Home
Messaggio
  • Direttiva e-Privacy EU

    Questo website utilizza i cookies per gestire l'autenticazione, la navigazione, e altre funzionalità. Scorrendo questa pagina o cliccando in qualunque suo elemento, acconsenti all'uso dei cookies.

    Visualizza i documenti sulla direttiva della e-Privacy

Vi raccontiamo Donato Pavesi, un campione rimasto senza medaglia (6) PDF Stampa E-mail
Lunedì 19 Ottobre 2020 00:00

Ci avviamo, pian pianino, a prendere congedo da Donato Pavesi e da Alberto Zanetti Lorenzetti che ne ha raccolto e documentato le gesta sportive in un arco di tempo di oltre due decenni. Un lungo racconto che potremmo titolare «Pavesiade», o, se più vi piace «L'Odissea di Donato». Nel testo che presentiamo oggi, il sesto, Alberto ci conduce attraverso le tante gare del marciatore di San Donato Milanese: parliamo degli anni 1923 - 1926, che hanno al centro i Giochi Olimpici di Colombes Parigi, nei quali il garibaldino atleta, sempre focoso e all'attacco, accarezzò il sogno di una medaglia olimpica, ma il sudafricano Cecil Charles McMaster, nato a Port Elizabeth (data controversa: 5 giugno 1895 o 10 giugno 1900? - 11 settembre 1981, a Germiston) gliela soffiò per nove secondi. L'atleta del Sudafrica (in verità a quel tempo si chiamava Unione Sudafricana, dal 1909, dopo l'unificazione dei vari territori come dominion all'interno del Commonwealth) aveva già un bottino (un po' amaro) di due quarti posti nell'Olimpiade precedente del 1920. Buona lettura di questa sesta puntata, ancora una e poi prenderemo congedo da Donato Pavesi.

La foto orizzontale si riferisce alle prime battute della finale dei 10 mila metri di marcia ai Giochi Olimpici 1924 allo Stadio di Colombes, periferia di Parigi: era il 13 luglio. Conduce spavaldo Donato Pavesi; dietro di lui, con il numero 44, fazzoletto bianco al collo, l'inglese Gordon Goodwin, all'interno Ugo Frigerio; alle loro spalle, completo scuro, il sudafricano Cecil McMaster, e quinto (ma alla fine sarà solamente nono su dieci classificati) lo statunitense Harvey Hinkel. Nelle due foto verticali, a sinistra un Donato un po' inedito: senza il famoso berrettino a spicchi bianchi e neri tipico dei fantini; a destra, durante una edizione della classica inglese London - Brighton (distanza variabile a seconda del tracciato fra le 52 e le 59 miglia): ne vinse due edizioni (1921 e 1923, fu terzo nel 1922 e ancora secondo nel 1926, quando dovette cedere nel finale al britannico Baker, primo nel 1924-25-26-28)

alt
alt alt

 

A caccia di primati di ogni genere

Avevamo lasciato Pavesi a Brescia verso la fine del 1922, lo ritroviamo nella città lombarda dove conquistò la prima vittoria del 1923, staccando di 30 secondi Ettore Gariboldi in un Criterium nazionale di 12,5 chilometri organizzato il 9 aprile con partenza e arrivo nel sobborgo di Urago Mella. Il successivo fine settimana piegò la resistenza di Umek nella Milano-Antegnate, per poi dedicarsi a un nuovo tentativo di primato. Il 29 aprile indossò le scarpette da marciatore e si mise… a ballare. Nella sala dell’Eldorado fra one-step, fox-trot, hesitation e un po’ di jazz era iniziata la caccia al record – una febbre che aveva contagiato anche Milano – del Club Giovinezza, che voleva battere il “primato mondiale” delle trentasei ore stabilito dal Club Danilo a Porta Venezia. Scesero in pista cinque concorrenti con ballerine che si alternavano ad accompagnarli. L’obiettivo fu centrato, non da Donato – che comunque si comportò bene giungendo secondo – ma dalla vecchia volpe della specialità Emilio Cremonesì che ballò per 51 ore e 10 minuti percorrendo poco più di 123 chilometri. La piazza d’onore del campione di marcia fu ottenuta grazie alla resistenza alla danza per 27 ore, minuto più, minuto meno, coprendo la distanza di 74 chilometri e mezzo. Indubbiamente il vincitore era di un altro pianeta, ma vennero stracciati concorrenti ben più giovani, come il pugile di colore Jean “Giovannino” Joup.

