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"Briganti" del Monte di Gargnano correranno domani nella terra del "Passatore" PDF Stampa E-mail
Venerdì 26 Maggio 2017 14:20

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Questi lacustri sono briganti per modo di dire, innoqui. Al massimo massacrano i loro piedi sgambettando per 100 chilometri da Firenze a Faenza, scavallando gli Appennini Tosco-Romagnoli con la punta massima posta ai 913 metri della Colla di Casaglia. Dunque neppure lontanamente imparentati con Stefano Pelloni, detto il "Passatore", efferato bandito romagnolo, di Bagnacavallo, della prima metà dell'Ottocento. Ai giorni nostri lo si ricorda con questa sgroppata lunghissima, giunta alla sua 45esima edizione. Briganti ne esistono ancora, anzi sono molti di più, ma non usano più il fucile "a trombone" e hanno lasciato gli scomodi e umidi anfratti appenninici per i molto più comodi, ovattati e griffati uffici delle "stanze dei bottoni". Sono molto più pericolosi del povero Pelloni, e rubano molto di più. E non viene in mente a nessuno di dedicare loro una gara. Al massimo il doppio Giro del Cortile di San Vittore.

Oggi pomeriggio, nove arditi sono partiti dunque dalle rive del lago di Garda per raggiungere le rive d'Arno. Sei maschietti e tre gagliarde signore e signorine, tutti fasciati con i colori bianco-verdi-azzurri del Gruppo Sportivo Montegargnano. I loro nomi: Manuela Ferrari, Alessandra Banalotti, Cristina Bersanini, Mirco Beltrame (una "100" fatta), Tiziano Ferrelli (due completate), Christian Ceruti (una), Davide Simpsi (al debutto come "centista"). Va aggiunto il "padrino" del GS Montegargnano, Elio Forti (che ci fa piacere ricordare è da sempre socio dell'A.S.A.I., e socio che ha fatto tantissimo per noi, in silenzio e senza vantarsene) il quale fa onore al suo cognome avendo terminato tre volte il "Passatore" di corsa-marcia e tre altre in bici, accompagnatore-allenatore-sostenitore morale nei momenti in cui si spengono i contatti gambe-cerebro.

Ma il primatista del gruppo è Antonio Callegari, genero di Elio, marito di Stefania. Lui di "Pelloni Race" ne ha fatte undici a piotte e una in bici. Antonio, che del Gruppo Sportivo è presidente, per allenarsi si spupazza, qualche volta, la settantina di chilometri che separano Navazzo dalla casa dei suoi genitori, che abitano vicino a Trento. Una passeggiata...

Torniamo ai briganti. Quelli del GS Montegargnano sono tutti rigorosamente sotto controllo. Non hanno scampo: Antonio Callegari di mestiere fa...il carabiniere al Comando Stazione di Gargnano! An'do vanno? Possono solo correre e scappare, ma lui, l'Antonio, su quelle strade che collegano Firenze a Faenza, ha più esperienza di loro. E poi lo dice anche la storia: il povero Stefano Pelloni fu ucciso da Apollinare Fantini, un "carabiniere" dello Stato Pontificio. Non vi resta che correre e arrivare a Faenza. Che Dio vi assista.

Nella foto di Marco Forti: Antonio Callegari, al centro, e Elio Forti, a destra, con l'inviato de "L'Eco del Pizzocolo", al momento della partenza da Navazzo.

Ultimo aggiornamento Domenica 28 Maggio 2017 10:05
 
Piccolo suggerimento: non dimenticatevi che la correttezza non è un optional PDF Stampa E-mail
Mercoledì 24 Maggio 2017 09:05

Alcuni utenti ci hanno segnalato nelle ultime ore di aver letto su altri siti articoli da noi pubblicati, in particolare quello che si riferisce ad una piccola, parziale storiella senza eccessive pretese, del primato nazionale dei 3000 metri uomini. Le segnalazioni sottolineavano una certa mancanza di correttezza nel riprendere testi senza indicarne, almeno, la fonte. Ringraziamo chi ci ha inviato queste segnalazioni, che ci offrono l'occasione per alcune puntualizzazioni.

