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Mondiali Militari 1951: primo 4.20 italiano nell'asta del finanziere Giulio Chiesa (1) PDF Stampa E-mail
Lunedì 26 Settembre 2022 00:00

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Qualche tempo fa, sollecitati da una richiesta di collaborazione del nostro amico polacco Stefan Pietkiewicz, avevamo messo mano ad una mini-ricerca sui Campionati mondiali militari, e ci eravamo occupati dell’anno 1962. Noi con quasi esclusivo interesse per la partecipazione italiana. La scelta fu a caso, dettata dal fatto che, per altro motivo, avevamo sottomano materiale documentale di quell’anno. Oggi…il numero estratto è il 1951. Due le fonti cui abbiamo attinto, diremmo le solite: «Atletica», il bollettino della Federazione con le sue quattro rachitiche paginette (e ringraziare il cielo che si stampavano almeno quelle), e la raccolta di ritagli di giornali che Bruno Bonomelli, l’eretico attaccabrighe disturbatore dei campi di atletica secondo i padroni del vapore, teneva in ordine ogni giorno incollandoli su grossi album con i fogli bianchi che si faceva preparare all’inizio della stagione in tipografia, documenti arrivati miracolosamente fino a noi. Dateci l’indirizzo di qualcun altro che facesse ‘sto servizio per i posteri.

Curiosità disordinate di quei primi mesi dell’anno. Troviamo il nome di Alfredo Berra in calce a parecchi articoli della rivista federale; torinese di origine, sarà giornalista e mèntore di tante iniziative atletiche negli anni a venire. La città di Merano ricevette le orde caciarone degli universitari che disputarono il loro campionato (altra manifestazione che i «moderni» son riusciti a mandare in vacca). Al secondo posto dei cinquemila metri un tale che di cognome faceva Cannavò, di nome Candido, da Catania. Lui, proprio lui, il futuro direttore della «Gazzetta dello Sport», elevato agli altari del giornalismo sportivo italiano. Il Candido (16’37”4) si lasciò sfuggire il torinese Walter Eustacchi (16’33”0), il quale poi corse quell’anno in 15’55”2; ritroviamo invece C.C. sui dodici giri di pista al Campionato di società, terzo in 16’53”6. Sugli 800 metri, al terzo posto, un nostro affezionato lettore: Giuliano Gelmi (2’02”8) dopo il lucchese Alvaro Lenzi (o Lensi? mai risolto) e il milanese Umberto Bagatta, 2’01”8 e 2’02”0. Per chi lo ha conosciuto: terzo sui 400 il bresciano Giovanni Mondini, che per anni fu apprezzato medico dentista nella città della Leonessa.

Bollettino federale numero 22 del 9 agosto, notizietta in seconda pagina, al fondo:” Il 22 e 23 settembre si svolgeranno a Roma (Stadio delle Terme) i Campionati Internazionali Militari…Vi parteciperanno 8 Nazioni e precisamente: Belgio, Danimarca, Grecia, Olanda, Svezia, Turchia, Francia e Italia”. Segue l’elenco delle gare previste. Andiamo al numero 28 del 27 settembre, il titolo è così formulato: «Vittoria della Francia – Brillanti affermazioni italiane». Insipida cronachetta di poche righe, risultati ridotti all’osso. In prima pagina spicca una gran foto con il volto di Giulio Chiesa, che saltò in quella gara 4 metri e 20 centimetri, nuovo primato italiano, migliorato dopo nove anni (4.17 di Mario Romeo).

(segue)

Ultimo aggiornamento Lunedì 26 Settembre 2022 19:57
 
1962, l'anno memorabile di Antonio Brandoli: primato nazionale e oro militare (3) PDF Stampa E-mail
Martedì 20 Settembre 2022 00:00

Un atleta lo sa, lo sente, non ha bisogno che glielo dica nessuno. Sa quando è arrivato, o sta per arrivare, il suo momento magico. Fu così per Antonio Brandoli. Cinque giorni dopo il 2.01 di Conegliano, si presentò al meeting internazionale in nottura all'Arena di Milano. Arena sul punto di chiudere, leggete:" Milano rischiava quest'anno di restare senza una vera manifestazione internazionale di atletica. Il rinvio all'autunno del rifacimento della pista - che da 500 metri deve essere portata a 400, secondo le recenti disposizioni della I.A.A.F. - ecc ecc...Ma il tradizionale spirito di iniziativa dei milanesi ha saputo sopperire brillantemente a tali inconvenienti...ecc ecc...il meeting internazionale di giovedì in notturna ha degnamente coronato la stagione atletica ambrosiana". Stava dunque per andare in pensione la vecchia pista di 500 metri, che tanta atletica aveva visto in decine di anni.

