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Il disco, immagine del Sole, risplende sull'Arena Civica PDF Stampa E-mail
Martedì 19 Febbraio 2013 16:09

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Riproduzione dal supplemento illustrato della “Gazzetta dello Sport” del 14 ottobre 1948:
quattro giorni prima, all’Arena, Adolfo Consolini aveva stabilito il nuovo primato del mondo
con un lancio di 55,33. Questa la sua serie: 52.50 – 53.20 – 53.60 – 50.00 – 55.33 – nullo.

Abbiamo miscelato il bel titolo originale scritto da Claudio Gregori con una piccola aggiunta per ricordare ai nostri amici che quasi ogni giorno ci leggono che questo è il secondo intervento presentato da un nostro socio - l'altro è stato Sergio Giuntini - al Convegno tenuto a Milano per ricordare i 200 anni dell' Arena Civica.

Vi lasciamo alla lettura, dopo aver ringraziato Claudio per averci permesso di pubblicare il suo testo. Queste sono le prime righe dell'interessante relazione:

 

Il disco è un oggetto sacro. È l’immagine terrena del sole. Non a caso il primo che lo lancia  è Apollo, dio del sole. Secondo il mito Apollo, innamorato di un principe spartano bellissimo, Giacinto, decise di insegnargli a lanciare il disco. Ma il Vento dell’Ovest, pazzo di gelosia, fermò il disco a mezz’aria e lo mandò a sbattere sulla testa di Giacinto che morì. Dal suo sangue nacque il fiore chiamato “giacinto”. Una storia tragica, ma dove c’è l’amore e la poesia.
Non fu l’unica tragedia. Perseo, ad esempio, quando, a Larissa, partecipò ai giochi funebri in onore del re Teutamide, gareggiando nel pentathlon, scagliò un disco che, spinto dalla volontà degli dei, colpì in un piede il nonno Acrisio, re di Argo, e lo uccise. E anche Oxylos, fondatore di Elis, lasciò la sua patria dopo aver ucciso col disco il fratello Thermios.
Lasciando il mito per la storia, il disco compare ai Giochi Olimpici nel 708 a.C. nel pentathlon. La prima Olimpiade è del 776 a.C. e nelle prime 13 edizioni si disputò solo la gara dello “stadion”, 600 piedi, 192,28 m. Nel 724 a.C. fu introdotto il “diaulos”, due stadi. Nel 720 a.C. il “dolichos”, 20 stadi, riservato agli “emerodromi”, i messaggeri, corridori professionisti, come Filippide. Il pentathlon fu la quarta gara ammessa, dopo tre gare di corsa.
Il disco, dunque, ad Olimpia non era uno sport autonomo. Come non lo era il giavellotto. Comparvero col pentathlon, che comprendeva anche lo stadion, il salto in lungo e la lotta. I pentathleti erano molto quotati. Secondo Aristotele . Non si conosce la sequenza delle gare nel pentathlon e neppure come fosse scelto il vincitore. Il termine “triakter” – vincitore in 3 gare – usato da Pausania, lascia credere, che fosse vincitore chi s’imponeva in tre gare. Ma se ciascuna gara aveva un vincitore diverso? L’enigma è ancora insoluto.
Le gare di disco esistevano già prima delle Olimpiadi......

 

 

Qui si legge tutto...

Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Febbraio 2013 10:55
 
Arena Civica di Milano, mitico luogo di sport e di giovanile esuberanza ma anche di dolore PDF Stampa E-mail
Sabato 09 Febbraio 2013 08:53

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Questo recita la didascalia originale della rivista “Tutti gli Sports” sotto questa bellissima fotografia: “Lo Stadio Civico milanese ha laureato i gogliardi italiani pei giuochi mondiali di Torino: la vedetta delle atletesse Ondina Valla di Bologna, dopo aver battuto il record italiano del salto in alto, vince innanzi alla Testoni e alla Castelli i 100 m. piani

"Arena, due secoli di storia" è il titolo del convegno ospitato giovedì 7 febbraio, nella Sala del Gruppo Alpinistico Fior di Roccia, all'Arena Civica "Gianni Brera" di Milano. Al buon successo dell'iniziativa hanno dato un apprezzato contributo due soci dell'ASAI: Sergio Giuntini e Claudio Gregori. Erano presenti fra il pubblico anche campioni che con le loro imprese hanno scritto pagine indelebili di atletica sulla pista di questo stadio che non è fuori luogo definire "storico", se non altro per i suoi 200 anni di vita come recitava il titolo del convegno. Ricordiamo i nomi di Carlo Monti, Franco Sar, Gianfranco Baraldi, dell'indimenticabile presidente della Pro Patria, Beppe Mastropasqua. Presente anche il vicepresidente del nostro Archivio Storico, Alberto Zanetti Lorenzetti.