Non ci disturba che altri riprendano, anche integralmente, nostri scritti. Anzi. Significa che sono buoni materiali e che chi collabora con noi conosce la materia (atletica italiana, soprattutto, ma non solo). Il limite è quello di sempre: la correttezza. Noi non chiediamo autorizzazioni preventive per  accordare la pubblicazione dei nostri articoli, ma invitiamo, adesso, con fermezza a indicare la fonte e il nostro indirizzo e mail. Da anni ormai i giornali usano la formula "Riproduzione riservata" per tutti gli articoli pubblicati. Fra i nostri soci parecchi hanno esercitato, o esercitano, la professione di giornalista. Citare le fonti è sempre stato un obbligo morale e legale non un optional. Nella confusa palude della informazione (informazione?) che corre sul filo del web e dei cosiddetti social si scambia per libertà l'abuso, si considera del tutto normale il navigare alla ricerca di qualcosa da copiare, spesso senza fare neppure lo sforzo di riscrivere gli stessi contenuti in maniera diversa.

Ha scritto Ferruccio de Bortoli, direttore del "Corriere della Sera" e del "Sole-24 Ore", nel primo capitolo del suo recentissimo libro "Poteri forti (o quasi)":"...trovo desolante questa proletarizzazione insulsa della professione, quest'epica dell'universalità della rete che trasforma i redattori in minatori del web, peraltro destinati ad essere sostituiti non in piccola parte (succede già) da disciplinati algoritmi".

Noi abbiamo soci che si sono consumati il fondoschiena sulle  spesso scomode sedie delle biblioteche, per sfogliare migliaia di pagine, per ricercare, confrontare, studiare, approfondire. Meritano rispetto. Non abbiamo l'abitudine di firmare i nostri articoli, talvolta li presentiamo ringraziando gli autori. Non chiediamo niente di più che il dovuto, sacrosanto rispetto. Chi ha orecchie per intender...

E già che ci siamo. Spesso (ormai troppo sovente) qualcuno ci chiede di pubblicare ricerche, oppure chiede a noi di farne per conto di questo o quell'altro. Noi non siamo un autobus su cui si sale senza pagare il biglietto. L'Archivio Storico dell'Atletica Italiana "Bruno Bonomelli" è una piccola confraternita di amici che condividono (linguaggio mututato dai social network) comuni passioni. Associazione indipendente che non ha mai ricevuto un centesimo di lira (al tempo) o di Euro dalle squattrinate (poverette!) organizzazioni sportive di qualsiasi livello, nazionale, regionale, provinciale, zonale, che hanno sempre, Dio sa come mai, problemi di bilancio. Abbiamo preso una decisione irremovibile che si articola in pochi chiari punti:

- non pubblicheremo sul sito A.S.A.I. contributi storici, statistici, di attualità, che non siano elaborati da soci in regola con la quota annuale;

- non faremo nessuna ricerca per conto altrui, se chi ce lo chiede non è socio del nostro Archivio, con regolare pagamento della quota annuale;

- non pubblicheremo segnalazioni di libri di cui non ci venga inviata almeno una copia per recensione (questo punto è in vigore da tempo)

Ricordiamo che la quota annuale di adesione al nostro Archivio è ferma da molti anni (diciamo pure: sempre) a 50 Euro, una miseria. Il costo del caffè in un bar onesto, per 50 giorni in un anno.

Ultimo aggiornamento Domenica 28 Maggio 2017 10:11
 
Taccuino della memoria: 18 maggio, il primato dei 3000 metri da Finelli a Di Napoli PDF Stampa E-mail
Venerdì 19 Maggio 2017 10:08

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Resta, al momento, l'unico italiano ad aver corso i tre chilometri appena sotto i 7 minuti e 40 secondi. Sono passati 21 anni da quel giorno. Era il 18 maggio 1996, sulla pista di Formia, per la 29esima edizione della riunione (si chiamavano così un tempo, ci ha ricordato qualche giorno fa, col sorriso, un anziano atleta della Bentegodi Verona) inventata dal genio istrionico e simpatico di Elio Papponetti, rietichettata meeting e, quell'anno, ulteriormente arzigogolata in un  roboante "World Formia Meeting". Amichevoli ironie a parte, che successe quel giorno? Successe che Genny Di Napoli riscrisse il primato nazionale dei 3 mila metri, con un responso cronometrico finale di 7:39.54, cifra che resta lì, granitica, impavida, inamovibile a distanza di ben 21 anni. E Genny è anche orgoglioso titolare di primati ancor più longevi (2000 metri, miglio e 1500 metri). Se mettessimo insieme anche solo i suoi quattro primati all'aperto raggiungeremmo una anzianità di oltre 100 anni...mezzofondo italiano, se ancora esisti batti un colpo.

