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Fernando Altimani costretto a una duplice fatica causa le beghe fra giornali (2) PDF Stampa E-mail
Lunedì 17 Gennaio 2022 11:06

Pubblichiamo la seconda parte della ricerca di Alberto Zanetti Lorenzetti sui due tentativi di primato sull'ora di marcia effettuati da Fernando Altimani nel luglio del 1913. Primati che, come ci spiega il nostro ricercatore, non andarono a buon fine per impicci burocratici, per altro reali secondo le regole della Federazione internazionale di allora. Impicci dei quali l'atleta non era minimamente colpevole. Ci sarà infine una terza parte che pubblicheremo nei prossimi giorni con il «cartellone» dei protagonisti di questa non esaltante vicenda di oltre cento anni fa.

Le foto: un primo piano di Altimani con la divisa di granatiere, siamo in piena Grande Guerra, 1915; accanto: lo specchietto in ottone che gli salvò la vita fermando la pallottola all'altezza del cuore, oggetto che teneva nella tasca sinistra della giubba militare

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Secondo atto. Nello stesso impianto (il campo dell’Unione Sportiva Milanese, situato in via Stelvio, alla Bovisa) e stavolta alla presenza di circa cinquecento persone, il 29 luglio, la prova venne ripetuta alla presenza della giuria, di un giudice di marcia e di ben quattro cronometristi (nel verbale della giuria ne vennero indicati solo due, ma Vittorio Varale – presente alla manifestazione – cita i nomi di tutti e quattro). Per evitare ritardi non si procedette alla rituale misurazione del percorso, rimandando alle precedenti omologazioni eseguite. Dopo la partenza Altimani, che poteva contare sull’aiuto di alcuni marciatori che allora venivano definiti “allenatori” e che oggi chiamiamo “lepri”, apparve più rigido rispetto a dieci giorni prima. Ciò nonostante, e malgrado dolori muscolari sopraggiunti verso il 45esimo minuto, il marciatore milanese riuscì a fare ancora meglio, aggiungendo 118 metri alla precedente impresa, avendo percorso 13.403 metri e 7 centimetri. Venne annunciato che secondo i tempi di passaggio rilevati, erano caduti i precedenti primati dal primo al decimo chilometro e dalle 5 alle 8 miglia. Un trionfo totale che nei festeggiamenti coinvolse tutti, giornalisti rivali fra loro compresi. Il giornale torinese lo «Sport del Popolo»  decise di regalare ad Altimani una medaglia d’oro “segno d’ammirazione, indipendentemente dalla campagna che all’infuori della sua persona stiamo sostenendo”.

Ripercussioni. Stando ai dettagli del racconto di Varale tutto pareva in regola, ma la IAAF non omologò mai il risultato, inserendolo solo tra le “performances notevoli”. Evidentemente l’aver rispettato il numero dei cronometristi presenti non era stato sufficiente per soddisfare tutte le regole internazionali, anche perché alla fine il verbale venne firmato solo da due degli addetti al cronometraggio. L’astio e il risentimento fra i giornali rivali proseguì per lungo tempo. Già all’indomani del conseguimento del secondo primato la «Gazzetta dello Sport» annunciò il record di Altimani in prima pagina con un titolo a tre colonne: “Come Altimani ha risposto ad una subdola campagna denigratrice”. Le tabelle e l’articolo di Arturo Balestrieri occupavano più di metà foglio. Poi fu la volta dello «Sport Illustrato » (quindicinale della «Gazzetta») che dedicò un’intera pagina, sempre a firma di Arturo Balestrieri, con un significativo commento presente nella didascalia delle fotografie: “Contro il frastuono pettegolo di una campagna diffamatrice ha protestato Fernando Altimani battendo dopo dieci giorni appena il suo stesso record del mondo dell’ora di marcia di 118 metri”. Evidente il messaggio lanciato dai milanesi: è tutta una persecuzione contro Altimani; responsabilità di altri non ve ne sono. La medesima testata e lo stesso autore sette anni dopo tornarono sulla vicenda del primo record: “Da un giornale sportivo torinese – ora cessato – che non riuscì ad avere l’importante notizia fu suscitata una fiera discussione che tendeva ad impugnare la validità della prova dell’Altimani perché compiuta senza preavvisi e senza annunci ufficiali. Si volle vestire di argomentazioni da azzeccagarbugli il disappunto per uno scacco giornalistico”. Solo nel 1927 la “rosea” attraverso il suo settimanale «La Domenica Sportiva» ammise, in modo più o meno esplicito, che i torinesi non avevano poi tutti i torti. Nell’articolo siglato da Luigi Ferrario si legge: “Occorre sapere che per attaccarsi ai records del mondo, bisogna attenersi a talune prescrizioni (…). Occorre inoltre che al tentativo assistano tre cronometristi (…). Per la marcia occorre ad esempio che si trovino presenti tre giudici di marcia ed uno starter ufficiale, tutte persone che devono naturalmente essere riconosciute dalla Federazione ed il tentativo stesso deve inoltre venire prima autorizzato dalla Federazione”, ammettendo quindi che il 19 luglio 1913 il numero dei cronometristi presenti non era adeguato, così come l’autorizzazione, che sicuramente la Federazione aveva concesso, non era stata resa pubblica.

