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Pino Dordoni, ammirato, imitato, copiato, ma da nessuno mai eguagliato PDF Stampa E-mail

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"Nel naturalissimo gesto atletico della marcia, può accadere talvolta che un atleta ricercando la perfezione, forzi il suo incedere al punto di apparire quasi innaturale. 

"Scioltezza, fluidità, potenza, intelligenza muscolare, questi gli elementi che hanno fatto di Pino Dordoni un classico della marcia, corretto, elegante, al punto di essere da tutti ammirato, copiato, imitato ma da nessuno mai eguagliato.

"Vediamo dunque di esaminarlo in azione: il busto è sempre perfettamente eretto, le braccia che oscillano con movimento sincrono ed alterno avanti-indietro, aderendo ai fianchi, con una apertura angolare al gomito di 90-95°.

"Quando le braccia sono in avanti si «chiudono» in arco verso il centro del corpo, per controbilanciare il leggero avanzamento dell'anca opposta.

"Le anche, a differenza di quanto si nota nei marciatori mediocri, non compiono violente ed antiestiche «contorsioni» nei marciaotri mediocri, ma con leggere oscillazioni si armonizzano con la gamba corrispondente.

"Per ottenere il perfetto «bloccaggio del ginocchio» anteriore, il piede prende contatto a terra col tacco e forma con la gamba un angolo di 90°. Il correttismo lavoro delle gambe lo si può quindi sintetizzare su due punti ben definiti:

"1) È completamente distesa dall'istante in cui il tacco prende contatto con il terreno davanti al corpo, a ginocchio bloccato, sino a quando il proprio avanpiede si stacca dietro da terra;

"2) È sempre flessa dal momento in cui l'avanpiede si stacca da terra dopo l'azione di «spinta», sino a quando riprebde contatto col terreno di tacco ed a ginocchio completamente bloccato.

"Naturalmente, questa azione alternata delle gambe, è fatta in modo tale che non vi sia mai «sospensione» e cioè interruzione di contatto con il terreno da parte di ambedue i piedi contemporaneamente. È proprio questa «condizione» più difficile da controllare in pratica, anche perchè l'evasione a questa clausola non è netta e continua ma saltuaria e quasi sempre al limite della validità.

"Da questa precisa regola, Dordoni non è comunque mai fuggito ed anche di questo particolare meglio si può misurare la dignità di un campionbe della sua portata, di un vincitore di Olimpia".

Consideriamo queste parole le più belle che siano mai state scritte su Pino Dordoni atleta e sul suo stile mai eguagliato. Le scrisse, nel 1969, il Maestro dello Sport Claudio Enrico Baldini, nel capitolo dedicato al campione olimpico di Helsinki 1952, capitolo che apriva il libro «Storia dell'atletica leggera piacentina». Quel Claudio Enrico Baldini che, nel 1994, fu socio fondatore del nostro Archivio Storico. 

Nelle parole di Claudio Enrico si trova il senso del logo che oggi presentiamo e ci accompagnerà in tutte le varie occasioni nelle quali ricorderemo, quest'anno, la figura del grande campione piacentino. Roberto Scolari, responsabile grafico della storica azienda bresciana F. Apollonio & C. - Tipografia e Servizi, oggi entrata nell'Halley Informatica di Matelica, ha tratto ispirazione da quelle «braccia» descritte da Baldini. Un tratto semplice, moderno, sobrio, elegante, che in quel movimento riassume l'armonia dell'incedere di Pino Dordoni.