Lo Sport Club Italia organizzò una manifestazione all’impianto di viale Lombardia l’11 maggio. La presenza dei vari Frigerio, Pavesi, Negri e una gara femminile furono un sicuro richiamo per il pubblico. Mossiere della 10 chilometri – vinta da Frigerio – fu il campione europeo di pugilato Van der Veer, che il 20 maggio avrebbe combattuto all’Arena, perdendo, contro Erminio Spalla. Scrisse il «Corriere della Sera»: “Sul finire della riunione è avvenuto un incidente. La tribuna centrale che ospitava Van der Veer, forse troppo carica di persone o forse commossa di contenere un peso… massimo della qualità dell’olandese si è sprofondata; qualche grido, ma fortunatamente nessuna conseguenza rimarchevole”. Triste destino degli impianti sportivi milanesi: il 15 giugno 1930 crollò una tribuna del Campo Virgilo Fossati durante l’incontro fra Inter e Genoa – vicenda che portò al limite della bancarotta la società nerazzurra – e, per conseguenza della nevicata del 17 gennaio 1985, oltre ad essere gravemente lesionato il velodromo Vigorelli, venne irrimediabilmente danneggiato il Palasport di San Siro.

Nell’ormai consueta trasferta londinese di primavera il 19 maggio, sempre nell’impianto di Stamford Bridge, fornì una buona prova nella gara ad handicap, anche se squalificato all’ultimo giro. La vittoria andò a Frigerio, e Franco Giongo non fu da meno nella corsa delle 120 yards. Due giorni dopo Blasi vinse la 14 miglia. Nella gara di marcia sulla stessa distanza, Pavesi si ritirò dopo essere stato al comando fino al decimo miglio, consegnando la vittoria a Poynton e il secondo posto a Umek. Frigerio si impose nella gara dei 10.000 metri ad handicap. 

Il 26 maggio fu la volta della partecipazione alla Londra-Brighton. Donato, che aveva condotto per 45 chilometri, entrò in crisi, e a 6 miglia dall’arrivo Baker gli era ormai dietro di soli 200 metri, ma riuscì a reagire e ad allontanare il pericolo. Con questo ulteriore successo è difficile smentire che in quegli anni il miglior atleta sulle lunghe distanze fosse lui. A riprova di ciò il 6 luglio, sempre a Londra, si impossessò del primato italiano delle 15 miglia, percorse in 2 ore 1’31”3/5, e delle 20 miglia, concluse in 2 ore 51’05”4/5. L’11 novembre nella «Cento Chilometri» dovette cedere il passo a Umek. Dopo un avvio brillante, ebbe un cedimento verso metà gara. Ne approfittò il triestino, che dimostrandosi il più regolare tagliò primo il traguardo al Velodromo Milanese, resistendo al ritorno di Pavesi.

La medaglia olimpica sfiorata

All’inizio del 1924 si aggiudicò la 15 chilometri di Crescenzago, davanti a Brunelli, e il Meeting di Pasqua su Gaetano Volpi. Nelle gare preolimpiche collezionò una serie di piazzamenti che gli consentirono di essere ammesso nella lista degli azzurri da inviare ai Giochi, dove il programma della marcia era costituito dalla sola gara dei 10 chilometri. Furono convocati altri due milanesi, Ugo Frigerio e Luigi Bosatra, e un ligure, Armando Valente. Nella prima eliminatoria Pavesi si qualificò agevolmente alla finale staccato di soli 5 secondi dall’inglese Goodwin, mentre Bosatra faticò un po’ di più giungendo quarto. Nell’altra batteria Frigerio vinse abbastanza agevolmente e il quarto posto di Valente permise di avere tutti gli azzurri presenti alla finale. Il 13 luglio fu il giorno del trionfo per Frigerio, che ottenne il terzo successo olimpico, dominando la gara con il tempo di 47’49”0 e rifilando un distacco di 48”9 a Goodwin. Pavesi, quarto, fu preceduto al traguardo di 9 secondi dal sudafricano McMaster. Gli altri azzurri, Valente e Bosatra, conclusero al settimo e ottavo posto.

