Home
Messaggio
  • Direttiva e-Privacy EU

    Questo website utilizza i cookies per gestire l'autenticazione, la navigazione, e altre funzionalità. Scorrendo questa pagina o cliccando in qualunque suo elemento, acconsenti all'uso dei cookies.

    Visualizza i documenti sulla direttiva della e-Privacy

Il ricordo di Felice e Claudio Enrico Baldini guida ancora la passione per l'atletica ad Agazzano PDF Stampa E-mail
Mercoledì 21 Dicembre 2016 16:22

alt

alt

Dicembre momento di bilanci, di analisi, di resoconti, a volte di buoni propositi per il futuro. Nel mondo sportivo occasione anche di feste e premiazioni. Quest’anno all'elenco delle autocelebrazioni si aggiunge la AAA ”Felice Baldini” di Agazzano, provincia di Piacenza, che ha radunato sabato scorso, 17 dicembre, i propri tesserati al Centro Parrocchiale del bel borgo collinare, accogliente centro già sede del Convegno sul salto in alto ventrale due anni fa. Ed ecco qua: cronaca, premiazioni, libagioni.

La giornata si è aperta con un breve discorso della neo-presidentessa Ivana Romanini, eletta nei giorni precedenti dal Consiglio direttivo a guidare la piccola associazione della Valluretta. Poi è toccato a Gabriella Rondoni presentare un lavoro sulla storia della società agazzanese, costruito e creato con tanto amore e passione frugando tra le mura domestiche in mezzo a verbali di assemblea, cartellini, articoli di giornale e fotografie che sono stati riordinati cronologicamente, collegati ai giorni nostri, e messi sotto forma di video. Risultato: un piacevolissimo filmato con sottofondo musicale che parte dagli anni ‘60 con le pedane in sabbia del campo San Carlo dove le cavallette agazzanesi imparavano l’arte del salto ventrale e l’altra in legno del Cinema Pace dove veniva assegnato il premio “Ercole della Valluretta” nel sollevamento pesi, per passare successivamente a convegni e meeting, brindisi e spiedate fino ad arrivare all’attività agonistica dei giorni nostri.

Successivamente la staffetta del microfono ha raggiunto il professor Carlo Stassano, docente di atletica al corso di laurea in Scienze Motorie a Casalmaggiore, quindi Sergio Morandi, rappresentante della Fidal emilana, ed infine il Maestro della Sport Roberto Costaldi, abile oratore alla ricerca delle corde giuste per trasmettere ai giovani l’importanza dell’attività sportiva nel percorso di crescita dell’ individuo.

Si è quindi passati alle cerimonia di premiazione. Sul palco tutti i tesserati: dai piccoli esordienti (5 anni) fino agli adulti dei corsi serali. Particolarmente applaudite sono state Giulia Magistrali, campionessa regionale sui 1200 siepi cadette, Letizia Mulazzi, terza classificata nel getto del peso ragazze indoor, e le campionesse provinciali Carmen Cignatta, Lucrezia Tocci e Matilde Rossi.

Atto conclusivo il “Premio Fratelli Baldini”, voluto fortemente dal nuovo Direttivo per ricordare le figure di Felice e Claudio Enrico (che fu uno dei soci fondatori dell'A.S.A.I.), premio che verrà assegnato ogni anno all’atleta piacentino che nel corso della stagione agonistica avrà conseguito i migliori risultati. Per il 2016 il Premio è stato consegnato ad Andrea Dallavalle, saltatore in estensione dell’Atletica Piacenza, che è giunto secondo ai Campionati Europei under 18 nel salto triplo ed ha vinto quattro titoli italiani di categoria (2 outdoor, 1 indoor e 1 studentesco).

Infine, come consuetudine agazzanese, ricco buffet organizzato dall’Albergo del Cervo.

