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Gli asterischi son come le ciliege...ne proponiamo uno nuovo su Renato Magini PDF Stampa E-mail
Mercoledì 08 Giugno 2022 10:00

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Castelgandolfo, 23 ottobre 1948: quel giorno Beppone Tosi, Renato Magini, Adolfo Consolini e Bevis Reid (nell'ordine da sinistra) furono ricevuti in udienza da Papa Pacelli Pio XII (la foto è riprodotta dal libro di Marco Martini «I campioni della simpatia»)

Visto il prezzo attuale delle ciliege, prevediamo un rapido tramonto del detto che «una tira l'altra». Invece i nostri asterischi di ieri han prodotto una nuova occasione per presentare ai nostri lettori un personaggio non secondario nel racconto dell'atletica italiana. Un lettore ci ha scritto poche righe per dirci che, nel contesto del ricordo di Ferruccio Porta, abbiamo citato un nome che a Roma ebbe un ruolo primario nel nostro sport. Si tratta di Renato Magini...Magini? Magini? Lampadina: ne parlò diffusamente Marco Martini in quel suo stupendo lavoro intitolato «I campioni della simpatia», la miglior narrazione che sia stata fatta, senza inutile retorica, dei due omoni che hanno ispirato alcuni decenni di lancio del disco, con gli esiti che dovrebbero essere noti: Adolfo Consolini e Giuseppe Tosi, Dolfo e Beppone. Proprio vero: dalla pagina 26 alla 29, Marco ci raccontò Renato Magini. E alle parole del nostro indimenticabile amico affidiamo la presentazione di questo signore che, insieme a Porta e pochi altri, fece parte della Commissione Sportiva che gestì i Giochi Olimpici Roma '60.

"Il coach di Tosi fu da inizio carriera sino alla fine, al contrario di Consolini che per alcuni periodi non potè godere dell'assistenza di Bovi, Renato Magini che lo notò mentre era impegnato a giocare a pallacanestro e volle fargli provarele pedane di atletica. Nato nel 1909 a Roma e cresciuto con la passione per l'atletica leggera, ottenne il tesserino di istruttore FIDAL nel 1940, ma era già quotato e apprezzatonell'ambiente, e nel 1939 era stato scelto come coach di atleticanella prestigiosa e ricca Società Sportiva Parioli (a metà anno 1941, dopo la morte del figlio del Duce, che ne era stato presidente, mutò nome in S.S. Bruno Mussolini). Gli furono affidati anche atleti del nostro Paese residenti in comunità italiane all'estero, nei periodi in cui soggiornavano e gareggiavano in Italia (per partecipare a manifestazioni alle qualiil Fascismo annetteva grande importanza come i Littoriali), e i corazzieri. L'ultimo corazziere di valore da lui avviato all'atletica, nella seconda metà degli anni Cinquanta, fu il lanciatore di peso Primo Vanzino. Alla parioli, società in espansione fu affiancato nel 1941 da Salvatore Gallo, e nel 1942 da Ezio Bresciani, ma poi il sodalizio per cause belliche, sisciolse. Negli anni Quaranta Magini allenò anche il forte ostacolista Giorgio Marani, portandolo alla medaglia di bronzo nei 110m ostacoli agli Assoluti 1945, ma nella seconda metà della sua carriera agonistica, Marani fu seguito da un altro coach. 

