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Enzo Gallotta, nuovo socio del nostro Archivio...a sua insaputa, ci ha visti così PDF Print E-mail

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Enzo Gallotta, giornalista, attento cronista di «giudiziaria», ma persona di vasti interessi, per sua fortuna, anche al di fuori delle aule giudiziarie. Approdò al «Giornale di Brescia» emigrando dall'altro foglio cittadino «BresciaOggi», dopo esperienze radiotelevisive gardesane, quelli erano i tempi, anni '80. Fra le passioni anche lo sport, in generale, con predilezione per i «personaggi», in particolare per quelli legati alla sua  terra, Toscolano Maderno, lago di Garda. Ha scritto belle cose su Ugo Locatelli, calciatore campione olimpico nel '36 e campione del mondo nel '38, e sul rugbista Lucio Avigo, uno che ha fatto storia del mondo della palla ovale bresciana. Sportivone lui stesso, il Gallotta: corre, dice lui corricchia, ogni giorno, una volta la settimana con altri amici fa il bagno nelle acque invernali non proprio bollenti del Benaco, collabora con il GS Montegargnano, club di podisti accaniti. Ma soprattutto, Enzo Gallotta è persona perbene, disponibile, amabile, che una mano te la dà sempre, se gliela chiedi. L'abbiamo fatto entrare nei «nostri» un po' subdolamente, usando una tecnica divenuta famosa qualche anno, tecnica da mettere in conto a un politico con la faccia foderata di pelle di culo, il quale sostenne di essere divenuto proprietario di un vasto appartamento romano con vista sul Colosseo «a sua insaputa». Enzo non ci ha guadagnato nulla, anzi ci ha rimesso anche la quota di adesione al nostro gruppo. In compenso ci ha regalato questo simpatico scritto sulla sua prima esperienza A.S.A.I. Sappiate che Enzo non è la prima volta che sta al nostro fianco per iniziative che hanno avuto a che fare con l'atletica. Sempre con convinzione, disinteresse, sincera amicizia. E non sarà l'ultima. Benvenuto tra noi.

Nella foto di Marco Peiano, scattata nella Sala Aldo Capanni, «agli ASSI» come dicono a Firenze, Enzo Gallotta si intrattiene con Augusto Frasca al momento della consegna del diploma di Socio Fondatore.

La racconto. Questa è la storia di una “imboscata”. Amicale, sodale, piacevole. S’intende. L’agguato è andato a segno a metà. Autore per nulla anonimo: Ottavio Castellini. Amico, prima che collega. Ritrovato sulla strada di Navazzo, borgata affacciata sul lago di Garda, in sponda bresciana, eletta a suo buon ritiro. Gargnano il Comune, di cui è cittadino onorario.

L’invito mi viene recapitato via telefono dallo stesso presidente dell’A.S.A.I., che porta il nome dell’indimenticato Bruno Bonomelli, da me conosciuto nel passato prossimo di giovane cronista. “Vieni a Firenze, così i riconoscimenti con la carta fatta a mano dall’Antica Cartiera Toscolano 1381, li consegni tu. E questa è un’imboscata”. Così ci troviamo a partire – io, mia moglie Ornella, con Elena e Marco Forti - in un sabato a mezzo aprile alla volta della Toscana. Meta di passo è Montecatini Terme, dove si trascorre piacevole serata in compagnia. Non senza aver prima aggirato le insidie del navigatore. Attrezzo “infernale”, di cui diffidare a prescindere, che ci ha fatto transitare a Scandicci e dintorni prima di farci affrontare un colle anonimo e atterrare infine a destinazione.