Nella foto in alto: le migliori atlete della stagione 2016 in posa orgogliose con il prof Carlo Stassano (dietro), la presidente della società Ivana Romanini e il presidente dell'Atletica Piacenza Sergio Morandi. Sotto: la signora Mariuccia Baldini consegna il "Premio Fratelli Baldini" ad Andrea Dallavalle, accompagnato dal suo allenatore Ennio Buttò

Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Dicembre 2016 17:22
 
Giorgio Gandini, uno dei "ragazzi" di Bruno Bonomelli mezzofondista tenace che non si è mai arreso PDF Stampa E-mail
Sabato 17 Dicembre 2016 09:53

alt alt

Una brutta notizia ci ha raggiunto nelle ultime ore: a Bergamo si è spento Giorgio Gandini, atleta che aveva fatto parte del gruppo di mezzofondisti e fondisti allenati a Brescia da Bruno Bonomelli. Avevamo incontrato Giorgio A Brescia, nell'ottobre del 2010, in occasione della celebrazione del centenario della nascita del "maestro di Rovato". Ci aveva fatto molto piacere, "non potevo mancare" ci aveva detto, "ricordare Bruno, sentire parlare di lui, è rivivere una parte importante della mia vita".

Abbiamo affidato il suo ricordo alle toccanti parole di Paolo Marabini, giornalista, nostro socio, mezzofondista alla Atletica Bergamo nei suoi anni giovanili, amico di Giorgio.

Ha lottato fino alla fine. Sapeva di essere messo male, perché un carcinoma ai polmoni non perdona. Ma non lo voleva dare a vedere e minimizzava, anche con noi che lo conoscevamo bene e lo sentivamo spesso. "Adesso non sto benissimo" ci aveva detto solo pochi giorni fa al telefono "ma appena mi rimetto dobbiamo organizzare una bella rimpatriata con quelli dei vecchi tempi". Un auspicio, più che un reale convincimento. Una speranza tenuta accesa dal suo ottimismo cronico, nonostante soffrisse davvero tanto.

Giorgio Gandini ci ha lasciato nella notte tra mercoledì e giovedì, a 81 anni, dopo una vita intensa, piena di soddisfazioni. Un'esistenza vissuta con uno spirito delizioso, sempre col sorriso, un aneddoto dietro l'altro, il buon senso come via maestra, la battuta sempre pronta per stemperare i caratteri focosi, così lontani dal suo, che invece era mite, disponibile, accomodante: era impossibile non volergli bene.

Era nato a Brescia il 22 marzo 1935 e aveva conosciuto ragazzino piste e percorsi di fango, sotto l'ala di quel magnifico burbero di Bruno Bonomelli, maestro come pochi, di atletica e di vita. L'Atletica Brescia è stata la sua culla, quindi la parentesi Gallaratese prima dell'arrivo a Bergamo, la città poi d'adozione, chiamato nella Libertas Magrini degli anni d'oro, a comporre con Gianfranco Baraldi, poi diventato amico fraterno per il resto della vita, e Giuseppe Della Minola, un trio delle meraviglie nel mezzofondo popolato negli anni 50/60 da tanti personaggi di spicco. Non gli mancava il talento, e solo un pizzico di ansia da prestazione gli ha negato traguardi più prestigiosi. Ma non erano in molti a saper spaziare ai suoi livelli sull'arco 800-5000, con una punta di 3'47"3 sui 1500 di tutto rispetto, anche per i giorni nostri. E che dire poi delle vittorie nel cross, in testa la doppietta al Campaccio nel ' 59 e '60. Il tutto condito con 5 maglie azzurre, prima della chiusura con la maglia dell'Atletica Bergamo, voluto dal presidente Tombini pensando già al suo futuro da allenatore.