"Il rapporto con Tosi non cessò invece mai, e nel 1946 si ricostituì nella neonata società dell'Esperia, che dal 1946 si fuse con l'Asteria Sporting Club. In questo club, che cessò di vivere alla fine della stagione 947, Renato non fu solo allenatore, ma dirigente e promotore: in una parola, ne era il factotum, anche perché nel dopo-guerra non bisognava solo inserirsi in un sistma organizzativo già oliato ed efficiente come quallo fascista, ma bisognava rimboccarsi e maniche e ripartire da zero. Magini divenne, e ne rimase a lungo, direttore dello stadio delle Terme, all'epoca impianto sportivo che era il centro pulsante di tutta l'attività atletica della capitale. Nel 1944-45 risultò utilissimo anche agli Alleati, collaborando all'organizzazione delle manifestazioni di atletica per le loro truppe, che le autorità militari delle forze interalleate di stanza in Italia vollero fa disputare per alleviare il peso delle fatiche belliche. In quel frangente Magini migliorò assai la sua conoscenza della lingua inglese, e si avvalse di ciò nel 1948, quando divenne il coach di un'ottima atleta inglese temporaneamente residente a Roma, l'eclettica Bevis Reid. La Reid, cattolica, aveva già soggiornato in Italia (a Venezia) prima della guerra per motivi di studio. Nel 1948 aveva ormai 29 anni, e fu ottava nel peso e quattordicesima nel disco ai Giochi Olimpici di Londra. Renato la seguì anche in Inghilterra nel periodo pre-olimpico, però raccontò poi che durante le gare si era volutamente astenuto dal fornirle consigli per correttezza verso L'Italia, impegnata in quelle gare con Amelia Piccinini (peso) e Edera Cordiale (disco). All'avanguardia tecnica, Renato tentò di applicare alla semplice traslocazione di Bevis Reid nel getto del peso, quei principi nati oltre oceano che stavano introducendo il tentativo di sfruttare maggiormente lo spazio della pedana, e che furono poi sviluppati a pieno e codificati da Parry O'Brien con la partenza spalle alla direzione di lancio. Da questo rapporto con la Reid, nacque un dialogo con le figlie di Albione che portò ad una tournée italiana delle atlete inglesi nel 1949.

"Ottenuta nel frattempo la qua;lifica di allenatore FIDAL, Magini fondò un altro club di atletica, l'Olimpia, e divenne direttore tecnico e dirigente della Polisportica ACLI. Ma la sua esperienza più singolare fu quella, a partire dal 1949, di insegnante di educazione fisica al Centro Sperimentale di Cinematografia, con sede a Cinecittà. Tra i suoi allievi Domenico Modugno, Antonio Cifariello e Rossana Podestà.  Come allenatore, oltre che nell'ambito dell'atletica leggera, operò nel pentathlon moderno, fino al 1968. Curò anche una scuola estiva di atletica alle Terme nell'immediato dopo-guerra, tenne corsi per nuovi giovani allenatori, si dedicò alla promozione dell'attività studentesca. Delle sue capacità di gestione degli impianti sportivi, così a lungo esercitata alle Terme, si avvalsero i Comitati organizzatori dei Giochi Olimpici, sia quelli invernali di Cortina d'Ampezzo 1956, sia di quelli estivi di Roma 1960. In quest'ultima occasione, nominato direttore dello stadio Olimpico, lavorò insieme a Beppone Tosi che, terminate le carriere di discobolo e corazziere, era stato assunto al CONI nel settore impianti sportivi. Il sodalizio con Tosi andava oltre l'impegno tecnico, e spesso Beppone trascorreva piacevoli ore a casa di Magini.

"Renato Magini, persona molto riservata il cui valore fu comunque riconosciuto con il titolo di Cavaliere della Repubblica, si spense a Roma nel giugno del 1971".

Note a margine - I primi allenatori italiani - "Su proposta dell'apposita Commissione viene deciso di rilasciare la tessera di allenatore al seguente gruppo di persone (...) Detti allenatori sono pregati di inviare alla Segreteria Federale in Roma una fotografia e la quota di L. 50 per il rilascio della tessera". Così recita una noticina a pagina 5 del numero 7, luglio 1947, del bollettino della Federazione, titolata «Inquadramento allenatori primo elenco». E in quell'elenco, non molto affollato, troviamo il nome di Renato Magini, accanto a quelli di Lauro Bononcini, Alessandro Calvesi, Giacomo Carlini, Giuseppe Cuccotti, Luigi Facelli, Giovanni Garaventa, Armando Poggioli, Elio Ragni, e una decina di altri. Il primo nucleo di tecnici che potevano fregiarsi del titolo di «allenatori».

