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L'oro della medaglia olimpica non sbiadisce mai: Maurizio Damilano PDF Print E-mail

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Copertina della raccolta dei risultati delle gare di atletica ai Giochi Olimpici Mosca '80 e riproduzione della pagina 97 con il dettaglio completo della gara dei 20 chilometri di marcia. Per poter leggere facilmente i risultati cliccare direttamente sulla pagina.

 

Era il 24 luglio 1980... Quel giorno...Portava il numero di gara 425, aveva 23 anni, teneva pettinati sulla zucca ancora quasi tutti i capelli, arrivò al traguardo senza smaniare, urlare, come tanti degli esagitati di oggi che si danno delle gran botte sul petto come gli scimmioni dei film di Tarzan. Eppure era campione olimpico, nella sobrietà di figlio della terra piemontese, felice ma composto, come quell'altro vent'anni prima a Roma '60. Sapete di chi diciamo vero? Quello di oggi di nome e cognome fa Maurizio Damilano. Avete notato? La nostra carrellata iniziale di ori olimpici porta il sigillo di tre marciatori: Frigerio, Dordoni, Damilano, un milanese, un piacentino, un cuneese. E non è finita, altri ne verranno. Abbiamo cercato fra le fin troppo conservate carte qualcosa che parlasse di quel giorno, e siamo stati fortunati: a pagina 12, del numero 8 - 10 / 1980, della rivista «Atletica» abbiamo pescato uno scritto dello stesso Maurizio il quale, subito dopo aver assaporato il gusto dell'alloro olimpico, scrisse, quasi a caldo, le sue impressioni. Eccole:

Abbiamo vinto in tre!

"Quando 45 minuti prima dell'inizio della 20 km olimpica lasciavo il cav. Dordoni ed il prof. Conconi e, con Giorgio, entravo in camera d'appello, ero molto sicuro di me stesso, sapevo di trovarmi in condizioni ideali.

"Questa serenità e consapevolezza di aver fatto tutto, e certamente bene, per presentarmi all'appuntamento olimpico al meglio, l'ho cpmpreso dopo, a gara terminata, è stata la mia arma vincente.

"La giornata paerticolarmente calda e priva di quel vento che ogni giorno aveva spirato su Mosca, rendeva tutti più nervosi, sapendo che le incognite che accompagnano ogni pre-gara diventano maggiori.

"Finalmente simo allineati sulla linea di partenza in attesa del colpo di pistola. Ancora qualche pensiero, la raccomandazione a me stesso di fare una prima parte di gara tranquilla spendendo poco, perchè il caldo, anche se cercavo di mascherarlo, preoccupava pure me.

"Via! La gara è partita. I primi 300 metri in pista alla ricerca di portarti in buona posizione all'uscita.Un'occhiata all'orologio sul grande tabellone dello stadio per rendermi conto dei tempi. Siasmo fuori. Mi aggancio al plotoncino di testa. Mi guardo attorno per vedere chi c'è. Attraversati i viali del parco che circonda lo stadio Lenin, ci ritroviamo sul lungo Moscava. Stiamo marciando da 2,5 km. In testa come previsto Bautista affiancato dal ceco Pribilinec. Io mi tengo in fondo al gruppettino di una decina di unità che segue di pochi metri i primi due. Ho i pensieri rivolti a marciare il più possibile rilassato. Iniziano i primi cedimenti ed il gruppetto si assottiglia. Ad ogni giro di boa cerco di rendermi conto dei distacchi. Particolarmente seguo i tedeschi dell'Est, gli unici grandi che mancano in testa. Ai 10 km siamo rimasti in 4, Bautista, Solomin, Pochenchuk ed io. Sto molto bene ed inizio a rendermi conto che una medaglia è vicina. Bautista, che ha guadagnato un 20 m., mi pare stanco e sta marciando inaspettatamente contratto. Decido di allungare leggermente. Soltanto Solomin mi segue, sento che ha una respirazione molto affannata, ma l'incitamento del pubblico lo aiuta a non mollare. Raggiungiamo Bautista, e siamo in tre a guidare la gara. La medaglia ormai è sicura, rimane da vedere di quale metallo sarà. Continuo a controllare ad ogni giro di boa i distacchi, ed a seguire quando lo incrocio Giorgio che sta marciando in buona posizione.

"Bautista e Solomin ricevono la prima ammonizione contemporaneamente. Il messicano ha una reazione istintiva, strappa e guadagna subito 20 m. - Penso tra me stesso che è pazzo. È stato appena richiamato e subito cerca di mollare il sovietico, che gioca in casa, invece di tenerlo sotto tiro ed attaccarlo nel finale, rischiando meno d'incorrere in una squalifica. Il primo colpo di scena, che in verità un poco l'attendevo, verso i 17,5 km. - Bautista non rientra verso lo stadio Lenin, poco prima di rimboccare il raccordo, il giudice arbitro polacco lo blocca  con la classica bandierina rossa. Ormai sono secondo, ho guadagnato qualcosetta a Solomin, ma sono indeciso se attaccarlo dopo aver visto il risultato di Bautista. Solomin si gira un paio di volte a controllarmi. Capisco che sta soffrendo, ma preferisce rimanere sul mio ritmo rimontando lentamente senza strappare. In una curva secca, nascosta dagli alberi del viale che andiamo ad imboccare, noto che il pulmino dei giudici si è fermato. Subito non penso che Solomin sia stato squalificato. Credo stia vomitando ma il pubblico ed i poliziotti hanno avuto uno scarto verso il centro della strada e mi nascondono la scena, anche se Solomin non mi precede che di una trentina di metri.

"Quando me ne rendo conto, penso che il sogno più grande e nascosto della vigilia si sta avverando. Marco gli ultimi due km che mi portano in pista tranquillamente. Infilo il sottopassaggio e sono in pista. Mi guardo attorno e vedo, tra l'immensa folla che assiepa le gradinate dello stadio Lenin, una bandiera tricolore che sventola.

"Sto pensando a casa, o cosa starà facendo Sandro che mi ha preparato per questa stupenda affermazione. Mi dico che gran parte di tutto questo è merito suo. Raggiungo il traguardo e alzo le braccia al cielo, l'alloro olimpico è mio ormai ne sono certo. I primi complimenti sono del presidente Nebiolo, me li fa in piemontese, la mia e anche la sua lingua natale. C'è molta confusione intorno, gli amici si susseguono, ed io attendo l'arrivo di Giorgio. Voglio comunicargli il risultato che sicuramente non sa (l'ultima volta che mi ha incrociato sul tracciato ero secondo). Arriva molto affaticato, gli dico che ho vinto e lo abbraccio. Quest'oro olimpico è anche suo e di Sandro> Sul traguardo di Mosca sono giunto per primo io, ma con me c'erano loro. L'Olimpiade l'abbiamo vinta in tre".

Dopo paziente ricerca abbiamo trovato un video di oltre undici minuti della gara di Mosca, con il commento di Paolo Rosi. Chi volesse può vedere questo documento della televisione sovietica a questo indirizzo.