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I nostri soci Claudio Gregori (a sinistra) e Sergio Giuntini, autori di due interessanti relazioni  al convegno milanese sui 200 anni di vita dell'Arena Civica (foto Alberto Zanetti Lorenzetti)

Atletica e non solo atletica, gioia dello sport ma anche dolore dei tempi cupi della guerra in quelle mura napoleoniche. Sergio Giuntini ci ha gentilmente fatto avere un estratto del suo intervento dal titolo "L'Arena in periodo fascista - Sede dell'Ambrosiana e i progetti di ampliamento dell'impianto", nel quale si ricordano tristi episodi di fucilazioni proprio nell'area sportiva.

Questo è l'incipit.

Negli anni del fascismo l’Arena diventa, oltreché “tempio” dell’atletica leggera italiana, la sede stabile delle partite interne dell’Ambrosiana-Inter. Crollato il 15 giugno 1930, durante una partita dei nerazzurri con il Genoa (3-3), lo stadio di Via Goldoni, l’Ambrosiana di Meazza traslocò definitivamente all’Arena  stipulando un apposito contratto di locazione con il comune di Milano.  Il 6 ottobre 1933 venne sottoscritto un documento di concessione dell’impianto tra  il Podestà duca Marcello Visconti di Modrone e il presidente nerazzurro Ferdinando Pozzani. Il Comune concedeva all’Ambrosiana l’Arena, in aggiunta alle partite domenicali, in un altro giorno feriale per gli allenamenti, mentre la società calcistica, come quota d’affitto, doveva versare al comune il 5% dell’importo-incasso d’ogni gara e Lire 2 per ogni tessera d’ingresso gratuito allo stadio. Inoltre,  il Comune pretendeva 100 lire giornaliere per spese di riscaldamento in occasione di allenamenti e partite, e si avvaleva del diritto di 25 ingressi omaggio a incontro per l’ingresso Pulvinare.

In questa stagione storica furono altresì prospettati diversi interventi per il miglioramento e l’ampliamento della struttura...  

Potete leggere il testo completo qui

Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Febbraio 2013 10:57
 
"Trekkenfild", sembra un titolo da ridere ma potrebbe anche far passare il sorriso a parecchi PDF Stampa E-mail
Venerdì 08 Febbraio 2013 14:13

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Avevamo intonato il de profundis non molti giorni fa per "La Corsa" che abbandonava piste, pedane, zolle fangose e asfalti bollenti, e dobbiamo innalzare un coretto contenuto (per ora, altrimenti si montano la capoccia) alla nascita di un giornale impalpabile come va di moda adesso: formato digitale (me par si dica così). Il titolo è già una simpatica presa per i fondelli: l'hanno chiamato "Trekkenfild", versione americanbroccolina di "Track and Field News", quello che (una volta, era tanto tempo fa, cantava Roberto Vecchioni, album "Bei Tempi", anno 1985) aveva la supponenza di autoincensarsi come "The Bible Of The Sport Since 1948" (tutte le maiuscole sono loro). E continuano, dopo 65 anni a riprodurre sta solfa della bible (minuscola, ci pare più realistica) in ogni pagina pari del giornale.

"Trekkenfild", numero 1, si è materializzato sui nostri PC (Personal Computer, semplicemente, meglio chiarire, siamo in campagna demenzialelettorale) qualche giorno fa e ci ha incuriositi subito. Ideatori, due simpatici "spiantati" del trekkenfild appunto: Walter Brambilla, che aveva retto con grande dignità la redazione de "La Corsa" per parecchi anni, e Daniele Perboni, che sulle spalle ebbe la redazione della vigevanese "Atletica Leggera", prima del suo decesso, ormai lontano nel tempo.

