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C'era una volta, tanto tempo fa: raccontiamo l'atletica italiana attraverso le immagini d'epoca (2) PDF Stampa E-mail
Mercoledì 06 Marzo 2013 12:43

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Provate a guardare sopra la testa di Luigi Facelli (mettete il cursore del vostro PC sulla foto e premete). Cosa vedete? Una tribuna piena di gente, un folto pubblico accorso per assistere all'incontro Italia - Svizzera. Siamo nel 2012? No, no, siamo al 27 settembre del 1931, ottant'anni fa, a Bergamo, allo stadio "Mario Brumana", come si chiamava a quei tempi. Lo stadio, dove giocava la Atalanta Bergamasca Calcio, era stato inaugurato tre anni prima, nel 1928. Anzi, pare che ci siano state due cerimonie: la prima il 1° novembre con la partita Atalanta - Triestina (4 a 1), e poi ancora il 23 dicembre dello stesso anno, partita in cartello Atalanta - La Dominante Genova (che, nel dopoguerra, prenderà il nome di Sampdoria). Risultato: 2 a 0. Stadio che, pur con le necessarie ristrutturazioni, continua ad esistere, genericamente conosciuto come "il Comunale" e poi, in epoca più recente, ribattezzato "Atleti Azzurri d'Italia".

Ritorniamo all'atletica. Saccheggiando il tesoro di insegnamenti del nostro Marco Martini, che ha catalogato tutti gli incontri della Nazionale, possiamo far sfoggio di cultura e dire che era la quarta volta che le due squadre si incontravano, la seconda in uno scontro diretto (il primo a Basilea nel luglio 1930), le altre due volte c'era di mezzo anche la Francia. Gli azzurri avevano sempre largamente dominato sui bianchi rossocrociati della Svizra, per usare la lingua romancia. La pista di Bergamo confermò ampiamente la tradizione: 104,5 a 69,5 il punteggio finale. Sulle 17 gare del programma, si annotano 13 successi italici.

Svetta fra gli elvetici un nome, quello di Paul Martin, che partecipò a cinque edizioni dei Giochi Olimpici fra il 1920 e il 1936, sugli 800 e sui 1500. Sulla distanza più breve vinse l'argento nel 1924, dietro al britannico Douglas Lowe, al termine di una lotta appassionante (1:52.4/1:52.5). A Bergamo Martin vinse in 1:57.1/5 sul connazionale Schwebel (1:58.3/5).

La nostra fotografia (riprodotta dalla Domenica Sportiva)  documenta i 110 metri ostacoli e il netto dominio di Luigi Facelli. Il cronometro gli assegnò 15.1/5, vicino al suo primato nazionale; Gianni Caldana (primo a destra) finì a due metri, l'elvetico Mägli  a 10 e Guhl ancora più indietro.

Facelli e Martin si ritrovarono nella frazione conclusiva della 4x400, ma non ci fu confronto: il divario fra i due quartetti era troppo vistoso, circa otto secondi.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Marzo 2013 17:34
 
Cerco, compro, scambio, vendo PDF Stampa E-mail
Mercoledì 27 Febbraio 2013 16:36

Conoscendo la grande passione che anima i nostri soci  nell'acquisto di libri, annuari, riviste di atletica, visto anche il successo della rubrica "Cerco, compro, scambio, vendo", siamo certi che faremo loro cosa gradita segnalando l'indirizzo di un amico inglese che ha un ricco catalogo di pubblicazioni "di seconda mano" che trattano del nostro sport. Chiariamo, ad evitare malintesi, che Mister Len Lewis fa commercio e quindi va rubricato alla voce "vendo", e, di conseguenza, per tutti gli altri vale la voce "compro".

Coloro che sono interessati possono consultare il suo catalogo qui...

Ultimo aggiornamento Venerdì 01 Marzo 2013 13:28
 
Il disco, immagine del Sole, risplende sull'Arena Civica PDF Stampa E-mail
Martedì 19 Febbraio 2013 16:09

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Riproduzione dal supplemento illustrato della “Gazzetta dello Sport” del 14 ottobre 1948:
quattro giorni prima, all’Arena, Adolfo Consolini aveva stabilito il nuovo primato del mondo
con un lancio di 55,33. Questa la sua serie: 52.50 – 53.20 – 53.60 – 50.00 – 55.33 – nullo.

Abbiamo miscelato il bel titolo originale scritto da Claudio Gregori con una piccola aggiunta per ricordare ai nostri amici che quasi ogni giorno ci leggono che questo è il secondo intervento presentato da un nostro socio - l'altro è stato Sergio Giuntini - al Convegno tenuto a Milano per ricordare i 200 anni dell' Arena Civica.