Una carriera, quella di tecnico, piena zeppa di successi, ancor più importanti di quelli della pur brillantissima e longeva carriera d'atleta. Francesco Panetta è stato l'ultimo e il più titolato tra i tanti atleti che sono passati fra le sue mani, dal 1989 sino alla fine. Ma prima c'era stata una sfilza interminabile di ragazzi cresciuti e lanciati dall'instancabile Giorgio, uno che non saltava un giorno al campo: pioggia, neve, o caldo torrido che fossero. Alcuni nomi? Mauro Capponi, l'enfant prodige Mario Brembilla, Giuseppe Ponti, Giulio Roncelli, poi la nidiata d'oro con Pierangelo Testa, Marcello Rapis e soprattutto Aldo Fantoni, talento che ha scritto la nascita dell'epopea della maratona italiana con i vari Bordin, Pizzolato, Poli e Faustini. Per non parlare delle ragazze vincenti degli anni 70/80: Alma Pescalli, Danila Paredi, Maria Vigani, Renata Capitanio, Giovanna Bellini sono cresciute con lui. E come dimenticare le sue esperienze in Nazionale, per anni tecnico di riferimento del mezzofondo azzurro a livello giovanile.

Insieme allo stesso Capponi fu poi tra i fondatori dell'Athletic Club Bergamo, artefice da responsabile tecnico della squadra granata di successi pesanti firmati da Pietro Mennea, Donato Sabia, Riccardo Materazzi e Mariano Scartezzini. Anche il giovane Renato Gotti ha giovato dei suoi insegnamenti, vestendo con lui le prime maglie azzurre. E tanti altri ancora - anche atleti più modesti, ai quali riservava le stesse attenzioni dei big - che solo a elencarli tutti ci vorrebbe un libro.

Lo sport ha sempre animato la sua esistenza. E lo ha tenuto vivo dopo la morte dell'adorata moglie, l'ex quattrocentista Paola Bartolozzi. L'applauso caloroso pochi giorni fa alla festa annuale della sezione bergamasca degli Azzurri d'Italia, di cui era presidente, resta un momento di grande, indimenticabile emozione. Giorgio non c'era, bloccato a letto dal dolore. "Non me la sento di venire" ci aveva detto dispiaciuto "non voglio essere compatito". Forse sapeva che era vicino al commiato e voleva risparmiarci lo strazio di quel momento.

Ciao Giorgio, conoscerti ed averti avuto come maestro, di atletica e di vita, è stato un privilegio che mi porterò sempre nel cuore.

Una foto di Giorgio Gandini in una delle tante piste che ha calpestato nella sua bella carriera di mezzofondista. Nell'altra, dei giorni nostri, duante una premiazione di Marta Zenoni, atleta che sta salendo rapidamente come atleta di grandi mezzi, accompagnato da Gianfranco Baraldi, uno dei migliori mezzofondisti italiani fra gli anni '50 e '60

Ultimo aggiornamento Sabato 17 Dicembre 2016 10:47
 
Il maestro Giacomo Fumis erede di Draghicchio irredentista costretto all'esilio a Brescia PDF Stampa E-mail
Mercoledì 14 Dicembre 2016 14:16

alt alt

Poco tempo fa demmo notizia della partecipazione dei nostri soci Sergio Giuntini e Alberto Zanetti Lorenzetti al convegno della S.I.S.S., la società italiana degli storici dello sport. Abbiamo già pubblicato in questo nostro spazio l'interessante saggio di Giuntini su Paola Pigni. Oggi diamo voce al nostro segretario Alberto Zanetti Lorenzetti, che ci presenta un personaggio forse non molto conosciuto ma che a Brescia lasciò segni indelebili nello sport di inizio secolo scorso: Giacomo Fumis. Ci fa anche molto piacere rimembrare che la ricerca di oggi parte da molto lontano: Alberto fu coautore del libro del Centenario della Società Ginnastica Forza e Costanza di Brescia. Era il 1986. Come potete verificare, chi fa ricerca per davvero, non smette mai, anche indagando su argomenti già trattati. Ma le pieghe della storia spesso si nascondono ai nostri occhi. Come ci ha brevemente accennato Alberto il saggio presentato a Bologna gli ha consentito di portare alla luce nuovi dettagli sui Giochi della Olimpiade di Stoccolma 1912.