Bevis Maria Anael Reid, sposata Shergold, londinese, nata il 13 giugno 1919, deceduta il 7 luglio 1997. Prese parte ai primi Campionati d'Europa per le atlete, a Vienna nel 1938; fu quinta nel getto del peso (12.10) e ottava nel disco (34.19). Dei Giochi Olimpici Londra 1948 parla Martini nel suo scritto. Chiuse la carriera atletica con misure molto degne per il suo tempo: 13.25 (peso) e 39.88 (disco). Ma c'è un aspetto della vita della signora Reid - Shergold davvero singolare: lavorò per il servzio segreto britannico durante la seconda guerra mondiale e fu la prima donna del Regno Unito impegnata nell'intelligence in missioni all'estero. L'anno dopo i Giochi di Londra si maritò con un dirigente del British Intelligence (il famoso M16, quello degli spioni, per intenderci, il SIS, reso famoso dai film di James Bond 007) mister Harold "Shergy" Shergold, specialista di «affari» spionistici sovietici e polacchi. Fu lui, insieme ad altri del servizio intellingence britannico, che controllò, diciamo una specie di supervisore, Oleg Penkowski, colonnello del GRU sovietico, il servizio segreto, che fece il doppiogioco a favore di Stati Uniti e Gran Bretagna, col nome in codice «Hero», eroe. Una delle più famose spie della Guerra Fredda. Fu Penkoski che informò gli occidentali delle installazioni missilistiche sovietiche a Cuba. Arrestato in Unione Sovietica proprio nel 1962, anno cruciale della crisi cubana, fu giustiziato l'anno successivo. Miss Bevis-Shergold visse alcuni anni in Germania; il marito Harold morì nel dicembre del 2000. 

Ultimo aggiornamento Sabato 11 Giugno 2022 08:31
 
Qualche asterisco in aggiunta, per confermare, integrare, arricchire, dove serve PDF Stampa E-mail
Lunedì 06 Giugno 2022 10:00

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Semana Universitaria F.I.S.U. - Ahi, ahi, ahi, signor Giuliano. È chiaro, lo hai confessato: avevi occhi solamente per la bella señorita Maria del Carmen, e così ti è sfuggito che sulla pista dello stadio de Anoeta, a San Sebastián, c'erano anche delle avvenenti signorine italiane, e che facevano pure le gare previste dal programma della rassegna mondiale universitaria. Sei ampiamente assolto. Da parte nostra, solo per completezza e per non lasciare nulla in sospeso nei confronti di quelli che ci leggono (parliamo della tua noticina su FB nella quale confessavi di non ricordare le gare femminili e i successi italiani in quella occasione) confermiamo quanto scritto in un articoletto: la partecipazione di cinque signorine che raccolsero quattro medaglie d'oro, tre firmate Giusy Leone. A proposito della quale vogliamo aggiungere una nostra solida convinzione (condivisa anche da altri, per fortuna, e che crediamo comunque di aver già espresso): è stata la più grande velocista italiana di ogni tempo. Con grande rispetto per tutte le altre, di ieri, di oggi, non possiamo ipotecare il domani.

Ma abbiamo fatto di più: abbiamo raccolto le «prove». Grazie a due amici spagnoli, uno basco, Juan Mari Iriondo, e uno catalano, Carlos Fernández Canet, abbiamo ora ritagli del giornale «La Voz de España» che pubblicò ampi servizi ogni giorno. La qualità è quella che è dopo sessantasette anni, ma siamo in grado di trascrivere un brano della cronaca:"Gran exibición de la italiana Leone en la final de 100 metros lisos. Ganò con rotunda facilidad y sin que parece correr. Sus adversarias se vieron batidas por el impecable y elegante estilo de esta italiana que ni en pleno esfuerzo pierde su feminidad. Su éxito fué jubilosamente ecogido, puesto que ha sido una de las figuras de la competición". Siamo certi che, pur nel poco tempo a disposizione, Carmencita ha insegnato a Giuliano un po' di lingua castellana.

Se non bastassero la documentata compilazione di Raul Leoni - uno dei pochi che ha dedicato tempo e ricerche alle Universiadi in tutte le sue declinazioni che tanto stettero nel cuore di Primo Nebiolo -  e gli articoli del giornale basco, abbiamo anche trovato pallida traccia nel numero 22 della rivista federale «Atletica» datato 24 agosto 1955. A pagina 2, sotto il titolo generale «Attività delle rappresentative italiane all'estero», alla voce «A San Sebastiano» leggiamo:"Sette titoli sono stati conquistati dai nostri atleti. All'ordine del giorno la Leone, tre volte titolata nei 100 (12" netti), nei 200 (24"8 primato italiano) e nella staffetta 4 per 100 in 49" , con Costantino, Cecchi, Greppi e Leone. Altri vincitori sono stati il giovane Roveraro con 1,90 nell'alto, Nardelli con 15"4 nei 110 ost., la Greppi (11"5 negli 80 ost.) e Ballotta, finalmente tornato alle gare con 3.80 nell'asta". A proposito di Nardelli, Leoni, nel suo libro, dà un 15"2, sul giornale ci pare di leggere un 15"4 per tutti e tre i primi classificati.

