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Nuova edizione 2021 delle liste italiane femminili ogni tempo in pista coperta PDF Stampa E-mail
Lunedì 26 Aprile 2021 00:00

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Fedeli e precisi alla consegna, Enzo Rivis e Enzo Sabbadin, a conclusione della stagione parzialmente ridotta in pista coperta, hanno eleborato l'aggiornamento delle liste italiane di ogni tempo. Abbiamo deciso di dividere le due compilazioni e presentiamo oggi quella relativa alle donne. Fra qualche giorno pubblicheremo anche quelle degli uomini. I criteri son sempre quelli: le novità  evidenziate in giallo, quindi facile valutare progressi e new entries. Le liste diventano  così sempre più ricche di dati, per la gioia degli appassionati (qualcuno esiste ancora, speriamo) delle «statistiche». Solo per fare un esempio, la prima disciplina: sui 60 metri sono riportati 119 risultati  conseguiti da 14 atlete; nel limite dai nostri amici compilatori fissato a 7.50 le atlete sono 65. Ognuno può, per suo diletto, fare analisi su tutte le specialità.

E già che ci siamo, rendiamo onore a Marisa Masullo che ancor oggi detiene il primato nazionale con 7.19, e continua ad essere l'unica velocista «breve» ad aver corso in meno di 7.20. E, sempre di passaggio, visto che Marisa festeggerà il compleanno fra un paio di settimane, facciamo gli auguri anticipati a lei e al suo primato che le valse la medaglia di bronzo (Budapest, 6 marzo 1983, Campionati d'Europa, davanti aveva due «corazzate» tedesche targate GDR, Gõhr e Gladisch) Sarebbe scortese non citare l'altra medaglia italiana, in quella occasione (ci limitiamo oggi alle donne) quella di Agnese Possamai che, sui 3000 metri, fu sconfitta dalla sovietica Sipatova per un centesimo di secondo!

Altra intramontabile (undicesima in questa nuova edizione delle liste) Rita Bottiglieri, che con 7.34 fu pure terza (indovinate la prima? All'epoca si chiamava Oelsner, ma poi divenne Gõhr) ai Campionati del nostro Continente, che si tennero a San Sebastián nel marzo 1977, fra vivacissime proteste non troppo pacifiche dei baschi. Rita fu bronzo anche sui 60 metri ad ostacoli, mentre Sara Simeoni vinse il primo dei suoi quattro ori agli Euroindoor.

E come non citare Manuela Levorato? La velocista veneta è quella che più si è avvicinata a Masullo, è seconda nelle liste: 7.20, ottenuto ai Mondiali di Maebashi, 1999. Ci ha raccontato un nostro socio, che visse quella esperienza, che Primo Nebiolo, inarrestabile, tanto fece e tanto brigò che alla cerimonia di apertura ebbe la presenza dell'Imperatore del Giappone, Akihito, il Tennõ, il Sovrano Celeste. E ce ne volle per far capire al piemontese di Scurzolengo d'Asti che non poteva avvicinarsi all'Imperatore, toccarlo, dargli la mano, farsi fotografare con lui. Ma alla fine, centimetro dopo centimetro, una foto fu rubacchiata., per la gioia del Tennõ dell'atletica. Alla brava Manuela, per chiudere, è mancata solo una medaglia nelle grandi competizioni al coperto: tra Mondiali ed Europei ha collezionato ben sei semifinali.

Adesso spazio alle liste: trovate le nuove alla voce Pista coperta: donne (new). Ricordatevi di aprire queste contrassegnate con new, le old sono un documento statico che sarà aggiornato di tanto in tanto.

Le compilazioni di liste possono sempre essere imperfette, non sono mai materia immutabile, pur se redatte con la massima attenzione: per questo, chi avesse osservazioni, aggiunte, correzioni può, e deve, rivolgersi direttamente agli autori:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Our statisticians Enzo Sabbadin and Enzo Rivis compiled a new updated version of the Italian Women All - time Indoor Rankings: open Women (new).