Averne di Zanetti Lorenzetti e di Sergio Giuntini, magari con l'aggiunta di un Marco Martini. Pala, piccone e microscopio, le parole d'ordine del nostro vicepresidente. Alberto è un socio di quest'ultimo club di "speleologi sportivi", di quelli che si impolverano e scavano sodo. Aggrappatevi ai baffi di Giacomo Fumis, intanto, e fate un viaggio sul tappeto volante del passato.

 

Il legame fra le numerose società sportive di matrice italiana nate nel territorio giuliano-dalmata e l’irredentismo costituisce uno dei temi più interessanti delle vicende politico-sportive a cavallo fra il XIX ed il XX secolo. Troviamo testimonianza del ruolo di questi sodalizi attraverso le testimonianze di Oscar Randi, che nel libro “Antonio Bajamonti, il mirabile podestà di Spalato” scrisse: “Le società sportive erano organizzate tutte con scopi politici; i capi se ne servivano come fossero degli ambienti privati, per fare delle dichiarazioni di radicalismo, che non sarebbero state opportune in altre sedi, a carattere ufficiale”, di Giuseppe Paolina, promotore della Società Triestina di Ginnastica, che vedeva nel primo sodalizio sportivo giuliano lo strumento per far crescere la gioventù di ogni classe “sana e robusta a vantaggio di sé e della patria che da valenti figli ama essere sorretta e difesa” e di Aldo Boiti, che all’indomani della riunificazione della Venezia Tridentina e della Venezia Giulia all’Italia sull’Almanacco dello Sport affermò: “Durante il dominio austriaco le società sportive triestine hanno avuto una funzione preponderantemente politica nel preparare lo spirito della gioventù, nella creazione di quello stato d’animo che doveva condurre alla liberazione delle terre irredente”.

Inevitabile quindi trovare numerosi personaggi fra i dirigenti, tecnici ed atleti che pagarono in prima persona l’adesione agli ideali irredentistici. Ne citiamo alcuni: il parentino Gregorio Draghicchio che fu incarcerato a Trieste per sei mesi, Nazario Sauro, socio della Libertas Capodistria che durante il primo conflitto mondiale fu catturato e giustiziato dagli austriaci, Francesco Rismondo, atleta e dirigente del Club Ciclistico Veloce di Spalato, caduto a Gorizia, Ettore Uicich fondatore del Club Intrepido di Pisino, morto sul campo di battaglia sul Podgora, ed Egidio Grego, valente nuotatore della Forza e Valore di  Parenzo deceduto in un duello aereo nei cieli sopra la foce del Piave, fino ad arrivare ai 67 soci della Società Ginnastica Triestina caduti nella Grande Guerra.

 

Leggi tutto...

Ultimo aggiornamento Mercoledì 14 Dicembre 2016 17:15
 
Appassionati di atletica, se ancora esistete: date una occhiata alle proposte "second hand books" PDF Stampa E-mail
Martedì 13 Dicembre 2016 13:54

Seppure con gran fatica, il nostro amico Len Lewis ci propone un nuovo catalogo di libri "second hand" che riguardano il nostro sport. Perchè diciamo "gran fatica"? Perchè questo nostro mercato è asfittico, moribondo, non c'è quasi più nessun interesse per i libri e le riviste che parlano di atletica. Un nostro socio giorni fa ha fatto un giro in una megalibreria della catena francese FNAC: al reparto "sport" non ha trovato un libro, dicesi uno, di atletica leggera. Interpellato il giovanotto impiegato in quell'area: "Scusi, come mai, rien d'athletisme"? "Eh Monsieur, non c'è molta richiesta. Se qualcuno chiede, ordiniamo la copia e in pochi giorni...". Ma ci sono scrittori di favole che ci raccontano che l'atletica scoppia di salute...sì, è vero, scoppia proprio, anzi esplode....o implode?

