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Quel giovanotto figlio di immigrati polacchi dalla linotype alla pista di atletica PDF Print E-mail
Friday, 09 February 2024 08:51

Luc Beucher, un amico che è sempre disponibile a soddisfare le nostre richieste di informazioni storiche sull'atletica francese, ci ha fatto avere un bel ricordo di Michel Jazy il cui decesso è avvenuto pochi giorni fa. Luc fa parte da anni della Commission Documentazione e Storia della Federazione transalpina, con cui l'ASAI intrattiene cordiali rapporti di collaborazione. Ringraziamo Luc per il garbato ricordo del grande campione transalpino. Lui stesso ci ha fatto avere due fotografie un po' diverse, non di un Jazy atleta ma di un Jazy amabile compagnon di atleti e di altri componenti della CDH, acronimo della Commission Documentation et Historie. In quella di sinistra, il campione con sua moglie Monique (a destra), in un ristorante all'isola di Noirmoutier, nella costa atlantica del Golfo di Biscaglia, in compagnia - da sinistra a destra - di Gérard Dupuy, altro componente della CDH, di Denise Guénard, argento nel pentathlon ai Campionati d'Europa Belgrado 1962, quindi Béatrice Dupuy moglie di Gérard, Jean-Pierre Goudeau, campione europeo con la staffetta 4x400 a Berna 1954. L'altra foto è ancora più familiare: siamo ai campionati francesi in pista coperta a Bordeaux, Michel, folta capigliatura bianca, posa con Théo, il nipote di Luc, autore del testo che segue.

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La vie est un hasard qui dure, mais quand celui-ci se conjugue avec le destin il prend la forme d'un rêve éveillé. Mais comment s'arracher à son destin programmé ? Car le jeune "Michal" né le 13 juin 1936, petits-fils et fils de parents Polonais venus en France après la première guerre mondiale et voué pour descendre à la mine, comme son père mineur de fond décédé de la silicose en 1948, où tant de Polonais ont laissé leur vie dans ce Pas-de-Calais qui n'avait comme ligne d'horizon que les corons.

A Oignies où "Michal" vivait avec peu de goût pour les études, son hyperactivité le poussait à remplir ses loisirs en jouant au football son sport favori, et à l'âge de 10 ans, lors d'une fête locale, il participait à une première course, comme un virus à devenir. 

Les années passèrent au rythme des saisons et c'est le départ vers Paris où sa mère trouve un travail et "Michal" des petits boulots. Puis un jour de 1952 le destin frappe à sa porte ! Un copain vient lui proposer de participer à une épreuve sportive à Meudon , "La première foulée". On lui prête des pointes.....et le jeune Jazy gagne la course et a droit à son premier article dans le presse parisienne. Sa légende était en marche !

C'est alors le début de sa carrière sportive et la rencontre pour une longue coopération avec son entraineur de toujours, René Frassinelli. Enfin naturalisé à 18 ans, devenu Michel, il pouvait intégrer l'équipe de France et être sélectionné pour les J.O. de 1956 où il partageait la chambre du futur champion olympique du marathon, Alain Mimoun.

Année 1957, comme un retour aux sources, Michel Jazy pour ses premiers record de France sur 1500 m et 3000 m en deux jours de juin , réalisait ses performances à.....Varsovie. Clin d'oeil du destin lui qui n'avait jamais renié ses origines polonaises.

Michel Jazy avait aussitôt "tapé" dans l'oeil de Gaston Meyer et Marcel Hansenne, journalistes au journal l'Equipe, lui proposant d'intégrer ce journal en tant que typographe avec des horaires aménagés afin de progresser vers le graal !

Entrainement naturel dans la forêt de Marly proche de Paris, et stage à Volodalen en Suède en pleine nature....jusqu'à la grande surprise de Rome où il terminait deuxième derrière le grand Herb Elliott,  mais devant le gotha des coureurs de 1500 m, en particulier du Suèdois Dan Waern qui l'avait toujours battu.

