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Oscar e Danilo, vite parallele con un denominatore comune: l'atletica (2) PDF Stampa E-mail

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Le foto. La prima in alto a sinistra, inquadra il podio del lancio del disco ai Giochi dei Balcani e dell'Europa Centrale, svoltisi a Tirana, in Albania, nel 1946. Erano Giochi ufficiosi (come quelli del '47 a Bucarest, riprenderanno ufficialmente nel 1953 ad Atene) che infatti non vengono contati nella progressione delle edizioni. Danilo, adesso ritornato al cognome Žerjal, vinse sul connazionale Davorin Marčelja, un decatleta poi nono agli Europei di Oslo, e sul rumeno Biro. Le due foto seguenti, simili nel gesto atletico, risalgono al 1946 (quella a destra, autografata) e ad un allenamento a Schio, nel 1940: le due immagini mettono in risalto la potente struttura dell'atleta. Infine, in basso a sinistra, i due fratelli, Oscar e Danilo, siamo sempre nel 1940.

 

Presentiamo la seconda parte della ricerca di Alberto Zanetti Lorenzetti sui fratelli Oscar e Danilo Cereali, un racconto, sportivo e di vita, che abbraccia oltre due decenni, dagli anni Trenta a quelli Cinquanta.

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Le strade dei due fratelli si erano ormai separate. Infatti Oscar era rimasto in Piemonte e aveva ripreso l’attività agonistica con la Pro Vercelli, società ricca di storia che nel calcio vinse sette scudetti fra il 1908 e il 1922. Continuando a dedicarsi al lancio del martello, alla fine di settembre 1945 si classificò al terzo posto ai Campionati Alta Italia e riprese ad occupare stabilmente una buona posizione nelle classifiche stagionali. Nel 1948 cambiò casacca, tesserandosi per la S.A. Gancia di Torino, diventando così compagno di squadra di Primo Nebiolo, il futuro presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera e della I.A.A.F., la Federazione mondiale. Il suo valore di atleta venne confermato dalla costante presenza fra i migliori dieci lanciatori di martello fino al 1951 e dalle vittorie in numerosi Campionati regionali del Piemonte.

Nelle stagioni precedenti alla fine della guerra, Danilo vantava un personale di 47,15 nel disco e 13,57 nel peso; era diventato oltreconfine il dominatore incontrastato del lancio del disco; ottenne, oltre alla convocazione in numerosi incontri della Nazionale, il titolo jugoslavo della specialità dal 1945 al 1950 , vinse la gara dei Giochi Balcanici (ufficiosi) a Tirana nel 1946 e l’anno successivo fu secondo in quelli disputati a Bucarest, pure ufficiosi. Grazie alla progressione dei risultati che lo portò a raggiungere nel 1946 i 48,64 metri, fu inserito nel gruppo di atleti jugoslavi che vennero inviati agli Europei di Oslo, con un viaggio aereo molto più tranquillo rispetto a ciò che dovettero affrontare gli italiani. Infatti gli azzurri volarono su un Savoia Marchetti SM 95 rimediato non senza difficoltà, incrociando violenti temporali e non celate ostilità durante gli scali. Gli jugoslavi invece arrivarono in Norvegia, con tappa a Praga, a bordo di un Dakota della Danish Air Lines. Oltre a Danilo, facevano parte del gruppo i velocisti Marko Račič, Marijan Slanac, i saltatori Petar Vuković e Marijan Urbić, il lanciatore di martello Ivan Gubijan (due anni dopo medaglia d’argento ai Giochi di Londra, la prima delle due Olimpiadi alle quali prese parte, oltre a tre Campionati d’Europa) e il decathleta Davorin Marčelja. La gara del disco, che vide la doppietta italiana con Consolini e Tosi, registrò quale miglior lancio di Danilo un 44,31 metri che non gli fu sufficiente per accedere alla finale.

