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Vi auguriamo, ci auguriamo, di venirne fuori senza troppi danni PDF Stampa E-mail
Domenica 15 Marzo 2020 12:03

Desideriamo far giungere a tutti i nostri soci e agli utenti del nostro sito, e a noi stessi, l'espressione di un sentimento di solidarietà per il doloroso e pericoloso momento che la nostra società tutta sta vivendo. Una società impreparata, purtroppo addomesticata e addormentata da un classe politica incapace, incompetente, avvinghiata al suo diabolico potere, spesso sfacciatamente ladrona. Ma anche noi, individui egoisti non più cittadini di un consesso di altri cittadini, siamo pienamente responsabili per il disinteresse verso la cosa pubblica, per l'egoismo dilagante, per l'edonismo personale rifiutando di vedere quello che ci passa vicino. Vogliamo solo soluzioni, ma non vogliamo partecipare alla formazione del consenso. E allora tutti in fila agli skilift in Trentino per una giornata sulle piste innevate. E i botegher a difendere il loro business, per un pugno di euro. Clint / Joe salvaci tu dagli idioti!

E lo sport? Dove lasciamo questo falso «mito» di una attività umana, questa «sovrastruttura» che è o dovebbe essere gioco, che si ammanta, esteriormente, dei migliori sentimenti e invece, interiormente, è contagiata dalle stesse metastasi di tutto il resto della società: affarismo, imbroglio, the show must go on a tutti i costi, passando sopra a qualsiasi elementare sentimento di solidarietà. Non si sa ancora come va a finire la storia del virus, nessuno veramente lo sa, ma lo sport entra in trincea. Ci sono volute settimane per capire che bisognava stopparlo del tutto: porte aperte, porte chiuse, diatribe, discussioni, io non gioco a porte chiuse, stomachevole. D'altra parte anche lo sport, ovunque, è manipolato da ominicchi interessati soprattutto ai loro privilegi, ai cazzi loro, per dirla con un modernismo.

Noi non facciamo parte di questo Barnum (il circo era divertente, però) e continueremo sulla nostra solitaria e accidentata strada di viandanti inascoltati, quando non derisi. Poveretti, ma non pezzenti. Cercheremo, come abbiamo fatto fino a oggi - pur con qualche pausa - di offrirvi motivi per ricordare, riscoprire, oppure imparare, qualcosa di questo nostro sport del tempo che ci siamo lasciati alle spalle. E se, vedi mai, qualche socio avesse nel cassetto qualche storia, episodio, biografia, di atleti locali, soprattutto di quelli minori, dei famosi si sa tutto o quasi, ce li faccia avere. Intanto la nostra redazione, rintanata nella sua torre d'avorio impenetrabile - speriamo - produrrà quello che può secondo le sue capacità.

Difendetevi, amici, difendetevi, prima di tutto usando il cervello. Per voi e per gli altri. Dovremmo farcela, anche senza invaderci di unutili post.it o di stonatissimi concerti dalle finestre e dalle terrazze. Possibile che ormai anche la tragedia debba trasformarsi sempre in self-esibizione? Con la complicità di una stampa che anche in questa occasione si è dimostrata esibizionista, incompetente, incapace, e avida di trovare la frase ad effetto per attaccare il «pezzo». Perchè non organizziamo in suo dis-onore un bel concerto di pernacchie?

Auguri a tutti! Ma proprio a tutti!

The Archivio Storico dell'Atletica Italiana «Bruno Bonomelli» wish all the best to all its friends around the World in this dangerous moment for the health of many persons. We are near our Friends in France, Spain, United States, China, Japan, Sweden, Germany, Hungary, Poland, Kenya, South Africa, Switzerland, Australia, Czech Republic, Austria. Really all around the World. We hope to win, sure we will fight together!

Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Marzo 2020 22:26
 
Per ora la data (9 - 10 maggio) della nostra Assemblea annuale è mantenuta PDF Stampa E-mail
Martedì 10 Marzo 2020 08:40

Facciamo finta che...Che tutto vada per il meglio e che la batosta del virus «coronato» si attenui, si risolva, sia solo un brutto ricordo, in tempi non troppo lunghi. È una speranza, e, in sintonia con un antico detto, «Chi vive sperando, muore cantando». Intanto nel Wuhan stanno smantellando gli ospedali provvisori per curare i malati, le tendopoli mediche per far fronte alla emergenza. Auguriamoci che il nostro Paese non sia da meno.

