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Giochi Olimpici '60, niente vacanze romane per i grandi del decathlon troppo impegnati all'Olimpico PDF Stampa E-mail
Mercoledì 21 Marzo 2012 16:00

Qualcuno lo ha definito "the finest duel in Olympic decathlon history". Fu quello che, il 5 e 6 settembre 1960, mise di fronte, nello Stadio Olimpico romano, il colosso statunistense Rafer Johnson (già medaglia d'argento ai Giochi 1956) e il cinese di Taipei, Yang Chuan-Kwang (ottavo a Melbourne quattro anni prima, e ancora quinto a Tokyo nel 1964). Alla fine della epica tenzone solo 58 punti (con la tabella in vigore a quel tempo) divisero i due contentendi. Terzo un sovietico (oggi sarebbe russo) Vasiliy Kuznetsov, quarto un altro sovietico (ukraniano nella geografia di oggi) Yuriy Kutyenko, quinto un olandese Evert Kamerbeek, e sesto un sardo di nascita ma friulano di stirpe, Franco Sar, ineguagliato piazzamento di un atleta italiano nella storia della specialità.

Di tutto questo, e di moltissimo altro ancora, ci racconta, nel testo allegato a questa breve presentazione, Gabriele Manfredini, uno dei più attivi soci dell'A.S.A.I., soprattutto autore di uno straordinario lavoro storico-statistico pubblicato nel 2007:"Prove Multiple di atletica leggera in Italia dalle origini al 1968". Informazioni dettagliate sul libro alla voce "Le edizioni dell'A.S.A.I.".

La parola dunque a Gabriele Manfredini e buona lettura.

Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Marzo 2012 14:55
 
Bruno Bonomelli alla "Cinque Mulini": un raro documento fotografico PDF Stampa E-mail
Lunedì 19 Marzo 2012 10:09

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Potenza della tecnologia! Ieri abbiamo pubblicato qualche riga per celebrare le 80 edizioni consecutive della "Cinque Mulini". Ma oggi anche poche righe hanno la forza di produrre una eco impensabile fino a non molto tempo fa. Che cosa è accaduto? Qualcuno ha letto il breve testo, ha notato l'accenno alla figura di Bruno Bonomelli e si è ricordato di avere una foto del maestro di Rovato fra i suoi cimeli, ma non una foto qualsiasi, una rarità: "Bibis" (così spesso firmava i suoi "pezzi" sui giornali per i quali scriveva) atleta all'uscita di uno dei mulini durante una edizione del cross di San Vittore Olona. Finora non siamo riusciti a ricostruire con esattezza l'anno in cui è stata scattata questa foto.

Il documento viene dall'archivio personale di Albertino Bargnani, uno dei numerosi atleti allenati da Bonomelli e lui stesso protagonista alla "Cinque Mulini" in parecchie edizioni, che ne ha fatto avere copia ad Alberto Zanetti Lorenzetti, che, a sua volta, l'ha girata per la pubblicazione sul sito dell'A.S.A.I.

Ultimo aggiornamento Lunedì 19 Marzo 2012 10:46
 
I Mulini erano Cinque, gli anni sono 80: auguri! PDF Stampa E-mail
Domenica 18 Marzo 2012 14:52

Oggi, 18 marzo 2012, il nostro sito vuol fare concorrenza a Kisseo.it, quello delle cartoline di auguri. Vogliamo inviare anche noi, a nome di tutti i soci dell'Archivio storico dell'atletica italiana "Bruno Bonomelli", un caro, affettuoso augurio di buon compleanno ad una competizione che oggi festeggia la sua 80esima edizione consecutiva: la "Cinque Mulini" di San Vittore Olona. Dal 1933, per ottanta volte, si è celebrato questo "rito" che aveva - e in parte ha - la caratteristica di passare attraverso gli edifici che gelosamente custodivano gli ingranaggi dei mulini. Una volta erano cinque, da anni ne resta uno, e preghiamo il buon Dio che almeno ci conservi quello. Dove non è riuscita la barbarie della guerra, che non ha fermato la effettuazione della competizione organizzata dalla Unione Sportiva San Vittore Olona 1906 negli anni 1940-1945, ha avuto successo la sconsideratezza dell'uomo, che ha riempito di cemento tutto quello che una volta era libera natura, con le sue acque, i suoi mulini, la sua campagna.

Nonostante tutto, la "Cinque Mulini" è ancora e sempre lì, a perenne ricordo di quella cultura contadina e di quell'altra cultura, quella sportiva, anch'essa messa a dura prova dalla cementificazione degli intelletti. Noi dell'A.S.A.I. vogliamo celebrare, con queste poche righe, gli 80 anni della "Cinque Mulini" come avrebbe voluto fare Bruno Bonomelli, che di questa gara fu estimatore, cantore, propugnatore, e nostro ispiratore.

 
Oscar Barletta, un "Etrusco" sempre sorridente e bonario PDF Stampa E-mail
Domenica 12 Febbraio 2012 09:24

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Nato a Civitavecchia il 15 maggio 1917 da padre macchinista sulle navi e rimasto orfano a soli 9 mesi di età, la mamma si arrangiò in mille mestieri pur di farlo studiare, e Oscar Barletta si diplomò ragioniere.