Len Lewis ci ha mandato il nuovo ricco catalogo, aggiungendo che è vicino a gettare la spugna. Costi postali alle stelle, ordini pochi, inflazione di titoli sempre gli stessi, colpa delle tirature eccessive e degli acquisti massicci che si facevano da parte di certe Federazioni, senza criterio, soprattutto accumulando nei magazzini. Abbiamo visto personalmente buttare migliaia di libri per...."far posto" ad altri che, a loro volta, sarebbero stati buttati. E poi la politica dissennata del "regalo", così i tanti "appassionati" che non mettono mai le mani in tasca per paura di trovarci i serpenti, si sono abituati a ricevere. Perchè comperare? Prima o poi qualcuno ce li regalerà, non sanno di che farsene. Ed è drammaticamente vero.

Poi magari gli stessi vanno su certi siti di vendita on line e pagano spese postali da mal di testa. Libretto dal costo di 10 US$ ti viene spedito con una aggiunta di 12-15-18 e anche più US$ di posta. Dagli United States molti libri li vendono solo in patria e non all'estero per via del dazio, sí esiste ancora, nel caso non lo sapeste. Noi dell'A.S.A.I. come forse (forse?) avrete visto, abbiamo cancellato quello spazio del "Cerco, compro, ecc". Non serviva a nessuno. I lettori più furbetti del nostro sito ci chiedevano di dar spazio ai loro annunci, l'abbiamo fatto....pensate che si siano sentiti in dovere di farsi soci, oppure di regalare un librettino da 50 cents all'Archivio? Ma non mi faccia ridere! (copyright Totó, nella gag con l'onorevole Trombetta). I venditori sui mercatini  brocante della domenica non accettano libri del nostro benamato sport, quasi quasi neppure in regalo. Un nostro socio ci ha provato con 3 - 4 in giro per l'Italia: vade retro, hanno chiamato l'esorcista!

Dopo questo Inno alla cultura atletica, fate uno sforzo: aprite qui il catalogo di Len Lewis e, perlomeno, arrivate fino in fondo. Magari scoprirete qualcosa che suscita in voi qualche obnubilato fremito culturalatletico.

Second Hand Books from Lew Lewis Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Ultimo aggiornamento Martedì 13 Dicembre 2016 14:57
 
Andrea Dallavalle atleta emergente, Ennio Buttò tecnico appassionato premiati dall'Atletica Piacenza PDF Stampa E-mail
Venerdì 09 Dicembre 2016 08:30

alt alt

Ci fa piacere annoverare l'Atletica Piacenza fra i club che sono "amici della A.S.A.I.". Alcuni dirigenti sono nostri soci. Per questo, talvolta il nostro sito si occupa delle vicende agonistiche o societarie che riguardano il club biancorosso, i colori della bandiera della città dei Farnese. A fine anno di che ci si occupa normalmente? Di bilanci, in senso lato, di feste sociali e di premiazioni. Ed eccoci qui:  domenica 4 dicembre le "truppe" del presidente Sergio Morandi si sono ritrovate compatte nella Sala della Volta del Vescovo, un ritrovo che è diventato covo abituale per questi festeggiamenti. Davvero tanti i presenti: bambini dei primi corsi per avvicinarli all'atletica, ragazze e ragazzi già seriamente impegnati nell'agonismo, campioncini che crescono, genitori, dirigenti, tecnici e autorità sportive cittadine, rappresentate dall'assessore allo Sport della Amministrazione Comunale, Giorgio Cisini. 

Protagonista della giornata? Tutti indistintamente perchè un club vive con l'apporto delle energie degli aderenti. Ma, come diceva George Orwell in quel capolavoro che è "La fattoria degli animali", alcuni "sono più uguali degli altri". Noi qui parliamo di bipedi e il nostro è uno con delle qualità che, si spera, lo faranno zompare lontano: Andrea Dallavalle, fa di nome e cognome, atleta della categoria Under 18, che abbiamo sempre chiamato allievi, ma che oggi hanno trasformato in queste astruse formule in onore a chi? Di qualcuno che ha deciso di andarsene dal consesso europeo. Fosse per noi, l'atletica italiana dovrebbe fregarsene e tornare alle sue diciture tradizionali. Vabbuó.... Parliamo di Andrea, fresco di quattro titoli italiani, un secondo posto ai Campionati europei di categoria e del record italiano di salto triplo. Nel 2015 aveva avuto le ali un po' acciaccate che non gli avevano permesso di volare, ma il 2016 è stato emozionante per il giovane rampollo di casa Dallavalle-Bobbi, famiglia di tradizione atletica vincente con i suoi 17 titoli italiani, cui hanno contributo genitori e procreati (il fratello Lorenzo, pure lui triplista, partecipò con onore ai Mondiali Juniores a Eugene nel 2014). E se va avanti così il conto sembra solamente da aggiornare.

