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Liste italiane di ogni tempo al 17 agosto 2020: virus o non virus, si muovono... PDF Stampa E-mail
Mercoledì 26 Agosto 2020 08:28

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Alla vigilia dei Campionati nazionali, che si terranno a fine settimana allo Stadio Colbachini di Padova, ex Stadio Littorio, tempio del rugby italiano (era dal 2007 che la città del Santo non ospitava la rassegna tricolore, allora allo Stadio Euganeo), i nostri tenaci compilatori di liste atletiche Enzo Rivis e Enzo Sabbadin hanno elaborato una nuova versione di quelle di ogni tempo. Questo lavoro è aggiornato al 17 agosto. Come fanno notare i compilatori i nuovi inserimenti 2020 sono circa 120, "neanche pochissimi vista la situazione".

Per i lettori di questa pagina la collocazione delle nuove liste è sempre la solita: sulla sinistra alla voce «Liste italiane di ogni tempo», entrare in «Uomini» e «Donne», per consultare, ovviamente, le compilazioni corrispondenti. Come sempre, il colore giallo che evidenzia certi risultati sta a significare i nuovi inserimenti, quindi facilitandone il riconoscimento visivo immediato. Per chi vuole entrare direttamente nelle liste da questo articolo questi sono i collegamenti:

Liste di ogni tempo, uomini

Liste di ogni tempo, donne

Ultimo aggiornamento Domenica 30 Agosto 2020 06:24
 
Ripassi di memoria: Augusto Frasca ci racconta i Giochi Mondiali Universitari PDF Stampa E-mail
Martedì 25 Agosto 2020 05:00

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La bella foto, ripresa dal settimanale sportivo «Tutti gli Sports», è legata ai Giochi Mondiali Universitari del 1933. Recita testualmente la didascalia:«Lo Stadio Civico milanese ha laureato i gogliardi italiani pei giuochi mondiali di Torino: la vedetta delle atletesse Ondina Valla di Bologna, dopo aver battuto il record italiano del salto in alto, vince innanzi alla Testoni i 100 metri piani». L'Arena milanese ospitava dunque le prove di selezione degli atleti italiani per le gare mondiali degli studenti universitari che si sarebbero tenute a settembre a Torino, prova generale dei primi Campionati d'Europa che erano già in calendario per l'anno successivo nello stesso Stadio torinese

Il timbro è del nostro Archivio Storico. La firma ha il nome di Raul Leoni e di Alessandro Bianco, uniti anni addietro in un'asciutta ricostruzione dei Campionati Mondiali Universitari. Tappa iniziale, Parigi, Stade de la Porte Dorée, 3-6 maggio 1923, siglati Campionati Internazionali Universitari. Di quella prima edizione, quattro nomi su tutti da segnalare. Charles Paddock, indisturbato in velocità, 10.2/5 e 21.0. Lo ritroveremo nella capitale francese l'anno successivo nello stadio di Colombes a cospetto di Harold Abrahams e di Jackson Scholz, quinto sui 100 alle spalle dell'uomo di Bedford evocato in Momenti di gloria, e secondo sui 200 dietro il connazionale. Adriaan Paulen, futuro presidente internazionale dell'atletica, sceso di forza su 400 e 800, vincitore nei primi in 51.1/5 e bruciato sul filo nel doppio giro di pista da Paul Martin, 1:57.0 e 1:57.1/5. Carlo Clemente, sassarese, autore nel 1921 del primo 'sopra i 50' italiano nel giavellotto, inattaccabile con i suoi 53.80 metri. Adolfo Contoli, magnifica figura atletica versata in poliedricità d'impegni, al vertice del pentathlon. Dell'esuberante bersagliere, dell'aviatore, del paracadutista, delle medaglie belliche al Valore, dei ventiquattro titoli italiani e dei dodici primati nazionali in sei specialità con maglia della Virtus, di uno dei tanti grandi del nostro sport mortificati dall'ignoranza, nulla di meglio dell'affidarsi alla riflessione dettata alle pagine della rivista federale Atletica, a commento della scomparsa avvenuta nel 1988, dalla mano, lucida nella sua sofferta inabilità, di Alfredo Berra: a distanza d'anni, nel giorno della morte, accadrà di dover spiegare a molti chi fosse l'uomo di cui appena s'è celebrato il funerale. Ѐ così. E forse è giusto che le vie dello sport passino anche attraverso l'ignoranza.