Ci parrebbe superfluo fare previsioni in questo momento di ardue decisioni. Ma visto che abbiamo ricevuto alcune telefonate con richiesta di chiarimenti (?), e allora chiariamo:

- l'appuntamento milanese per ricordare i cento anni della nascita di Carlo Monti (24 marzo) ha dovuto essere annullato, lapalissiano per quasi tutti. D'intesa con Fabio Monti confermiamo che il ricordo si farà, quando sarà possibile. E ci daremo premura di comunicarlo;

- per quanto attiene la nostra Assemblea annuale (Toscolano Maderno, Museo della carta, domenica 10 maggio) per ora manteniamo la data, in attesa degli sviluppi. Il giorno precedente, sabato 9, stessa sede, abbiamo ideato un convegno storico - sportivo, e gli amici che lo stanno preparando portano avanti le varie iniziative organizzative. Se dovessimo spostare i due eventi, lo faremo. Che dire di più? 

Ultimo aggiornamento Martedì 10 Marzo 2020 08:56
 
Trekkenfild numero 79: e adesso in pista entrano anche l'avvocato e Pinocchio PDF Stampa E-mail
Lunedì 09 Marzo 2020 08:19

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In questo numero, Daniele Perboni racconta, con ironia ma anche con amarezza, una vicenda che è proprio figlia di questi tempi nei quali trionfa l'intolleranza. In questo articolo di Perboni si narra di un tale che ha preso cappello per essere stato definito «grillo parlante», e si è rivolto ad un leguleio per difendere la sua onorabilità. Che tristezza! Se non si è capaci di sopportare gli sfottò e il sarcasmo è meglio fare a meno di smaniare per avere poltrone, poltroncine e strapuntini su cui sistemarsi. E poi... e poi: in questa storia, già di per sè avvilente, c'è un aspetto quasi comico. Sì, perchè tanto il presunto insultato che il suo difensore dimostrano di non aver mai letto Pinocchio. Il Grillo Parlante della favola è un personaggio positivo, che rappresenta la saggezza delle persone di buon senso, che dà buoni consigli. Quindi, se c'è qualcuno che deve sentirsi offeso e necessita di tutela legale è proprio il Grillo Parlante, figlio della fantasia di Carlo Collodi, spesso associato a personaggi discutibili! D'ora in poi dovrà fare molta attenzione, ha già avuto cattive esperienze con il corvo e la civetta. Daniele, fai un bel gesto: regala due copie di «Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino» a colui che dice di essere stato offeso e al suo difensore.

Walter Brambilla, il compagno di merende di Perboni (adesso mi daranno querela per averli insultati) continua a raccontarci la telenovela delle future elezioni federalfidaline alla presidenza. Tra le righe ce ne sono due o tre che hanno attirato la nostra attenzione, dicono che gli aderenti a un certo gruppo di pressione «hanno fatto sapere che il loro programma può essere realizzato in non meno di due mandati presidenziali...». Da quel «in non meno di» deduciamo che chi ci sta deve impegnarsi a sostenere i proprii rappresentanti per almeno otto anni, e, chissà, magari cambiare le regole e introdurre un terzo mandato. Vi ricordate quando, una trentina d'anni fa, era un fiore all'occhiello far scrivere dal ghostwriter di turno che una delle battaglie innovative era per introdurre la limitazione a un massimo di due mandati? E certo, l'importante era, in quel momento, togliersi di torno l'ingombrante Primo Nebiolo. Subito dopo, se ne sono dimenticati tutti. Anche quelli che in pubblico avevano dichiarato di voler fare al massimo un mandato. Altra considerazione: vien da pensare che la nostra atletica è ridotta ben male se per realizzare un programma servono «non meno di due mandati presidenziali»...Neanche il Presidente della Repubblica (sette anni).

La parte seria di questo numero è riservata ai commenti sui Campionati nazionali in pista coperta. Scusate amici: ma non potevate scegliere un'altra foto per la copertina? Questa fa davvero un cattivo servizio alla signorina che vi è ritratta. Piantiamola tutti (atleti, fotografi, giornali) con questi urlacci scomposti, deformanti, e ritorniamo a espressioni di gioia, che siano di gioia, non che spaventino i bambini.

Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Marzo 2020 20:28
 
E questi chi è? Io sono Falconi, un quattrocentista...dell'Ottocento. Desidererei... PDF Stampa E-mail
Mercoledì 04 Marzo 2020 09:37

"Godibilissimo il «Tuttosport edizione Carlìn». Due chicchette dal giornale di giovedì 13 settembre. In prima pagina c'è una serie di caricature uscite dalla matita del disegnatore di Cuorgné, fra le quali spunta la faccia del geom. Aldo Falconi, bresciano, inarrestabile nel suo genuino entusiasmo. Carlìn lo mette fra i suoi ritratti e nel «pezzo» sottostante scrive:

"E questi chi è?

