Home

Login



User Menu

Who is online

We have 30 guests online

Visitors Counter

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
mod_vvisit_counterToday26
mod_vvisit_counterYesterday1064
mod_vvisit_counterThis week6809
mod_vvisit_counterLast week7846
mod_vvisit_counterThis month22448
mod_vvisit_counterLast month37211
mod_vvisit_counterAll days1395017

Online (20 minutes ago): 10
Your IP: 18.206.194.83
,
Today: Sep 21, 2019


Nazione di provenienza

65.4%Italy Italy
8.7%United States United States
6.3%France France
5.4%Spain Spain
4.1%Monaco Monaco
1.5%Sweden Sweden
1.3%Germany Germany
1.2%United Kingdom United Kingdom
0.8%Brazil Brazil
0.6%Poland Poland
0.3%Canada Canada
0.3%Belgium Belgium
0.3%Czech Republic Czech Republic
0.3%Netherlands Netherlands
0.3%Romania Romania
0.2%Lithuania Lithuania
0.2%Switzerland Switzerland
0.2%Russian Federation Russian Federation
0.1%Austria Austria
0.1%Croatia Croatia



Designed by:
Message
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Torino 1934, Campionati d'Europa: Roger Rochard strapazza i finlandesi PDF Print E-mail
Friday, 06 September 2019 10:12

Presentiamo qui di seguito il riassunto degli argomenti dell'ultima «Lettre» prodotta dagli amici della Commissione Documentazione e Storia della Federazione francese. Il primo argomento ha una eco italiana, riportandoci ai primi Campionati d'Europa ospitati a Torino nel 1934. Per saperne di più leggete l'«edito» (il pezzo di apertura) siglato come sempre dall'amico Luc Vollard.

EDITO- C'EST ARRIVÉ EN SEPTEMBRE ... 1934

Rédacteur Luc VOLLARD

alt

Longtemps l’athlétisme continental fut géré par l’IAAF et son comité Europe. C’est ainsi que naquirent les premiers championnats d’Europe, uniquement sur le programme masculin car la FSFI était encore à cette époque la fédération au pouvoir pour la pratique féminine. Les épreuves se déroulèrent à Turin du 07 au 09 septembre 1934 et la seule victoire française fut une très belle surprise, créée par celui que certains appelaient encore ’’le môme’’. L’Ebroïcien ... en lire plus sur la page d'accueil du site ou dans la colonne de gauche, menu EDITO

ACTUALITES

Rédacteur Gérard DUPUY

alt

En effet il y a longtemps qu'une actualité "ordinaire" (le décès de Monsieur Roberto Quercetani étant incontournable sur notre site) n'était pas apparue ici.
Et pourtant ! Nous n'avons pas chômé... 
 
Une vingtaine de dossiers ont eu des améliorations notables ces derniers mois (et beaucoup d'autres de menus ajustement ou précisions). Certaines nouveautés sont totalement inédites (ce qui est logique pour des nouveautés !).
 
Dans la liste qui suit il y a certainement des oublis, que leurs auteurs me pardonnent et n'hésitent pas à me le signaler, je les rajouterai à la prochaine occasion.
 
Pêle-mêle vous pourrez donc trouver des changements et des mises à jour dans :
Les relais mondiaux (ex challenge mondial des relais)
Le championnat d'Europe par équipe d'épreuves combinées (dernière édition malheureusement)
Les Bilans anciens (de 1884 à 1886 et de 1917 à 1923)
Les internationaux disparus (déjà seize recensés en 2019 !)
Les titres collectifs de champion de France (relais, interclubs, coupe des spécialités, cross, etc.) (point 16)
 
Tous les champion(ne)s de France élite individuel(le)s depuis l'origine dans l'ordre décroissant du nombre de titres (de 34 à 1) (points 17 et 18)
 
L'histoire de divers meetings (dans le menu : Palmarès divers - épreuves qui durent)
 
