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Una notte in riva al lago di Garda ascoltando i ricordi di un' astista vintage PDF Stampa E-mail
Sabato 17 Luglio 2021 12:19

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Villa Athena, Manerba del Garda, venerdì 16 luglio, una serata piovigginosa e umidosa (di nuovo conio, vediamo se la mettono nel Dizionario della Crusca...) che ai convenuti ha tolto solamente il piacere - e non è poco, credete - di una sistemazione dei commensali fronte lago, con una prospettiva frontale sulla riviera veneta sconosciuta a quasi tutti. Infiltrazioni di acido ialurumido che comunque non hanno nuociuto alle loro giunture, protette dalla cordialità e signorilità del padrone di casa, Alberto Papa, commercialista in Brescia, il quale, fra una certificazione di bilancio a l'altra, trova tempo, volontà e elasticità muscolare per continuare a praticare la disciplina atletica cui ha dedicato il suo entusiasmo sportivo giovanile: il salto in lungo. E per non rubare tempo alla professione ha pensato bene di farsi costruire il suo impianto atletico privato per allenarsi: pista di quattro corsie per 90 metri, doppia pedana per il lungo, grande anfiteatro per l'alto. E poi piscina, palestra dotata di ogni diavoleria allenante.

In tanto bendiddio, la notte del venerdì 16 di luglio alcuni (qualche perdita lungo il percorso organizzativo) dei migliori  ex ragazzi/e, tutti splendidatemente conservati, che hanno messo in gioco sè stessi contro le leggi di gravità, in estensione o in elevazione, si sono ritrovati per manifestare il loro affetto ad un giovanotto che si appresta a timbrare, fra pochi mesi, il cartellino delle 84 primavere. Angelo Baronchelli, scortato dai quattro figli Eleonora, Bruna, Sergio e Luca, ha ricevuto un affettuoso omaggio a sessant'anni dal suo primato bresciano di salto con l'asta: 4.20, il 24 luglio 1961, a Helsinki, durante l'incontro triangolare Finlandia-Germania Democratica-Italia. Baronchelli era rientrato all'inizio di quell'anno a Brescia dopo alcunie stagioni trascorse alle Fiamme Oro Padova, dove lo aveva piazzato il prof. Sandro Calvesi. Angelo da Cigole, stessa località della Bassa Bresciana che aveva dato i natali allo stesso Calvesi, era così tornato a vestire la canottiera dell'Atletica Brescia 1950, con lo stemma a triangolo isoscele rovesciato, che incorporava una leonessa rampante.

Resistettero a lungo quei quattro metri più venti centimetri nell'albo d'oro dei primati della terra bresciana che Bruno Bonomelli teneva religiosamente aggiornati e annotati. In vero, Baronchelli aveva un suo primato di cinque centimetri più alto ,ottenuto l'anno prima in un Norvegia-Italia a Oslo. Si vede che l'aria fina delle terre nordiche faceva bene al fisico del robusto contadino abituato a irrorare i campi col suo sudore, nell caldo e nell'umidità della Bassa. Ma in quell'agosto 1960 indossava i paramenti color cremisi della Polizia di Stato e quindi la cifra non valeva per Brescia, a dar retta a una parte dei cosiddetti statistici di atletica. Il 4.20 tenne duro per quasi otto anni, poi arrivò un giovanotto bresciano di città, Mauro Mabellini che, prima fece lo stesso a MIlano nel maggio 1979, e qualche giorno dopo al «Caffaro Chemical Stadium», meglio conosciuto a quel tempo come Campo Scuole, si portò a 4.25. E poi, su su verso più alte vette, che forse un giorno racconteremo.

È venuto il momento di scendere. Per adesso, stateve accorti picciotti e picciotte, che per i prossimi giorni abbiamo in serbo per voi alcune «memorie» di questa bella serata a cui avete apportato tanta simpatia. Abbiamo altro da raccontare con scritto, immagini, suoni. Per adesso beccatevi 'sta foto del nostro amico Pietro Delpero, che - già ve lo anticipo - vi ha immortalati tutti. Al centro, con un'asta moderna che lui si sarebbe sognato ai suoi tempi, Angelo Baronchelli. A partire da sinistra, Dario Badinelli, Maurizio Tanghetti, Enzo Marchetti, Alberto Papa, Maurizio Maffi, Norberto Ranzetti, Francesco Baiguera, Betty Marchina, Giorgio Federici. C'è di tutto: asta, lungo, alto, triplo. E dopo quella bella stagione della gioventù, tante vite, tante professioni, tante storie.