Jazy était lancé sur les rails de la gloire et sa popularité devint une Jazymania ! Et même si Tokyo lui laissait à jamais un goût amer, ses records du Monde et d'Europe à la pelle contribuèrent à guérir cette plaie, car en 1965 ce furent quatre semaines d'état de grâce avec quatre records du Monde en particulier celui du mythique record du Mile.

Puis vint 1966 et un dernier titre européen sur 5000 m avec en apothéose, sur 2000 m, un soir de liesse et d'amitiés pour un dernier tour de piste en 4'56"2, record du Monde éternel !

Il prenait donc le chemin d'autres challenges.....pour une carrière professionnelle bien remplie, jusqu'à une retraite méritée à Hossegor, jolie petite ville du Pays Basque. En compagnie de son épouse Monique et de sa fille Véronique, le golf et de bonnes tables en amitiés étaient devenus des plaisirs renouvelés malgré une santé fragile. Mais l'écume des jours faisait son oeuvre et le "zèbre des corons" terminait sa course terrestre le 1 février 2024 à l'âge de 87 ans, lui qui rêvait d'assister à cet événement planétaire, les J.O. de Paris !

Alors ce fut un hommage "mondial" déversé à la mémoire de Michel Jazy ! De celui qui avait tant honoré son sport !

Last Updated on Friday, 09 February 2024 17:26
 
Chi sono stati i nostri più grandi campioni? Enzo Rivis propone la sua risposta PDF Print E-mail
Monday, 05 February 2024 07:53

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Ci abbiamo messo parecchio tempo, sicuramente più del lecito, ma alla fine ci stiamo riuscendo. Intendiamo la pubblicazione della approfondita ricerca del nostro socio Enzo Rivis, che ha messo a punto un articolato sistema di valutazione per dare una risposta alla domanda: chi sono stati i migliori campioni della lunga vicenda agonistica dell'atletica italiana? Qualche tempo fa abbiamo già reso noti, in questo nostro spazio, i criteri adottati dal compilatore, che ha attribuito dei punteggi per i principali eventi internazionali, per i campionati nazionali, per i primati, e altri parametri. Su queste basi ha costruito la sua graduatoria. Abbiamo scritto la «sua» graduatoria. Ognuno di noi può farsene una propria, può cantarsela e suonarsela come vuole. Enzo, con rigore e competenza, ne propone una basata sui numeri, su criteri che ci azzardiamo a definire oggettivi. In ogni caso sono quelli che lui ha chiaramente esposto. Questa è materia magmatica, scivolosa. Già mettere a confronto epoche diverse, talvolta lontane decenni, è un percorso ad ostacoli, di quelli alti.

Enzo ci ha scritto:" Il punto di partenza davanti al quale ogni lettore si deve porre dovrebbe essere: non si possono comparare risultati e prestazioni fatte in tempi diversi. Da buon ingegnere, mi sono comunque divertito a cercare di trovare una modalità che sia in parte oggettiva, basata sui numeri. Ho assegnato ad ogni singolo evento un parametro, quindi ho preso in considerazione i risultati delle manifestazioni che ho deciso di analizzare. Ho considerato anche altri parametri, come primati, posizione nelle graduatorie mondiali annuali, ecc. Ovviamente il tutto lascia il tempo che trova, e chiunque può eccepire quel che crede: per esempio, oggi ci sono più competizioni considerate, avversari più o meno forti che hanno dovuto incontrare, oggi l'atletica è "mondiale", prima della guerra c'erano quasi esclusivamente Europa, Nordamerica, Giappone, Australia, e poche altre. Se vogliamo il "vantaggio" di oggi delle maggiori competizioni dove ottenere i punteggi, sono compensate dal fatto che era probabilmente più facile fare un record, o entrare nei primi delle liste mondiali o vincere un Campionato italiano. Non ho considerato i risultati ottenuti in staffetta, perché non dipendono dal risultato del singolo, ma dai quattro componenti. Ho preso poi in esame solo le specialità del programma olimpico. Ovviamente, anche il modo con cui ho dato i punti per i singoli piazzamenti impattano sul risultato. Solo un commento finale: mi sembra che almeno sul "podio" siano saliti quelli che forse si sceglierebbero anche a sensazione, senza far di conto".