L’impresa di Altimani resta comunque uno dei più importanti episodi dell’atletica italiana. Durante la Grande Guerra il marciatore nei combattimenti presso Oslavia venne colpito da alcune schegge di un proiettile shrapnel che lo raggiunsero alle gambe, ma soprattutto fu salvato da uno specchietto di ottone presente nella tasca sinistra della divisa che fermò una frammento di proiettile all’altezza del cuore. Riprese a marciare alla cessazione delle ostilità, ottenendo risultati che gli permisero di candidarsi alla partecipazione dei Giochi di Anversa; ma la concorrenza di Donato Pavesi e Ugo Frigerio e il ritiro nell’ultima gara delle selezioni portarono alla sua esclusione e alla fine di una luminosa carriera agonistica. Appese la scarpe al chiodo, Altimani fu imprenditore di successo dedicandosi alla fotoincisione di immagini per libri e giornali.

Il 29 novembre 1956 era uno dei tanti giovedì in cui gli italiani si radunavano davanti al televisore per vedere la trasmissione «Lascia o raddoppia?». Per la seconda volta si presentava l’esperto di atletica leggera alle Olimpiadi, il 35enne Mario Sanarelli, agente pubblicitario cinematografico. Mike Bongiorno gli chiese il tempo impiegato da Altimani per vincere il bronzo a Stoccolma, e la risposta fu corretta: 47’37”6. La settimana seguente Altimani fu invitato alla trasmissione dove partecipò ad un siparietto con il concorrente e il presentatore. Questa volta gli spettatori non erano i cinquecento del campo dell’Unione Sportiva Milanese, ma qualche milione. Scelse per conto di Sanarelli la busta che aveva al suo interno il quesito sul tempo che diede la vittoria a Sheppard nei 1500 metri disputati a Londra nel 1908. Rispondendo 4’03”4/5 il concorrente si mise in tasca 1 milione e 280mila lire. Non sappiamo se  esiste un legame diretto con questo passaggio televisivo del campione di marcia, ma qualche mese dopo Vittorio Varale scrisse per il settimanale «Il Campione» un lungo articolo su Altimani e il record ripetuto.

(fine seconda parte - segue)

Ultimo aggiornamento Lunedì 17 Gennaio 2022 17:40
 
Fernando Altimani costretto a una duplice fatica causa le beghe fra giornali (1) PDF Stampa E-mail
Venerdì 14 Gennaio 2022 10:11

Alberto Zanetti Lorenzetti ci racconta una storia di...altri tempi. Stavolta siamo nel 1913, a Milano, parliamo di tentativi di primato e di uno degli antenati della marcia italiana: Fernando Atimani. Ma non solo: l'autore ci porta anche nel mondo dei giornali e dei giornalisti di quell'epoca che, per le loro beghe e gelosie, han mandato in fumo un primato mondiale, costringendo l'atleta a un duplice sforzo. Comunque, s'ha da riconoscere che, beghe o non beghe, la stampa fece il suo mestiere, rilevando irregolarità che in effetti c'erano state. Oggi lo chiamerebbero «giornalismo d'investigazione».

