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Reverente omaggio dei soci A.S.A.I. "Bruno Bonomelli" alla tomba di Adolfo Consolini a Costermano PDF Stampa E-mail
Giovedì 05 Gennaio 2017 16:42

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COSTERMANO, 5 gennaio - In occasione della ricorrenza del centenario della nascita del campione olimpico Adolfo Consolini, questa mattina cinque soci del nostro Archivio Storico dell'Atletica Italiana "Bruno Bonomelli" sono saliti al cimitero di Costermano, paese natale del grande atleta, per rendergli omaggio, deponendo una corona di alloro. Erano presenti Elio Forti, Rosa Valzelli, Encarnacion Tamayo Nevado, Alberto Zanetti Lorenzetti e Ottavio Castellini.

Dopo la visita al monumento dedicato a Consolini, sovrastato dal busto opera dello scultore Dino Morsani, di Rieti, autore di altre opere artistiche che hanno onorato manifestazioni sportive (Meeting di Rieti, in primis), i nostri soci hanno fatto una puntata nella sede del palazzo comunale per sapere se fossero previste celebrazioni particolari. Grazie alla disponibilità del funzionario, signor Carretta, si è così venuti a conoscenza che una celebrazione ufficiale si terrà domenica 15 gennaio. Motivo dello spostamento di dieci giorni? La concomitanza con le festività di inizio anno...ormai prima vengono le feste, i cenoni, i viaggi alle Galapagos, e chi ne ha più ne metta. Non vuol essere un rimprovero a nessuno, solo una amara constatazione sulla pochezza di questa nostra miseranda società che ha stravolto ogni valore. Che vuoi che sia il centenario di uno dei più grandi campioni dello sport italiano? Può aspettare. Non per noi dell'A.S.A.I.

Calorosa accoglienza nello studio del sindaco, Stefano Passarini, il quale ha presentato agli ospiti i cimeli conservati in una vetrinetta, fra i quali un disco usato da Consolini in occasione di uno dei suoi primati, quello europeo con la misura di 56.98, oltre a un paio di sue scarpette, ad alcuni trofei e medaglie. Piacevole conversazione, cui ha partecipato con palese interesse la corrispondente del quotidiano "L'Arena" di Verona, Barbara Bertasi, che ha posto numerose domande, da cui vorrebbe ricavare un articolo per il suo giornale.

L'appuntamento "ufficiale" è per domenica 15, in mattinata, per le varie fasi del ricordo del suo paese al campione olimpico di Londra 1948. Rivolgiamo un invito ai nostri soci affinchè  facciano il possibile per intervenire alla cerimonia.

Le fotografie a corredo di queste righe sono state scattate da Elio Forti al cimitero di Costermano e nello studio del sindaco che mostra il famoso disco donato dalla famiglia. Il servizio fotografico completo (270 scatti) è visibile a questo link.

Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Gennaio 2017 16:35
 
5 gennaio 1917, cento anni fa nasceva il "gigante buono" di Costermano: Adolfo Consolini PDF Stampa E-mail
Martedì 03 Gennaio 2017 22:17

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5 gennaio 1917, nasce in un piccolo borgo a mezza costa nell'ascendere al Monte Baldo, costa veronese del lago di Garda, uno degli indimenticabili campioni dell'atletica leggera italiana, meglio diremmo dello sport italiano: Adolfo Consolini. Il borgo si chiama Costermano, la casa natale si trova sulla strada tra Albarè e Gazzoli. "Dolfo" è l'ultimo della nidiata Consolini: prima di lui erano arrivate le sorelle Adelinda e Amalia e i fratelli Attilio e Palmerino. Il padre era il cantiniere della frazione ed era famoso nella contrada per la sua forza erculea; narrano che era in grado di sollevare due quintali di frumento alla volta. Il giovane rampollo non era da meno: Palmerino ricordava spesso l' aneddoto di quando il fratellino caricò da solo su un carro agricolo un pezzo di albero gigantesco. Stupiti lo pesarono: era 170 kg!