Questo tipo di comparazioni e consequenti graduatorie è sempre stato un «gioco», un «divertissement» come dicono i nostri vicini di casa della Gallia, nel quale si sono cimentati in tanti: l'atleta dell'anno, poi è venuto quello del mese (non stiamo scherzando, c'era una pubblicazione telematica che lo faceva davvero), poi (e qui scherziamo) è venuto quello della settimana, e poi arriverà quello delle ultime ventiquattro ore. Un'orgia di elucubrazioni. Noi non daremo la stura a questa cacofonia di opinioni. Lo diciamo subito, chiaro e forte: questa è la scelta del nostro socio Enzo Rivis, che ha dedicato tempo - tanto - a costruire la sua proposta. La pubblichiamo con rispetto e attenzione. Chi non è d'accordo con Rivis, pazienza. Sicuramente tutti (?) ricorderanno il nome dello scrittore e drammaturgo siciliano che nel 1934 ricevette il Premio Nobel per la letteratura. Questo signore scrisse, fra l'altro, una commedia che porta questo titolo: Così è (se vi pare). Un drammaturgo dei nostri giorni, a noi molto vicino, uno che comunque il Nobel non lo vincerà mai, ha scritto il controcanto a quel capolavoro, che recita così: Così è (se vi pare), e se non vi pare è così lo stesso. E adesso chi ha tempo, voglia e interesse, può aprire questo documento in formato PDF e andare alla scoperta di quasi un secolo e mezzo, o giù di lì, di atletica nel nostro allungato stivale. Volutamente finora, né nel titolo né nel testo, abbiamo fatto cenno ai nomi degli atleti, se siete punti da curiosità, scopriteli da soli. È degno del miglior monsieur de la Palisse scrivere che in una prossima puntata pubblicheremo la stessa graduatoria per le signore e signorine.

Serve dire che la foto che pubblichiamo è già un indizio più che evidente? Immagine scattata a Brescia, al vecchio stadio di Porta Venezia; sullo sfondo le pendici del Monte Maddalena, la "montagna di casa" - un tempo che fu - dei bresciani che andavano fuori porta, a piedi, la domenica per spiedi e salamine alla griglia. Primattore solitario nella foto, Adolfo Consolini con zazzera ricciolina.

Last Updated on Tuesday, 06 February 2024 14:41
 
Addio Michel Jazy, che fosti principe anche fra i mulini di San Vittore Olona PDF Print E-mail
Friday, 02 February 2024 09:42

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Bonjour amis connus ou inconnus,

Michel Jazy nous a quitté avec sa légende.......Mais qui connaissais encore Michel Jazy en ce début d'année

2024 dans ce monde de l'inculture soumis à la dictature de tik-tok et autes vomitoires des réseaux sociaux.

Et maintenant, que reste-t-il de nos vingt ans ?

Luc Beucher (cdh)

*****

Abbiamo ricevuto queste righe pochi istanti fa dall'amico Luc Beucher, componente della Commission Documentation et Historie della Federazione francese (da lì la sigla «cdh» accanto alla sua firma, detto per chi non lo sapesse). Luc ci informa del decesso di Michel Jazy, avvenuto ieri, 1 febbraio, a Dax, all'età di 87 anni. Era nato il 13 giugno 1936. Alcuni di noi - probabilmente non tutti - condividono la frase pessimista di Luc quando scrive "ma chi conosce ancora Jazy in questo inizio dell'anno 2024". Ancor più tagliente il giudizio di Luc sui réseaux sociaux, quelli che da noi arrotondano la bocca a culo di gallina di tanti per definirli «social», che tutto sono meno che strumenti per diffondere la socialità.«Vomitoires» li chiama Luc, latrine dove vomitare. Mai espressione fu più calzante.

