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Atletica e cultura. No, scrisse Beniamino Placido, «L'atletica È cultura» PDF Print E-mail
Tuesday, 13 April 2021 00:00

Intermezzo culturale. Lasciate da parte le nostre cronachette d'antan (ma non ve ne libererete tanto presto...) ecco un contributo che alza il tono del nostro sito. Qualcuno aveva scritto che sarebbe bello se i nostri soci facessero appello ai loro ricordi personali, alle loro esperienze, alle loro conoscenze di atleti del passato, oppure a quelle di altri - allenatori,  dirigenti, giornalisti, familiari  di campioni di un tempo - per raccontarci delle «storie», anche solo di respiro locale, che arricchiscano il nostro sapere attorno allo sport che ci appassiona. Quella di oggi non potrebbe essere più personale. Ce la racconta Augusto Frasca, uno dei soci fondatori dell'A.S.A.I.. Date retta: vale la pena leggerla...ma come diceva spesso alla fine dei suoi sermoni ai fedeli don Alessandro Capanni, fratello del nostro mai dimenticato Aldo, "io ve l'ho detto, voi fate come volete".

*****

L'antefatto. Con toni concitati ai limiti dell'affanno, peggiorati dalla pessima amplificazione all'interno della vettura, a nome dell'avvocato Montezemolo una voce femminile chiedeva alle agenzie di trasporto cittadine la disponibilità di una vettura di rappresentanza da spedire immediatamente all'hotel Excelsior, a condizione tassativa che l'auto fosse dotata di perfetta aria condizionata e di una lunga serie di complicati strumenti tecnologici che è noioso ripetere. Era il mese di giugno del 1990. Roma era inchiodata all'evento che aveva fatto convergere attorno ad una palla ipersponsorizzata le attenzioni dell'orbe terraqueo. Fra i tanti rilevatori di quel singolare grido d'aiuto, bloccato in un taxi a cinquecento metri dalla sede televisiva di via Teulada, Beniamino Placido da Rionero in Vulture, giornalista, scrittore, saggista, epigrammista e critico televisivo sulle pagine accidentate della Repubblica. Troppo sapido lo spunto, troppo forte la notorietà del personaggio coinvolto perché dall'invidiabile ironia del basilisco non nascesse il giorno successivo, sulle pagine del quotidiano romano, un salace commento. Che ebbe le sue conseguenze.

Lontano dai lidi atletici, con il testimone nelle solide mani del futuro presidente dell'ASAI, soggiornavo da un anno, con diffusa applicazione e dignitosi compensi, nelle sfere informative di Italia 90. Fu così che Montezemolo, vertice dell'intera struttura organizzativa, non trovò di meglio che affidare al sottoscritto tempi, e soprattutto modi, per contattare l'autore della punzecchiatura. Cosa che feci, probabilmente in modo apprezzabile, dal momento che Placido accolse con interesse un invito a colazione per il giorno successivo al Centro stampa del Foro Italico. L'incontro avvenne, e fu l'inizio di un'eccellente conoscenza reciproca. Circa un anno dopo, discettando di sport, avendo compreso quale fosse la mia reale inclinazione, il mio interlocutore confessò di come fosse digiuno dell'atletica di grande livello. Abbozzai un rapido ripasso, e per un approccio confidenziale alla disciplina gli suggerii di trascurare per una sera ballerine e tribune politiche e approfittare del Golden Gala, in scadenza di lì a qualche giorno. Promise di farlo. Lo fece.

Due giorni dopo il meeting, il 19 luglio, «la Repubblica » uscì con un lungo corsivo di cui riportiamo i punti più significativi, iniziando dal titolo, che è un manifesto: L'atletica è cultura.

