes Baldus 339 3460210, oppure Octavius de Castelliniana Gens 331 9420658.

Riassunto dei documenti:

- Relazione del Direttivo ai soci

- Convocazione e ordine del giorno

- Delega

- Bilanci 2016 / 2017

- Relazione del Sindaco Revisore

Ultimo aggiornamento Giovedì 20 Aprile 2017 11:26
 
Adolfo Consolini, da primatista mondiale a primatista della Società Atletica Lugano (1965 - 1969) PDF Stampa E-mail
Martedì 18 Aprile 2017 12:30

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Adolfo Consolini e i suo anni alla Società Atletica Lugano, in Canton Ticino. È grazie al carissimo Alberto Bordoli, una delle "anime" da sempre dell'atletica a Lugano e dintorni - e a livello nazionale elvetico con le sue graduatorie - che siamo in grado di offrire sul nostro sito una documentazione fotografica forse non inedita ma sicuramente rara in Italia e un articolo estratto dal libro "Dalla ginnastica alla SAL Polisportiva" di Armando Libotte, storico personaggio dell'atletica svizzera, e soprattutto della marcia, promotore di quel Trofeo Lugano poi trasformatosi in Coppa del mondo, quando l'atletica era una cosa vera e non un campo sperimentale di cazzate come oggi (leggasi l'ennesimo tentativo di cancellare la "50" di marcia della settimana scorsa). Libotte che scrisse con orgoglio che lui fu l'unico svizzero presente ai Giochi Olimpici di Melbourne 1956; la Svizzera infatti aveva deciso di boicottare i Giochi come protesta contro l'invasione dell'Ungheria da parte dell'Unione Sovietica. Marciatore, organizzatore, giornalista, autore di parecchi libri sportivi (tra i molti l'Annuario Calcistico Svizzero), questo fu Libotte, grande amico di Pino Dordoni. E proprio dal libro di Libotte abbiamo riprodotto l'articolo che potete leggere qui sotto.

Il motivo degli anni ticinesi della carriera di Consolini li abbiamo già raccontati in altra occasione, ma vale ripeterli: si tratta della norma in vigore in Italia per cui una persona non poteva fare attività sportiva agonistica al compiere 45 anni. Nello scritto di Libotte si ricordano quegli anni e la figura di Consolini non solo lanciatore di disco ma persona di una umanità straordinaria. Dall'articolo abbiamo rimosso alcune parti ben conosciute della carriera del campione olimpico, limitandoci agli anni 1965 - 1969.

La spiegazione del pot-pourri di fotografie. In alto a sinistra: Consolini al Campo Giuriati a Milano, dove il 14 aprile 1946, stabilì il primato mondiale con la misura di 54.23, al suo fianco il prof Cesari. A destra: con Adolfo (ultimo a destra) un gruppo di lanciatori con la maglia della SAL: da sinistra, il bergamasco Renato Marcandelli, Mauro Ciseri, Eugenio Galli, Lorenzo Mauri e Luigi Pellanda. A proposito di Marcandelli una segnalazione dal libro del giornalista Aurelio Locati "Cent'anni di sport a Bergamo": " Tornato a Bergamo nella Libertas Magrini, conclude la prima fase della carriera dopo 15 anni di attività e inizia quella di tecnico. Nel '69 Consolini si ricorda del vecchio amico bergamasco e lo convince a tornare alle gare portandolo con sé all' Atletica Lugano. Marcandelli partecipa ancora a decine di riunioni anche se ormai ha passato i quarant'anni. Nel 1978 gli anni sono esattamente cinquanta e Marcandelli si classifica secondo nei campionati europei dei "Masters"". Nella foto in basso a sinistra: Consolini a Bellinzona, festeggiato da Pernumian e Bianchini, i due nazionali dell'AC Bellinzona, dopo il nuovo record europeo. Era l'11 dicembre 1955, allo stadio Comunale, Consolini lanciò a 56.98. Giudici di gara erano il locarnese Tomamichel, il dr. Spartaco Zeli e Sergio Sulmoni, dell'ATAL. Consolini ha nelle mani il disco del primato, artefatto che ora fa bella figura nelle vetrinetta dello studio del sindaco di Costermano, dopo il dono fatto dal figlio Sergio. Infine, a destra, Adolfo Consolini che sfoggia sul possente torace la maglia della SAL. Un ringraziamento a Paolo Marabini per la segnalazione del "pezzo" di Aurelio Locati.