Etc., etc. Nous avons été bien occupés, mais il faut avouer que nous avons été beaucoup aidés par notre ami Gaston comme le montre l'image jointe ! ☺

INFORMATION - CE SITE EST TENU PAR DES PASSIONNÉS BÉNÉVOLES A 100%
Pour mémoire le texte complet est situé tout au début dans la colonne de gauche de notre site :
 
NEWSLETTER CDH
Elle se trouve sur la colonne de gauche sous format PDF :
http://cdm.athle.com/asp.net/espaces.html/html.aspx?id=39695

MISE A JOUR DU SITE
Mises à jour du site - menu situé en haut et à droite de la page d'accueil.
Les prestations des athlètes français figurent dans les dossiers suivants
Plus d'infos à partir de ce lien : Mises à jour du site

LA CDH ITALIENNE
Un site équivalent à la CDH française, mais réalisé pour l'Italie.
A découvrir absolument ! http://www.asaibrunobonomelli.it/
 

INFOS PRATIQUES : LES REVUES FFA
La revue fédérale Athlétisme Magazine en partenariat avec la BNF a mis en ligne tous les numéros du magazine officiel de la FFA de 1921 à 2000.
Les revues mensuelles fédérales sont accessibles à partir de la page d'accueil du site, colonne de droite.

 

Last Updated on Saturday, 07 September 2019 14:23
 
Trekkenfild numero 73: un agosto con tanta atletica, stavolta tutta italica PDF Print E-mail
Friday, 06 September 2019 10:24

alt

Ci era venuto il dubbio che Walter e Daniele avessero gettato la spugna: non arrivava più nessun segnale da «Trekkenfild»...Falso allarme: era solo lazzaronite ferragostana dei due editori-direttori-redattori. Ed ecco il numero nuovo, il 73, interamente dedicato alle vicende atletiche italiane. Buona lettura. Per i più tosti di capa, ricordiamo che per aprire tutte le pagine, basta fare click sulla copertina.

Last Updated on Friday, 06 September 2019 14:32
 
L'oro della medaglia olimpica non sbiadisce mai: Ivano Brugnetti PDF Print E-mail
Friday, 23 August 2019 15:03

alt  alt

Due copertine dedicate al successo olimpico di Ivano Brugnetti: a sinistra quella del secondo volume dell'Annuario edito dalla Federazione italiana, datato 2005 ma relativo all'anno 2004. La seconda da una copertina della rivista della stessa federazione: Brugnetti bacia il suolo dopo l'arrivo ad Atene, gesto mistico del Papa Giovanni Paolo II che divenne una «moda» fra gli atleti

Era il 20 agosto 2004...La settima medaglia olimpica di metallo dorato conquistata da un atleta italiano arricchisce il Pantheon sportivo della Città di Milano. Ugo Frigerio era milanese, Ivano Brugnetti pure, di Bresso. Se contiamo medaglie meno preziose come lega metallica, dobbiamo aggiungere il bronzo di Fernando Altimani. Altri milanesi che ci hanno provato, due eclettici: Donato Pavesi e Raffaello Ducceschi, di Sesto San Giovanni. Tutti meneghini. E sai quanti altri ancora a scorrere le liste messe in fila da chi ha passione e pazienza. Quel lunedì 20 agosto  Atene era una fornace, era il primo giorno di gare nello Stadio uscito dalla progettualità dell'archistar Santiago Calatrava (andateci adesso a vedere «le nuove macerie di Atene»). Chi aveva avuto la fortuna era andato il sabato 18 in trasferta a Olympia, al Sacro Recinto, per le due gare di lancio del peso, che della sacralità del luogo se ne infischiarono presentando atleti che non si alimentavano solo a pane e Nutella. La storia di Brugnetti ce la racconta Piero Mei, all'epoca inviato del quotidiano romano «Il Messaggero», il quale scrisse un ritratto del neo-campione olimpico per la rivista «Atletica», numero luglio - agosto, pagine 18 - 21. Di quella gara, un ricordo incancellabile: la determinazione di Brugnetti dal primo all'ultimo metro di quei bollenti 20 chilometri, sempre davanti, o solo o comunque con i primi, e poi la schermaglia a tre, lui, l'australiano Deakes e lo spagnolo «Paquillo» Fernández, altro che affonderà, dopo qualche anno, nelle sabbie mobilissime dell'illegalità e della bugia. Una noticina invece che ha a che fare con la marcia senza regole fisse della fortuna: i genitori di Deakes avevano vinto, qualche mese prima, la bella somma di un milione di dollari australiani (oltre 600 mila Euro ai valori odierni) giocando cinque centesimi ad una poker machine.