Di quella gara di Formia ci sono solo flebili tracce nelle due riviste italiane che avrebbero dovuto essere i pilastri della informazione atletica: la federale "Atletica" e la vigevanese "Atletica leggera". Evidentemente il 1996 - anno olimpico, si noti - non era un momento molto felice per la informazione con le scarpette chiodate. Il foglio ufficiale aveva ricevuto ordini di suonare la grancassa sulla cosidetta "vita federale", a nostro avviso "coma federale". La rivista privata si arrabattava ormai per sopravvivere. Sta di fatto che, opinioni personali a parte, del primato di Genny si hanno: zero righe di commento e risultati neppure completi sul bollettino fidalino, e un pezzullo striminzito ma almeno i risultati completi sulle pagine di "Atletica Leggera", che pure aveva rappresentato per tanti il banco di scuola per imparare qualcosa di atletica. Tempi di passaggio? Ma di che state parlando? Neppure l'ombra, l'estensore del misero articoletto su "AL" riesce perfino a sbagliare il tempo del primato.

Genny era già detentore del primato: 7:42.68 a Montecarlo nel 1993, cinque centesimi meglio del 7:42.73 di Francesco Panetta (Cagliari 1987). Le liste italiane ogni tempo, compilate da Enzo Sabbadin ed Enzo Rivis, liste che potete leggere per intero su questo sito (sotto la voce Liste italiane di ogni tempo, uomini) raccontano anche che delle prime dieci prestazioni nazionali Genny è titolare di tre, Daniele Meucci e Stefano Mei di due ciascuno, completano il quadro Panetta, Stefano Baldini e Salvatore Antibo. Sempre considerati i primi dieci tempi, ben otto appartengono al secolo passato, gli unici due tempi etichettati Anni Duemila sono di Meucci. In diciassette anni...un po' pochino, no? Che dite?

Se si mettono insieme risultati all'aperto e al coperto (sempre disponibili sul nostro spazio, qui a fianco), e si stilano i primi 10, il "tesoretto" personale di Genny  (che è pure primatista nazionale in pista coperta) aumenta fino al 60 %:

7:39.54     Di Napoli                  1996

7:41.05 i   Di Napoli                   1997

7:41.74     Meucci                      2012

7:41.93     Di Napoli                   1996

7:41.94 i   Di Napoli                    1995

7:42.68     Di Napoli                   1993

7:42.73     Panetta                     1987

7:42.85     Mei                            1986

7:43.10 i   Di Napoli                    1997

7:43.14     Baldini                       1996

Considerando nuovamente le liste Sabbadin / Rivis che elencano i migliori 40 atleti ogni-tempo sapete qual è il risultato più antico? Quello di Franco Arese: 7:51.2 (primato italiano) ottenuto il 20 giugno 1971, a Varsavia, quando vinse nettamente la 17esima edizione del Memorial Janusz Kusocinski su un plotone di 21 partenti; secondo il tedesco est Scholz (7:54.2), terzo il britannico Baxter (7:54.6), settimo uno junior che sarebbe diventato famoso ma che ebbe un tragico destino: Bronislaw Malinowski (7:58.0). "Ciccio" Arese era l'unico italiano in gara a quella edizione del famoso meeting polacco. Il "Kusocinski" era già stato teatro di un primato italiano sulla distanza: nella terza edizione, 10 giugno 1956, Gianfranco Baraldi, sedicesimo su 22 partenti, segnò 8:26.8. Ai primi due posti i famosi ungheresi Sandor Iharos (7:59.4) e Laszlo Tabori (8:00.0). L'esatto tempo del bergamasco fu oggetto di una lunga diatriba fra Bruno Bonomelli e la Federazione italiana, forse un giorno ve la racconteremo. A quella edizione del "Kuso" si registrò la prima partecipazione italiana: c'erano, oltre a Baraldi, Moreno Martini (400m ostacoli), Attilio Bravi (lungo), Giulio Chiesa (asta), Silvano Meconi (peso), Pino Dordoni (20Km marcia), Mario Paoletti (400m).