Mese di luglio - L'estensore della cronaca (parlo sempre di «Atletica» da cui ho attinto risultati e piccoli commenti), dopo aver passato in rassegna tutte le discipline di corsa, arriva al salto in alto e scrive che "...riserbava agli appassionati una lieta sorpresa: Brandoli saltando 2.04 si qualificava per gli Europei ed eguagliava il primato italiano. Siamo davvero felici della bella impresa del modenese, non soltanto perchè è un altro italiano che raggiunge una misura di rango internazionale...ma sopra tutto perchè Brandoli è un ragazzo bravo, serio, corretto e modesto, che meritava questa soddisfazione...". Stavolta li aveva messi in fila tutti: i due imperiese Brunello Martini (1.95) e Alberto Pico (1.95), poi Galli (1.95), Zamparelli (1.90), il britannico Gordon Miller (undicesimo agli Europei) e Tauro (1.90).

Antonio era sicuramente un bravo ragazzo, come scrisse l'amanuense, ma non gli bastò né esserlo e neppure il 2.04 (minimo conseguito) per essere messo nella lista degli azzurri che sarebbero andati a Belgrado per i settimi Campionati d'Europa. Per la verità, i nostri due migliori era lontanucci dall'élite continentale: a parte «Sputnik» Brumel (2.26) c'erano cinque saltatori oltre i 2.10 e altri sei oltre i 2.08. Mentre Zamparelli continuò a saltare ovunque (sei gare nel mese di luglio) ma sempre attorno a 1.90-1.95, Brandoli venne messo in Nazionale per l'incontro con Svizzera e Jugoslavia, a Losanna, 14 e 15. Niente da fare: secondo (1.96) dietro a Kavcic (1,99). Impennata ai Campionati veneti a Mestre il 22: superò ancora due metri. Ma non bastò.

Mese di agosto - A questo punto gli si aprirono le porte della Nazionale militare (e volevo ben vedere...) in quella città olandese che tutti abbreviano in Den Bosh perchè il nome intero è impronunciabile per chiunque. Vinse il titolo mondiale, come questo sito ha raccontato un paio di settimane fa. Era il 5 agosto. Poi venne la trasferta a Stoccolma per l'incontro Svezia-Italia (15-16). Curioso: per il salto in alto un solo convocato, Brandoli. In gara fu schierato Enzo Cavalli, per fare un punto...che per la verità serviva a poco. I due svedesi, Petterson (che saltava accartocciandosi sull'asticciola, lo chiamavano «salto a ala di pollo») e Nilsson erano oltre i 2.08. Brandoli stette a guardare, 1.95. Petterson fu secondo agli Europei con 2.13, rompendo la dittatura sovietica, primo, terzo e quarto. Comico il titolo del «pastone» redazionale:«Stoccolma: con l'aiuto del freddo gli svedesi dominano gli Azzurri». Si dimenica perfino di riportare il punteggio finale dell'incontro: Svezia 116, Italia 96. Come era capitato a Napoleone giunto alle porte di Mosca, fu sconfitto dal Generale Inverno. Brandoli chiuse il mese con una garettina (1.95) senza nessuna opposizione a Bolzano, il 26, Trofeo Bruno Rossi.

Mese di settembre - Son settimane dominate dai Campionati d'Europa, dal record mondiale e dalla vittoria di Salvatore Morale (metri 400 con ostacoli), dall'altro oro di Abdon Pamich (50 km di Marcia), competati dall'argento di Giovanni Cornacchia (metri 110 con ostacoli) e dal bronzo di Sergio Ottolina (metri 200). Si torna coi piedi per terra il 23 con il meeting «Città dei Mille» allo stadio Brumana di Bergamo. Passerella per Morale. Lasciatemi ricordare il secondo di quella gara, il belga Geeroms, che anni fa Sandro Giovannelli chiamò come speaker al meeting di Rieti; morì troppo giovane Wilfred, gradevole persona, stroncato da un tumore. Brandoli ebbe la meglio su Zamparelli, 1.95 per entrambi. L'adiacente Brescia ospitò qualche giorno dopo la finale del Campionato di societá. Brandoli fece il suo dovere e vinse con 1.96, stessa misura di Brunello Martini. Ma dopo cinque anni consecutivi i celerini delle Fiamme d'Oro Padova dovettero cedere il titolo a squadre agli «automobilisti» della FIAT.