 

 

Una marcia trionfale lunga quanto l'Equatore

di Piero Mei

Ivano è innamorato. E, siccome è un bravo ragazzo, anche quando è sfancato da venti chilometri fatti di marcia, ha un pensiero gentile:"Questa vittoria - dice - la dedico alla mamma della mia ragazza, che sta molto male". La ragazza è quella di sempre, che Ivano sposerà in primavera e il secondo pensiero è anche quello normale. Con i soldi dei premi finirà i lavori per la casa che lo aspetta insieme con la promessa sposa.

È questa la "cifra" di Ivano Brugnetti: la normalità. Eppure non deve apparire un tipo normale a quei balordi o sperduti che al Parco Nord lo vedono nella bruma d'ogni mattina non camminare né correre, ma marciare, che dovrà fare loro l'effetto di quei tipi strani che inseguono un sogno, un pensiero, la strada, il sentiero è uguale. Forse un cane gli abbaia dietro, qualche volta, magari Ivano gli allunga una carezza, chissà.

Ne ha macinati di chilometri e di pensieri, prima di questi venti olimpici di Atene, e prima di quella dedica e di quel desiderio d'investire in un nuovo sogno, questa volta a due. Ne ha marciati quasi seimila l'anno, che in sette anni fanno il giro intero dell'Equatore con un pezzetto d'avanzo, forse quello per tornare a casa. Ne ha marciati, prima seguendo il fratello maggiore, dai vieni con me a farti due passi, perchè magari tutto comincia così, per caso, magari non puoi stare in casa da solo, perchè non ti ci lasciano, e magari ti incuriosisce capire perchè quel fratello grande e grosso, che forse è un mito per la tua età, si diverta così. A pensare, a faticare.

Certo, sotto il bellissimo tetto costruito da uno dei più celebri architetti-star moderni, Calatrava, per lo stadio di Atene, la vita deve aver ripreso di colpo il suo senso di marcia per Ivano Brugnetti: aveva l'ulivo in testa e l'oro al collo, giacchè era diventato il campione olimpico. il primo in quello stadio. Era tutto molto diverso da come,invece, era diventato campione del mondo nella cinquanta chilometri di marcia.

Quella volta né inni né oro, ché sul podio era stato d'argento; ma era lì che sonnecchiava quasi quando era squillato il telefono, più di due anni dopo la faticata:"Ehi, guarda che il russo l'hanno squalificato e il campione dl mondo sei tu". Brugnetti l'aveva sentito dire che poteva andare a finire così, ma ormai non ci pensava più, non ci faceva  più caso ad essere d'oro o d'argento nel firmamento della marcia. Anzi, della marcia stessa aveva una specie di nausea, ché cinquanta chilometri ormai erano diventati troppi a faticarli tutti e pensarli tutti metro dopo metro, piuttosto che non chilometro dopo chilometro. Va bene, sarò pure campione del mondo, avrà pensatogirandosi dall'altra parte del letto, ma in fondo la faccenda non gli cambiava la vita.

