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La montagna ha tradito Franco Togni, bergamasco, campione italiano di maratona nel 1996 Stampa

 

Franco Togni

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Una notizia terribile ci è piovuta addosso in questi ultimi sgoccioli di 2016, lasciando sgomento il mondo della corsa e quelli di tutta l'atletica bergamasca. Vittima di un incidente in montagna, è morto ieri Franco Togni, il campione italiano di maratona 1996. 

Aveva 56 anni. E la sua vita s’è spezzata tragicamente in Alta Valle Brembana, durante un’escursione, per cause ancora d’accertare. A individuare il suo corpo che giaceva immobile in un canalino nei pressi del Monte Grabiasca, sul sentiero che collega il Rifugio Calvi al Rifugio Brunone, è stato un altro escursionista, che ha dato prontamente l’allarme. Ma la corsa in ospedale con l’elisoccorso è stata vana: Franco, alpinista esperto e atleta in salute, versava in condizioni disperate ed è morto nel tardo pomeriggio.

Nato il 3 novembre 1960 a Torre Boldone, Franco conosce l’atletica sin da ragazzino, dimostrando una certa predisposizione per la corsa lunga. Per leggere il suo nome nelle graduatorie Fidal bisogna risalire ai primi anni 80, quando con la Polisportiva La Torre - la società dei suoi primi cimenti, dodicenne – corre gli 800 in 1’58” e i 1500 in 4’00”. Viene però attratto anche da altri interessi. Si dedica soprattutto allo sci, all’alpinismo (scala il Monte Bianco e sale addirittura sul Monte Ararat), quindi passa dal windsurf e approda al triathlon: partecipa a un Ironman delle Hawaii, la massacrante gara che riassume al meglio il suo spirito di indomito omino di ferro, e nel 1990, alle soglie dei 30 anni, è terzo ai campionati italiani su distanza sprint. 

Sempre in quel 1990, quasi per gioco, si cimenta anche nel Passatore, la madre di tutte le Cento chilometri, e stupisce tutti. Al comando per buona parte della gara,  taglia il traguardo al 7° posto assoluto, secondo italiano, coprendo la distanza fra Firenze e Faenza in 7h08’33”, uno dei migliori tempi mai realizzati da un italiano. Spinto dagli amici e dalla moglie, si convince allora a insistere con la corsa. 

Lavora come rappresentante per un’azienda che commercializza metalli e si allena un po’ nella pausa pranzo e un po’ la sera. Difende i colori di una piccola società, la Tre Stelle Nautica Bolis di Vercurago. Non ha un allenatore vero e proprio, preferisce correre per sensazioni, salvo chiedere qualche consiglio al dottor Bruno Sgherzi, medico e tecnico che segue altri maratoneti bergamaschi. E in meno che non si dica irrompe ai vertici delle lunghe distanze. Il biennio 1991-92 – con in mezzo un incidente stradale che lo tiene a lungo fermo - gli serve per ambientarsi. Poi nel ’93 arrivano i primi exploit, nel cross, in montagna e pure in pista. Il 5 novembre 1995 debutta in maratona a Cesano Boscone, dove vola in 2h14’24” e si inchina solo all’azzurro Giovanni Ruggiero. Quattro mesi dopo è secondo anche a Vigarano Mainarda, dietro al brasiliano Wathier, in 2h14’43”. Passano solo 70 giorni ed è secondo italiano e 12° assoluto alla Turin Marathon, più o meno sugli stessi tempi: 2h14’39”. E’ il preludio alla gara capolavoro, che lo vede protagonista il 13 ottobre, quando a Carpi, nella scia dello spagnolo Fabian Roncero, stampa uno straordinario 2h12’36” e a 35 anni e 11 mesi conquista il titolo italiano, terzo bergamasco della storia a riuscire nell’impresa dopo Romano Maffeis e Rino Lavelli, con il miglior tempo mai fatto registrare in maratona da un over 35 italiano. E’ l’apice della carriera, che anche a causa di problemi alla schiena non conoscerà un altro giorno come quello vissuto sulle strade emiliane. 

Ma non c'è rimpianto per quell'approccio tardivo alla maratona, che gli ha precluso traguardi più importanti, di sicuro anche la maglia azzurra.

Anche dopo il ritiro dall’atletica d’alto livello, lo sport non ha mai abbandonato le sue giornate. Anzi, dopo qualche anno di lontananza dalla corsa Franco si ripresenta agguerrito al via delle gare Master e infila un titolo italiano dietro l’altro, l’ultimo proprio in maratona, il 14 novembre scorso a Ravenna, dove con la maglia dei Runners Bergamo si aggiudica il tricolore M55 correndo in 2h44’06”. Numeri, se vogliamo aridi, a incorniciare però la storia romantica e affascinante di un uomo determinato, coriaceo, un vero duro, sempre pronto a sfoderare il sorriso, a trasmettere entusiasmo, a dispensare saggezza.

Ciao Franco, dimenticarti sarà impossibile.

Nelle foto, dall'alto a sinistra, una fase della gara, Franco ha il numero 3, con il 6 si riconosce l'atro bergamasco Davide Milesi; l'arrivo di Togni a Carpi nella Maratona d'Italia che gli regalò il titolo italiano '96, abbracciato dall'organizzatore Ivano Barbolini; sotto: Franco in maglia tricolore subito dopo la gara; infine, sul podio della maratona di Ravenna, il 16 novembre scorso, campione italiano Master M55.