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Augusto Maccario, piccolo bruno figlio della Liguria, cameriere nel Principato (1) PDF Stampa E-mail

Torniamo ad immergerci nella piccola storia della nostra piccola atletica, che pure continua a suscitare il nostro interesse. Almeno per il passato, e per questo siamo qui. Diamo spazio ad una nuova ricerca di Alberto Zanetti Lorenzetti, il quale, dopo aver indagato sulla famiglia Legat, padre e figli, nelle settimane scorse, ha mirato la sua attenzione di ricercatore su uno scricciolo di corridore, ligure di Ventimiglia, ma con buona parte della sua carriera podistica nel Principato di Monaco. Augusto Maccario, questo piccolo e leggero omino baffuto, arrivò ai piedi del podio ai Giochi Olimpici di Anversa 1920, corsa dei diecimila metri, quarto, e davanti, a poche falcate, aveva dei mostri sacri della corsa, a quei tempi, uno, il finnico Paavo Nurmi, il più grande di tutti. Ma leggiamo cosa ci racconta il nostro amico Alberto.

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Augusto Maccario, con la canottiera dello S.C.Virtus di Genova posa subito dopo essere arrivato primo nel Campionato italiano di corsa campestre del 1920 a Genova, successo fissato dalla immagine a destra. Il Campionato fu però annullato avendo i corridori sbagliato percorso. Si noti la minuscola stazza del podista comparata a quella dei giudici e dei tifosi che gli stanno intorno

Il “piccolo bruno figlio della Liguria” Augusto Maccario era nato a Ventimiglia il 30 aprile 1890. Di professione cameriere, visse per molto tempo a Montecarlo, dove mosse i primi passi nelle gare podistiche. Iniziò a far parlare di sé quando, ventenne, vinse una gara sulle 3 miglia nel Principato, si piazzò quarto nella Nizza-Montecarlo, vinta da Jean Bouin, e si impose in una competizione sui 7.000 metri al velodromo di Oneglia. Sempre nella Nizza-Montecarlo, ma nel 1912, si classificò alle spalle di Bouin e Jacques Keyser, e l’anno successivo arrivò al traguardo dietro Speroni nella maratonina di Bordighera.

Era il periodo in cui la popolarità del podismo nazionale viveva sulle sfide fra i professionisti Dorando Pietri e Fortunato Zanti, assisteva al declino di Pericle Pagliani e vedeva nascere nuovi talenti come Carlo Speroni, Umberto Blasi, Carlo Martinenghi, Romeo Bertini, Armando Pagliani, Alfonso Orlando e tanti altri che, ancora oggi, sono più ricordati di Maccario. Fra i nomi dei podisti allora in auge compare anche quello di un triestino, allora suddito dell’imperatore Francesco Giuseppe. Si tratta di Giovanni Cottur, del quale poco si sa della carriera alla vigilia del primo conflitto mondiale, ma che si dimostrò valido mezzofondista nel panorama sportivo italiano durante il dopoguerra. La sua figura è stata messa un po’ in ombra dalle imprese sportive del figlio, Giordano, uno dei migliori ciclisti negli anni a cavallo della Seconda Guerra Mondiale.

Le prime stagioni della carriera di Maccario procedettero senza infamia e senza gloria. Subì l’interruzione dovuta alla Grande guerra, riuscendo ad avere i più importanti successi negli anni seguenti, quelli della maturità. Nel 1919, gareggiando con i colori dello Sport Club Virtus Genova, si classificò al primo posto della gara dei 10.000 metri ai Campionati nazionali, riuscendo a battere Costante Lussana ed Ettore Blasi. All’inizio del 1920 si dimostrò il migliore anche nel primo tentativo di assegnare il titolo del Campionato di corsa campestre, gara annullata dalla Federazione degli Sport Atletici a causa della pessima organizzazione e dell’indisciplina di molti atleti. Ma impegni ben più importanti erano all’orizzonte.

Di questi importanti impegni riferiremo nella prossima puntata.

 
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