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Primo Maggio 1994 - Primo Maggio 2024: trent'anni, e, miracolo, siamo ancora qui PDF Print E-mail
Wednesday, 01 May 2024 00:00

Sarebbe troppo lungo per il titolo, ma andrebbe aggiunto un «nonostante tutto». Nonostante indifferenza, scarsa o nulla collaborazione, nonostante una devastante e dilagante incultura per il nostro sport sempre più evidente ovunque, nonostante...nonostante...Sarebbe un lungo elenco, che avrebbe anche nomi e cognomi. Ma ci interessa davvero? No, non merita sprecare tempo. Chi ha contribuito realmente, concretamente, a mantenere vivo e operante l'Archivio storico dell'atletica italiana «Bruno Bonomelli» lo sa, non ha bisogno di esibirlo agli altri. Chi non ha mai fatto nulla, o dato aria ai denti per fumosi vaniloqui, altrettanto lo sa. Nel suo nucleo vitale (piccolo nucleo, i sovrannumerari poco hanno inciso, e alcuni si sono persi per strada) l'ASAI ha trovato le energie, la volontà, i mezzi di sostentamento (autarchici...) per andare avanti per tre decenni. 

Era il Primo Maggio 1994, giorno funestato da una grande sciagura per il mondo dello sport. Proprio mentre il gruppo dei soci fondatori si riuniva per abbozzare i primi contorni all'attività dell'ASAI, sul circuito di Imola si compiva il tragico destino di un pilota amatissimo dalle folle, Ayrton Senna. Colpa di un piantone saldato male, per fretta, o imperizia, o dio sa cosa. Quel giorno, all'entrata del Novotel di Brescia, posarono per una foto ricordo Rosetta Nulli Bonomelli, Roberto Quercetani, Claudio Enrico Baldini, Alberto Zanetti Lorenzetti, Ottavio Castellini, Aldo Capanni, Raul Leoni, Augusto Frasca, Luciano Fracchia. Non poterono presenziare Tiziano Strinati, Gianni Galeotti (era proprio a Imola quel giorno, al Gran Premio di Formula Uno), Marco Martini (alle prese con problemi di salute) e Silvio Garavaglia (impegnato con una irrinunciabile gara di pesca sportiva del gruppo aziendale della «Gazzetta dello Sport»). Di comune accordo, fu chiesto a Quercetani di essere il primo presidente. Pur non proprio convinto, accettò. Come sempre, ci furono promesse da parte di qualcuno, parecchie di esse mai mantenute. Indimenticabile la frase sarcastica del fiorentino Aldo Capanni:"Questa storia ci riserverà molte amarezze". Non aveva torto. Ma abbiamo avuto anche molte e belle soddisfazioni: le nostre pubblicazioni, quasi una quarantina, il nostro sito Internet, soprattutto la consapevolezza di aver sempre - dicesi sempre - realizzato tutto con le nostre forze, senza pietire, senza tendere la mano. In un mondo che, per larga parte, è popolato di questuanti.

Oggi, un gruppetto, di cui fanno parte anche alcuni che c'erano allora (è già un successo, per loro!, altri purtroppo ci hanno dolorosamente lasciato), si ritroverà ancora davanti all'entrata dell'hotel bresciano, come trent'anni fa. A testa alta. In attesa di incontrarci nuovamente, da qualche parte sulle sponde del lago di Garda, i prossimi 4 e 5 ottobre per la trentesima assemblea.

Intanto offriamo in lettura (lettura non finti pollici alzati...) il testo dell'intervento che l'avvocato e amico di Bonomelli, Lorenzo Maffezzoni, lesse quel giorno. Un intervento che ci restituisce la dimensione umana, civile, culturale, sportiva dell'uomo cui la nostra associazione è intitolata. Intervento che smentisce l'insulso stereotipo di un Bruno Bonomelli solamente attaccabrighe, costruita da omuncoli prezzolati e aedi di straccioneria culturale, ma ben piazzati nella scala dell'arrivismo, sia pure solo sportivo.

