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Pietro Paolo Mennea, maratoneta della corsa veloce PDF Stampa E-mail
Martedì 26 Marzo 2013 10:38
La copertina della mai dimenticata rivista “Atletica Leggera” del giugno 1972 che celebra uno dei primi importanti successi internazionali di Pietro Mennea alla Arena Civica di Milano.Il grintoso sprinter di Barletta trionfa sui 200 metri ai Campionati d’Europa a Praga, nel 1978.
La copertina della mai dimenticata rivista “Atletica Leggera” del giugno 1972 che celebra uno dei primi importanti successi internazionali di Pietro Mennea alla Arena Civica di Milano. A destra: il grintoso sprinter di Barletta trionfa sui 200 metri ai Campionati d’Europa a Praga, nel 1978

Abbiamo chiesto a Giorgio Reineri, per molti anni inviato de "Il Giorno", poi responsabile dell' Ufficio Stampa della IAAF dal 1995 al 2001, e socio dell'ASAI fin dalla fondazione nel 1994, di distillare dai tasti del suo PC un ricordo di Pietro Paolo Mennea. Lui, che ne ha seguito la intera carriera, dalle prime falcate di giovane sprinter fino al trionfo olimpico  e alla successiva epopea atletica conclusa ai Giochi di Seoul '88, con la quinta partecipazione olimpica. Lui, Giorgio, che sa coniugare come pochi l'arte di scrivere bene e di farsi leggere. Un'arte innata, coltivata e rinvigorita negli anni di professione al "Giorno", che, a nostro giudizio, ha avuto una delle redazioni sportive più ricche di talentuosi giornalisti sportivi.

Grazie Giorgio, per arricchire il nostro modesto sito!

Ecco l'incipit dello scritto di Reineri. Per leggere l'intero testo premere qui...

Il primo giorno di primavera di questo 2013 se n'è andato Pietro Paolo Mennea. È accaduto tutto rapidamente e anche un po' misteriosamente, in coerenza a come aveva sempre vissuto. Dicono che l'abbia ucciso un male estremo che non lascia scampo: quand'esso attacca le cellule di certi organi (pancreas? colon? le versioni sono diverse), anche la più avanzata scienza alza bandiera bianca. Ma dubitiamo, per come l'abbiamo conosciuto adolescente e poi nella lunga stagione dei trionfi atletici, che Pietro si sia arreso. Immaginiamo la sua lotta, il suo digrignare dei denti, la sua inesausta fede nella forza della volontà. Finchè gli è stato concesso fiato e una stilla di energia, Mennea ha certamente combattuto così come aveva fatto mille volte in pista e, poi, negli studi universitari e nell'attività professionale.

Gli italiani, anche quelli che non si nutrono di notiziari sportivi, sapevano chi fosse stato, trent'anni e passa or sono, la "Freccia del Sud": uno che arrivava rapido e puntuale, alla faccia delle strombazzate "frecce ferroviarie" di oggi. Di quest'ultime, difatti, non aveva proprio nulla: non il profilo elegante, la sagoma filante, il silenzioso e morbido procedere quasi che, invece di correre su binari di ferro, scivolino su cuscini d'aria. Pietro Paolo, al contrario, ruminava fatica, sputava fiele, storceva il busto e protendeva il mento. Pareva, quasi, che il principe De Curtis si fosse fatto velocista: ma nessuno ne rideva, perchè sarebbe stato come ridere di noi stessi. Invece scrosciava l'applauso: ringraziamento per qualcuno che, pur assomigliandoci, s'era fatto campione.

Pietro Mennea alfiere dell’Italia alla Cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici Seul 1988, la sua quinta Olimpiade.Il podio dei 200 metri ai Giochi Olimpici Mosca ’80: Allan Wells, argento dopo l'oro conquistato sui 100, Pietro Mennea, campione olimpico,  Don Quarrie, medaglia di bronzo.
Pietro Mennea alfiere dell’Italia alla Cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici Seul 1988, la sua quinta Olimpiade. A destra: il podio dei 200 metri ai Giochi Olimpici Mosca ’80: Allan Wells, argento dopo l'oro conquistato sui 100, Pietro Mennea, campione olimpico,  Don Quarrie, medaglia di bronzo
Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Aprile 2013 12:56
 
Auguri, Carlo Monti, combattivo velocista con le scarpette chiodate e con la penna del giornalista PDF Stampa E-mail
Domenica 24 Marzo 2013 06:48
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Carlo Monti, qui in posa, con la maglia della Pro Patria Milano (foto ripresa dal libro edito dalla  gloriosa società milanese in occasione del suo centenario di vita)

A nome di tutti i soci dell'Archivio storico dell'atletica italiana "Bruno Bonomelli" desideriamo far giungere il nostro più affettuoso augurio a Carlo Monti, il quale dopo avere tagliato tanti fili di lana nella sua brillante carriera di atleta, oggi ne taglia un altro attrettanto solido: festeggia, nella sua casa milanese, 93 anni, attorniato dall'affetto dei suoi cari, in particolare di suo figlio Fabio, giornalista della redazione sportiva del "Corriere della Sera".

