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Nebiolo, Mennea, il primato del mondo, e la benedizione del Serpente Piumato PDF Print E-mail

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Primo Nebiolo, Pietro Mennea e Carlo Vittori, esultanti, qualche attimo dopo l'annuncio del nuovo primato mondiale dei 200 metri

Augusto Frasca, a quel tempo, era il Capo Ufficio Stampa della Federazione italiana di atletica leggera. Un «tempo» che durò quasi venti anni, fino alla fine dell'Era Nebiolo e l'inizio dell'Era Gola, questa fu questione di poche settimane poi lui stesso decise di uscire dalla porta principale. Augusto ha vissuto da dentro venti anni di atletica nebioliana, momenti esaltanti, altri angoscianti. Augusto potrebbe scrivere un corposo volume prendendo a prestito il titolo di un libro di Giulio Andreotti, «Visti da vicino», da molto vicino. E, se leggete con attenzione, traspare in queste non molte righe che, su nostra insistenza, ha calibrato per noi. Righe non molte, come nella formazione culturale dell'autore, significati su cui riflettere, anche a distanza di 40 anni, tanti. E noi gliene siamo grati.

Qualcuno si chiederà cosa c'entra il Serpente Piumato, Quetzalcoatl, una delle principali divinità della cultura azteca (che ne ha ben 67...). Ma il Serpente Piumato, normalmente verde, occupa un posto primario. E sotto la sua protezione, Nebiolo, Vittori e Mennea ebbero la loro giornata di gloria.

Nella testa di Nebiolo

di Augusto Frasca

...quel primato viveva da tre anni. Ne aveva previsto la possibilità in una serata autunnale romana del 1976 dinanzi ad un distratto piatto di pasta in un ristorante di viale Parioli, maledicendosi per aver assegnato a Sofia l'edizione delle Universiadi 1977. Quando il dirigente torinese scelse Città del Messico per la scadenza successiva, fece il possibile per favorirne, insieme con le garanzie organizzative, il massimo della visibilità, assicurandosi, da parte del ministro messicano Guillermo Lopez Portillo, l'intero finanziamento della trasferta per una copiosa pattuglia di giornalisti. A risultato acquisito, né subito, né in futuro, secondo un costume che avrebbe più avanti avuto come vittima anche Carlo Vittori, tenuto dall'atleta completamente all'oscuro in occasione dell'improvviso ritiro dall'agonismo, dell'intera operazione messicana – di cui Nebiolo, nel duplice ruolo di presidente federale e dell'organismo universitario internazionale, fu inventore dalla a alla zeta – Mennea non mostrò mai riconoscenza. Dietro un grande atleta, e Pietro Mennea è tra i più grandi nella storia dell'atletica nazionale, non deve necessariamente sussistere una grande epica e un grande uomo. Di quell'atteggiamento viziato e di una sceneggiatura non nuova, contribuendo ad una cosciente alterazione della realtà, si ritroveranno così molti anni dopo, con la complicità di disinformatori in servizio permanente effettivo, tracce visibili in una sciagurata ricostruzione cinematografica.