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Note alle fotografie - Apre la copertina (elaborata dal grafico Martino Gerevini) del primo libro pubblicato dall'ASAI nell'autunno del 1994, autore Alberto Zanetti Lorenzetti; pubblicazione che raccoglie gli interventi del convegno dedicato alla figura di Bonomelli, e una ampia e documentata selezione di scritti del giornalista bresciano suddivisi per argomento. A destra due foto di quell'incontro in una sala del Novotel; in alto, i relatori, a partire da sinistra, Ottavio Castellini, Giulio Signori (indimenticabile giornalista che fece parte, dal 1958, di quella straordinaria redazione sportiva de «Il Giorno», che riuniva, attorno a Gianni Brera, professionisti come Mario Fossati, Pilade Del Buono, Franco Grigoletti, Gianni Clerici, Gianmaria Cazzaniga, e in seguito Giorgio Reineri, Claudio Pea, tutti «scrittori di sport» che si facevano leggere dalla prima all'ultima riga); a seguire, in piedi, Roberto Quercetani, il principe degli storici e statistici dell'atletica mondiale, quindi l'avvocato Lorenzo Maffezzoni, Alessandro Castelli, Franco Mauro, Beppe Mastropasqua e Gabriele Rosa. Sotto, da destra, la signora Rosetta Nulli Bonomelli, Aldo Capanni, l'on. Gianni Gei, e Ersilio Motta, caposervizio della redazione sportiva del «Giornale di Brescia»; dietro alla signora Rosetta l'on. Sam Quilleri, che era suo cognato avendo sposato la sorella Agape. Alle spalle, nella sala gremita, si intravvedono esponenti di società bresciane ed ex atleti

 

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Bruno Bonomelli, uomo di solidi principi civici, politici e umani

di Lorenzo Maffezzoni

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Una significativa immagine di Bruno Bonomelli, inviato de «L'Unità», al lavoro nella tribuna stampa dello Stadio Olimpico di Helsinki durante i Campionati d'Europa del 1971, quelli della vittoria di Franco Arese sui 1500 metri. Si noti una curiosità: sul fianco della macchina da scrivere fa bella mostra l'adesivo che reclamizza Ebo Lebo, il famoso amaro a base di zafferano e genepy della Valle d'Aosta, che a quell'epoca veniva prodotto anche dal liquorificio della famiglia dell'ostacolista Eddy Ottoz. Il liquore, in una bottiglia di colore verde, era molto conosciuto anche per lo slogan: «con Ebo Lebo digerisco anche mia suocera»

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Nel ricordare il nostro Bruno Bonomelli, caro a tutti noi qui riuniti a testimoniargli dell'affettuoso vincolo di amicizia che per la lunga o breve stagione ci ha coinvolti con la sua prorompente personalità, sento il dovere, anche in memoria del figlio Ennio il cui prematuro esito dalla scena della vita ha fatalmente ferito e gravato l'animo dei genitori, di confermare questi nostri sentimenti alla signora Rosetta, fedele e sempre paziente compagna di Bruno. Schietto e vivace coinvolgimento anche con la caratterizzazione della persona, forte e invincibile solo all'apparenza e nella esternazione, ma al fondo sempre presa nel dubbio e in definitiva buona, disarmata e disarmante come avviene nelle naturali istintive propulsioni di un fanciullo.

E pare che l'evolversi della vita e della personalità dell'amico Bruno sia stato coerente al marchio del suo animo forte e generoso nel bene e nel meno bene, nelle condizioni tranquille e in quelle drammatiche della società che lo circondava.

Qui altri amici suoi lo ricordano anche come sportivo e come campione nei cimenti dell'atletica leggera. Io lo ricordo e lo rievoco nella sua individualità di persona e di uomo. Nel campo dell'apprendimento scolastico, dell'insegnamento, dell'impegno professionale e della vita civile ha accostato varie discipline ed esperienze.

Bruno Bonomelli nasce a Brescia il 28 ottobre 1910 e qui muore il 16 marzo 1993.

Un lungo percorso di vita condotto bene e con intensa e partecipata vocazione alla formazione delle giovani generazioni sia nell'ambito delle discipline scolastiche e del sapere nella interezza e sia nel campo delle discipline sportive, e altresì nella preparazione alla consapevolezza dei doveri civili e politici e alla coscienza dei doveri morali di cittadini nelle interrelazioni sociali.

