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Roberto Luigi Quercetani, il Dante Alighieri dell'atletica PDF Stampa E-mail

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In questa fotografia scattata dal socio Marco Peiano a Firenze, nella sala riunioni allo Stadio Ridolfi, lo scorso anno, in occasione della nostra Assemblea, è concentrato l' 80 per cento - stima per difetto - della Cultura atletica. Avete letto bene: C maiuscola. Due persone straordinarie che ci onoriamo di annoverare fra i "nostri": a sinistra Marco Martini, vicepresidente della A.S.A.I. "Bruno Bonomelli", e Roberto L. Quercetani, primo presidente nel 1994 e poi presidente onorario. Ci siamo ricordati di questa foto, che, tutti insieme, desideriamo dedicare oggi, 3 maggio 2017, a Roberto, in occasione del suo 95esimo compleanno. Auguri Roberto, con affetto, ringraziandoti di tutto quello che ci hai insegnato, tramandato, soprattutto per i valori di cui sei stato portatore nel nostro mondicciolo sportivo. E mentre vediamo ogni giorno proseguire inesorabile la demolizione dello sport che amiamo (o abbiamo amato?) da parte di profittatori, somari, talvolta persino volgari ladroni degni della storia di Alì Babà e delle patrie galere, e dobbiamo sorbirci le tiritere di ridicole commissioni etiche create ad hoc per spostare l'attenzione su argomenti diversivi (politica docet, nello sport è anche peggio), ci è di grande consolazione il tuo insegnamento indiretto attraverso il tuo esempio, la tua rettitudine, i tuoi studi e i tuoi libri, i tuoi aneddoti, la tua lucida e distaccata capacità di analisi del presente e di relazione col passato.

Ti auguriamo una serena giornata, accanto alla signora Maria Luisa.

Per celebrare, a modo nostro, il compleanno di Mastro Roberto, fiorentino errante nelle piste di atletica di tutto il mondo, abbiamo deciso di prenderci la libertà di pubblicare un brano scritto da Gianni Brera per la prefazione del libro "Atletica mondiale 1864 - 1968 ". Per i tipi della casa editrice Longanesi, questa fu la prima edizione italiana del testo (da lui scritto direttamente in inglese) che Roberto pubblicò nel 1964 con la Oxford University Press. L'anno dopo il libro fu tradotto in finlandese, una delle culle dell'atletismo mondiale (scusate: avete notizia che esista ancora l'atletica in Finlandia?), e, finalmente nel 1968, Brera, che era direttore della collana "La nostra via sportiva" per Longanesi, lo fece conoscere agli italianucci quasi del tutto digiuni dell'idioma di Albione (oggi siamo all'opposto, facciamo scempio della nostra lingua in ossequio agli allevatori di pecore Suffolk), figuratevi di quello dei temerari Vikinghi dei Paesi Scandinavi.

Scrisse - noi qui prendiamo solo alcuni brani delle sei pagine - Gianni Brera, il 25 giugno 1968, da Sant'Ambrogio di Bosisio Parini:

"...Roberto L. Quercetani, è nato a Firenze nel 1922. Appartiene a quel miracoloso genus tuscorum che tanto spesso confonde gli etnologi, autorizzando i razzisti alle più arbitrarie conclusioni: Dante, mediterraneo e addirittura semita; Leonardo, sicuramente nordico; Michelangelo, a mezzo fra Dante e Leonardo, però mesaticefalo; la folgorante maturazione dei toscani a una civiltà-guida nel mondo medioevale derivata da un ibrido evidente fra i resti del tempo classico, non tutti mediterranei, i dinarici della Padania e i lombardi venuti di Scandinavia nel sesto secolo; isole nordiche inspiegabili agli antropologi ancor oggi, che tutti dovrebbero sapere come per quasi mille anni siano state rifornite le cave e le miniere di splendidi esemplari germanici.

Roberto Quercetani ha la fronte alta e bozzuta, un bel testone rotondo, il colorito roseo del celta come si ritrova in certe zone della Gran Bretagna. La prima volta che l'ho visto portava occhiali cerchiati di metallo e stranamente mi ha ricordato Joyce. Veniva a conoscere il direttore del quotidiano sportivo che aveva accettato di pubblicarne ogni mese le inappuntabili classifiche di atletica leggera. Era timido: aveva assai più del topo di archivio che non del giornalista sportivo.

In effetti, non era giornalista. Quercetani, non conosceva l'atletica se non traverso le sue aride cifre stagionali. Mi ha confessato di aver visto ben poche riunioni, di non saper distinguere una stile di corsa, di lancio o di salto. Aveva preso a raccogliere i dati dell'agonismo atletico con lo stesso spirito minuzioso, anzi pignolo, d'un filatelico. Per una sorta di curiosa trasposizione, gli atleti di tutto il mondo erano rappresentati ai suoi occhi da numeri, che esprimevano tempi o misure...Il suo stesso modo di esprimersi era inconsueto se non estraneo al linguaggio sportivo: era praticamente un gergo tipico delle riviste specializzate d'oltre oceano...lui di quelle riviste era il corrispondente europeo. Le sue classifiche venivano puntualmente pubblicate su quelle riviste...e lui riprendeva le loro, e le smistava un po' in tutto il mondo. Aveva corrispondenti in Gran Bretagna, Svizzera, Germania, Scandinavia...L'atletica è davvero culto dell'uomo: dilatando le cifre a più nobile discorso, Quercetani assurge a umanista squisito".