Noi faremo in modo, nella nostra modesta sede, di dare una risposta alla domanda "che cosa resta dei nostri vent'anni". Lasciateci il tempo di costruire un piccolo ricordo di quel grande corridore che è stato Michel Jazy. A più tardi. Intanto abbiamo recuperato questa bella foto da uno dei programmi della «Cinque Mulini» degli anni '60: l'immagine si riferisce all'anno 1963, quando il grande corridore transalpino vinse per il secondo anno consecutivo. Con lui (a sinistra, meglio specificarlo...), ci sono il bresciano Franco Volpi (n.10) e il britannico Mike Turner, rispettivamente terzo e secondo. Volpi era già stato secondo sempre dietro a Jazy l'anno prima, Turner vincerà il cross sanvittorese nel 1966.

Last Updated on Friday, 02 February 2024 11:35
 
Sabrina Fraccaroli ai blocchi di partenza per la presidenza della Federatletica PDF Print E-mail
Tuesday, 30 January 2024 00:00

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Quel pelandrone del redattore del nostro sito talvolta lascia il lavoro in sospeso. Così il precedente numero di «Trekkenfild» (il 126esimo della ormai lunga esistenza di questa interessante pubblicazione telematica, anche se numerato erroneamente 125) era rimasto...fra color che son sospesi. Lo stipendio del redattore subirà delle decurtazioni, oppure lo manderemo a lavorare in qualche ente pubblico...Il tutto però viene adesso superato da una edizione news entrata pochi minuti fa nella posta del suddetto redattore. Notizia di un rilevante interesse per gli effetti che potrebbe avere sul futuro della struttura della Federazione italiana di atletica leggera, chiamata nei mesi finali del 2024 o all'inizio del 2025 alle elezioni quadriennali, come consuetudine per tutti gli organismi sportivi al termine del quadriennio olimpico: la candidatura di Sabrina Fraccaroli alla presidenza. Quindi dopo «Parigi o cara noi lasceremo» (26 luglio - 11 agosto), ci sarà un'altra competizione, altrettanto agonisticamente stimolante. A proposito di Parigi: una Parigi che sicuramente sarà cara per il portafoglio a sentire i prezzi che girano (per inciso, ci sembra che i Giochi Olimpici stiano, sempre più, trasformandosi in un club privato di riccastri che vivono nelle suites da migliaia di dollari per notte, o per furbastri di Poltrone & Strapuntini sportivi, che tanto mica pagano loro i conti degli alberghi).

Il «Who's who» della signora milanese lo andate a leggere nelle tre pagine di «Trekkenfild» (numero 127 News) sapientemente confezionate. Noi non faremmo altro che ripetere quanto già scritto da Walter Brambilla. Ma un codicillo abbiamo da aggiungere. Dopo aver visto e letto la notizia, abbiamo parlato con un caro amico, e nostro socio, il quale ci ha reso partecipi di un suo ricordo personale. «In occasione di un appuntamento in provincia di Brescia, incontrai Franco Sar, e scambiammo, come sempre facevo con lui, ricordi comuni, opinioni, idee. Conoscevo Franco da una quarantina d'anni, e l'ho sempre considerato una delle migliori persone che ho incontrato nel mondo dell'atletica. E poi era un decatleta...la mia passione. Fu proprio Franco che per primo mi parlò di Sabrina Fraccaroli, e lo fece in maniera convinta: questa signora è una delle poche persone nuove in questo mondo statico e stantio, mi disse».

Oggi la decisione di scendere nell'arena. Arena meglio di stadio, perchè picche, banderillas e spadini come nella corrida non mancheranno. «...la vita uniti trascorreremo», difficilmente sentiremo queste parole del celebre duetto Violetta - Alfredo del terzo atto de «La Traviata» prima, durante e dopo la toreada delle elezioni fidaline.

