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L'estate se n'è andata, torniamo a scavare con pala, piccone e microscopio PDF Print E-mail
Monday, 20 September 2021 10:19

L'estate sta finendo...Ve la ricordate? Estate 1985, «Un disco per l'estate» e «Festivalbar», cantavano i Righeira, due scanzonati giovanotti torinesi che si erano conosciuti sui banchi di scuola. Volete riascoltarla, nostalgici di quegli anni? Cliccate qui. Anche per la redazione del sito dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana "Bruno Bonomelli" l'estate sta finendo, anzi è finita. E la affollata redazione, dopo aver goduto di esotiche ferie ovviamente pagate dal ricco bilancio associativo,  da oggi torna al lavoro. Ci torna con il proposito di offrire ai nostri fedeli lettori nuove piccole storie e documentate cronachette, usiamo i diminutivi volutamente,  perchè i nostri redattori non hanno velleità di impartire lectiones cattedratiche. Anzi, se proprio dobbiamo fare una dichiarazione d'intenti la nostra ambizione sarebbe quella di riportare alla luce vicende umane e sportive poco conosciute, poco sfruttate. C'è tanto da fare in questo senso. Se invece si continuano a copiare storie e biografie di campioni olimpici e mondiali, beh, ormai sappiamo fin dove possiamo arrivare. Onore e gloria non si tolgono a nessuno, ma alla fine è tutto un copia e ricopia, l'è sempèr chèla. Invece noi, lo andiamo ripetendo e non da oggi, vorremmo essere emuli di Marco Martini che predicava l'uso dei «pala, piccone e microscopio» nelle ricerche sportive di carattere storico. Cercheremo di far tesoro della sua lezione. L'applicazione richiede impegno: ne saremo capaci?

Last Updated on Monday, 20 September 2021 10:52
 
1961: la copertina del primo Annuario FIDAL celebrò la vittoria di Livio Berruti PDF Print E-mail
Friday, 27 August 2021 00:00

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E non poteva essere diversamente. Finalmente a metà dell'anno 1961 vide la luce la prima edizione dell'Annuario compilato, fatto stampare e commercializzato della Federazione italiana di atletica leggera. Alla buon'ora, avrebbe commentato il dott. Bruno Bonomelli, che da anni si batteva, con veemenza oratoria, per questa pubblicazione ufficiale (basta rileggersi i suoi interventi nelle varie Assemblee federali). Se c'è qualcuno fra i nostri soci, lettori, aderenti al Gruppo ASAI in Facebook che desidera arricchire la propria biblioteca atletica con questo raro Annuario, questa è la volta buona. Un nostro conoscente ci ha contattato chiedendoci di rilanciare, attraverso il nostro sito, la sua offerta di vendita di questa pubblicazione. Lo facciamo in via del tutto eccezionale, sia per questo Annuario che segnò l'inizio di un'epoca, sia per dare una mano a questo nostro amico. Il quale ci ha anche informato che possiede centinaia di libri, Annuari, riviste (singole e rilegate in annate complete), sia nazionali (per le riviste ci riferiamo a «Atletica» e «Atletica Leggera») che internazionali (Annuari ATFS). Ha deciso di metterli in vendita "per evitare che i miei figli e nipoti li facciano finire nei cassonetti del riciclo della carta, visto che dell'atletica non gliene frega niente". E quindi ha deciso di metterli «in vendita» e realizzare qualche euro.

In questo caso, e solo in questo, il nostro sito farà da tramite. Se qualcuno è interessato all'Annuario ce lo faccia sapere inviando una email a This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it , nella risposta specificheremo le condizioni richieste dall'offerente. Per lo stesso tramite se qualcuno vuole qualche pubblicazione particolare ce lo faccia sapere. Specifichiamo che non esiste un elenco che sarebbe troppo lungo compilare. Chi ha interesse nella annata 1991 della rivista federale (è un esempio) ce lo richieda; se e' disponibile, informeremo circa le condizioni.

Last Updated on Friday, 27 August 2021 09:51
 
Volodymyr Holubnichy, Roma, Stadio Olimpico, una carriera lunga venticinque anni PDF Print E-mail
Monday, 23 August 2021 14:30

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Questa foto appartiene alla collezione privata di Maurizio Damilano che ci ha autorizzato la riproduzione, e per questo lo ringraziamo. Siamo a Navapolack (o Novopolotsk), in Bielorussia oggi, allora era ancora URSS, il 16 settembre 1990. Maurizio posa con Holubnichy. Quel giorno il nostro campione disputò l'ultima 50 km della sua carriera: 3:54:53, la quinta portata a termine

Ci sono state rivolte alcune domande circa il ricordo che abbiamo pubblicato qualche giorno fa a seguito della morte del grande marciatore ukraino Volodymyr Stepanovych Holubnichy. Qualcuno si è sopreso dello spazio che gli abbiamo dedicato sul nostro sito che, come diciamo sempre, è consacrato all'atletica italiana. Ma abbiamo anche sempre scritto «con argomenti che abbiano qualche aggancio con l'atletica nostra». Grandezza dell'atleta di cui parliamo a parte, e già sarebbe sufficiente, come si relaziona Holubnichy con l'Italia? Due dei suoi più importanti successi li ha ottenuti in Italia, nella stessa città, nello stesso stadio, a distanza di quattordici anni: Roma, Stadio Olimpico, 2 settembre 1960, Giochi Olimpici, primo. Roma, Stadio Olimpico, 3 settembre 1974, Campionati d'Europa, primo.

