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L'Istituto Tecnico Archimede di Catania ha ricordato il prof. Bruno Cacchi PDF Stampa E-mail

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Questa immagine, scattata dall'inglese Mark Shearman, a nostro giudizio, uno dei migliori fotografi di atletica che abbiamo ammirato, si riferisce al «Cross delle Nazioni» che si disputò  a Cambridge (Gran Bretagna) il 18 marzo 1972. Ultima edizione dell'«International», come era anche chiamato, dall'anno dopo sarebbe stato trasformato in vero e proprio Campionato del mondo IAAF. In questa foto, Paola Pigni, già signora Cacchi, con il numero 54, guida la gara, che sarà vinta dall'inglese Joyce Smith (n.1), terza la sua connazionale Rita Ridley (n.5). Nel 1973 a Waregem e nel 1974 al Parco Reale di Monza la milanese conquisterà due titoli mondiali. Aveva già vinto una edizione non ancora col titolo mondiale, nel 1970, a Vichy.

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L’Istituto Tecnico Archimede, di Catania, farà un salto indietro nel tempo, per ricordare un insegnante che proprio fra le sue mura ha mosso i primi passi di docente. Un uomo che poi si è fatto strada nel mondo dello sport italiano, nell’atletica leggera in particolare, ma non solo. Bruno Cacchi, questo il suo nome, che fu insegnante di educazione fisica, poi allenatore, poi «allenatore un po’ speciale» per una atleta che, con i suoi risultati, innovò il mezzofondo non solo nazionale ma internazionale: Paola Pigni, divenuta poi signora Cacchi.

Bruno Cacchi è mancato qualche mese fa. Dei suoi esordi siculi si sono ricordati a Catania e al Comitato Regionale FIDAL Sicilia, e così è nata questa iniziativa: l’intestazione al nome del professore della palestra dell’Istituto Archimede, che come detto, fu spazio di insegnamento per lui e di apprendimento per tanti giovani che egli avvicinò all’atletica. A far da cornice, un incontro fra atleti siciliani che hanno ottenuto grandi risultati internazionali e gli studenti dell’Istituto: fra i nomi annunciati quelli dell’astista Giuseppe Gibilisco e dei quattrocentisti Mimmo Rao e Claudio Licciardello. Ha assicurato la sua presenza la signora Paola, accompagnata dalla figlia Chiara.

Fin qui la notizia. Lasciamo al nostro amico Michelangelo Granata di tratteggiare la figura di Bruno Cacchi.

Martedì 16 aprile ci aveva lasciati, a 88 anni Bruno Cacchi, che fu dal 1971 al 1974 direttore tecnico della Nazionale italiana e allenatore del mezzofondo. Una bella figura di persona che ha scosso l’immobilità di quel tempo e che ha lasciato un ricordo profondo in coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Nato a Forlimpopoli il 10 maggio 1930, i suoi si trasferirono a Catania quando aveva tre mesi. Diplomato all’Isef di Roma, è all’ombra dell’Etna che scopre il suo grande amore per l’atletica leggera. Alfredo Berra per questo motivo lo chiamava «u Liotru», l’elefante, il simbolo della città etnea. Le grandi esperienze maturate in tanti anni d’insegnamento e sui campi di gara, costituiscono una base a tutto tondo del prof. Bruno Cacchi, tale da interpretare e trasmettere a pieno titolo i segreti della corsa.

Nel 1955 Cacchi inizia la sua carriera di allenatore. In quel periodo conosce una persona che da discreto mezzofondista assurse a notorietà giornalistica e non solo sportivo: il catanese Candido Cannavò, inviato de «La Sicilia», dal 1955 corrispondente della «La Gazzetta dello Sport», di cui, nel 1983, diventerà direttore. Profeta in patria, tra Cus Catania e Libertas Catania, qui auspice Marco Mannisi, Cacchi sforna atleti che saranno più o meno famosi, poi tecnici e insegnanti di grido: Ignazio Russo (classe 1938), Placido Bellocchi (1939), Isidoro Mascali (1939), Tommaso  Santoro (1939), Alfio Cazzetta (1940), Domenico Roccaforte (1941), Giuseppe Distefano (1941), Elio Sicari (1942), i gemelli Desiderio, Aldo e Mario (1945), Francesco Amante (1946), Giuseppe Ardizzone (1947), il compianto Vincenzo Guglielmino (1947), Mario Belluomo, Vito Riolo (1948).

Nel 1965 Cacchi fa il gran salto: dalle pendici dell’Etna al Duomo di Milano, dove allena la gloriosa Pro Patria di Beppe Mastropasqua ed è docente all’Isef. Allarga le sue conoscenze e lavora con il fisiologo Rodolfo Margaria. Nell’aprile 1970 il matrimonio con Paola Pigni, pioniera del mezzofondo femminile che si spinge sino alla maratona. Paola stabilirà il primato mondiale sui 1500 metri,  il 2 luglio 1969, all’Arena di Milano. Tre anni dopo si metterà al collo il bronzo ai Giochi Olimpici di Monaco. Altro primato mondiale quello sul nel miglio allo Stadio dei Pini di Viareggio l’8 agosto 1973.

Nel 1971 Cacchi viene chiamato dalla Fidal nel cui ambito ricoprirà prestigiosi incarichi: coordinatore responsabile del mezzofondo e commissario tecnico della Nazionale. Sono gli anni di Marcello Fiasconaro, Francesco Arene, Renato Dionisi. Un episodio curioso: ricordiamo quando Bruno Cacchi - era il 3 febbraio 1972 - in Corso Sicilia, a Catania, riuscì a liberare il vincitore del Trofeo «S. Agata», Giuseppe Ardizzone, che, proiettato in aria dagli spettatori presi da eccessiva euforia, si era rifugiato in un garage. Finito l’assedio della folla, Cacchi liberò l'idolo locale e lo portò in salvo in una minuscola Cinquecento.

La collaborazione con la Federatletica si chiuse nel 1974. Bruno Cacchi passò alla Scuola Centrale dello Sport dove prestò la sua consulenza tecnica a varie Federazioni sportive. Poi l'incontro con il Pentathlon Moderno, la futura F.I.P.M., che era alla ricerca di un tecnico di prestigio che si occupasse della parte atletica. Cacchi iniziò così la sua collaborazione in un ambiente che lo gratificò ancora professionalmente.