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L'atletica ha perduto un grande atleta e un ancor più grande uomo: Franco Sar Print

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Se ne è andato con lo stesso stile con cui aveva vissuto, senza far rumore. Nel sonno, non si è svegliato stamane. Senza sbattere la porta, non ha neppure avuto il tempo di congedarsi educatamente come era nel suo stile. Chi ha conosciuto Franco Sar non può che ricordarlo così: elegante, diritto, pacato, efficiente. Uomo di sport, di atletica, atleta, allenatore, dirigente, animatore. Franco Sar era il decathlon, per noi. Quel suo sesto posto ai Giochi Olimpici di Roma 1960 era rimasto l'unico episodio, isolato, di una disciplina da noi negletta, avvolta nell'oblio, nella colpevole indifferenza. Ma Franco Sar era anche molto di più di un decatleta finalista olimpico: è stato un gigante in un mondo popolato da troppi pigmei.

Se ne è andato, chiudiamoci per un momento in un silenzio attonito che ci appesantisce il cuore. Gli eravamo affezionati e lui lo era a tanti di noi. Serve molto di più di una banale immediato ricordo.

Le foto furono scattate un anno fa, l'8 settembre, da Pietro Delpero a Castenedolo, in occasione del Memorial Adolfo Consolini: a sinistra, Franco durante il suo intervento nel mini-convegno per ricordare la figura del campione di Costermano; nell'altra foto, da sinistra Domenico Canobbio, Giulio Lombardi, Ottavio Castellini, Carmelo Rado, Franco Sar e Erminio Rozzini, dietro Gaetano Dalla Pria.