Carlo, originario di Fino Mornasco, provincia di Como, laureato in chimica, è stato sempre un esempio per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, di godere della sua amicizia, di ascoltare i suoi aneddoti sugli sprinters degli Anni 40, in quella Milano che sembrava una fucina che forgiava uomini veloci. Uomo di grande buon senso, giornalista di eccezionale longevità sulle tribune stampa di tutti i più importanti eventi legati al nostro sport. E così come era stato pugnace con le scarpette chiodate ai piedi, altrettanto lo è stato con la macchina da scrivere. Esempio di rettitudine, indipendenza di giudizio, mai prono ai voleri dei "padroni del vapore", pur sempre rispettoso dei differenti ruoli. Schiena diritta in tutte le situazioni.

Nella piccola tabellina che pubblichiamo qui di seguito sono riassunti, in estrema sintesi, i momenti migliori della sua carriera di atleta che culminò con la medaglia di bronzo (prima argento e poi bronzo) nella staffetta 4x100 ai Giochi Olimpici di Londra 1948. Una carriera che ebbe, per lui come per tanti altri, il buco nero degli anni della Seconda Guerra Mondiale, alcuni dei quali trascorsi in Svizzera, prima del rientro in Italia a fine conflitto.Questi gli altri traguardi importanti:

* Campionati d'Europa 1946: terzo sui 100 metri, eliminato in semifinale sui 200, eliminato in batteria nella staffetta 4x100

* 11 titoli di Campione d'Italia: 4 nei 100 metri (1940, 41, 46,47), 4 nei 200 (1941, 42, 46, 49), tre nella staffetta 4x100 (1941, 46, 48)

* Vincitore dei 100 metri ai Littoriali del 1940

* 14 presenze nella Squadra Nazionale

* Primati personali: 10.5 nei 100 metri e 21.3 nei 200, entrambi a un decimo dai primati nazionali dell'epoca

Auguri, Carletto, auguri davvero di tutto cuore! E grazie per quello che ci hai insegnato con la tua parlata italico-medeghina.

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14 novembre 1985, siamo a Brescia, al ristorante “La Campagnola” durante la serata organizzata dalla Associazione Amici dell’Atletica in onore di Carlo Monti e di Primo Franzoni,
poliedrico atleta bresciano che prese parte nel salto con l’asta in alcune edizioni dei Campionati italiani di atletica a metà degli Anni ‘30. Franzoni è il primo sulla sinistra, seduto accanto a sua moglie; Carlo Monti al microfono, sempre brillante e spiritoso intrattenitore 
(foto dalla Collezione Ottavio Castellini)
Ultimo aggiornamento Domenica 24 Marzo 2013 15:54
 
Una notizia agghiacciante ci ha raggiunto pochi minuti fa: è morto Pietro Mennea PDF Stampa E-mail
Giovedì 21 Marzo 2013 09:42

Solo un flash in questo momento: Paolo Marabini, giornalista a "La Gazzetta dello Sport" e nostro socio, ci informa di aver appreso la terribile notizia della morte di Pietro Mennea. Pochi istanti fa anche il sito del quotidiano laRepubblica, che abbiamo consultato, ha lanciato una brevissima notizia.

We received a terrible news few minutes ago: Pietro Mennea died in Rome this morning.

Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Marzo 2013 10:41
 
L'Assemblea ASAI 2013 il Primo Maggio nella Azienda Agricola Peri Bigogno a Castenedolo (Brescia) PDF Stampa E-mail
Sabato 16 Marzo 2013 08:15

Fissate data e luogo per la Assemblea annuale 2013 del nostro Archivio: giovedì 1° Maggio i partecipanti saranno ospiti nella bella sede della Azienda Agricola Peri Bigogno, in località Castenedolo, pochi chilometri fuori Brescia. La data ha un significato particolare: fu proprio il 1° Maggio del 1993, vent'anni fa, che in una sala del Novotel di Brescia, nacque l'Archivio storico dell'atletica italiana, in occasione di un convegno sulla figura di Bruno Bonomelli. Nel pomeriggio, sulla pista del Campo Scuole "Sandro Calvesi", si disputò,sempre nel ricordo del giornalista, storico e allenatore bresciano, il Campionato italiano dei 10000 metri vinto da Stefano Baldini, oggi direttore tecnico dell'attività giovanile della Federazione italiana.

La scelta della sede "agricolo-enologica" consentirà ai partecipanti di brindare ai 20 anni di vita del nostro Archivio, considerato che Peri Bigogno produce un ottimo "bollicine".

Nelle prossime settimane pubblicheremo sul nostro sito i documenti assembleari.

