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Un documento eccezionale: il verbale del primo record di Livio Berruti PDF Stampa E-mail

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Potete ammirare qui la riproduzione della «application» - così si chiama ancor oggi - per il riconoscimento (omologazione) di un primato da parte della Federazione internazionale di atletica, la I.A.A.F. che a quel tempo stava a significare International Amateur Athletic Federation. Questo documento riguarda il primo dei due primati del mondo stabiliti da Livio Berruti nel pomeriggio di sabato 3 settembre 1960, sui 200 metri. Siamo allo Stadio Olimpico, durante la XVII Olimpiade dell'Era Moderna, sono le 15.42, come attesta il documento, si corre la seconda semifinale.

Ripercorriamo lo sviluppo di questa gara, mettendo indietro le lancette dell'orologio di 24 ore. Venerdì 2, con inizio alle ore 9, si erano corse dodici batterie; il sistema di «promozione» al turno successivo prevede che passino i primi due di ogni serie più i tre migliori tra gli altri classificati: e fanno 27, numero strampalato, Dio sa perchè 27, si poteva fare almeno 28,  visto che le corsie erano sette, o no? Qualche annotazione sulle batterie: in quarta non parte il cecoslovacco Mandlik, che è uno bravolino, resta fuori il tedesco Manfred Germar nella undicesima (oro nei 200 e argento nei 100 agli Europei di Stoccolma 1958). Stessa sorte (terzo nella decima batteria) per Armando Sardi, mentre ce la fa Salvatore Giannone, secondo nella dodicesima. Berruti sul velluto, primo nella settima batteria:

1. Berruti 21.0
2. Robinson (BAH) 21.4
3. Murad (VEN)  21.8
4. Rekola (FIN)  22.2
5. Bouchaib (MAR)  22.3
non partito Gosal (Indonesia)  

Nello stesso giorno, nel pomeriggio, a partire dalle 15.20, si disputano i quarti di finale, quattro serie, i primi tre di ognuna in semifinale, senza elucubrazioni come oggidì. Sovietici (tre) tutti a casa, come il filiforme keniota di origini asiatiche Serafino Antao, uno bravo qualche anno dopo (Commonwealth 1962) e come il francese Delecour; stessa fine, ossia fuori, anche per Giannone. Berruti (quarta serie, l'unica da sei concorrenti) accelera un po' rispetto alla batteria, stuzzicato dal mastino polacco Foik:

1. Berruti 20.8
2. Foik (POL) 20.9
3. Genevay (FRA) 21.1
4. Jones (GBR) 21.2
5. Bunas (NOR)  21.4
6. Wendelin (GER) 21.6

Tutti a nanna, se ne riparlerà il sabato. Due - ovvio - le semifinali. Livio corre la seconda, ed è un volo straordinario, certificato dal documento che pubblichiamo. Questo il risultato completo:

1. Berruti 20.5
2. Norton (USA) 20.7
3. S. Johnson (USA)  20.8
4. Radford (GBR) 20.9
5. D. Johnson (ANT) 21.0
6. Genevay (FRA) 21.0

 

Poco meno di due ore e un quarto più tardi la finale, che diede questo esito, tanto per rinfrescare le memorie:

 

1. Berruti 20.5
2. Carney (USA) 20.6
3. Seye (FRA) 20.7
4. Foik (POL)  20.8
5. S. Johnson (USA)  20.8
6. Norton (USA)  20.9

Reso omaggio agli atleti, diamo uno spazietto di notorietà anche a starter, giudici e cronometristi, sempre rirefendoci al documento in nostro possesso. Questi ultimi furono: Luciano Scaramel, di Treviso, Enrico Bortolotti, di Bologna, e Luciano Fagnani, di Ancona. Tutti e tre cronometrarono 20.5. L'uomo che sparò il colpo di pistola fu il milanese Primo Pedrazzini. I certificatori della pista furono Umberto Modotti, di Udine, e il romano Arrigo Bugli. Fra i giudici di campo, Stelvio Crivellaro, di Padova, Dante Pedrini, di Bologna, e un nome ben noto a chi ha frequentato l'atletica lombarda tempi indietro: il cav Mario Bruno, presidente del Comitato lombardo F.I.D.A.L. per decenni. Burbero, brontolone, ma mai sufficientemente rimpianto.