Ultimo aggiornamento Lunedì 19 Luglio 2021 22:41
 
29 giugno 1960, 29 giugno 1961: quater bagai milanes svelt cum' è la legura PDF Stampa E-mail
Domenica 11 Luglio 2021 00:00

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Questa fotografia ha una storia, come tutte del resto. Brevemente ve la raccontiamo. Primi giorni di settembre del 2017, eravamo allo Stadio «Vittorio Colombo» di Castenedolo, una popolosa cittadina (oltre undici mila abitanti) a pochi chilometri da Brescia, in direzione Mantova. L'Atletica Virtus Castenedolo e il nostro Archivio Storico avevano unito le loro passioni per organizzare un «festival» di lancio del disco in ricordo dei cento anni dalla nascita di Adolfo Consolini. Era una gara sui generis, aperta a tutti, giovani, non più giovani, donne, uomini, ragazzi e ragazze. Era venuto dalla Valcamonica perfino Domenico Canobbio, che detiene da 44 anni (avete capito bene? quarantaquattro, come i gatti dello Zecchino d'oro, quelli in fila per tre col resto di due) il primato bresciano, l'unico, in una terra di omoni alti e forti delle varie vallate, ad aver superato i 50 metri nel disco. I presenti erano attorno alla pedana, sulla quale si esibivano l'esuberante  Carmelo Rado, classe 1933, e il veneto Diego Fortuna, con sua figlia Diletta, una speranza della specialità. C'erano, ospiti graditi, Gaetano Dalla Pria, Franco Sar, Adolfo Rotta, Fabio Monti, Giancarlo Sisti, parecchi soci dell'A.S.A.I., lanci e chiacchiere. Il nostro socio Giulio Salamina, curioso come un gatto, volle conoscere personalmente tutti coloro che non conosceva e quando gli venne presentato Giancarlo Sisti sparò, su due piedi, un "SardiSisti,Vincenzi, Ottolina, la famosa quattro per cento della Pirelli". Ci mancò poco che el Giancarlo finisse lungo e disteso. Di certo rimase ammutolito, cosa che nella sua lunga vita gli è capitata solo pochissime volte, non tace neppure con la testa sott'acqua. Mentre tentava di riprendersi dal coccolone, articolò un "ma chi l'è quest qui?". Una cosa l'aveva capita: che il tipo che aveva di fronte non era un casciaball. Giulio Salamina, operaio, corridore di fondo, cross e siepi, una memoria della madonna. Sembrava fossero stati sempre fratelli, lui e el Giancarlo A distanza di un po' di tempo il Sisti inviò al Salamina la foto che oggi pubblichiamo, foto girata a noi per la conservazione. La dedica dice:"Il ricordo di un vecchio appassionato fa sempre piacere. Giancarlo Sisti".

Tre sono le date che vogliomo ricordare oggi, che sono impresse nella memoria di questi quattro giovanotti, che sono in ordine nella foto (scattata nel 1961) Armando Sardi, Sergio Ottolina, Giancarlo Sisti e Francesco Vincenzi; a sinistra Giovanni Farina e a destra Angelo Ferrario, alter milanes, classe 1908, gagliardo velocista negli anni '30, soprattutto sui 200 metri.

29 giugno 1960 - Da «Atletica», settimanale della Federazione italiana di atletica leggera, numero 18, 9 luglio 1960 - Nell'angolino basso a destra della pagina 5, una notizietta titolata «Staffette-primato», riporta:" Nel corso di una riunione regionale, svoltasi il 29 giugno, la squadra del Centro Sportivo Pirelli - composta dagli atleti Sardi, Sisti, Vincenzi, Ottolina - ha migliorato il primato italiano di Società della staffetta 4x100 m. correndo la distanza in 41"2. Il precedente primato (41"3) apparteneva al G.S. Fiamme d'Oro Padova. Nella stessa riunione, la squadra del Pirelli - con i medesimi atleti, ma disposti nell'ordine Ottolina, Sisti, Vincenzi e Sardi - ha stabilito anche il nuovo primato italiano assoluto della staffetta 4x200 m. in 1'25"8. Il primato precedente apparteneva al G.S. Fiamme d'Oro di Padova con 1'26"6."