 Chi sia stato Adolfo Consolini atleta, i suoi successi, i suoi primati, lo lasceremo raccontare ad altri, da domani in poi. Oggi presentiamo, molto più banalmente, una selezione di libri che parlano di lui, per concludere con un lavoro straordinario di Marco Martini, pubblicato pochi mesi fa con la nostra amata sigla: "I campioni della simpatia", che potremmo definire con Plutarco, Vite parallele di due dioscuri del lancio del disco.

Abbiamo tartufato nei nostri scaffali e individuato gli scritti che parlano di lui. Queste pubblicazioni sono disponibili alla "Collezione Ottavio Caastellini" a Navazzo di Gargnano, sul lago di Garda, biblioteca che funge anche da punto di riferimento per i soci della A.S.A.I., e non solo loro naturalmente, anche per coloro che volessero fare consultazioni e ricerche. Ecco alcune note sui libri di cui vedete riprodotte le copertine. La prima in alto a destra, "Verona Atletica", fu  curata da Graziano Rugiadi, che ricordiamo per molti anni presidente del Comitato veronese della Federazione italiana di atletica. Infatti l'iniziativa fu del Comitato provinciale e della A.I.S.A.L., l'associazione degli storici e statistici di allora, numi tutelari Bruno Bonomelli e Alberto Emanuele Carli. In queste pagine una galleria di personaggi dell'atletica veronese, galleria che si apre proprio con Consolini. Alle ricerche di Carli si deve il primo esauriente lavoro di ricostruzione della carriera del campione olimpico con il libro "La storia di un discobolo, Adolfo Consolini", lavoro che risale al 1958, con dati aggiornati al 1957. Corposa la parte prettamente statistica.

Ci sono poi due pubblicazioni che vanno ascritte a merito della Amministrazione Comunale di Costermano, dal titolo molto semplice ma efficace: "Adolfo Consolini, discobolo". Due edizioni, la prima nel 1979 a dieci anni dalla scomparsa di Adolfo (dicembre 1969), la seconda dieci anni dopo. In pratica, solo una ristampa dei testi, arricchita da nuove fotografie, a carattere soprattutto locale.

E infine il lavoro del nostro vicepresidente Marco Martini "I campioni della simpatia", interamente dedicato a Giuseppe Tosi e Adolfo Consolini. Abbiamo già presentato mesi fa questo bellissimo lavoro, al momento dell'uscita. Oggi riproduciamo quella presentazione tale e quale, sperando di suscitare nuovamente entusiasmo per un lavoro fra i migliori della pubblicistica atletica nazionale. Ma se ne saranno accorti?

Marco Martini è l'incarnazione vivente della Regola dei Benedettini che suggerisce "ora et labora". Quanto preghi il nostro vicepresidente non lo sappiamo, è parte della sfera intima di ogni persona credente, ma quanto lavori è sotto gli occhi di tutti. O meglio: di qualcuno solamente, perchè quello che vi presentiamo adesso lo hanno visto pochi fortunati. E per dirla proprio tutta, siamo in debito con il nostro Marco per il ritardo con cui presentiamo questo suo nuovo lavoro. Altri, forse, scriverebbero "la sua ultima fatica", ma, avendo letto le 144 pagine escludiamo che Marco abbia fatto fatica a scriverle, al contrario si deve essere divertito. Gli è stato lieve il lavoro perchè l'argomento riguarda la storia di due atleti, due campioni, che Marco ha sempre ammirato, non tanto per le molte medaglie e  le tante vittorie che hanno dato gloria all'atletica italiana, ma soprattutto per la componente umana, fatta di amicizia senza riserve, di rispetto, di sostegno reciproco, e di tanto altro ancora. Ma li vogliamo dire 'sti due nomi? Non ce ne sarebbe bisogno, vista la copertina (fate click sopra e si ingrandisce) che troneggia sopra queste righe, ma suona bene anche alle nostre orecchie dire Giuseppe "Beppone" (come lo chiamava l'officiante del bello scrivere di allora, Gianni Brera) Tosi e Adolfo "Dolfo" (così chiamato in famiglia) Consolini. Titolo più bello Marco non poteva inventarsi:"I campioni della simpatia".

