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Paola Pigni, ovvero poetica di una donna diventata un simbolo dell' Atletica PDF Stampa E-mail
Lunedì 14 Giugno 2021 18:18

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Tre foto della signorinetta Paola Pigni: in lettura vicino alla mamma, signora Monserrat Hurtado, accanto alla libreria di famiglia, esercitandosi al pianoforte. L'ultima immagine è un omaggio alla SNIA, il club che ha avuto l'onore della sua medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici München '72, nella prima finale olimpica in cui fu consentito alle donne di correre i 1500 metri

Non ce lo aspettavamo, e quindi ci ha fatto ancor maggior piacere. Gianfranco Carabelli, Maestro dello Sport, dirigente del Comitato olimpico italiano in molteplici ruoli, atleta di rara eleganza nei suoi anni giovanili, corridore di 800 metri, fermato solamente da problemi muscolari non risolvibili, uomo di solida cultura sportiva, ma - soprattutto - socio dell'A.S.A.I. (lasciateci scherzare), ci ha fatto avere un ricordo di Paola Pigni, che domenica scorsa, repentinamente, è morta, mentre stava concludendosi un atto pubblico voluto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, eventi cui Paola dava spesso la sua convinta adesione. Gianfranco, coetano di Paola e germogliato come atleta nello stesso ambiente milanese, ce ne regala un bozzetto vivido, vissuto, intenso, emozionante. Gianfranco è rimasto uno dei pochi, in questo mondo sportivo raffazzonato, che scrive Atletica con la lettera iniziale maiuscola.

Leggendo Gianfranco ci è tornata alla memoria una breve chiacchierata che Paola ebbe con Salvatore Massara mentre era in viaggio di nozze (parliamo del 1971), un botta e risposta pubblicato sul numero di aprile della rivista «Atletica Leggera». Fece tappa alla Scuola di Formia, si allenò regolarmente e poi si intrattenne con l'amico Salvatore. Alla domanda "Cosa pensi del tuo passato d'atleta?" rispose:"Mi vengono in mente certi scrittori che non riconoscono più le loro opere giovanili. Rivedendo il mio passato ora posso accorgermi degli errori fatti. Però proprio il riconoscere questi errori significa in definitiva progredire e migliorare. La gente dice che io mi sacrifico per l'atletica. Ma non è vero. L'atletica a me ha dato tanto. Senza l'atletica ci sarebbe un gran vuoto in me".

Domenica, sull'onda della triste notizia, abbiamo dato spazio ad un saggio del prof. Sergio Giuntini. Oggi gli affianchiamo questo ricordo personale di Gianfranco Carabelli. La lunghezza d'onda è la stessa. Un sentito ringraziamento a Gianfranco.

Il lutto per la morte di Paola Pigni porta con sé il lutto per un certo tipo di cultura dello sport di altissimo livello. Paola non è stata solo l’atleta capace di battere record nazionali, europei e mondiali; è stata l’ atleta che ha affrontato e superato i limiti culturali, sociali e antropologici che facevano dello sport femminile, in particolare di certi settori dell’ Atletica leggera, una sottospecie di quello maschile. Con sbarramenti considerati invalicabili, salvo avventurarsi su chine considerate contro natura per il "gentil" sesso. Paola non si è mai data per vinta e con la sua innata predisposizione alla sfida, ha affrontato e demolito tutti i tabù di allora, sostenuta dalla sua tanto richiamata formazione conseguita alla razionalissima e rigorosissima scuola tedesca, arricchita, e non in contrasto, dalla cultura musicale operistica coltivata in famiglia.

Aggiungiamo anche il fatto che con un ulteriore percorso di formazione personale, facilitato da un orecchio musicale ben addestrato, poteva vantare la capacità di dialogare in quattro lingue e di esprimersi in un italiano ricco di osservazioni, di sfumature appropriate e ben aggettivate. Le stesse che le hanno reso più facile l’intesa dialettica con chi la allenava nella titanica impresa di abbattere i muri verso percorsi agonistici fino ad allora inesplorati. Allo stesso modo, metteva in mostra se stessa, i suoi turbamenti, le sue paure, le sue gioie le sue "esaltazioni" necessarie per vincere sulle ostilità di percorso o sulle avversarie, quando c’erano. Non era incline ai mezzi termini e agli infingimenti, pur facendo apparire a volte una velata quanto insospettata timidezza e, soprattutto, la ricerca di una mano rassicurante e inflessibile che la sostenesse.