I celerini di Padova avevano corso in 41"3 una prima volta a Milano, il 16 giugno 1957, i quattro erano Gabbi, D'Asnasch, Ghiselli, Panciera. Si equagliarono un anno più tardi a Bruxelles, durante i Campionati internazionali militari: Boccardo, D'Asnasch, Ghiselli e Attilio Bravi (aveva vinto il salto in lungo con 7.63) bruciarono sul filo il quartetto americano. Un paio di settimane dopo, lo stesso identico quartetto ricorse in 41"3 la finale del Campionato italiano a Roma, sempre con Attilio Bravi in ultima. Il tempo di Bruxelles non appare nella lista dei primati omologati dalla F.I.D.A.L., eppure i quattro velocisti erano tutti tesserati per le FF.OO. Lo stesso club militare ottenne un duplice primato nella 4x200: quello assoluto (una squadra nazionale, 1'27"3) e quello di società (ASSI Giglio Rosso Firenze, 1'27"7). A Bari, il 29 ottobre, D'Asnasch, Panciera, Loddo e Boccardo corsero in 1'26"6, che sarà migliorato dai pirellini.

23 ottobre 1960 - Da «Atletica», settimanale della Federazione italiana di atletica leggera, numero 32, 29 ottobre 1960 - Non ancora smaltita la sbornia dei bellissimi Giochi Olimpici romani, si deve concludere la stagione con quel che manca: quattro maglie tricolori, decathlon, 3000 metri siepi e le due staffette. Dite la verità? Voi che vivete l'atletica oggi, ce lo vedete un decatleta che dopo aver finito le sue dieci fatiche il 6 settembre, essersi classificato sesto - tuttora miglior risultato di un italiano in competizione olimpica - con il nuovo primato nazionale, va a sobbarcarsi un altra faticaccia per la maglietta tricolore? Noi, no, a meno che ci siano di mezzo i quattrini, non uno straccetto di cotone. E invece Sar scese a Bari e onorò il suo nome, il risultato olimpico e dimostrò rispetto per l'atletica nazionale. Ma Franco Sar era un signore, dentro e fuori la pista. Chiuse con poco più di sei mila ottocento punti. In quella gara, abbiamo letto i nomi di Spinucci, poi per tanti anni allenatore alle Fiamme Gialle, e di Calcini padre, una istituzione dell'atletica fiorentina. Franco Volpi, vittima della ottusità federale ed escluso dai Giochi, si destreggiò sulle siepi, lasciando indietro Gianfranco Sommaggio. Dimostrazione che all'Olimpico la sua bella figura l'avrebbe fatta.

Di staffette dobbiamo parlare, la 4x100. Sono i nostri quattro «pirellini» che vincono sui poliziotti. Il commento del foglio federale:" La staffetta 4x100 ha presentato emozioni non comuni, data la superiorità dimostrata ormai da molti anni in questo settore dai quartetti delle Fiamme d'Oro. I patavini, infatti, pur potendo schierare un ottimo Berruti (campione olimpico, neh!) in terza frazione, hanno dovuto piegarsi all'efficientissima squadra schierata dal Pirelli: Sardi, Sisti, Vincenzi, Ottolina. Va in particolare segnalata l'ultima frazione di Ottolina, che ha consentito al Pirelli il recupero dello svantaggio piuttosto sensibile accumulato in precedenza". Pirelli 41"9, Fiamme Oro 42"0.

29 giugno 1961 - Da «Atletica», settimanale della Federazione italiana di atletica leggera, numero 19, 8 luglio 1961 - Siamo a pagina 3, titolo a quattro colonne (su cinque):«Primato degli staffettisti della Pirelli...». Siamo a Torino, Coppa dell'Industria. 4x100, seconda batteria, Sardi-Sisti-Vincenzi- Ottolina, Pirelli prima, 42"4. Finale, squalificati, avrebbero vinto anche correndo sulle mani. Nel programma era stata inserita una gara extra, regolarmente approvata dalla F.I.D.A.L.: una 4x200 metri. Tre quartetti: Pirelli A, Pirelli B e FIAT Torino. E arriva il nuovo primato, otto decimi meglio dell'anno precedente: 1'25"0, con Ottolina-Vincenzi-Sisti-Sardi. Per chiudere: in debutto di stagione (3 aprile) i Pirelliboys avevano segnato un 41"4; il 1° maggio vincono la Coppa Fiera di San Giorgio ad Alessandria (41"8), senza Ottolina; Berruti  (aveva vinto i 200 in 20"8) e Sar corrono in una formazione mista, per divertirsi; il 14 maggio, a Verona, nella Coppa Alcide De Gasperi, perdono dalle Fiamme Oro: 41"4 contro 41"9 (Sardi-Sar-Vincenzi-Sisti); semifinali Campionato di società: terza serie, Sardi-Ottolina-Vincenzi-Sisti, 41.2; finale dei societari, 11 giugno, a Torino, in batteria, la prima, Fiamme Oro 40"9, nuovo primato italiano di società, Pirelli, seconda batteria 41"7; in finale, FF.OO. 41"0, Pirelli 41"1. La settimana dopo, Milano, Trofeo Caduti Universitari Milanesi: il grande acuto individuale è quello di Livio Berruti, 20"5 (solita pista di 500 metri dell'Arena) ma le staffette fanno scintille: Fiamme Oro (Berruti-Bellotti-Cazzola-Mazza) 40"3, primatone per club, Pirelli (Sardi-Sisti-Vincenzi-Gottardi) 40"7.