Grande serata di cultura giovedì sera su Raidue. Chi ha sottomano il «Radiocorriere» dirà: non è vero. L'altra sera su Raidue c'era il «Golden Gala» di atletica dall'Olimpico di Roma. Ѐ appunto a questo che intendevo riferirmi. Se c'è qualcosa che fa pensare all'esercizio intellettuale, questa cosa è l'atletica.  Gli atleti – che vivono come i monaci della Tebaide, come degli asceti – debbono continuamente studiare il proprio corpo, la resistenza all'attrezzo, le leggi del vento, la psicologia degli avversari. Per superarli. Ma soprattutto, superarsi. Se non è cultura, questa. Il grande rinnovamento – culturale – della nostra stampa sportiva, è avvenuto nel dopoguerra. Proprio per merito dell'atletica. Prima si scriveva che il tale atleta aveva «lanciato il cuore oltre l'ostacolo» Oppure, «al di là del filo di lana». Adesso il filo di lana non c'è più. C'è il fotofinish. C'è voluto il fotofinish, l'altra sera, per accertare che aveva vinto Jackson (per un capello) e non Foster, come era sembrato a tutti, nei 110 ostacoli. Il grande rinnovamento della nostra cultura sportiva, dicevo, è avvenuto nel dopoguerra quando gente come Gianni Brera si è messa a studiare l'atletica. Ha stabilito, subito, che per vincere non basta un cuore da lanciare. Ci vuole anche il cervello… L'atletica è bella in televisione perché ti fanno vedere e capire tutto, perché tra una gara sui cento e una sui quattrocento, ti fa vedere il salto con l'asta. La più fantascientifica delle specialità atletiche. Il saltatore con l'asta è come un alchimista. Deve saper amalgamare disparati elementi. Deve essere veloce nella rincorsa come un velocista, forte come un lottatore, agile come un acrobata, ispirato come un cantautore quando si gira in aria (a 5,80 di altezza il russo Yegorov, mercoledì sera) per effettuare il suo «valicamento». Ma certo se sei allo stadio (sono indeciso, come vedete, nelle mie preferenze) puoi ammirare e incoraggiare da vicino la giamaicana Merlene Ottey tutta vestita di giallo, che corre i cento metri in 10.87. Vive a Roma da un anno, la Ottey, e il pubblico romano la ama, l'ha già adottata, un pubblico che è andato a vederla – ed a sostenere – all'Olimpico e che ha rinunciato alla visione delle gambe – non meno lunghe, non meno illustri – della Parietti, che si esibiva nel frattempo su Raitre… Quanti keniani, quanti africani nell'atletica internazionale. A Tokyo per i prossimi mondiali avremo «Antibo contro l'Africa», è stato detto. «Quid novi ex Africa», si chiedevano gli antichi, saggiamente. Che cosa sta per arrivare di nuovo, dall'Africa? Una riunione di atletica può servire anche a questo. A rammentarci, senza risvegliare in noi indebite ostilità, che l'Africa è vicina. Ѐ veloce, velocissima. Se non è cultura, questa.

Qualcuno mise da parte l'articolo e lo fece stampare sul numero agosto/settembre 1991, anno 58, della rivista «Atletica».          

Last Updated on Thursday, 15 April 2021 16:24
 
Ma come era l'atletica quasi settant'anni fa? Asterischi riemersi dal 1952 (1) PDF Print E-mail
Friday, 09 April 2021 07:37

La nostra redazione è stata tempestata di telefonate negli ultimi giorni, non siamo riusciti a tenerci dietro. Il tutto innestato da un paio di articoli che hanno preso l'abbrivio dalla recente scomparsa di Aldo Bonfadini, un bravo atleta - mezzofondista - che gravitò alla corte bresciana di Sandro Calvesi e della Atletica Brescia1950. Ovviamente le telefonate trasmettevano inflessioni di dialetto di quelle parti: Te ricordet? Te set desmentegat el gnaro...chel sì che l'era fort... Libera interpretazione molto approssimativa di dialetto bresciano che farà inorridire il nostro amico Egidio Bonomi scrittore di commedie e di libri nella lingua autoctona tanto cara ad Angelo Canossi «il poeta della brescianità». Il nostro diligente redattore si è appuntato un po' di queste sollecitazioni e adesso cercherà di trasferirle in qualche annotazione.

Campionati studenteschi - Parecchi i ricordi e tanti i rimpianti per questa che - adesso è il redattore che scrive - è stata, di gran lunga, la più bella manifestazione di sport giovanile che sia stata realizzata nel nostro Paese. I Campionati studenteschi nacquero nel 1950: il 21 ottobre il ministro Guido Gonella rese note le direttive per l'educazione fisico-sportiva per i giovani. Al tempo stesso il sottosegretario alla Pubblica Istruzione, sen. Carlo Vischia, inviò la Circolare  con le modalità dei programmi. I Campionati iniziarono nella primavera del 1951 con la corsa campestre. A Brescia vinse, lo abbiamo già ricordato, Augusto Paterlini. Altrove, dai ragazzini di quella nidiata che vinsero le loro prove ai Campionati provinciali, possiamo estrarre i nomi di Attilio Bravi, cuneese, salto in lungo; Guido De Murtas, bolognese, e Giovanni Ghiselli, novarese, velocisti che in due-tre stagioni sarebbero saliti ai vertici dello sprint italiano; a Pescara,  la campestre e i 1000 metri li vinse Ivo Palleri, che negli anni '90 sarà presidente del Comitato abruzzese della F.I.D.A.L.. Questo per dire di alcuni che hanno lasciato traccia nel nostro sport.