"Io sono Falconi, un quattrocentista...dell'Ottocento. Desidererei soltanto che dicesse una parola della mia società, la «Forza e Costanza» di Brescia. Fa tutto da sola, manda gli atleti a tutte le gare, è la società di Paterlini, diretta dal commendator Fontana Pietro, nessuno ne parla...

" Ma sì: io ne parlo".

Questo gustoso episodio è riportato in un libercolo edito, nel 1995, da un nostro socio, col titolo «1945, disordinate storielle pedestri, sportive e di costume di un anno che ha cambiato il mondo». E basterebbe quell'episodio riportato dal foglio sportivo torinese per tratteggiare il ritratto di un uomo entusiasta, pieno di vitalità, generoso di suo. E se volessimo pensare al significato della etichetta «uomo di sport», ecco, il geom. Aldo Falconi da Cossirano, Franciacorta, rappresenterebbe l'immagine più nitida.

Di Aldo Falconi ricorre oggi, 4 marzo, il centenario della nascita. Siamo onorati di poter dire che la famiglia, in primis il figlio Bernardo, ha individuato nel nostro Archivio Storico il tramite per ricordare la figura di suo padre. E ci ha fatto dono delle riproduzione dell'enorme materiale fotografico di proprietà della famiglia. Un onore, e una responsabilità: speriamo di essere degni, minimamente, di questa fiducia. E di poter proseguire questo bel rapporto, che gratifica anche il nostro impegno per l'Archivio Storico, che fra i suoi elmenti costitutivi ha proprio il recupero e la conservazione di materiali e storie del passato.

Oggi, il ricordo della figura del geom. Aldo Falconi è affidato alla penna - lo si diceva una volta, fra poco non esisteranno più neppure le penne - di Alberto Zanetti Lorenzetti. Ed è non senza qualche fremito d'emozione che chi ha conosciuto quest'uomo leggerà queste belle righe.

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La pagina iniziale di un diario ormai ingiallito ci ricorda l’epoca delle aule scolastiche con i banchi in legno, i quaderni a righe o a quadretti dalle suggestive copertine, le cannucce con il pennino da intingere nell’inchiostro del calamaio. Inchiostro che racconta l’entusiasmo di un ragazzo nato a Cossirano il 4 marzo 1920, che già aveva nel sangue la passione per lo sport. E, riga dopo riga, sono snocciolate le prime gare dell’adolescenza fino ad arrivare al fondo della pagina dove, implacabile, giunge la correzione del maestro. Non un maestro qualsiasi, ma il “maestro d’atletica” Bruno Bonomelli che precisa la data della gara che il diciassettenne Aldo aveva fatto in quel di Rovato.

Quelli dell’esordio di Aldo Falconi non erano tempi particolarmente brillanti per l’atletica in provincia di Brescia. Magri i risultati e pochi gli atleti di spicco. Forse val la pena di citare solo Sandro Calvesi, che tra l’altro vestiva la maglia dell’ASSI Giglio Rosso di Firenze, e il saltatore con l’asta Primo Franzoni. Qualcosa però si stava muovendo con un nuovo gruppo di atleti che stava maturando più in fretta dei sodalizi sportivi che avrebbero dovuto assisterli. Testimonianza di questo è proprio la storia di Aldo che, dopo le prime competizioni con la maglia degli istituti scolastici e delle strutture sportive giovanili del regime, per esprimere il proprio talento dovette trovarsi una società a Milano, la Oberdan Pro Patria. E fu così anche per Italo Longinotti, suo compagno di squadra, per Bruno Bonomelli, accasato al GUF Milano dopo il rientro dalla guerra d’Etiopia, mentre approdarono al G.S. Baracca l’astista Franzoni e il discobolo Pontoglio, più conosciuto negli anni a seguire come padre Onorio, il rettore dell’Istituto Franciscanum di Brescia, sede negli anni ’50 e ’60 dei raduni federali gestiti da Sandro Calvesi.