Ultimo aggiornamento Domenica 11 Luglio 2021 22:33
 
Marciate ragazzi, alla faccia di chi vorrebbe cancellarvi dai programmi olimpici PDF Stampa E-mail
Mercoledì 07 Luglio 2021 08:38

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Una delle foto cui siamo maggiormente affezionati: il podio della 50 chilometri di marcia dei Giochi Olimpici Helsinki '52, con Pino Dordoni, vincitore, al centro, il cecoslovacco Josef Dolezal, secondo, alla sua destra, e l'ungherese Antal Roka, terzo, alla sinistra

Da oggi gli appassionati di compilazioni e, in questo caso, di marcia, avranno a disposizione - permanentemente - una nuova sezione. I nostri puntigliosi, instancabili compilatori Enzo Sabbadin e Enzo Rivis hanno messo a punto una chilometrica compilazione tutta dedicata alle distanze non usuali, quelle che si usa etichettare come «Non Olimpiche». Fate attenzione: chilometriche pur se riservata, in questo caso, solo agli uomini. Poi, verranno anche le liste per le donne, come dire «Lascia o raddoppia?». Chi ha interesse e curiosità trova questo materiale nella Sezione «Liste italiane di ogni tempo», sottosezione «Uomini: discipline NOL (2)».  Ringraziamo i nostri due soci per questo nuovo impegno portato a termine.

Post Scriptum - Sapete che ci vien da ridere a chiamare queste liste «Non Olimpiche». Facce perplesse...ci spieghiamo: se fosse per i brontosauri del Comitato internazionale olimpico, ben assecondati dagli esperti in genuflessioni della Federatletica mondiale (per noi I.A.A.F., cambiare nome serve a niente, anzi serve solo a spendere soldi per pagare i grafici, per buttare tonnellate di carta stampata, cartelloni, bandiere, ecc, con il logo precedente e spenderne altri per rifare tutto) tutta la marcia sarebbe non olimpica. Ci hanno provato prima del 1928, poi ancora prima del 1976, e ci sono riusciti. Come sono riusciti a piegare un paio d'anni fa quelli che alloggiano nel Principato di Monaco (al momento...) e ridurre la distanza. Se fosse per loro, pur di accontentare i ricattatori delle tivù sarebbero disposti a fare un bel 1500 di marcia in pista, e finirla lì. Fuori la marcia, dentro una serie di giochi da bambini, giochi da spiaggia, giochi da divano in salotto. Così va il mondo, leggete il libro di Noam Chomsky, fra uno spritz e l'altro.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Luglio 2021 10:09
 
Trekkenfield numero 96: vivisezionati gli Assoluti, c'è del buono e del meno buono PDF Stampa E-mail
Lunedì 05 Luglio 2021 07:16

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Sarà stata l'aria di Rovereto, sarà stato l'elegante palcoscenico del bello stadio a misura di atletica, sarà stata l'accurata regia della settantaseienne società organizzatrice e la austroungarica signorilità dei suoi dirigenti, sarà stato il prosecchino bello fresco distribuito generosamente,...che serà...serà, ma il clima che si respirava domenica sera 27 giugno era di una - per noi - eccessiva euforia.  Parliamo dei recenti Campionati italiani assoluti. Noi non ci occupiamo di attualità, come sapete, le nostre finalità sono diverse. L'unica concessione è la pubblicazione integrale di «Trekkenfild», foglio online che Daniele Perboni e Walter Brambilla sfornano con lodevole continuità e tempestività. Non entriamo nel merito del loro lavoro, ognuno fa il suo.

Ciò da cui non possiamo esimerci è di confrontare il presente con quanto accadde ieri, perfino con l'altro ieri, e rispolverare uno dei pilastri del pensiero di Bruno Bonomelli, dal quale abbiamo sempre sentito affermare che l'atletica italiana non ha mai conosciuto il valore di  un principio basilare: il progresso, l'idea del progredire, che dovrebbe essere alla base dell'esistenza del nostro sport. Che cosa intendiamo dire? Che non si può far finta che siano stati conseguiti grandi risultati nel 2021 quando in parecchie specialità siamo ai livelli degli anni '90, e ancora indietro '80, '70, addirittura '60. Oh, voi - a dire noi - sempre esagerati. Sicuri? Nel peso donne sia lode imperitura - lo diciamo con grande rispetto - per Chiara Rosa alla ventinovesima maglia tricolore, ma per il resto siamo rimasti ai tempi (1959-1960) di Paola Paternoster: l'anno olimpico 1960 chiuse la stagione con 13.85, sarebbe stata sesta nella finale 2021, con il 14.38 del 1959 addirittura quinta. Angela Anzellotti, da Gussago, provincia di Brescia, lanciava la boccia di ferro a 16.64 nel 1976, quaranticinque anni fa.