 

Estratto "Dalla ginnastica alla SAL Polisportiva"

Nel corso dei suoi oltre 60 anni di vita, la SAL Polisportiva, fedele ai suoi ideali internazionalistici, ha ospitato nelle sue file, per periodi più o meno lunghi, diversi atleti stranieri che avevano chiesto di poter gareggiare per i suoi colori. Ricordiamo il polacco Ungerson, un rifugiato degli anni della seconda guerra mondiale, che insegnò ai cestisti luganesi i fondamentali della pallacanestro, il britannico Peter Fullager, che venne a Lugano per prepararsi per i Giochi Olimpici ed i numerosi marciatori italiani che la FIDAL non tesserava più in quanto avevano superato i…40 anni d’età. La stessa sorte toccò ad uno dei più grandi atleti italiani di tutti i tempi: Adolfo Consolini, campione olimpico e d’Europa e primatista del mondo del lancio del disco. Giunto all’età di 40 anni, gli fu detto che non avrebbe più potuto essere tesserato. Ma poiché “il gigante buono” – come lo chiamavano – si sentiva in corpo ancora tante energie, si diede da fare per trovare chi gli offrisse ancora la possibilità di cimentarsi in gara.

Nel 1965 si incontrò con Felice Meregalli e Franco Calderari che s’erano recati a San Vittore Olona per assistere al Cross dei Cinque Mulini. Manifestò loro il desiderio di riprendere le competizioni poiché in Italia non era possibile, avrebbe gareggiato con la SAL. Fu accolto a braccia aperte. Troppo onore, anzi, per una modesta società ticinese!

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Ultimo aggiornamento Martedì 18 Aprile 2017 13:03
 
Domenica 23 aprile la nostra Assemblea a Piacenza: questo il testo della Relazione del Consiglio PDF Stampa E-mail
Venerdì 14 Aprile 2017 07:30

Qui allegato trovate il testo della Relazione 2016 del Consiglio direttivo ai soci, alla viglia della Assemblea annuale ordinaria che si terrà a Piacenza, nell'Auditorium del CONI della città emiliana, domenica 23 aprile. Questo documento completa gli adempimenti previsti con la Convocazione dell'Assemblea, le Relazioni del Sindaco Revisore e la Delega per coloro che non potranno essere presenti, atti già pubblicati su questo sito e sempre a disposizione dei soci.

Ultimo aggiornamento Martedì 18 Aprile 2017 08:31
 
Un articolo di Adolfo Cotronei (Gazzetta dello Sport, 1932) racconta Frigerio prima di Los Angeles PDF Stampa E-mail
Lunedì 10 Aprile 2017 09:15

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La recente lettura di un libro edito dalla "Gazzetta dello Sport" nel marzo 1932 ci ha suggerito di riprodurre nel nostro sito un articolo di Adolfo Cotronei su Ugo Frigerio. Siamo alla vigilia dei Giochi Olimpici di Los Angeles, Frigerio ritenta l'avventura olimpica dopo che, quattro anni prima, il Comitato olimpico internazionale aveva cancellato la marcia dal programma dei Giochi. L'avversione per questa disciplina si è manifestata ciclicamente, anche in tempi recenti. Cotronei, quell'anno componente del Comitato di Direzione della "rosea", era un giornalista sportivo, napoletano di nascita, passato attraverso diverse esperienze editoriali fino ad approdare al "Corriere della Sera" e poi alla "Gazzetta". Stile ampolloso, proprio dell'epoca fascista, ma, allo stesso tempo, grande padronanza della lingua italiana e del bello scrivere. Appassionato schermidore, attento alle vicende olimpiche, avendone seguite - da quanto si arguisce dai suoi scritti - almeno un paio (1924 e 1928). Il libro che il quotidiano milanese stampò si intitola "Atleti ed Eroi" (chi vuole sapere maggiori dettagli sull'autore può andare su questo indirizzo http://www.collezioneottaviocastellini.com/ultime-acquisizioni