Le foto, da sinistra in senso orario: copertina interna de «Lo Sport Illustrato» del 31 luglio 1913 con un bel primo piano di Altimani; l'atleta in azione assistito dall'allora redattore della «Gazzetta dello Sport» Emilio Colombo (a sinistra) e dal trainer Tagliabue (al centro); infine, l'atleta alla partenza del tentativo di primato del 29 luglio 1913. Stavolta, a giudicare dall'affollamento, si dovrebbe arguire che non manvacano giudici, cronometristi, organizzatori...o magari erano in gran parte gente semplicemente inutile come spesso capita di vedere in campo nelle gare di atletica anche oggi

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I fatti in sintesi. Il marciatore Fernando Altimani  (che, tra l'altro, ha il merito di aver conquistato la prima medaglia olimpica italiana nella marcia, bronzo sui 10 mila metri ai Giochi di Stoccolma 1912) scese in pista, a Milano, il 19 luglio 1913 per un tentativo di primato dell’ora di marcia, cercando di incrementare, a due anni di distanza, la miglior prestazione nazionale stabilita da Donato Pavesi. L’impresa riuscì con un risultato, seppur per pochi metri, da record del mondo non solo da primato nazionale, ma accese una polemica sulla carta stampata con oggetto l’impossibilità di omologare il primato per carenze organizzative. Ciò costrinse il marciatore a effettuare dieci giorni dopo un secondo tentativo che ebbe ancor più successo.

I maggiori protagonisti. Anzitutto Fernando Altimani, l’incolpevole marciatore, quindi «La Gazzetta dello Sport», la Federazione Italiana Sport Atletici, lo «Sport del Popolo», trisettimanale sportivo della «Gazzetta del Popolo» di Torino, i giudici di gara e i cronometristi, Mike Bongiorno e Mario Salinelli. I nomi di altri direttamente o indirettamente coinvolti, riconducono a persone che hanno fatto la storia dello sport e soprattutto del giornalismo sportivo.

Antefatti. «La Gazzetta dello Sport» si trovava in cattive acque e cercava un rilancio: la crisi dell’industria della bicicletta era stata causa di una diminuzione degli introiti della pubblicità, il bilancio era in sofferenza e si facevano sentire anche le conseguenze per la pessima esperienza del Giro d’Italia del 1912, il quarto organizzato dalla “rosea”, disputato con la fallimentare formula della classifica a squadre. Arrivò in soccorso il quotidiano milanese «Il Secolo», che per una cicca di tabacco rilevò la testata sportiva costringendo Eugenio Camillo Costamagna a lasciare la direzione. Fu sostituito da Edgardo Longoni che faceva parte della squadra di giornalisti del «Secolo», ma che rivestiva anche il ruolo di presidente della Federazione Italiana Sport Atletici. (F.I.S.A.). Da poco tempo a Torino il giornale «La Gazzetta del Popolo» aveva dato vita allo «Sport del Popolo», foglio che usciva tre volte alla settimana, dando non poco fastidio al concorrente milanese potendo contare su penne di valore come l'atleta, mezzofondista, Mario Nicola, Giuseppe Ambrosini, Renato Casalbore, Ermete Della Guardia e l’ex direttore della «Gazzetta dello Sport» Costamagna che, con il dente avvelenato per l’abbandono della “rosea”, ebbe un ruolo determinante per la nascita della nuova testata. Furono subito scintille che finirono in carta bollata, a cominciare dalla battaglia per il colore della carta: entrambi i giornali stampavano gli articoli su fondo rosa. La questione finì in tribunale dove la pretesa dei milanesi di avere l’esclusiva cromatica non ebbe fortuna.

Ai primi di luglio, Altimani chiese aiuto per poter mettere in piedi un tentativo di primato ottenendo l’appoggio della «Gazzetta dello Sport», che si diede da fare per organizzare l’evento, ma ponendo l’obbligo che il tutto avvenisse all’oscuro dei concorrenti della carta stampata. E così fu.

Primo atto. Il 13 luglio il campo dell’Unione Sportiva Milanese, situato in via Stelvio, alla Bovisa, aveva le tribune completamente vuote e gli unici presenti erano gli addetti ai lavori strettamente necessari per una gara di marcia. Pur senza l’incitamento del pubblico, Altimani riuscì a produrre un’impresa maiuscola, percorrendo in sessanta minuti 13 chilometri 284 metri e 22 centimetri. Non solo era riuscito a superare di gran lunga Donato Pavesi, che il 16 aprile 1911 aveva fatto registrare la misura di 12.406 metri, ma addirittura fece meglio anche del George E. Larner (*), autore del primato mondiale in vigore, grazie ai 13.275 metri percorsi il 30 settembre 1905, nell’impianto londinese di Stamford Bridge, come ratificato in seguito anche dalla Federazione internazionale (I.A.A.F.), in un primo momento infatti apparve la località di Brighton ma poi fu rettificata.