Nel tentativo di ingrandire per leggere qualcosa su queste pagine sbiadite, ha attirato la nostra attenzione una foto sulla edizione del 15 agosto: un passaggio dei 1500 metri. Saremmo pronti a giocare qualche euro che l'atleta con la maglietta bianca con il numero che potrebbe essere 190 è proprio il nostro amico Giuliano Gelmi. Facciamolo dire a lui, girandogli la foto (che intanto pubblichiamo qui sotto). Il giovanotto sul cui petto spicca un 5 che la didascalia ci dice essere 25 è il britannico John Evans che vincerà in 3'51"9, con due connazionali a completare il podio.

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* Ferruccio Porta - In una delle foto che abbiamo pubblicato qualche giorno fa a corredo di questa manifestazione universitaria, il nostro socio Frasca ha riconosciuto il dirigente Ferruccio Porta. Un lettore ci ha segnalato qualche altro dato: questo signore ebbe ruoli importanti nelle strutture tecniche di Giochi Olimpici di Roma '60. Fu componente del Comitato Sportivo, organismo a stretto contatto con la Federazione internazionale. Era composto dal presidente della Federazione, Gaetano Simoni, dai dirigenti federali Giovanni Guabello e Ottaviano Massimi, e quindi da Giovanni Diamanti, Sisto Favre, Gabre Calvesi, Renato Magini e appunto Ferruccio Porta. Il quale faceva anche parte del panel dei giudici internazionali di marcia, insieme agli altri italiani Giorgio Oberweger, Attilio Bollini e Attilio Callegari, oltre agli altri stranieri. Porta ricoprì anche il ruolo di Giudice Arbitro delle gare su strada, marcia e maratona.

Ultimo aggiornamento Martedì 07 Giugno 2022 09:27
 
Semana Universitaria a San Sebastián 1955: la Giusy fa la parte del Leone (2) PDF Stampa E-mail
Giovedì 02 Giugno 2022 09:00

Non da meno - rispetto ai maschietti, intendiamo - furono le nostre ragazze universitarie alla rassegna mondiale che, nel mese di agosto del 1955, le portò a competere sulla pista dello stadio di Anoeta, nella città di San Sebastiàn. Anzi, addirittura fecero meglio: cinque partecipanti, quattro vittorie! Scarsina la partecipazione, tutte atlete di Paesi europei, tranne una israeliana, Edna Medalia, presente nel giavellotto. L'Italia ebbe in Giuseppina Leone il punto di forza. La velocista torinese aveva già partecipato ad una edizione dei Giochi Olimpici - Helsinki 1952 - e a un Campionato d'Europa - Berna 1954 - nel quale aveva fatto ottima figura: quarta nei 100 metri e terza nella staffetta 4x100, con  Maria Musso, Letizia Bertoni e Milena Greppi. Nella competizione universitaria la velocista torinese non ebbe rivali che potessero minimamente impensierirla: dominò 100 e 200 metri e, insieme a Costantino, Cecchi e Greppi, nella 4x100, portò a tre i suoi ori. Il quarto venne dall'ostacolista milanese Milena Greppi, cognome blasonato di una nobile famiglia in Lombardia, i Greppi di Bussero, che vennero insegniti del titolo nobiliare dall' imperatrice Maria Teresa d'Austria. È deceduta nel dicembre 2016, all'età di ottantasette anni.

Giusy Leone e Milena Greppi furono protagoniste dei Campionati italiani all'Arena Civica di Milano i primi giorni d'ottobre del 1955: la torinese vinse 100, precedendo proprio Milena, 200 metri e la 4x100 con le sue compagne  del FIAT Torino; la milanese vinse gli 80 metri ad ostacoli, rintuzzando la veemente Maria Musso, 11.3 per entrambe, primato italiano eguagliato.

Di seguito il quadro completo della partecipazione italiana nella rassegna universitaria:

100 metri: Prima batteria: 1. Giuseppina Leone (FIAT Torino) 12.3, 5. Luciana Cecchi (CUS Roma) 13.5; Finale: 1. Leone 12.0.

200 metri: Prima batteria: 3. Angiolina Costantino (Augusta Bra) 27.4; Seconda batteria: 1. Leone 25.9; Finale: 1. Leone 24.8, 4. Costantino 26.7.