Quanti dei migliori marciatori italiani hanno marciato sulle sue stesse strade durante le stesse competizioni internazionali? Le due gare appena citate: nel '60, Stefano Serchinich (21esimo), Luigi De Rosso (22esimo), Gianni Corsaro (26esimo); nel '74,  Armando Zambaldo (quarto), Sandro Bellucci (settimo). Hanno marciato con lui, Pasquale Busca, Vittorio Visini, Roberto Buccione, Nicola De Vito, Gabriele Nigro, Edoardo Quirino. E perfino Maurizio Damilano, l'altro grande «ventista». L'occasione fu nel 1977, a Milton Keynes, in Gran Bretagna, nella Coppa del mondo. Maurizio fresco ventenne, al suo primo risultato importante da «adulto», quarto dopo i messicani Daniel Bautista (altro grande «ventista», campione olimpico l'anno prima) e Domingo Colin, e il tedesco est Stadtmüller; nono Zambaldo, decimo Buccione, undicesimo Bellucci. E l'addio alla marcia di Volodymyr Holubnichy, quattordicesimo. Erano trascorsi ventitre anni dalla sua prima «venti», ma la sua carriera di marciatore era iniziata due anni prima, nel 1953, con risultati sui diecimila metri (45:29.2). Un esempio di longevità che ha pochi uguali.

L'altra domanda che ci è stata posta riguarda la «cinquanta»: Holubnichy ha affrontato la distanza qualche volta? Sì, anche se pochissime, sempre in gare nazionali. Noi, nelle nostre modeste ricerche, abbiamo individuato due risulati. 1957: Odesa (o Odessa, se più vi piace), sul Mar Nero, 3 ottobre Volodja chiuse la fatica in 4:40:10.4, terzo; 1958, Tbilisi, capitale della Georgia, 2 novembre, campionati della Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, il giovanotto di Sumy, ventiduenne, finì 33esimo in 4:32:18. Nient'altro, per noi.

Last Updated on Monday, 23 August 2021 17:50
 
«Trekkenfild» racconta la sua Olimpiade vissuta nel silenzio della notte italiana PDF Print E-mail
Saturday, 21 August 2021 12:02

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«Trekkenfild» numerone 98, dieci pagine orchestrate sulle note dell' Inno alla gioia (ode di Friedrich Shiller inserita nel quarto movimento con coro della Sinfonia n.9 di Ludwig van Beethoven). Visti i risultati ottenuti (inaspettatamente per quasi tutti, prima, meno inaspettatamente per quasi tutti, dopo) nella capitale giapponese logico fare addirittura il bis della Sinfonia beethoviana. In tutte le vicende umane c'è sempre un prima e un dopo. Adesso siamo al «dopo» che è molto meglio del «prima». Vi lasciamo alla lettura, come sempre. E alla riflessione.

Last Updated on Monday, 23 August 2021 14:30
 
Volodymyr Holubnichy, uno dei più grandi marciatori di sempre, si è fermato PDF Print E-mail
Wednesday, 18 August 2021 00:00

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Alle 14 del 16 agosto, ora di Kyïv, se ne è andato Volodymyr Holubnichy, uno dei più grandi marciatori di ogni tempo. La telegrafica notizia ci è arrivata poco dopo per email dal nostro caro amico Alex Kolenko, che per alcuni anni ha lavorato, con competenza e abnegazione, al Dipartimento Competizioni della Federatletica mondiale.

Volodymyr Stepanovych Holubnichy era nato in Ukraina, nella città di Sumy, il 2 giugno 1936, aveva quindi compiuto da poco 85 anni. Nacque in un periodo tremendo della vita del suo Paese. Nel 1932 e '33 Stalin, per punire il popolo ukraino che odiava profondamente, varò una politica agraria che ridusse alla fame molte regioni dell'Unione, non solo l'Ukraina, provocando milioni di morti, gli storici parlano di almeno cinque, di cui quattro solo ukraini. Fu un vero e proprio atto di genocidio, da paragonarsi a quello degli ebrei nei campi di sterminio nazisti. Si hanno testimonianze di atti di cannibalismo. Gli ukraini hanno chiamato questa tragedia della bestialità umana «Holodomor», ossia sterminio per fame. L'Ukraina è sempre stata definita «il granaio d'Europa»...