Vi lasciamo alla lettura, dopo aver ringraziato Claudio per averci permesso di pubblicare il suo testo. Queste sono le prime righe dell'interessante relazione:

 

Il disco è un oggetto sacro. È l’immagine terrena del sole. Non a caso il primo che lo lancia  è Apollo, dio del sole. Secondo il mito Apollo, innamorato di un principe spartano bellissimo, Giacinto, decise di insegnargli a lanciare il disco. Ma il Vento dell’Ovest, pazzo di gelosia, fermò il disco a mezz’aria e lo mandò a sbattere sulla testa di Giacinto che morì. Dal suo sangue nacque il fiore chiamato “giacinto”. Una storia tragica, ma dove c’è l’amore e la poesia.
Non fu l’unica tragedia. Perseo, ad esempio, quando, a Larissa, partecipò ai giochi funebri in onore del re Teutamide, gareggiando nel pentathlon, scagliò un disco che, spinto dalla volontà degli dei, colpì in un piede il nonno Acrisio, re di Argo, e lo uccise. E anche Oxylos, fondatore di Elis, lasciò la sua patria dopo aver ucciso col disco il fratello Thermios.
Lasciando il mito per la storia, il disco compare ai Giochi Olimpici nel 708 a.C. nel pentathlon. La prima Olimpiade è del 776 a.C. e nelle prime 13 edizioni si disputò solo la gara dello “stadion”, 600 piedi, 192,28 m. Nel 724 a.C. fu introdotto il “diaulos”, due stadi. Nel 720 a.C. il “dolichos”, 20 stadi, riservato agli “emerodromi”, i messaggeri, corridori professionisti, come Filippide. Il pentathlon fu la quarta gara ammessa, dopo tre gare di corsa.
Il disco, dunque, ad Olimpia non era uno sport autonomo. Come non lo era il giavellotto. Comparvero col pentathlon, che comprendeva anche lo stadion, il salto in lungo e la lotta. I pentathleti erano molto quotati. Secondo Aristotele . Non si conosce la sequenza delle gare nel pentathlon e neppure come fosse scelto il vincitore. Il termine “triakter” – vincitore in 3 gare – usato da Pausania, lascia credere, che fosse vincitore chi s’imponeva in tre gare. Ma se ciascuna gara aveva un vincitore diverso? L’enigma è ancora insoluto.
Le gare di disco esistevano già prima delle Olimpiadi......

 

 

Qui si legge tutto...

Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Febbraio 2013 10:55
 
Arena Civica di Milano, mitico luogo di sport e di giovanile esuberanza ma anche di dolore PDF Stampa E-mail
Sabato 09 Febbraio 2013 08:53

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Questo recita la didascalia originale della rivista “Tutti gli Sports” sotto questa bellissima fotografia: “Lo Stadio Civico milanese ha laureato i gogliardi italiani pei giuochi mondiali di Torino: la vedetta delle atletesse Ondina Valla di Bologna, dopo aver battuto il record italiano del salto in alto, vince innanzi alla Testoni e alla Castelli i 100 m. piani

"Arena, due secoli di storia" è il titolo del convegno ospitato giovedì 7 febbraio, nella Sala del Gruppo Alpinistico Fior di Roccia, all'Arena Civica "Gianni Brera" di Milano. Al buon successo dell'iniziativa hanno dato un apprezzato contributo due soci dell'ASAI: Sergio Giuntini e Claudio Gregori. Erano presenti fra il pubblico anche campioni che con le loro imprese hanno scritto pagine indelebili di atletica sulla pista di questo stadio che non è fuori luogo definire "storico", se non altro per i suoi 200 anni di vita come recitava il titolo del convegno. Ricordiamo i nomi di Carlo Monti, Franco Sar, Gianfranco Baraldi, dell'indimenticabile presidente della Pro Patria, Beppe Mastropasqua. Presente anche il vicepresidente del nostro Archivio Storico, Alberto Zanetti Lorenzetti.

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I nostri soci Claudio Gregori (a sinistra) e Sergio Giuntini, autori di due interessanti relazioni  al convegno milanese sui 200 anni di vita dell'Arena Civica (foto Alberto Zanetti Lorenzetti)

Atletica e non solo atletica, gioia dello sport ma anche dolore dei tempi cupi della guerra in quelle mura napoleoniche. Sergio Giuntini ci ha gentilmente fatto avere un estratto del suo intervento dal titolo "L'Arena in periodo fascista - Sede dell'Ambrosiana e i progetti di ampliamento dell'impianto", nel quale si ricordano tristi episodi di fucilazioni proprio nell'area sportiva.

