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Un mito da proporre ai giovani che sognano Olympia: sei la nostra storia... PDF Stampa E-mail
Sabato 08 Luglio 2017 07:56

https://www.msn.com/it-it/video/guarda/maradona-un-bicchiere-di-troppo-e-il-discorso-%C3%A8-una-sofferenza/vi-BBDPCb2

E' diventato virale il discorso di Diego Maradona a Villa D'Angelo, nel corso della cena organizzata lo scorso 4 luglio. La stanchezza per il viaggio e forse un bicchiere di troppo hanno reso incomprensibili le parole del Pibe de Oro
(testo pasquale tina, video youtube)

Alfonso IV d'Aragona, Rex Utriusque Siciliae, ma chi cacchio sei? DAM è "la nostra storia"...Non servono altri commenti.

Ultimo aggiornamento Sabato 08 Luglio 2017 18:26
 
Atletica come linguaggio, un elzeviro datato 1976, firmato Giovanni Arpino PDF Stampa E-mail
Giovedì 06 Luglio 2017 08:00

Giovanni Arpino (1927 - 1987), scrittore e giornalista, vinse il Premio Strega 1964 e il "Campiello" 1972. Autore di sedici romanzi, centinaia di racconti, libri per ragazzi, sceneggiature per cinema e tivvù., qualcosa anche per il teatro. A chi piace leggere di sport, suggeriamo il romanzo "Azzurro tenebra", edito da Einaudi nel 1977: una ironica, graffiante istantanea del mondo del calcio visto dietro le quinte, ma dentro gli spogliatoi: in quelle pagine il calcio è davvero nudo. Racconta le avvilenti vicende della Nazionale italiana ai Mondiali in Germania nel 1974, eliminata al primo turno (Haiti, Argentina, Polonia, e a casa).

Ma non di calcio, certo, vogliamo parlarvi in questo spazio, ma di atletica. E di un filo che legò Giovanni Arpino al nostro sport e alla rivista federale in occasione dei Giochi della XXI Olimpiade Montréal 1976. Riproduciamo, a seguire, un elzeviro - ci sembra il termine più azzeccato -  dello scrittore e giornalista, a quell'epoca a "La Stampa" di Torino, pubblicato nel numero 9, settembre 1976, pagine 9 e 10.

Nei prossimi giorni pubblicheremo un inedito ricordo di un nostro socio fondatore sulla "nascita" di questo testo. 

Nel frattempo se qualcuno volesse leggere un ricordo di Arpino, scritto in punta di penna, in occasione del novantesimo anniversario della nascita può andare su questo indirizzo http://www.huffingtonpost.it/darwin-pastorin/celebriamo-giovanni-arpino-luomo-che-ha-trasformato-il-pallone-in-letteratura_b_14239612.html

*********************

Cos'è l'atletica, se non un linguaggio? Fu Pasolini, molto avventurosamente, a vedere un "linguaggio" nel football: ma i suoi intuiti critici sembrano un po' forzati, vanno dalla discordia che il pallone suscita nei bar ad un mistilinguismo spettacolare e atletico che non sempre trova riscontro nei fatti. A mio parere il football ha la forza e la rozza autorità di un dialetto, ma il linguaggio, isolato, puro, sonoro, e con tutti i verbi a posto, senza necessità di eufemismi beceri, ce lo dona soltanto l'atletica.

All'indomani di una Olimpiade, quando si aprono i bilanci, si conteggiano - ed è un male, ma anche uno stimolo statistico, quindi un bene - le diverse medaglie, mi sembra che ancorarsi a questo concetto basilare dell'atletica come linguaggio sia indispensabile.

Nell'antologia dei gesti, delle prestazioni, del furore vincente, dello spasimo agonistico che l'Olimpiade di Montréal ha offerto, ciascuno può ricavare un suo nutrimento: parlando della magnifica Simeoni o di Grippo, naturalmente per risalire a quei protagonisti che hanno inciso profondamente nei Giochi, si tratti di Juantorena o Viren o Crawford o Nemeth. Ma qui il linguaggio si fa storicamente "datato", si fortifica nella memoria, lascia l'emozione all'immagine, rivedibile sempre in fotogramma.