Due brani che meritano di essere ripresi. Davanti al feretro dell'amico, Beppone quasi parlando a se stesso, riflette:"In tanti anni di carriera trascorsi praticamente insieme, non abbiamo mai avuto un litigio. Siamo stati vicini l'uno all'altro reciprocamente, con affetto, ognuno prodigo di consigli per l'altro, disinteressatamente". Riferisce un cronista...a caso:"...gli sportivi videro quanto possano la generosità e la lealtà di un atleta autentico. Beppone Tosi corse a misurare con i suoi passi adusati la distanza; scosse il tondo rosso faccione quando fu arrivato a cinque, e senza attendere conferme si avvicinò al suo grande amico e gli mollò una pacca gioiosa. È il record del mondo, gridò! Consolini era incredulo, pareva non volesse convincersi". Gazzetta dello sport, 11 ottobre 1948, Gianni Brera. Era record del mondo!

È un gran libro di atletica, credeteci, perchè dentro ci sono tutti gli ingredienti: gli uomini e le loro vicende, gli uomini e le loro vittorie (e sconfitte), i dati precisi e meticolosi patrimonio del nostro sport (ancora per quanto vista la generazione di barbari che si avvicina alle porte della nostra cittadella?), le immagini di un tempo indimenticabile. Tosi - Consolini, Consolini - Tosi. Dice il titolo di un giornale riprodotto in copertina "quasi come dire Bartali - Coppi", ma mentre i due ciclisti la famosa borraccia se la scambiarono forse una volta soltanto, i due discoboli vivevano il loro essere grandi atleti con la semplicità della gente della terra: uno scendeva dalle pendici del Monte Baldo, riviera veronese del lago di Garda, l'altro aveva avuto i natali in pianura, a Borgo Ticino. Vogliamo cambiare il nostro giudizio: questo non è un gran libro di atletica, questo è un bellissmo libro che racconta una bellissima favola.

Se quelli che hanno qualche responsabilità nello sport, a qualsiasi livello, vedessero un poco più in là della punta del loro naso (ammesso, e non ne siamo sicuri, che arrivino fin lì), dovrebbero far distribuire questo libro ovunque: nelle società, durante le gare, regalarlo, farlo leggere, portarlo nelle scuole, la favola già esiste, serve raccontarla solamente, magari per immagini, in cartoni animati. Ne abbiamo così bisogno, davanti a una atletica sguaiata, maleducata, arrogante, animalesca. A Roma durante la recente competizione internazionale di marcia ci ha colpito la volgarità di un paio di Paesi sudamericani che hanno fatto scrivere il nome della loro Nazione sul culo (sì, avete capito bene, sul culo) delle ragazze. Lo sappiamo tutti, no? Già la marcia ha questo andamento che molti definiscono "sculettante", ed ecco allora i geni della pubblicità: che cosa c'è di meglio delle chiappe? Non ci rivolgiamo ai dirigenti, meglio lasciarli perdere, ma i genitori perchè non si ribellano a questa oscenità cui sono esposte le loro figlie? Oppure ancora, visto che parliamo di discoboli, quella stomachevole comparsata di un tale che, per festeggiare i suoi successi, riduce in brandelli la maglietta della sua squadra nazionale. Signora Merkel, quando si deciderà a chiamare il giovanotto e invitarlo a smetterla, pena una bella denuncia per oltraggio alla bandiera nazionale? O meglio l'esclusione a vita dalla stessa squadra. Beppe e Adolfo la maglia azzurra la ripiegavano con la massima cura, con amore, e la mettevano in valigia.