Les meilleurs athletes italiennes femmes (new) de tous les temps en salle.

Listas italianas de marcas de todos tiempos en pista cubiertaMujeres (new)

Ultimo aggiornamento Venerdì 14 Maggio 2021 14:21
 
Norberto Capiferri, quel triplista che atterrava come un paracadutista PDF Stampa E-mail
Venerdì 23 Aprile 2021 14:36

Norberto Capiferri. Un altro che si aggiunge alla lista. Un tipo di lista diverso da quelle che compilano gli appassionati del nostro sport che ha sempre avuto una spiccata vocazione per mettere in fila, in bell'ordine, i risultati, da quelli di club agli internazionali, con una gamma variegata nel mezzo. Quella di cui, purtroppo, siam costretti a parlare,  è una lista nella quale non è ammesso porre un limite di compilazione, non puoi deciderlo tu, lo decide qualcun altro, insindacabilmente. Norberto Capiferri ha chiuso, il 21 aprile, la sua esistenza. Era nato il 30 dicembre 1947 a Filattiera, provincia di Massa-Carrara, ma tutti lo hanno sempre considerato «lo spezzino» avendo trascorso la più tanta parte della sua vita nella città ligure. Norberto Capiferri fu un buon atleta, saltava in lungo e si cimentava nel triplo, era più bravo nella seconda disciplina. Ci sono eventi che finiscono per marchiarti per sempre. Prendete Capiferri: quelli del nostro mondo che hanno ancora un filo di memoria o che hanno letto qualcosa del nostro sport (sempre meno) ricordano «Norbe» come il primo ad indossare la maglietta tricolore di campione italiano di salto triplo in pista coperta. Era il 22 marzo 1970, seconda giornata della prima edizione dei Campionati che faceva , e fa ancora, tanto British chiamare indoor, dentro la porta. Di quel primo evento abbiamo diffusamente raccontato, su questo spazio, circa in anno fa, eran cinquant'anni. Raccontammo della pista, delle varie peripezie per montarla, dei primi campioni. Se volete, potete rileggervi quelle povere cronachette.

Oggi, data la triste circostanza, su Capiferri ci fermiamo qualche attimo. Così descrisse quella gara Gian Franco Sozzani sulla rivista «Atletica Leggera»:

"Partecipazione ridotta e soluzione di forza, con un solo salto valido, da parte di Capiferri, violento e scomposto, che atterra quasi di spalla come un paracadutista. Ottiene però una misura decente, a soli 5 cm. dal suo record all'aperto. Anche gli altri non sfigurano: Buzzelli, Arfanotti e Rattazzi fanno meglio dei rispettivi limiti ufficiali, malgrado la pedana, a detta dei tecnici, sia piuttosto sorda e restituisca male le spinte violente di questo esercizio". Capiferri aveva chiuso la stagione 1969 con 7.48 in lungo e 15.46 nella «triplice».

Quattro righe stringate, estensore anonimo, sulla rivista federale «Atletica»:"Il triplo è andato a Norberto Capiferri, atterraggio di spalla, con misura degna; solo Aquino è riuscito, dopo il vincitore, a passare i 15 metri". Gian Piero Aquino, ignorato nel testo di Sozzani, cresciuto nell'ambiente atletico piacentino, era entrato alla Scuola Centrale dello Sport, come parecchi altri di quella terra  emiliana sulla scia del primo ammesso, Felice Baldini.

La gara si chiuse così: 1. Norberto Capiferri (Fitram Libertas La Spezia) 15.41; 2. Gian Piero Aquino (Lilion Snia Varedo) 15.08; 3. Ezio Buzzelli (Libertas Artese) 14.88; 4. Giovanni Arfanotti (Carabinieri Bologna) 14.79; 5. Andrea Rattazzi (A.A.A.Genova) 14.78. Come vedete in pedana non c'era Giuseppe Gentile, il quale però il giorno prima aveva saltato, fuori classifica, un non eccelso 6.90 in lungo. Era reduce da Vienna dove si erano celebrati i Campionati d'Europa in pista coperta, pure prima edizione: fu settimo con 16.12.