E il martello uomini? Bravissimo Marco Lingua, 43 anni, forte come un toro diceva il nostro amico Claudio Enrico Baldini una ventina d'anni fa, ma 74 metri, roba da anni '80, ma non lui sia chiaro, il livello della disciplina. Lui è ancora il più bravo? Onore a lui. Tre soli omoni oltre i 72 metri, poi il precipizio, si è andati in finale con 58 metri, il nostro amico Nick Cabra, a Brescia, faceva molto meglio trentacinque anni fa. Entusiasmo alle stelle per Dariya Darkach, 14.47, brava, perfino limite per partecipare ai Giochi Olimpici (li chiamano ancora così...), il che vuol dire che anche a livello internazionale questa disciplina è in coma. Ma, mentre un tale ci decantava le grazie muliebri della giovin donna ukrainian-born, noi pensavamo che cinque anni fa ella saltava 14.16, ci son voluti cinque anni per arrivare a 14.47, trentuno centimetri in cinque anni. Sapete quanto ha saltato la terza di questa gara? 13.21, buono per la medaglia.

Ad evitare malintesi: per noi gli atleti son bravi sempre e comunque. Di loro abbiamo il massimo rispetto. Tirano il martello a 58 metri? Saltano 13.21 nel triplo? Quella è la farina del loro sacco, è quanto possono dare. Se potessero, farebbero meglio, e sarebbero molto più contenti anche loro.

Che famo? Continuiamo? Potremmo, ma non ci interessa. Se non se ne occupano quelli che avrebbero il dovere di farlo e titolo professionale per offrire delle riflessioni, dovremmo forse occuparcene noi? No. Ma per favore, vi chiediamo solo di non prenderci per i fondelli cercando di farci vedere lucciole per lanterne. Non c'entra «Trekkenfild», non c'entrano Brambilla-Perboni. Noi torniamo al nostro passato, prossimo o remoto che sia, con un solo rimpianto: non cambia mai nulla. Quasi nulla. Lo predicava già Bonomelli settanta-ottanta anni fa, ma dicevano che era un rompicoglioni.

Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Luglio 2021 16:39
 
Battaglia di staffette fra Palermo, Roma e Padova: correvano gli anni 1958 - 1959 PDF Stampa E-mail
Domenica 27 Giugno 2021 00:00

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In alto a sinistra: il quartetto del Club Atletico Centrale che scese in pista nell'ottobre 1960 ai Campionati nazionali di staffette, a Bari: Roberto Frinolli, Ugo De Mohr, Attila Viragh, Giovanni Castello. A destra, il quartetto dell'Assicurazioni Generali Società Atletica Palermo campione d'Italia nel 1958: Secondo Lo Grasso, Pino Bommarito, Paolo Puleo, Gianni Scavo, in mezzo il presidente Vittorio Orlando. Sotto: la formazione delle Fiamme Oro Padova con Nereo Fossati, Pierluigi Fattorini, Michele Guerra, Adriano Loddo, campione nazionale 1959 e primatista di club. Nel centro, la riproduzione del diploma rilasciato ai campioni palermitani nel 1958

Vedete che se si cerca con attenzione, qualcosa salta fuori…I nostri ripetuti solleciti non son caduti del tutto nel vuoto. Il nostro socio Giorgio Lo Giudice, che ha vissuto intensamente l’atletica e lo sport romano come atleta, poi tecnico, dirigente di club, per un bel po’ d’anni giornalista della redazione capitolina della «Gazzetta dello Sport», ci ha fatto avere la foto che oggi pubblichiamo, insieme ad altre: al momento vi diciamo solamente che risale all’anno 1960, i dettagli ve li daremo fra qualche paragrafo. “Beccatevi ‘sta primizia” ci scrive Giorgio, per chiudere con un ”Come eravamo forti!”, e da questa esclamazione traspare tutto l’amore che ha sempre portato alla sua società: il Club Atletico Centrale, di Roma ovvio. Oggi ne è presidente, la sede sta a casa sua, recentemente ha dato incarico ai disegnatori di reinventare il logo.