Mutati in Giochi Mondiali Universitari a partire dal 1924, disputati al Park Sobieski di Varsavia intitolato al re polacco annientatore degli ottomani nell'assedio di Vienna, furono ospitati per l'esordio organizzativo italiano nel 1927 allo Stadio della Farnesina di Roma dal 28 agosto al primo settembre, con affermazioni di Ludovico Paternò nel pentathlon e di Virgilio Tommasi, 7.03, nel lungo. Fu poi il turno di Parigi, dal 14 al 16 agosto 1928, e di Darmstadt, dal 7 al 10 agosto 1930. Ancora l'Italia, nel 1933, 7-10 settembre, nel nuovo stadio di Torino, azzurri in vetta con Luigi Beccali nei 1.500, 3:49.2, primato mondiale di Jules Ladoumègue uguagliato, su John  Lovelock, invitto protagonista sulla stessa distanza a Berlino nel 1936, con Umberto Cerati sui 3.000, 8:43.0, con la staffetta 4x400+200+200+800 di Giacomelli, Ferrario, Gonnelli, Beccali, con una strepitosa Trebisonda Valla, non ancora Ondina, 100 (12.9), 80 ostacoli (12.2) e alto (1.45), Claudia Testoni nel lungo (5.03), Lidia Bongiovanni nel disco (25.62), 4x100, 51.5 con Bongiovanni, Maria Cosselli, Testoni, Valla. Da Torino a Budapest, 1935, 15-18 agosto, ritrovando un futuro dirigente internazionale, Joszef Sir, 10.8 sui 100 e 21.6 sui 200, l'uomo che, da delegato tecnico della Federazione Internazionale di atletica all'Universiade del 1979, porterà nella tomba, inutilmente inseguito sulle tribune di Città del Messico da Robert Parienté, da Elio Trifari e dal sottoscritto, il referto ufficiale sulla velocità del vento registrata nella finale dei 200 metri. Poi, Parigi, 1937, 26-29 agosto, e Montecarlo, 1939, 24-26 agosto, anno in cui prese vita, in controtendenza, alla vigilia del conflitto mondiale, con una frattura che sarebbe stata archiviata solo nel 1962, analoga manifestazione targata Unione Internazionale degli Studenti. Ancora Parigi nell'immediato dopoguerra, 26-31 agosto 1947, con affermazioni di Emil Zatopek su 1.500 e 5.000, e del nostro Albano Albanese sui 110 (14.9).

Si tornò in Italia due anni dopo, a Merano, dal 2 al 4 settembre 1949, nella Settimana siglata dalla Fédération Internationale des Sports Universitaires di nuova istituzione, con cinque affermazioni azzurre, Danilo Pacchini, pisano di ferro, su 110 e 400 ostacoli, 15.1 e 55.4, Lorenzo Toso, 6.99, e Carmen Sciuto, 5.03, nel lungo, e la 4x100 maschile (Gino Roghi, Enrico Perucconi, Gino Riva, Elbano Allori). Due edizioni nel nord Europa, Lussemburgo dal 20 al 26 agosto 1951, e Dortmund, 13-16 agosto 1953, pedana d'oro nel triplo per la cavalletta brasiliana Adhemar Ferreira da Silva, modesta presenza azzurra,  gradino alto del podio a Milena Greppi, 100 in 12.3, le curiosità del sesto posto nei 200 di Carlo Vittori, 22.3, e per  la presenza nella 4x400 di Piero Massai, avviato a ritagliarsi ruoli autorevoli tra gli arbitri della pallacanestro e nella struttura tecnica nazionale della Federazione di atletica. Con San Sebastiano, 11-14 agosto 1955, il ciclo dei Campionati Mondiali Universitari venne archiviato con una raffica di affermazioni italiane, Ezio Nardelli, 110 in 15.2, Gianmario Roveraro, 1.90 nell'alto, Edmondo Ballotta, 3.80 nell'asta, Giuseppina Leone, 100 in 12.0 e 200 in 24.8, Milena Greppi, 80 ostacoli in 11.5, e staffetta veloce femminile con Angiolina Costantino, Leone, Luciana Cecchi, Greppi, in 49.0. Nel 1957, con l'edizione di Parigi, i Giochi divennero maturi, aprendo la strada formalmente alla prima edizione dell'Universiade. Sarebbe esplosa due anni dopo, con l'avvento di Primo Nebiolo alla testa dell'organismo internazionale, a Torino.     

Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Settembre 2020 06:42
 
Auguste Maccario, le petit coureur ligurien champion dans la Principauté (6) PDF Stampa E-mail
Giovedì 20 Agosto 2020 00:00

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Le foto, in senso orario, da sinistra: Maccario, in canotta bianca, attorniato da altri atleti. Foto di gruppo per alcuni degli italiani in allenamento per Anversa: il primo a sinistra, il più alto, è l'allenatore americano Platt Adams; Maccario, a torso nudo, è il primo seduto a gambe incrociate a sinistra, vicino a lui il velocista Vittorio Zucca, nella stessa fila con la maglia a strisce orizzontali Carlo Speroni; in alto, quarto da sinistra Oprando Bottura, giavellottista, e ultimo Giorgio Croci, velocista; dei tre al centro, a sinistra, Ugo Frigerio, e a destra Donato Pavesi, con l'immancabile cappelletto bianco e nero. In basso, partenza dell' ultina gara di Maccario, un 5000 metri nelle strade di Monaco; a sinistra, suo figlio Fernand

 

Verso la conclusione. Con questo «capitolo» concludiamo la lunga storia dell'atleta Augusto Maccario, nativo di Ventimiglia ma vissuto gran parte della vita nel vicino Principato di Monaco, dove fu atleta attivo, vincente e rispettato. Per l'evento più importante della sua carriera, i Giochi Olimpici - ricordiamo: 1920, Anversa, VII Olimpiade - corse per l'Italia, come era sacrosanto, la sua nazionalità quella era. Eppure, i monegaschi, non se ne sono impossessati, pur sempre considerandolo uno dei loro. Dopo i primi due «capitoli» raccontati da Alberto Zanetti Lorenzetti, sui rimanenti abbiamo abbondantemente attinto a pubblicazioni storiche monegasche, che ci aiutano anche per queste righe conclusive.

Lo avevamo lasciato nel 1917, lo riprendiamo nel 1919, a guerra finita, che aveva inghiottito nella sua macelleria umana anche quel grande campione marsigliese, Jean Bouin, che spesso sulle strade rivierasche era stato suo avversario. "Maccario continue d'accumuler les victoires en France et en Italie. A Gênes il zigzague entre le tramways et trionphe devant une foule en liesse où presque tous les hommes portent la canotier". Quello stesso anno, il 12 ottobre, a Milano, sulla pista dell'Internazionale Football Club in via Goldoni (sviluppo di 337 metri) vinse il titolo nazionale sui 10.000 metri in 33:08.0, facendo gara da solo, se ne andò dopo due chilometri; dietro il bergamasco Costante Lussana (classe 1892), poi il romano Ettore Blasi (1895); al quinto posto uno degli «antenati» del podismo bresciano, Giacomo Madei (nato a Brescia il 18 dicembre 1887). Maccario quell' anno vestiva la canottiera dello S.C. Virtus Genova."Ce titre est Historique car s'est le seul obtenue en senior masculin sur piste par un athlète licencié dans un club de la Principauté...Auguste restait licencié à l'Herculis pour le compétitions en France. Le règlement ne l'interdisait pas à l'époque. Maccario s'entrenaît depuis toujours à Monaco et l'Herculis peut donc partager la gloire de ce titre avec le club Gênois". 

