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Luigi, veneto, Aureliano, catalano: tutti e due Pellin, uno correva, l'altro marciava PDF Print E-mail
Saturday, 20 June 2020 14:53

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I due Pellin: a sinistra, Luigi impegnato sul suo terreno preferito, la corsa campestre; a destra, il piccolo Aureliano (o Aurelio) durante una gara di marcia, quasi sicuramente sulle strade di Barcellona (per gentile concessione degli amici della A.E.E.A.)

 

Questa notiziola farà sicuramente sorridere il nostro socio Bruno Cerutti, di Coggiola, provincia di Biella, un altro che ha nel sangue il virus dell'atletica. Bruno ha avuto esperienze come giudice, organizzatore, componente del Comitato piemontese FIDAL, ma soprattutto a noi fa piacere dire che è uno dei nostri, che ricerca, trova notizie dei tempi andati, e li condivide con chi glieli chiede. 

Per uno di quei casi curiosi che talvolta accadono, investigando il passato per trovare una notizia, un nome, un risultato, si finisce per spostare il nostro obbiettivo su un altro argomento. Questa che adesso vi raccontiamo, brevemente, è una di queste concatenazioni, soprattutto una curiosa coincidenza. Per apprezzarla dobbiamo fare una premessa: da qualche tempo, Bruno Cerutti, investigando nei giornali piemontesi alla ricerca di notizie che gli consentano di mettere insieme un quadro seriamente documentato della storia dell'atletica nella sua regione, ha raccolto un consistente malloppo su un corridore di mezzonfondo molto longevo: Luigi Pellin, veneto di nascita ma vissuto gran parte della sua vita a Trivero (da gennaio 2019 si chiama Valdilana per aggregazione con altri piccoli Comuni), e poi trasferitosi a Torino e, nell'ultima parte della sua vita, a Cuneo. Pellin ha calcato la scena dell'atletica, soprattutto quella fangosa della corsa campestre, per una ventina d'anni, diciamo dalla fine anni '20 ai primi anni '50, e con ottimi successi: due titoli italiani di cross, tre vittorie alla «Cinque Mulini», e molto altro ancora.

Fin qui le vicende di Luigi Pellin, veneto-piemontese, investigato da Bruno Cerutti. Un altro nostro socio, italo-spagnolo, consulta pubblicazioni iberiche alla ricerca di notizie su alcuni marciatori agli albori della disciplina agli inizi del Novecento, a seguito di una segnalazione di un altro socio ancora che aveva rinvenuto in una rivista italiana degli anni '20 il profilo di un camminatore catalano che aveva fatto qualche gara in Italia, tale Luis Meléndez. Volendo approfondire la figura di questo atleta, continua le ricerche e...l'orizzonte si allarga, e si avvede della curiosità. Fermiamoci, siamo nell'anno 1933, e vediamo cosa successe in due date di quell'anno.

26 febbraio - Siamo sulla pista dell' Estadio di Montjuic, che era stato inaugurato quattro anni prima in concomitanza con la «Exposició Internacional de Barcelona de 1929», e per il battesimo si era giocata la partita di rugby Spagna - Italia, vinta dai padroni di casa per 9 a 0. Serve ricordare che questo stadio ha fornito lo scenario ai Giochi Olimpici 1992? Lo diciamo in sovrappiù. Quella domenica 26 febbraio, alle 7 del mattino, inizia un tentativo di primato nazionale sulla distanza di 50 chilometri (sarebbe meglio dire 50 mila metri, secondo corretta definizione regolamentare) in pista. Ci prova un marciatore catalano che fino ad allora non aveva ottenuto grandi risultati: Aureliano (o Aurelio, anche nelle pubblicazioni spagnole che abbiamo utilizzato non c'è uniformità neppure nella stessa pagina) Pellín (nome del padre) Casas (nome della madre), nato a Barcellona il 7 luglio 1906, vestiva la camiseta del Fútbol Club Barcelona. Pellin porta a termine la sua faticaccia in 5 ore 35 minuti e 26 secondi, primo record spagnolo su questa distanza. di passaggio scrive un altro primato, quello dei 30 mila metri, in 3 ore 11 minuti 25 secondi e 6 decimi. Ci sarebbero anche altre prestazioni intermedie sulle distanze in miglia inglesi, ma lasciamo perdere. Sta scritto nel libro «Cronologia de los records e mejores marcas española de atletismo» che bisognerà attendere 36 anni (1969) perchè venga riscritta la cifra del risultato sui 50 mila metri; c'era stato un tentativo nel 1966 ma la prestazione, migliore, non fu omologata in quanto la pista (campo A.D.Cros a Barcellona) non era omologato. Di Aurelio / Aureliano Pellín poco mas, direbbero gli spagnoli, insomma non molto: sesto nel campionato dei 50 chilometri nel 1935 e ancora quarto nel 1936. Erano gli anni nei quali dominavano due grandi atleti della marcia spagnola: Gerau (in catalano, Gerardo in castigliano) García e Román Castelltort, che sulle strade di Sabadell, Mataró, Bajo Llobregat, Barcelona, davano vita ad epiche sfide.