La foto ha innestato la voglia di curiosare in quegli anni ormai lontani, che furono i primi decisivi per molti di noi che giurammo fedeltà a questo nostro sport. E allora ci siamo messi, come sempre, a sfogliare materiale cartaceo, cui siamo affezionati senza tentennamenti. La foto mostra quattro giovanotti, quindi di quartetto trattasi, non di cantanti (all’epoca ce n’era uno famosissimo) ma di atleti. Quartetto in atletica sta per staffetta, ce ne sono di tutti i tipi, ma le «classiche» son due, nel caso in questione parliamo di quella più lunga, 4 atleti per 400 metri ciascuno.

Partiamo dal 1958, anno che fece registrare il primato nazionale per squadre sociali ad opera degli atleti della Assicurazioni Generali Società Atletica Palermo: Giuseppe «Pino» Bommarito, Paolo Puleo, Secondo Lo Grasso, Giovanni «Gianni» Scavo vinsero la finale dei Campionati italiani, allo Stadio Olimpico di Roma, in settembre (dal 12 al 14). Fu uno dei 48 primati nazionali stabiliti quell’anno e omologati dal Consiglio Direttivo federale, a Trento il 21 febbraio 1959, alla vigilia del Congresso che elesse il generale delle Fiamme Gialle, Gaetano Simoni, e vide il dott. Primo Nebiolo entrare nel Consiglio della Federazione.

Di quella gara scrisse Alfonso Castelli su «Atletica»: “La 4x400 ci ha offerto una battaglia veramente da togliere il respiro. La superba frazione finale di Scavo ha consentito alle Assicurazioni Generali di battere di pochissimo la brillante Comense. Ottima anche la prova del Capitolino, con Lopatto e Spinozzi particolarmente in forma, che ha migliorato il proprio primato di 1”1”. Tre decimi separarono Generali e Comense: 3:17.0 e 3:17.3 Le prestazioni individuali degli atleti citati: Scavo finalista (quinto) sugli 800 metri e Spinozzi (ottavo); Lopatto fuori in batteria sui 400; Bommarito finalista (quinto) sui 200. Gli altri del Capitolino furono Bracchitta e Castello; la Comense schierò Pisani, Biondi, Fattorini, Fossati, gli ultimi due saranno due insostituibili nelle future formazioni delle Fiamme Oro Padova.

Il 1959 ebbe un inizio funesto: il 9 aprile, sulla strada da Mondello a Palermo, incontrò una tragica fine Gianni Scavo, incidente stradale. Il giovane avrebbe dovuto volare a Milano per prendere parte (12 aprile) alla gara di 2000 metri inserita nel programma della «Pasqua dell’atleta» (gara vinta dal bresciano Giorgio Gandini su Alfredo Rizzo). Dopo una eccellente stagione di corsa campestre (quinto alla «Cinque Mulini» e 14esimo agli «Assoluti»), aveva già fatto un convincente esordio (5 aprile) sulla pista palermitana dello Stadio delle Palme nella Coppa Bruno Testa, dal nome del giavellottista zaratino, uno dei migliori negli anni ’30, palermitano d’adozione morto a soli 40 anni, nel marzo del 1956, “colpito da una forma influenzale subdola”, se ne andò in pochi giorni. Testa si divideva fra gli uffici delle Poste Centrali della città e lo stadio dove allenava con passione e competenza. Notizie raccolte sul documentatissimo volume «Storia dell’Atletica siciliana», di Sergio Giuntini e Pino Clemente.  Scavo onorò l’impegno: corse e vinse i 1500 in un riposante 4:01.5 e poi l’ultima frazione della 4x4 (con Bommarito, Viola, Puleo), 3:20.3. Il club non aveva lesinato mezzi: erano scesi a Palermo, Consolini, Meconi, Rado, nei diecimila metri ci piace ricordare il bergamasco Vittore Lazzarini, che tanto ha fatto per l’atletica della sua Val Seriana, e Tom Assi: finirono primo e secondo.

La fase regionale del Campionato di società fu occasione propizia per le staffette: il Club Atletico Centrale ebbe il miglior tempo (3:18.8), le Fiamme Oro (3:19.6), l’A.S. Roma (3:20.3), cui va aggiunto questo stesso tempo per la Assicurazioni Generali Palermo alla «Coppa Testa». La prima occasione buona si presentò a Napoli, il 24 maggio, dove vennero concentrati i migliori atleti militari per la inaugurazione della nuova pista detta dell’Arenaccia. C’ erano Berruti, i fratelli Giovanni e Carlo Lievore, anche atleti francesi, qualche greco. La 4x4 denominata Italia A era formata da quattro atleti delle Fiamme Oro Padova, e quindi il loro tempo (3:16.7) fu valido come primato per squadre di club. Gli atleti: Pierluigi Fattorini, Michele Guerra, Adriano Loddo, Nereo Fossati. Dietro Francia A (3:19.5) e Italia B (3:19.7, con Tito Morale).