1920 - Fu l'annus mirabilis. Il 4 gennaio esordì con la vittoria nel Challenge Dubonnet a distanza di nove anni dalla prima. "Le Monégasque a enlevé la première place dans un style éblouissant, làchant le peloton au troisième kilométre et terminant sans être inquiété".

Della infelice, meglio tragicomica, vicenda del campionato nazionale di corsa campestre, ha accennato Zanetti Lorenzetti. Il 29 febbraio la gara dovette essere annullata per il marasma generale; Maccario, con una progressione eccezionale, raggiunse nei 500 metri finali Ambrosini e lo staccò. La Federatletica del tempo (la F.I.S.A.) annullò. Ripetizione l'11 aprile, sempre al Lido di Albaro: vinse indisturbato Carlo Martinenghi, originario della provincia di Pavia. Maccario finì sesto. Gara annullata: troppo corta, non rispettava le distanze previste nel regolamento. Roba da comiche. Fra i due finti campionati nazionali, Maccario vinse un 5000 a Nizza (21 marzo) in 16:17.0. Questa la sanno in pochi: l'ultimo giorno del mese di agosto il nostro corse a Brescia, dieci giri della pista che allora stava in via Cesare Lombroso, totale 3500 metri; vinse rifilando undici secondi al monzese Ernesto Ambrosini (11:16 a 11:27), non uno qualunque, era medaglia di bronzo sui 3000 siepi ai Giochi Olimpici di Anversa, metallo che aveva vinto da pochi giorni, il 20.

Della epopea olimpica ci ha raccontato diffusamente il nostro AZL. Una sottolineatura: Maccario fu quarto dietro a due grandissimi corridori come Paavo Nurmi (al suo primo titolo olimpico, qualche giorno prima aveva perduto l'oro sui 5000 metri) e Joseph Guillemot (campione proprio su questa distanza); terzo il britanno James Wilson, che quello stesso anno, vestendo i colori della Scozia aveva vinto l' International Cross Country Championships; lo stesso Wilson che nel 1914 aveva corso lo stesso campionato con la maglia England e fu sestoQualche altra aggiuntina sulla finale dei 10.000 metri olimpici. Cominciamo col dire che di quella edizione dei Giochi non esiste il Rapporto Ufficiale perchè il Comitato Organizzatore era rimasto senza un quattrino. Il tutto fu ricostruito sulla base delle annotazioni, a mano, del segretario del Comitato, e molti anni dopo. La versione più gettonata di quella finale ci racconta che per i primi tre i tempi furono rilevati, per gli altri sono solamente «stimati», e quindi anche quello del nostro bravo Augusto. Ma qual è la stima? Scrisse Marco Martini che "francesi in tribuna gli presero 32:04.0". Bill Mallon, David Wallechinsky e Ekkehard zur Megede scrissero nelle loro pubblicazioni 32:02.0; comunque ufficioso e quindi non omologabile come primato italiano (che era di Dorando Pietri con 32:18).

Sapete come festeggiò Nurmi il suo primo titolo olimpico? Appena superato il traguardo dopo la volata, il francese gli vomitò sulle scarpe. Il motivo del malessere di Guillemot era da attribuire ad una cambio dell'ultimo minuto nell'orario di partenza della finale, che era fissata dal programma ufficiale alle 17.30 e invece fu spostata alle 14.15. Come mai? Il re del Belgio, Alberto I, aveva chiesto lo spostamento per poter presenziare ad un evento artistico. Il povero Joseph aveva appena finito di fare il suo pasto quando fu chiamato, inaspettatamente, alla partenza, con tanti saluti alla digestione.