Tutto questo permise alla «Gazzetta dello Sport» uno scoop al quale dette il massimo rilievo ma, come insegna la legge della dinamica “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Ai torinesi l’esclusiva avuta dal giornale sportivo milanese bruciò parecchio e si misero a cercare il pelo nell’uovo, e di peli ne trovarono più di uno. Vennero a sapere che il presidente della giuria aveva dovuto assentarsi durante la gara per urgenti problemi di lavoro rientrando in tempo per firmare i verbali della manifestazione. Non solo. I cronometristi presenti non erano tre, come previsto per poter procedere all’omologazione, ma come riportato dalla stessa «Gazzetta dello Sport», c’era solo il signor Achille Macoratti. Anche il «Corriere della Sera» fece le sue considerazioni ed esternò i propri dubbi: “Secondo il verbale della giuria che ha controllato il tentativo di Altimani, sarebbe stato battuto il record assoluto mondiale, perché l’Altimani nell’ora avrebbe coperto la distanza di km 13.284,22. (…) Il verbale però dichiara che il nuovo record mondiale è stato stabilito calcolando lo sviluppo della pista in m. 375; invece una misurazione di questa fatta prima del tentativo stesso avrebbe accusato uno sviluppo di soli m. 374. Ora, per sapere se realmente il record è stato battuto, occorre che la Federazione proceda ad una esatta ed ufficiale misurazione della pista. Il tentativo avvenne al crepuscolo, alla presenza di pochi intimi. E’ da augurarsi che, in altra occasione, anche la stampa sia chiamata ad assistere e a dar valore a tali avvenimenti”. Tutte queste irregolarità portavano a invalidare il primato dell’ora e tutti i numerosi record intermedi stabiliti da Altimani che, ormai vittima di una polemica senza esclusione di colpi fra i giornali italiani, alla quale si aggiunse lo scetticismo della stampa d’oltralpe, decise di procedere ad un nuovo tentativo, nonostante che la Federazione italiana avesse immediatamente convalidato il primato. Ne derivò la notizia pubblicata sul «Corriere della Sera»: “Si annunzia che in seguito alle polemiche sorte intorno alla clandestina effettuazione del predetto record, l’Altimani ritenterà pubblicamente la prova martedì prossimo, dalle 19 alle 20”.

(*) - Nota - George Edward Larner (7.3.1875 - 4.3.1949) vinse due titoli olimpici ai Giochi di Londra 1908. Per quella edizione furono adottate distanze strane, una in miglia e non in metri, gli inglesi non mancano mai di un tocco di sciovinismo. Le due gare, entrambe da disputarsi in pista, eravamo al White City Stadium, lunghezza della pista metri 536, 45, furono una bizzarra 3500 metri e una dieci miglia (1609 metri virgola qualcosa). Le date: 13, 14, 15 e 17 luglio, con batterie e finali, prima la gara più corta. Larner era un poliziotto trentatrenne, un «bobby», di Brighton, il quale si era messo in pensione per prepararsi ai Giochi Olimpici nella sua Londra. E riportò a casa due medaglie d'oro. Da quello che abbiamo letto era un tipo un po' singolare. Parlando del suo allenamento disse che "quando le circostanze lo permettevano", andava in un parco isolato, si toglieva tutti gli indumenti e faceva il suo training. "Meglio ancora se stava piovendo". Sicuramente un po' inusuale. Larner detenne un bel numero di primati, anche perchè all'epoca venivano riconosciuti come tali anche i tempi di passaggio sulle distanze intermedie. Nella gara sui 3500 metri secondo fu un altro inglese, Ernest Webb, e quarto il canadese George Goulding, i quali, quattro anni dopo a Stoccolma, occuperanno il primo (Goulding) e il secondo (Webb) grandino del podio, lascinado il terzo ad Altimani. La gara fu sui dieci chilometri, il tempo di Goulding (46:28.4) fu riconosciuto dalla I.A.A.F. come primo primato mondiale sulla distanza. Si noti che anche Goulding era inglese per nascita, poi emigrato in Canadà. E si noti pure che Ernest Webb in due edizioni olimpiche collezionò tre medaglie d'argento!

