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1968: baschi neri, aria rarefatta, quattro giovanotti italici che danno l'anima (1) Stampa

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La sequenza delle immagini. La prima in alto a sinistra: il terzo cambio fra Furio Fusi e Sergio Bello nella finale dei Giochi Olimpici '68. Un primo piano di Fusi. Sotto: lo straordinariao assetto di corsa di Lee Evans e un suo primo piano dopo lo sforzo della finale olimpica. L'ultima: il quartetto della staffetta 4 x 220 yard del San Jose State College; da sinistra un altro grandissimo, Tommie Smith, campione olimpico sui 200 metri, Lee Evans, Bob Talmadge and Ken Shackelford (Courtesy of San Jose State Athletics)

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"Un ricordo al caro vecchio amico Bruno Bonomelli. Riposi in pace". Questo il primo breve messaggio che abbiamo ricevuto da Furio Fusi, nel momento in cui ha deciso di aderire al nostro gruppo ASAI presente su Facebook. Messaggio che ci ha fatto molto piacere e glielo abbiamo scritto. E lui in risposta:"Indimenticabile con la sua notevole capacità critica ed innata ironia al di sopra della media". L'esatto contrario dello stereotipo proposto da qualche omino che ha sempre dipinto Bruno solo come un attaccabrighe e un rompiballe. Basterebbe guardare la montagna di materiale documentale, gli scritti, le statistiche, per comprenderne la statura che dovrebbe essergli riconosciuta dall'atletica italiana: un gigante, al confronto di certi pigmei. Vabbuó...

Furio Fusi, chi è stato costui? La controfigura giovane di Bruno Bonomelli, se guardate le foto che pubblichiamo: capello lungo, baffoni imponenti, a volte anche gli scintilioni che incorniciavano il volto. Furio Fusi da Savona, corridore soprattutto di 400 metri, quel giro di pista (da quando le regole inventate a tavolino hanno imposto questa lunghezza) che gli americani, con linguaggio colorito, chiamano il «killer event», la gara che uccide, quella che non ti lascia respirare. E loro, diciamo gli yankee, si intendono di killer, basta leggere un po' di storia - quella vera - della cosiddetta Frontiera. Giovanotto di taglia alta, di gambe lunghe, Furio - tesserato per la Fratellanza Ginnastica Savonese - si fa un nome già nel 1965, non ancora diciottenne (è di dicembre, il 4, come Sandro Giovannelli e Sergey Bubka, così, per dire, en passant) corse in 48.1, tempo importante per un giovincello. In luglio, all'Olimpico romano, nei Campionati assoluti, aveva già dato un saggio delle sue buone doti: primo in batteria (48.6), quarto in finale (48.7). Verso fine mese, a Bologna, nei nazionali juniores, cedette solamente a Giacomo Puosi; quarto il futuro Maestro dello Sport, Tiziano Petracca, veneto. Infine l'8 agosto, a Dôle, nel Giura francese, nell'incontro con transalpini e polacchi, il nuovo progresso: 48.1, secondo dietro a Puosi, 47.9, per guidare la straordinaria rimonta degli azzurrini sui «galletti» (105 pari alla fine). In una lunga articolessa, Renato Tammaro, capo delegazione, scrisse sul settimanale della FIDAL:" Molta attesa per i 400 metri, una delle più belle gare della giornata. Puosi è in terza corsia, parte piuttosto lentamente. Anche nel rettilineo opposto non sfoggia la sua magnifica accelerazione. Fusi, relegato in ultima corsia, trotta come un disperato senza badare a niente, ed è primo all'uscita dell'ultima curva incalzato dai due francesi. Poi Puosi esplode con un finale vertiginoso che lo porta a vincere in 47.9, uguagliando il suo primato italiano juniores. Fusi è ottimo secondo in 48.1, largamente migliorando il suo record personale. Una magnifica doppietta azzurra". Furio fu il miglior diciottenne di quell'anno.

1966: a diciannove anni gli si aprirono le porte dei Campionati d'Europa, quelli assoluti, che si rappresentarono a Budapest. Intanto aveva fatto un balzo avanti significativo nel cronometro: 47.3, terzo dopo Bello e Ottolina nelle graduatorie. Riassuntino pre-Budapest: 12 giugno, Rovereto, Palio della Quercia, secondo, 48.2; 19 giugno, Sindelfingen, Germania - Italia atleti fino a 21 anni: corse solo in staffetta; 26 luglio, Siena, Meeting dell'Amicizia, quarto, 48.6; a Grosseto scese sui 200, 22.3; ed eccoci agli Assoluti a Firenze: batteria 49.9, semifinale 48.7, 10 luglio, finale, secondo 47.5, primo Bello 47.3. Quindi, 23 - 24 luglio Modena, incontro con Ungheria e Svizzera: primo in 47.3, nuovo primato nazionale juniores. In quella gara, al terzo posto quell'István Gyulai che Primo Nebiolo chiamerà, negli anni '90, alla Segreteria Generale della Federazione mondiale (I.A.A.F.) dove rimarrà fino alla morte, avvenuta nel marzo 2006. Gyulai, il giorno dopo corse anche i 200, terzo dopo Ottolina e Berruti, oltre alla 4x400. Staffetta testa a testa fra italiani e magiari: vinsero Petranelli-Frinolli-Fusi-Bello in 3:07.6, primato italiano eguagliato, contro 3:07.8, nuovo primato ungherese. A casa sua Gyulai ebbe poche soddisfazioni: non corse la gara individuale sui 400, e fu schierato sui 200: batteria, quarto 21.3, semifinale. settimo 21.6. Si dovette poi accontentare di una frazione di staffetta 4x4 in batteria, ma non corse la finale. Budapest agrodolce anche per Fusi : fuori subito in batteria (la quinta, 48.2), ma finalista nella 4x4, Bello-B.Bianchi-Frinolli-Fusi, sesta, 3:06.5, nuovo primato. Ancora due Nazionali, assoluta in Romania a fine settembre ma con le pile ormai scariche: la staffeta chiuse male in 3:13.7; e poi una juniores contro i sovietici all'Olimpico a Roma: per Furio solo staffetta, tiratissima vittoria 3:13.3 contro 3:13.6 grazie alla grinta finale di Giacomo Puosi.

(segue)