L’8 febbraio 1948 sposò Milena Širca, unione che pochi mesi dopo vide la nascita della figlia  Anna Maria. La coppia ebbe un secondo figlio, Mario, nato nel 1953 a Gallarate, ma che morì dopo soli sette mesi. Nelle grandi competizioni internazionali non riuscì ad esprimersi al meglio. Fu presente ai Giochi di Londra del 1948, dove la coppia Consolini-Tosi salì sui due gradini più alti del podio, fermandosi alle qualificazioni, e ai Campionati europei di Bruxelles del 1950 si piazzò al nono posto. risultato non proprio esaltante alla luce del 51,61 metri dell’anno precedente, ottava prestazione mondiale stagionale e terza in Europa. Ma il 1950 fu anche l’anno in cui, il 16 e 17 settembre, le Nazionali di Italia e Jugoslavia si confrontarono all’Arena di Milano. Questo avvenimento merita di essere ricordato non tanto per lo scontato terzo posto alle spalle dei due “mostri sacri” italiani, quanto perché fu l’occasione per Danilo e Oscar di riabbracciarsi dopo molti anni. Nel 1951, essendosi incrinato il rapporto con il Partizan, rinunciò a tutti gli agi che derivavano dalla militanza in quella grande società e si trasferì al Kladivar Celje, sodalizio sloveno per il quale gareggiò lanciando in quella che stava diventando la sua specialità preferita, il martello, a 58,80 (quarta prestazione mondiale di quell’anno, peraltro contestata, ma che ancora anni dopo risultava regolarmente citata in importanti pubblicazioni di autori quali Bruno Bonomelli), impegnandosi anche nell’attività di allenatore.

Era il preludio alla decisione di tornare in Italia. Non aveva mai rinunciato alla cittadinanza di nascita, cosa che gli permise di ottenere il passaporto italiano. Tutto questo, in aggiunta alla rottura con il Partizan, lo mise nel mirino della polizia jugoslava, che già lo aveva interrogato per la sua mancata presenza ad un incontro della Nazionale. Ricevette in modo anonimo il consiglio di andarsene al più presto per non finire in gattabuia con tutte le conseguenze del caso, e si sa che i metodi della polizia jugoslava in quell’epoca erano molto duri, così come lo erano i luoghi di detenzione. Ma la sua intenzione di tornare in Italia era il segreto di Pulcinella: il 23 aprile 1952 arrivava al quotidiano «Il Corriere di Trieste», considerato filo-jugoslavo, una corrispondenza da Lubiana dal titolo “Cereali-Zerjal torna in Italia”, che annunciava la sua decisione: “In questi giorni è stato consegnato il «visto di uscita» dalla Jugoslavia al lanciatore del martello Zerjal (Cereali) che quest’anno dovrebbe fare il «numero uno» italiano assieme a Taddia alle Olimpiadi di Helsinki. Il Cereali, che fu partigiano nella guerra di liberazione, rimase in Jugoslavia dopo il 1945, assumendo la doppia cittadinanza. Nel 1950 chiese il passaporto italiano che gli è stato concesso nel 1951 e ora ha ricevuto il «visto di uscita»”.  E proprio quel giorno, sollecitato da un altro messaggio anonimo, avvenne il viaggio verso l’Italia, ma non proprio in modo tranquillo: la prese piuttosto alla larga, arrivando al posto di confine di Gorizia, la Casa Rossa. Danilo presentò i documenti ed esattamente in quel momento giunse alla polizia di frontiera l’ordine di bloccarlo. Rendendosi conto di quanto stava accadendo, si riappropriò velocemente del passaporto e raggiunse altrettanto velocemente il territorio italiano.

Si recò a Trieste, dove incontrò Ottavio Missoni, allora ostacolista ma negli anni a venire grande firma della moda internazionale, che lo mise in contatto con Franco Testa, il presidente della S.G. Gallaratese, la più forte società italiana di atletica dell’epoca. A seguito di questa vicenda il suo nome venne cancellato dall’albo d’oro dei Campionati e dei primati jugoslavi. La moglie e la figlia, dopo essere state oggetto di una minuziosissima perquisizione al confine, riuscirono a raggiungerlo a Gallarate il 22 gennaio 1953.

(segue)

 
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