L'atletica brucia nel momento in cui agisce, subito dopo è un testo da studiare a tavolino. Essa è scienza esatta, dove non puoi sgarrare con i "beniaminismi" così cari al critico passionale. Una curca, una progressione, una partenza, un accumulo di secondi, una stessa contrattura od inciampo improvviso - quindi il caso - diventano elementi di un problema che cancella le sue risposte incognite, e si fa esatto nella soluzione, tesa alla logica.

Naturalmente, mentre la si guarda, l'atletica non strozza il grido nella gola di chi la segue: il critico si fa chirurgo, ma dopo, così come alla vigilia era matematico. Nel furoreggiare del suo "durante", l'atletica offre a chicchessia emozioni, cardiopalmi, nervosismi e quasi un senso di angoscia. Ecco il giornalista che vorrebbe soffiare nei polpacci di un quattrocentista, per aiutarlo, anche se sa benissimo che i "tempi" gli chiudono ogni gloriosa avventura. Ecco lo statistico che sa in ogni caso rispondere ad un urgente interrogativo. Che ha fatto il Caio nel settembre dell'anno tale nello stadio X? Subito lo statistico sa rispondere, minuti e secondi e centesimi esatti, la data, magari la temperatura e la pressione atmosferica.

Qui, come possiamo vedere, l'atletica diventa una malattia, una sorta di "virus" che circola per arterie e vene. Non inquinante, è logico, non mortale, ma senz'altro inguaribile. In una tribuna stampa, mentre gli atleti, laggiù, siedono tra i loro stracci colorati, o saltellano prima di una gara, o si ripiegano su se stessi, dopo il traguardo, per ripigliare fiato, in quella tribuna stampa, dunque, accadono tiri incrociati di discorsi che farebbero felice un filologo: è il massimo momento espressivo del linguaggio, che si traferisce da piste e pedane in sede critica. Ogni tre sillabe, una cifra. Ogni tre cifre, un aggettivo: e quando gli aggettivi sono così scarsi, vuol dire che il significato vive robusto, che non esiste l'alea dell'opinabilità. Ancorato ad un cronometro, ad un metro, il linguaggio atletico non consente facile "epos". La sua implacabile certezza registrante, la sua realtà scartano immediatamente lo svolazzo. Il linguaggio si commenta all'interno di sé, chi tenta di operar contrabbando di elogi o invettive scade subito a cronista di mercato, quindi a nemico. Rischia l'espulsione dalla tribù, perché il mancato rispetto del linguaggio è già tradimento, confusione, trappola, tentativo di mistificare e stravolgere la realtà.

Sto rendendomi conto di redigere un articolo impossibile: non si può infatti "scrivere sullo scrivere" e "scrivere su chi scrive" in atletica. Si rischia di precipitare in un mercato di parole abusive, e contibuire ad una corruzione. Ogni vangelo tenta, di per sé, d' escludere il commento. Preferisce, semmai, un fratello apocrifo.

Ma una cosa mi resta da dire: durante quest'ultima Olimpiade, molti illustrissimi politologi dei Giochi hanno discusso intorno all'"anima" che gli è dentro. Un' Olimpiade moderna - al di là di sforzi immensi e forse sproporzionati, montagne di dollari, eventi e secessioni politiche, diatribe sui significati marginali o sulle finalità - possiede ancora questa "anima" , si sono domandati studiosi di ogni parte e tendenza, persino qualche importante gerarca della piramide che gestisce i Giochi?

Si è giunti a dire, quasi in uno sfrozo inventivo per superare il groviglio delle idee: l'Olimpiade ebbe pur sempre un' anima, o religiosa o civile e democratica, o addirittura condannata perchè pagana (dal misticismo cristiano) e poi ricresciuta, seppur in laboratorio, per riportare in onore l'animale uomo dei tempi moderni; l'ultima sua "anima" nasce dalla religione del progresso, che condiziona, forse corrode, ma è costante irreversibile dell'esistenza contemporanea.