Adolescente ha conseguito il diploma al Liceo Scientifico Calini di Brescia e il diploma delle Scuole Magistrali. É stato insegnante nelle Scuole Elementari. Chiamato al servizio militare ha combattuto nella guerra d' Africa del 1936, e richiamato alle armi ha combattuto nella seconda guerra mondiale e così dalla guerra d'Africa fino al 1945 rimanendo nel servizio militare per ben 108 mesi.

Dopo l'8 settembre 1943, paracadutato col fratello Paride dagli Alleati nell'Alta Italia, partecipò alla Resistenza e alla guerra di Liberazione quale radiotelegrafista nel settore B.C.S. dell'Intelligence Security Alleato per il servizio informazioni degli Alleati. Individuato e scoperto dai tedeschi venne arrestato a Piacenza e imprigionato nelle carceri di Verona, dalle quali riuscì a fuggire fortunosamente e a porsi in salvo.

Terminata la guerra, nel 1948, a Genova, si laureò nella Facoltà di Economia e Commercio, conseguì poi la patente di segretario comunale e ne esercitò le funzioni in Piemonte. Lasciata la carriera di segretario comunale entrò nel ruolo dell’insegnamento scolastico quale professore dapprima nelle Scuole di Avviamento e successivamente nelle Scuole Medie.

Nell’aprile 1951 è stato iscritto come pubblicista libero professionista all'Albo dei giornalisti, e in tale ruolo doveva pubblicare almeno 150 articoli ogni anno, numero sempre abbondantemente superato. E per 28 anni è stato corrispondente del quotidiano "L'Unità", al quale collaborò regolarmente con corrispondenze e notizie per le discipline del pugilato e dell’atletica leggera.

Nel luglio e nel settembre 1945 Bruno fu onorato di alti riconoscimenti al suo coraggio e alla sua dedizione alla causa delle libertà dei popoli da parte dei Comandi delle Forze Alleate. Ritengo che sia edificativo e doveroso omaggio alla sua memoria rileggere il testo delle dichiarazioni del Comando Alleato. La lettera del luglio 1945, firmata dal Colonnello del C.M.F Sheridan Russell dice testualmente:

"Si certifica con la presente che il sig. Bonomelli Bruno ha reso servizi preziosi alla causa alleata ed alla liberazione d' Italia. Lavorando per questo reparto delle forze armate britanniche in terra occupata durante un periodo di dieci mesi, essendo stato paracadutato al principio della sua missione. Ha fatto prova di coraggio, iniziativa e senso del dovere durante questa missione. Quando fu catturato dal nemico riuscì a fuggire, attraversò le linee e immediatamente si offri per un'altra missione. Si deve rendergli ogni considerazione dati gli ottimi servizi che ha reso.  Anche la moglie di Bonomelli Bruno aiutò suo marito nel suo lavoro e per i servizi resi subì la prigione nelle mani del nemico per un periodo di otto mesi."

Il testo della lettera 14 settembre 1945, firmata dal Maggior Generale C.A. Cecil Heydeman del Quartier Generale Alleato, recita:

"Ho saputo con grande apprezzamento dei servizi preziosissimi che avete reso alla causa alleata durante le battaglie in Italia. Il Vostro coraggio, l'iniziativa e la Vostra devozione al dovere con cui avete dato prova nell'esecuzione della missione speciale che vi è stata affidata, Vi ha meritato la più grande lode ed hanno giustificato completamente la fiducia in Voi messa. Dovrà essere per Voi una grande soddisfazione di sapere che il Vostro coraggio sarà sempre un esempio ai popoli che amano la libertà e che il Vostro lavoro ha costituito un contributo molto generoso verso la liberazione del Vostro paese.”

In tal guisa, dunque, era forgiato il carattere del nostro amico Bruno, e conseguente fu il suo consapevole coraggio spinto fino al limite dell'ardimento.