Mese di ottobre - Napoli dimenticò o' sole mio e inondò d'acqua la gara di salto in alto:"...prodezza di Galli, che è riuscito a superare i due metri con una pedana molle e sotto un autentico diluvio, mentre Zamparelli e Brandoli sono naufragati nel fango, senza riuscire a compiere neppure un salto valido". Da annotare: nella sua non lunga carriera Antonio Brandoli non ha mai vinto il titolo italiano assoluto. Due annotazioni poi si chiude. Merano, 7, Trofeo Erkert, sesto con 1.90. Verona, 21, Trofeo Aldo Fedeli, primo con 1.85. Un primato, a modo suo: la peggior misura dell'anno per lui. E si chiuse anche la parentesi annuale alle Fiamme d'Oro: Brandoli tornò a casa, dai suoi amici della Fratellanza Modena.

Post Scriptum - Ho preso come punto di riferimento per le tre puntate dedicate ad Antonio Brandoli quello che fu l'anno che gli diede le migliori soddisfazioni. Aggiungo solo un codicillo relativo ai suoi primi approcci all'atletica. Ho trovato il suo nome nella lista del vincitori dei Campionati provinciali studenteschi a Modena nel 1956, primo con 1.65. Aveva diciassette anni. Due anni dopo, stesso campionato per studenti, il nostro Antonio corse e vinse gli 80 metri con ostacoli: 10"7. Era intanto salito di 25 centimetri e adesso aveva un primato di 1.90, ottenuto a Parma l'11 maggio, corroborato da altre due prestazioni a 1.88. Era il numero uno degli juniores, ma - non ne conosco la ragione - non prese parte ai Campionati nazionali di categoria. A fine stagione era il settimo assoluto.

Ultimo aggiornamento Martedì 20 Settembre 2022 18:26
 
1962, l'anno memorabile di Antonio Brandoli: primato nazionale e oro militare (2) PDF Stampa E-mail
Sabato 17 Settembre 2022 00:00

Riannodiamo il filo. Avevamo lasciato Antonio Brandoli sulla pedana della Civica Arena milanese il 29 aprile. «Brandolino» come lo chiamavano affettuosamente per la sua ridotta statura, o anche «Brando» con evidente accostamento holliwoodiano, aveva debuttato da neo-celerino a Padova il 7 aprile con un normale 1.90, ripetuto, stessa localizzazione, il 20. Poi andò a respirare aria di casa a Carpi, il 25, per il Trofeo Industria dell'Abbigliamento: primo con 1.95, stessa misura di Raimondo Tauro, nativo di Rovigno d'Istria, il più dotato fisicamente dei nostri saltatori (aveva già un miglior salto a 2 metri, 1960). In quella occasione carpigiana, mette conto segnalare il sesto posto del piacentino-agazzanese Felice Baldini (1.80), di cui ho detto nella precedente puntata.

Mese di maggio. Zamparelli insiste con regolarità in zona due metri: a Roma il 1° (sfiorò di un soffio alla prima prova i 2.05, scrisse il bollettino fidalfederale) e poi ancora il 12; quindi 2.01 a Latina il 27. Brandoli rispose dal Nord, Verona, 13 maggio, Trofeo De Gasperi: primo con 1.95. Poi, il 27, a Novara, arrivò il primo due metri (aveva il suo migliore in 1.98 di due anni prima): "quei due metri che sembravano meta stregata", sempre dalla penna di ignoto commentatore domiciliato in Viale Tiziano 70. Codicillo: quel giorno Tito Morale (accasato alla Libertas Magrini Bergamo dopo qualche intoppo burocratico) corse e vinse un 800 metri in 1'52"4. Era alla quarta gara di un stagione anche per lui indimenticabile (campione d'Europa e primato del mondo): in aprile, due volate sui 200 metri con ostacoli (gran bella gara mandata in soffitta dio sa perchè), 24"3 a Carpi, 23"6 a Milano; un quattroacca il 19 maggio a Milano in 53"5, passeggiatina a beneficio della nuova società nel Campionato di club. Spicca la firma di Fiammetta Scimonelli - futura responsabile dell' Ufficio Stampa del Comitato Olimpico - sul numero 11  del bollettino «Atletica», per un inno alla Scuola di Formia dove sono stati chiamati giovani promettenti. «L'aria di Formia fa bene agli atleti» il titolo, e spazio ai due saltatori in alto Zamparelli e Galli, che crescono sotto lo sguardo del prof. Peppino Russo, ex ostacolista, paragonabile ad un AK 47 (mitra dell'ingegner Kalashnikov, per chi non lo sapesse), le sue pallottole erano le parole, a ripetizione.

