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I Campionati d'Europa nei giudizi e commenti del numero 61 di Trekkenfild PDF Stampa E-mail

Abbiamo ricevuto il nuovo numero di «Trekkenfild» che, ovviamente, contiene  vari commenti  sui Campionati d'Europa conclusi a Berlino una decina di giorni fa. Commenti anche taglienti, alcuni scritti in punta di penna ma altrettanto impietosi. Da parte nostra aggiungiamo solo un telegrafico post scriptum. Signori giornalisti, signori commentatori, ma possibile che vi accorgiate dello stato di profondo disagio in cui versa questo nostro sport solamente in occasione dei Giochi Olimpici, dei Campionati del mondo, dei Campionati Europei? Se invece di stare appiccicati alle vostre sedie in redazione davanti a un PC a fare copia - incolla (sia chiaro: non parliamo di Walter e Daniele che il culo lo alzano eccome, e ci mettono del loro per seguire gli avvenimenti) andaste a vedere, di tanto in tanto cosa succede nelle Regioni, nelle Province, nelle disastrate società che sono alla canna del gas, non vi meravigliereste. È inutile andare a far spendere soldi al vostro editore a Berlino, a Rio, l'anno prossimo a Doha, andate - in treno - a Piacenza, a Brescia, a Pergine Valsugana, a Macerata, a Trapani, a Eboli, e vedrete che il Cristo dell'atletica si è inesorabilmente fermato da qualche parte e non va più avanti. E in queste condizioni non ci si può aspettare niente a livello internazionale. A nessuno di noi (qui in questo spazio) interessa difendere la Federazione, il suo presidente, il suo Consiglio, i suoi tecnici. Non è colpa di Giomi, Pierino o Cagafusi, mettete chi volete, falliranno tutti se si continua con questo andazzo. Anche quelli che passano per essere degli aspiranti geni. L'atletica è, nè più nè meno, lo specchio di questo Paese nel quale si sta sbriciolando tutto, non soltanto i ponti. A noi, per fortuna, resta la storia. Solida.

Leggetevi «Trekkenfild», se ne avete voglia. L'indirizzo è questo.