80 metri ostacoli: Finale: 1. Milena Greppi (Sport Club Bergamo) 11.5.

Salto in lungo: Finale: 6. Greppi 5.25, 8. Franca Peggiorin (CUS Padova) 5.00.

Staffetta 4x100: Finale: 1. Italia (Costantino, Leone, Cecchi, Greppi) 49.0

Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Giugno 2022 18:08
 
Semana Universitaria a San Sebastián 1955: Nardelli, Roveraro, Ballotta cum laude PDF Stampa E-mail
Mercoledì 01 Giugno 2022 00:00

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Partiamo col dire che il nostro socio Augusto Frasca ha individuato un altro personaggio nella foto della squadra italiana in posa sulla scalinata del convento dove alloggiava, foto che ci ha fatto pervenire Giuliano Gelmi e che abbiamo pubblicato qualche giorno fa (chi vuole se la vada a vedere). È il signore con baffi e occhiali, in piedi, l'ultimo a destra: risponde al nome di Ferruccio Porta, che fu dirigente in vari ruoli nelle strutture della Federazione, e, se ricordiamo bene, anche giudice di marcia. Se qualcun altro dovesse riconoscere persone nelle foto «vintage» che pubblichiamo, non esiti a farcelo sapere. Nella foto che pubblichiamo oggi (sempre grazie all'archivio personale dell'amico Giuliano) gli atleti schierati per la finale degli 800 metri: Gelmi è il terzo, Tagliapietra il sesto, contando da sinistra. Il vincitore, il tedesco Olaf Lawrenz, ha il pettorale numero 17.

Il bell'articolo scritto da Giuliano Gelmi ci ha ricordato la partecipazione della squadra italiana formata da universitari alla «Semana F.I.S.U.», rassegna che radunava atleti di un certo numero di nazioni sotto l'egida della Fédération Internationale des Sports Universitaires. manifestazione che già due anni più tardi - 1957 - avrebbe mutato nome in Universiade. Nel 1955 i goliardi si ritrovarono a San Sebastián, nel Paese Basco della Spagna. Gelmi ci ha racconato il «vissuto», noi adesso ci limitiamo a leggere fra i risultati. Utilizziamo, a questo scopo, una pubblicazione in due volumetti curati, ormai parecchi anni fa, da Raul Leoni e Alessandro Bianco, ed essendo a quel tempo i due autori soci nostri sulle copertine faceva bella mostra il logo A.S.A.I.

Le gare si tennero dall'11 al 14 di agosto nella struttura del vecchio Estadio Municipal de Anoeta. Erano presenti Belgio, Repubblica Federale di Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Giappone, Stati Uniti, Giamaica, Svizzera, Austria, Portogallo, Spagna, Olanda, Israele, Egitto, Korea, Sudafrica, Nuova Zelanda, Sierra Leone. Passiamo in rassegna le discipline con presenza di atleti italiani (di ognuno indichiamo anche la località di nascita e la società di appartenenza in quell'anno, evitando di ripetere gli stessi dati).

metri 100 - Seconda batteria: 1. Mario Colarossi (nato a Tripoli, quell'anno vestiva i colori del Calzaturificio Diana Piacenza) 11.2; quinta batteria: 1. Sergio D'Asnasch (La Spezia, Riccardi Milano) 11.2; prima semifinale: 3. Colarossi 11.1; seconda semifinale: 3. D'Asnasch 11.0; finale: 4. D'Asnasch 11.2, 5. Colarossi 11.2.

metri 200 - Terza batteria: 2. Wolfango Montanari (Terni, Lavoratori Terni) 27.5; quinta batteria: 2. Colarossi 22.8; sesta batteria: 2. D'Asnasch 22.5; prima semifinale: 3. D'Asnasch 22.6, 6. Colarossi 22.8; seconda semifinale: Montanari non partitofinale: 5. D'Asnasch 22.3.

metri 400 - Prima batteria: 3. Mario Paoletti (Roma, A.S. Roma) 51.0; terza batteria: 2. Enrico Archilli (Firenze, Atletica Firenze) 50.7; prima semifinale: 3. Archilli 49.9; seconda semifinale: 4. Paoletti 50.8; finale: 6. Archilli 49.9.