Il mattino a seguire è pioggerella fine, di aprile. Il dolce dormire lascia spazio all’ultimo tratto verso la destinazione: Firenze, viale Michelangiolo. Si scrive proprio così. Al civico 64 la sede dell’ASSI Giglio Rosso, storica società sportiva fiorentina, prossima al secolo di vita. Ci troviamo famiglie intere, movimento di bimbi e mamme che stanno per partire per una “maratona” in famiglia. Al primo piano, la biblioteca è spazio riservato all’assemblea A.S.A.I. In attesa che l’annunciato agguato si compia, uno sguardo in giro. Verso i campanili della città e la cupola del Duomo. Avrebbero molta Storia e storie da raccontare.

La sala si riempie, una persona dopo l’altra. Ci sono colleghi giornalisti, storici della disciplina propria dell’Archivio Storico, ci mancherebbe. Rimbalzano i nomi di qualche ex atleta, presente e non (con relativa giustifica). Puntuale, il richiamo all’attenzione. Si comincia. Assemblea numero 25. Si celebra il quarto di secolo dell’A.S.A.I. Parola al Sindaco Revisore dei conti. A posto. Poi la relazione del Consiglio direttivo, impegno del presidente. Tutto già scritto nella puntuale cronaca a verbale del segretario disponibile su queste stesse pagine virtuali. L’”imboscata”, in questa parte inattesa a ribadire la proprietà del termine, arriva quando il presidente-amico, Ottavio, si appresta a richiamarmi all’ordine per prendere posizione. Ci sono i diplomi da consegnare. “Poi – dice rivolto alla platea- lui non lo sa ancora, ma da oggi è uno dei nuovi soci dell’A.S.A.I.”. Non sono ammesse repliche. Sorpresa, sorpresona. Mi si passi il neologismo. Sono davvero preso alla sprovvista. Non me l’aspettavo. E ho detto, e scritto, tutto. Nella veste e nella funzione di socio, mi tocca. Passo alla consegna dei preziosi fogli di carta fatta a mano. Testimonianza d’oggi dell’ingegno e del lavoro del passato, che si perpetua oggi, della mia piccola patria che mi sta a cuore.

Il resto, affatto secondario, sta in alcuni interventi dei soci. Decisioni da prendere, impegni economici da affrontare. Se ne parla, in amicizia. Franchezza e determinazione nell’affrontare questioni e problemi con il pragmatismo necessario. Mi interessa, ne sono al tempo stesso incuriosito e affascinato. Al punto che le circa due ore se ne vanno via rapide. Come il tempo di un amen. Magari un poco più.

Cosa posso dire infine? Che mi appresto a chiudere per non tediare il lettore . Scrivo “grazie”. Grande così. A Ottavio e ai soci tutti, con i quali ho il piacere di condividere cammino e interessi. “Rari nantes in gurgite vasto”, non siamo naufraghi. Affatto. Semmai un gruppo che ha il piacere della ricerca e comune passione. Per lo sport, per l’atletica. Per il suo scorrere, nel senso del tempo. Storie di donne e uomini, di luoghi e tempi. Di passioni e sentimenti, sudore e sacrificio. Che significato ultimo avrebbe diversamente un Archivio Storico?

Io l’ho vissuta e la scrivo così, questa giornata fiorentina. Corsa via troppo presto. Conclusa con l’abbraccio degli amici al Presidente emerito, Roberto Luigi Quercetani. Un Maestro.

Sulla strada del rientro, non lo nascondo, personale gratificazione per la parte “oscura” dell’annunciato agguato. Altro non ho da scrivere. Se non da rivelare che l’ultima imboscata mi è stata riservata dal navigatore della mia automobile quando sulla strada del rientro non ho imboccato lo svincolo d’uscita a Mantova Nord. Come indicato dalla voce della gentile “annunciatrice”. Ho tirato dritto. Dopo un migliaio di metri la stessa voce mi ha avvisato: “Attenzione, c’è un traghetto sulla vostra rotta”. Ho dato un’occhiata. Quota periscopio: fino all’orizzonte, solo pianura. Niente mare. Il Po relativamente lontano. Nessun siluro in arrivo. È stata un’imboscata!