Nei rapporti dell'amicizia si mostrava un conversatore instancabile e indomabile, ma sempre affabulatore piacevole, istruttivo e anche pedagogico. Ad alcuno forse può essere in qualche modo apparso burbero, a volte anche inarrendevole nelle sue interminabili, e quasi mai concluse, dissertazioni. Questo suo modo di colloquio trovava le sue profonde ragioni nell' ansia dell'uomo di raffinata cultura del sapere di penetrare a fondo l'essenza degli accadimenti nello scorrere della storia degli uomini. Ma, a ben vedere, questa loquace fermezza altro non era che ruvida scorza apparente, tesa come lorica a protezione della sua naturale timidezza e arrendevolezza.

Non era uomo di odii o di rancori, né cercava rivincite anche se taluno gli doveva rendere ragione, perché, a dispetto di ogni contraria apparenza, Bruno ha sempre vestito i panni del "burbero benefico" e perché era un uomo mite. Tranne, per quanto ne sappia, che in una occasione e giustamente, e non per sé soltanto ma soprattutto per la difesa del libero esercizio del giornalismo sportivo. Quando, disarmato e debole contro un potente ai vertici della Federazione dell'atletica italiana, gli chiese non arbitrariamente, o supponentemente, ma giudiziariamente ragione, e la ottenne.

In questi tratti di bozzetto dell'uomo, noi troviamo il segno della umanità e della mitezza di Bruno.

Last Updated on Wednesday, 01 May 2024 19:52
 
Sara Simeoni, l'asticella della gloria rimane sempre lassù, inamovibile nel tempo PDF Print E-mail
Friday, 19 April 2024 14:27

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Abbiamo scelto volutamente la data di oggi per pubblicare la graduatoria compilata da Enzo Rivis per determinare chi sono le migliori atlete nella lunga vicenda della atletica nazionale, quell'atletica che mosse i primi significativi passi agli inizi degli anni '20 del secolo scorso. Perchè questa scelta? Per coniugare il compleanno di Sara Simeoni (cui inviamo i più affettuosi auguri da parte dei soci dell'Archivio storico dell'atletica italiana «Bruno Bonomelli») e assegnarle, grazie ai calcoli del nostro socio, l'alloro di miglior atleta italiana di ogni tempo. Tempo fa, in questo stesso nostro spazio, pubblicammo la graduatoria degli uomini che vedeva al vertice Adolfo Consolini. Oggi i numeri eleborati con gli stessi criteri assegnano il primo posto alla primatista mondiale e campionessa olimpica - e molto altro - a Sara Simeoni. La foto che correda queste righe è quella, indimenticabile, scattata il 4 agosto 1978 al Campo Scuole di Brescia, che ospitò l'incontro fra le italiane e le polacche. Quel volo, indimenticabile per chi era là quel giorno, sanciva il superamento del precedente primato del mondo per un centimetro: 2,01. Troneggiò sulla pagina sportiva del «Giornale di Brescia», e, ovviamente, fece il giro del mondo. Non c'erano tantissimi inviati dei giornali, a parte gli scriba dei due locali. A memoria ci par di ricordare Sandro Filippini della «Gazzetta dello Sport», Remo Musumeci de «L'Unità», Attilio Monetti, jolly mulitask, e magari qualche altro che ora ci sfugge. C'era sicuramente Ersilio Motta, capo dei servizi sportivi del «Giornale di Brescia» che, preso da irrefrenabile commozione abbandonò l'impianto. Recuperata tranquillità, in redazione, scrisse un «pezzo» che veniva dal cuore e che fu pubblicato sulla prima pagina del quotidiano bresciano.

Ricordi, ricordi, tanti, emozionanti, incancellabili, che ha regalato Sara Simeoni a tutti coloro che ebbero la fortuna di seguire l'atletica in quegli anni dorati. Che sia al vertice della graduatoria, staremmo per dire di qualsiasi graduatoria, non stupisce. Enzo Rivis con i suoi calcoli dimostra che il riconoscimento ha anche la benedizione dei numeri. Poi ciascuno è libero di argomentare come vuole.

E dopo Sara? Chi le fa in questo momento da valletta? Non aggiungiamo nulla, se non due considerazioni: nelle prime dieci ci sono, e a pieno diritto, tre atlete...di tanto tempo fa e, sempre nello stesso arco numerico, figurano tre atlete che hanno onorato la marcia e hanno regalato alla nostra atletica tante grandi soddisfazioni. Chi ha curiosità di conoscere dove hanno portato i calcoli dell'ingegner Enzo Rivis non ha altro che da pulsare su questa parolina: qui.