Le finali provinciali erano davvero eventi «globali»: spalti gremiti, tifo alle stelle, i ragazzi e le ragazze (che non gareggiavano ancora) organizzavano il supporto ai compagni impegnati. Era vero sport studentesco, e lì si costruì l'impalcatura dello sport italiano per almeno due decenni. Il 1952 ribadisce la felice scelta. Citazioni: De Murtas fa il bis sugli 80 metri a Bologna; Augusto Paterlini si riprende il titolo di cross; a Cremona, un ragazzino quindicenne salta 1,60 in alto, di nome fa Daniele Parolini, giocherà a calcio, rimarrà nella vulgata popolare come primo moroso di Mina, sì lei, quella di «Il cielo in una stanza» (opera di un altro grande, Gino Paoli), sarà per tre decenni giornalista al «Corriere della Sera»; Attilio Bravi si conferma; altro lunghista a Livorno, Luigi Ulivelli; e a Macerata? un tale di nome Romano Tordelli, poi tecnico di mezzofondo e fondo per tutta la vita: due successi, il cross e i 1000 metri; è Milano che ci offre la «chicca» di uno dei nomi più belli dell'atletica italiana di sempre: Alfredo Rizzo, anche lui stessa doppietta, sarà davvero un «King» del mezzofondo; Modena non sa ancora che un giorno il ragazzo che vinse le due prove di mezzofondo avrà la gioia e l'onore di aver allenato due campioni olimpici di maratona, il suo nome Luciano Gigliotti, i due olimpionici se non li sapete non siete degni di entrare in questo sito; il velocista Ghiselli a Novara si tien stretto il suo alloro di sprinter; a Roma, Enrico Spinozzi par essere buon lunghista ma negli anni a venire sceglierà la strada del mezzofondo; a Savona, con un normale 1,65, iscrive il suo nome Gianmario Roveraro, di Albenga, il primo italiano a superare i due metri; a Varese due nomi: Luigi Gnocchi, che si diletta di salto in alto, poi ottimo velocista, e un lunghista che aveva dei grandi mezzi, Valerio Colatore.

Le mani in tasca - Le proprie, non quelle degli altri. Sentite questa da un giornale bresciano, oggetto l'assemblea dell'Atletica Brescia:«...si iniziava la raccolta delle adesioni. Ciò che veramente piacque fu lo slancio degli atleti, Turcato ed Imbasciati in testa, nel depositare la quota annuale». La presenza degli atleti negli organi rappresentativi vien fatta passare come conquista «democratica» moderna. Beceri modernisti arrossite: nel Consiglio dell'Atletica Brescia 1952 era prevista la figura dei rappresentanti degli atleti, furono Gabre Gabric per le donne, Gino Paterlini per i maschi. C'era anche un giornalista in quel Consiglio: Elio Sangiorgi, responsabile della cronaca sportiva al «Giornale di Brescia», chi lo ha conosciuto ne conserva l'immagine di un gentleman.

Stampa e atletica - Parlando di giornalisti. Scavando nelle classifiche delle corse campestri  bresciane di quell'anno, abbiamo rintracciato un nome, noto sulla piazza: quello di Ubaldo Mutti. Agli inizi degli anni '60, Mutti, insieme ad altro giornalista locale, Giuseppe Valgoglio, diede alle stampe una serie di pubblicazioni sotto il titolo di «Collana Sportiva Bresciana» che avrebbe dovuto comprendere tutti gli sport. I volumetti uscirono come supplemento del periodico «L' Eco di Brescia», che fu pubblicato fra il dicembre 1960 e il giugno 1965, pubblicazione che dedicava parecchio spazio allo sport. Ne abbiamo rintracciati sul calcio, specialmente sulle storia delle amate «rondinelle», sul ciclismo,  e qualche altra disciplina. Abbiamo rintracciato articoli di atletica firmati da Die Nalli, che spese poi tutta la sua vita professionale al «Giornale di Brescia» come cronista di nera. Subito dopo la guerra partecipò con altri amici alla fondazione e redazione di «Brescia Sportiva», da ottobre 1945 a luglio 1947.