Da queste basi, da questa "poetica" che meriterebbe ben ulteriori approfondimenti, Paola è partita per costruire l’atleta che è stata, senza porsi limiti, alla scoperta di territori tanto ignoti quanto ambiti, concepiti da una mente libera e determinata prima ancora di essere raggiunti dalle gambe e dal cuore dell’atleta. Le sue conquiste l’hanno portata ad essere la dissacratrice di consolidate credenze e, nello stesso tempo ,la consacratrice di nuovi orizzonti spalancati davanti al movimento sportivo femminile.
 
Per quella fortuna che aiuta i coraggiosi, ha trovato sulla sua strada, fin dalla prima ora, due persone (una più e una meno) quasi dimenticate, ma che è doveroso ricordare, anche nel caso di un oltremodo sintetico ricordo. Si tratta di Lauro Bononcini, allora Direttore tecnico FIDAL, e di Alfredo Berra, maitre a penser dell’ Atletica leggera e giornalista della «Gazzetta dello Sport». Il primo si è comportato da saggio e lungimirante traghettatore di Paola dalla velocità alle corse prolungate. Famosi gli allenamenti in salita al San Luca, luogo emblematico scelto da Bononcini per i test più stressanti , dove non era concesso schiattare e dove Paola ha rivelato presto le sue potenzialità in termini di capacità di sopportazione della fatica più dura. Il secondo, Alfredo Berra, ha assecondato le scelte personali dell’ atleta. Aiutandola a sviscerare e a riflettere su tutti gli aspetti umani, sociali e culturali implicati nella sua vicenda assolutamente nuova e per ciò stesso piena di insidie, portandola a raggiungere la piena consapevolezza della sua eccezionale dimensione di donna-atleta. Più avanti, arrivata alla necessità di dare un indirizzo pressoché stabile alla propria vita, con discrezione, ha accompagnato Paola a seguire una strada sportiva e familiare definitiva che le desse quelle sicurezze di cui era alla ricerca fin da giovane atleta promettente.
 
Ciao Paola.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 16 Giugno 2021 14:18
 
Una notizia che ci ha gelato il sangue: la morte improvvisa di Paola Pigni PDF Stampa E-mail
Venerdì 11 Giugno 2021 16:07

È morta Paola Pigni, una delle più grandi protagoniste dell'atletica italiana. Avrebbe compiuto 76 anni alla fine dell'anno. In mattinata aveva partecipato, con altri atleti, alla cerimonia per la Festa dell'Educazione alimentare nelle scuole nella tenuta presidenziale di Castel Porziano, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Subito dopo si è sentita male, è stata immediatamente trasportata all'ospedale romano Sant'Eugenio, dove però ha cessato di vivere.

Avevamo avuto occasione di parlare di lei , sul nostro sito, alcuni mesi fa, in occasione della inaugurazione di una targa in una scuola di Catania alla memoria del prof. Bruno Cacchi, l' allenatore che l'aveva portata alle medaglie di bronzo sui 1500 metri ai Campionati d'Europa ad Atene '69 e ai Giochi Olimpici a München '72, oltre ai due successi mondiali nel cross e a un gran numero di primati nazionali e mondiali, titoli nazionali, maglie azzurre. Il prof. Cacchi divenne poi suo marito.

Per ricordarela degnamente pubblichiamo un  esauriente saggio che il prof. Sergio Giuntini, professore di storia dello sport e nostro socio, dedicò all'atleta e alla donna Paola Pigni. Giuntini presentò la sua ricerca in occasione di un convegno a Bologna. Ringraziamo Sergio, mentre ci inchiniamo reverenti alla figura della indimenticabile atleta.