Quello che ormai era definito un anziano campione, il 20 luglio andò a vincere una 10 chilometri a Francoforte, una gara sui 15 chilometri a Milano il 31 agosto battendo Volpi, e il 14 settembre a Firenze al Campionato di maratona di marcia mise in fila alle sue spalle Brunelli, Giani e Rivolta. Seguì il successo nella maratona irpina, il 28 settembre, prevalendo su Umek, e al Giro di Padova il 5 ottobre davanti a Brunelli. Giani e Rivolta vennero sconfitti rispettivamente nella Milano-Antegnate del 4 novembre e nella 25 chilometri di Busto Arsizio il 16 dello stesso mese. Niente male per un vecchietto.

Il 23 novembre la presenza di Karl Hähnel, marciatore che avrebbe occupato il quarto posto alle Olimpiadi del 1932, diede una caratura internazionale alla «Cento Chilometri». Per il tedesco si trattava di una rivincita, essendo stato da poco battuto da Pavesi nella Berlino-Potsdam. La classifica finale decretò il primo posto di Hähnel e il secondo di Donato. Umek fu lo sfortunato protagonista della gara, ma entrò in crisi nelle fasi finali lasciando campo libero al tedesco, ritirandosi in vista del traguardo, permettendo a Pavesi di guadagnare la piazza d’onore.

Si prese la soddisfazione nel corso del 1925 di battere un po’ tutti i marciatori, emergenti e non: il 29 marzo nei 19 chilometri della Coppa Malvezzi superò Umberto Olivoni, al Meeting di Pasqua del 12 aprile fu la volta di Brunelli, poi toccò a Rivolta a Torino il 19 luglio. Il Campionato della maratona di marcia fu organizzato il 20 settembre a Macerata. Fu l’ultimo tricolore vinto da Pavesi, che all’arrivo precedette Brunelli, Callegari e Rivolta. Due settimane dopo, percorrendo i 54 chilometri della Milano-Antegnate distaccò Carlo Giani.

Nel frattempo aveva subito una squalifica di tre mesi, ma venne comunque invitato gareggiare nella «Cento Chilometri» per la pressione sugli organizzatori di tifosi e avversari. Il provvedimento gli impedì di figurare ufficialmente al secondo posto, ottenuto dopo esser stato protagonista della gara con Giani, il vincitore che era stato per lungo tempo in testa, poi vittima di una crisi che gli fece perdere posizioni, infine autore di un brillante recupero che lo portò alla vittoria. Per quanto riguarda la squalifica, erano sotto inchiesta anche Frigerio e Bosatra, rei di aver partecipato in settembre a una gara non approvata dalla Federazione a Villa d’Este, sul lago di Como. Il Comitato Regionale Lombardo aveva poi dichiarato infondati gli addebiti ai tre marciatori, ma permaneva la sospensione di Pavesi a causa del regolamento di disciplina militare della sua società, essendo in quell’anno tesserato per la Milizia Portuaria di Genova. Il 6 dicembre il Congresso della Federazione revocò il provvedimento di squalifica. Questa vicenda è stata ampiamente trattata nell’ultimo dei libri scritti da Carlo Monti “1909-2009: i Cento Anni della Cento km di Marcia”.

(segue)

Ultimo aggiornamento Lunedì 19 Ottobre 2020 17:10
 
Vi raccontiamo Donato Pavesi, un campione rimasto senza medaglia (5) PDF Stampa E-mail
Martedì 13 Ottobre 2020 10:17

Prosegue il lungo viaggio attraverso la carriera del marciatore Donato Pavesi. Carriera lunga, pertanto viaggio altrettanto lungo, che ha impegnato Alberto Zanetti Lorenzetti con una approfondita ricerca. E se ne vedono i risultati. In questa puntata: i Giochi Olimpici di Anversa 1920 son finiti, sono stati un trionfo per la marcia italiana con le due medaglie d'oro del giovane Ugo Frigerio. mentre il focoso Donato ha dovuto masticare amaro per le due squalifiche in entrambe le finali, nelle quali, comunque, non aveva raggiunto il podio (aveva chiuso al sesto posto sui 3 mila metri). Archiviata l'Olimpiade, si torna alla frenetica attività di sempre e si allarga l'orizzonte: Donato cambia casacca, ma questo era frequente a quei tempi, poi va a sfidare i marciatori inglesi a casa loro. Con la mente e il fisico sempre pronti per la amata «Cento Chilometri». 