Finlandesi e torinesi - In una articolessa precedente ci eravamo salutati con lunghi lanci di dardo ad opera di ospiti finlandesi in terra bresciana (era d'ottobre). Altri finnici, senza copricapi cornuti per fortuna, avevano bighellonato in altre città d'Italia il mese avanti. A Torino 18 settembre, salto in lungo, una delle più belle gare disputate in Italia fino a quel momento per quantità di misure, per i valori di allora: vinse l'insegnante di educazione fisica Jorma Valtonen (7,12), poi in fila Ardizzone (6,98), Bravi (6,91, quattro giorni prima aveva saltato 7,14, miglior prestazione italiana dell'anno, aveva 16 anni...), Nai Oleari (6,90), e....Lui, Primo Nebiolo, allora CUS Torino, con 6.79, che resterà scolpito come suo primato personale per sempre. Dietro Colatorre, 6,62. Nebiolo ebbe la sua miglior stagione: 6,78 anche a Genova (29 giugno) dietro al ragazzino Bravi (6,91), e altre gare finite fra 6,60 e 6,70. Avete fatto caso ai baby atleti del Campionati studenteschi? Ma ce ne fu un altro quel giorno: Giovanni Ghiselli secondo solo al toscano Lucio Sangermano, 11" netti primato personale stagionale. Poi finnici a Roma, mentre noi esibiamo Chiesa (4,15 con l'asta), Consolini (53,54), Carlo Vittori terzo nei 100, tutti 11" netti, lui, Sangermano e Montanari.

Le «Popolari» della rosea Gazzetta -  Quando c'era qualcosa d'altro oltre al «Giro», alle paginate di golf e di vela per accontentare gli amici degli amici. Questa iniziativa fu per molti anni una fucina di futuri ottimi atleti. Curiosiamo in questo 1952. Quattro le discipline: 100 metri, salto in alto, Sfera d'argento (lancio del peso) e Giro del Campanile (corsa fra strada e campi di 2500 metri),  un po' di fantasia anche nelle denominazioni. Quattro semifinali: Milano, Padova, Firenze e Potenza. Luigi Gnocchi, tornato velocista, vinse i 100; i due fiorentini allo spasimo, 11"4, sia per Giampaolo Matteuzzi che per Piero Massai, del quale gia' si disse in una precedente stesura. Dovette attraversare il Tirreno il quarto del Giro del Campanile, veniva di Sardìnnia, era uno scricciolo: di nome faceva Antonio, di cognome Ambu. E sarà quarto anche a Milano nella finale (28 settembre), 'sto omarino riscriverà interi capitoli del fondismo italico dal cross alla maratona e su tutte le discipline lunghe della pista. Tutti lo conoscevano come «il tamburino sardo», non molto originale ma gli rimase incollato per tutta la carriera. Gnocchi, Matteuzzi e Massai, nell'ordine nello sprint: gerarchia di valori rispettata.

Se per caso pensate che non abbiamo più nulla da raccontarvi, vi sbagliate.

Last Updated on Friday, 09 April 2021 20:37
 
Trekkenfild n. 92: se questa è l'attualità, a' ridatece la nostra piccola nicchia PDF Print E-mail
Thursday, 08 April 2021 07:40

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La segnalazione che normalmente facciamo, ormai da qualche anno, della pubblicazione online «Trekkenfild» vuol essere una parentesi fra la nostra vocazione alla ricerca del passato e l'attualità. Due ottiche completamente diverse, come è evidente a chiunque. Noi (pochi) ci divertiamo a fare il nostro, loro (pochissimi, due) si divertono a fare il loro. Abbiamo fatto un piccolo accordo in questo senso. L'unica differenza, diremmo sostanziale, è che noi su questo spazio pubblichiamo per intero i loro contenuti; loro mettono solamente un richiamo per ricordare che esiste l'Archivio Storico dell'Atletica Italiana «Bruno Bonomelli». Che sia chiaro, anzi chiarissimo: a noi va bene così. Ma è altrettanto evidente che «Trekkenfild» esprime le sue opinioni, commenta, polemizza. Nel riportarlo sul nostro sito, noi non lo facciamo nostro, ci limitiamo a segnalarlo. E al nostro interno c'è chi è in sintonia con Daniele Perboni e Walter Brambilla, e chi no. Normale lettura di un giornale, di una rivista. Alla base c'è stima reciproca per il lavoro che entrambi facciamo.

Tutto questo per dire che...per dire che siamo molto contenti di non doverci occupare di attualità. E non spenderemo una parola in più, se non per dire che noi stiamo dalla parte delle persone per bene, che non raccontano bugie, che sono state oltraggiate, vivisezionate, umiliate, calpestate. Due sono nostri apprezzatissimi soci e rispondono ai nomi di Giuseppe Fischetto e Rita Bottiglieri, il terzo è Pier Luigi Fiorella. Niente altro.

