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Piccola spiegazione alle persone, soci o utenti, che seguono il nostro sito PDF Stampa E-mail
Venerdì 31 Luglio 2020 08:15

Dovuto alla somma di alcune coincidenze non proprio favorevoli, il nostro sito si è un po' «impantanato»; negli ultimi otto-dieci giorni ha rallentato la marcia. Contiamo di riprendere la normale andatura quanto prima, come i maratoneti che, talvolta, devono rallentare il passo, ma poi riprendono la cadenza giusta e arrivano al traguardo. Abbiamo in lista d'attesa un bel malloppo di interessanti ricerche storiche che metteremo in rete nei prossimi giorni.

La notizia positiva è che la notte scorsa, verso la una circa, il contatore del nostro sito ha superato un milione e 900 mila contatti, nonostante la caduta aritmetica - prevista dagli esperti - dopo la riapertura seguita alla lunga quarantena «virale», una volta aperte le porte le persone hanno mollato il PC e hanno desiderato «tornar a riveder le stelle», secondo dettato dantesco. E metteteci anche i problemini di questi ultimi giorni. L'impegno adesso sono i due milioni di contatti. Quando? Cominciamo la conta alla rovescia. Grazie a tutti per la vostra continuità e vicinanza.

Ultimo aggiornamento Venerdì 31 Luglio 2020 10:38
 
Anche i campioni olimpici sono stati ragazzini, era tanto tempo fa... PDF Stampa E-mail
Venerdì 24 Luglio 2020 14:09

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24 luglio 1980, sì, sono giusti quarant'anni fa. Era tanto tempo fa, come cantava Roberto Vecchioni, una canzone che faceva parte di un album che si intitolava «Bei tempi» (ci pare). Maurizio ha ricordato, in esclusiva per noi, altre volte la sua vittoria olimpica, ha scritto lui stesso di quel giorno. Lo scorso anno nella carrellata dei nostri vincitori olimpici siamo tornati su quel giorno. Oggi, non avendo a disposizione nessun candidato/a al prossimo Premio Pulitzer, abbiamo deciso di ripiegare su un più modesto ricordo, non scritto ma documentale. E possiamo farlo grazie ad un socio maniaco conservatore di documenti originali. Questo socio ci ha fatto avere il risultato ciclostilato, come si usava allora, di una gara di marcia disputata a Giussano l'8 settembre 1974: il foglio che osservate si riferisce alla prova riservata agli allievi, dal tempo diremmo una 10 chilometri, metro più metro meno. I nomi dei primi due ve li leggete da soli. Ci vorranno otto anni per partire da Giussano e raggiungere la pista dello Stadio Lenin di Mosca, per passare dal terzo Trofeo Tecnotrancia S.p.a. alla medaglia d'oro olimpica. E il nome della loro società ci procura altrettanti fremiti di emozione: Virtus Kennedy Asti, il club che aveva fra i suoi soci Luciano Fracchia, uno dei nostri soci fondatori.

C'erano altre due prove: quella dei seniores e quella dei ragazzi. Non possiamo far a meno di scrivere qualche riga sui bresciani, se non altro come segno di riconoscenza alla persona di quella zona che ci ha fatto avere questi fogli (tre), firmati con una calligrafia per qualcuno di noi indimenticabile: quella del cav. Mario Bruno, presidente del Comitato lombardo della Federatletica, un galantuomo mai sufficientemente rimpianto. Secondo Trofeo Medlar's Abbigliamento per i seniores, diremmo, visto il tempo, una quindicina di chilometri: vinse Vittorio Canini, un talentuoso bresciano, che si lasciò dietro Franco Vecchio, Giuseppe Fabbri e Pierangelo Fortunati. Scorrendo, verso il basso la classifica, troviamo il bergamasco Graziano Morotti e l'immortale Pietro Pastorini, loquace allenatore...da qui all'eternità. Persona che ha sempre suscitato tanto affetto. Nei ragazzini, uno dei più bei talenti della marcia buttato nella pattumiera dalla Federazione. Giancarlo Gandossi, di Lodetto di Rovato, prodotto con il marchio DOP della ignorata fabbrica Antonio Begni, carpentiere di marciatori. Classe da vendere, il Gandossi, ma venne il fatal giorno: o marciare o guadagnarsi la pagnotta. Prevalse la seconda, e allora via a tirar di lima nella aziendina familiare. Di quanti «delitti» di insipienza si sono macchiati i manovratori.