22 gennaio - Un mesetto prima, Luigi Pellin (nato il 16 maggio 1911), che già aveva una rispettabile carriera di podista sul groppone, si presenta sui campi di San Vittore Olona dove quel giorno nasce il cross più famoso d'Italia, quello che tutti conoscono come la «Cinque Mulini» e che, da quell'anno a oggi, non ha mai perduto una edizione (nel 2020 si è celebrata la 88esima, il 26 gennaio, poco prima che sulle nostre teste si abbattesse una corona(virus) micidiale). Quel 22 gennaio di ottantotto anni fa, gli organizzatori, di buon mattino, dovettero tracciare un sentiero nella neve che era caduta abbondante nei giorni prececenti e ancora la vigilia. Pellin ebbe la disavventura di cadere quando ormai il traguardo si avvicinava e così la vittoria in quella prima edizione premiò il milanese (nato il 29 novembre 1908) Mario Fiocchi, che faceva parte del Gruppo Rionale Fascista Gabriele D'Annunzio.

Ecco, la curiosità sta tutta qui. Poca cosa, vero? E vabbé. Un Pellín spagnolo che marcia a Barcellona, un Pellin veneto che scivola sul fondo innevato di un campo della brughiera lombarda. A noi è piaciuta, gli altri decidano. Quasi quasi ci vien voglia di chiedere al nostro amico Bruno Cerutti di investigare: e se fossero parenti Luigi e Aurelio? Si sa mai, i veneti emigranti hanno popolato il mondo in lungo e in largo. Metti caso che uno zio, un cugino del Luigi agli inizi del Novecento sia andato a fare il muratore a Barcellona, il grande quartiere dell'Eixample fu costruito fra fine Ottocento e primi Novecento. E che si sia sposato con la signorina Casas...Fantasie, fantasie, lasciate perdere...però Bruno, tu indaga!

Last Updated on Sunday, 21 June 2020 17:01
 
Augusto Maccario, piccolo bruno figlio della Liguria, cameriere nel Principato (2) PDF Print E-mail
Monday, 15 June 2020 09:20

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Pubblichiamo la seconda parte della ricerca firmata Alberto Zanetti Lorenzetti sull'atleta ligure-monegasco, ligure per nascita, monegasco per lavoro, carriera sportiva e...sepoltura, Augusto Maccario. Approfondiremo nei prossimi giorni questa parte della sua vita nel Principato dei Grimaldi. Un pot-pourri di foto dai Giochi Olimpici di Anversa 1920: in quella grande una fase della corsa con l'inglese James Wilson al comando, seminascosto  il francese Joseph Guillemot, con il numero 487 il minuscolo Maccario e con il 275 il prestante finlandese Paavo Nurmi, uno degli atleti che ha lasciato un segno indelebile sulla storia delle Olimpiadi. Abbiamo privilegiato le immagini di Maccario e Nurmi anche nelle atre due foto.

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Le prime Olimpiadi all’indomani della fine della Grande Guerra approdarono ad Anversa. Era stata accarezzata l’idea di farle disputare a Roma, ma non se ne fece nulla. Il nostro Paese era stato sfiancato dai quattro anni di conflitto – e sicuramente il Belgio lo era anche di più – ma dobbiamo anche tener conto delle tensioni politiche e sociali che stavano attanagliando l’Italia.