Iniziò la pratica sportiva con il ciclismo, ma senza successo. La carriera atletica – primi approcci nel 1936 con le corse campestri – fu agli inizi interrotta dalla chiamata alle armi. Nel 1938 fu inviato a Trapani, ma la sua domanda di orfano di guerra fu accolta e venne trasferito a Roma al Distretto Militare con l’incarico di portaordini e la dotazione di una bicicletta per svolgere quel compito. Niente di meglio per un ex ciclista appassionato di atletica, che nei suoi giri di consegna rubava sempre un po’ di tempo per fare una capatina al Campo Guardabassi a praticare un po’ di corsa. Nel 1939 si laureò campione regionale nei 1500 metri e, sulla stessa distanza, finì al 4° posto nei Campionati Italiani GIL. Nel 1941 vinse i 1500 ai Campionati Italiani seconda serie, poi sulla stessa distanza centrò la medaglia di bronzo agli Assoluti e vestì la maglia della Nazionale contro l’Ungheria. Chiuse la stagione con la doppietta 800/1500 ai Campionati Regionali.

Nel 1942 si piazzò quarto nei 1500 ai Campionati Italiani e corse la stessa distanza in un 3:57.7, quarto nella lista stagionale italiana assoluta, che rimase poi il suo miglior risultato cronometrico di tutta la carriera. Entrato, come detto, nel giro della Nazionale, nel biennio 1941-1942 sostenne lunghi periodi di allenamento a Firenze sotto la guida del magiaro Miklós Szabó, che gli faceva compiere due sedute di training al giorno, e che gli trasmise la passione per la cosiddetta «arte di allenare». Dal 1943 al 1947 si aggiudicò ancora molti titoli regionali, su pista e nelle campestri. Nel 1944 fu prelevato dai tedeschi e condotto a Rieti per i lavori al locale campo di aviazione, e subito dopo la guerra fu nominato direttore di un campo profughi nel Lazio.

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Aprile 2012 08:27
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Oscar Barletta, il volto umano della maratona PDF Stampa E-mail
Venerdì 03 Febbraio 2012 13:49

 

Riprendiamo integralmente il comunicato emesso oggi dalla Federazione italiana di atletica leggera per annunciare la scomparsa di Oscar Barletta. Ci riserviamo di tornare sulla sua figura nei prossimi giorni.

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È stato uno degli allenatori più amati d’Italia, non tanto per l’indubbia competenza e la passione con cui si documentava e si aggiornava nel suo campo specifico, quanto per la sua umanità, per il calore che sapeva trasmettere ai suoi interlocutori, per l’infinita bontà della sua paterna figura, per la disponibilità a dare senza nulla chiedere in cambio.

È dunque con  profondo dolore che il Presidente Franco Arese, a nome di tutta la Federazione, annuncia la dipartita di Oscar Barletta, avvenuta ieri, 2 febbraio, alle ore 14. “La scomparsa di Oscar mi rattrista profondamente, ho avuto modo di apprezzarne direttamente, per lunghi anni, le doti di spiccata umanità. Barletta non era solo una tecnico di prim’ordine: era una persona straordinaria, che sapeva sempre toccare il cuore dei suoi atleti. Ne serberò sempre un ricordo affettuoso”. 

Nato a Civitavecchia il 15 maggio 1917, promessa del mezzofondo che non si poté concretizzare a causa della guerra (vestì la maglia della Nazionale assoluta nel 1941 e diede il meglio di sé nel 1942), Barletta acquisì notorietà come tecnico portando molti giovani al successo prima nella S. A. Civitavecchia (1945-1957), poi nel C. A. Centrale di Roma (1958-1961). Nel 1962 entrò a far parte dello staff tecnico del CUS Roma, società all’epoca tra le migliori d’Italia,  in cui rimase fino al 1987 per passare poi alla Sisport Fiat Torino. Con i suoi ragazzi vinse diversi campionati italiani di società di corsa campestre, nel 1961 con il Centrale, e dal 1962 al 1966 consecutivamente con il CUS Roma. Nel 1970 fu chiamato a diversi incarichi federali, tra i quali spicca l’incarico di rimettere in sesto il disastrato settore della maratona, obiettivo centrato in pieno e nel quale ottenne la maggiore soddisfazione con la vittoria nella Coppa del Mondo femminile di maratona nel 1985. Dal 1973 al 1987 fu anche responsabile tecnico del centro federale di mezzofondo e fondo di Ostia. Ha allenato generazioni di atleti, dal primatista italiano dei 3000 siepi Umberto Risi (anni Sessanta) fino a Roberta Brunet (medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici 1996). Tra i tanti meriti anche quello di aver indirizzato al mezzofondo il futuro campione olimpico dei 5000 Mohamed Gammoudi, ospite in Italia nel 1961 insieme ad altri atleti militari tunisini. Tra i tanti riconoscimenti ottenuti come tecnico spiccano la Stella d’Argento del CONI nel 1976, e la Quercia al Merito di terzo grado (1996) della FIDAL. 

 

I funerali si terranno domani 4 febbraio alle ore 10 nella Chiesa della Morte a Civitavecchia.

Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Febbraio 2012 14:36
 
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