Lo scritto su Ugo Frigerio è uno dei meno ridondanti, anzi rivela una interpretazione molto umana, un ritratto del campione olimpico che, uscito da una crisi profonda, ritrova la strada della fatica e del ritorno nell'agone olimpico. Non manca qualche accenno alla "razza" , alle "virtù misteriose", L'Ufficio Stampa del Duce leggeva tutto, bisognava essere allineati e coperti...e poi Cotronei era un "credente". Sulle assolate strade californiane, Frigerio si metterà al collo la medaglia di bronzo nella 50 chilometri a Los Angeles, la prima "cinquanta" disputata ai Giochi Olimpici, una distanza che riserverà grandi soddisfazioni all'Italia.

L'immagine si riferisce alla riproduzione della copertina di un numero de "La Domenica del Corriere", 9 - 16 luglio 1922:"Frigerio primo marciatore del mondo. Nello stadio di Copenaghen, dopo aver ancora battuto, sui 5000 metri, il danese Rasmussen, mondiale di marcia, il piccolo tipografo milanese insegna al pubblico il grido italiano , e provoca uno scambio di frenetiche acclamazioni all'Italia e alla Danimarca". Gunnar Rasmussen, classe 1894, morto nel dicembre 1945, stabilì due primati del mondo a distanza di poche settimane, a Copenaghen, sui 5 mila e 10 mila metri, primati destinati a durare molti anni. Fece invece una ben povera apparizione sui 3 mila e 10 mila metri ai Giochi Olimpici del 1920: squalificato in batteria in entrambe! (Collezione Ottavio Castellini - Biblioteca Internazionale dell'Atletica).

 

Ugo Frigerio: l'atleta risorto

Ugo Frigerio disputerà alle Olimpiadi di Los Angeles la marcia di cinquanta chilometri? Dopo tante vicende e tante pene, ritenterà la generosa battaglia per un primato del mondo?

Dinanzi alle moltitudini di tutti i Paesi, egli passò come un dominatore, mostrando la forza e l’armonia di una razza, sollevando gelosie e ammirazioni. È l’atleta italico, è l’interprete dello stile perfetto; e la sua potenza non sorge dai muscoli, ma da una virtù misteriosa che plasma per le aspre prove gli esseri delicati.

Il suo nome pareva soffocato dal tempo. La vita sportiva è come una romanza; e l’incanto dura, fino a che dura la melodia.

Tante giovinezze ritrovarono subitamente le tenebre dopo le luci siderali; tante giovinezze si chiusero precocemente nel silenzio come in un sepolcro di vivi. La folla urla la sua passione, incita il suo uomo, lo esalta, lo leva sulle spalle; ma ben di rado sa fermarne nel cuore l’immagine spirituale. La massa anonima è distruttrice e crudele.

Il campione, che nello sport trova la vittoria e la ricchezza, è un privilegiato. Egli può apparire un prodigio, non essere una idealità: è un professionista, che trae dai muscoli e dalla volontà la sicurezza del domani. Il dilettante è invece un inconsapevole e un puro: ama il gesto, la poesia del gesto. La sua mèta? Vincere, sentirsi sollevato dalla frenesia collettiva.

Quando Ugo Frigerio ritornò da Parigi col lauro olimpionico, pensò che il suo ciclo agonistico dovesse chiudersi e che avendo molto offerto al suo Paese, qualche cosa potesse sperare. Egli sognava una dolce tregua, un’esistenza sicura; e offrì il passato alle ricordanze e all’attività di lavoro. I mesi trascorsero; e a poco a poco, come un tempo crollarono i records, crollarono i sogni. Infine, crollò la fede in sé medesimo. Lo rivedemmo qualche volta, nelle ore torbide. Dov’era più il sorridente Ugo, il fanciullo gentile? La sua maschera aveva i segni della sofferenza morale, il suo parlare non era più frivolo e svagato; ma ambiguo. Lo sport non era più una memoria confortevole; ma quasi un peso per quell’anima che disperava.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 10 Aprile 2017 09:56
 
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