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Domani alla chiesa dell'Isolotto a Firenze ricorderemo Aldo Capanni PDF Stampa E-mail

“Cari amici, eccoci all’appuntamento annuale in memoria di Aldo. La Santa Messa di suffragio la celebrerò nella Chiesa dell’Isolotto, al solito, il 10 gennaio 2019 alle ore 18. Anche per quest’anno interverranno i membri dell’Associazione Veterani dello Sport con la preghiera – ricordo.

“Quest’anno ho pensato ad un ricordo particolare. Veramente non è una novità: l’ho messo anche nella busta-ricordo che ho distribuito in occasione del funerale di Aldo. Trattasi dell’articolo «Se n’è andato in punta di piedi», apparso su giornali dell’epoca, e riportato nel libro di mio fratello alle pagine 77 – 79.

“Colgo l’occasione per benedirvi e ringraziarvi di tutto cuore.

D. Alessandro Capanni

Questa la lettera che ci ha inviato don Alessandro per ricordare l’anniversario della scomparsa di suo fratello e del nostro amico Aldo, socio fondatore di questo Archivio Storico e segretario ininterrottamente dal 1994 al gennaio 2007. Forse l’abbiamo già detto altre volte, ma ci dà sempre un battito accelerato ricordare che ancora poche settimane prima di subire l’offesa della impossibilità fisica, volle predisporre il bilancio per l’Assemblea che si sarebbe tenuta qualche mese dopo. Questo era Aldo, un gigante, di efficienza, di onestà comunque la si voglia guardare, ci ha sempre messo del suo, non ha mai posto le mani nelle tasche degli altri.

Alessandro cita l’articolo che Aldo scrisse in memoria di Piero Massai, titolato «Se n’è andato in punta di piedi» e pubblicato, era il 2001, su due riviste fiorentine: «Spiridon Italia» e «ASSI News», questa la voce della storica società Arno Società Sportiva Italiana Giglio Rosso Firenze, di cui Aldo fu dirigente per lunghi anni, lasciando una eredità unica, di lavoro, cultura, dedizione. Il titolo di quell’articolo in morte del suo amico Piero Massai vale anche per lui: se n’è andato in punta di piedi. Troppo presto, purtroppo.

Le due vite, quella di Piero e quella di Aldo, si sono a lungo intersecate, o forse sarebbe più appropriato usare quella famosa definizione usata da Aldo Moro quando, per vicende politiche, parlò di «convergenze parallele». Perché no? Piero e Aldo operavano parallelamente, nella società sportiva, ma vivevano la loro passione, la loro cultura, in maniera convergente, era un sentire comune, che convergeva, appunto. L’articolo (apparso poi nel libro di Aldo «Di tutto un po'») che riproduciamo è l’esatta fotografia di quella convergenza umana. Per leggerlo agevolmente cliccare sulle singole pagine e si ingrandiranno.

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