Viaggio verso le Fiandre, dunque, dove il 14 agosto ebbe inizio la cerimonia d’apertura della VII edizione dei Giochi, così commentata dalla «Stampa Sportiva»: “Passano gli italiani: ovazioni interminabili sono a loro rivolte. È un applauso di grande simpatia che i Belgi hanno per il nostro Paese. E sfilano i nostri atleti indossanti il bel maglione dal colore del cielo italiano, al grido di «viva re Alberto». Il gruppo dei simpatici atleti è preceduto dal portabandiera, il campione del mondo di scherma, cav. Nedo Nadi, al fianco del quale è l’Italia femminile. Meglio non potrebbe essere rappresentata. Il gagliardetto della squadra di tennis è sorretto dalla signorina Gagliardi Rosetta di Milano, una sport woman au grand complet”. La 25enne era l’unica rappresentante femminile della spedizione azzurra. Prese parte alle prove di singolare e doppio misto di tennis, sport al quale si era dedicata, praticando anche pattinaggio a rotelle artistico, nuoto e scherma. Era la seconda italiana a prendere parte ai Giochi, preceduta dall’amazzone Elvira Guerra alle Olimpiadi disputate a Parigi nel 1900.

Il 19 giugno si disputarono le eliminatorie dei 10.000 metri che non consentirono l’ingresso alla finale di Costante Lussana, ma che registrarono il superamento del turno di un combattivo Augusto Maccario, terzo nella prima batteria, e di Carlo Speroni, quarto nella terza gara eliminatoria. Cosa ne fu poi del bustocco merita di essere chiarito. Anzitutto non è vero che decise di disertare la finale per risparmiarsi in vista della gara dei 5.000 metri, dato che questa si era già disputata nei giorni precedenti. Resterebbe comunque il dubbio se si presentò alla partenza. No, secondo alcune fonti. Si, dicono altri che ne registrano il ritiro dopo cinque chilometri.

Per chiarire la questione è importante la consultazione della cronaca della gara riportata dalla «Gazzetta dello Sport»: “La finale della gara dei 10 km di corsa è stata emozionante fino dall’inizio. (…) L’episodio più interessante per l’Italia è stata la coraggiosa e magnifica prova di Maccario (…). Non appena lo starter ha sparato il colpo di pistola, Wilson parte fulmineo conducendo a forte andatura per tutto il primo giro. Solo Guillemot si getta con prontezza al suo inseguimento, mentre Manhes, Speroni e Maccario si contentano di mantenere le ultime posizioni. (…) Al quarto giro improvvisamente Backmann e Nurmi passano al comando del plotone, mentre al giro successivo, e cioè verso i 4000 metri, Nurmi, Guillemot e Wilson distaccano nettamente gli altri. Dietro l’inglese, Speroni e Maccario avanzano. All’ottavo giro anche Nurmi è lasciato e, mentre Guillemot e Wilson fuggono, egli retrocede minacciato sempre più da Maccario che ha definitivamente lasciato Speroni. Da questo momento in poi la gara assume un interesse impressionante; Maccario e Nurmi cercano di ricongiungersi coi leaders e precisamente al 17. giro Maccario riesce nell’intento prendendo poi la testa e conducendo per duecento metri. La presenza di questi due incomodi avversari fa accelerare l’andatura alla coppia Wilson-Guillemot. Il risultato è che Maccario viene leggermente staccato. (…) Repentinamente Nurmi opera una fuga inaspettata. Wilson rimane distaccato (…). A duecento metri dall’arrivo Guillemot allunga e distacca Nurmi di due metri, ma questi con una ripresa energica nell’ultima curva e nel rettilineo finale non solo raggiunge Guillemot, ma lo passa in tromba”.

Quindi la «Gazzetta dello Sport» conferma che Speroni alla finale fu presente. Da parte sua, Maccario fu autore di una gran bella gara, condotta contro avversari quali il leggendario Paavo Nurmi, il francese Joseph Guillemot – fresco vincitore dell’oro olimpico dei 5.000 metri battendo il finlandese – e il britannico James Wilson, un grande della corsa campestre.