Last Updated on Tuesday, 30 January 2024 13:43
 
Corriamo i più appassionanti 100 metri insieme a Fabio Monti e Claudio Colombo PDF Print E-mail
Wednesday, 17 January 2024 00:00

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Il nostro redattore incaricato delle recensioni librarie è un tipo puntiglioso, meticoloso, fors'anche tignoso. Si rifiuta categoricamente di scrivere anche solo qualche riga se non ha letto per intero il libro di cui deve parlare. Un professionista serio, uno degli ultimi Mohicani di un giornalismo abborracciato, disattento, incolto, affrettato, wikipediato. Quello che presentiamo oggi non è quello che si usa dire "un libro che profuma ancora di stampa", è stato pubblicato alcuni mesi fa. Ma ci sono buone ragioni per presentarlo a quelli dei nostri soci, o lettori, ai quali magari era sfuggito. Anzitutto è un bel libro di atletica: documenta quella che viene ritenuta la più affascinante disciplina del programma atletico, i 100 metri, la velocità, una corsa lampo, oggi di nove, dieci secondi, durante i quali tutti trattengono il respiro. Il tempo di un flash. Talvolta non basta la lettura dei centesimi per separare due atleti, si deve far ricorso ai millesimi di secondo.

Gli autori. Due giornalisti con i quali alcuni di noi soci dell'ASAI hanno condiviso parecchi anni, almeno tre decenni, tra Giochi Olimpici, Campionati del mondo, e decine di altre occasioni nelle tribune stampa di mezzo mondo. Fabio Monti e Claudio Colombo, due lombardi, che hanno passato una bella fetta della loro vita nelle stanze della redazione sportiva del «Corriere della Sera», provenendo da precedenti esperienze importanti. Aggiungete che Fabio è nostro socio...particolamente attivo...e ha respirato fin da bimbo profumi di atletica, di sprint, e di giornalismo. Il suo papà faceva di nome Carlo, si mise al collo due medaglie di bronzo, una ai Giochi Olimpici di Londra '48 (staffetta 4x100) e l'altra ai Campionati d'Europa di Oslo '46 (100 metri), e non solo. Non meno importante il fatto che i due autori sono stati testimoni direttti "negli ultimi quattro decenni di molte delle competizioni descritte", ricordano nelle righe di presentazione. A cui aggiungiamo una postilla personale che riguarda alcuni di noi, di quelli che - fortunati - possono dire "qui c'eravamo anche noi", e, leggendo Claudio e Fabio, possono rivivere emozioni mai sopite.

Il libro. Un bel tomo di oltre 430 pagine. L'impalcatura della narrazione ideata dagli autori si basa sulla ricostruzione delle grandi gare di 100 metri. Il debutto è con la finale dei primi Giochi Olimpici moderni, Atene 1896, e si chiude con quella dei Campionati d'Europa del 2022 a Monaco di Baviera. Ogni evento, un racconto, fatto di precisione meticolosa ma anche di storie umane, di annotazioni che spesso sono passate nell'oblio. Queste pagine si possono leggere anche senza un ordine consequenziale, si può aprire a caso e leggere le tre pagine sulla finale olimpica di Città del Messico '68, oppure quella dei Mondiali di Helsinki '83. Ogni gara una storia, i volti di uomini e donne che riaffiorano per coloro che li hanno visti, di tempi, di velocità del vento, talvolta benevolo, tal altra birichino.

Un libro che ha diritto di passare dalla poltrona che vi ha accolti per la lettura allo scaffale della vostra biblioteca. Lo ha editato Diarkos Editore, che tiene residenza a Sant'Arcangelo di Romagna, e che ha già accolto nel suo variegato catalogo un buon numero di opere di argomento sportivo.

Riportiamo un brano dalla introduzione.

"Pathos dello stadio muto nell'imminenza del via: sei atleti raccolti su sé stessi, immobili e come in agguato; poi la liberazione del guizzo, i muscoli che schioccano in disperata tensione: quasi il deflagrare di polveri fulminate dalla scintilla di un innesco sapiente. Ansioso proiettarsi del corpo in furibondo succedersi di falcate; muscoli contratti, mascelle contratte, fiato sospeso, cuore in tumulto"

"Nella descrizione di Gianni Brera c'è tutta la magia della gara regina dell'atletica, i 100 metri, dove tutto si accende e si brucia in dieci secondi: attesa, adrenalina, emozioni":

Last Updated on Wednesday, 17 January 2024 21:27
 
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