Leggetela, fatela leggere, questa favola. Serve il modesto esborso di 20 Euro, tutto compreso, come contributo alla striminzita cassa della A.S.A.I.Bruno Bonomelli. Aprite la voce "Benvenuti in ASAI" e trovate le coordinate per l'invio; indicate solo Tosi-Consolini, come causale.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 04 Gennaio 2017 22:11
 
Ai nostri soci, ai nostri utenti, a chi ci legge e non ci legge ma forse ci leggerà, a tutti..... PDF Stampa E-mail
Domenica 01 Gennaio 2017 17:43

"Felice Anno Vecchio" ha titolato l'ultimo numero del settimanale "l'Espresso". Come dire, non aspettiamoci niente di meglio da quello nuovo. E infatti bisogna essere degli inguaribili ottimisti per manifestare grandi speranze per l'immediato futuro di questa nostra società malconcia, incasinata, ingiusta, nella quale chi ha di più ha sempre di più e chi ha di meno sempre di meno. dove la vita umana sembra non avere più valore per alcuni. Ma "Che fare?", come si chiedeva un tale esattamente cento anni fa. Mah...non ci resta che sperare, al contrario del titolo di quel film "Non ci resta che piangere" con Roberto Benigni e Massimo Troisi.

Noi dell' A.S.A.I. ci proviamo, forti anche del dato numerico che abbiamo letto alla scadenza del 31 dicembre 2016: nell'ultimo mese sono stati 18 mila 565 i contatti a questo nostro sito, record assolutissimo, visto che il precedente era ancorato a qualcosa di più di 16 mila, e già ci pareva una cifra notevole. Grazie a tutti quelli che ci seguono. Il nostro impegno per l'immediato è quello di consolidare questa fedeltà. Grazie soprattutto a quelle realtà societarie (Atletica Piacenza, Atletica Felice Baldini Agazzano, Atletica Virtus Castenedolo, GS Montegargnano) che divulgano i nostri contenuti. Grazie a quei soci che nel corso dell'anno producono materiali storici, statistici, informativi, alimentando con continuità i nostri contenuti. Grazie anche a quelli che hanno qualche remora ad aprire di tanto in tanto le nostre pagine e magari continuano a mandare gli auguri a soci che sono deceduti.....Auguri anche a quelli (tanti) che stanno facendo di questo nostro meraviglioso sport un ammasso di rovine. E non andiamo oltre.

Abbiamo sposato nel 2016 una iniziativa nata sulla sponda bresciana del lago di Garda che ha portato nel mondo, con grande successo, lo slogan "Sognando Olympia". Il 2017 per noi sarà l'anno di "Sognando uno sport migliore". Buon Anno Nuovo, in questo caso.

Ultimo aggiornamento Domenica 01 Gennaio 2017 18:21
 
GS Montegargnano sul Garda dove da sempre crescono limoni, olivi e adesso tanti bravi podisti PDF Stampa E-mail
Venerdì 30 Dicembre 2016 12:53

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V. Come vittoria. Nella lapidaria consonante il risultato di un anno straordinario per il Gs MonteGargnano. Nell’anno olimpico di Rio che si sta chiudendo i runner portano a casa, sul monte affacciato sul lago, il primo posto assoluto fra le 61 società che hanno partecipato al Campionato dell’Hinterland gardesano. Risultato di prestigio sottolineato dalla partecipazione – oltre cento atlete, atleti, familiari ed amici – al tradizionale incontro di fine anno all’albergo Tre Punte.

 Risultato di un progetto che parte da lontano, di un sogno che non è svanito all’alba. Ma che si è andato concretizzando, corsa dopo corsa, grazie all’impegno di tutti. In testa, per la società presieduta da Antonio Callegari, quello profuso senza sosta da Aurelio Forti, “anima” e vero motore pulsante del gruppo. Che ha sfondato i cento iscritti. E annuncia già altri arrivi. Nel segno della tradizione della Diecimiglia, suo fiore all’occhiello. Corsa internazionale che il prossimo anno compie i primi 45 anni.