Siamo partiti dal ricordo del 18 maggio 1996, ma nella storia dei 3000 metri questa data ebbe un altro "spartiacque": il 18 maggio 1968, il modenese Renzo Finelli fu il primo mezzofondista italiano a scendere sotto gli 8 minuti, 7:59.8. Siamo a Roma, sulla nuovissima pista dell'Acquacetosa, quinta edizione del "Memorial Zauli" organizzato dal CUS Roma. A sottineare l'abisso fra la informazione del 1996 e quella del 1968, ricopiamo pari pari la cronaca (relativa al primato di Finelli) scritta da Gianfranco Colasante, uno che sapeva cosa era il nostro sport, per la federale "Atletica", che proprio quell'anno aveva assunto veste di rivista nel formato, nella impaginazione, nei contenuti:

"Infine si attendeva un po' rilassati e un po' curiosi l'esibizione di quel famoso tunisino, Mohammed Gammoudi, ventotto anni e mostro del mezzofondo mondiale. Un tremila di massa con tutti i nostri migliori che lottavano anche contro l'esile ungherese Mecser, che ricordiamo protagonista a Budapest. Se è vero che l' Acquacetosa ha sposato il mezzofondo, le nozze sembrano felici. Alla fine ha vinto il modenese Renzo Finelli cogliendo per la prima volta nella nostra storia un "tempo" inferiore agli 8 minuti, evento che ha un suo significato profondo e che va interpretato come tappa di transito. E dietro via via tutti gli altri, a migliorare e a divertire, con Giuseppe Ardizzone che diventa sempre più tranquillo della sua forza, Giuseppe Cindolo che si affina, Antonio Ambu che tiene, Umberto Risi che recita la sua stagione d'arrivo". Codicillo: Gammoudi fu secondo in 8:01.8, Mecser terzo 8:03.0, Ardizzone quarto 8:04.0.

Ventotto anni per scendere da 8 minuti a 7:39, e siamo fermi lì da 21. Nell'anno del Signore 2017, il migliore italiota ha corso in 7:50.78, venticinque - trenta metri davanti a Finelli....A ridatece Finelli! Per non dire di Genny Di Napoli!

Nelle foto: a sinistra, l'arrivo di Finelli sulla pista dell'Acquacetosa, dietro il tunisino Gammoudi; a destra, Genny Di Napoli sulla piazza di Vigevano insieme al keniota David Chelule al termine di una edizione della "Scarpa d'Oro".

Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Giugno 2017 10:09
 
18 maggio '96: era 21 anni fa, il presente del passato PDF Stampa E-mail
Giovedì 18 Maggio 2017 19:59

Sono passati 21 anni, e, nonostante il trascorre del tempo, il primato è sempre saldamente lì, a ricordarci che "eppur non si muove", l'esatto contrario della frase attribuita a Galileo Galileo. Quale primato? Chi? Dove? Ve lo racconteremo a breve.

Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Maggio 2017 20:29
 
Ricordo di Valentyn Mankin tre volte campione olimpico questa sera nella sede di UNIVELA a Campione PDF Stampa E-mail
Giovedì 18 Maggio 2017 12:12

Subito una occasione per parlare di Giochi Olimpici e di un grandissimo campione della vela: il sovietico (ai suoi tempi), ukraino di nascita, Valentym Mankin, che vinse tre ori olimpici in tre classi diverse della vela fra il 1968 e il 1980. Questa sera, alle ore 18, nella sede di Univela Sailing, a Campione sul Garda, verranno intitolate a lui le aule dove studiano aspiranti velisti di tutto il mondo.

Vi proponiamo una bellissima intervista realizzata da Sandro Pellegrini a Mankin, a ragione considerato uno dei più grandi velisti olimpici di ogni tempo. Ci sono passaggi nelle sue risposte che invitano a riflettere, in particolare quando parla di Coppa America e di regate olimpiche, e degli atleti che fanno parte dei gruppi militari. Meditate gente, meditate...Torneremo sull'argomento dopo la cerimonia a Campione.

https://www.youtube.com/watch?v=_wZBpvGycuc

Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Maggio 2017 12:17
 
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