Poche pagine, gran parte dedicate alle corse attraverso i campi italici, meglio nordisti (Campaccio, Vallagarina, Cinque Mulini) e alla sorgente piùchesperanza dell'atletica del nostro allungato stivale: Alessia Trost. Niente risultati, solo commenti, stretta strada obbligata oggi. Se poi fossero tanto bravi da evitarci: foto di qualsiasi scarpantibus Ciccillo Cagafusi che ripete il gesto della boltiana freccia, che, per dirla proprio tutta, ci ha fatto venire l'orchite, e le fotografie di quelli che mordono la medaglia, ne abbiamo ormai viste milioni, signori fotografi, per favore, inventatevi qualcosa d'altro; ecco, saremmo loro accaniti tifosi!

Serpeggia, fra le non molte righe di questo numero 1, una certa aggressività, le punture di spillo (titolino di una rubrichetta, educata nel tono ma piccantina come una buona "arrabbiata") pensiamo non mancheranno. L'atletica sta annegando nel piattume, nelle conferenze stampa e nei comunicati, sempre con l'aggiunta di "stampa", elegiagi. A ridatece Bruno Bonomelli, per favore!

Chi volesse saperne di più su "Trekkenfild", e, magari, leggere qualcosa, faccia il semplice gesto di premere qui...

Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Febbraio 2013 17:53
 
AEEA: 25 anni al servizio dell'atletica degli Iberici (parte 2ª della storia scritta da Joan Pelayo) PDF Stampa E-mail
Sabato 02 Febbraio 2013 10:16

Avendovi lasciato una settimana abbondante per frequentare un corso accelerato di lingua castellana, vi somministriamo la seconda parte della storia della Asociación Española de Estadísticos de Atletismo, con cui - lo abbiamo già ripetuto varie volte - abbiamo intrattenuto e intratteniamo una garbata forma di collaborazione, che speriamo sia un po' più incisiva in un prossimo futuro. Autore Joan Josep Pelayo, cittadino di Valencia, il quale ha pubblicato il suo lavoro inizialmente sul giornale sportivo elettronico (adesso si usa così, qualche catastrofista ha già individuato nel 2043 la data di morte della carta stampata...) dell'amico Martí Perarnau, che nella sua carriera di giornalista può orgogliosamente esibire anche il titolo di Capo ufficio stampa dei Giochi Olimpici Barcelona '92.

Bene, qui trovate il lacciuolo alla storia degli iberici estadísticos de atletismo

Buona lettura, a chi ne ha voglia.

altNel frattempo, sabato scorso, a Vigo, los estadísticos hanno fatto il loro conclave annuale, stemperando poi le fatiche congressuali con il miglior pescato del mondo, quello delle coste di Galizia. Ma, gozzoviglie a parte, c'è una notizia che non vogliamo che vi perdiate. Riguarda un amico vero, Carlos Fernández Canet, che, sia detto di passaggio, è nostro nuovo socio ASAI. Il catalano (non catalanista, ci tiene) Carlos ha ricevuto quasi un plebiscito nelle votazioni per l'assegnazione del Premio Antonio Hoyos, il più prestigioso riconoscimento della AEEA. Premio, ben meritato, alla sua compilazione delle 5000 prestazioni sui 5000 metri, tanto per gli uomini come per le donne. Lo segnaliamo con particolare soddisfazione perchè dedicammo un po' di righe a questo lavoro in questa stessa sede alcuni mesi fa ( si veda alla voce "altri articoli" quello con il titolo "5002 + 5000 = storia dei 5000 metri mondiali in cifre"). Carlos, sprinter in anni giovanili, capitano di artiglieria, avvocato al servizio dell'Ufficio Legale del Ministero della Difesa spagnolo, da diversi anni è consulente dell' Ufficio Statistico della Federazione internazionale di atletica (IAAF).

Enhorabuena (traduzione per gli scolari disattenti al corso di spagnolo: complimenti) a Carlos Fernández Canet.