Il 1970 fu, a parer nostro, la miglior stagione di Capiferri. Ne raccontiamo qualche scampolo, in sua memoria. Roma, 1-2-3 maggio, un po' alla Farnesina, un po' allo Stadio Olimpico, Campionati nazionali universitari. Vinse (Farnesina, Primo maggio) lo spezzino, secondo Molinari, terzo Aquino, misure modeste (14.72, 14.53, 14.30). Una sconfitta: il 21 maggio a Viareggio, primo Arfanotti 14.89, secondo Capiferri 14.83. Fine maggio, Madrid, Stadio di Vallehermoso, Spagna-Italia: il 31, secondo giorno dell'incontro, il successo è di uno spagnolo di talento...e di fede: Luis Felipe Areta, atleta sì ma anche membro della Opus Dei e poi ordinato sacerdote. Si lascia alle spalle Aquino il quale festeggia con 15.52 il nuovo primato personale che resterà immuntabile nella sua carriera di atleta. Capiferri quarto con 15.13. Sulla rivista federale leggiamo un commento firmato da Pedro Escamilla, uno dei migliori giornalisti che l'atletica spagnola abbia avuto, oltre che persona di tratto signorile. Un paio di passaggi:"Debbo innanzi tutto dire che la selezione transalpina - la bella «squadra azzurra» - mi ha fortemente impressionato, non tanto per i risultati ed il comportamento in se, quanto per la sua struttura così omogenea (...) L'atletica italiana è avviata verso grandi traguardi...". Scrisse di lui Joan Pelayo, storico e statistico:"Otro de los grandes es el madrileño Pedro Escamilla. Si Corominas hizo de todo, Pedro fue el periodista del atletismo español. Sus crónicas en el diario Marca eran irónicas y muy críticas pero siempre constructivas. Le tocó escribir en una época en la que nuestro atletismo estaba a la cola de Europa. Escribió sobre los Juegos Olímpicos y su legado fue la fundación de la revista federativa Atletismo Español en 1951. Falleció en 1998".

Modestino il 14.45 all'Arena per la «Notturna», era il 1º luglio, la notte di quello splendido 1500 vinto da Arese, secondo Del Buono, terzo Marty Liquori. Capiferri non prese poi parte ai Campionati nazionali a metà luglio, vittoria facilina per Gentile, salti corti, il meglio un 16.15, abbondantemente sufficiente sul 15.42 di Aquino, tutti gli altri sotto i 15. Il «giorno dei giorni» arrivò il 4 settembre, terza giornata delle Universiadi, volute da Primo Nebiolo a Torino. In qualificazione Capiferri saltò 15.52, il suo miglior salto di sempre e per sempre. Il giorno dopo, in finale, patatrac: tre nulli e non classificato. Maluccio anche a Bucarest, incontro quadrangolare con Romania, Ungheria e Svizzera: Gentile quinto con 15.46, Capiferri ottavo 14.76.

Si chiude. Nel commento alle liste annuali del triplo, leggiamo:"G.Aquino, dopo una eccelente apertura in Spagna, ha mantenuto il ruolo a Roma col secondo posto agli «assoluti», anche se la sua stagione è risultata spezzettata dopo la pausa estiva. Notevole il passo in avanti di Capiferri, con il 15.52 di Torino alle «Universiadi», ed altre due occasioni oltre i 15.40". Aquino e Capiferri si contesero per tutto l'anno il posto d'onore dopo Gentile. Curioso: finirono appaiati con la stessa misura, 15.52. E per entrambi quella cifra restò la loro migliore per sempre.

Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Aprile 2021 21:41
 
Atletica e cultura. No, scrisse Beniamino Placido, «L'atletica È cultura» PDF Stampa E-mail
Martedì 13 Aprile 2021 00:00

Intermezzo culturale. Lasciate da parte le nostre cronachette d'antan (ma non ve ne libererete tanto presto...) ecco un contributo che alza il tono del nostro sito. Qualcuno aveva scritto che sarebbe bello se i nostri soci facessero appello ai loro ricordi personali, alle loro esperienze, alle loro conoscenze di atleti del passato, oppure a quelle di altri - allenatori,  dirigenti, giornalisti, familiari  di campioni di un tempo - per raccontarci delle «storie», anche solo di respiro locale, che arricchiscano il nostro sapere attorno allo sport che ci appassiona. Quella di oggi non potrebbe essere più personale. Ce la racconta Augusto Frasca, uno dei soci fondatori dell'A.S.A.I.. Date retta: vale la pena leggerla...ma come diceva spesso alla fine dei suoi sermoni ai fedeli don Alessandro Capanni, fratello del nostro mai dimenticato Aldo, "io ve l'ho detto, voi fate come volete".

*****

L'antefatto. Con toni concitati ai limiti dell'affanno, peggiorati dalla pessima amplificazione all'interno della vettura, a nome dell'avvocato Montezemolo una voce femminile chiedeva alle agenzie di trasporto cittadine la disponibilità di una vettura di rappresentanza da spedire immediatamente all'hotel Excelsior, a condizione tassativa che l'auto fosse dotata di perfetta aria condizionata e di una lunga serie di complicati strumenti tecnologici che è noioso ripetere. Era il mese di giugno del 1990. Roma era inchiodata all'evento che aveva fatto convergere attorno ad una palla ipersponsorizzata le attenzioni dell'orbe terraqueo. Fra i tanti rilevatori di quel singolare grido d'aiuto, bloccato in un taxi a cinquecento metri dalla sede televisiva di via Teulada, Beniamino Placido da Rionero in Vulture, giornalista, scrittore, saggista, epigrammista e critico televisivo sulle pagine accidentate della Repubblica. Troppo sapido lo spunto, troppo forte la notorietà del personaggio coinvolto perché dall'invidiabile ironia del basilisco non nascesse il giorno successivo, sulle pagine del quotidiano romano, un salace commento. Che ebbe le sue conseguenze.

Lontano dai lidi atletici, con il testimone nelle solide mani del futuro presidente dell'ASAI, soggiornavo da un anno, con diffusa applicazione e dignitosi compensi, nelle sfere informative di Italia 90. Fu così che Montezemolo, vertice dell'intera struttura organizzativa, non trovò di meglio che affidare al sottoscritto tempi, e soprattutto modi, per contattare l'autore della punzecchiatura. Cosa che feci, probabilmente in modo apprezzabile, dal momento che Placido accolse con interesse un invito a colazione per il giorno successivo al Centro stampa del Foro Italico. L'incontro avvenne, e fu l'inizio di un'eccellente conoscenza reciproca. Circa un anno dopo, discettando di sport, avendo compreso quale fosse la mia reale inclinazione, il mio interlocutore confessò di come fosse digiuno dell'atletica di grande livello. Abbozzai un rapido ripasso, e per un approccio confidenziale alla disciplina gli suggerii di trascurare per una sera ballerine e tribune politiche e approfittare del Golden Gala, in scadenza di lì a qualche giorno. Promise di farlo. Lo fece.

Due giorni dopo il meeting, il 19 luglio, «la Repubblica » uscì con un lungo corsivo di cui riportiamo i punti più significativi, iniziando dal titolo, che è un manifesto: L'atletica è cultura.