Nel momento in cui Maccario tagliò il traguardo dei 10.000 metri, meglio di lui ai Giochi avevano fatto solo Lunghi nel 1908 con l’argento negli 800 metri, Altimani, terzo nella 10 km a Stoccolma nel 1912, Frigerio, che due giorni prima aveva vinto i 10 km di marcia e, la mattina di quel 20 agosto, Ambrosini, con il bronzo nei 3.000 siepi. Il giorno dopo sarebbe arrivato il secondo oro di Frigerio nella 3 km di marcia. Fu poi la volta di Valerio Arri, che il 22 agosto completò i successi degli azzurri arrivando terzo nella maratona.

Il 16 agosto Maccario aveva preso parte alle batterie dei 5.000 metri, non riuscendo a superare il turno concludendo la gara in sesta posizione. Le cose sarebbero andate meglio il 21 agosto, quando partecipò alla eliminatoria della gara dei 3.000 metri a squadre che permise alla formazione italiana, completata da Ernesto Ambrosini, Carlo Speroni e Carlo Martinenghi, di accedere il giorno dopo alla finale che decretò il quinto posto degli azzurri. Piazzamento che per elementi di valore come Speroni e Martinenghi risultò essere il miglior risultato olimpico delle rispettive carriere.

Al termine dei Giochi, Gustavo Verona, direttore della «Stampa Sportiva», tirò le somme della partecipazione dei nostri atleti, non risparmiando una velenosa critica alla conduzione tecnica: “Dobbiamo essere soddisfatti. Diciamo la verità. Molto e molto. Nessuno, ripeto, avrebbe pensato a tanto. Gli stessi dirigenti, alcuni dei quali furono inferiori al loro mandato, non potevano sperarlo. I nostri atleti hanno ottenuto per volontà personale un risultato insperato e dico per volontà personale poiché pochi dei riusciti seguirono le norme e i consigli dell’allenatore Platt Adams. Egli costò molto denaro al Comitato e rese assai poco”.

Per Maccario il quarto posto olimpico fu il più prestigioso risultato della carriera. Dopo Anversa non ebbe modo di realizzare altre performances di rilievo e dopo soli sette anni, il 16 ottobre 1927, morì, venendo sepolto nel cimitero del Principato di Monaco.

Last Updated on Monday, 22 June 2020 07:58
 
Augusto Maccario, piccolo bruno figlio della Liguria, cameriere nel Principato (1) PDF Print E-mail
Friday, 12 June 2020 08:40

Torniamo ad immergerci nella piccola storia della nostra piccola atletica, che pure continua a suscitare il nostro interesse. Almeno per il passato, e per questo siamo qui. Diamo spazio ad una nuova ricerca di Alberto Zanetti Lorenzetti, il quale, dopo aver indagato sulla famiglia Legat, padre e figli, nelle settimane scorse, ha mirato la sua attenzione di ricercatore su uno scricciolo di corridore, ligure di Ventimiglia, ma con buona parte della sua carriera podistica nel Principato di Monaco. Augusto Maccario, questo piccolo e leggero omino baffuto, arrivò ai piedi del podio ai Giochi Olimpici di Anversa 1920, corsa dei diecimila metri, quarto, e davanti, a poche falcate, aveva dei mostri sacri della corsa, a quei tempi, uno, il finnico Paavo Nurmi, il più grande di tutti. Ma leggiamo cosa ci racconta il nostro amico Alberto.

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Augusto Maccario, con la canottiera dello S.C.Virtus di Genova posa subito dopo essere arrivato primo nel Campionato italiano di corsa campestre del 1920 a Genova, successo fissato dalla immagine a destra. Il Campionato fu però annullato avendo i corridori sbagliato percorso. Si noti la minuscola stazza del podista comparata a quella dei giudici e dei tifosi che gli stanno intorno

Il “piccolo bruno figlio della Liguria” Augusto Maccario era nato a Ventimiglia il 30 aprile 1890. Di professione cameriere, visse per molto tempo a Montecarlo, dove mosse i primi passi nelle gare podistiche. Iniziò a far parlare di sé quando, ventenne, vinse una gara sulle 3 miglia nel Principato, si piazzò quarto nella Nizza-Montecarlo, vinta da Jean Bouin, e si impose in una competizione sui 7.000 metri al velodromo di Oneglia. Sempre nella Nizza-Montecarlo, ma nel 1912, si classificò alle spalle di Bouin e Jacques Keyser, e l’anno successivo arrivò al traguardo dietro Speroni nella maratonina di Bordighera.