L'attualità si chiama anche cross, del Campaccio, dei Cinque Mulini, eventi che tengono in piedi una tradizione e una nobiltà, che forse questo Circo Barnum montato per interessi che facciamo fatica a comprendere (oppure comprendiamo benissimo?) non merita. Sarebbe meglio che ci si occupasse di loro. Mentre noi ci occupiamo di ricordare brevemente una persona dell'atletica scomparsa nel silenzio più assordante: Vittorio Muttoni, che ha attraversato alcuni decenni di atletica italiana e mondiale con la sua macchina fotografica. Di mestiere non faceva il fotografo, si doveva destreggiare a leggere e certificare bilanci aziendali a livello mondiale. Poi, chiuso l'ufficio, lo trovavi un po' ovunque dove si faceva il nostro sport. A spese sue, e a volte veniva trattato anche male da ottusi organizzatori. Spesso, e giustamente, si lamentava delle condizioni di lavoro - in verità non sempre buone -, quasi regolarmente ci annunciava che «fammi avere l'accredito stavolta, ma dopo questo campionato, mollo tutto», ma sapevamo che non era vero...E quando ha mollato tutto per davvero non lo ha fatto sapere a nessuno. Tanto che nessuno se ne è accorto. Walter Brambilla su «Trekk» gli dedica un bel ricordo.

Last Updated on Friday, 09 April 2021 07:21
 
Aldo Bonfadini , uno di quei ragazzi che fecero l'atletica bresciana negli anni '50 PDF Print E-mail
Monday, 05 April 2021 00:00

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Metà Anni '50, circa: la foto fu scattata a Firenze, durante una trasferta dell'Atletica Brescia. Da sinistra: giacca, camicia bianca e cravatta, Gennaro Palladino (mezzofondista, uscito dalle campestri scolastiche, nel '52 fu secondo nella corsa del suo Istituto, il «Tartaglia», dove studiavano i futuri geometri, dietro ad Augusto Paterlini, della 5ª B, Gennaro della 2ª A; anche in pista si fece onore: secondo sui 1000 -2'56"6- dietro ancora ad Augusto - 2'55"4; lo abbiamo trovato anche nei 1500 metri che si corsero a Breno nella riunione con gli svedesi, quinto in 4'37"4); a seguire, il citato Augusto Paterlini, (occhiali scuri), Arturo Benevenia (dietro, camicia bianca), il foltocrinito Gian Piero Massardi, Aldo Bonfadini e il mezzofondista Bruno Pelosi

Chi volesse trovare le radici della carriera sportiva di Aldo Bonfadini dovrebbe sfogliare il «Giornale di Brescia» dell'inverno 1952. Un nostro socio lo ha fatto per noi e ne ha cavato fuori qualcosa di utile, che ci ha inviato, a disegnare la carriera di questo talentuoso corridore bresciano di mezzofondo, che ebbe una carriera corta, e l'ambiente atletico nella città della Leonessa.

Sul foglio cittadino un corposo articolo dette conto della corsa campestre che si disputò dentro e nei dintorni dello Stadio di Mompiano sabato 19 gennaio: vi presero parte 122 aspiranti corridori, su un percorso di soli 1200 metri. Vinse Luciano Paterlini, fratello di Gino, a spalla con Riccardo Azzani, pupillo di Bonomelli all' Atletica Rovatese; terzo  Aldo Bonfadini, che a quella data non aveva ancora compiuto 16 anni. Quanti nomi dello sport bresciano in quella corsa! Per esempio, Gino Pramotton, che poi avrebbe giocato per molti anni a rugby, poi un altro Paterlini, Augusto, che tirava il giavellotto abbastanza lontano; spunta il nome di un altro ragazzino, Giorgio Gandini; e poi ancora: Piero Casnigo, marciatore e gran giocatore di tennistavolo; Giorgio Ercolani, lunghista e triplista. E a scavare quella lista se ne troverebbero ancora. Tutti fedeli al motto bonomelliano «corsa campestre, scuola di campioni». Una settima dopo, a Campo Marte, altra corsa con 116 al via: vinse Azzani, secondo Bonfadini, terzo Pramotton, nel mazzo Arturo Benevenia che sarà ottimo giavellottista per quei tempi, Gaspare Bertuetti, velocista. Campestri un po' ovunque in provincia: a Rovato, Breno, Gavardo, Palazzolo, Orzinuovi, e in città. E poi dicono di oggi...ma per favore! A Orzinuovi corsero i ragazzi chiamati allievi anche se non esiteva ancora una tale categoria federale, ma nel neonato sport scolastico era prassi: vinse Bonfadini, terzo Gian Battista Paini,  un altro che Bonomelli porterà ad essere, fra qualche anno, un ottimo ottocentista da 1'50"; tredicesimo un nome che ha percorso un lungo cammino nello sport bresciano, e non solo: Ugo Ranzetti.