Come nelle puntate precedenti, ricca la documentazione fotografica, reperita da Alberto. Prima foto: riproduzione della copertina del mese di agosto 1920 con i nostri due campioni, Frigerio e Pavesi, a torso nudo; quindi un primo piano datato 1921. Nuovamente l'onore la copertina intera del novembre 1922 che celebra la sua nuova vittoria alla «Cento Chilometri», e una pagina di commento della stessa gara; nella parte bassa una foto del triestino Giusto Umek che fu l'ultimo a cedere alle porte di Milano. Fu anche l'ultimo successo di Pavesi nella mitica gara lombarda, che iscrisse il suo nome al primo posto per ben cinque volte

alt alt
alt alt

 

Londra, la nuova meta

Anno nuovo, casacca nuova. Nel 1921 per la prima volta si presentò con quella maglia celeste con i tre cerchi sul petto dello Sport Club Italia che, seppur usata a intermittenza, fu indossata in tante memorabili occasioni. Il 3 aprile sui 20 chilometri del Giro di Roma dovette cedere il passo a Silla Del Sole, il combattivo e tenace marciatore che il 20 aprile cercò di contrastargli il quinto successo alla «Cento Chilometri», ma fu costretto al ritiro. Il secondo posto andò al triestino Umek.

Seguì la prima trasferta in Inghilterra. Il 16 maggio, Pentecoste, a Londra, il Club di atletica di Angelo Molinari – un italiano che aveva fatto fortuna con un ristorante nel poco raccomandabile quartiere di Soho – organizzò un incontro di gare podistiche fra inglesi, belgi e italiani, dotato di una coppa challenge del Re d’Italia e alla presenza dell’ambasciatore De Martino. Si gareggiava allo stadio di Stamford Bridge, tempio calcistico del Chelsea, con Emilio Brambilla accompagnatore di una folta rappresentativa di atleti tutti lombardi – con l’eccezione del romano Blasi – che comprendeva Mario Riccoboni, Giovanni Tosi, Dante Bertoni, Ernesto Ambrosini, Carlo Speroni, i marciatori Frigerio – vincitore il giorno precedente di una gara a handicap – e Pavesi. Nella prova delle 14 miglia Donato riuscì a battere avversari quotati come il ben noto Harlod Ross e William Hehir, vecchia conoscenza risalente ai Giochi di Anversa.

La seconda parte della stagione fu strepitosa: il 20 settembre, con la maglia del Milan F.C., vinse il Campionato italiano della maratona di marcia, poi tornò in Inghilterra. A Londra Pavesi si presentava con un curriculum di 4 vittorie nella «Cento Chilometri», svariati primati nazionali e 3 titoli nella maratona di marcia, ma gli mancava una probante affermazione all’estero su atleti di valore internazionale in una gara di prestigio. Quell’8 ottobre, nella Londra-Brighton, stracciando la concorrenza britannica, costringendo Ross al ritiro e staccando nettamente Atkinson, colmò anche questa lacuna. L’anno si concluse con il primo posto nella Marcia della Vittoria disputata il 5 novembre a Treviso e, a fine dicembre, nella maratona di marcia disputata a Firenze davanti a Brunelli e Del Sole.

La stagione del 1922 ebbe inizio con una vittoria a Codogno il 10 aprile, seguita dalla trasferta a Londra per la gara di Pentecoste, con la partecipazione anche dei marciatori Valente e Gariboldi, Ernesto Bonacina (100 metri), Vittorio Tommasini (200 metri), Ermete Alfieri (400 metri), Giuseppe Bonini (800 metri), Giovanni Garaventa (miglio), Antenore Negri (3 miglia), Primo Brega, Mario Rossi e Angelo Malvicini (mezza maratona sui 23 chilometri). Gruppo di atleti che poco avrebbe avuto da invidiare a una rappresentativa nazionale ufficiale. La gara di marcia a squadre sulla distanza delle 3 miglia fu vinta da Harold Ross, con Pavesi terzo, Valente e Gariboldi squalificati. Nella mezza maratona si ebbe la rivincita di Pavesi, che lasciò alle spalle Ross. La Coppa del Re d’Italia fu vinta dagli inglesi, davanti a italiani e francesi.