Mese di giugno. Dopo i fuocherelli d'artificio di aprile e maggio, si direbbe che i propulsori dei due persero un po' di potenza. Specie quelli del ligure: vinse a Torino con 1.94, stessa misura di Brandoli a Padova. Arezzo, 10 giugno, Criterium nazionale studentesco, alla presenza del presidente del Consiglio, Amintore Fanfani, uno dei mammasantissima della Democrazia Cristiana. Un altro giovane, un altro ligure (Maurina Imperia), Alberto Pico superò i due metri e si lasciò dietro Galli (1.97). In quella gara, quarto, il pescarese Nicola Candeloro, con la stessa misura (1.85) di Felice Baldini: due futuri Maestri dello Sport. Lasciatemi il piacere di fermarmi su quella finale studentesca. Cento metri: li vinse il piacentino Giulio Badovini, con applicazione diversa sarebbe stato un grande quattrocentista e, perchè no? ottocentista, la taglia ce l'aveva. Nella finale dei secondi, sguscia fuori (secondo) il nome di Ennio Preatoni, diciotto anni, da Garbagnate: il seguito ve lo cercate voi?. Sui 1000 metri, secondo Renzo Finelli, altro prodotto della Fratellanza Modena; sesto Gianfranco Carabelli, milanese, che scaldava i muscoli alla Scuola di Formia, con molto profitto. Cosa ci offrono gli 80 metri con ostacoli? Il secondo posto di un tale di nome Eddy Ottoz, servono delucidazioni? A fine stagione era già sotto i 15" sulle barriere alte. Asta: secondo dietro l'anconetano Gilberto Galeazzi, un ragazzo di Monfalcone, Sergio Rossetti, futuro primatista nazionale della specialità e poi valido decatleta. Sfido chiunque a sapere chi fu il padre, mentre il 97 per cento degli italiani sa tutto del figlio: amori, miliardi guadagnati in carriera, cambi di squadra, titoli vinti. Di nome fa Gigi, portiere, non di notte, ma di calcio. Io parlo di Buffon padre, Adriano, un bel pezzo di giovanotto che abitava in una frazione sulla strada Latisana - Lignano Sabbiadoro (ero andato a trovarlo, villeggiando da quelle parti, 1963, me par). Tirava il peso e il disco, era di gran lunga il più bravo di tutti, un idolo per me, stesso anno di nascita.

Intanto, in una fase di recupero del C.d.S., a Siena, Galli rifece un due metri. Brandoli venne gratificato con una trasferta all'estero, Lione il 16 giugno. Riporto tal qual la cronachetta del tempo:"Brandoli ha iniziato la gara a 1.90, quando tutti gli altri concorrenti erano stati eliminati. Ha saltato molto bene 1.90 e 1.96; poi ha tentato il suo primato personale a 2.01, ma tradito dal nervosismo della lunga attesa, ha fallito la prova. La sua gara ha tuttavia destato una grande impressione...". Il 23 e 24, all'Olimpico romano, per la dodicesima volta l'Italia affronta la Germania, mai vinto un incontro. Punteggio finale stavolta 118 a 90, una sberla di 28 punti, ma il commentino finale del cantore di turno che deve trovare il modo di dire che «tuto va ben, Madama la Marchesa» è il seguente:"...ma gli azzurri si erano battuti bene. E questo è quello che conta". Come se un chirurgo dicesse «l'operazione è andata bene, ma il paziente è morto». Salto in alto: chi scrisse usò questo aggettivo «sfuocati Zamparelli e Galli». Hopf (sarà ultimo ai Campionati d'Europa) e Riesensahn stanno su un altro pianeta (2.03 e 2.00) i nostri guardano in su per vederli (1.95). Brandoli vuol dimostrare che lui meritava la maglia azzurra: il 29, a Conegliano Veneto, aggiunse un centimetro al primato personale, 2.01. E non finì lì.