Grande serata di cultura giovedì sera su Raidue. Chi ha sottomano il «Radiocorriere» dirà: non è vero. L'altra sera su Raidue c'era il «Golden Gala» di atletica dall'Olimpico di Roma. Ѐ appunto a questo che intendevo riferirmi. Se c'è qualcosa che fa pensare all'esercizio intellettuale, questa cosa è l'atletica.  Gli atleti – che vivono come i monaci della Tebaide, come degli asceti – debbono continuamente studiare il proprio corpo, la resistenza all'attrezzo, le leggi del vento, la psicologia degli avversari. Per superarli. Ma soprattutto, superarsi. Se non è cultura, questa. Il grande rinnovamento – culturale – della nostra stampa sportiva, è avvenuto nel dopoguerra. Proprio per merito dell'atletica. Prima si scriveva che il tale atleta aveva «lanciato il cuore oltre l'ostacolo» Oppure, «al di là del filo di lana». Adesso il filo di lana non c'è più. C'è il fotofinish. C'è voluto il fotofinish, l'altra sera, per accertare che aveva vinto Jackson (per un capello) e non Foster, come era sembrato a tutti, nei 110 ostacoli. Il grande rinnovamento della nostra cultura sportiva, dicevo, è avvenuto nel dopoguerra quando gente come Gianni Brera si è messa a studiare l'atletica. Ha stabilito, subito, che per vincere non basta un cuore da lanciare. Ci vuole anche il cervello… L'atletica è bella in televisione perché ti fanno vedere e capire tutto, perché tra una gara sui cento e una sui quattrocento, ti fa vedere il salto con l'asta. La più fantascientifica delle specialità atletiche. Il saltatore con l'asta è come un alchimista. Deve saper amalgamare disparati elementi. Deve essere veloce nella rincorsa come un velocista, forte come un lottatore, agile come un acrobata, ispirato come un cantautore quando si gira in aria (a 5,80 di altezza il russo Yegorov, mercoledì sera) per effettuare il suo «valicamento». Ma certo se sei allo stadio (sono indeciso, come vedete, nelle mie preferenze) puoi ammirare e incoraggiare da vicino la giamaicana Merlene Ottey tutta vestita di giallo, che corre i cento metri in 10.87. Vive a Roma da un anno, la Ottey, e il pubblico romano la ama, l'ha già adottata, un pubblico che è andato a vederla – ed a sostenere – all'Olimpico e che ha rinunciato alla visione delle gambe – non meno lunghe, non meno illustri – della Parietti, che si esibiva nel frattempo su Raitre… Quanti keniani, quanti africani nell'atletica internazionale. A Tokyo per i prossimi mondiali avremo «Antibo contro l'Africa», è stato detto. «Quid novi ex Africa», si chiedevano gli antichi, saggiamente. Che cosa sta per arrivare di nuovo, dall'Africa? Una riunione di atletica può servire anche a questo. A rammentarci, senza risvegliare in noi indebite ostilità, che l'Africa è vicina. Ѐ veloce, velocissima. Se non è cultura, questa.

Qualcuno mise da parte l'articolo e lo fece stampare sul numero agosto/settembre 1991, anno 58, della rivista «Atletica».          

Ultimo aggiornamento Giovedì 15 Aprile 2021 16:24
 
Ma come era l'atletica quasi settant'anni fa? Asterischi riemersi dal 1952 (1) PDF Stampa E-mail
Venerdì 09 Aprile 2021 07:37

La nostra redazione è stata tempestata di telefonate negli ultimi giorni, non siamo riusciti a tenerci dietro. Il tutto innestato da un paio di articoli che hanno preso l'abbrivio dalla recente scomparsa di Aldo Bonfadini, un bravo atleta - mezzofondista - che gravitò alla corte bresciana di Sandro Calvesi e della Atletica Brescia1950. Ovviamente le telefonate trasmettevano inflessioni di dialetto di quelle parti: Te ricordet? Te set desmentegat el gnaro...chel sì che l'era fort... Libera interpretazione molto approssimativa di dialetto bresciano che farà inorridire il nostro amico Egidio Bonomi scrittore di commedie e di libri nella lingua autoctona tanto cara ad Angelo Canossi «il poeta della brescianità». Il nostro diligente redattore si è appuntato un po' di queste sollecitazioni e adesso cercherà di trasferirle in qualche annotazione.