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Le foto: nelle due più grandi a sinistra, Paola Pigni in gara sugli 800 metri nell'incontro Italia - Romania del 1° luglio 1973, a Reggio Emilia. Si riconosce la giovanissima Gabriella Dorio, che sarà la sua erede fino al titolo olimpico del 1984. Nelle altre due foto, pure sovrapposte, la Pigni con la sovietica Lyudmila Bragina, che nel 1972 ai Giochi Olimpici di Monaco migliorò tre volte il primato mondiale dei 1500 metri: in batteria, in semifinale e in finale e conquistò la medaglia d'oro; la Pigni fu terza, sulla stessa linea della tedesca della Germania Est Gunhild Hoffmeister: il distacco fra loro fu decretato dai cronometri in due piccoli centesimi di secondo

 

Una donna in corsa contro tutti i pregiudizi

 di Sergio Giuntini

Le identiche prevenzioni fisiologiche, moralistiche e religiose con le quali s’era cercato di frenare - tra Otto e Novecento - l’uso della bicicletta da parte della donna, (1) furono all’origine delle remore nutrite nei riguardi delle corse podistiche muliebri di durata. Resistenze potentemente rafforzate da un episodio che segnò per molto tempo lo sviluppo di queste pratiche atletiche femminili.

800 metri e Maratona vietati alle donne

Ci si riferisce alla gara degli 800 metri disputata nell’ambito dell’Olimpiade di Amsterdam. La prova, in cui gareggiò pure l’italiana Giovanna Marchini venendo eliminata nella seconda batteria, fu vinta a ritmo di record mondiale dalla tedesca Lina Radtke in 2’16”8. Ma a destare impressione non fu tanto questo eccellente primato quanto, piuttosto, le condizioni d’affaticamento mostrate da alcune atlete al termine della competizione. Uno stress determinato dal fatto che gli organizzatori fecero sostenere, con scarso acume, eliminatorie e finale a distanza di solo 24 ore, il 1° e il 2 agosto 1928, causando delle logiche difficoltà di recupero alle concorrenti qualificatesi per la prova decisiva. Ciò che fece eco, dunque, fu un’ondata di reazioni negative nell’opinione pubblica e sulla stampa; (2) scalpore che indusse il Daily Mail britannico a  scrivere che "queste ragazze diventeranno vecchie troppo presto"

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Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Giugno 2021 17:35
 
Elio Forti, di Navazzo, omaggio al nostro socio...che cammina anche per noi PDF Stampa E-mail
Mercoledì 09 Giugno 2021 10:24

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Legenda delle foto, in senso orario. Vista dalla collina sopra Torbole, parte trentina, dove i camminatori sono arrivati dopo 35 ore. Elio Forti sul balcone che si affaccia sul golfo di Salò. Il passaggio sul ponte tibetano tra Pai di Sopra e Crero, a monte di Torri del Benaco, lato veneto. Veduta sul castello di Malcesine.

Il nostro socio Elio Forti, gardesano, non è nuovo ad imprese del genere. Di camminare non si è mai stancato, e anche di correre, ricordando che da giovanotto si impegnava su distanze di mezzofondo, con particolare predilezione per la corsa campestre. E da sempre ha cercato di trasmettere questa sua passione per la corsa agli altri, specialmente ai ragazzi del suo bel borgo di Navazzo, sopra la cittadina di Gargnano, sul lago di Garda.  Ma è passato tanto tempo, oggi ragazzi che corrono sono mosche bianche, restano...i ragazzi di cinquant'anni fa. E, giusto il 1° gennaio 1972, fondò insieme ad altri il Gruppo Sportivo Montegargnano; poi venne la corsa podistica oggi conosciuta come «Diecimiglia del Garda», dove son passati fior di campioni, anzi di Campioni, lettera iniziale maiuscola. La prossima, domenica 1° agosto, 48esima edizione. Soci A.S.A.I. siete invitati.