Noi prendiamo congedo rinnovando gli auguri di buon compleanno a Sara! 

Last Updated on Friday, 19 April 2024 17:51
 
Da Giacinto Lambiasi a Federica Selis, quasi un secolo di atleti e di atletica sarda PDF Print E-mail
Monday, 15 April 2024 00:00

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Oggi prendiamo il traghetto e viaggiamo alla bella Sardegna. Dedichiamo qualche paragrafo al quarto volume prodotto - in tutto e per tutto - da Giovanni Usala, per gli amici Gianni, e pure lui lo preferisce. Atletica sarda a 360 gradi, con alcune puntualizzaioni, che lasciamo fare all'autore. Ma prima ricordiamo il titolo generale della collana: «Atletica sarda da non dimenticare», questo specifico volume «Tra cronaca e immagini». Contenuto. Scrive Usala:" C'è un prima e c'è un dopo. Il cinquatennio 1950-2000 resta il riferimento temporale del mio lavoro. Ciò non significa che la disciplina non sia stata di buon livello sia negli anni precedenti sia in quelli successivi. La presenza in questo volume di alcuni dei personaggi affermatisi a livelli nazionali ed internazionali prima e dopo questo periodo è funzionale solo in ottica dello sviluppo di singole discipline". Forse - è opinione di chi scrive queste notelle - l'atletica sarda del passato ebbe un rilievo tecnico in molti casi superiore a quello più recente. Il ponderoso volume (380 pagine) apre con pochissime righe dedicate a Giacinto Lambiasi, un giovanotto di Cagliari che ebbe una fulgida carriera come saltatore con l'asta negli anni '20. Fu, ai suoi tempi e per parecchi anni, il migliore della specialità, e di gran lunga. Un breve riassunto. Si affacciò alla ribalta nazionale nel 1920, egli era nato...con i Giochi Olimpici, 1896!  Dopo aver praticato ginnastica, si era scoperto atleta poliedrico: alto, giavellotto, lungo, ostacoli...Poi si arruolò in Marina, e riapparse, come detto, nel 1920: subito campione italiano e al vertice della lista nazionale di quell'anno. Negli anni successivi innalzò progressivamente il primato italiano e indossò ancora la maglietta di campione nazionale: 1921-24-25-26-29. Innalzò il record prima a 3,57, e poi ancora a 3,59. Dovette fare i conti con Adolfo Contoli, gran talento, e poi con l'ascesa del fiorentino Danilo Innocenti. Partecipò ai Giochi Universitari a Parigi (terzo) e quando nacque ufficialmente la Nazionale di atletica (1925) fu in squadra per due volte: a Milano, nel '26, contro i cecoslovacchi, vincitore con 3,40; a Roma, nel '27, contro i polacchi, secondo sempre con 3,40. Chiuderà la sua epopea atletica con un massimo di 3,60.

E che dire di Carlo Clemente, sassarese, classe 1903? Stessi anni di Lambiasi, e come lui proveniente dalla ginnastica, allora era normale, le discipline di campo erano parte di questo sport. Clemente, giavellottista, primo italiano a superare i 50 metri, titoli e primati anche per lui. Vogliamo poi parlare di quel grandissimo talento che fu negli anni '40-'50 Tonino Siddi, ultimo frazionista della 4x100 bronzea dei Giochi Olimpici di Londra '48? E poi, ancora un astista, Mario Romeo, il fondista maratoneta crossista Antonio Ambu, l'insuperato decatleta Franco Sar, e facciamo torto ad altri non citandoli. Non ce ne vorrà Gianni Usala se, per qualche riga, abbiamo dato sfogo alla nostra vocazione di...antiquari dell'atletica. Ma fermiamoci e torniamo al suo lavoro."Il libro raccoglie 150 articoli e oltre 500 foto rielaborate, che raccontano carriere, profili e momenti significativi dell'atletica sarda...ricavati dalle cronache apparse nei quotidiani, negli annuari, nelle riviste specializzate".