Maurizio ha una storia diversa da raccontare, con Giorgio e Sandro. E sappiamo che presto la racconteranno per intero. E con grande nostra gioia. Per ora ci limitiamo a dedicare a Maurizio, a Giorgio e a Sandro, la canzone di Roberto Vecchioni. Erano bei tempi, sì ragazzi di tanto tempo fa, erano davvero bei tempi.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 29 Luglio 2020 12:01
 
Auguste Maccario, le petit coureur ligurien champion dans la Principauté (5) PDF Stampa E-mail
Lunedì 20 Luglio 2020 09:26

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Le foto, da sinistra, in senso orario: Maccario al centro, in cravatta nella foto ricordo del Challenge Dubonnet del 1912; partenza della gara sulla 5 Miglia da Quai Antoine I, ci sembra un po' troppo robusto l'atleta indicato come Maccario, lui tanto mingherlino; l'arrivo della gara sui 1500 metri a Fontevieille danati a un numeroso pubblico; infine sul traguardo del Tour de Villefranche (1917)

Riannodiamo le vicende della vita e della carriera atletica di Auguste, alla francese, o Aügustu, alla ligure (forse), Maccario, interrotte dalle ferie del nostro redattore che, con il «bonus» vacanze, aveva cercato di fare una settimana (in regime di mezza pensione, abbiamo i soldi solo per l'happy hours) a Gabicce Mare alla Residenza Mariuccia, raccomandatissima dal sindacato dei pensionati, ma si è visto rifiutare il pagherò emesso dall'avv. Giuseppe Conte, da Volturara Appula, perchè inaffidabile (il bonus). Avevamo lasciato il nostro piccolo ventimigliese in giro per il Principato di Monaco a cercarsi un lavoro, il mondo non ha mai cambiato musica, ieri come oggi. Dicono, vaghe cronache, che si impiegò come cameriere, oggi scarseggiano anche questi impieghi. Ma intanto correva, ed era anche bravo. Attingiamo, come nelle precedenti puntate, per quegli anni da esauriente pubblicazione monegasca «L'Athlétisme a Monaco 1890-2006» di Jacques Candusso. Lo avevamo lasciato nel 1910, e dall'anno successivo riprendiamo.

1911 - 14 gennaio, «Challenge Dubonnet», dal nome della famosa bevanda aperitivo creata dal chimico Joseph Dubonnet nel 1846, mescolando chinino, cannella e altre erbe, per far trangugiare, senza protestare, il chinino ai militari di stanza in Nordafrica; la chiamarono vin tonique au quinquina. Dubonnet esiste anche oggi (la marca appartiene alla Pernod Ricard), e, udite udite, è la bevanda preferita della Regina Elisabetta: una parte di Gordon's Gin, due parti di vino aromatizzato Dubonnet, limone e un paio di cubetti di ghiaccio. Roba da atleti del calice...In quel lontano 1911, vinse il nostro, il quale due settimane dopo, dovette cedere il passo a tal Jean Bouin nel Cross International de St Raphaël. Siamo adesso in primavera, 2 aprile, sesta edizione della Nice - Monaco: sempre Bouin, che si lascia dietro Jacques Keyser, ottimo corridore di cross (cinque titoli nazionali e ben sette sui 1500 metri), nato in Francia da padre olandese e madre belga (nacque a Parigi nel 1885 e ivi morì nel 1954), vestì i colori tanto di Francia che d'Olanda; stavolta Maccario fu solamente quinto. Una settimana prima, a Newport, in Galles, il marsigliese aveva vinto il suo primo «Cross de Nations», undicesimo Keyser. Bouin farà filotto con i successi del 1912 e 1913, prima di andare a trovare la morte, settembre 1914, si dice per un proiettile sparato da un obice francese, il cosiddetto «fuoco amico». Keyser ebbe il suo miglior piazzamento, terzo, nel 1913. Auguste doveva fare i conti con un caso di omonimia, c'era un altro Maccario podista, ed era anche bravino: i giornali dell'epoca, per distinguerli, indicavano il secondo come «Maccario jeune», il giovane. Ma non era più semplice scriverlo col suo nome di battesimo (che non conosciamo per esteso, solo la lettera iniziale H.)? Verso fine novembre l'Augusto nostro vinse il Championnat de fond des Alpes Maritimes, proprio precedendo «le jeune», e quindi, il 3 dicembre,  il Tour de Monaco.