Se lo sentica dire spesso: com'è che non ce la fai più? Forse a poco più di vent'anni quel gran giorno di Siviglia era arrivato troppo presto. Il successo qualche volta ti brucia, che puoi conquistare di più se hai conquistato già il mondo? Forse ci vorrebbe una marcia sulla luna, arrampicarcisi. Ma quello non è possibile a nessun umano, nemmeno a Ivano Brugnetti. E allora, per non rimuginare certi pesnieri che alla fine potevano pure metterti l'angoscia come te la mette la marcia quando sei stanco e sfinito, ma sai che devi finire, puoi morirci sull'asfalto ma mica arrenderti, s'è dedicato ai motori, alle macchine, a saper tutto d'ogni congegno, anche quello più infinitesimale, quasi che il pensiero volesse marciare all'interno di quei meccanismi come avevano fatto le gambe sulle strade caldissime di Siviglia, e adesso non reggevano più oltre un certo limite di chilometri. Non era questione di gambe, ma di testa.

Per questa ha fatto quello che nessun marciatore fa: perchè se vai avanti con gli anni, allunghi la distanza, quasi che la gara stessa dovesse aumentare i propri numeri come fa il tuo corpo. L'uomo è esplosivo all'inizio della sua vita, in ogni campo, poi non esplode più, ragiona. Ma Brugnetti ha fatto il contario. Proviamo con la venti, che forse è meglio, e magari fino a quel limite posso farcela ancora.

Ce l'ha fatta, lentamente come la marcia vuole, che come dice qualcuno:"è un modo di correre per andare più piano". Ed eccolo olimpionico, eccolo confessare che "è finito un incubo", dopo essere stato sempre avanti nella gara ed aver avuto la certezza  della vittoria, raccontava, a un chilometro dalla fine, quando ha visto che lo spagnolo Fernandéz, attaccato, aveva qualche difficoltà. Lui no. Sapeva, sentiva, che cinque anni dopo Siviglia si poteva di nuovo assaporare il successo, anche più di allora, e non per largento o l'oro, che già fa una gran differenza perchè se vinci bene, se sei secondo hai perso; ma anche perchè qui erano le Olimpiadi, che valgono sempre più dei Mondiali, perchè sei sotto gli occhi davvero di tutto il mondo dello sport e non solo del tuo. Ma forse a lui interessavano pochi di questi sguardi. La ragazza, la famiglia, qualche amico di quelli che non ti lasciano quando la tua marcia non è trionfale.

Baciare la terra, prendere la bandiera: a volte ha l'aria di un rituale, Ivano non è da rituale. Forse avrebbe voluto farlo a Siviglia, quando il diritto sarebbe stato suo. Forse negli anni diciamo così bui avrà pensato mille volte che se non l'aveva fatto quella volta non l'avrebbe fatto mai più. Eppure i marciatori oltre al segreto del passo cui sono tecnicamente obbligati, hanno quello del pensiero.

C'è chi voleva togliere la marcia dal programma olimpico, perchè la marcia è fatica, è sudore, è sport di poveracci, meglio aprire i Giochi ai miliardari del golf  ed ai loro sponsor. Per fortuna non gli hanno dato retta, e un giubileo o quasi dopo il sorriso di Maurizio Damilano a Mosca si sono viste le lacrime di Ivano Brugnetti ad Atene. La vittoria ha volti diversi. 

Last Updated on Tuesday, 27 August 2019 10:56
 
L'oro della medaglia olimpica non sbiadisce mai: Ugo Frigerio (3) PDF Print E-mail
Thursday, 22 August 2019 06:22

alt alt

Due documenti d'epoca: a sinistra, la copertina del libro di Ugo Frigerio, edito nel 1934, nel quale racconta la sua vita non solo di atleta. A destra, una copertina della «Domenica del Corriere», disegnata dal famosissimo Achille Beltrame, del luglio 1922, quindi a mezza strada fra i due Giochi Olimpici di Anversa e Parigi e delle tre medaglie d'oro, unico atleta italiano - parliamo di atletica leggera - ad aver conquistato tre ori olimpici

Era il 18 agosto 1920... Era il 21 agosto 1920...Stavolta non sarà un estraneo, un giornalista seppur bravo, a raccontarci come andò, ma lasciamo la parola direttamente al protagonista. Più che la parola, lo scritto: abbiamo preso spezzoni del racconto che Ugo Frigerio fece nelle pagine del suo libro «Marciando nel nome dell'Italia», pubblicato nel 1934. Niente altro, solo leggere.