metri 800 - Prima batteria: 6. Angelo Tagliapietra (Sona-VR, ATA Battisti Trento) 1:59.5; seconda batteria: 6. Giuliano Gelmi (Leffe-BG, CUS Pavia) 1:58.4; finale: 7. Gelmi senza tempo, 11. Tagliapietra senza tempo.

metri 1500 - Finale: 9. Giuliano Gelmi senza tempo; 11. Angelo Tagliapietra senza tempo.

metri 110 ostacoli Seconda batteria: 3. Valerio Colatore (Vergiate-VA, Gruppo Sportivo Gallaratese) 15.9; Quarta batteria: 1. Ezio Nardelli (Trento, ATA Battisti Trento) 15.1; Finale: 1. Nardelli 15.2.

metri 400 ostacoli Prima batteria: 1. Franco Fantuzzi (Gorizia, Lane Rossi Schio) 54.2; Seconda batteria: 1. Giovanni Bonanno (Messina, Maurolico Messina) 55.8; Finale: 2. Fantuzzi 53.9; 4. Bonanno 55.6.

Salto in alto -  Finale: 1. Gianmario Roveraro (Albenga-SV, Atletica Albenganese) 1.90.

Salto con l'asta - Finale: 1. Edmondo Ballotta (Caorso-PC, Calzaturificio Diana Piacenza) 3.80.

Salto in lungo - qualificazione: Valerio Colatore 7.16, Franco Canattieri (Calestano-PR, Calzaturificio Diana Piacenza) 6.90; Finale: 4. Colatore 7.16, 6. Canattieri 7.03.

Salto triplo - qualificazione: Antonio Trogu (Cagliari, FIAT Torino) 14.13; Finale: 3. Trogu 14.96.

Getto del peso - qualificazione: Piero Monguzzi (Monza, Riccardi Milano) 13.74; Finale: 3. Monguzzi 13.74.

Lancio del martello - qualificazione: Corrado Laliscia (Terni, Lavoratori Terni) 41.37, settima misura, fuori dalla finale.

Tiro del giavellotto - qualificazione: Gianluigi Farina (Palermo, AAA Genova) 57.64, Giovanni Lievore (Carrè-VI, Lane Rossi Schio) 54.07, settima misura, fuori dalla finale, Claudio Riccardi (Torino, CUS Torino) 53.39. Finale: 3. Farina 62.12.

Pentathlon (lungo-giavellotto-200 metri-disco-1500 metri) - 9. Claudio Riccardi (5.55-50.62-25.7-25.38-non partito) punti 2.322, 11. Colatore (6.97-42.25-23.7-28.07- non partito) punti 2.150.

Staffetta 4x100 - Prima batteria: 1. Italia (Colarossi, D'Asnasch, Angelo De Fraia (Iglesias, Monteponi Iglesias), Franco Panizza (Genova, A.S. Roma)) 43.9; Finale: 2. Italia (stessa formazione) 43.1.

Staffetta 4x400 - Finale: 3. Italia (Archilli, Bonanno, Paoletti, Fantuzzi) 3:20.5.

Staffetta 4x800+400+200+100 - 5. Italia (Tagliapietra, Bonanno, D'Asnasch, Panizza) 3:22.9.

Notarelle a margine

* Olaf Lawrenz, vincitore degli 800 metri, aveva corso la stessa distanza l'anno prima ai Campionati d'Europa a Berna. Vinse la prima batteria (1:52.0) ma non ce la fece a superare la semifinale (settimo, 1:51.4). Dotato di un gran fisico, correva sempre con gli occhiali. Docente di fisiologia e biologia. Lawrenz, nato nel 1931, è morto il 4 luglio 2021, avendo compiuto novanta anni poche settimane prima.

* Tomás Barris, classe 1930, catalano di Barcellona, personaggio vitalissimo, il miglior corridore di mezzofondo spagnolo, fra gli anni '50 e '60. Nei 1500 metri a San Sebastián si classificò quarto dopo tre britannici. Fu incoraggiato e aiutato finanziariamente da Juan Antonio Samaranch, futuro presidente del Comitato olimpico internazionale, suo grande amico per tutta la vita. Tanto che, alcuni anni fa, alla presentazione del libro sulla sua carriera, scritto da due statistici spagnoli, Ignacio Mansilla e José Luis Hernández, nella sede del Museo Olimpico y del Deporte voluto da Samaranch a fianco dello Stadio Olimpico di Montjuic, l'anziano dirigente tenne una commossa prolusione per il suo amico Tomás. Samarach mancò pochi mesi dopo. Barris mantiene vivo e attualizzato un suo sito web, per chi volesse visitarlo questo è il link http://www.barris.org