I migliori si ripetono e si alternano nelle vittorie: Azzani, Luciano, Augusto ed Emanuele Paterlini, Braghini, Raza (poi buon marciatore), Gandini, Alfredo Ragazzini, Bonfadini. Una generazione di corridori che ha tenuto la scena per parecchi anni a Brescia. Il titolo di campione bresciano di corsa campestre premiò Emanuele Paterlini, dietro spalla a spalla Riccardo Azzani e Francesco Braghini. Bonfadini rappresentò Brescia ai campionati lombardi del C.S.I. ad Albano S. Alessandro: quindicesimo (con i colori della Virtus San Faustino, un quartiere di Brescia). Sul «Brescia» - per tutti è il quotidiano locale - si dava lodevolmente conto dei Campionati studenteschi, scuola per scuola; così sappiamo che Giorgio Gandini vinse la campestre del suo Istituto, I.T.I.S.Moretto; Bonfadini quella della Scuola Tecnica e di Avviamento Giacinto Mompiani. Per la finale dei Campionati studenteschi al campo dell'Istituto Arici...c'erano proprio tutti: Prefetto, Questore, Sindaco, Provveditore agli studi, comandante dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, presidente provinciale del C.O.N.I. e commissario della F.I.D.A.L...e, dice il quotidiano, «tante altre personalità», giornalismo dei tempi, con tanti salamelecchi. Vinse un altro dei Paterlini, Augusto, su Raza, Alberto Arici, quarto Gandini. Ci fu anche una finale dei secondi: al quinto posto il nome di un ragazzo che sarebbe stato, sotto la guida di Sandro Calvesi, uno dei migliori specialisti italiani dei 110 metri ad ostacoli, Gian Piero Massardi. Per Augusto Paterlini distintivo d'oro, una targa e una macchina fotografica e la soddisfazione del terzo titolo studentesco: l'anno prima, 1951, aveva già vinto il cross e i 1000 metri in pista. Una stirpe di atleti naturalmente dotati, questi Paterlini, importante famiglia di costruttori edili.

Verso la fine di marzo apertura in pista, al «Rigamonti». Poi, il 20 aprile, tutti a Breno, alta valle Caminica, ma niente cross. E il nostro Augusto che fece? Tirò il giavellotto a 44,45 e corse i 400 in 56"2. Quando ci si sofferma su questi vecchi, ingialliti, talvolta anneriti ritagli di giornale, vengon fuori «chicche» che non t'aspetti, e non finiresti mai, meglio darsi una accelerata. Riunione per i Terza Serie all'Arena, primi di aprile, salto triplo, chi c'è al quarto posto con 12,23? Dante Merlo, chi ha masticato un po' d'atletica sa chi è stato, soprattutto fuori dalla pista. Quell'anno vestiva i colori del glorioso Sport  Club Italia. Stadio di Mompiano gremito come un uovo  (era così ovunque) per la finale dei Campionati Studenteschi: citiamo Sichirollo che vinse gli 80 metri in 9"6, Raza mise tutti in fila sui 1000, ultimo a cedere Emanuele Paterlini. Il quale si distinse subito in un 800 a Milano: 2'01"2, quinto quello che per tutti sarà poi «il King», Alfredo Rizzo, non uno qualsiasi. Nel lungo c'era un tal Sergio D'Asnach, e nella marcia il palazzolese Antonio Begni, un grande signore dell'atletica bresciana, forgiatore di decine di marciatori, morto un paio di anni fa.

Da qui in avanti seguiamo solo Aldo Bonfadini, salvo aggiunte ghiotte. La prima: Campionati nazionali E.N.A.L. a Firenze, 28-29 giugno, qualche nome: Giovanni Zerneri vinse il salto in lungo con 6,74 e fu secondo sui 100 dietro al bolognese De Murtas; Zerneri è stato il mecenate che con la sua azienda siderurgica (Zerneri Acciai) ha affiancato per molti anni il meeting internazionale di prove multiple Multistar, nato a Brescia e poi emigrato a Desenzano sul Garda, prima di altre peregrinazioni extraterritoriali. Arturo Benevenia si impose nel giavellotto (48,92), Emanuele Paterlini negli 800 con 1'59"4 (e secondo nei 3 mila), Aldo Bonfadini terzo in 2'03"6, il suo miglior tempo dell'anno. Sui 200 metri, tempo 23" netti, quinto il bresciano Sichirollo 23"4, chi fu il vincitore? Una grande persona, fiorentino, stimatissimo arbitro internazionale di pallacanestro, responsabile dell'atttività giovanile all'inizio della presidenza Nebiolo, la triade (non cinese...) Enzo Rossi, Sandro Giovannelli e lui, Piero Massai. Un pezzo di storia della ricca atletica medicea.