Questo è l'incipit.

Negli anni del fascismo l’Arena diventa, oltreché “tempio” dell’atletica leggera italiana, la sede stabile delle partite interne dell’Ambrosiana-Inter. Crollato il 15 giugno 1930, durante una partita dei nerazzurri con il Genoa (3-3), lo stadio di Via Goldoni, l’Ambrosiana di Meazza traslocò definitivamente all’Arena  stipulando un apposito contratto di locazione con il comune di Milano.  Il 6 ottobre 1933 venne sottoscritto un documento di concessione dell’impianto tra  il Podestà duca Marcello Visconti di Modrone e il presidente nerazzurro Ferdinando Pozzani. Il Comune concedeva all’Ambrosiana l’Arena, in aggiunta alle partite domenicali, in un altro giorno feriale per gli allenamenti, mentre la società calcistica, come quota d’affitto, doveva versare al comune il 5% dell’importo-incasso d’ogni gara e Lire 2 per ogni tessera d’ingresso gratuito allo stadio. Inoltre,  il Comune pretendeva 100 lire giornaliere per spese di riscaldamento in occasione di allenamenti e partite, e si avvaleva del diritto di 25 ingressi omaggio a incontro per l’ingresso Pulvinare.

In questa stagione storica furono altresì prospettati diversi interventi per il miglioramento e l’ampliamento della struttura...  

Potete leggere il testo completo qui

Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Febbraio 2013 10:57
 
"Trekkenfild", sembra un titolo da ridere ma potrebbe anche far passare il sorriso a parecchi PDF Stampa E-mail
Venerdì 08 Febbraio 2013 14:13

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Avevamo intonato il de profundis non molti giorni fa per "La Corsa" che abbandonava piste, pedane, zolle fangose e asfalti bollenti, e dobbiamo innalzare un coretto contenuto (per ora, altrimenti si montano la capoccia) alla nascita di un giornale impalpabile come va di moda adesso: formato digitale (me par si dica così). Il titolo è già una simpatica presa per i fondelli: l'hanno chiamato "Trekkenfild", versione americanbroccolina di "Track and Field News", quello che (una volta, era tanto tempo fa, cantava Roberto Vecchioni, album "Bei Tempi", anno 1985) aveva la supponenza di autoincensarsi come "The Bible Of The Sport Since 1948" (tutte le maiuscole sono loro). E continuano, dopo 65 anni a riprodurre sta solfa della bible (minuscola, ci pare più realistica) in ogni pagina pari del giornale.

"Trekkenfild", numero 1, si è materializzato sui nostri PC (Personal Computer, semplicemente, meglio chiarire, siamo in campagna demenzialelettorale) qualche giorno fa e ci ha incuriositi subito. Ideatori, due simpatici "spiantati" del trekkenfild appunto: Walter Brambilla, che aveva retto con grande dignità la redazione de "La Corsa" per parecchi anni, e Daniele Perboni, che sulle spalle ebbe la redazione della vigevanese "Atletica Leggera", prima del suo decesso, ormai lontano nel tempo.

Poche pagine, gran parte dedicate alle corse attraverso i campi italici, meglio nordisti (Campaccio, Vallagarina, Cinque Mulini) e alla sorgente piùchesperanza dell'atletica del nostro allungato stivale: Alessia Trost. Niente risultati, solo commenti, stretta strada obbligata oggi. Se poi fossero tanto bravi da evitarci: foto di qualsiasi scarpantibus Ciccillo Cagafusi che ripete il gesto della boltiana freccia, che, per dirla proprio tutta, ci ha fatto venire l'orchite, e le fotografie di quelli che mordono la medaglia, ne abbiamo ormai viste milioni, signori fotografi, per favore, inventatevi qualcosa d'altro; ecco, saremmo loro accaniti tifosi!

Serpeggia, fra le non molte righe di questo numero 1, una certa aggressività, le punture di spillo (titolino di una rubrichetta, educata nel tono ma piccantina come una buona "arrabbiata") pensiamo non mancheranno. L'atletica sta annegando nel piattume, nelle conferenze stampa e nei comunicati, sempre con l'aggiunta di "stampa", elegiagi. A ridatece Bruno Bonomelli, per favore!

Chi volesse saperne di più su "Trekkenfild", e, magari, leggere qualcosa, faccia il semplice gesto di premere qui...

Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Febbraio 2013 17:53
 
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