Il periodo trascorso con il sodalizio milanese fu ricco di soddisfazioni. In una squadra forte degli elementi del calibro di Beccali, Toetti, Ferrario, Caldana, Maffeis, Redaelli, Gasti e Drei vinse il Campionato nazionale di società del 1938 e 1939, prevalentemente ompegnato nella formazione della staffetta 4x400 metri. Negli anni successivi lo raggiunsero alla Oberdan Pro Patria altri due bresciani di valore: il velocista Luigi Bettini, all’epoca giovane studente di medicina poi divenuto stimatissimo oculista, e Gino Paterlini, campione e compagno di futuri successi, nonché collega nell’albo dei geometri.

La guerra lo portò a vestire la divisa di artigliere e, quando finalmente fucili e cannoni tacquero, partecipò alla ricostruzione dell’atletica bresciana. Improvvisamente la Società Ginnastica Forza e Costanza di Brescia, grazie al rientro degli atleti che avevano vestito la maglia di società di fuori della provincia, si trovò ad essere uno dei più forti sodalizi italiani, tanto da collocarsi al primo posto nella graduatoria per società ai Campionati nazionali disputati a Bologna il 20 e 21 ottobre davanti alla Giovinezza di Trieste, che avrebbe vinto lo scudetto nell’edizione 1946 e 1948, e a collezionare tre titoli nazionali grazie allo straripante Gino Paterlini (400 metri piani e ad ostacoli) e alla staffetta 4x400 metri composta da Aldo Falconi, Rolando “Trulli” Squassina, Luciano Paterlini e il fratello Gino, che nell’ultima frazione annullò uno svantaggio abissale a spese del malcapitato Rocca del Dopolavoro Curiel di Milano. Fu la riconferma di quanto era avvenuto poco meno di un mese prima ai Campionati Alta Italia a Genova, quando si ebbero le stesse vittorie individuali e di staffetta. Per Aldo fu l’apice della carriera, che si concluse nel 1947.

Le sue vicende agonistiche ebbero un’interessante appendice. La storia di Brescia nel campo delle quattro ruote vanta una tradizione che affonda le radici nella “Settimana automobilistica” di inizio Novecento, passando per il primo Gran Premio d’Italia disputato nel 1921 alla Fascia d’Oro di Montichiari, fino ad arrivare alla Mille Miglia. Il sogno di ogni sportivo bresciano era quello di partecipare alla corsa ideata da Aymo Maggi e Renzo Castagneto, e nel 1954, XXI edizione, Aldo lo realizzò mettendosi alla guida di una Fiat 1100 Turismo Veloce avendo come compagno d’avventura nientemeno che Tonino Siddi. La vittoria andò ad Alberto Ascari, che con la Lancia D24 inflisse più di mezzora di distacco alla Ferrari 500 Mondial di Vittorio Marzotto. I due atleti prestati al volante percorsero i 1.597 chilometri della gara in 15 ore 39’49”, novantaduesimi in classifica generale su 378 partenti e ventunesimi nella graduatoria della categoria Turismo.

Prima che per l’atletica, fu dirigente nel mondo del calcio; già dal 1947 l’Aurora di Travagliato lo ebbe nel direttivo fino ad eleggerlo presidente, avendo la soddisfazione di guadagnare tre promozioni, l’ultima delle quali – alla Serie C – rinunciata per il troppo oneroso impegno economico che ne sarebbe derivato. Su invito del sindaco Bruno Boni, che ebbe un ruolo determinante nella soluzione della crisi del Brescia Calcio all’indomani dell’abbandono della società di Carlino Beretta, nel 1961 divenne consigliere della principale squadra calcistica bresciana. 

Nel 1950 lo troviamo a fianco di Sandro Calvesi al momento della nascita dell’Atletica Brescia, sodalizio che lo ebbe nell’organico dirigenziale – ricoprendo anche l’incarico di presidente dal 1957 al 1960 – fino al 1972. Nel suo paese di residenza, Paderno Franciacorta, si fece promotore della costruzione di un centro sportivo che fu inaugurato nel maggio 1982 alla presenza di Livio Berruti. Intitolato alla memoria dell’amico Calvesi, all’impianto fu aggiunto anche il suo nome all’indomani della scomparsa, avvenuta il 28 agosto 1989. 

È giusto che questo personaggio venga ricordato accanto ad altri dirigenti bresciani come Aymo Maggi, padre della «Mille Miglia», Aldo Invernici, patriarca del rugby, Carlino Beretta, storico presidente del Brescia Calcio e Commissario tecnico della Nazionale azzurra dal 1951 al 1953, Bruno Boni, il sindaco più sportivo nella storia della Leonessa d’Italia, Sandro Calvesi e Bruno Bonomelli. Figure più note, ma rispetto alle quali Aldo Falconi non fu certo inferiore per la dedizione, l’entusiasmo e la generosità, anche in termini economici, che diede allo sport per tutta la vita. 