Ormai l’atletica italiana si stava sempre più aprendo all’attività internazionale, e in particolare si stava consolidando il rapporto fra Pavesi e gli inglesi, al punto da preferire le “classiche” britanniche ai Campionati italiani, portando con sé anche i suoi più titolati rivali sulle lunghe distanze: Umek e Del Sole. Come da tradizione, al settimo rintocco di campana del Big Ben il 23 settembre i concorrenti partirono dal ponte di Westminster per raggiungere Brighton. Donato, prese la testa e la mantenne per 40 chilometri, poi cedette anche a causa di dolori viscerali, per cui passarono al comando prima Horton e poi Umek. A circa 2 chilometri dall’arrivo il triestino ebbe una crisi e fu superato da Horton. L’ordine d’arrivo fu: primo Horton in 8 ore 27’12”2/5, secondo Umek a otto minuti e mezzo, terzo Pavesi staccato di 26 minuti. Fra le varie gare che in quei giorni i marciatori italiani affrontarono, la Manchester-Blackpool del 9 ottobre vide l’ottima prestazione degli italiani, con Pavesi primo, Umek terzo e Del Sole quarto.

Esattamente un mese dopo, il 9 novembre, al campo della Forza e Coraggio, Donato fece un tentativo di primato delle 20 miglia. La prova non diede l’esito sperato, ma prima della conclusione erano stati migliorati i record delle 13 e 14 miglia. Dieci giorni dopo si disputò la «Cento Chilometri», tornata alla stagione autunnale cambiando tracciato e con un tocco di internazionalità dato dalla presenza di marciatori spagnoli. Pavesi ebbe un avvio veloce, ma dovette subire il ritorno di Umek, che dal 48esimo chilometro fino alle porte di Milano condusse la gara per poi avere un calo che permise a Donato di giungere primo al traguardo. Fu l’ultimo suo successo nella «Cento», a suon di primato della manifestazione. Il 27 novembre si impose in una gara di 5 chilometri allo stadio di Brescia.

(segue)

Ultimo aggiornamento Sabato 17 Ottobre 2020 14:07
 
Vi raccontiamo Donato Pavesi, un campione rimasto senza medaglia (4) PDF Stampa E-mail
Giovedì 08 Ottobre 2020 09:49

Vi va di continuare a leggere Alberto Zanetti Lorenzetti? Noi diremmo che ne vale la pena, dal momento che tutto quello che scrive rispetta alcune regole fondamentali: a) sa usare la lingua italiana (e con i tempi che corrono non è pregio da poco...); b) le carriere dei personaggi che via via ci racconta sono sostenute da ricerche «vere» non da scopiazzature mordi e fuggi; c) quindi la ricostruzione storica è...una ricostruzione storica, e non il copia-incolla di qualche sito, errori inclusi; d) l'autore ha consultato riviste e giornali d'epoca con certosina attenzione; e) in aggiunta ai risultati, affascinante è la ricchezza del materiale iconografico che Alberto riesce a reperire e che noi mettiamo a corredo dei suoi articoli. E, da ultimo, rispetta appieno la ragione di esistere di questa nostra associazione: ricercare, studiare, approfondire, mettere a disposizione dei non molti sopravvissuti, fatti e figure dell'atletica italiana. Ripetiamo: atletica italiana. Con il che rispondiamo a quanti ci chiedono di occuparci di Owens, Abebe Bikila o Usain Bolt, non hanno capito che non rientrano nel nostro DNA. Come ci ha insegnato Marco Martini, la ricerca può interessare atleti di altri Paesi se ci sono solidi agganci con situazioni italiane. Marco ci raccontò, per esempio, della tournée di Rafer Johnson in Italia nel 1958, quando fu a Brescia, Parma, Roma, e due anni dopo vinse il titolo olimpico di decathlon, in quella che è stata per molti la più avvincente gara di questa straordinaria disciplina (che qualcuno ha cercato, e cerca, di distruggere con astruse proposte di cambiamenti, tanto per fare gli originaloni...). È la scelta che ci ha sempre accompagnato anche nel pubblicare materiali di amici stranieri (in particolare i francesi): cerchiamo sempre di reperire connessioni con l'atletica italiana. Così è (se vi pare).

