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L'oro della medaglia olimpica non sbiadisce mai: Livio Berruti PDF Print E-mail

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Questa foto è datata 1957: Livio Berruti, solo davanti a tutti, vince i Campionati Studenteschi sui 100 metri, ad Alessandria

Era il 3 settembre 1960…un altro dei giorni indimenticabili dello sport italiano: Livio Berruti, elegante ventunenne piemontese, vince la finale dei 200 metri sulla pista dello Stadio Olimpico di Roma. Allora ne aveva 21, di anni, pochi mesi fa ha festeggiato gli 80, attorniato da tanti amici della Università di Torino, e non solo. Del genetliaco di Livio questo sito ha diffusamente trattato, cercando di riportare in superficie i tanti ricordi di quella giornata, anzi giornate, tutto l’iter agonistico dalle batterie alla finale. Oggi ci sembra superfluo ritornare sull’evento in sé. Abbiamo invece un conto in sospeso con i nostri lettori, e del quale ci scusiamo cercando di riparare, o meglio di saldarlo. Ricordate? Concludevano un ricordo a Livio dedicato con queste parole: “Che ne dite? Ci fermiamo qui? Da leggere ne avete. La prossima volta vi racconteremo il resto della stagione 1956 del futuro campione olimpico”. Trattavasi della stagione 1956, quella che rivelò il talento del giovane studente. Promessa da marinaio, il racconto di quell’anno restò lì, monco. Vediamo di completarlo, aggiungendo un altro piccolo mattoncino alla iniziale carriera del nostro indimenticabile campione olimpico.

Il passo seguente porta la data del 22 luglio; siamo a Biella, al Campo «Lamarmora», in scena i Campionati piemontesi. Dice la cronaca che «il tempo è discreto, la pioggia smette di cadere quando le gare stanno per avere inizio, fa fresco, c’è un po’ di umidità». L’ultimo capoverso dell’articolo è riservato ai 100 metri. Vi si legge: “Nella finale dei 100 tutti gli occhi sono puntati su Berruti e Ghiselli: vincerà l’anziano o il giovane campioncino della Lancia? I due balzano fuori dalle buchette simultaneamente: poi il lanciotto si avvantaggia, agli 80 metri è primo; ma Ghiselli non si dà per vinto, scatta rabbiosamente, e affianca Berruti, lo supera sul filo di lana: i cronometri segnano per entrambi 10”9. Ha dunque vinto l’anziano, ma Berruti ha confermato di essere più di una promessa».

Più o meno negli stessi giorni, la Presidenza della FIDAL comunica i nomi degli atleti invitati ai raduni collegiali estivi previsti in funzione degli incontri internazionali: per gli juniores si tratta di un Italia – Francia, ad Aosta, il 12 agosto. Le due squadre si erano già confrontate l’anno prima a Chambery, primo incontro della nostra Nazionale giovanile, che poi si chiamerà juniores (la categoria venne istituita nel 1955). Livio è inserito nel gruppo che si prepara a Schio. Subito dopo arriva la convocazione per l’incontro di Aosta, la prima della carriera per lui. Per 100, 200 e 4x100 ci sono anche Antonio Aiello Belardi, Pier Giorgio Cazzola, Nerio Fossati, Franco Galbiati, Vittorio Marcora e Sergio Sergian. Nello stesso numero (il 20) del settimanale della FIDAL viene pubblicata la prima tabella ufficiale dei primati italiani juniores, aggiornata al 26 luglio 1956: ci ritroviamo i nomi di Scavo, di Luigi Conti, di Roveraro, di Bravi, di Cavalli, di Raffaele Bonaiuto, che aveva appena fatto più di 70 metri col giavellotto, primo italiano oltre questa barriera. A Schio (4 agosto) si fanno gare di collaudo con gli atleti presenti: Berruti corre nuovamente in 10”9 e raddoppia sui 200, 22”2.