Sono discorsi crudi, talora forse indigeribili, che non evitano di sbandare nel generico. A questi discorsi l'atletica, che è figlia, regina, madre ed erede del gesto olimpico, ha risposto con suo "fare". Anche stavola il linguaggio ha preferito essere se stesso, non dipendere da logomachie altrui. Precipitatasi sull'erba e sul tartan, l'atletica ha voluto rendere omaggio soltanto alla propria consistenza, ripetendo le antiche sfide al "limite umano", riproponendosi di fronte ai rischi di sempre. La sua solitaria bellezza non ha mai chiesto altro.

Ultimo aggiornamento Giovedì 06 Luglio 2017 17:25
 
Quando gli italiani vincevano al meeting di Zurigo: era tanto tempo fa...(2) PDF Stampa E-mail
Domenica 02 Luglio 2017 16:00

Attraverso Facebook è planata nel nostro PC una nota scritta da Giovanni Baldini, di Agazzano, provincia di Piacenza. Giovanni, figlio di Felice, saltatore in alto da 2 metri nel 1964, uno dei primi nella storia nazionale di questa disciplina, nipote di Claudio Enrico, nostro socio fondatore, studioso di sport, entrambi diplomati Maestri di Sport, insegna educazione fisica ed è tecnico di atletica leggera. Opera nell'Atletica Piacenza e, insieme alla moglie Gabriella e ad altri amici di Agazzano, ha dato vita all'Atletica Felice Baldini, che si impegna, con successo, nel settore giovanile. Ricordiamo che gli amici di Agazzano sono stati simpatici anfitrioni della Assemblea della A.S.A.I. a Piacenza lo scorso 23 aprile. E in più, cosa che non guasta, marito e moglie sono soci nostri e...in regola con il pagamento della quota annuale! 

Ecco cosa scrive Giovanni Baldini su Facebook, una nota che integra ed arricchisce il nostro pezzullo sulla partecipazione di Consolini e Ballotta al meeting di Zurigo del 1958:
"Non ero ancora nato nel lontano '58 ma ho sentito personalmente raccontare dal grande Edmondo Ballotta, pluriprimatista italiano del salto con l'asta, la famosa gara "bagnata" del meeting di Zurigo. Mi disse: "Quando ho visto la pioggia scrosciante la mia preoccupazione più grande era tenere asciutta l'impugnatura dell'asta e l'avevo avvolta con una felpa ed un asciugamano. Feci 2 salti, quanto bastò per vincere......anche perchè non si atterrava comodamente sui materassi ma in un mucchio di sabbia!!!" . Quanti aneddoti il professor Edmondo Ballotta mi ha raccontato mentre veniva al campo ad allenare i giovani piacentini nella disciplina degli acrobati. Che patrimonio storico abbiamo perso a Piacenza: Pino Dordoni, Edmondo Ballotta, Franco Rattotti, Valter Sichel......e nessuno cerca di recuperarlo."

Caro Giovanni, permettici un piccolo codicillo, attraverso una abusatissima frase del presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy "Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese". Tu e tua moglie già fate un ottimo lavoro, questa è la strada giusta. Di uomini come Pino Dordoni o "Mondo" Ballotta non ne nascono tutti i giorni, neanche tutti gli anni. A noi il gravoso compito di tener vivo il loro ricordo. Grazie per il personale contributo in onore del pirotecnico Edmondo e di quel meeting di Zurigo '58.

Ultimo aggiornamento Domenica 02 Luglio 2017 19:21
 
Quando gli italiani vincevano al meeting di Zurigo: era tanto tempo fa.... PDF Stampa E-mail
Sabato 01 Luglio 2017 14:02