(segue)

Ultimo aggiornamento Lunedì 17 Gennaio 2022 11:15
 
Consiglio Direttivo e Soci PDF Stampa E-mail
Sabato 14 Aprile 2012 08:07

 

Consiglio Direttivo / Executive Board  2017 - 2021

 

Presidente Onorario

Roberto L. Quercetani (deceduto nel maggio 2019)

Presidente

Ottavio Castellini

Vicepresidente

Marco Martini (deceduto nel febbraio 2018)

Augusto Frasca (nominato nel marzo 2018)

Segretario

Alberto Zanetti Lorenzetti

Consiglieri

Gabriele Manfredini (deceduto nel gennaio 2021),  Paolo Marabini

Sindaco Revisore

Tiziano Strinati

 

Soci  / Members

(in regola con la quota 2021)

Aquari Sandro
Via Fogliano, 35 - 00199 Roma
Tel. 0686206770 - Tel. cell. 3483884516
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Atletica Virtus Castenedolo
Via Martiri dei Lager, 6 - 25014 Castenedolo (Brescia)
Tel. 030 2130102 Tel. 030 2305124
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Barberis Giorgio
Via Costigliole, 15 - 10141 Torino
Tel. 3357627067
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Bassi Gino
Via Ilaria Alpi, 13/B - 10044 Pianezza (TO)
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Bottiglieri Rita

Bragagna Franco

Brambilla Walter
Via Orlando, 24 - 20142 Milano
Tel. 338 8784850
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Buttò Ennio
Località Veggiola, La Colombaia 3 - 29025 Gropparello (Pc)
Tel. 3392737170
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Capanni Alessandro 
Viale San Francesco, 26 - 51016 Montecatini Terme (PT)
Tel. 057279429

Carabelli Gianfranco
Via E.Turba, 1 - 00195 Roma
Tel. 3476130602
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Castellini Ottavio
Via Mons. Giacomo Tavernini, 35 - 25080 Navazzo (Brescia)
Tel. 3319420658
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Cerutti Bruno
Piazza Bartolomeo Sella, 18 - 13863 Coggiola (Biella)
Tel. 3351681961
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Craizar Giorgio
Via Adriatico, 30 - 20162 Milano
Tel. 00000000000

Dallavalle Fabrizio
Tel. 3386392492
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Fernández Canet Carlos
Carrer Alberes 31 - 17706 Pont de Molins - Spagna
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Fischetto Giuseppe
Via Guido Alfani, 5 - 00135 Rorna
Tel. 3356163831
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Fornasari Giuliano
Via Croce, 9 - 29121 Piacenza
Tel. 3312187189
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Forti Aurelio
Via Valvestino, 7 - 25080 Navazzo (BS)
Tel. 036571600 - Tel. 3332098483
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Forti Marco
Via Valvestino, 7 - 25080 Navazzo (BS)
Tel. 036571600
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Forzanini Mario
Via Mazzini, 100 - 25011 Calcinatello (BS)
Tel. 3355287973
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Frasca Augusto
Via Vecchiano, 28 - 00139 Roma
Tel. 0688640373 - Tel. 3389475220
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Gallotta Enzo
Via Giambattista Vico, 1 - 25088 Toscolano Maderno (BS)
Tel. 3358479237
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Ghiotto Vanni Giuseppe
Via G. Leopardi, 18 - 36073 Cornedo Vicentino (VI)
Tel. 0445953495
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Giuntini Sergio
Via Rodolfo Morandi, 9 - 20026 Novate Milanese (MI)
Tel. 3496542639
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Laureati Donatella
Via Vecchiano, 28 - 00139 Roma
Tel. 3339984667
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Lo Giudice Giorgio
Via Carlo Galassi Paluzzi, 3 - 00167 Roma
Tel. 066380314
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Malisani Giorgio
Via Praisolo, 20 - 44121 Ferrara
Tel. 3202185996
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Marabini Paolo
Via Epis, 2/14 - 24050 Grassobbio (BG)
Tel Uff. 0262827883
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Monti Fabio
Piazza Appio Claudio, 8 - 20124 Milano
Tel. 3357351119
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Morandi Sergio
Via Luigi Lusignani, 4 - 29122 Piacenza
Tel. 0523 753017 - tel. 335307498
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Novella Wilma
Via G. Leopardi, 18 - 36073 Cornaredo Vicentino (VI)

Peiano Giuseppina
Via don C. Vezzoli, 50 - 25030 Roncadelle (BS)

Peiano Luciano
Via don C. Vezzoli, 50 - 25030 Roncadelle (BS)