«Splendida vitalità dei nostri juniores» titolo del giornale «Atletica» per il commento di Sergio Gatti all’incontro Italia – Francia, dominato dagli azzurrini per 100 a 81. Protagonista l’indimenticato Enzo Cavalli che sale a 14.98 nel triplo, a pochi centimetri – tre – dal primato italiano assoluto di Franco Bini. Berruti viene schierato sui 100: vince Galbiati, 10”7. Scrive Gatti: “Tra i velocisti va messa in rilievo la prova del non ancora diciassettenne Berruti, alfiere della squadra, che, col suo 10”9, ha permesso un prezioso doppietto sui 100 metri». Poi corre la staffetta e Gatti commenta: «…ha corso in grande tranquillità e molto del merito è stato di Cazzola e di Berruti, autori di due frazioni che hanno praticamente risolto a nostro favore la gara…». Tempo 41”9, Livio era in terza frazione.

Il commentino di Bruno Bonomelli su l’«Unità» del 13 agosto: «Metri 100. Con una veloce, decisa partenza, Galbiati ha imposto la sua superiorità nella corsa veloce, stabilendo altresì, con 10”7/10, il proprio limite personale. Vivace la prova di Berruti (10”9/10). In ombra i francesi».

Una digressione per ricordare i nomi di due atleti che abbiamo incontrato nel nostro lungo cammino nel mondo dell’atletica: il bresciano Angelo Baronchelli, che diventerà un buon astista, forte come una roccia, in quella gara terzo con 3.40; l’esile, nervoso, Enrico Condi (Diana Piacenza) convocato all’ultimo momento per i 400 ostacoli, anche lui terzo, aveva corso in 57”6 (e 16”1 sugli «alti») il 3 agosto a Brescia. Dei francesi l’astista Balastre, il discobolo Alard, il giavellottista Syrovatski, costui, gran talento, fu incluso nella squadra olimpica per Melbourne, ma uscì in qualificazione.

Sull’onda della Nazionale giovanile, Berruti continua la stagione sulla pista del nuovo Campo Scuole di Cremona (26 agosto) dove ottiene il suo primo 10”8 (in batteria) e poi un altro 10”9, quinto in finale. Corre anche una frazione di 4x100 con una Squadra B, con Marcora, Morini e Cazzola.  Enzo Cavalli fa il record italiano del triplo: 15.24. Passano pochi giorni e viaggia a Padova dove si disputano i Campionati nazionali Seconda Serie per il raggruppamento Nord: ancora un 10”8 in semifinale e un 10”9 in finale. Quanti nomi conosciuti: G. Battista Paini, bresciano, allievo di Bruno Bonomelli, primo negli 800 e secondo nei 1500, Franco Volpi, altro bresciano, primo nei 5000 e terzo nei 1500, Tito Morale primo e Nereo Svara secondo sui 400 ostacoli, Carmelo Rado primo nel disco, Carlo Lievore primo nel giavellotto, Antonio Begni, bresciano, (deceduto lo scorso mese di gennaio) quinto nella marcia, l’uomo che ha formato tanti giovani marciatori, un vero gentleman.

«Campionati d’Italia in edizione – record sulla pista e sulle pedane delle Olimpiadi 1960» titola «Atletica». Il ragazzino Berruti così così, ma ha sulle spalle una lunga stagione, e corre 100 e 200. Quinta batteria: Lombardo 10”8, D’Asnasch 11”0, Berruti 11”1; prima semifinale: Gnocchi 10”5, Ghiselli 10”8, Livio 11”0. Doppia distanza: terza batteria: Archilli 22”2, lui 22”4; prima semifinale: Gnocchi 21”9, Riosa 22”1, Livio 22”2 (personale eguagliato), davanti a quel Pollini vigevanese le cui scarpe erano, e sono, un must nel mondo. Non ci mettiamo a curiosare in quel Campionato, ne avremmo troppe da raccontare.

Ma per Livio non è ancora finita. Il 14 ottobre fa una nuova volata di 100 metri, ad Ivrea, nella quarta prova del Gran Premio Piemonte: 10”9.  Il 21 ottobre, a Roma, Gran Premio delle Regioni: batteria 11”1, finale, primo, 10”9, come il trentino Nardelli (campione nazionale CSI, 10”9, qualche giorno prima a Milano) che lo impegna. Per Livio anche la 4x100 del Piemonte, batterie (43”0) e finale, seconda (43”3). Il tempo di 10”8 gli vale la Palma di 1º Grado della FIDAL.