Era tanto tempo fa...una canzone del 1969. Ma era anche tanto tempo fa, parecchio di più, quando gli italiani vincevano al meeting di Zurigo. Sì, avete letto bene : Zurigo, il Weltklasse, il "mito", anche se negli ultimi anni ha subito feroce concorrenza da arrembanti piazze atletiche munite di rigonfi borsellini. Non dell'oggi vogliamo parlarvi ma dell'ieri, o addirittura dell'altro ieri. Siamo al 1º luglio 1958, un martedì, si ricorda San Teobaldo Eremita, anacoreta camaldolese. Due atleti italiani vengono invitati in terra elvetica, la F.I.D.A.L. benedice con la sua approvazione formale "...sentito il parere del Commissario Tecnico Nazionale (all'epoca Giorgio Oberweger, n.d.r.), in accoglimento di cortesi inviti rivolti dalle Federazioni e Società interessate, ha disposto la partecipazione dei seguenti atleti alle sotto elencate gare all'estero: 1 luglio - Zurigo - Consolini Adolfo (G.S.Pirelli), Ballotta Edmondo (G.S.Calzaturificio Diana)...".

A pagina 1 del numero 18 del quindicinale federale "Atletica" la notizia della gara, che ci informa:" La «piccola spedizione» che Consolini e Ballotta hanno fatto in Svizzera, quasi a porgere agli atleti americani che dovevano venire a Milano il benvenuto dell'atletica italiana, ha avuto risultati che non si possono considerare negativi. I due atleti azzurri hanno gareggiato il 1 luglio a Zurigo e il 3 luglio a Berna, vincendo in entrambe le manifestazioni la propria gara. La prova di Zurigo ha lasciato perplessi coloro che ne hanno seguito le vicende attraverso le notizie della stampa, perchè i risultati tecnici ottenuti dai nostri due atleti, pur vittoriosi, sono stati francamente assai mediocri. Consolini non è riuscito a raggiungere i 50 metri e Ballotta si è arreso a 3.50. Ma questa mediocrità trova la sua spiegazione nei fattori ambientali. Una pioggia violenta ha accompagnato tutta la manifestazione zurighese, rendendo la pista un vero acquitrino e facendo sì che fosse praticamente impossibile ottenere risultati di rilievo. Ne fanno fede i tempi e le misure ottenuti da atleti stranieri di chiara fama, come Germar che non è riuscito ad andare oltre i 10.8, Courtney che ha corso gli 800 in 1:50.7, Nieder che si è fermato nel peso a 16 e 67 e infine la gara di salto in alto vinta con 1.85. Che si fosse trattato di una circostanza particolare i due atleti azzurri lo hanno ampiamente  dimostrato due giorni dopo a Berna, ottenendo risultati ben diversi...".

Il campione olimpico non riuscì a far meglio di un 49.22 che fu la peggior misura di quell'anno per lui, eccezion fatta per il 48.91 della qualificazione agli Europei di Stoccolma, ma, si sa, nelle qualificazioni non serve spremersi. Nell'asta, il piacentino di Caorso (bel borgo sulla strada verso Cremona, divenuto noto per la costruzione di una centrale nucleare poi dismessa) si fermò ad un povero tre metri e mezzo. Colpa della situazione metereologica, due giorni dopo, a Berna, riscontri completamente diversi: Consolini 53.16, Ballotta 4.20.

Ultimo aggiornamento Domenica 02 Luglio 2017 16:01
 
Guy Drut, un bello spicchio di oro olimpico ha il certificato di origine bresciano PDF Stampa E-mail
Sabato 01 Luglio 2017 05:55
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Riceviamo da Gilbert Rossillo, membro della Commissione Documentazione e Storia della Federazione francese, cui ci legano rapporti di collaborazione, il ricorrente messaggio che ci ricorda che, se siamo interessati, possiamo leggere - in francese - storie sull'atletica transalpina, oltre a consultare statistiche, risultati, e tutto quello, insomma, che può interessare l'appassionato del nostro sport:
 
Bonjour à toutes et à tous, A​u nom de la Commission Documentation et Histoire de la Fédération Française d'Athlétisme, j'ai le plaisir de vous adresser la 69ème lettre mensuelle d'informations avec son traditionnel résumé des études réalisées ou mises à jour au cours du mois de juin que vous pouvez consulter plus en détail via le lien suivant : http://cdh.athle.com/
 