Le tre semifinali dei «societari» (Milano, Bologna, Roma) riscrissero la lista della 4x400. Il Club Atletico Centrale limò altri tre decimi al primato nazionale (3:16.4) con Andrea Bracchitta, Giovanni Castello, Attila Viragh, Enrico Spinozzi. Quartetti agguerriti e tempi importanti: A.S. Roma 3:20.1, VIII Comiliter Roma 3:20.2, Ass. Generali Palermo 3:21.8, Fiamme Gialle 3:22.0. Andiamo a Milano: Pro Patria 3:19.6, Fiat Torino 3:20.3, Pirelli 3:21.0. A Bologna: Fiamme Oro Padova 3:21.3, normale. Piccola curiosità: nella seconda serie vinse la Polisportiva Edera Forlì, che schierò in seconda frazione Raffaele Bonaiuto, giavellottista, niente male il tempo 3:26.3.

Volendo stare sui ricordi di persone da noi conosciute, l’estensore di queste cronachette vuol citare il nome di Girolamo Ghezzi, tesserato per le Fiamme Gialle e poi finanziere per tutta la vita. Ghezzi, negli anni di cui trattiamo, correva soprattutto i 400 ostacoli, atleta da 55 secondi e spiccioli, ma era bravo anche sui piani, attorno ai 50 netti. Nella serie di cui trattiamo (la seconda) si classificò (56.3) dietro al messinese Giovanni Bonanno (56.0); quarto il globetrotter dell’atletica italiana, Franco Bettella, finito a Palermo, e sesto tal Roberto Frinolli, accasato al Centrale Roma. Il nostro finanziere tornò in pista il 7 giugno all’Arena di Milano, in una indimenticabile edizione del Trofeo Caduti Universitari; eccellente il tempo 55 netti, ma restò fuori dalla finale. Poi altri due impegni nella 4x4, terza in batteria e sesta in finale. E qui il primato nazionale di club subì lo scossone più robusto: i poliziotti di stanza a Padova, con i soliti Fattorini, Guerra, Loddo, Fossati, fermarono le lancette su 3:14.3, due decimi meglio dell’VIII Comiliter con Morale in ultima. Uno scriba senza nome dettò: “Il record della staffetta 4x400 per squadre sociali sta vivendo in queste settimane una vita difficile. Battuto il 24 maggio a Napoli dalle Fiamme d’Oro Padova, è stato strappato loro soltanto sette giorni dopo dalla coraggiosa formazione del C.A. di Roma. Ma a distanza di altri sette giorni i padovani se lo sono ripreso. Ed in questo duello appassionante il tempo è sceso da 3:17.0 delle Assicurazioni Generali Palermo agli odierni 3:14.3”. Giornata indimenticabile si diceva…per chi ha memoria: Berruti fece scendere il primato italiano dei 200 da 21.1 a 20.7! La pista era di 500 metri, ma al tempo non c’era ancora la regola della pista di 400 metri. Curve o non curve, Luigi Conti fece il primato dei 3000, 8:12.4.

Prendiamo congedo dal nostro Girolamo Ghezzi, il quale trascorse gran parte della sua vita a Brescia, precisamente a Bovezzo, alle porte della città, verso la Val Trompia. Lì fu attiva una delle migliori società bresciane, la Fabarm Bovezzo, dove operava, tra gli altri, il prof. Franco Mauro, atleta e allievo di Bruno Bonomelli, poi insegnante di educazione fisica. La realtà societaria era di dimensioni ridotte, ma la passione, la signorilità dei suoi dirigenti e tecnici, ancor oggi potrebbero essere indicati a modello: molti hanno continuato a dare il loro contributo al Gruppo Giudici, altri si sono sempre impegnati nell’organizzazione di gare provinciali e regionali. Una delle tante realtà locali che hanno costruito l’atletica nazionale. Senza fare chiasso.