E poi una nota di delusione, comprensibilissima, ne sappiamo qualcosa qui all'Archivio storico..."Il prodotto dei miei lavori, attraverso i canali sociali, è alla portata di tutti, ma ho l'impressione che esso sia importante solo ai nostalgici dell'atletica...". Impressione solo? Stanne certo, Gianni. Ma c'è ancora qualche rara avis in terris nigroque simillima cycno" (Giovenale) che sa apprezzare e far tesoro di questi lavori. E conservarli con il dovuto rispetto.

Se qualche rara avis volesse saperne di più o addirittura mettere mano al portafoglio per arricchire la propria collezione (per carità, non sia mai!) prenda contatto con l'autore This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

Last Updated on Monday, 15 April 2024 14:49
 
Alcuni libri di nostri soci arricchiscono la conoscenza delle realtà locali e di club PDF Print E-mail
Wednesday, 27 March 2024 20:23

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Negli ultimi mesi la produzione atletico letteraria dei nostri soci si è arricchita di alcune pubblicazioni che potrebbero avere interesse per i lettori del sito ASAI. Presentiamo oggi il quarto volume della collezione ideata e realizzata da Marino Piccino, nostro aderente da qualche anno, ex atleta che si è espresso soprattutto sui 400 piani e con ostacoli, il quale ha vestito il color amaranto delle Fiamme Oro di Padova, il gruppo sportivo della Polizia di Stato. Marino un bel giorno ha deciso di mettere in fila, ricopiandoli meticolosamente da riviste, annuari, giornali, e con l'aiuto di alcuni amici, i risultati ottenuti dagli atleti che hanno vestito la stessa canotta. Ha diviso il materiale per periodi a partire dal 1954, anno di fondazione del gruppo sportivo: ne ha dati alle stampe in precedenza tre ed ora è arrivato il quarto che copre il decennio 1980 - 1989. Due gli aspetti di maggior interesse: le molte fotografie, in particolare quelle dei volumi precedenti fornite dai diretti interessati e quindi inedite, e, nell'attuale volume, alcune sommarie informazioni sul dopo-atletica, a dire che cosa hanno fatto i «celerini» una volta che hanno smesso di frequentare piste e pedane di atletica. Questa è sempre stata la parte più trascurata da tutti (diciamo, quasi tutti) coloro che hanno affrontato compilazioni di atletica: che ne è stato, che ne è, di quei giovanotti che abbiamo visto competere sulle piste? Sono vivi, sono deceduti? Hanno asceso i vertici della Polizia di Stato? Son diventati generali? Oppure si son dedicati al giardinaggio? Nebbia, non se ne sa più nulla. Tanti, talvolta troppi e poco utili, numerini, ma della vita che ne è? Discorso a carattere generale, che, ovviamente, non intacca il lavoro né di Marino Piccino né di altri. E, in ogni caso, ognuno con il proprio tempo e i propri denari fa ciò che più lo gratifica. Pubblicazioni come quella di Marino contribuiscono, comunque, ad arricchire gli scaffali della biblioteca atletica di qualsiasi appassionato. Quindi, complimenti a lui.

E ancora a lui deve rivolgersi chiunque abbia interesse nelle sue quattro pubblicazioni. Può essere contattato a questo indirizzo mail This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

Last Updated on Friday, 12 April 2024 08:15
 
Walter Bassi, da maratoneta a scalatore, tradito dalle montagne che tanto amava PDF Print E-mail
Monday, 25 March 2024 09:52

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Giornata tristissima quella di domenica scorsa per l'atletica bresciana. In poche ore sono tragicamente deceduti due uomini che hanno impiegato parte della loro vita nel nostro sport, prima come atleti poi come organizzatori, tecnici e dirigenti. Deceduti in due incidenti in una bella valle bresciana, la Valcamonica, ricca di storia e anche di preistoria. Walter Bassi, che di questa valle era figlio, Stefano Martinelli, che nella stessa valle aveva trovato una riposante dimora dove trascorrere ore serene. Walter, da sempre innamorato delle sue montagne, da loro è stato tradito, durante una escursione di scialpinismo. Un banalissimo incidente, mentre faceva giardinaggio nella sua villetta di Lozio, ha portato via Stefano alla famiglia, al sodalizio sportivo di cui era parte rilevante e alle atlete della sua amata Atletica Brescia con le quali aveva stabilito un fortissimo legame.