Che altro ha spiattellato la relazione presidenzialmorandiana? Altri tre titoli nazionali, stavolta nella categoria masters per Cassola, Zanelli e Colombi, successi che testimoniano che l’attività, nel club piacentino, è aperta anche agli amatori e appassionati ormai non più giovanissimi.

Dai meno giovani ma sempre gagliardi ai giovanissimi che fanno ben sperare. In una specialità altamente tecnica come il salto con l’asta si segnala una bella realtà con i lineamenti femminili: il record provinciale assoluto di Lucrezia Lavelli, con l'eccellente misura di 3,50, cifra da considerarsi propedeutica a più aeree elevate piroette visto che la brava Lucrezia è solo allieva.

Non ci sono stati solo riscontri individuali: a dar soddisfazioni di bello spessore ci hanno pensato le ragazze, nel senso di categoria federale: oro regionale (Emilia Romagna per chi non è molto ferrato in geografia) a squadre, mentre la brigata delle più grandi ha messo nel bottino di casa la terza partecipazione consecutiva ai Campionati italiani di società.

Premi, festa, discorsi: verba volant, diceva il nostro tristristrisavolo che teneva bottega vicino al Campidoglio romano circa 1900 anni fa, ma i fatti restano. E sono quelli presentati nel consuntivo 2016 dell’Atletica Piacenza. Innalziamo canti e vessilli, avrebbe concluso il grande Gianni Brera. Come vogliamo fare noi dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana. A proposito di storia, o meglio di ricordi. Da parecchi anni il sodalizio biancorosso premia a ogni giro di boa annuale un tecnico o qualcuno che abbia fatto qualcosa per l'atletica. E ogni volta, vicini o lontani che siamo, ci prende un po' di groppo alla gola riecheggiando quel nome che si vuole ricordare: Valter Sichel, che qualcuno di noi ha avuto sorte di avere al fianco. Nella sua semplicità Oualter era portatore di una umanità infinita, dentro e fuori il campo di atletica. Stavolta, il figlio Andrea ha consegnato il premio a Ennio Buttò, saltatore in alto ai suoi bei giorni giovanili, poi grafico di bella ingegnosità, e allenatore come vocazione, discepolo di due miti piacentini come Felice e Claudio Enrico Baldini.  Con Valter, tutti "uomini verticali", sempre per citare Gioanbrerafucarlo, che ci mancano molto, soprattutto sentiamo profonda dolorosa volatilità dei valori di cui erano portatori. 

Nelle foto: a sinistra, Andrea Sichel consegna il premio intitolato al nome di suo padre a Ennio Buttò; a destra, Andrea Dallavalle premiato dall'assessore comunale Giorgio Cisini.

Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Dicembre 2016 10:05
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 9 di 105

Calendario

aprile 2017
lunmarmergiovensabdom
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
JoomlaWatch Stats 1.2.9 by Matej Koval

Chi è online

 34 visitatori online


Nazione di provenienza

63.8%Italy Italy
9%United States United States
6.6%France France
5.6%Spain Spain
4.4%Monaco Monaco
1.5%Sweden Sweden
1.4%Germany Germany
1.1%United Kingdom United Kingdom
0.9%Brazil Brazil
0.6%Poland Poland
0.4%Canada Canada
0.3%Czech Republic Czech Republic
0.3%Belgium Belgium
0.3%Romania Romania
0.3%Netherlands Netherlands
0.2%Lithuania Lithuania
0.2%Switzerland Switzerland
0.2%Austria Austria
0.2%Russian Federation Russian Federation
0.2%Croatia Croatia