* Sempre a proposito di atleti spagnoli. Scorrendo l'elenco dei componenti della staffetta 4x100, ci siamo imbattuti nel nome di Juan Manuel de Hoz. Madrileno, avvocato, sprinter in gioventù, fu per molti anni presidente della Real Federación Española de Atletismo, poi entrò nel Council della I.A.A.F., portato da Primo Nebiolo di cui fu sempre sostenitore. Ma forse non molti sanno che il piccolo - di statura - Juan Manuel avrebbe potuto vincere qualsiasi concorso mondiale tipo «Ballando con le stelle»: era un ballerino straordinario, elegantissimo e instancabile. Non ebbe invece molta fortuna in quella staffetta: il quartetto spagnolo non si classificò per la finale. È morto nel 2008.

* Le gare universitarie ebbero un vincitore molto blasonato, olimpico addirittura: lo straordinario brasiliano Ademar Ferreira da Silva, che tre anni prima ad Helsinki aveva vinto il triplo con 16.22, nuovo primato mondiale. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come persona straordinaria; cantava, suonava e ballava, come un professionista, intratteneva, era uomo di cultura e di comunicazione. La sua vita è stata molto più di un romanzo, o delle due pellicole cinematografiche cui ha preso parte. Si portava nel fisico una forma di tubercolosi fin da ragazzo, eppure non ha mai smesso di fumare neppure un giorno. Anche lui se è andato nel 2001.

* Anche Gianmario Roveraro fu brillante vincitore nel salto in alto. Il giovanotto era nato nel 1936, quindi aveva compiuto da poco diciannove anni, uno dei più giovani della selezione. Si era rivelato ai Campionati Studenteschi nel 1952: primo con 1.66 alla finale provinciale a Savona. Nel 1955 si elevò prima a 1.93, poi 1.94, ancora 1.95 e 1.96 in novembre. Come quasi tutti (in atletica) dovrebbero sapere, Roveraro fu il primo atleta italiano a superare i due metri. E in tema di «primizie», diamo ad Edmondo «Mondo» Ballotta quel che è suo: il piacentino quell'anno (27 febbraio) divenne il primo vero primatista italiano di salto con l'asta in pista coperta, quando superò 3.90 sulla pedana dell'I.N.S.E.P. a Parigi.

Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Giugno 2022 08:57
 
Trekkenfild 107, tra molto altro, si parla anche della assemblea A.S.A.I. PDF Stampa E-mail
Domenica 29 Maggio 2022 00:00

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A «Trekkenfild», periodico online inventato da Daniele Perboni, vigevanese, e da Walter Brambilla, milanese, son ormai quasi dieci anni (2013), va ascritto un grande merito: la continuità nella pubblicazione. Morte e sepolte parecchie riviste, comatose altre, in un mondo atletico nel quale la parola «cultura» è pressochè sconosciuta e la carta stampata suscita irritazioni cutanee, loro due se ne stracatafottono: ci mettono il loro tempo, prima di tutto la loro passione, ci mettono i loro piccioli, son arrivati perfino a chiedere ai lettori di mettere mano al borsellino per potersi comperare un nuovo «ferro» (sistema operativo) per fare il loro prodotto. Mentre quelli che i piccioli li hanno per grazia ricevuta che fanno? Magari pensano di non far più gli annuari, le riviste, di diffondere libri e cultura. Meglio viaggi (inutili), pranzi e cene. «Trekkenfild» ha sfornato il suo centosettesimo numero, presentando argomenti che interessano sicuramente coloro che si occupano di attualità - spesso mortificante -, con opinioni, sguardi al passato, raccontini simpatici. E in questo giardinetto ci siamo anche noi, i «carbonari della storia dell'atletica italiana», c'è la nostra assemblea, c'è il nostro ultimo libro di storia dei Campionati italiani (di atletica, lo ripetiamo per quelli che in venticinque anni non l'hanno capito). Ma soprattutto c'è, e non sta scritto in «Trekkenfild» il nostro cordiale ringraziamento a Daniele e a Walter.

Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Maggio 2022 08:22
 
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