I poliziotti persero la finale dei Campionati di società a Genova: 4x4 solo quarta con una formazione rimaneggiata. Ma l’epopea continuò: il quartetto stavolta azzurro Bommarito, Lombardo, Fattorini, Panciera spazzolò le spalle ai tedeschi nell’Esagonale di Duisburg: 3:11.1 contro 3:11.7. Arrivo concitato anche a Malmö contro la Svezia: 3:12.9 e 3:13.2. Secondo posto alle Universiadi a Torino: 3:11.7 contro 3:09.5 della Germania (che schierava Otto Klappert, il quale, in anni a venire, sarà dirigente della Federazione europea, a Torino vinse il bronzo sui 400). Poi vennero gli Assoluti allo Stadio Olimpico: ed eccoli, Fossati, Fattorini, Guerra, Loddo, primi, 3:13.4, nuovo primato per club; secondo VIII Comiliter (con Morale in seconda) e poi il C.A. Centrale (Castello, Frinolli, Viragh, Spinozzi) 3:17.7, per la gioia del nostro amico Giorgio Lo Giudice. Ma non è finita: sempre sulla pista che si preparava alla solenne funzione olimpica, gli azzurri presero le misure di Germania e Finlandia: tedeschi con Klappert in seconda e Karl Kauffmann in ultima (fra un anno 44.9 nella finale olimpica a pari di Otis Davis, primi atleti sotto i 45 secondi) 3:10.4, ma l’Italia è lì, 3:11.1 (Catola, Fossati, Panciera, Fraschini – cremonese di Pizzighettone, terra celtica di robusti mangiari, fagioli con le cotiche di maiale, “non aguzzan l’ appetito i bianchi mangiari ma le bragiole e le salsicce sì” scrisse Pietro l’Aretino, uno che se intendeva), e anche i vikinghi son vicini, 3:11.7. Pensate che sia finita? No, ci sono ancora i Campionati mondiali militari, sempre a Roma, nell’ottica della preparazione olimpica: Loddo, Morale, Fattorini, Fossati, 3:15.5, senza strapazzarsi troppo, vinsero sui greci.

Anno Domini 1959 archiviato. Adesso siamo nel mese di ottobre 1960, a Giochi fatti, nei quali il quartetto azzurro Bommarito, Fraschini, Fossati, Panciera, uscì nella prima semifinale, quarta, cedendo per sedici centesimi il terzo posto ai britannici: 3:07.7 (3:07.83 elettrico) ampiamente nuovo primato nazionale. Scendiamo a Bari, dove si assegnarono i titoli nazionali di 3000 metri siepi, decathlon, staffette. In ordine: le siepi le «brucò» il bresciano Franco Volpi, che aveva subìto l’infamia di non essere incluso fra gli azzurri per i Giochi…carattere ribelle, gli piace correre in montagna (eresia! allora, oggi, anno 2021, tra corsa in montagna, trail, passeggiate, scampagnate e merende, non si parla d’altro), e poi non vuole venire a Schio a inanellare ossessivi giri di pista come una marionetta caricata a molla….e via enumerando, quindi, stai a casa tua, nel quartiere Costalunga, a Brescia, sentenziò l’intransigente Federatletica. E la geniale FIDAL buttò nella pattumiera un possibile finalista sulle siepi, Volpi valeva già meno di nove minuti. Una inutile ottusa cattiveria. Enzo, detto Franco, fu un precursore della corsa nella natura. Poi i geni scoprirono (meglio, qualcuno glielo fece scoprire) l’allenatore svedese Gösta Olander e i boschi di Volodalen, meta di pellegrinaggi a pagamento. Franco Volpi correva nei boschi della Maddalena, la montagnetta di casa dei bresciani, senza far spendere soldi pubblici, correva… e aveva sempre con sé un sacchetto per mettere funghi, asparagi selvatici, sottili e saporitissimi, erbe di ogni tipo, frutti di bosco.  E correva, il Volpi, oh sì se correva.

Franco Sar vinse il decathlon…stando su un altro pianeta, 1200 punti di scarto sul secondo. La Pirelli (Sardi, Sisti, Vincenzi, Ottolina) campioni d’Italia della staffetta che si chiama veloce, e dovettero dir grazie alla eccezionale ultima frazione del Sergio di Camnago Lentate. E si fecero beffe dei celerini padovani che schieravano (batteria e finale, notare) Livio Berruti, campione olimpico sette settimane prima! Altri tempi…ridadeceli, per favore… L’altra staffetta rispettò la gerarchia: Fiamme Oro (Fattorini, Fossati, Fraschini, i soliti più Vittorio Bertellotti, uno regolare sui 49 secondi) 3:15.4, Fiat Torino 3:18.1, C.A. Centrale 3:20.5 con i quattro ritratti nella foto uscita fuori da qualche cassetto romano. Che nell’ordine da sinistra sono: Roberto Frinolli, Ugo De Mohr, Attila Viragh, Giovanni Castello.

È ora di fermarsi qui, che dite? Ammesso, e non concesso, che fin qui siate arrivati...

Ultimo aggiornamento Sabato 26 Giugno 2021 23:05
 
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