1912 - Per la prima volta (2 gennaio) un giornale, «Petite Niçoise», fece balenare l'idea di una maratona Monaco - Nice - Monaco per podisti professionisti, scrivendo i nomi di Dorando Pietri, del campione olimpico Hayes, e di altri come possibili partecipanti. Se ne riparlerà nel...1997! Tour de Cannes, 14 gennaio: partenza davanti al Casino, sulla croisette una folla enorme come adesso per il Festival del Cinema. Vinse Auguste, il quale mancherà il bis sette giorni dopo nel «Challenge Dubonnet», secondo, preceduto dal lionese J. Roche, che aveva fatto parte della Nazionale francese al «Cross de Nations». 31 marzo, Cross International de L'Herculis: partenza da Place St Dévote (patrona di Monaco) e attraverso boschi di pini e campi, siamo nel quartiere Beausoleil, si arrivava a Place des Moulins e quindi ritorno a St Dévote. Boschi? Pini? Campi? Era il 1912, oggi ci servirebbe l'aiuto dell'indimenticabile ragazzo della Via Gluck per cantare «là dove c'era l'erba ora c'è...una città». Nuovo successo di Auguste, che otterrà il terzo posto nella settima edizione della Nice - Monaco (14 aprile), ma davanti ebbe Bouin (quinto successo in questa corsa) e Keyser. I giornalisti, adusi all'iperbole, scrissero che fu «la plus grande compétition en Europe».

1913 - Varchiamo il confine, il 13 aprile si corse la Ventimiglia - Bordighera - Ventimiglia - Bordighera, cui diedero il nome di Maratona di Ventimiglia. Vinse uno dei grandi podisti italici del tempo, Carlo Speroni, di Busto Arsizio; dietro, Augusto Maccario. Speroni vinse anche la ottava Nice - Monaco (4 maggio). Il 25 dello stesso mese si corse il Grand Prix International de Monte-Carlo, sulla distanza di 5 miglia. Bouin precedette un altro validissimo italiano, il bergamasco (nato però a Nocera Inferiore nel 1892) Alfonso Orlando. La partenza di questa gara fu data in Quai Antoine Ier davanti alla fabbrica del gas, esattamente dove poi sorse la sede dello Yatch Club Monaco de Monaco, e lì rimase fino al 2014, quando fu inaugurata la nuova, a forma di nave, uscita dalla fantasia architettonica di Sir Norman Foster. Ma c'è dell'altro che riguarda più da vicino il nostro sport: in Quai Antoine Ier, ai numeri 6-8, ha la sua sede (inaugurata l'11 maggio 2015) la Federazione internazionale di atletica (sapete? quella che si chiamava I.A.A.F.).

1914-1915-1916-1917 - Notizia di una corsa nel 1916: un 1500 metri disputato nella zona di Fontvieille, dove sorgerà, nel 1939, lo Stade Louis II; su quel terreno si installerà un grande supermercato Carrefour, e poco distante verrà edificato il nuovo stadio. Abbiamo qui sopra la foto del vittorioso arrivo di Maccario. L'anno dopo, Auguste si impose nel Tour de Villafrance sur Mer, a pochi chilometri dal Principato. Si racconta anche di una sua impresa strana per il tempo, banale per i giorni nostri. La data è il 26 agosto. Auguste concluse al quinto posto una corsa ciclistica di 50 km, Nice-Pont Charles Albert-Nice; poi, al pomeriggio, s'impose in una gara podistica Nice-Villefranche-Nice. Quello che oggi chiameremmo duathlon. Come sempre: niente di nuovo sotto il sole.

Resta ancora qualcosina da raccontarvi, finale olimpica 1920 a parte. Alla prossima.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 22 Luglio 2020 17:07
 
Olimpiadi e atletica nel Principato di Monaco ai tempi di Augusto Maccario (4) PDF Stampa E-mail
Sabato 11 Luglio 2020 16:30

Augusto Maccario attraversò la frontiera, andò a cercare lavoro, arrivò nel Principato di SAS Alberto I nel 1908, poco dopo la nascita del Comitato Olimpico Monegasco.