1921 - Nel Principato, sul finale dell'anno precedente, venne fondata una nuova società sportiva: Monaco-Sports, che riprese la corsa Tour de Monaco, che era stata abbandonata anni prima. Ed è Maccario (passato con i colori del nuovo club) che la vinse (2 gennaio). Ultima apparizione del nostro, il 27 marzo, terzo classificato in un 5000 metri sulle strade del quartiere Fontvieille (15:49, contro 15:35.2 di Léon De Nys, di origine belga).

1927 - A soli 37 anni, il 16 ottobre, moriva Augusto Maccario. Il 20 novembre, il club White Star di Beausoleil organizzò un cross in sua memoria.

Fernand Maccario - Negli anni '30-'40, che seguono la morte del padre, si fece onore nello sport pedestre il figlio Fernand, anche lui di piccola statura, pare identico al padre. Gareggerà fino a metà degli anni '40, insieme a Emile Battaglia, ritenuto il miglior atleta monegasco di tutti i tempi. Nel 1939 (23 aprile) venne inaugurato lo Stadio Louis II; nell'occasione Jacques André migliorò il primato francese dei 200 metri ostacoli, succedendo a suo padre: il grande Geo André. Il nuovo stadio monegasco ospiterà, nel mese di agosto, la ottava edizione dei Giochi Internazionali Universitari.

Dobbiamo un sentito ringraziamento a Jacques Candusso, autore del libro «L'Athlétisme a Monaco 1890 - 2006», fonte primaria per questa lunga ricostruzione della carriera di Augusto Maccario.

Ultimo aggiornamento Martedì 25 Agosto 2020 04:29
 
...e se ce le togliessimo dai cabasisi 'ste elezioni federali, che ne dite? PDF Stampa E-mail
Sabato 15 Agosto 2020 08:00

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Sembra - meglio essere cauti - che le elezioncine sportive si faranno alla normale scadenza del quadriennio. Diciamo «sembra» perchè viviamo in un Paese dove ciò che pare granitica verità a pranzo, diventa materia da Santa Inquisizione a cena. Parecchi di noi (nella totale accettazione di opinioni diverse) non hanno mai capito perchè si disguisiva, come se fosse una roba seria, di rinvio di un anno di tutte 'ste cariche federali, conifere, regionali, locali, condominiali. Virus? E che c'azzecca il virus con tutto questo? La scadenza è quadriennale? E quadriennale sia. Ma non son fatti i Giochi Olimpici...e allora? Si faranno un giorno o l'altro. Pensate se non si dovessero fare nel 2021: le auree natiche degli occupanti le poltrone rimarrebbero ancora salde sui loro scranni? E se, metti caso, il Giappone decidesse che non se ne fa più niente? Impossibile. E chi l'ha detto? Tre giapponesi su quattro sono ormai strastufi di Olimpiadi, dicono i sondaggi.

Vabbuò, vada come vada, a noi dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana «Bruno Bonomelli» poco o nulla interessa. In 26 anni di nostra vita non abbiamo mai ricevuto un segno, neppure microscopico, di interesse per il lavoro di ricerca (non di scopiazzatura banale) sulla storia del nostro movimento atletico nazionale. E quindi non ci aspettiamo niente dalle investigazioni epatiche degli aruspici.

Abbiamo iniziato da questo argomento per introdurre il nuovo numero di «Trekkenfild», pubblicazione on line di cui ormai conoscete tutto, visto che ne rilanciamo da anni i contenuti. Argomenti vari, anche variopinti, di piacevole lettura. Una linea in più per quella che è stata la «storiaccia» dell'atletica italiana di questi ultimi anni (altre in passato ce ne sono state) e che ha colpito in maniera ignobile tre brave persone e ancor più bravi professionisti. Sembra (vale lo stesso di cui sopra), sembra che sia stata scritta la parola conclusiva e che i tre onesti amici nostri siano usciti per la porta principale e non girevole. In questa nostra piccola organizzazione ci sono persone che dal primo istante hanno avuto chiara la visione della porcheria che stava montando, con intrecci sportivi fra palazzi e palazzetti, scantinati e retrobotteghe, interferenze evangeliche, scribacchini forse non prezzolati ma sicuramente in malafede, e tutta una schiera di ominicchi pigliainculo quaquaraquà (copyright Leonardo Sciascia). E quelli che emisero subito comunicati stampa per dire che loro erano rispettosi delle decisioni della magistratura, lasciando nella bagna i tre, hanno fatto altrettanto adesso? Non ne siamo a conoscenza, colpa nostra, se qualcuno volesse informarci, gliene saremmo grati.

