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Non c'è nessuna macchina che misuri la dignità e la capacità di sacrificarsi PDF Stampa E-mail

Un nostro affezionato lettore, S.M., di Vigàta, ci ha scritto perchè gli è piaciuta molto la lettera di Alfredo Rizzo che abbiamo ritrovato in una rivista di anni fa e che abbiamo pubblicato nei giorni scorsi. Scrive il misterioso lettore:" Mi sono piaciute le ironiche considerazioni di Rizzo, un atleta che in carriera ha dato tutto alla Maglia Azzurra, alla sua società, la Riccardi Milano, che è sceso in pista sempre e ovunque, che doppiava le gare per portare punti alla sua squadra, che faceva i Campionati nazionali sempre, non come oggi che sembra quasi una diminuzio gareggiare per la maglietta bordata di tricolore. Non per niente lo chiamavo tutti «il King», un vero signore. Mi prendo la libertà si segnalarvi un passaggio di un articolo di Gianni Mura, che viene ricordato in questi giorni con un bel libro che raccoglie alcuni suoi articoli sul Tour de France, la corsa che egli amava più di ogni altro evento sportivo. Pagine che fanno innamorare, scritte, si sarebbe detto una volta, in punta di penna, ma al tempo stesso con semplicità, un linguaggio piano discorsivo eppur ricco di cultura. Un grande giornalista, un grande scrittore, che ha lasciato un baratro in un giornalismo sportivo popolato da scolaretti delle scuole elementari: soggetto, verbo, complemento, oppure iperboli per cercar di stupire. Magari ci fosse qualcuno con la stessa capacità di raccontarci la nostra atletica come Mura raccontava il Tour e gli altri sport...".

Ecco il brano segnalato:"Ci sono macchine che informano sui battiti cardiaci, sulla potenza espressa in salita, sulla soglia della fatica. Non ci sono più corridori che fumano o che bevono vino rosso  al Tour. Sono tutti programmati, pesati, monitorati, guidati via radio o istruiti dal computer sul manubrio. Non ci sono, ed è un bene, macchine che misurano la dignità, la costanza, la serietà, la capacità di sacrificarsi, il coraggio e la fantasia. Non ci sono macchine che danno la proporzione dei sogni che si sognano da bambini o da adulti. Ed è un bene che non ci siano, perchè tutte le cose che ho elencato le possono valutare solo gli uomini, se vogliono, e gli uomini si sa che possono sbagliare, ma almeno hanno un vantaggio sulle macchine".

Abbiamo rintracciato l'articolo: Mura lo scrisse il 28 luglio 2014, il giorno del successo «del ragazzino Nibali», come lo chiamava lui. Come sia finito il ciclismo, e anche l'atletica, è lì da vedere. Un Requiem per Mura e per lo Sport (maiuscolo, proto, maiuscolo) che non esiste più. Vabbè, mettiamoci un «quasi», per addolcire.

 
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