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Un temporaneo black out ha reso inagibile il sito: il problema è superato PDF Stampa E-mail
Lunedì 28 Ottobre 2019 13:44

Nella notte tra sabato e domenica e fino a mezzogiorno di oggi il nostro sito ha avuto un momentaneo black out. Problema superato. Riprenderemo la nostra normale attività di pubblicazione di materiali storico - statistici quanto prima. Ci scusiamo con i nostri utenti e li ringraziamo per la comprensione.

Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Ottobre 2019 13:44
 
L'oro della medaglia olimpica non sbiadisce mai: Gelindo Bordin PDF Stampa E-mail
Sabato 26 Ottobre 2019 08:00

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Due copertine della rivista «Atletica Leggera» dedicate a Gelindo Bordin. A sinistra: poco dopo l'arrivo della gara olimpica a Seoul, abbracciato dal massaggiatore Rocchetti, dietro, con gli occhiali scuri, si intravvede il giornalista Salvatore Massara, scomparso qualche anno fa. A destra: son passati due anni, siamo in ottobre 1990, Gelindo, fresco del secondo titolo europeo, trionfa nella maratona di Venezia. Osservate le mani dell'atleta, con entrambe indica «tre», le vittorie di quell'anno: in aprile nella famosa maratona di Boston, in settembre i Campionati d'Europa a Spalato, e infine Venezia.

 

Era il 2 ottobre 1988…Quella domenica, un po' umidina, i più incazzati furono i 36 mila poliziotti coreani - il numero lo diede il Comitato Organizzatore - che dovettero fare servizio lungo il tracciato della corsa di maratona, impalati, sempre controllando quella fetta di pubblico che avevano di fronte. Il fesso che salta le transenne e crea scompiglio non fu una novità di Atene 2004. La storia della maratona olimpica ha altri episodi di «infiltrati», di imbroglioni, di giocherelloni. Fin dalla prima edizione: l'australiano Edwin Flack in una intervista negli anni '70 affermò che qualche concorrente non aveva corso tutta la distanza. A St. Louis, nella 1904, nella sarabanda disorganizzativa, un concorrente, Fred Lorz, un newyorchese, arrivò allo stadio prima di tutti gli altri, accolto da trionfatore, fece perfino una foto con Miss Alice Roosvelt, figlia del Presidente degli Stati Uniti. Poi si scoprì che il furbastro aveva corso meno di dieci chilometri, era salito su una comoda automobile di amici, si era fatto scorazzare per una quindicina di chilometri e poi aveva ripreso a correre. Anche senza andare tanto indietro nel tempo: Monaco di Baviera 1972, anche i presunti perfetti tedeschi si fecero infinocchiare da un burlone che, eludendo i poliziotti della sicurezza, entrò per primo nello stadio qualche minuto prima dell'americano Frank Shorter, il quale, poveretto, fu accolto da una bordata di fischi, e non capiva perchè.

Vabbè, lasciamo da parte gli imbroglioncelli, e occupiamoci di quelli veri. Gelindo Bordin rientra in questa categoria a pieno titolo, per aver vinto una delle più belle maratone olimpiche, anzi, azzardermmo, in assoluto. Come andò quel giorno lo raccontò l'autore dell'articolo che pubblichiamo qui sotto, articolo che trovò accoglienza sul numero 347, novembre 1988, della rivista «Atletica Leggera». Inutile ripeterci, solo una considerazione aggiuntiva. Non solo fu una maratona epica per davvero, ma fu, forse, la gara più completa quanto a qualità. C'erano tutti, ma proprio tutti i migliori, davvero la crème de la crème degli eredi del fantasioso Fidippide. Gelindo strizzò ogni stilla di energia, fisica e nervosa, e, nella caciara italian style che si montò subito dopo il suo arrivo sulla pista dello stadio, con la partecipazione di giornalisti, allenatori, massaggiatori, famigli, infiltrati, ambasciatrici italiche con tanto di copricapo appariscente e inconfondibile, disse una sola frase che la dice lunga:«Sono così stanco che non riesco neppure ad essere felice». 