Campionati studenteschi - Parecchi i ricordi e tanti i rimpianti per questa che - adesso è il redattore che scrive - è stata, di gran lunga, la più bella manifestazione di sport giovanile che sia stata realizzata nel nostro Paese. I Campionati studenteschi nacquero nel 1950: il 21 ottobre il ministro Guido Gonella rese note le direttive per l'educazione fisico-sportiva per i giovani. Al tempo stesso il sottosegretario alla Pubblica Istruzione, sen. Carlo Vischia, inviò la Circolare  con le modalità dei programmi. I Campionati iniziarono nella primavera del 1951 con la corsa campestre. A Brescia vinse, lo abbiamo già ricordato, Augusto Paterlini. Altrove, dai ragazzini di quella nidiata che vinsero le loro prove ai Campionati provinciali, possiamo estrarre i nomi di Attilio Bravi, cuneese, salto in lungo; Guido De Murtas, bolognese, e Giovanni Ghiselli, novarese, velocisti che in due-tre stagioni sarebbero saliti ai vertici dello sprint italiano; a Pescara,  la campestre e i 1000 metri li vinse Ivo Palleri, che negli anni '90 sarà presidente del Comitato abruzzese della F.I.D.A.L.. Questo per dire di alcuni che hanno lasciato traccia nel nostro sport.

Le finali provinciali erano davvero eventi «globali»: spalti gremiti, tifo alle stelle, i ragazzi e le ragazze (che non gareggiavano ancora) organizzavano il supporto ai compagni impegnati. Era vero sport studentesco, e lì si costruì l'impalcatura dello sport italiano per almeno due decenni. Il 1952 ribadisce la felice scelta. Citazioni: De Murtas fa il bis sugli 80 metri a Bologna; Augusto Paterlini si riprende il titolo di cross; a Cremona, un ragazzino quindicenne salta 1,60 in alto, di nome fa Daniele Parolini, giocherà a calcio, rimarrà nella vulgata popolare come primo moroso di Mina, sì lei, quella di «Il cielo in una stanza» (opera di un altro grande, Gino Paoli), sarà per tre decenni giornalista al «Corriere della Sera»; Attilio Bravi si conferma; altro lunghista a Livorno, Luigi Ulivelli; e a Macerata? un tale di nome Romano Tordelli, poi tecnico di mezzofondo e fondo per tutta la vita: due successi, il cross e i 1000 metri; è Milano che ci offre la «chicca» di uno dei nomi più belli dell'atletica italiana di sempre: Alfredo Rizzo, anche lui stessa doppietta, sarà davvero un «King» del mezzofondo; Modena non sa ancora che un giorno il ragazzo che vinse le due prove di mezzofondo avrà la gioia e l'onore di aver allenato due campioni olimpici di maratona, il suo nome Luciano Gigliotti, i due olimpionici se non li sapete non siete degni di entrare in questo sito; il velocista Ghiselli a Novara si tien stretto il suo alloro di sprinter; a Roma, Enrico Spinozzi par essere buon lunghista ma negli anni a venire sceglierà la strada del mezzofondo; a Savona, con un normale 1,65, iscrive il suo nome Gianmario Roveraro, di Albenga, il primo italiano a superare i due metri; a Varese due nomi: Luigi Gnocchi, che si diletta di salto in alto, poi ottimo velocista, e un lunghista che aveva dei grandi mezzi, Valerio Colatore.