Alcuni dei nostri soci avevano avuto occasione di incontrarli, negli ultimi mesi, in eventi legati al mondo dell'atletica bresciana. A fine luglio dello scorso anno, alla Azienda Peri Bigogno di Castenedolo, in occasione della presentazione della gara podistica «Diecimiglia del Garda» organizzata da un nostro socio per omaggiare il traguardo dei cinquanta anni di organizzazione, qualcuno si era ricordato di invitare alcuni dei bravi fondisti bresciani che avevano onorato con la loro presenza questa competizione in anni di grande fulgore. E Walter Bassi era uno di questi, tanto che un anno, era il 1990, con la maglia della Ellesse - nella quale militava anche Gianni Poli - , fu secondo fra Arthur Castro, brasiliano, e Simeon Kigen, keniano, che non erano proprio i «signori nessuno» della corsa di lunga lena. Walter fu felice di quell'invito, così come gli altri, che snocciolarono poi, nel successivo terzo tempo conviviale, i loro vivissimi ricordi. Pubblichiamo la foto - scattata da Pietro Delpero - di quel giorno a Castenedolo: Walter è il primo a sinistra; di seguito, Ottavio Castellini, Sergio Gandaglia, Angelo Fedrigo e Loretta Pagliarini.

Walter Bassi fu buon maratoneta, dalla carriera non lunga complice una struttura muscolare che gli procurava molti problemi. Un nostro amico che era là quel giorno lo ricorda steso sul prato dello Stadio Olimpico di Montjuic al termine della maratona di Barcellona: i muscoli delle sue gambe sembravano volessero schizzare fuori, inarrestabili, ci volle qualche decina di minuti per superare questa crisi. Walter si era convertito alla maratona nel 1987. Nel dicembre del 1988 vinse la prima Tourist Marathon di Palermo, secondo fu un altro bresciano, Osvaldo Faustini. Poche settimane dopo, in gennaio, altra maratona, a Marrakech, in Marocco, secondo. Sono solo alcuni sommari accenni.

L'incontro con Stefano Martinelli ha una data recentissima: il pomeriggio del 15 marzo, in un hotel del centro a Brescia, dove l'Atletica Brescia 1950 ha organizzato un incontro fra dirigenti, atlete di oggi ed ex atleti di ieri, potenziali finanziatori, e presentato un bel libro sulla attività societaria. Presenti anche in questa occasione alcuni soci dell'ASAI. Uno in particolare che con Stefano ha collaborato per parecchi anni nella struttura del sodalizio bresciano. A lui abbiamo affidato il suo ricordo.

"Non c’è bisogno di essere dei campioni per innamorarsi dell’atletica. Stefano Martinelli ne è l’esempio: si è sempre impegnato a fondo in questo sport senza arrivare a risultati eclatanti, ma questo non ha scalfito di un millimetro una passione costruita giorno per giorno prima sulla tennisolite dello Stadio Rigamonti di Mompiano e poi sul manto gommoso del Campo Scuole, il Morosini (oggi Campo Calvesi), coltivando assieme ad alcuni compagni dell’Assindustria Atletica Brescia 1950 un profondo senso di appartenenza al sodalizio. Appese le scarpe al chiodo ha continuato a frequentare gli impianti bresciani come allenatore di mezzofondisti e saltatori coll’asta e ottenendo dai colleghi quel rispetto che gli ha permesso di assumere il ruolo di Direttore Tecnico della società bianco-azzurra. A lui si deve la scelta del club di dedicarsi in modo particolare al settore femminile, riuscendo a costruire una formazione di alto livello in campo nazionale che dapprima ha portato al raggiungimento di una presenza stabile nella Finale Oro del Campionato di società e successivamente alla conquista del titolo italiano che ha permesso alle atlete di cucire sulle maglie lo scudetto per la prima volta nel 2019, mantenedolo fino ad oggi".

Last Updated on Tuesday, 26 March 2024 09:10
 
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