Chi vuole saperne di più sulla sede della nostra Assemblea e come raggiungerla può leggere tutte le informazioni utili entrando sul sito della Azienda Agricola Peri Bigogno a questo indirizzo....

Ultimo aggiornamento Sabato 16 Marzo 2013 08:48
 
È morto a Brescia Enzo "Franco" Volpi, uno dei migliori fondisti italiani fra gli anni '50 e '60 PDF Stampa E-mail
Venerdì 15 Marzo 2013 15:59
altQui a fianco: da sinistra, Antonio Ambu, Franco Volpi e Luigi Conti nella Pineta di Viareggio in occasione dei Campionati italiani di corsa campestre del 1964. Vinse Ambu, secondo Conti, terzo il bresciano Albertino Bargnani, allievo di Bonomelli, e quarto Franco Volpi.
 
 
  Sotto: Antonio Ambu seguito da Franco Volpi sul percorso del "Campaccio", nella edizione 1962 vinta, per la seconda volta, dal bresciano.
Le foto sono tratte dal libro "Corsa campestre, scuola di campioni" di Bruno Bonomelli e Enrico Arcelli.
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Per tutti, nel mondo dell'atletica bresciana e fra i tanti amici che aveva, era "Poiana", nome di un uccello rapace tipico dell'Europa. Enzo Volpi era un atleta che seppe librarsi alto proprio come i rapaci, sempre nella massima libertà, insofferente ad ogni tipo di costrizione e di inquadramento da caserma, come avrebbero voluto i "federali" dell'epoca, e di tutte le epoche...

Enzo Volpi è mancato la sera del 14 marzo, a Brescia. Era nato nella città della Leonessa il 16 agosto del 1936. Enzo all'anagrafe ma per tutti "Franco", non lo abbiamo mai sentire chiamare Enzo. Chi lo ha conosciuto ne ricorda la gioia di vivere, la spensieratezza, il cameratismo, era un giocherellone sempre pronto allo scherzo con i suoi compagni: era un eterno ragazzo che prendeva la vita con allegria. Famose le sue "mattate": durante le corse podistiche nelle montagne bresciane raccontava (pura verità) che si fermava a raccogliere erbe, asparagi selvatici, funghi, lui conoscitore della natura come pochi ne abbiamo incontrati. E nonostante le soste, vinceva le gare, arrivando al traguardo con un bel mazzo di asparagi di montagna. E non è che gli altri fossere delle "pippe".

Uno sport vissuto in allegria quello di Franco Volpi , fatto soprattutto di corsa in libertà, sulle strade, nei campi, nelle montagne. Pista poca, lo stretto indispensabile. Un keniota ante litteram, nato nella terra compresa fra il fiume Oglio e le sponde del lago di Garda. Non parliamo dei cosiddetti raduni collegiali, che evitava come la peste, con gran dispitto della Federatletica. E per questa sua libertà pagò. Infatti i "federali" lo colpirono nel peggiore dei modi: lo esclusero dai Giochi Olimpici di Roma '60, una partecipazione che avrebbe ampiamente meritato.

Aveva vinto il titolo italiano dei 10000 metri nel 1959, stabilendo il nuovo primato italiano, 30:05.8. Meglio dire: rivinto, perche' la prima maglia tricolore l'aveva indossata nel 1956, sulla stessa distanza. Grande attraverso i prati, soprattutto. Il cross era il suo regno. Elenchiamo i suoi piazzamenti ai Campionati italiani di corsa campestre: quarto nel 1956, campione italiano nel '57, a Bergamo, davanti all'atleta di casa, Franco Baraldi, terzo nel '58, ancora campione italiano nel '60 con quasi 30 secondi di vantaggio su Luigi Conti che ai Giochi Olimpici fu iscritto nei 5000 e fece il primato italiano in batteria, mentre Franco rimase a Brescia...a raccoliere funghi, grazie alla FIDAL, straordinario! La lista continua con i secondi posti del 1962 e del 1963, il quarto del 1964, il terzo del '68, il quinto del '70.

E ancora: secondo alla "Cinque Mulini" nel 1962 alle spalle di un "tale" di nome Michel Jazy; e ben quattro terzi nel '57, '58, '60 e '63. Vincitore della prima edizione del "Campaccio" nel 1957, gara che vincerà nuovamente nel 1962. Parliamo degli anni di Baraldi, di Giorgio Gandini, di Conti, di Francesco Perrone, del nascente Antonio Ambu, di Antonelli, Lavelli, Sommaggio, Francesco Bianchi, Silvio De Florentis.

Franco "Poiana" Volpi incarnò, insieme all'altro fondista bresciano Albertino Bargnani, il prototipo del corridore come lo pensava, vedeva e plasmava Bruno Bonomelli.

Noi che ti abbiamo conosciuto di ricordiamo con devota amicizia.

Ultimo aggiornamento Domenica 17 Marzo 2013 08:14
 
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