(segue)

Ultimo aggiornamento Lunedì 19 Settembre 2022 22:46
 
1962, l'anno memorabile di Antonio Brandoli: primato nazionale e oro militare (1) PDF Stampa E-mail
Giovedì 15 Settembre 2022 00:00

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Ebbi occasione di incontrare Antonio Brandoli ad Agazzano, località sulle belle colline della Valluretta, siamo in provincia di Piacenza. Era fine ottobre 2014. Un gruppo di persone si era inventato un mini convegno per parlare del salto in alto con lo stile ventrale, quel bellissimo gesto atletico mandato frettolosamente in soffitta a partire dal 1968, con l'irrompere sulla scena di un tale che scavalcava l'asticella all'indietro. "Prima guardavano in faccia l'asticciola, adesso la guardano col culo" come mi disse una volta un sagace amico. La scelta di quella località fu dovuta alla decisione della famiglia di Felice Baldini, di ricordarlo in occasione del cinquantesimo anniversario del suo salto a due metri (luglio 1964, Bologna, Antistadio). Felice Baldini fu atleta di eclettico talento, che, forse, con maggior disciplina avrebbe potuto anche far meglio. Poi la vita non gli sorrise molto a lungo: mancò nel pieno della maturità, a 45 anni. Il convegno: salirono ad Agazzano Giacomo Crosa, elegante sulla pedana del salto in alto come davanti ad una telecamera o ad un microfono; Giuseppe Gentile, che fu principe in un salto non in elevazione ma in estensione. Fu proiettato un bellissimo filmato, che includeva anche immagini sconosciute dei saltatori russi e del grande Valery Brumel; si compilò perfino un interessante opuscolo con testi e statistiche. Nel corso delle piacevoli due ore e passa, ci fu anche un gustosissimo siparietto: qualcuno chiamò al telefono il professor Carlo Vittori, che di Crosa era stato allenatore. Furono dieci minuti di atletica vera, con punte mordaci nel puro stile oratorio di «u' professore». C'era parecchia gente in quella sala: allenatori, maestri di sport, curiosi e appassionati, ex atleti. E fra questi Antonio Brandoli, da Modena, che nei primi anni '60 era stato avversario di Felice Baldini sulle pedane dell' Emilia, quell'Emilia «allungata fra l'olmo e il vigneto" , come ha cantato Francesco Guccini. Mi avvicinò Antonio, che io avevo visto saltare, io giovinetto si scarso talento atletico, e glielo dissi, sorrise sotto i folti baffi. "Di' mo' sù ragazzo..." e mi snocciolò la sua richiesta: ricostruire tutta la sua carriera, i suoi salti, uno per uno. Risposi che ci avrei provato; iniziai, ma la ricerca rimase solo un buon proposito. Inaffidabile, io, come sempre.

Adesso Antonio se ne è andato, a saltare sulle nuvole con quell'antico stile Western Roll, che lui adottava mentre altri già saltavano con il Ventrale, su tutti quel giovanotto ancora minorenne, di Arenzano, Walter Zamparelli. Brandoli, a metà degli anni '50 era stato portato all'atletica da una delle più belle persone che ho conosciuto in atletica, il prof. Fernando Ponzoni. Ho mancato l'impegno preso ad Agazzano con Antonio circa i risultati della sua carriera, cerco di rimediare oggi ricostruendo la sua miglior stagione, il 1962, quando vinse i Campionati mondiali militari e superò due volte la misura di 2 metri e quattro centimetri, eguagliando il primato italiano di Zamparelli. Quell'anno Brandoli indossò la maglia cremisi delle Fiamme d'Oro di Padova, ma a fine stagione tornò nella sua Módna e alla sua A.S. La Fratellanza, arzilla vecchietta che si avviava verso il secolo di vita (1874).

Spero nella tua benevola comprensione, Antonio.

*****

L'abbrivio di quella stagione fu dominato dal ligure Zamparelli, affiancato in una occasione dal toscano Roberto Galli, entrambi residenti alla Scuola nazionale di Formia, dove affinavano le loro qualità. Il 7 aprile era un sabato; sulla pista dell'Acqua Acetosa, a Roma, si aprì la nuova stagione con una riunione regionale. Andò in archivio il 2.02 di un altro ligure, Gian Mario Roveraro, Walter e Roberto superano 2.03. Roveraro inviò un telegramma alla Federazione:" Prego porgere nuovi primatisti...i miei rallegramenti e auguri". Zamparelli aveva debuttato il 1° aprile a Latina con un rotondo due metri. Fra questa data e il 23 dello stesso mese supererà cinque volte misure superiori a due metri: oltre Latina e Roma, altro «due» a Genova (il 15), quindi nuovo primato nazionale con 2.04 allo Stadio Olimpico di Roma (meeting Giovanni Scavo, come avanspettacolo alla partita di calcio Roma-Bulgaria, 2 a 1, nei giallorossi c'erano De Sisti, l'argentino Pedro Manfredini detto «Piedone», l'altro argentino Antonio Angelillo, uno degli «angeli dalla faccia sporca»), e ancora due metri a Genova il 23. Sulla pedana dell'Arena di Milano, in scena la Pasqua dell'atleta, Zamparelli e Brandoli si trovarono, tutti e due salirono fino a 1.97, il modenese mancò di un soffio i due metri, dicono le cronache, vinse il ligure.