Ultimo aggiornamento Sabato 02 Febbraio 2013 15:26
 
"La Corsa", un'altra voce che ammutolisce PDF Stampa E-mail
Venerdì 01 Febbraio 2013 13:54

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Qualche anno fa "Le Monde", il miglior giornale che sia dato di leggere, dedicò un ritratto a Carlo Caracciolo, allora presidente onorario del gruppo editoriale "L'Espresso", e ne diede una cristallina definizione:"l'uomo che non amava vedere morire i giornali". In punta di piedi, ci associamo. È un dispiacere veder scomparire una testata, e noi, oggi, siamo qui per questo rito, malauguratamente.

Capolinea, si scende. Il bus non prosegue, va al deposito, non c'è ( e non ci sarà?) corsa di ritorno? Guardatela: è l'ultima copertina della rivista bimestrale "La Corsa", dicembre 2012. Nacque come "Jogging" in piena esplosione maratomaniacale, con dei... (riempite a piacimento) vestiti da emiri e le pagliacciate dei cani con il numero, che chiamano "pettorale", in questo caso era un "dorsale" visto che stava sulla schiena della povera bestia che se solo avesse potuto parlare..... "Jogging", creatura voluta dallo "Steva", all'anagrafe Amedeo Stevaraglia, con la Publimaster srl, che stava già sul mercato della pubblicistica sportiva con parecchie testate, di sci soprattutto, vista la presenza nel gruppo di Maria Grazia Marchelli, due Giochi Olimpici bianchi (1952 e 1956) onorati. Era il 1980, alla presentazione in un ristorante milanese (me par) c'era perfino Gioannbrerafucarlo, con a fianco un orgoglioso "Steva". Vedete nella copertina? in alto a destra, c'è uno stelloncino, dice 32° anno, 194 numeri mandati in edicola.

Con un breve comunicato, l'attuale proprietario della editoriale, Sandro Zonca, si arrende. Le poche righe dicono quello che non avremmo voluto leggere: "Informiamo i signori i nserzionisti, le società sportive, le associazioni tutte e, più in generale, i sostenitori della nostra rivista "La Corsa" che il numero di febbraio 2013 non sarà pubblicato. La sofferta decisione dell'editore di sospendere temporaneamente le pubblicazioni nasce dalla consapevolezza che, finché non ci sarà almeno un accenno di un'inversione di tendenza della nostra economia, ogni investimento sarà pressoché vano ed improduttivo. Per il momento vi ringraziamo per averci seguito fino ad ora e speriamo di poter ricominciare con le pubblicazioni in un futuro tanto prossimo quanto migliore. [Ufficio stampa La Corsa] ".

Noi dell'ASAI, se non altro per dovere di solidarietà, ci associamo all'augurio del futuro prossimo e migliore (Zonca, faccia il possibile, e anche l'impossibile). Il nostro Archivio ha un debito di riconoscenza con "La Corsa", che non ci ha mai fatto mancare il suo aiuto, dando spazio alle nostre Assemblee annuali, recensendo i nostri libri, facendoci sentire che potevamo contare su qualcuno. Grazie all'amico, sempre attento e generoso, Walter Brambilla, alle persone della redazione, all'editore.

Purtroppo l'atletica italiana perde un'altra corda vocale, speriamo non rimanga del tutto afona, nel momento in cui invece avrebbe tanto, ma proprio tanto, bisogno di voce, di voci. È triste constatare la mancanza di interesse, la povertà intellettuale di un mondo (quello dell'atletica), che non investe un solo Euro per pubblicazioni, riviste, libri. Ne sappiamo qualcosa noi dell'ASAI. In sovrapprezzo, si vedono oggi, a distanza, i frutti della politica dissennata dei faraonici tempi andati: regalare, gettare diremmo, le pubblicazioni. Oggi il mantra è la crisi. Comprendiamo le angosce di un imprenditore che deve pagare gli stipendi. Ma è questo nostro mondo sportivo che è ridotto a miseranda parrocchia di arraffoni. Crisi? Sì crisi, ma di valori, di intelligenze, di volontà. Crisi? Ma mi faccia il piacere! direbbe il Principe Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis di Bisanzio Gagliardi, in arte Totò. È soprattutto un problema di cattiva educazione, ben condito con la pidocchieria.

E di pidocchi si può anche morire.

Ultimo aggiornamento Domenica 03 Febbraio 2013 10:04
 
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