Notarelle del redattore - Nel primo dei ricordi dedicati a Frigerio parlammo anche di marcia in generale, con piccole annotazioni. Per esempio scrivemmo che la marcia fece la sua apparizione nel programma olimpico a Londra nel 1908. Eh no, caro Archivio Storico, documentati meglio! La prima gara di marcia fu disputata ad Atene nel 1906, la distanza era di 1500 metri e vinse lo statunitense Bonhag. Ci inchiniamo a tanta sapienza, ma non facciamo ammenda. Il tipo che ha voluto fare la punta al...diciamo agli spilli, ignora che i Giochi del 1906, erano giochi di Casa Grecia che, meritoriamente, aveva voluto festeggiare i dieci anni della rinascita della Olimpiade. Ma quei giochi non fanno parte di quelli che conosciamo come Giochi Olimpici. Infatti furono chiamati «Intercalated Games», Giochi di mezzo, una pura e semplice rievocazione decennale, ma non furono assegnati titoli olimpici. 

Abbiamo invece reperito in uno dei tanti libri olimpici, una notizietta singolare, forse una favola metropolitana, delle tante che ammantano i personaggi sportivi. Del poliziotto di Brighton, George Larner che vinse le due gare a Londra nel 1908, si narra che avesse una abitudine un po' singolare per i suoi allenamenti. Pare che, quando le circostanze lo permettevano, si spogliava completamente e marciava in un parco quando non era aperto al pubblico, specialmente se era una giornata di pioggia.  Va a sapere...resta che ha vinto due titoli olimpici, riconosciuti.

Ma ce n'è un'altra carinissima. George Goulding, un canadese di nascita britannica, prese parte ai Giochi di Londra nel 1908: quarto nei 3500 metri di marcia e ventiduesimo nella maratona, maratona avete capito bene. Quattro anni dopo, a Stoccolma, ci riprovò e vinse i diecimila metri di marcia (terzo il nostro Altimani, ricordate?). Dopo la vittoria inviò un laconico telegramma a sua moglie:«Vinsi - George». La quale moglie, pochi giorni dopo, diede alla luce un pargoletto, cui fu posto nome George Beverly Olympic Goulding. Alla faccia di quelli, che decenni dopo, pensavano di essere orginali a mettere nome Olimpia, o Olimpico, ai propri figli, con gran diletto dei giornalisti che ne hanno fatto oggetto di interviste, in esclusiva, of course.

 

Due volte olimpionico

di Ugo Frigerio

"Camminai velocissimo, in rigidissima disciplina, e ordinatamente vinsi...