La parola ad Alberto Zanetti Lorenzetti. Ne ha facoltà.

Prima occupiamoci delle tre foto qui sotto. Quella in verticale ci regala la coppia regina della marcia italiana di cento anni fa: Ugo Frigerio e Donato Pavesi, al Giro di Milano. In orizzontale, sopra: collage di immagini della Targa Lombardia del 1918, vinta dal nostro; sotto, i partecipanti alla maratona di marcia alla partenza: Pavesi, sempre a capo coperto con il cappellino a spicchi bianconeri, reca sul petto il numero 79, accanto a lui con il numero 103 il triestino Giusto Umek, che si aggiudicherà la vittoria

 alt  alt
 alt

 

Il nuovo rivale di Trieste

Dopo la vittoria su Cattaneo – che lo aveva battuto pochi giorni prima nella Coppa Malvezzi – il 7 aprile 1919 in una gara di 44 chilometri a La Spezia, Pavesi si schierò alla partenza della «Cento Chilometri» che oltre a cambiare il percorso, propose anche la novità del periodo di svolgimento. Non più novembre, ma il 20 aprile, confidando in una stagione più mite. Niente affatto. Le condizioni del tempo durante la gara furono pessime. Assenti gli stranieri – sarebbero ricomparsi nel 1922 – il pronostico lo dava scontato vincitore, e così fu, anche se trovò in Giovanni Colella un tenace avversario.

Fu poi la volta del Campionato della maratona di marcia, che ebbe in gara anche atleti provenienti dalle “terre redente”. Alcuni di questi erano elementi di classe, come Giusto Umek, autore di un brutto scherzo a Pavesi che, in testa fino alle battute finali della prova, si era fermato per farsi massaggiare dando la possibilità al triestino di superarlo e aggiudicarsi il titolo nazionale. Il 30 novembre si impose nel Circuito lombardo, ultima gara disputata con la maglia dell’Unione Lombarda Milanese.

Eravamo tutti alla mercè di Donato Pavesi che, come il più anziano dei marciatori dell’epoca, fondava ogni criterio di bravura sulla velocità: soltanto su quella. Gli era ausiliatrice fedele la fortissima costituzione fisica, nonché la robusta tempra provata in mille esibizioni”. Così il giovanissimo Ugo Frigerio vedeva da esordiente la figura di Pavesi, il campione da emulare assieme a un altro concittadino, Nando Altimani, il vincitore del bronzo olimpico nel 1912, ferito di baionetta – come scrisse il «Corriere della Sera» – combattendo con la divisa dei granatieri e tornato per un breve periodo in pista.

La Victoria Excelsior, nuova società di Donato, il 4 aprile 1920 organizzò il Meeting di Pasqua, dando modo al suo atleta di conquistare una vittoria alla vigilia della «Cento Chilometri», in programma una settimana dopo. Nella “classica” della «Gazzetta dello Sport» dominò, sgretolando la resistenza di Silla Del Sole, che dovette ritirarsi a Cesano Maderno, e rifilando quasi un’ora di distacco ai bersaglieri Nestore Bonini e Angelo Paoletti, giunti appaiati al traguardo e classificati al secondo posto pari merito. Questo ex-aequo non deve sorprendere: la presenza dei militari, ed in particolare dei fanti piumati del 12° Reggimento, con la caratteristica di marciare in gruppo è stata per anni una costante della manifestazione.