Peiano Marco
Via don C. Vezzoli, 50 - 25030 Roncadelle (BS)
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Reineri Giorgio
Via Milano, 79 - Celle Ligure
Tel. 3400784855
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Rivis Enzo
Via Trieste, 17- 21024 Biandronno (VA)
Tel. 3358173575
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Rossetti Alessandra
Via Mazzini, 100 - 25011 Calcinatello (BS)
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Sabbadin Enzo
Via Londra, 20 - 35010 Vigonza (PD)
Tel. 0498933313 - Tel.cell. 3351417477
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Santi Carlo
Via Campo Ligure, 19 - 00168 Roma
Tel. 0635503486 Tel.uff. 064720626 Tel.cell. 3357435548 - 3358397285
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Tamayo Nevado Encarnacion
Villalba 10-12, 11°, 3° - 08042 Barcelona - España
Tel. 0034933593705
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Valzelli Zanetti Lorenzetti Rosa
Via Dante Alighieri, 9 - 25020 Gambara (BS)

Verrecchia William
Via Mantegna, 4 - 20048 Carate Brianza (MI)
Tel. 3477895024
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Zanetti Lorenzetti Alberto
Via Dante Alighieri, 9 - 25020 Gambara (BS)
Tel. 3664254931
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Ultimo aggiornamento Lunedì 17 Gennaio 2022 17:23
 
Centoventi anni fa nasceva sul tracciato Versailles-Paris il Challenge Lemonnier PDF Stampa E-mail
Mercoledì 05 Gennaio 2022 11:53

Primo numero del nuovo Anno  (il 123esimo), tempestivo come sempre all'inizio di ogni mese, della Newsletter della Commissione Documentazione e Storia della Federazione francese Una fonte di ricerche storiche davvero di grande qualità, compilata mensilmente da un piccolo gruppo di volontari (una quindicina in tutto) riconosciuti dallo Statuto federale. Scritti storici, biografie aggiornate, liste ogni tempo, palmares delle più importanti manifestazioni, anche quelle ormai scomparse, gli incontri di tutte le squadre nazionali, e tanto altro: roba da far davvero invidia. La struttura della «lettera» prevede in apertura un breve scritto di Luc Vollard su un tema del passato, tanto remoto che prossimo. Stavolta (per la verità abbiamo già avuto occasione di occuparci di questa antica corsa parigina sul nostro sito) Luc ci porta alla edizione del 1905, la quarta, essendo il Challenge Lemonnier nato nel 1902 esattamente 120 anni fa. Per parte nostra, siamo sempre attratti da questi racconti e da queste sbiadite immagini di baffuti corridori. Speriamo piacciano anche ai nostri lettori.

La edizione 1905 fu vinta da un piccolo ma solido corridore del Racing Club de France di Paris, Jacques Versel (nato il 18 febbraio 1885), aveva dunque vent'anni al momento del successo nel «Lemonnier» (nella foto qui sotto è al centro con il numero 1) . Lo abbiamo ritrovato ancora secondo nella edizione del 1909, dietro a uno dei grandi corridori francesi, Jacques Keyser (di nascita olandese). Nelle prime posizioni anche nel 1910 e 1911. Fu primatista nazionale sui 2000 metri, due volte (1904-1906). 

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Fondé en 1902 par Jacques Lemonnier afin de perpétuer le souvenir de son frère André, champion de France du 800 m en 1894, le Challenge Lemonnier devint rapidement l'un des principaux rendez-vous de la saison athlétique. Organisé par le Racing Club de France, sur le 12,8 km du parcours Versailles - Paris, partant du rond-point de Montreuil, la course débutait par la redoutable côte de la Picardie.
Après les victoires de Gaston Ragueneau en 1902 et 1904 et Louis Bonniot de Fleurac en 1903, l’édition 1905 s’annonça plus indécise tant sur le plan individuel que par équipe. Plus de 200 partants s’élancèrent à 10 h 30 en ce dimanche 15 janvier et Racingmen et Clodoaldiens furent tout de suite aux avant-postes au sein d’un groupe d’une dizaine de coureurs.
A l’Auberge du Père Auto, au moment d’atteindre Ville d’Avray, Jacques Versel, portant le dossard numéro 1, mène le train devant Soalhat, Wattremez, Cousin, Filliatre, Lefol et Millerot qui se rapproche. Versel accélère alors et se détache d’une vingtaine de mètres. Avant la descente vers Suresnes, Georges Cousin le rejoint et le mano a mano va durer jusqu’aux abords de la Croix-Catelan où l’arrivée va être disputée.
Versel place une nouvelle attaque et Cousin ne peut cette fois-ci y répondre et c’est avec soixante mètres d’avance que le sociétaire du Racing Club de France s’impose en 43’26’’2 devant Cousin et Lefol. Par équipe, le Racing et l’UA Clodoaldienne sont ex-aequo sur six coureurs !
Cette victoire confirme le talent du jeune Versel, deuxième du National de cross en 1904 à 19 ans. Encore sur le podium en 1909, il sera aussi un excellent coureur de 1500 m, vice-champion de France la même année. Sélectionné à trois reprises consécutivement pour le Cross des Nations, c’est en 1910 qu’il y réalisera sa meilleure course en prenant le 28e place