Le mani in tasca - Le proprie, non quelle degli altri. Sentite questa da un giornale bresciano, oggetto l'assemblea dell'Atletica Brescia:«...si iniziava la raccolta delle adesioni. Ciò che veramente piacque fu lo slancio degli atleti, Turcato ed Imbasciati in testa, nel depositare la quota annuale». La presenza degli atleti negli organi rappresentativi vien fatta passare come conquista «democratica» moderna. Beceri modernisti arrossite: nel Consiglio dell'Atletica Brescia 1952 era prevista la figura dei rappresentanti degli atleti, furono Gabre Gabric per le donne, Gino Paterlini per i maschi. C'era anche un giornalista in quel Consiglio: Elio Sangiorgi, responsabile della cronaca sportiva al «Giornale di Brescia», chi lo ha conosciuto ne conserva l'immagine di un gentleman.

Stampa e atletica - Parlando di giornalisti. Scavando nelle classifiche delle corse campestri  bresciane di quell'anno, abbiamo rintracciato un nome, noto sulla piazza: quello di Ubaldo Mutti. Agli inizi degli anni '60, Mutti, insieme ad altro giornalista locale, Giuseppe Valgoglio, diede alle stampe una serie di pubblicazioni sotto il titolo di «Collana Sportiva Bresciana» che avrebbe dovuto comprendere tutti gli sport. I volumetti uscirono come supplemento del periodico «L' Eco di Brescia», che fu pubblicato fra il dicembre 1960 e il giugno 1965, pubblicazione che dedicava parecchio spazio allo sport. Ne abbiamo rintracciati sul calcio, specialmente sulle storia delle amate «rondinelle», sul ciclismo,  e qualche altra disciplina. Abbiamo rintracciato articoli di atletica firmati da Die Nalli, che spese poi tutta la sua vita professionale al «Giornale di Brescia» come cronista di nera. Subito dopo la guerra partecipò con altri amici alla fondazione e redazione di «Brescia Sportiva», da ottobre 1945 a luglio 1947.

Finlandesi e torinesi - In una articolessa precedente ci eravamo salutati con lunghi lanci di dardo ad opera di ospiti finlandesi in terra bresciana (era d'ottobre). Altri finnici, senza copricapi cornuti per fortuna, avevano bighellonato in altre città d'Italia il mese avanti. A Torino 18 settembre, salto in lungo, una delle più belle gare disputate in Italia fino a quel momento per quantità di misure, per i valori di allora: vinse l'insegnante di educazione fisica Jorma Valtonen (7,12), poi in fila Ardizzone (6,98), Bravi (6,91, quattro giorni prima aveva saltato 7,14, miglior prestazione italiana dell'anno, aveva 16 anni...), Nai Oleari (6,90), e....Lui, Primo Nebiolo, allora CUS Torino, con 6.79, che resterà scolpito come suo primato personale per sempre. Dietro Colatorre, 6,62. Nebiolo ebbe la sua miglior stagione: 6,78 anche a Genova (29 giugno) dietro al ragazzino Bravi (6,91), e altre gare finite fra 6,60 e 6,70. Avete fatto caso ai baby atleti del Campionati studenteschi? Ma ce ne fu un altro quel giorno: Giovanni Ghiselli secondo solo al toscano Lucio Sangermano, 11" netti primato personale stagionale. Poi finnici a Roma, mentre noi esibiamo Chiesa (4,15 con l'asta), Consolini (53,54), Carlo Vittori terzo nei 100, tutti 11" netti, lui, Sangermano e Montanari.

Le «Popolari» della rosea Gazzetta -  Quando c'era qualcosa d'altro oltre al «Giro», alle paginate di golf e di vela per accontentare gli amici degli amici. Questa iniziativa fu per molti anni una fucina di futuri ottimi atleti. Curiosiamo in questo 1952. Quattro le discipline: 100 metri, salto in alto, Sfera d'argento (lancio del peso) e Giro del Campanile (corsa fra strada e campi di 2500 metri),  un po' di fantasia anche nelle denominazioni. Quattro semifinali: Milano, Padova, Firenze e Potenza. Luigi Gnocchi, tornato velocista, vinse i 100; i due fiorentini allo spasimo, 11"4, sia per Giampaolo Matteuzzi che per Piero Massai, del quale gia' si disse in una precedente stesura. Dovette attraversare il Tirreno il quarto del Giro del Campanile, veniva di Sardìnnia, era uno scricciolo: di nome faceva Antonio, di cognome Ambu. E sarà quarto anche a Milano nella finale (28 settembre), 'sto omarino riscriverà interi capitoli del fondismo italico dal cross alla maratona e su tutte le discipline lunghe della pista. Tutti lo conoscevano come «il tamburino sardo», non molto originale ma gli rimase incollato per tutta la carriera. Gnocchi, Matteuzzi e Massai, nell'ordine nello sprint: gerarchia di valori rispettata.