Partirono in 118, arrivarono in 98, oltre a Bordin, l'Italia schierò Orlando Pizzolato (sedicesimo) e Gianni Poli (diciannovesimo), quel 1988 non fu il loro anno migliore.

 

 

Il trionfo di Bordin

di Ottavio Castellini

 

Un capolavoro. Non ho trovato altro termine per definire la corsa di Gelindo Bordin alla conquista dell’alloro olimpico di maratona. Un capolavoro di intelligenza, tattica e agonistica, un capolavoro di preparazione. E in quest’ultimo aspetto va accomunato Luciano Gigliotti, l’uomo che in quattro anni ha saputo costruire questa bellissima macchina da maratona. Un meccanismo che era stato rodato in precedenza come una Formula Uno.

Gelindo Bordin è il ventunesimo campione olimpico di questa specialità, che è nata contemporaneamente ai Giochi Olimpici moderni e forse è l’essenza stessa dei Giochi, con il suo mito, il suo fascino, la sua epopea. Maratona e Giochi Olimpici sono le due facce della stessa medaglia. Il campione veneto iscrive il suo nome dopo quelli di uomini dai nomi indimenticabili: Spiridon Louis, Hannes Kolehmainen, Emil Zatopek, Alain Mimoun, Abebe Bikila, Mamo Wolde, Frank Shorter, Waldemar Cierpinski, Carlos Lopes. E così citando facciamo torto a quelli altri che hanno vinto la gara di maratona in anni lontani e dai nomi meno celebri. Ma uno vogliamo ricordarlo. Lo conoscono tutti come Kitei Son, giapponese. Il suo nome è in realtà Kee Chuang Sohn, coreano di nascita, di un pese che adesso si troverebbe al Nord. Vinse nel 1936, a Berlino, in piena epoca nazista, vinse sotto i colori del Sol Levante che allora era padrone del suo Paese. E proprio Kee Chung Sohn ha portato la fiaccola olimpica dentro lo stadio di Seul, sollevando un’ondata di commozione.

Bando ai ricordi, torniamo all’attualità. A questo grande Bordin che ha compiuto un’impresa che in questo caso non è esagerato definire storica. Pochi infatti, nella storia della maratona, sono riusciti a dare alla propria carriera una continuità di risultati come quella che ci offre il maratoneta di Longare. È quasi banale ricordare le tappe di questa carriera: titolo europeo due anni fa a Stoccarda, medaglia di bronzo ai Campionati Mondiali l’anno scorso a Roma; campione olimpico adesso. E il tutto in meno di quattro anni, esattamente quattro anni meno cinque giorni. Esordì come maratoneta a Milano il 7 ottobre 1984, è diventato campione olimpico il 2 ottobre 1988. E ha vinto questo titolo alla nona maratona della sua vita (lasciamone perdere una ufficiosa).

Un ruolino di marcia straordinario. Ma ancor più straordinario è, secondo me, il modo col quale Bordin è arrivato a questo traguardo. Non ha sbagliato una mossa, la sua corsa è stata perfetta. È stato riparato quando era il momento di stare accorti e coperti; è stato il promotore dell’attacco decisivo, cogliendo il tempo giusto, come un direttore d’orchestra. Senza essere superman. Infatti anche lui ha avuto la sua brava crisi, ha dovuto stringere i denti, ha dovuto cedere all’attacco di avversari di gran lignaggio. Ma anche in questa occasione ha avuto il merito, l’intelligenza di amministrare le sue forze con grande oculatezza, segno di una padronanza del proprio corpo e delle proprie reazioni che solo una preparazione perfetta riesce a dare. E quel finale, quei 1.800 metri finali sono stati il capitolo conclusivo di una storia agonistica difficile da raccontare con altre parole.

Tutto questo in un contesto tecnico elevatissimo. Voglio subito affrontare il tema delle assenze. Assenze che si limitano agli etiopi, i protagonisti della prima parte della stagione, con Belayneh Dinsamo che ha sfiorato il mitico «muro» dei 42 km corsi a 3 minuti al km, stabilendo la nuova miglior prestazione mondiale in 2:06:50. Certo mancava Dinsamo e mancava almeno un altro etiope di gran valore: Abebe Mekonnen. Ma questo rientra nella normalità del gioco dei presenti e degli assenti. E poi ci può essere un paragone indiretto con Salah, battuto da Dinsamo a Rotterdam in occasione del record e battuto da Bordin a Seul. Ancora: l'anno scorso a Roma Mekonnen c'era e finì per ritirarsi. Pure Bordin c'era e finì invece terzo. Dunque...