Seguirono le gare pre-olimpiche che, nonostante risultati piuttosto alterni, portarono alla sua convocazione per entrambe le gare di marcia, poi vinte dal concittadino Ugo Frigerio. Tristi ricordi per Donato, quelli di Anversa, così commentati dalla «Stampa Sportiva» per la 10 chilometri: “Mentre per il 1. e 2. posto ormai lottano solo Peermann (Pearman) e Frigerio, Pavesi e Parker si disputano il 3. posto. L’italiano passa Parker al 13. giro, mentre Frigerio aumenta per doppiare l’inglese Heyr (Hehir).  Al 14. giro, mentre Pavesi lotta con Parker il giudice australiano (notare che Parker è australiano) toglie Pavesi dalla lotta squalificandolo, senza averlo per due volte avvertito come prescrive il regolamento per andatura scorretta. Ciò solleva generali proteste del pubblico e dei giornalisti”. Non andò meglio nella finale della 3 chilometri, raggiunta dopo un primo posto in batteria: “Pavesi giunto al traguardo 6. è stato squalificato di nuovo ingiustamente dal giudice di marcia per scorrettezza di andatura”; sperando nell’accettazione di un reclamo aveva proseguito la gara. Invano. A Roma, il 20 settembre, nel Campionato della maratona di marcia fu nuovamente battuto dal triestino Umek, altro atleta che ha scritto la storia della marcia in quelle stagioni.

(segue)

Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Ottobre 2020 10:16
 
La supertecnologia ha fatto evaporare il fascino irresistibile dell'atletica PDF Stampa E-mail
Martedì 06 Ottobre 2020 15:20

La foto che pubblichiamo viene dalla Collezione personale di Luc Vollard, leader di quel gruppo di storici e statistici francesi che formano la Commissione Documentazione e Storia della Federazione atletica transalpina. Amici con i quali siamo in relazione da anni, con reciproca soddisfazione. Dagli scritti di Luc c'è sempre da imparare qualcosa. Stavolta ha suscitato tutta la nostra attenzione la foto che correda il suo «editoriale» che apre il numero 108 della Newsletter mensile stilata dal gruppo. Abbiamo fatto un rapido sondaggio fra i nostri soci più documentati per sapere se avessero visto questo documento prima d'oggi. Forse qualcuno troveremo, magari qualcun altro ce ne farà avere copia, ma, per adesso, abbelliamo il nostro sito con questa «primizia» di cui ci fa dono monsieur Vollard.

Vien fatto chiedersi: ma tutta 'sta tecnologia d'oggi (ormai gli strumenti, per esempio, possono leggere differenze al millesimo di secondo, e tante altre diavolerie) hanno reso più attraente l'atletica o ne hanno sminuito il fascino? E ci chiediamo ancora: che senso ha continuare a sviluppare sistemi sempre più sofisticati, e nel contempo togliere validità ai risultati cronometrici e metrici per sostituirli con l'assurdo papocchio dei cosiddetti «rankings» basati su degli astrusi punteggi? Stanno da tempo cercando di trasformare uno sport vero, reale, indiscutibile, in un pastrocchio affidato a calcoli cervellotici. Lasciamoli ad altri sport, validissimi per carità, che ne hanno bisogno per la loro intrinseca struttura. I nostri punti di riferimento son sempre stati il metro sigillato nella famosa Barra numero 27 (di platino-iridio) depositata al Bureau international des poids et des mesures a Sévres, nei pressi di Parigi, e il minuto-secondo, quello che da noi viene scandito dall'Istituto elettrotecnico nazionale Galileo Ferraris di Torino. Tutto il resto è noia, come cantava Franco Califano.

 alt

L’athlétisme est un sport de précision par excellence. A tel point qu’il faut parfois recourir au millième de secondes pour départager des coureurs, organiser des barrages pour la victoire entre sauteurs ou prendre en compte une deuxième performance pour trouver le meilleur lanceur.

Depuis 1976, les records des épreuves de sprint sont homologués au centième, mais avant le dixième de seconde, la référence était le cinquième, bien sûr en chronométrage manuel ! Pourtant c’est en 1927 que la France testa pour la première fois un dispositif automatique. La précision était bien sûr recherchée, notamment pour éviter les palabres lors des arrivées serrées mais il fallait aussi répondre au besoin d’enregistrer tous les temps des décathloniens lors de leurs épreuves. En effet, pendant longtemps, seul le temps du vainqueur était relevé.

Le 16 octobre 1927,  un appareil développé par l’ingénieur allemand Loebner est ainsi installé au stade de Colombes et un curieux portique prend place sur la ligne d’arrivée. La distance choisie est le peu courant 50 m, ce qui garantit un test probant et deux manches sont organisées. Armand Crestois au couloir 3 s’impose à deux reprises en 6’’0 puis en 6’’1, à chaque fois devant Maurice Rousseau, couloir 2, André Cerbonney, couloir 1 et Marcel Sylvestre au 6, tous internationaux.