Se per caso pensate che non abbiamo più nulla da raccontarvi, vi sbagliate.

Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Aprile 2021 20:37
 
Trekkenfild n. 92: se questa è l'attualità, a' ridatece la nostra piccola nicchia PDF Stampa E-mail
Giovedì 08 Aprile 2021 07:40

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La segnalazione che normalmente facciamo, ormai da qualche anno, della pubblicazione online «Trekkenfild» vuol essere una parentesi fra la nostra vocazione alla ricerca del passato e l'attualità. Due ottiche completamente diverse, come è evidente a chiunque. Noi (pochi) ci divertiamo a fare il nostro, loro (pochissimi, due) si divertono a fare il loro. Abbiamo fatto un piccolo accordo in questo senso. L'unica differenza, diremmo sostanziale, è che noi su questo spazio pubblichiamo per intero i loro contenuti; loro mettono solamente un richiamo per ricordare che esiste l'Archivio Storico dell'Atletica Italiana «Bruno Bonomelli». Che sia chiaro, anzi chiarissimo: a noi va bene così. Ma è altrettanto evidente che «Trekkenfild» esprime le sue opinioni, commenta, polemizza. Nel riportarlo sul nostro sito, noi non lo facciamo nostro, ci limitiamo a segnalarlo. E al nostro interno c'è chi è in sintonia con Daniele Perboni e Walter Brambilla, e chi no. Normale lettura di un giornale, di una rivista. Alla base c'è stima reciproca per il lavoro che entrambi facciamo.

Tutto questo per dire che...per dire che siamo molto contenti di non doverci occupare di attualità. E non spenderemo una parola in più, se non per dire che noi stiamo dalla parte delle persone per bene, che non raccontano bugie, che sono state oltraggiate, vivisezionate, umiliate, calpestate. Due sono nostri apprezzatissimi soci e rispondono ai nomi di Giuseppe Fischetto e Rita Bottiglieri, il terzo è Pier Luigi Fiorella. Niente altro.

L'attualità si chiama anche cross, del Campaccio, dei Cinque Mulini, eventi che tengono in piedi una tradizione e una nobiltà, che forse questo Circo Barnum montato per interessi che facciamo fatica a comprendere (oppure comprendiamo benissimo?) non merita. Sarebbe meglio che ci si occupasse di loro. Mentre noi ci occupiamo di ricordare brevemente una persona dell'atletica scomparsa nel silenzio più assordante: Vittorio Muttoni, che ha attraversato alcuni decenni di atletica italiana e mondiale con la sua macchina fotografica. Di mestiere non faceva il fotografo, si doveva destreggiare a leggere e certificare bilanci aziendali a livello mondiale. Poi, chiuso l'ufficio, lo trovavi un po' ovunque dove si faceva il nostro sport. A spese sue, e a volte veniva trattato anche male da ottusi organizzatori. Spesso, e giustamente, si lamentava delle condizioni di lavoro - in verità non sempre buone -, quasi regolarmente ci annunciava che «fammi avere l'accredito stavolta, ma dopo questo campionato, mollo tutto», ma sapevamo che non era vero...E quando ha mollato tutto per davvero non lo ha fatto sapere a nessuno. Tanto che nessuno se ne è accorto. Walter Brambilla su «Trekk» gli dedica un bel ricordo.

Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Aprile 2021 07:21
 
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