Innalziamo vessili e canti, brerianamente, a Rita Bottiglieri, Pier Luigi Fiorella e Beppe Fischetto.

Il resto di «Trekk» leggetevelo, se volete, doppio click sulla copertina.

Ultimo aggiornamento Sabato 15 Agosto 2020 15:28
 
Non c'è nessuna macchina che misuri la dignità e la capacità di sacrificarsi PDF Stampa E-mail
Giovedì 13 Agosto 2020 11:05

Un nostro affezionato lettore, S.M., di Vigàta, ci ha scritto perchè gli è piaciuta molto la lettera di Alfredo Rizzo che abbiamo ritrovato in una rivista di anni fa e che abbiamo pubblicato nei giorni scorsi. Scrive il misterioso lettore:" Mi sono piaciute le ironiche considerazioni di Rizzo, un atleta che in carriera ha dato tutto alla Maglia Azzurra, alla sua società, la Riccardi Milano, che è sceso in pista sempre e ovunque, che doppiava le gare per portare punti alla sua squadra, che faceva i Campionati nazionali sempre, non come oggi che sembra quasi una diminuzio gareggiare per la maglietta bordata di tricolore. Non per niente lo chiamavo tutti «il King», un vero signore. Mi prendo la libertà si segnalarvi un passaggio di un articolo di Gianni Mura, che viene ricordato in questi giorni con un bel libro che raccoglie alcuni suoi articoli sul Tour de France, la corsa che egli amava più di ogni altro evento sportivo. Pagine che fanno innamorare, scritte, si sarebbe detto una volta, in punta di penna, ma al tempo stesso con semplicità, un linguaggio piano discorsivo eppur ricco di cultura. Un grande giornalista, un grande scrittore, che ha lasciato un baratro in un giornalismo sportivo popolato da scolaretti delle scuole elementari: soggetto, verbo, complemento, oppure iperboli per cercar di stupire. Magari ci fosse qualcuno con la stessa capacità di raccontarci la nostra atletica come Mura raccontava il Tour e gli altri sport...".

Ecco il brano segnalato:"Ci sono macchine che informano sui battiti cardiaci, sulla potenza espressa in salita, sulla soglia della fatica. Non ci sono più corridori che fumano o che bevono vino rosso  al Tour. Sono tutti programmati, pesati, monitorati, guidati via radio o istruiti dal computer sul manubrio. Non ci sono, ed è un bene, macchine che misurano la dignità, la costanza, la serietà, la capacità di sacrificarsi, il coraggio e la fantasia. Non ci sono macchine che danno la proporzione dei sogni che si sognano da bambini o da adulti. Ed è un bene che non ci siano, perchè tutte le cose che ho elencato le possono valutare solo gli uomini, se vogliono, e gli uomini si sa che possono sbagliare, ma almeno hanno un vantaggio sulle macchine".

Abbiamo rintracciato l'articolo: Mura lo scrisse il 28 luglio 2014, il giorno del successo «del ragazzino Nibali», come lo chiamava lui. Come sia finito il ciclismo, e anche l'atletica, è lì da vedere. Un Requiem per Mura e per lo Sport (maiuscolo, proto, maiuscolo) che non esiste più. Vabbè, mettiamoci un «quasi», per addolcire.

Ultimo aggiornamento Giovedì 20 Agosto 2020 05:41
 
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