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A Erminio Rozzini la Palma di bronzo al Merito Tecnico: dietro ci sono 47 anni di lavoro sul "campo" PDF Stampa E-mail
Martedì 12 Gennaio 2016 14:31

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"Caro Erminio, con grande felicità comunico che il CONI ti ha conferito la Palma di Bronzo al Merito Tecnico per l'anno 2014 in riconoscimento dei risultati ottenuti in qualità di tecnico sportivo. Con questa onorificenza l'organizzazione sportiva nazionale, oltre che attestare le tue capacità e i risultati conseguiti in tale attività, desidera anche esprimerti profonda riconoscenza per l'impegno dedicato allo sport in tanti anni".

Questo è l'incipit della lettera firmata dal presidente del CONI, Giovanni Malagò, ricevuta qualche tempo fa da Erminio Rozzini, tecnico della Atletica Virtus Castenedolo...da sempre, è a dire dal 1969 anno di fondazione del sodalizio bresciano. Di quell'atto fondativo sono rimasti in due: Erminio appunto e suo cugino Sergio Lombardi, che ancora allena ragazze e ragazzi per lo sprint. Quasi 47 anni di vita sportiva (su un totale di 68) trascorsi tra lavoro, famiglia, la passione per le moto antiche condivisa con il fratello Franco, e l'atletica, quella vissuta ogni giorno sul campo, ripetiamo, ogni giorno. Un tecnico che, curiosamente, non ha praticato atletica da ragazzo. Gli piaceva tantissimo, ma non c'era il tempo: ogni giorno si faceva il tragitto da Castenedolo (dove è nato) a Brescia in bici per frequentare le scuole professionali, altro tempo non c'era per andare a fare sport.

Uomo di poche parole e di radicati sentimenti, ha fatto della serietà sul lavoro il suo distintivo, sia che si trattasse di lavoro-lavoro sia di lavoro-hobby oppure hobby-lavoro. Nel suo bagaglio di allenatore c'è un campionario ricchissimo, che non ha mai esibito con baldanza ma sempre con modestia, sottovoce. Maglie azzurre assolute e giovanili, titoli italiani che spaziano dai cadetti ai masters, atleti partiti da modeste pedane (amici bresciani ricordano ancora il famoso pezzo di terra che chiamavano "Moschine") e arrivati ai Giochi Olimpici, ai Campionati Mondiali, Europei, ai Giochi del Mediterraneo, alla Coppa Europa, alle grandi manifestazioni indoor e outdoor. Un nome su tutti: Dario Badinelli, ghedese, diciassette titoli italiani assoluti, dieci all'aperto, sette in pista coperta, e in più un titolo da allievo. Ancor oggi il suo 17.12 di triplo è la sesta prestazione di ogni tempo, quando la ottenne era la seconda a soli 10 centimetri dal mitico 17.22 di Giuseppe Gentile, record del mondo e bronzo olimpico.

Adesso ci cimentiamo in un difficilissimo esercizio, molto più pericoloso di camminare sulla fune e attraversare le cascate del Niagara: citare gli atleti passati sotto le "grinfie" di Erminio Rozzini alla Virtus Castenedolo, almeno quelli, diciamo così, titolati. Cominciamo? Palma Beccalossi e Maddalena Tassoni, velociste, Ornella Martini, giavellottista, Viola Brontesi, salti e prove multiple, Giada Scalvini e Roberta Fenaroli, altre atlete dei salti in estensione. E della figlia Giulia Rozzini, oggi ingegnere e mamma felice, lanciatrice di martello, non dici niente? "Le ho dato i primi rudimenti di atletica, faceva un po' di tutto, ma poi al martello l'hanno plasmata il mai dimenticato "Yuro" Ragnoli e Giampaolo Urlando. Io ho passato la mano". Fra i ragazzi, quel talento di Renato Biatta, "mai visto un atleta così versatile" (opinione di un socio ASAI di Brescia), tutti gli specialisti dei salti: Dominique Rovetta, Ettore Maggi, Andrea D'Amore, quelli delle prove multiple: il già citato Biatta, Daniele Conti, Alberto Pace, due dei quattro che vinsero il titolo italiano allievi di prove multiple; ci sarebbe da dire tanto altro ancora, aggiungere qualche altro nome che sfugge in questo momento ma.....fate un giro su http://www.virtuscastenedolo.it/file/top10.pdf e scoprite le liste TOP 10 della Virtus Castenedolo, una lettura istruttiva tenuto conto della dimensione del sodalizio.

Un capitolo a parte nelle vicenda umana e tecnica di Erminio Rozzini merita il rapporto con la saltatrice cubana approdata a Brescia sulla scia...di un marito! Il suo nome: Magdelin Martinez. Brevemente: inizia il sodalizio tecnico con Erminio, i miglioramenti sono vistosi, ottiene il quarto posto ai Mondiali di Edmonton 2001 a sei centimetri dal podio; nel 2004 sigla il record italiano a 15.03, la Federazione vuol mettere becco, ovviamente..... si arriva ai Mondiali di Berlino 2009 dove Magdelin non supera la qualificazione. Il suo nome è scritto vicino alle prime 18 prestazioni nel salto triplo (vedere le liste dei nostri Sabbadin/Rivis http://www.asaibrunobonomelli.it/images/files/alltime-f-al-31122015.pdf)  "È stata una esperienza utilissima per conoscere atleti di altissimo livello, per sviluppare nuove conoscenze di lavoro dal punto di vista della preparazione...grandi soddisfazioni e grandi delusioni. I risultati, i records, i piazzamenti, sono molto importanti, ma conta molto di più l'aspetto umano, e questo, purtroppo, è completamente mancato".

Caro Coach, oggi va di moda, anzi è inflazionata, questa americanata della Hall of Fame, il muro della gloria. Noi invece crediamo che sia molto più importante aver scolpito il proprio nome nel cuore dei tanti ragazzi e ragazze che hai educato in 47 anni di "campo" piuttosto che vederlo su uno sciocco pezzo di marmo. O ricevere dal CONI (a proposito quando? la lettera di Malagò era datata 20 luglio 2015....) un tardivo riconoscimento.

Nelle foto di Elio Forti: Erminio Rozzini (con il maglioncino azzurro) recentemente in visita di consultazione alla Biblioteca dell'atletica a Navazzo, insieme alla moglie Ione e agli amici Giulio Lombardi e Francesco Baiguera.

Ultimo aggiornamento Sabato 06 Giugno 2020 16:59