"Lo Stadio Olimpico si presenta...nella sua paurosa imponenza...fra i dodici concorrenti rimasti nella fila dopo la eliminatoria, e che ora dovevano disputare la finale sui diecimila metri, io rappresentavo l'Italia con Donato Pavesi. Non erroneamente la partenza fu sibito battezzata fantastica...la velocità iniziale è semplicemente sbalorditiva...basti dire che il primo chilometro è divorato in 4'28". L'americano Pearmann prende il comando subito dopo il primo giro, e lo segue l'australiano Parker...Pavesi è terzo. Per conto mio non abbandono il passo regolare e il ritmo usuale, anche quando al terzo chilometro mi vedo distanziato d'un centinaio di metri...Il gruppo di testa s'avvede di dover presto cedere, se tenta di proseguire con simile passo...Riprendo a guadagnare sensibilmente terreno senza interrompere la regolarità cronometrica del passo...Raggiungo così Pavesi e lo lascio alle spalle. Pearmann ha pensato di distaccare Parker, e rimane in testa; per ora avvicino soltanto quest'ultimo e lo vado tastando...Legno duro: c'è poso da fare con la semplice accetta, occorre una scura di tempra; e siamo al sesto chilometro. Bando ai complimenti! Attacco risolutamente l'australiano e lo sorpasso, dopo aver misurate le sue forze. Non c'è tempo da perdere. Marcio quindi all'assalto di Pearmann con l'intenzione di avvicinarlo subito e obbligarlo ad una estenuante difesa....L'atleta americano è fortissimo, e ha risorse da vendere...egli resta al suo posto e io al mio, così per due giri...dopo altri due giri spasmodici per Pearmann, passo all'offensiva di fondo, attaccando arditamente l'avversario...che sorpasso. Sono in testa a tutti e la folla che gremisce lo stadio è con me...filo rapido e contento...ormai, salvo qualche brutto incidente, la vittoria dovrebbe marciare al mio fianco. Provo una sensazione di benessere e un'inspegabile freschezza di forze; all'ultimo giro ne registro mezzo di vantaggio su Pearmann. Ancora poco più di cento passi e romperò il filo del traguardo. Eccolo! Sono pieno di gioia...sorrido a tutti, mentre la vittoria mi sorride. Alzo le braccia...il filo di lana è strappato...Viva l'Italia! Non ne potevo più dalla voglia di gridare a tutti i venti il nome della Patria vittoriosa...m'accorsiche prima ancora di attendere il responso della giuria, il boy scout incaricato di innalzare la bandiera della Nazione dell'atleta vittorioso aveva già fatto garrire al vento l'amato tricolore. Fu per me un attimo di indicibile orgoglio.

"Dopo qualche giorno di riposo, ripresi la lotta, gareggiando nuovamente nello stesso Stadio e per il medesimo titolo di campione olimpionico. Vinsi infatti, senza fatica, anzi con insperata facilità, la batteria e la finale della marcia su tre chilometri".

Last Updated on Friday, 23 August 2019 15:05
 
L'oro della medaglia olimpica non sbiadisce mai: Ugo Frigerio (2) PDF Print E-mail
Monday, 19 August 2019 09:13

Era il 18 agosto 1920... Era il 21 agosto 1920...Come seconda parte delle vicende olimpiche di Ugo Frigerio vi proponiamo oggi un gustosissimo articolo che Gianni Brera scrisse, il 22 luglio 1984, alla vigilia dei Giochi Olimpici di Los Angeles. Seguì tre edizioni dei Giochi Olimpici estivi (1984 - 1988 - 1992) nel periodo in cui ha lavorato a «la Repubblica». Questo «pezzo» la letto nell'ottica della presentazione dell'evento olimpico. Abbiamo riprodotto la prima parte in cui scrive di Frigerio, con un brio, una vena ironica, che lo rendono piacevole sempre. C'è poi quella frase dedicata a Pino Dordoni, di cui alcuni di noi sono intransigenti custodi del ricordo del campione e dell'uomo, che non ci stancheremo mai di leggere.

Se un nostro socio ci metterà a disposizione il testo, pubblicheremo, forse, una terza parte dedicata a Frigerio, tutta dedicata ai suoi due successi del 1920. Questi giorni d'agosto, in anni diversi, sono stati generosi di metallo aureo per l'atletica italiana: oltre alle giornate di Frigerio, ricordiamo il 20 agosto 1984 Ivano Brugnetti ad Atene, 22 agosto 2008 Alex Schwazer a Pechino. Piano piano, parleremo anche di loro. Intanto godetevi Brera.