Creazione propiziata dal Comte Albert Gautier-Vignal, nobile famiglia nizzarda, ottimo schermidore, fondatore del Tournoi International de Monaco pour le Maîtres et les Amateurs. Occasione per  incrociare le lame con alcuni dei maestri d'arme più famosi del tempo (l'avventuroso livornese cav. Eugenio Pini, tra gli altri). Ma soprattutto il baffuto nobiluomo vantava solide amichevoli relazioni con De Coubertin e con il Prince Alberto. Nel 1907 lo sportivo Conte viene nominato primo rappresentante olimpico monegasco. Il Principato di Monaco figura come venticinquesima Nazione aderente al C.I.O., il suo nome viene citato per la prima volta nel numero di luglio 1908 della Revue Olympique. Gautier-Vignal rimase nel C.I.O. come rappresentante di Monaco ininterrottamente dal 1908 al 1939, quando decedette, il 18 ottobre, proprio a Losanna, che era stata eletta sede olimpica nel 1915, e dove venne sepolto il suo amico Pierre de Coubertin che aveva chiuso il suo capitolo terreno passeggiando in un parco di Ginevra il 2 settembre 1937.

Monaco esordì ai Giochi nella settima edizione, quella del 1920 ad Anversa: Gautier-Vignal ebbe l'onore di accompagnare i primi atleti monegaschi, tre ginnasti e tre atleti. Questi erano Gaston Médecin, Emile Barral e Edmond Médecin. Della edizione 1920 non esiste un Rapporto Ufficiale stampato dal Comitato Organizzatore, ma solo una versione copiata con una macchina da scrivere dal Segretario Generale Alfred Verdyk. Motivo? Il bilancio dei Giochi chiuse in profondo rosso e fece bancarotta, niente quattrini per stampare. Ne furono fatte pochissime copie. Oggi disponiamo della miglior ricostruzione opera di uno dei più accreditati storici dei Giochi, l'americano prof. Bill Mallon, che, basandosi su quel documento dattiloscritto e avvalendosi della collaborazione dell'olandese Anthony Th. Bijkerk, ha pubblicato, per la serie «History of the Early Olympics», il settimo volume dedicato ad Anversa 1920.

Le pubblicazioni monegasche parlano di tre partecipanti all'atletica leggera, e esiste anche una foto: Gaston MédécinÉmil Barral e Edmond Médécin. A pagina 44 del libro di Mallon dove sono elencate le Nazioni (25) che hanno schierato atleti in atletica (509 in totale), accanto a Monaco figurano però solo due competitors; l'Italia ne schierò 24. Con certosina pazienza abbiamo fatto scorrere uno ad uno gli atleti di tutte le discipline, e, in effetti, abbiamo trovato solo due atleti del Principato. Abbiamo consultato anche i risultati compilati da Ekkehard zur Megede, altro gran storico olimpico, il quale attribuisce i risultati dei 100 e 200 metri a tale Eduard Médécin, ma trattasi di Edmond. Il quale viene spesso confuso con Gaston; Mallon, ad esempio, scrive, Edmond Gaston Médécin. Gaston era invece un  bravo nuotatore: secondo Jacques Candusso, autore del libro sull'atletica a Monaco, egli fu campione francese sui 100 stile libero. Gaston e Edmond, e anche Barral, furono anche calciatori nella prima squadra monegasca di questo gioco: l'Herculìs. A riprova dell'intreccio di attività sportive a quel tempo, in particolare in un piccolo Stato come il Principato: tutti facevano un po' di tutto.

Diamo un'occhiata ai risultati di Anversa, Antwerp, Anvers in francese, Antewerpen in olandese avente origini tedesco-occidentali. Edmond Médécin: corse i 100 metri, ottava batteria, quinto, una serie niente male: vinse lo statunitense Charly Paddock, poi campione olimpico, secondo fu il britanno Harry Edward, che salì sul podio, bronzo. Anche sui 200 Edmond si trova in batteria, la nona, con un imminente campione olimpico, un altro yankee, Allen Woodring; lui quinto. Qualificazione del salto in lungo: Edmond 21esimo (o 22esimo secondo zur Megede) con 6.035...un centimetro e mezzo meno di uno della serie «saranno famosi», anzi «saranno famosissimi»: Harold Abrahams, sì lui, il campione olimpico dei 100 metri a Parigi 1924, reso celebre ai profani con il gradevole film «Momenti di gloria». Le fatiche olimpiche di Edmond continuarono con il pentathlon (lungo, giavellotto, 200 metri, disco, 1500 metri); fece un buon 6.21 in lungo, scarsino nel giavellotto, poco più di 31 metri, un discreto 24 netti sui 200, e 30 metri di disco, ma non si qualificò ai successivi 1500 metri, il sistema era un poco cervellotico. Poco da dire su Émil Barral : settimo nel quinta serie degli 800 metri. Avventura conclusa.