Per il resto sulle strade coreane c'era tutto quanto di meglio la maratona mondiale può mettere in campo in questo momento. I vecchi che hanno cominciato la fase di discesa come Seko e de Castella, i nuovi in fase rampante come gli Hussein, i Wlkiihuri, i Moneghetti. Oppure i vecchi marpioni cone Ikangaa, Salah, Spedding. Oppure i grandi regolaristi come Nakayama (quattro prestazioni a 2:08). E in questo campo Bordin ha svettato dalla cintola in su, come un gigante. Ripeto, giudico la sua gara perfetta sotto ogni aspetto. E non è stato facile, anche perchè Bordin in questa occasione ha stravolto la sua mentalità agonistica, affrontando l'impegno con atteggiamento mentale profondamente mutato. Non più la corsa in rimonta, tranquilla all'inizio e galoppante nella seconda parte, ma gara subito gagliarda fin dalla partenza, con i primi, con quelli che volevano e potevano puntare al podio. Magari anche gara con i velleitari, prendendosi qualche rischio. Un modo di correre nuovo, che presupponeva una grande sicurezza e una altrettanto grande tranquillità e fiducia nei propri mezzi, doti che si acquistano solo con la consapevolezza di avere la preparazione giusta.

Bordin si è ritrovato alla fine a dover fare i conti ancora con due compagni di viaggio che aveva già avuto un anno fa a Roma. Allora fu il keniano Wakiihuri che, piazzando un km da 2:54, mise sulle ginocchia Salah. Stavolta è stato l'uomo di Gibuti che ha tentato la sorte con un km da 2:55. Bordin ha momentaneamente mollato la presa, per poi riprenderla nel momento in cui le forze abbandonavano i suoi avversari. Pochi i precedenti - forse nessuno - di una rivincita a tre a distanza di così poco tempo. Mi viene in mente una frase di Gelindo Bordin nella conferenza stampa del giorno dopo, nella sede allestita dal suo sponsor. Bordin, raccontando la sua vita, ad un certo punto ha detto: “Sono un geometra, anzi ero un geometra ed ero anche bravo». Geometra, Bordin lo è ancora, solo che adesso, invece di costruire chiese ed alberghi (a Verona ci sono esempi di lavori diretti da lui), costruisce corse podistiche. C’era un bellissimo progetto disegnato dall’architetto Luciano Gigliotti che Gelindo Bordin ha portato a realizzazione come direttore dei lavori. È stato lui stesso infatti a dirigersi verso la realizzazione dell’architettura più bella della sua vita, che lo ha portato su un podio olimpico situato in mezzo ad uno stadio.

 

Mi viene in mente una frase di Gelindo Bordin nella conferenza stampa del giorno dopo, nella sede allestita dal suo sponsor. Bordin, raccontando la sua vita, ad un certo punto ha detto: “Sono un geometra, anzi ero un geometra ed ero anche bravo». Geometra, Bordin lo è ancora, solo che adesso, invece di costruire chiese ed alberghi (a Verona ci sono esempi di lavori diretti da lui), costruisce corse podistiche. C’era un bellissimo progetto disegnato dall’architetto Luciano Gigliotti che Gelindo Bordin ha portato a realizzazione come direttore dei lavori. È stato lui stesso infatti a dirigersi verso la realizzazione dell’architettura più bella della sua vita, che lo ha portato su un podio olimpico situato in mezzo ad uno stadio.