 

Ordine del Duce: dovete vincere cavalier Frigerio

di Gianni Brera

"Milanese di solido ceppo brianzolo, figlio di verduratto, tipografo principiante, per Dio sa quale sfizio dell'orgoglio fisico Ugo Frigerio prese a ciabattare secondo le norme della marcia, che stando alla eufemistica definizione ufficiale è «una successione di passi, mentre la corsa è una successione di salti». Purtroppo, la marcia è nella realtà un modo innaturale assai di correre a ginocchia bloccate. Per compensare questa smaccata incongruenza  dinamica, il povero cavaliere di San Francesco si contorce, sculetta e sgomita facendo normalmente un brutto vedere. In vita mia, un solo marciatore ho ammirato per superiore eleganza di stile: si chiamava e chiama Pino Dordoni. L'impreparazione dei tenici italiani gli fece malamente perdere una Olimpiade a Londra nel '48: venne sfiorato (n.d.r., incomprensibile questo termine in questo contesto, forse un errore di stampa? forse sta per schierato?) sui dicimila metri e non potè reggere la sistematica e spudorata corsa degli avversari. Avesse disputato la cinquanta chilometri, preparandosi per tempo a dovere, avrebbe mortificato tutti come fece a Bruxelles nel '50 (Campionai europei) e all'Olimpiade di Helsinki nel 1952. Ero anch'io all'arena quando Pino Dordoni faceva le ultime sgambate in attesa della partenza per Londra. Lo controllava dai margini il dottor Giorgio Oberweger, troppo intellingente per prendere sul serio anche un puzzapiedi a ginocchia bloccate. Vicino a me era Ugo Frigerio, che la felice ignoranza di Emilio Colombo aveva chiamato un giorno «il fanciullio di Anversa» (ma - ironizzava lui - se andavi giamò a casott!). Ugo vendeva formaggi scondo la miglior tradizione lombarda e prestava gratuitamente all'atletica i lumi della sua competenza: vide Pino Dordoni e subito esclamò:«In mano mia, vincerebbe i cinquanta chilometri!». Sentendolo, Oberweger si offese fieramente e Pino Dordoni non riuscì a nascondere il proprio sollievo...I fatti diedero piena ragione a Ugo Frigerio.

"Quando Venne chiamato il fanciullo di Anversa, nessuno pensava lontanamente alle sue possibilità olimpiche. Corricchiava sculettando secondo passabile decenza. Francesi e inglesi si squalificarono a vicenda: il ragazzino milanese restò senza avversari e venne proclamato campione dei tre e dei dieci chilometri. Poi, ci rifece gloriossissimamente sui dieci chilometri a Parigi nel '24, e incominciò a vivere secondo dilettantismo di Stato, che riparava all'indigenza di fondo con il poco denaro per la bistecca. Il cavalier Ugo seguitò a scarpinare come esigeva l'atletica popolare e nel 1932 venne addirittura selezionato per la cinquanta chilometri di Los Angeles. Non che andasse forte o che avesse conservato particolare fonda atletico: ma serviva il suo nome, sempre famoso, per trarre tatticamente in inganno gli avversari: sarebbe dovuto partire subito alla morte e portare a scoppiatura certa i favoriti. Allora, dalle retrovie, sarebbero comodamente emersi i due sculettatori più giovani e nel nome del duce avrebbero trionfato...

"Ugo Figerio prese immediatamente il largo a ritmo suicida e lo seguirono soltanto i più forti: i due poveri cristi in azzurro scoppiarono anche a distanza dei primi e si tolsero mestamente ai margini. L'accompagnatore in bicicletta pedalò sconfortato a riprendere Ugo, ormai in seconda posizione, e gli disse:«Cavaliere, le sorti della marcia italiana sono nelle sue mani (dire nei suoi calli sarebbe eccessivo)». Ugo era d'accordo che, una volta lanciata la gara su quei ritmi impossibili, si sarebbe ritirato in gloria: alla notizia che i due più giovani e boriosi sopracciò si erano stravaccati ai margini ebbe una smorfia amara: pensò alla famiglia, al duce (doveva!) e finì terzo con i piedi in fiamme. Le durarono le fiacche (o bolle o vesiiche) per mesi: il fanciullo di Anversa aveva scontatao i facili allori dei 18 anni con lo stoicismo del padre di famiglia".


Last Updated on Thursday, 22 August 2019 06:23
 
<< Start < Prev 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Next > End >>

Page 2 of 166