Era il periodo in cui la popolarità del podismo nazionale viveva sulle sfide fra i professionisti Dorando Pietri e Fortunato Zanti, assisteva al declino di Pericle Pagliani e vedeva nascere nuovi talenti come Carlo Speroni, Umberto Blasi, Carlo Martinenghi, Romeo Bertini, Armando Pagliani, Alfonso Orlando e tanti altri che, ancora oggi, sono più ricordati di Maccario. Fra i nomi dei podisti allora in auge compare anche quello di un triestino, allora suddito dell’imperatore Francesco Giuseppe. Si tratta di Giovanni Cottur, del quale poco si sa della carriera alla vigilia del primo conflitto mondiale, ma che si dimostrò valido mezzofondista nel panorama sportivo italiano durante il dopoguerra. La sua figura è stata messa un po’ in ombra dalle imprese sportive del figlio, Giordano, uno dei migliori ciclisti negli anni a cavallo della Seconda Guerra Mondiale.

Le prime stagioni della carriera di Maccario procedettero senza infamia e senza gloria. Subì l’interruzione dovuta alla Grande guerra, riuscendo ad avere i più importanti successi negli anni seguenti, quelli della maturità. Nel 1919, gareggiando con i colori dello Sport Club Virtus Genova, si classificò al primo posto della gara dei 10.000 metri ai Campionati nazionali, riuscendo a battere Costante Lussana ed Ettore Blasi. All’inizio del 1920 si dimostrò il migliore anche nel primo tentativo di assegnare il titolo del Campionato di corsa campestre, gara annullata dalla Federazione degli Sport Atletici a causa della pessima organizzazione e dell’indisciplina di molti atleti. Ma impegni ben più importanti erano all’orizzonte.

Di questi importanti impegni riferiremo nella prossima puntata.

Last Updated on Monday, 15 June 2020 09:19
 
Il nostro socio Elio Forti ha fatto una passeggiata: il giro del lago di Garda PDF Print E-mail
Wednesday, 10 June 2020 14:42

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Questa non è storia dell'atletica. O meglio non lo è ancora, ma lo sarà. Il nostro socio (e per questo ne parliamo in questo spazio) Elio Forti non lo dice, e non lo dirà mai, ma lui coltiva dentro di sé, in gran segreto, il sogno che le sue gesta pedestri un giorno vengano ricordate dall'erigendo Archivio Storico dell'Atletica Navazzese (da Navazzo, Montegargnano, Comune di Gargnano, lago di Garda, 208 abitanti secondo censimento dello scorso anno, ce n'erano di più quando qui si installarono, in epoca pre-romana, dei turisti Gallo-Cenomani, adesso invece gli albergatori e ristoratori locali sono in spasmodica attesa della calata in massa degli Unni dal Centro Europa).

Elio Forti ha una lunga carriera pedestre da scrivere nel suo curriculum vitae: correva con tanta passione, e buon successo, da ragazzo e da giovanotto: poi 'sto virus, tamponi o no, non lo ha mai abbandonato, vuoi da dirigente, da allenatore di ragazzini del luogo alcuni, contadini, di talento straordinario, da fondatore di gruppi podistici, da organizzatore di corse, una da incorniciare: la Diecimiglia del Garda, ex La Camináa. Ma non ha fatto correre solo gli altri: ha scarpinato lui stesso, talvolta in compagnia, ma spesso da solo. Per lui camminare è un esercizio spirituale. Ci fa venire in mente le pagine scritte (1863) dal poeta, filosofo e anarchico americano dell'Ottocento, Henry David Thoreau, in uno dei suoi libri intitolato proprio «Camminare», titolo originale «Walking, or the Wild». Elio è andato da Navazzo a Roma due volte (Anni Santi), ha partecipato e finito cinque, sei o più volte la «100 Km del Passatore», va su e giù per le sue montagne come, o meglio, di uno stambecco, se deve consegnare un documento o vedere un lavoro edilizio (ha sempre fatto il geometra per tirare di che vivere) in un Comune a una ventina di chilomentri da casa sua, va e torna a piedi, sì a piedi. Slow Food di Carlin Petrini? Questa è Slow Life, vera.  Due anni fa ne ha pensata e realizzata una gigantesca: partito da Navazzo ha raggiunto Nazaré, in Portogallo, via Lourdes, Santiago de Compostela, Fatima, 2465 km in 51 giorni. Per chi non è obbligato a saperlo: Navazzo e Nazaré sono gemellate per parte...di podismo.

