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Cultura? Parola misteriosa e sconosciuta nel «democratico» mondo dello sport PDF Stampa E-mail

Correva l’anno 1950. L’Assemblea della Federatletica – che allora veniva celebrata ogni anno, per poi diventare a cadenza biennale agli inizi degli anni Sessanta ed infine ridursi alla riunione elettiva in svolgimento all’indomani della stagione olimpica – riuniva i delegati delle società a Palermo. All’ordine del giorno c’era la “correzione” dello Statuto. Il primo punto a cui mettere mano era la data di nascita della F.I.D.A.L. Qualcuno si era accorto che nella Carta federale la citazione dell’anno di fondazione non andava bene. Di questo, il 13 febbraio, diede conto ai lettori la «Gazzetta dello Sport» con un articolo a firma Gualtiero Zanetti, dal titolo “Tutti d’amore e d’accordo al congresso della FIDAL”. Questo che segue è uno stralcio; se volete leggerlo più agevolmente cliccateci sopra e ingranditelo:

  alt

Questo era il livello della cultura riguardante la storia dello sport esistente ad una Assemblea dell’epoca. E quando il maestro di Rovato alzava la voce, anzi la vociona, per stigmatizzare questa ignoranza, lo facevano passare per matto...

Viene da chiedersi: ma oggi, 68 anni dopo, nonostante il contributo di personaggi come Bruno Bonomelli a che punto siamo? Quale sarebbe oggi il livello culturale della massima assise della FIDAL? Ma anche di tutte le altre strutture sottostanti?

Per ora prendiamo atto che fino ai primi anni Sessanta le società di atletica potevano far sentire la loro voce ogni anno, poi ogni due, ed infine ogni quattro, ovviamente con solo e unico tema d’interesse l’elezione del nuovo presidente e del nuovo Consiglio. Ci consoliamo con i «progressi democratici» del C.O.N.I. che, dopo aver mantenuto per alcuni decenni, successivi alla caduta del fascismo, il meccanismo della nomina “calata dall’alto” del rappresentante provinciale, passò finalmente alla elezione ad opera dei presidenti delle Federazioni locali nel 1980. Proseguendo con i vistosi «progressi democratici» da qualche anno la nomina della figura di riferimento locale del Comitato Olimpico è tornata di competenza dell’apparato centrale. Praticamente ridotta a nulla.

Conclusione: se abbiamo l’impressione che a livello di cultura sportiva pochi siano stati i passi in avanti (ma perlomeno esiste qualche «nicchia» a cui attingere informazioni), notiamo anche che a livello democratico il passo è stato quello del gambero. O forse c’è ancora qualcuno che continua a far confusione fra elezioni e nomine? Tranquilli, siamo in Italia. Siamo sempre a tempo a cassare tutto….