Ultimo aggiornamento Martedì 29 Ottobre 2019 10:50
 
I Campionati mondiali di atletica a Doha nei commenti di Trekkenfild PDF Stampa E-mail
Martedì 15 Ottobre 2019 07:39

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Nove pagine monografiche, il nuovo numerato 75, di «Trekkenfild», voce libera dell'atletica italiana, e del T&F in genere. Verrebbe da dire, sorridendo, la «Radio Londra» dell'atletica. Ma ci sarebbero due pericoli. Uno: che un bel 70 %, almeno, si chiederebbe "Radio che?" visto l'elevato grado di cultura storica generale. L'altro: non vorremmo mai che i nostri amici Daniele e Walter venissero scambiati per trombettieri del nuovo British Commonwealth World Athletics Power. Commenti con un mix di firme di atleti, ex atleti (vale il detto: una volta atleti, sempre atleti?), giornalisti. Leggete, leggete, leggete. D'accordo? Non d'accordo? Fa lo stesso, voi leggete, non avrete che da guadagnarne. È un bell'esercizio per il cervello.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 16 Ottobre 2019 15:33
 
L'oro della medaglia olimpica non sbiadisce mai: Livio Berruti PDF Stampa E-mail
Martedì 08 Ottobre 2019 15:00

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Questa foto è datata 1957: Livio Berruti, solo davanti a tutti, vince i Campionati Studenteschi sui 100 metri, ad Alessandria

Era il 3 settembre 1960…un altro dei giorni indimenticabili dello sport italiano: Livio Berruti, elegante ventunenne piemontese, vince la finale dei 200 metri sulla pista dello Stadio Olimpico di Roma. Allora ne aveva 21, di anni, pochi mesi fa ha festeggiato gli 80, attorniato da tanti amici della Università di Torino, e non solo. Del genetliaco di Livio questo sito ha diffusamente trattato, cercando di riportare in superficie i tanti ricordi di quella giornata, anzi giornate, tutto l’iter agonistico dalle batterie alla finale. Oggi ci sembra superfluo ritornare sull’evento in sé. Abbiamo invece un conto in sospeso con i nostri lettori, e del quale ci scusiamo cercando di riparare, o meglio di saldarlo. Ricordate? Concludevano un ricordo a Livio dedicato con queste parole: “Che ne dite? Ci fermiamo qui? Da leggere ne avete. La prossima volta vi racconteremo il resto della stagione 1956 del futuro campione olimpico”. Trattavasi della stagione 1956, quella che rivelò il talento del giovane studente. Promessa da marinaio, il racconto di quell’anno restò lì, monco. Vediamo di completarlo, aggiungendo un altro piccolo mattoncino alla iniziale carriera del nostro indimenticabile campione olimpico.

Il passo seguente porta la data del 22 luglio; siamo a Biella, al Campo «Lamarmora», in scena i Campionati piemontesi. Dice la cronaca che «il tempo è discreto, la pioggia smette di cadere quando le gare stanno per avere inizio, fa fresco, c’è un po’ di umidità». L’ultimo capoverso dell’articolo è riservato ai 100 metri. Vi si legge: “Nella finale dei 100 tutti gli occhi sono puntati su Berruti e Ghiselli: vincerà l’anziano o il giovane campioncino della Lancia? I due balzano fuori dalle buchette simultaneamente: poi il lanciotto si avvantaggia, agli 80 metri è primo; ma Ghiselli non si dà per vinto, scatta rabbiosamente, e affianca Berruti, lo supera sul filo di lana: i cronometri segnano per entrambi 10”9. Ha dunque vinto l’anziano, ma Berruti ha confermato di essere più di una promessa».

Più o meno negli stessi giorni, la Presidenza della FIDAL comunica i nomi degli atleti invitati ai raduni collegiali estivi previsti in funzione degli incontri internazionali: per gli juniores si tratta di un Italia – Francia, ad Aosta, il 12 agosto. Le due squadre si erano già confrontate l’anno prima a Chambery, primo incontro della nostra Nazionale giovanile, che poi si chiamerà juniores (la categoria venne istituita nel 1955). Livio è inserito nel gruppo che si prepara a Schio. Subito dopo arriva la convocazione per l’incontro di Aosta, la prima della carriera per lui. Per 100, 200 e 4x100 ci sono anche Antonio Aiello Belardi, Pier Giorgio Cazzola, Nerio Fossati, Franco Galbiati, Vittorio Marcora e Sergio Sergian. Nello stesso numero (il 20) del settimanale della FIDAL viene pubblicata la prima tabella ufficiale dei primati italiani juniores, aggiornata al 26 luglio 1956: ci ritroviamo i nomi di Scavo, di Luigi Conti, di Roveraro, di Bravi, di Cavalli, di Raffaele Bonaiuto, che aveva appena fatto più di 70 metri col giavellotto, primo italiano oltre questa barriera. A Schio (4 agosto) si fanno gare di collaudo con gli atleti presenti: Berruti corre nuovamente in 10”9 e raddoppia sui 200, 22”2.