(segue)

Ultimo aggiornamento Lunedì 19 Settembre 2022 22:45
 
Giuliano Gelmi:"Quel ragazzo che al «Giuriati» mi chiedeva timidamente consigli" PDF Stampa E-mail
Mercoledì 14 Settembre 2022 17:35

Annoveriamo Giuliano Gelmi, bravo mezzofondista della prima metà degli anni '50, fra i nostri più assidui lettori, sempre pronto a frugare nei suoi tanti ricordi della esperienza sportiva che gli ha segnato indelebilmente gli anni della giovinezza. Soprattutto Giuliano ci aiuta a ricordare gli altri atleti che ha conosciuto, non ci parla solo di se stesso e dei suoi risultati. Per noi è fonte preziosa, come dovrebbero esserlo tanti altri, dovrebbero...terza persona plurale del condizionale presente. Prendere in mano ordini d'arrivo del tempo che fu e cavarne fuori una articolessa, in fondo, è giochino da bambini. Parliamo di ciò che facciamo spesso anche noi. Sono i ricordi del «vissuto» che aprono sguarci sul passato. Stavolta Giuliano ci regala qualche pennellata personale su una bella persona della nostra atletica che segnò il progresso di una disciplina «imbalsamata» (gli 800 metri): Francesco Bianchi. Piccolo (1.68) un po' tozzo (63 chili), questo giovanotto nato a Melegnano nel 1940, grintoso, deve essere ricordato soprattutto per aver scritto la riga successiva nella progressione del primato della specialità dopo 24 anni. Mario Lanzi, l'irruento, talvolta scriteriato nella condotta di gara, aveva corso in 1'49"0, due volte, la prima a MIlano nel 1939 dietro ad un inarrivabile (quel giorno) Rudolf Harbig, la seconda a Bologna nel 1941, e stavolta davanti allo stesso tedesco (che troverà la morte nel marzo del 1944 combattendo vicino a Kirovohrad, in Ukraina) . Lanzi fu argento olimpico a Berlino '36. Il suo 1'49"0 resistette fino al 20 luglio 1963, quando, sulla pista triestina dello Stadio Valmaura, Bianchi scese a 1'48"7, tre centesimi dopo 24 anni. Parlare di Bianchi ci porta anche a ricordare il suo allenatore, Carlo Venini, un burbero battagliero, un altro di quelli «fuori dal coro». Epiche le discussioni fra lui, Bruno Bonomelli e Ezio Bresciani, spesso, anzi quasi sempre, in disaccordo, ma fu anche da quei serrati confronti che prese avvio il rinnovamento del nostro mezzofondo ingessato in...vecchi merletti. Purtroppo la vita non fu generosa con Francesco Bianchi stroncato da un infarto mentre corricchiava sul prato della Arena di Milano, nel settembre del 1977.

Diamo adesso la parola a Giuliano Gelmi che ha preso spunto dalla nostra ricostruzione del Campionati mondiali militari del 1962, che vide Bianchi primo sulla sua distanza:" Ho apprezzato il doveroso omaggio a quei bravi ragazzi. Non posso dimenticare Francesco Bianchi. Ho un singolare ricordo di lui: non so per quale motivo mi seguiva, mi osservava, mi chiedeva con umiltà e rispetto tante cose quando ci incontravamo al «Giuriati», talvolta quasi mi infastidiva. Dopo che io avevo attaccato le scarpette al classico chiodo, lui intanto era diventato molto bravo, e ovviamente migliore di me. Quando seppi del suo decesso intanto che insegnava a correre agli allievi di scuola mi è dispiaciuto moltissimo e ho avuto qualche rimorso, ma tant’è. Mi rimane il ricordo rispettoso per un personaggio che conosceva bene le regole dell’atletica e a questo sport voleva bene e ha dato tanto".

Ultimo aggiornamento Mercoledì 14 Settembre 2022 20:19
 
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