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Nella foto in alto, sopra lo scritto di Alberto Zanetti Lorenzetti, la prima pagina del diario che il giovane Aldo compilò riportando diligentemente tutte le sue gare

Qui a fianco: Aldo, a destra, con il suo amico Gino Paterlini.

Sotto: a bordo della Fiat 1100 Turismo Veloce sulla rampa di lancio della «Mille Miglia» automobilistica.

Suo compagno di avventura un altro atleta che con Aldo aveva diviso tanti momenti agonistici Il giorno della inaugurazione del Campo Sportivo di Paderno Franciacorta, nel 1982. Per l'occasione Aldo si era prodigato per avere la presenza del campione olimpico Livio Berruti

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Ultimo aggiornamento Giovedì 05 Marzo 2020 16:56
 
Una richiesta di informazioni da parte del nostro socio Giulio Salamina PDF Stampa E-mail
Sabato 29 Febbraio 2020 09:59

Il nostro socio bresciano Giulio Salamina ci ha inoltrato una richiesta da diffondere fra i soci. Giulio ha un «pallino»: la corsa delle 6 Miglia, tipica distanza inglese che si correva nelle gare british al posto dei diecimila metri. Gli snob d'oltre Manica non l'hanno inventata oggi la Brexit: loro sono sempre stati exit da qualcosa. In questo caso le loro gare atletiche avevano sempre - e spesso tuttora - la misurazione in yard, pollici, miles. Sulla base della presunzione che loro, i sudditi di Sua Maestà, avevano inventato l'atletica. Lasciamoli nel loro brodo.

Parliamo di Giulio. Buon atleta, mezzofondista e crossista di lunghissima carriera, ha gareggiato con i colori delle maglie delle società create da Bruno Bonomelli, di cui è rimasto un fedelissimo. Operaio fin da giovane, ha sempre trovato tempo, voglia, forza di conciliare il lavoro alla attività sportiva. Un entusiasta, nello sport come nella vita. Grande lettore di libri, ha poca stima di chi non legge, si è formato una cultura personale generale solida e variegata, essendo dotato tra l'altro, di memoria formidabile: per l'atletica, ricorda gare, risultati, nomi di atleti dei suoi tempi con una precisione che manco uno dei migliori statistici.

Un episodio che ci ha riferito un socio che era presente. Siamo su un terreno adibito a zona lanci (un successo dell'Atletica Virtus, come dire Erminio Rozzini and friends), autunno del 2017. In corso una esibizione di lancio del disco per ricordare i cento anni della nascita di Adolfo Consolini. Attorno alla pedana parecchi uomini che hanno illustrato le pagine dell'atletica italiana: Carmelo Rado, Franco Sar (scomparso pochi mesi fa), Gaetano Dalla Pria, Adolfo Rotta, e altri ancora. Ad un certo punto entrano nel campetto Fabio Monti, figlio dell'indimenticabile Carlo, e un signore massiccio che si presenta a chi non lo conosce: sono Giancarlo Sisti. Benarrivato, convenevoli, ringraziamenti per la partecipazione all'evento. Poco discosto, Giulio Salamina, immancabile alle iniziative che vedono coinvolto il nostro Archivio Storico, di cui è socio. Sisti? 1960, staffetta 4 x 100 della Pirelli, primato italiano di società e poi campione nazionale...e lì snocciola il quartetto: Armando Sardi, Sergio Ottolina, Giancarlo Sisti e Francesco Vincenzi i nomi erano quelli, l'ordine del quartetto forse era diverso. Al povero Giancarlo gli viene il coccolone. Ma va a da’ via i ciapp! ma chì l'è quest chi? Milanesissimo, Giancarlo, su dieci, dice due parole in italiano e otto in milanes, spesso serve il traduttore per capire tutto il suo discorso, che spara come una mitraglia. Furono un pomeriggio e una serata indimenticabili, cena nei tendoni della Festa dello sport castenedolese, penne al sugo di qualcosa, lepre, cinghiale, chi si ricorda, che fecero la felicità di Giancarlo.

Torniamo a Giulio e alla sua ricerca sulle 6 Miglia: se qualcuno può aiutare, gliene saremo grati. Inviare eventuali informazioni a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , Giulio non possiede un computer, faremo da tramite.

Ultimo aggiornamento Sabato 29 Febbraio 2020 21:54
 
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