«Splendida vitalità dei nostri juniores» titolo del giornale «Atletica» per il commento di Sergio Gatti all’incontro Italia – Francia, dominato dagli azzurrini per 100 a 81. Protagonista l’indimenticato Enzo Cavalli che sale a 14.98 nel triplo, a pochi centimetri – tre – dal primato italiano assoluto di Franco Bini. Berruti viene schierato sui 100: vince Galbiati, 10”7. Scrive Gatti: “Tra i velocisti va messa in rilievo la prova del non ancora diciassettenne Berruti, alfiere della squadra, che, col suo 10”9, ha permesso un prezioso doppietto sui 100 metri». Poi corre la staffetta e Gatti commenta: «…ha corso in grande tranquillità e molto del merito è stato di Cazzola e di Berruti, autori di due frazioni che hanno praticamente risolto a nostro favore la gara…». Tempo 41”9, Livio era in terza frazione.

Il commentino di Bruno Bonomelli su l’«Unità» del 13 agosto: «Metri 100. Con una veloce, decisa partenza, Galbiati ha imposto la sua superiorità nella corsa veloce, stabilendo altresì, con 10”7/10, il proprio limite personale. Vivace la prova di Berruti (10”9/10). In ombra i francesi».

Una digressione per ricordare i nomi di due atleti che abbiamo incontrato nel nostro lungo cammino nel mondo dell’atletica: il bresciano Angelo Baronchelli, che diventerà un buon astista, forte come una roccia, in quella gara terzo con 3.40; l’esile, nervoso, Enrico Condi (Diana Piacenza) convocato all’ultimo momento per i 400 ostacoli, anche lui terzo, aveva corso in 57”6 (e 16”1 sugli «alti») il 3 agosto a Brescia. Dei francesi l’astista Balastre, il discobolo Alard, il giavellottista Syrovatski, costui, gran talento, fu incluso nella squadra olimpica per Melbourne, ma uscì in qualificazione.

Sull’onda della Nazionale giovanile, Berruti continua la stagione sulla pista del nuovo Campo Scuole di Cremona (26 agosto) dove ottiene il suo primo 10”8 (in batteria) e poi un altro 10”9, quinto in finale. Corre anche una frazione di 4x100 con una Squadra B, con Marcora, Morini e Cazzola.  Enzo Cavalli fa il record italiano del triplo: 15.24. Passano pochi giorni e viaggia a Padova dove si disputano i Campionati nazionali Seconda Serie per il raggruppamento Nord: ancora un 10”8 in semifinale e un 10”9 in finale. Quanti nomi conosciuti: G. Battista Paini, bresciano, allievo di Bruno Bonomelli, primo negli 800 e secondo nei 1500, Franco Volpi, altro bresciano, primo nei 5000 e terzo nei 1500, Tito Morale primo e Nereo Svara secondo sui 400 ostacoli, Carmelo Rado primo nel disco, Carlo Lievore primo nel giavellotto, Antonio Begni, bresciano, (deceduto lo scorso mese di gennaio) quinto nella marcia, l’uomo che ha formato tanti giovani marciatori, un vero gentleman.

«Campionati d’Italia in edizione – record sulla pista e sulle pedane delle Olimpiadi 1960» titola «Atletica». Il ragazzino Berruti così così, ma ha sulle spalle una lunga stagione, e corre 100 e 200. Quinta batteria: Lombardo 10”8, D’Asnasch 11”0, Berruti 11”1; prima semifinale: Gnocchi 10”5, Ghiselli 10”8, Livio 11”0. Doppia distanza: terza batteria: Archilli 22”2, lui 22”4; prima semifinale: Gnocchi 21”9, Riosa 22”1, Livio 22”2 (personale eguagliato), davanti a quel Pollini vigevanese le cui scarpe erano, e sono, un must nel mondo. Non ci mettiamo a curiosare in quel Campionato, ne avremmo troppe da raccontare.