(Crédit photo : La Vie au Grand Air)


 
Ultimo aggiornamento Mercoledì 05 Gennaio 2022 16:11
 
2021: stavolta i numeri li diamo noi dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana PDF Stampa E-mail
Martedì 04 Gennaio 2022 16:42

Auguri per il 2022. Adempiamo a questo obbligo formale. Dopo di che vi forniamo qualche cifra della nostra attività.

Poco più di 360 mila contatti (contatti, abbiamo scritto contatti, non contagi, meglio chiarire con i tempi che stiamo tutti vivendo, nell'anno 2021 e un totale al 31 dicembre di 2 milioni 385 mila. Sono i dati che riguardano questo nostro modesto spazietto riservato al passato del nostro sport: l'atletica leggera. Iniziato nella seconda parte degli anni '90, modificato nella struttura e presentazione nel 2010, in attesa di una robusta ristrutturazione, appena sarà possibile. Il dato complessivo dei contatti ha iniziato con la allora nuova versione del 2010. Prima non ci sono dati.

Pochi? tanti? ininfluenti? Ognuno ha la sua opinione. Non possiamo fare un confronto con il 2020 perchè è stato un anno assolutamente anomalo causa il confinamento obbligatorio di milioni di persone che, non avendo molto altro da fare, hanno smanettato per fino sul nostro sito. Per noi una media mensile  (2021) di contatti di 30 mila utenti non dispiace, tenuto conto del «taglio» del nostro lavoro, che è prevalentemente storico e va a sbattere contro una realtà che brucia tutto in pochi istanti. Storia? Per carità! Oramai, a malapena, ci si ricorda di quello che è capitato il giorno prima. Noi la pensiamo in modo diverso e abbiamo creato (nel 1994) questa piccola congregazione di appassionati che si occupa di quanto accaduto «ieri» nell'atletica italiana, lasciando «l'oggi» ad altri. E Dio ci guardi dall'ipotecare il domani.

Non ci stancheremo mai di ripetere le nostre due scelte: uno, ricerca sul passato, due, atletica italiana, con qualche raro sconfinamento fuori dal nostro giardinetto, in ragione delle relazioni con amici di altri Paesi che fanno il nostro stesso lavoro. Lo abbiamo già detto, ma a costo di essere noiosi lo ripetiamo: questo è quello che abbiamo deciso di fare ventotto anni fa, e questo continuiamo fare. Se vi va bene, siete i benvenuti, se non vi va bene liberi di non leggerci.

E visto che ci siamo, un chiarimento. Ci siamo resi conto che parecchi che entrano nel gruppo Facebook credono di essere soci dell'A.S.A.I. No, amici, no: soci della nostra organizzazione sono coloro che pagano la quota (modestissima) annuale, partecipanao alla Assemblea, magari anche ai nostri progetti, ecc. Inoltre preghiamo coloro che usano e abusano di 'sto Facebook di non farci perder tempo inviandoci inviti a happy hours, oppure autopromuovendo le loro iniziative e le loro onorificenze, per non parlare delle foto, belle per carità, ma non sappiamo che farcene di panorami, fiorellini, cuoricini, e via cantando. Mandateci invece la foto del nonno o della nonna che nel 1934 correvano o tiravano un peso, magari con qualche nota. Questo è quel che ci serve. Rovistate nei vostri solai, granai, cassettoni, a volte si fanno scoperte perfino divertenti. Auguroni a tutti!

Ultimo aggiornamento Martedì 04 Gennaio 2022 18:25
 
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