Agli inizi del mese di giugno Zerneri aveva conquistato il titolo lombardo di decathlon, terzo il futuro velocista Sergio D'Asnach. Benevenia riportò da Padova a Brescia il titolo nazionale C.S.I. di giavellotto (46.76), in attesa di ammirare lo svedese Daleflod invitato, con altri connazionali, a Breno, a Brescia e su altri campetti come promozione dell'atletica: il pubblico bresciano rimase con il naso all'aria per ammirare la traiettoria di un giavellotto volare a oltre 70 metri, fantascienza in Italia dove il primato nazionale era fermo a 65,94. Alla presenza degli atleti svedesi in provincia di Brescia il nostro sito ha dedicato tre storielle, una la trovate a questo indirizzo, le altre sono lì appresso.

(segue)

Last Updated on Tuesday, 06 April 2021 19:58
 
Addio a Aldo Bonfadini, da atleta a presidente, settant'anni di Atletica Brescia PDF Print E-mail
Saturday, 03 April 2021 00:00

Rispettando la volontà della famiglia, pubblichiamo oggi, a funerali avvenuti in forma strettamente privata, la notizia del decesso di Aldo Bonfadini, presidente dell’Atletica Brescia 1950. La scomparsa è avvenuta il 30 marzo, dopo una serie di problemi fisici aggravatisi con l’infezione da Covid contratta alla fine dello scorso anno.

Bonfadini (nato a Brescia il 20 febbraio 1936) era stato buon mezzofondista (800 e 1500) nella prima metà degli anni ‘50 (uno dei migliori 18enni e 19enni, non esistendo ancora le categorie juniores e allievi, e solo Bruno Bonomelli compilava per se stesso liste dei migliori giovani) gareggiando per la società di Sandro Calvesi  e nell’attività dei Centri di promozione sportiva per il C.S.I. Brescia. Fu convocato tra gli «azzurrini» i giovani che presero parte al primo incontro della rappresentativa nazionale juniores, incontro che si svolse a Chambery (Francia) il 31 luglio 1955. La categoria juniores fu istituita dalla Federazione proprio nel 1955. Bonfadini non ebbe una carriera molto lunga come atleta; era impegnato anche nel calcio a buon livello, ma proprio un infortunio sul rettangolo di gioco lo constrinse a cessare ogni attività agonistica. Nella vita ebbe ruoli dirigenziali importanti nella struttura della Banca Credito Agrario Bresciano (CAB), il più antico (fondato nel 1883) dei due poli bancari, l'altro essendo la Banca San Paolo (1888); le due banche si fusero nel 1998 per dar vita a Banca Lombarda Group.

Al termine della carriera di atleta Bonfadini continuò a militare nella società biancoazzurra come dirigente fino al 1969, anno nel quale si verificò una importante scissione all’interno del sodalizio che lo indusse ad allontanarsi dall’ambiente dell’atletica leggera bresciana. Rientrò alla fine del 1985, all’indomani della ristrutturazione della società (Assindustria Atletica Brescia) dopo l’abbandono della sponsorizzazione dell’Associazione Industriale Bresciana, dapprima come sostenitore del nuovo corso per poi entrare nel Consiglio del sodalizio con sempre più impegno, assumendo la carica di vicepresidente e dal 2014 la presidenza, portando le ragazze dell’Atletica Brescia alla conquista di successi sempre più prestigiosi, fino ad arrivare alla vittoria nel Campionato di società assoluto nel 2019 e 2020.

I soci dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana «Bruno Bonomelli» esprimono sentite condoglianze ai familiari.

Nelle due foto che seguono: anno 1954, Stadio delle Terme, a Roma, partenza della finale nazionale dei Campionati del Centro Sportivo Italiano (C.S.I.) che Aldo Bonfadini (secondo da destra) vinse in 2'03"3. A fianco, un prezioso ricordo della prima Nazionale juniores impegnata a Chambery contro i francesi, anno 1955: Bonfadini (a sinistra) con Giovanni Scavo, un grande talento che perse la vita in un incidente sulle strade di Palermo della primavera del 1959. Giovanni vinse gli 800 metri, Aldo fu schierato sui 1500

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Spigolature e annotazioni, a margine