Il giro del lago di Garda lo aveva già fatto tre volte in passato: la prima non finita, per non abbandonare i compagni, le altre due portate a termine, una sotto una pioggia ininterrotta per tutta la durata, reggendo l'ombrello, ci son volute due settimane per schiodargli i muscoli delle spalle. E adesso questa: partito da Navazzo e tornato a Navazzo, sempre camminando senza interruzioni, salvo per risolvere qualche problema idrogeologico, dopo poco più di 23 ore. Totale come segnalato da moderna diavoleria chiamata GPS: 143 chilometri.

Dice, chiede: perchè l'ha fatto?  Le motivazioni, in gran parte, son bagaglio interiore. Non c'è GPS che le rilevi.

Last Updated on Thursday, 11 June 2020 15:13
 
Una nuova chicca statistica sul nostro sito: le discipline non olimpiche PDF Print E-mail
Sunday, 07 June 2020 17:05

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Il nostro «spazio statistico» si arricchisce oggi grazie alla nuova compilazione dei nostri due esperti: Enzo Rivis ed Enzo Sabbadin. Si tratta delle liste delle discipline che si usa chiamare «non olimpiche», crediamo sia intuitivo a chiunque il significato. L'aggiornamento odierno mette in pari la compilazione che fu fatta parecchio tempo fa (era il 2009) e che fu pubblicata su un supporto DVD, insieme alle altre discipline. Quelle che presentiamo oggi qui sul nostro sito riguardano corse ed eventi di campo che hanno caratteristiche diverse da quelle che si fanno di solito (un esempio: il decathlon in un'ora). E sono tutti risultati fatti dagli uomini, poi verranno le distanze spurie della marcia, e poi le analoghe compilazioni per le donne.

Dove le trovate? Spostate lo sguardo sulla sinistra della pagina di apertura, localizzatevi sulla voce «Liste italiane di ogni tempo», troverete la dizione «Uomini: discipline NOL (1)», ecco, siete arrivati. Serve dire che NOL sta per non olimpiche? Diciamolo, non costa niente. Il numero 1 tra parentesi presuppone che ci sarà anche un 2, elementare Watson! Oggi avete due possibilità: o aprire il documento lì a sinistra, come abbiamo appena indicato, oppure aprirlo direttamente cliccando qui. In seguito le avrete sempre a disposizione nello spazio «Liste». Quando verranno aggiornate? Genericamente, diciamo: di tanto in tanto, a discrezione dei compilatori, secondo il loro tempo disponibile. Nonostante il loro impegno, accuratezza e capacità, anche i nostri amici statistici possono aver omesso un risultato, sbagliato un nome o una data, inciampi normali nelle compilazioni numeriche. Saranno grati a tutti coloro che li contatteranno direttamente se si verificasse qualcuna di queste evenienze. I loro indirizzi sono  This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it   e  This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it .

Abbiamo corredato questa presentazione con le foto di due grandi atleti del nostro mezzofondo veloce: Donato Sabia, purtroppo ghermito recentemente dal virus COVID-19, e Andrea Benvenuti. Due atleti che ci hanno regalato momenti indimenticabili negli anni '80 e '90. Di Donato abbiamo rintracciato su 'sta miniera che è il web il filmato della sua miglior prestazione mondiale sui 500 metri, essendo filmato RAI si sente il commento di un indimenticabile amico nostro, il telecronista Paolo Rosi; di Andrea possiamo offrirvi il filmato del primato sui 1000 metri a Nuoro nel 1992.

New statistical compilation by Enzo Rivis and Enzo Sabbadin: the Not Olympic events, races and field events, Men. You can find the compilation on the left side under «Uomini: discipline NOL (1)». Do not forget to visit the two links including the videos of the 500 metres World Best Performance and the 1000 metres Italian Best Performance.

Last Updated on Monday, 08 June 2020 06:35
 
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