En parallèle d’essais dans les sports mécaniques, le cyclisme et la natation, l’expérience s’avéra concluante pour l’athlétisme et, en 1928, le décathlon des Jeux Olympiques d’Amsterdam bénéficia du matériel Loebner et de son fonctionnement automatique qui mettra cependant encore quarante ans à devenir la norme. Aujourd’hui, les chronométreurs manuels, juges aux arrivées et la joyeuse effervescence autour de l’échelle ont presque complètement disparu de nos compétitions, remplacés par la caméra et l’ordinateur, mais les entraîneurs et certains spectateurs prennent toujours les temps autour de la piste!

Crédit photo : collection Luc Vollard
Ultimo aggiornamento Martedì 06 Ottobre 2020 19:26
 
Innalziamo vessilli e canti per una persona onesta: Rita Bottiglieri PDF Stampa E-mail
Giovedì 01 Ottobre 2020 07:27

alt

Spesso Gianni Brera concludeva così certi suoi «pezzi» di letteratura, non erano articoli di giornale seppure scritti su quotidiani: "innalziamo vessilli e canti" per qualcuno che voleva elevare all'onore delle cronache. Noi oggi usiamo - ci approppriamo - della stessa espressione per innalzare i nostri vessilli e i nostri canti (di ringraziamento) in onore di una persona onesta cui un manipolo di esagitati ha fatto vedere, per anni, il diavolo in un buco: Rita Bottiglieri. Il documento che alleghiamo ve lo potete leggere da soli, presumiamo che tutti i nostri utenti siano alfabetizzati: doppio click sulla immagine, questa si ingrandisce, meraviglia della tecnologia, e voi leggete. Se volete.

Dopo l'ennesimo conato di vomito di qualche giorno fa leggendo certi titoli di fogli (quando eravamo piccoli il nostro fruttivendolo li usava per avvolgerci la lattuga, le patate e le cipolle, dovremmo tornare a quei tempi), arriva una notizia, l'ennesima da qualche mese a questa parte, che rende giustizia ai giusti. Ancora una volta la Banda Bassotti aveva dato l'ennesimo colpo di coda, non contenta degli schiaffoni che aveva ricevuto in Tribunale. Ed ecco rispuntare la parola magica, una specie di Viagra che suscita erezioni tardive: complotto. E certi ominicchi e quaqquaraquà danno fiato alle loro trombe, stonate, e, con la faccia foderata di pelle di culo (copyright Ersilio Motta, giornalista bresciano grande esperto di rugby) tornano a rimestare nello sterco di trame oscure ai danni di...di chi? In questa storiaccia brutta se ne son dette di ogni, è venuta fuori perfino la mafia russa, che, come è a tutti noto, dedica un sacco di tempo ad analizzare i risultati delle gare di marcia. Un altro invece, tirando in ballo il Vangelo, si è schierato evangelicamente: solo chi cade può risorgere. Infatti si è visto. Lo vada a dire al Cardinale Becciu, ai preti (cardinaloni) pedofili, e ai custodi dei denari del Diavolo custoditi dal passato IOR. E a quelli che rubano, avete letto bene, rubano, l'Obolo di San Pietro, quello destinato (dovrebbe essere destinato) ai poveri. Invece, anche queste sante persone, come la mafia russa, si occupano di tacco-punta. E pensare che il Comitato olimpico internazionale vuol disfarsi della marcia.

Ulteriore perla: abbiamo letto in una «velina» federale che "noi - cioè loro - abbiamo il dovere di difendere il nostro patrimonio atletico», più o meno così. Chi difendono? Chi hanno difeso in questi anni? Avete presente gli struzzi? Aprite Wikipedia e leggete di certe loro abitudini.

Rita, la nostra piccola congregazione gioisce per te. Ma anche per Beppe Fischetto e Pier Luigi Fiorella, tuoi compagni di sventura in questi tormentati anni. Lascia che ti diciamo una cosa: siamo orgogliosi che tu e Beppe siate nostri soci. Speriamo fra poco di strappare i 50 Euro della quota annuale anche a Pier Luigi! Pier, sei dei nostri comunque.

Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Ottobre 2020 17:19
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 193