Son passati cent'anni da quella prima partecipazione olimpica. Chissà se nel Principato il suo Comitato Olimpico ha memoria di questa ricorrrenza, e la celebra degnamente. Noi lo abbiamo fatto con il ricordo, a puntate, di Augusto Maccario, e non abbiamo finito: ci resta proprio la conclusione di Anversa. E lo faremo al prossimo giro, prima di congedarci dal piccolo corridore ligure di Ventimiglia.

Ultimo aggiornamento Sabato 11 Luglio 2020 22:03
 
Un seul chrono vous manque, Monsieur Baraton, pas de record pour vous PDF Stampa E-mail
Martedì 07 Luglio 2020 07:22
«E per un punto Martin perse la cappa». Sovviene subito il famoso adagio spesso ripetuto per riassumere situazioni come quelle in cui si è trovato coinvolto il mezzofondista francese Georges Baraton, un ottimo atleta degli Anni '20, presente in due edizioni di Giochi Olimpici, seppure senza molto successo. La sua storia ce la racconta Luc Vollard, nell'ultimo numero (il 105) della «Lettera» mensile compilata dagli storici e statistici francesi che fanno parte della Commissione federale Documentazione e Storia. Tutte le altre ricerche, aggiornamenti (pochi, ovviamente, data la situazione), statistiche, che sono lo zoccolo forte della «Lettera», li potete trovare sul sito Internet https://cdm.athle.com/
Noi non vi rifacciamo per intero - leggete il nostro amico Luc - la storia di Monsieur Georges (nato il 12 aprile 1904 a Saulzais-le Potier, che a guardarlo sulla mappa sembra l'ombelico della Francia tanto sta nel centro, e morto nel novembre del 1962) ma siamo andati alla ricerca di qualche situazione di collegamento con atleti italiani. Ne sono venuti fuori almeno un paio, quelli dei Giochi Olimpici. Nel 1924, nello Stadio casalingo di Colombes, Baraton si schierò sugli 800 metri: corse la nona, e ultima batteria, appaiando il britanno Lowe, che vincerà il titolo olimpico (come farà pure quattro anni più tardi), e precedendo il norvegese Hoff, che deteneva in quel momento il primato del mondo del...salto con l'asta, sì, asta avete letto bene: 4.21; personaggio questo Hoff, sicuramente gran talento atletico, di indubbie capacità, eclettico, fu giornalista, scrittore, organizzatore, ma discutile (e tanto) nei suoi comportanti sociali e politici: durante l'occupazione nazista della Norvegia si mise al totale servizio dei tedeschi per inseguire un suo progetto di organizzazione dello sport nel suo Paese. Dopo la fine della guerra, per questo, fu condannato a nove anni di lavori forzati. Torniamo a Colombes: batteria numero quattro, la vinse un giovanotto olandese, Adriaan Paulen, che, nel 1976, diverrà il terzo presidente della I.A.A.F., sostituito, nel 1981, da Primo Nebiolo. In quella stessa batteria corse il fiorentino Puccio Pucci, anche lui destinato a rilevanti incarichi sportivi italici nel periodo fascista. Semifinali: nella prima, Baraton fu solamente settimo; Lowe vinse la seconda; nella terza Hoff ebbe la meglio per quattro decimi su Paulen, in finale il norvegese (poi ottavo), fuori l'olandese.
Avanziamo di quattro anni: Amsterdam 1928. Baraton aveva avuto la sua stagione migliore nel 1926: stabilì i primati nazionali sugli 800, 1000 e miglio, divenne campione di Francia sugli 800. Il clima olimpico però non gli si confaceva: sempre sugli 800 metri, vinse la quarta batteria, nella quale corse (quarto, quindi fuori) anche il nostro Ettore Tavernari, modenese, che un anno dopo, a Budapest, siglò il miglior tempo mondiale sui 500 metri, succedendo nella cronologia a quel Paulen che abbiamo appena citato. Baraton avrebbe dovuto correre la seconda semifinale ma non partì; si sarebbe trovato in compagnia del nostro Guido Cominotto, che non fece meglio del sesto posto.
Queste sono pure e semplici elencazioni, molto più stuzzicanti le vicende che ci racconta qui sotto Luc Vollard: storie di cronometri che avrebbero dovuto esserci e non ci furono, e il povero Baraton si vide così privato di primati che gli erano costati fatica. Quella corsa sui 1500 metri, nell'agosto del 1926 a Colombes, poteva davvero essere primato del mondo tolto al grande Paavo Nurmi? Un seul chrono vous manque …Giudici e cronometristi di casini ne han sempre combinati, e a pagare son sempre stati gli atleti. Qualche dubbio su quella gara ce l'hanno anche gli esperti francesi, che in una loro pubblicazione ufficiale hanno scritto 3:50.4 douteux. E la documentazione per il riconoscimento del primato non fu mai presentata alla I.A.A.F., giustamente. Un mese più tardi, in settembre, il dott. Otto Pelzer, grande atleta tedesco perseguitato dai nazisti e perfino internato a Mauthausen, cancellò Nurmi: 3:51.0. Poi vennero il gran bordelaise Jules Ladoumégue  e il nostro Luigi «Ninì» Beccali. Vi lasciamo adesso a Luc Vollard.
 