Questa volta il consueto "angolo della memoria", firmato da Luc Vollard, spazia sull'anno 1976 e, in particolare, su un grande momento dell'atletica francese: la vittoria di Guy Drut ai Giochi della XXI Olimpiade Montréal 1976. Nella carriera dell'ostacolista transalpino ebbe una parte determinante un uomo, un allenatore, il cui nome resta indelebile nei libri di atletica di tutto il mondo e nella memoria di chi lo ha conosciuto e apprezzato: Sandro Calvesi, originario della Bassa Bresciana, esattamente di un piccolo borgo agricolo, Cigole. Un nostro socio ha avuto il piacere di incontrare Drut a Talence, cittadina nella cintura di Bordeaux, lo scorso anno in settembre, in occasione della celebrazione dei 40 anni (anni, ripetiamo, non edizioni) del meeting internazionale di prove multiple "Decastar". Il motivo della sua presenza a Talence? Quando il meeting nacque, nel 1976, il campione olimpico dei 110 metri ostacoli, fu invitato a partecipare al decathlon, che in precedenza aveva già affrontato alcune volte tanto da aver ottenuto il primato transalpino junior. Drut, durante una piacevole conversazione, ricordò il "maestro" Calvesi, Brescia, la pista del "Morosini", come la si chiamava allora, il Franciscanum e Padre Onorio, una ondata commossa di ricordi.
Magari ci torniamo nei prossimi giorni, adesso lasciamo la parola, nell'idioma di Alexandre Dumas, padre o figlio, scegliete voi, a Luc Vollard.
 
Etre leader de l’équipe de France a toujours été une pression supplémentaire lors des grands championnats. Au milieu
des années 70, c’est encore plus vrai alors que notre athlétisme est au creux de la vague. L’ère Bobin et les grandes réussites des années 60, notamment Budapest, sont encore de jolis souvenirs mais l’avenir est morose.
Un homme porte presque à lui seul les espoirs de la FFA pour les Jeux Olympiques 1976 à Montréal. Guy Drut est en effet l’archétype du grand espoir qui a confirmé et qui arrive à maturité. Médaillé de bronze à Munich en 1972, champion d’Europe à Rome en 1974, recordman du monde en 1975, il s’est à plusieurs reprises frotté à ses rivaux américains du 110 mètres haies sur leur terre, mais voit aussi émerger d’autres outsiders comme le Cubain Alejandro Casanas.
Lors de cet été 1976, caniculaire en France, la grande forme tarde à venir. Il remporte bien sûr les championnats de France à Villeneuve d’Ascq puis France – URSS à Colombes mais il ne passe pas sous les 13’’50 après son 13’’1 de début juin. Judicieusement il se prépare au décalage horaire avec le Canada et est ainsi prêt à affronter ses adversaires. Au Canada, en séries, il laisse Casanas et Willie Davenport l’emporter, se contentant de 14’’04 soit le treizième temps. Le 28 juillet, en début d’après-midi, c’est mieux pour la demi-finale mais Casanas est toujours devant et Drut doit se contenter de 13’’49, et surtout Foster et Munkelt sont allés plus vite dans l’autre course.
La finale est prévue à 17 h 50 et le vent est nul. Au coup de feu du starter, les doutes s’envolent et Drut part bien même si James Owens le devance sur la première haie. La suite est limpide ! A la cinquième haie, il dépose Owens et Davenport et termine sans faute, résistant au retour de Casanas. La suite fait partie de la légende, les images des instants d’attente pour le résultat officiel étant dans toutes les mémoires. Le film doit être transmis au lecteur qui l’analyse avec acuité. Le verdict tombe et Drut peut alors s’offrir une course supplémentaire, celle du tour d’honneur, il est champion Olympique en 13’’30 ! (Crédit photos Presse Sports).
 
L'immagine che correda queste righe è stata scattata dal fotografo francese Jean-Pierre Durand: il campione olimpico Guy Drut in compagnia di Ottavio Castellini sulla pista dello Stadio di Thouars, a Talence, durante il meeting internazionale di prove multiple "Decastar".
 
Ultimo aggiornamento Lunedì 03 Luglio 2017 18:56
 
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