Nel 1936, quando ancora gli effetti di questo stermino erano evidenti e in pieno periodo (37-38) di purghe staliniste, nacque Volodymyr, il quale dovette anche subire per due anni (41-43) l'occupazione delle truppe naziste, arrivate fino a Sumy sull'onda dell'Operazione Barbarossa. Le truppe nazi massacrarono oltre centomila ukraini, in gran parte ebrei, nella tristemente famosa località di Babi Yar, un lungo e stretto burrone vicino alla città. Nonostante tutto il giovanetto Volodymyr (noi usiamo la scrittura ukraina, come ci ha insegnato Kolenko) crebbe di sana e robusta costituzione, proporzionato, circa 180 centimetri per 77-78 chilogrammi, un uomo forte insomma.

Abbiamo trovato le prime «orme» sportive del giovanotto nel 1953, aveva diciassette anni: 45:29.2 sui 10000 metri in pista; come raffronto: Pino Dordoni l'anno prima aveva marciato in 46:02.2. Che fosse predestinato ad una grande carriera lo si capì ancor meglio nel 1955, quando a Kyiv, il 23 settembre, stabilì -1ora 30:02.8 - la miglior prestazione mondiale sui 20 km (non era primato mondiale, non esisteva ancora la assurda pensata di riconoscere come primati veri e proprii risultati fatti su strada). Volodja aveva diciannove anni.  La 20 km era stata giusto introdotta  per la prima volta nel programma olimpico dei Giochi di Melbourne '56, ma lui non potette andare: una brutta infezione al fegato, forse eredità delle schifezze che aveva dovuto ingurgitare da ragazzino, lo mise in pericolo di vita. Ci vollero un paio d'anni per riprendersi, ma nel 1958 strabiliò tutti marciando, in pista, in 1:27:05. Fece ancora meglio nel 1959, sempre in pista, a Odessa: 1:26:13.2, tempo però mai riconosciuto per qualche stranezza burocratica. Forte di questi risultati in patria, avrebbe dunque marciato sulle strade romane nei Giochi del 1960, lungo le quali raccolse l'alloro della vittoria, non senza fatica, contrastato da due che parlavano inglese: l'australiano Freeman e il britannico Stan Vickers, campione europeo due anni prima a Stoccolma.

Dopo i Giochi Olimpici romani, la carriera di Volodja segna tanti altri successi e medaglie. Campionati d'Europa a Belgrado 1962: terzo; in quelli del '66 a Budapest secondo; fino a vincere il titolo continentale nel '74 a Roma, la sua città portafortuna; all'epoca aveva già compiuto 38 anni. In mezzo, il tempo è scandito dalle Olimpiadi. Tokyo 1964: terzo dopo il britannico Ken Matthews e il tedesco est Lindner; Ciudad de Mèxico 1968, primo, al termine di un finale incredibile. Brevemente ve lo raccontiamo: l'ukraino entra primo nello stadio, dietro di lui il connazionale Nikolay Smaga, sembra doppietta sicura. Improvvisamente entra un messicano, José Pedraza, che i suoi connazionali chiamavano «El Sargento Pedraza», quindi notissimo fra la gente. Il sergente inizia una volata...da far impallidire Tommie Smith, il grande velocista americano, supera Smaga e va ad avvicinarsi a Holubnichy, che mette in salvo la vittoria per un secondo e sei decimi. Le tribune ribollono, i messicani sono scatenati, furiosi, il Sargento contribuisce con una sceneggiata come se lui fosse stato il defraudato. E i giudici? Beh, quelli...si erano calato il sombrero sugli occhi e stavano facendo la siesta. Tre note: Holubnichy e Smaga si erano sempre allenati con lo stesso coach, Vasyl Polyakov; el Sargento Pedraza conquistò la prima medaglia olimpica (in atletica) per il suo Paese; un italiano solo in gara, Pasquale Busca, dodicesimo. Quarta Olimpiade, München 1972: Volodymyr secondo incastrato fra quattro tedeschi di Pankow, vinse Peter Frenkel, quinto ancora Smaga, ottavo Vittorio Visini. Montreál '76, il congedo: finì settimo, fra due italiani, Armando Zambaldo e Visini. Un soddisfazione: fu ancora il migliore dei sovietici.

Abbiamo posto la domanda a Sandro Damilano: chi sono stati i migliori «ventisti» di sempre? "L'ukraino il più grande di tutti, per medaglie e longevità agonistica sempre ad alto livello. Subito dopo metto l'ecuadoriano Jefferson Perez e mio fratello Maurizio. Altri grandi ma più staccati nel giudizio il messicano Daniel Bautista, il tedesco Reimann, il sovietico Michail Ščennikov, lo spagnolo Francisco Fernández, pur con la riserva per i grossi problemi che ha avuto".

Chiudiamo con una considerazione tutta nostra. Pensate le contraddizioni della vita: dall'essere vicini a morire di fame per scellerata scelta di un dittatore a ricevere alcune delle più alte onorificienze dell'URSS, di quello stesso Paese: l'Ordine della Bandiera Rossa del Lavoro, la Medaglia al Valor Civile dell'Unione Sovietica e la Medaglia al Valore del Lavoro. La terra ti sia lieve insieme a tutte le tue medaglie, Volodja.

Last Updated on Monday, 23 August 2021 14:31
 
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