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Un seul chrono vous manque … et votre palmarès est dépeuplé ! Ce pourrait être la maxime résumant la carrière de Georges Baraton. Pourtant avec huit sélections dont les Jeux Olympiques en 1924 et 1928, cinq records de France et le titre de champion de France du 800 m en 1926, il fait bien partie des meilleurs coureurs de demi-fond hexagonaux de l’entre deux  guerres, luttant contre Victor Baranca et René Wiriath avant l’émergence de Séraphin Martin et surtout Jules Ladoumègue.
1926 est probablement sa meilleure année. En juin, il a amélioré son record de France du 800 m lors des championnats de Paris en 1’54’’1/5 et le 03 juillet, sur la piste de Stamford Bridge à Londres, il remporte le championnat d’Angleterre du mile en 4’17’’2/5, battant le record de France de presque trois secondes. Le 10 juillet, à Colombes, il domine en finale du 800 m des championnats de France ’’Séra’’ Martin, futur recordman du monde. Le 14, devant les 10 000 spectateurs du stade Pershing dans le bois de Vincennes, il s’aligne au départ du 1000 m du meeting organisé par la ligue de Paris et l’UAI, avec une belle participation internationale comme le néerlandais Adrian Paulen au 400 m, et Lord David Burghley au 110 m haies, tous deux futurs présidents de l’IAAF.
C’est Jean Masson, sociétaire du Métropolitan Club tout comme Baraton sous la férule d’Alfred Spitzer, qui se charge de lancer la course sur des bases élevées, passant au 500 m en 1’11’’3/5, soit une belle avance sur le record du monde du Suédois Sven Lundgren, crédité de 2’28’’6 à Stockholm le 27 septembre 1922. Baraton relaie alors son camarade, suivi par l’Unioniste Max Berger qui va lâcher prise un peu plus loin, et passe au 800 m en 1’57’’0, puis franchit la ligne d’arrivée en 2’27’’1/5. La foule lui réclame un tour d’honneur qu’il effectue volontiers avec Berger. Le record de Lundgren est nettement battu mais le temps n’a été pris que par deux chronométreurs et les règles de l’IAAF en exigent trois. C’est donc un record de France mais pas un record du monde … qui reviendra à Séraphin Martin le 30 septembre suivant dans une course par handicap dont il était le seul partant ‘’scratch’’. Il ne finira que septième mais ses 2’26’’4/5 passeront à la postérité.
Le 24 août Baraton fera à nouveau un exploit incroyable, jamais inscrit dans les tablettes mondiales et nationales, à nouveau faute de chronométreurs en nombre suffisant. Sur la piste de son club à Colombes, emmené par Masson, Norland et Martin, il améliore de plus de deux secondes le record du monde de Paavo Nurmi sur le 1500 m en 3’50’’2/5 … en vain !
(Crédit photo : Miroir des Sports)
Ultimo aggiornamento Martedì 07 Luglio 2020 13:14
 
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