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Consolini fa il mondiale, il geom. Aldo si improvvisa corridore di mezzofondo PDF Stampa E-mail

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Chissà se Bernardo Falconi questa che andiamo a raccontarvi la sapeva già. Comunque non saranno in molti a saperla. Intanto ricordiamo che Bernardo è uno dei figli di Aldo Falconi, buon atleta, soprattutto sui 400 metri, che formava il vasto gruppo di praticanti il nostro sport a Brescia e provincia negli anni '39 - '46, prima con club milanesi, poi con la rinata Società Ginnastica Forza e Costanza (campione nazionale Alta Italia nel '45 con la staffetta 4 x 400 in cui c'era Falconi), poi con il CSI Brescia per sfociare infine nella consistente Atletica Brescia 1950 di Sandro Calvesi & friends. Ricordiamo anche che poche settimane fa Alberto Zanetti Lorenzetti ha dedicato in questo spazio una completa e documentata rivisitazione alla figura del geom. Aldo Falconi, che fu uomo di sport per tutta la vita.

L'hanno chiamata quarantena, clausura, prigionia, galera, confino, ma conta poco il nome, conta che siamo dovuti stare nelle nostre case rintanati per lunghe settimane nella speranza di sfuggire a 'sta pestilenza dell'Anno del Signore 2020. Questo ha dato tempo a qualcuno di noi di mettersi, o rimettersi, a sfogliare riviste, libri, vecchi ritagli di giornale, anche senza un obbiettivo preciso, solo per riscoprire il gusto dell'atletica dei tempi che furono, che è poi lo scopo primario dell'Archivio Storico «Bruno Bonomelli», che trova la sua concretizzazione anche in questo sito, oltre che nelle pubblicazioni. Un nostro socio, sfogliando la raccolta della rivista fidalina «Atletica» dell'anno 1942, si è soffermato a leggere la notizia che apriva il numero 1-2, 6 novembre 1941. Non stupitevi: la numerazione partiva da novembre e quindi, pur essendo annata '42, comprendeva eventi del '41. La notizia era data con un notevole risalto, e ti credo! Trattavasi del primo primato del mondo di Adolfo Consolini, il quale, la mattina di domenica 26 ottobre, al Campo Giuriati, uno dei «templi» milanesi dell'atletica (ce n'erano più allora di oggi) mise la firma al nuovo primato del mondo di lancio del disco. Cominciamo dal primato mondiale: la cifra di 53.26 era stata scritta dallo statunitense Archie Harris quattro mesi prima sulla pedana dell'Angell Field, lo stadio che sta all'interno della Stanford University. Trattavasi dei campionati NCAA, quelli universitari. In quella gara, al quarto posto con 48.75 quel Bob Fitch che nel 1946 toglierà il mondiale a Consolini, ma farà in modo di non incontrarlo mai direttamente. Dopo il mondiale e il titolo NCAA il bravo Archie vinse anche quello nazionale AAU, poi fu chiamato a servire la patria a stelle e strisce come pilota di cacciabombardieri. Finita la guerra, cercò un lavoro come pilota di aerei di linea: niente da fare, era un «nigger», un afro-americano, niente lavoro. Finì a fare l'insegnante di educazione fisica ad Harlem. Hai capito il Grande Paese? Sei abile per la guerra anche se sei nero, ma pilotare aerei civili, no, questo no. Alla faccia del famoso Tredicesimo Emendamento alla Costituzione voluto fortemente da Abramo Lincoln, e per questo morto sparato (ne hanno perfino fatto un film).

Torniamo al «Giuriati». Consolini, quella mattina, sembrava non avere grandi velleità, partecipò alla gara di tiro (come si scriveva correttamente) del giavellotto: fu preceduto anche da Ottavio Missoni (43.74) per quattro centimetri (43.70, primato personale fino alla fine della carriera!). Pedana del disco: due lanci nulli, un 45, poi allungò a 52,11, ancora un più 50, e per finire il nuovo mondiale: 53.34. La storia di quella mattinata la leggerete qui sopra se, con un click, ingrandite la pagina a sinistra, quella della «Gazzetta» (l'altra è presa dalla rivista federale). E leggerete anche di qualche mal di pancia dei dirigenti italiani perchè si era diffusa la notizia che qualche giorno prima il tedescotto Lampert aveva tirato a 53.35, pareva in Polonia, a Lodz, città occupata dai nazisti dopo la tragica spartizione del territorio polacco con l'Armata Rossa di «Baffone». La notizia venne recepita da Luigi Ferrario sulla «rosea», il dubbio si rifletteva nel titolo che parlava del mondiale ma con il punto interrogativo. Risultato fantasma, ne se ne seppe mai nulla di preciso. Con il quarto lancio Consolini (che fino a quel momento teneva come massimo stagionale 51.05) dette un dispiacere al suo pigmalione Giorgio Oberweger, togliendogli il primato nazionale che il lungo triestino aveva fissato a 51.49, nel 1938, proprio nella sua città.  Quindi due nuovi primati italici. Due? Sì due: 52.11 e 53.34. Siamo sempre stati fermamente convinti che se un atleta durante i suoi sei salti o lanci migliora fin dal primo e continua con gli altri cinque, di sei primati trattasi, o di due come in questo caso. Non sempre è stato così per le piroette regolamentari delle Federazioni.

Ma che c'azzecca tutto questo con il geom. Aldo Falconi, da Cossirano, bassa occidentale bresciana? E qui sta la curiosità. Il giovanotto, specialista dei 400 metri, corse i 1500. Chissà come andò veramente quel giorno. In programma c'erano sei gare, anche i 100 e i 300 metri, molto più adatti a Falconi. Perchè non li corse? Non sappiamo, ma invece troviamo il suo nome al sesto posto dei 1500, con 5:23.8. Vinse Eraldo Colombo in 4:15.0 in volata su Aldo Fracassi; al quarto posto il cremonese Giuseppe Italia, una roccia che correrà fin quasi alla metà degli anni '50; quinto Luciano Erba, poi giornalista radiofonico alla RAI, nipote di quel Giacomo Erba, secondo primatista italiano di salto con l'asta nel 1914, primo a saltare 3,30 con la tecnica «pendolare». Missoni vinse i 300 in 35.8. Altra «stranezza»: Gianni Caldana, velocista (argento con la staffetta 4 x 100 ai Giochi di Berlino '36) tirò il disco, 29.72, nella gara del mondiale.In fondo, eravamo ad una delle ultime gare di stagione, e c'era tempo anche per divertirsi. O per fare il primato del mondo.

 
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