Stadio delle Terme, a Roma, storico impianto capitolino dedicato all'atletica. Quanta ne ha vista! Perfino un primato del mondo femminile. Il giorno prima si erano chiusi, fra mille emozioni di chi c'era e di chi non era là, i Giochi Olimpici. Era il 12 settembre 1960, lunedì. Fu organizzata una riunione denominata Post-Olympic International. A metà pomeriggio gara di lancio del disco donne. Chissà forse in tribuna c'era anche il nostro amico e socio Giorgio Lo Giudice, dobbiamo chiederglielo. La robusta, meglio, più che robusta sovietica Tamara Press, scaricò la sua delusione per aver mancato l'oro olimpico, l'argento non le era bastato, il metallo più luccicante glielo aveva soffiato, con pieno merito, la connazionale Nina Pomomareva. Sulla pedana delle Terme, Tamara fece tre lanci buoni non misurati (come era abitudine allora), due nulli, e il 57,15 al sesto, misurato inizialmente a 57,13, poi nella seconda misurazione dato a 57,15. C'erano voluti quasi otto anni per migliorare il 57,04 di Nina Dumbadze, altra atleta «falce e martello». Seconda, nella giornata settembrina romana, Lia Manoliu, terza sulla pedana dello Stadio Olimpico, una delle grandi atlete della Romania, e non solo di quel Paese: partecipò a sei edizioni dei Giochi Olimpici, vinse un oro e due bronzi. Fu presidente del Comitato Olimpico Rumeno, membro del C.I.O.; morì nel gennaio 1998 in seguito ad una operazione per rimuovere un tumore dal cervello.

Ma noi dobbiamo occuparci dl 1954, e dei Campionati del C.S.I., uno degli organismi che si chiamavano allora «Enti di promozione sportiva», ognuno legato ad un partito politico. Il C.S.I. «militava» sotto lo scudo crociato della Democrazia Cristiana. Comunque, sia detto di passaggio, molto meglio allora di oggi,.«Questi qua» (per usare una felice espressione del giornalista e scrittore Filippo Ceccarelli), si intende quelli di oggi, non sanno nulla di sport, ma vanno all'assalto della cassa e fanno solo danni. Nel 1954, l'Atletica Brescia messa in piedi dal professor Sandro Calvesi aderiva al C.S.I., Brescia essendo una costola importante della «Balena Bianca». E, di conseguenza, partecipava a tutta l'attività dell'Ente.

Nella edizione del 1954, il club bresciano fu presente in forze, e il raccolto gratificante, quattro successi: Gaspare Bertuetti sui 100 (11"5), Giorgio Gandini sui 5 mila (16'03"0), Damiano Turlini (peso), Aldo Bonfadini (800), il quale confermava il titolo vinto, sulla stessa distanza, l'anno precedente (2'04"7) a Cagliari. Bonfadini, sulla pista romana, chiuse in 2'03"3, davanti a Canal (Trento, 2'04"5) e Massobrio (Alessandria, 2'04"9). Buttiamo un occhio ai risultati degli altri bresciani. Gian Carlo Sichirollo quinto sui 200 metri (24"2), Alfredo Ragazzini, secondo sui 1500 (4'17"6). Di Gandini vincitore dei 5 mila abbiamo detto, diciamo anche che dietro di lui ci fu Silvio De Florentis (16'05"6), per tutti gli amici a Genova «Sisso», figlio del grande Umberto campione di fondo degli anni '30. Al quarto posto (16'23"1), un atleta pugliese che se ne andò presto rapito da malattia impietosa: Tommaso Assi, che frequentò anche la Scuola Centrale dello Sport a Roma. Nel disco terzo Ghidotti (35,47); stessa posizione per la 4x100 (Gaspare Bertuetti, Gian Carlo Sichirollo, Giuseppe Paolitti, Luciano Boldi); quinto sui 5 mila metri marcia Piero Casnigo (26'20"6). Una citazione per un non bresciano: nel giavelotto, secondo Franco Radman, zaratino trasferito a Lucca, che iniziò come decatleta - fu primatista italiano prima dell'avvento di Franco Sar - per poi dedicarsi solo al giavellotto: superò gli 80 metri (80,89 nel 1965) e fu due volte campione nazionale (1962 e 1967). Nel 1955 vincerà a Lucca i Campionati provinciali studenteschi sugli 80 metri ad ostacoli: 10"5.

Questo è quanto abbiamo trovato su bresciani e dintorni, in base ai documenti di cui disponiamo. Se ci fosse dell'altro e qualcuno volesse aggiungerlo, ben felici di ricevere nuovi arricchimenti, come sempre. Abbiamo ancora qualcos'altro per ricordare il nostro Aldo Bonfadini, ci torneremo.

Adesso si è fatta notte, dalla lancette vediamo che siamo già nel giorno di Pasqua. E allora Buona Pasqua a tutti i nostri soci, lettori, amici vicini e lontani, alla maniera di Nunzio Filogamo (una colomba in premio a chi dei meno 70 si ricorda chi era costui...).

Last Updated on Tuesday, 06 April 2021 18:52
 
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