“Risultati di primo piano a livello individuale – ha sottolineato Aurelio Forti nel corso della serata -, ma il più eclatante è certamente la vittoria nel Campionato, dove siamo riusciti ad avere la meglio sull’Atletica Falegnameria Guerrini, che da due anni si imponeva con una superiorità che sembrava irraggiungibile”. Qualche numero a ribadire l’impresa sportiva nell’Hinterland: 35 primi posti di gruppo in altrettante gare, 27 secondi e nove volte terzi. Fino a mettere in fila 29.145 punti, ben oltre i 21mila che furono sufficienti per vincere nel 2015. Risultato che, peraltro, è stato festeggiato con il rientro a piedi dall’ultima corsa disputata ai Garletti di Calcinato a Navazzo, in tutto 40 km e rotti, dalla pattuglia guidata da Aurelio Forti. Con punti di ristoro volanti a San Quirico e Fasano. Altra impresa riuscita: ex voto.

Le presenze del sindaco di Gargnano, Giovanni Albini, dell’amico di sempre Gianfranco Scarpetta, del presidente del Circolo Vela di Gargnano, Franco Capuccini, hanno reso valore aggiunto alla serata. Cui ha fatto pervenire il suo saluto Ottavio Castellini, giornalista in attività alla Iaaf, presidente dell’Archivio storico dell’Atletica italiana Bruno Bonomelli e coordinatore del progetto multisport Sognando Olympia, di cui Gs Montegargnano e Cvg sono partner protagonisti.

Infine, passerella per uomini e donne che hanno reso concretezza al sogno sportivo. Non solo con la vittoria nel Campionato Hinterland, ma pure con presenze significative e maratone, gare sulle mezza, in pista e in montagna. Ancora, i trail e oltre, fra i quali la Bvg che ha visto più di 800 atleti al via sui tre diversi percorsi a balcone sul Garda, e i 100 km del Passatore.

Non è mancato il ricordo di Vanni Belloni, atleta di casa a Maderno e di secondo indirizzo sul Monte, mancato nel corso dell’anno, protagonista di molte giornate indimenticabili. Un amico vero, sempre presente. A suo nome il Campionato sociale.

Prossimo appuntamento: a Capodanno, ore 11.30, per il bagno augurale al Lido di Villa di Gargnano. Prosit.

Ultimo aggiornamento Domenica 01 Gennaio 2017 18:17
 
La montagna ha tradito Franco Togni, bergamasco, campione italiano di maratona nel 1996 PDF Stampa E-mail
Venerdì 30 Dicembre 2016 10:29

 

Franco Togni

Franco Togni

Franco Togni

Franco Togni

 

Una notizia terribile ci è piovuta addosso in questi ultimi sgoccioli di 2016, lasciando sgomento il mondo della corsa e quelli di tutta l'atletica bergamasca. Vittima di un incidente in montagna, è morto ieri Franco Togni, il campione italiano di maratona 1996. 

Aveva 56 anni. E la sua vita s’è spezzata tragicamente in Alta Valle Brembana, durante un’escursione, per cause ancora d’accertare. A individuare il suo corpo che giaceva immobile in un canalino nei pressi del Monte Grabiasca, sul sentiero che collega il Rifugio Calvi al Rifugio Brunone, è stato un altro escursionista, che ha dato prontamente l’allarme. Ma la corsa in ospedale con l’elisoccorso è stata vana: Franco, alpinista esperto e atleta in salute, versava in condizioni disperate ed è morto nel tardo pomeriggio.

Nato il 3 novembre 1960 a Torre Boldone, Franco conosce l’atletica sin da ragazzino, dimostrando una certa predisposizione per la corsa lunga. Per leggere il suo nome nelle graduatorie Fidal bisogna risalire ai primi anni 80, quando con la Polisportiva La Torre - la società dei suoi primi cimenti, dodicenne – corre gli 800 in 1’58” e i 1500 in 4’00”. Viene però attratto anche da altri interessi. Si dedica soprattutto allo sci, all’alpinismo (scala il Monte Bianco e sale addirittura sul Monte Ararat), quindi passa dal windsurf e approda al triathlon: partecipa a un Ironman delle Hawaii, la massacrante gara che riassume al meglio il suo spirito di indomito omino di ferro, e nel 1990, alle soglie dei 30 anni, è terzo ai campionati italiani su distanza sprint. 

