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"Atletica a Reggio Emilia, 100 anni di storia" di Gianni Galeotti PDF Stampa E-mail
Domenica 10 Luglio 2011 08:57

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Gianni Galeotti  è iscritto in quell’elenco di “infettivi” che il virus dell’atletica ce l’hanno nel sangue e sono da tempo incurabili. Elenco che va riducendosi di giorno in giorno, lasciando il posto a profittatori, furbastri, incapaci e, soprattutto, somari.

Gianni Galeotti, in più, oltre ad amare l’atletica, è innamorato della sua terra, il Reggiano, dove, tra l’altro, vengono prodotte le forme del formaggio più buono del mondo.

Altro dettaglio sul soggetto: G.G. è conosciuto universalmente nell’orticello dell’atletica leggera come uno dei più stimati filatelici, specializzato, in particolare, nella collezione di francobolli relativi ai Giochi Mondiali Universitari. Ma non solo: gli assidui soci dell’Assemblea annuale ASAI (pochi, come da triste copione) ricorderanno la eccezionale esposizione nel Palazzo dei Principi, a Correggio, nel 2008. Apprezzatissimo anche il suo contributo con pochi rari “pezzi” ad una mostra sulla maratona, organizzata qualche mese fa nella Cantina Vitivinicola Peri Bigogno, di Castenedolo, alle porte di Brescia.

Dal connubio atletica-terra natia ecco il nuovo parto cartaceo del nostro, nostro per davvero, essendo stato fra i primi ad aderire alla proposta di creare l’Archivio Storico, come socio fondatore: “Atletica a Reggio Emilia, 100 anni di storia”, un corposo volume di 276 pagine.

Tutto è singolare in questa opera. Il formato, un rettangolare 22x31, sicuramente inusuale. La copertina, dell’artista Nani Tedeschi, amico da sempre di G.G., nella quale uno Stefano Baldini (poteva essere diversamente?) interpretato dal tratto personalissimo del disegnatore corre sui tetti e fra le cupole di Reggio Emilia.

Infine il contenuto: testo poco, fotografie tante, a far quasi da corollario alle biografie, anch’esse decisamente stringate. Un vantaggio c’è sicuramente: sono tanti coloro che, avendo calcato una pista o una pedana di atletica, nella Città del Tricolore, si ritroveranno in queste pagine.

Apertura – di rigore – su Dorando Pietri, nato a Mandrio di Correggio. Da lì in avanti è tutta una cavalcata di personaggi famosi, un po’ meno famosi, sconosciuti fuori le mura, e perfino poco conosciuti a casa loro. Ma tutti con il grande orgoglio di aver fatto atletica. Da atleti, ma non solo: anche dirigenti, giudici, cronometristi, insomma la famiglia al completo.

Le cose più belle – almeno per chi pastrocchia queste povere noterelle – sono le immagini degli Anni ’30 e ’40, con alcune chicche, come il cartellino FIDAL datato 1930 di Matilde Villani, che vinse nel 1929 il primo titolo italiano (giavellotto) per un atleta, uomo o donna, di Reggio. Il pezzo raro è sortito dall’archivio di Marco Martini.

E poi si arriva alla generazione che accende il ricordo diretto del vostro scriba (copyright Gianni Clerici): Annibale Frattini, il piccolo Elio Rurini che spesso duellava con il piacentino Enzo Boiardi nelle gare di fondo, Delfino Davoglio, mantovano dell’indimenticabile maestro Fabiano Abbiani approdato alla gloriosa Polisportiva Cooperatori Reggio Emilia, Maurizio Terenziani, Vittorio Dalla Salda, lo sprinter P.Paolo Montanari, Giancarlo Davoli, Ermanno Fontanesi e Giorgio Del Rio, quel Gianpaolo Cellario, di tre giorni più giovane del suddetto scriba.

E poi, via, su su, fino ai giorni nostri, passando attraverso il mai dimenticato Trofeo Provincia, i campionati italiani di maratona 1975 e 1976 e il pentagonale sempre di maratona del 1977, eventi che avevano dei programmi cartacei ancor oggi da premio, dove lo spazio veniva dato soprattutto a storia e statistica della nostra disciplina, e meno ai vaniloqui dei politici e dei federali (non in stretto senso fascista). E poi le prime indoor nazionali, roba da archeologia dell’atletica,  le evoluzioni degli astisti in piazza, il ritorno della maratona a Reggio.

Apice dei 100 anni di atletica a Reggio: il titolo olimpico di Stefano Baldini. Non occorre aggiungere altro, è  oro fresco, conosciuto, vissuto, emozionante.

C’è dentro molto di più in queste 276 pagine immaginate e volute così da G.G., il quale, da quel signore (la S andrebbe maiuscola) che è, ha voluto mettere su un risvolto di copertina il logo dell’ASAI. Se per amicizia e rispetto, già sentivamo questo libro parte della nostra biblioteca, con questo gesto sentiamo questo libro parte della nostra piccola storia (s rigorosamente minuscola) dell’ASAI.

Grazie G.G. per aver scovato la frase di Emil Zatopek.”Un atleta non può correre con i soldi nelle tasche.Deve correre con la speranza nel cuore e i sogni nella testa”. Come ai giorni nostri, appunto. Te posseno……

Bravo Gianni!

*********

Sappiamo che dopo questa presentazione saranno almeno cinquemila coloro che vorranno acquistare “Atletica a Reggio Emilia, 100 anni di storia”. Mettersi in coda e rivolgersi direttamente all’autore. Per contattarlo “emaillare” a questo indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Ultimo aggiornamento Sabato 29 Ottobre 2011 07:25