Message
Un giorno d'ottobre del 1946, titolo: «Un grande atleta che si rivela: DORDONI» Print

alt   alt

 

Così titolava, in prima pagina, la «Gazzetta dello Sport» sabato 5 ottobre 1946, dando conto delle gare della prima giornata dei Campionati italiani alla Civica Arena di Milano. Compitava la cronaca Gianni Brera, alla vivace, brillante penna del quale era stato affidato il nostro sport dal direttore Bruno Roghi. Il titolino interno all'articolo era significativo, come il titolo principale: «Dordoni è degno di Frigerio». Brera scrisse quel giorno:"...dal punto di vista tecnico la maggior impressione ha prodotto il ventenne Giuseppe Dordoni di Piacenza. Egli è assolutamente il migliore marciatore che noi abbiamo visto in Europa: è alto di statura, ben fatto, lungilineo perfetto, sciolto nei movimenti, composto nello stile: un campione. Non trotterella, anfanando, come lo stesso Hardmo, non sgarra come Balsan, scioltissimo pure, ma inferiore a lui nel fisico. Semmai, Dordoni trova paragoni in Mikaelsson, il quale tuttavia è privo dello stile entusiasmante (sic!) del piacentino. Di Dordoni riparleremo alle Olimpiadi: questo è un fatto. Perchè il tempo di oggi non esprime assolutamente il suo massimo.: Dordoni ha compiuto una gara troppo prudente, opposto com'era per la prima volta a tutti i vecchioni di grido; fosse partito prima, con quel suo allungo poderoso e nel contempo facile e composto, egli avrebbe forse doppiato il migliore dei battuti, il vecchio, irriducile Di Salvo, quarantaduenne, bianco di capelli e dotato di ottimo stile".

Dordoni vinse quel giorno, 4 ottobre, il suo primo titolo italiano. Era il 29esimo marciatore ad indossare la maglia tricolore sui 10 mila metri in pista, Arturo Balestrieri essendo stato il primo nel 1907. Il tempo che gli si servì per vincere (47:36.4) era il suo «personale» e miglior tempo italiano della stagione. Era alla sua nona competizione annuale. Inizia così l'ascesa di uno dei campioni che maggiormente ci hanno invidiato per la sua personalità, il suo stile che è rimasto inimitabile. Citiamo le parole scritte da Fulvio Regli, storico e statistico del nostro sport, nato a Genova e vissuto in Svizzera, un grande gentiluomo, il quale sulle pagine della rivista americana «Track & Field News» (numero di agosto 1952, pagina 20) commentò:"26 - year - old Giuseppe Dordoni of Italy added new luster to his European Championships title, won in Brussels two years before. Despite a persistent rain and not - too - easy course, he annexed the Olympic 50 kilometer event (on road) without much trouble. This beautiful stylist...". Bellissimo stilista, universalmente questo era il commento, quando era in gara lui il premio per il marciatore più elegante, corretto, non aveva altri pretendenti che lui, aveva questo gesto nel suo DNA.

Proprio di quel giorno di sessantasei anni fa sulle strade finniche noi dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana "Bruno Bonomelli" vogliamo rinnovare il ricordo sabato prossimo, insieme agli amici di Piacenza e di Agazzano. Ci ritroveremo, alle ore 11, all'entrata del cimitero piacentino, sosteremo sulla toma del Pino, dove depositeremo una corona di alloro, quasi il simbolo stesso dei Giochi Olimpici. Laurus nobilis, il nome corretto in botanica, da cui apprendiamo che «il fusto è eretto, le foglie coriacee». Nobile, eretto coriaceo, come era Pino Dordoni. Vogliamo ricordarlo così.

Nella foto, dall'Archivio di Alberto Zanetti Lorenzetti, una immagine «pubblicitaria»: Pino Dordoni alla guida e Abdon Pamich sul sellino posteriore di un motoveicolo degli anni '50. Accanto, la notizia della cerimonia di sabato prossimo ripresa dal quotidiano piacentino «Libertà».