Sempre in quel 1990, quasi per gioco, si cimenta anche nel Passatore, la madre di tutte le Cento chilometri, e stupisce tutti. Al comando per buona parte della gara,  taglia il traguardo al 7° posto assoluto, secondo italiano, coprendo la distanza fra Firenze e Faenza in 7h08’33”, uno dei migliori tempi mai realizzati da un italiano. Spinto dagli amici e dalla moglie, si convince allora a insistere con la corsa. 

Lavora come rappresentante per un’azienda che commercializza metalli e si allena un po’ nella pausa pranzo e un po’ la sera. Difende i colori di una piccola società, la Tre Stelle Nautica Bolis di Vercurago. Non ha un allenatore vero e proprio, preferisce correre per sensazioni, salvo chiedere qualche consiglio al dottor Bruno Sgherzi, medico e tecnico che segue altri maratoneti bergamaschi. E in meno che non si dica irrompe ai vertici delle lunghe distanze. Il biennio 1991-92 – con in mezzo un incidente stradale che lo tiene a lungo fermo - gli serve per ambientarsi. Poi nel ’93 arrivano i primi exploit, nel cross, in montagna e pure in pista. Il 5 novembre 1995 debutta in maratona a Cesano Boscone, dove vola in 2h14’24” e si inchina solo all’azzurro Giovanni Ruggiero. Quattro mesi dopo è secondo anche a Vigarano Mainarda, dietro al brasiliano Wathier, in 2h14’43”. Passano solo 70 giorni ed è secondo italiano e 12° assoluto alla Turin Marathon, più o meno sugli stessi tempi: 2h14’39”. E’ il preludio alla gara capolavoro, che lo vede protagonista il 13 ottobre, quando a Carpi, nella scia dello spagnolo Fabian Roncero, stampa uno straordinario 2h12’36” e a 35 anni e 11 mesi conquista il titolo italiano, terzo bergamasco della storia a riuscire nell’impresa dopo Romano Maffeis e Rino Lavelli, con il miglior tempo mai fatto registrare in maratona da un over 35 italiano. E’ l’apice della carriera, che anche a causa di problemi alla schiena non conoscerà un altro giorno come quello vissuto sulle strade emiliane. 

Ma non c'è rimpianto per quell'approccio tardivo alla maratona, che gli ha precluso traguardi più importanti, di sicuro anche la maglia azzurra.

Anche dopo il ritiro dall’atletica d’alto livello, lo sport non ha mai abbandonato le sue giornate. Anzi, dopo qualche anno di lontananza dalla corsa Franco si ripresenta agguerrito al via delle gare Master e infila un titolo italiano dietro l’altro, l’ultimo proprio in maratona, il 14 novembre scorso a Ravenna, dove con la maglia dei Runners Bergamo si aggiudica il tricolore M55 correndo in 2h44’06”. Numeri, se vogliamo aridi, a incorniciare però la storia romantica e affascinante di un uomo determinato, coriaceo, un vero duro, sempre pronto a sfoderare il sorriso, a trasmettere entusiasmo, a dispensare saggezza.

Ciao Franco, dimenticarti sarà impossibile.

Nelle foto, dall'alto a sinistra, una fase della gara, Franco ha il numero 3, con il 6 si riconosce l'atro bergamasco Davide Milesi; l'arrivo di Togni a Carpi nella Maratona d'Italia che gli regalò il titolo italiano '96, abbracciato dall'organizzatore Ivano Barbolini; sotto: Franco in maglia tricolore subito dopo la gara; infine, sul podio della maratona di Ravenna, il 16 novembre scorso, campione italiano Master M55.

Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Dicembre 2016 11:48
 
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