Ma per Livio non è ancora finita. Il 14 ottobre fa una nuova volata di 100 metri, ad Ivrea, nella quarta prova del Gran Premio Piemonte: 10”9.  Il 21 ottobre, a Roma, Gran Premio delle Regioni: batteria 11”1, finale, primo, 10”9, come il trentino Nardelli (campione nazionale CSI, 10”9, qualche giorno prima a Milano) che lo impegna. Per Livio anche la 4x100 del Piemonte, batterie (43”0) e finale, seconda (43”3). Il tempo di 10”8 gli vale la Palma di 1º Grado della FIDAL.

Ultimo aggiornamento Domenica 20 Ottobre 2019 08:24
 
Alla scoperta della storia e delle statistiche aggiornate dell'atletica francese PDF Stampa E-mail
Lunedì 07 Ottobre 2019 09:36

Come sempre tante notizie interessanti sul numero 96 della Lettera storico - statistica compilata dai componenti della Commissione a questo preposta nella struttura della Federazione francese. E come ormai da molto tempo, un accenno al nostro sito A.S.A.I., il che contribuisce a far conoscere il nostro lavoro anche fuori dai nostri confini.

 

EDITO - C'EST ARRIVÉ EN OCTOBRE ... 2000
Rédacteur Luc VOLLARD
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Au retour des Jeux Olympiques de Sydney, le moral à la FFA est au plus bas. Le zéro médaille, unique depuis 1936, a marqué les esprits et tout le monde, presse, ministère, supporters, demande des comptes. Le duo président – DTN, constitué depuis 1997 de Philippe Lamblin et Richard Descoux, ne résistera pas à la tempête mais il faut pourtant terminer la saison car il reste une épreuve importante à disputer, du 17 au 22 octobre, ... en lire plus sur la page d'accueil du site ou dans la colonne de gauche, menu EDITO
 

ACTUALITES - UNE REPRISE, DES COMPLEMENTS ET UNE NOUVEAUTE

Rédacteur Gérard DUPUY

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Le mois écoulé a vu la reprise de la saisie des résultats complets des rencontres internationales après une interruption de deux ans pour diverses raisons. C'est le lot du bénévolat. Mais la continuation de ces résultats est une excellente nouvelle tant pour son auteur que pour les archives de notre sport.
 
Plus régulières sont les mises à jour de divers dossiers tels que les bilans anciens qui se sont accrus de deux années supplémentaires et de compléments dans les années déjà en ligne.
L'édition du 24 août de la coupe du Monde cadets de course en montagne et l'énorme triplé de "nos" garçons a désormais sa place dans le récapitulatif de cette compétition.
Enfin une nouveauté qui concerne les athlètes français qui sont habituellement sélectionnés en équipe de France mais qui parfois participent à l'échelon supérieur à savoir en équipe d'Europe. Depuis 1967 jusqu'à 2019 nous trouvons ainsi environ une centaine de performances à l'actif de nos représentants, illustrés ici par Alexie Alaïs, membre de l'équipe d'Europe qui a triomphé des USA il y a quelques jours à Minsk en Biélorussie.
 
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NEWSLETTER CDH
Elle se trouve sur la colonne de gauche sous format PDF :
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MISE A JOUR DU SITE
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Les prestations des athlètes français figurent dans les dossiers suivants
Plus d'infos à partir de ce lien : Mises à jour du site
 
LA CDH ITALIENNE
Un site équivalent à la CDH française, mais réalisé pour l'Italie.
A découvrir absolument ! http://www.asaibrunobonomelli.it/
 
INFOS PRATIQUES : LES REVUES FFA
La revue fédérale Athlétisme Magazine en partenariat avec la BNF a mis en ligne tous les numéros du magazine officiel de la FFA de 1921 à 2000.
Les revues mensuelles fédérales sont accessibles à partir de la page d'accueil du site, colonne de droite.
Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Ottobre 2019 10:17
 
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