Se un tempo era la corsa, oggi è il cammino, il trial, il trekking, ce n'è per tutti i gusti. Elio cominciò tanti anni fa, non è un pivellino che segue le mode. Per dire: nel 1975, in occasione dell'Anno Santo, con altri amici del borgo, camminò da Navazzo a Roma. Diremmo che il suo è uno stile di vita, quello del camminare. Nel 2018 coprì la distanza di 2465 chilometri fra Navazzo e Nazaré, in Portogallo (città gemellata per ragioni...pedestri). L'anno scorso fece il giro completo del lago di Garda a livello stradale...stavolta stessa impresa ma passando sulle montagne e alture che stringono in un abbraccio il grande specchio d'acqua. Dislivello positivo di oltre tremila metri...

Elio Forti è dei nostri, uno dei primi a farsi socio, per amicizia, per convinzione, per amore a quello sport che gli ha riempito una grande parte della vita. Sappiate, signori soci, che quest'uomo ha fatto tanto, davvero tanto, per il nostro piccolo gruppo. E continua, in silenzio e senza apparire, a fare. Pensate: in più, senza bisogno di sollecitarlo, paga perfino la quota annuale!

Complimenti Elio! Adesso ti manca solo di programmare il Giro del mondo a piedi.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Giugno 2021 19:02
 
1968: baschi neri, aria rarefatta, quattro giovanotti italici che danno l'anima (3) PDF Stampa E-mail
Domenica 30 Maggio 2021 08:46

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Le copertine dei primi due numeri della rivista della Federazione nel nuovo formato: quella di marzo fu riservata a Renato Dionisi, primo saltatore con l'asta a superare i cinque metri in una gara al coperto al Palazzo dello Sport di Bologna. La seconda fu un omaggio alla superiorità di Eddy Ottoz, che aveva pochi rivali sugli ostacoli, sia nelle corte gare in pista coperta sia all'aperto

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Prima di mangiare il panettone a Natale, i consiglieri federali fecero il loro ultimo compitino dell’anno: si riunirono il 2 e 3 dicembre e ratificarono i primati nazionali conseguiti nei 12 mesi. Furono 25 (di cui sei eguagliavano la prestazione precedente), ventitré degli uomini e solamente due delle donne: Paola Pigni (800 metri) e Maria Vittoria Trio (salto in lungo, il 6.56 di cui abbiamo parlato nella puntata precedente). Silvano Simeon ed Eddy Ottoz fecero incetta: quattro cadauno. Eddy era un metronomo: avrebbe fatto tempi fra 13.6 e 13.9…anche correndo all’indietro. Gian Paolo Urlando (padovano, che aveva iniziato come lanciatore di peso, emigrato alla nuova disciplina nella stagione 1965) fece crescere il lancio del martello (due primati); due pure per Franco Arese (1500 metri) e Pasquale Giannattasio (100 metri, anche di questi abbiamo detto riferendo della Preolimpica messicana). Con un record: il modenese Renzo Finelli, il finanziere friulano Giovanni Pizzi (3000 metri siepi), il giovanotto Renato Dionisi (asta), l'atteso Giuseppe Gentile (triplo) e il «senatore» Abdon Pamich (20 km marcia in pista). E poi le staffette: CUS Roma (Troito-Sicari-Frinolli-Del Buono, 1:53.6 la frazione del campione europeo dei 400 ostacoli) 7:29.6 nella 4 x 800 metri; poi i velocisti della Lilion Snia 40.3 per la 4 x 100 (Agostoni-Sguazzero-Sardi-Preatoni); e per due volte venne migliorato il primato della non frequentissima 4 x 1500: 15:30.2 per le Fiamme Gialle (Gaddeo-Valenti-Ardizzone-Pizzi), poi 15:26.8 per il CUS Roma (Sacchi-Troito-Risi-Del Buono).

Con il numero 43 datato 23 dicembre 1967, direttore responsabile il presidente della Federazione, Giosuè Poli, si chiude la prima parte della vicenda editoriale della pubblicazione federale, che, nel 1933, salutò sulla sua copertina…il primo degli atleti italiani dell’epoca. Dice: chi? Luigi Beccali! No, era molto di più di un campione olimpico, era un Dux. Vedasi "Mussolini, primo sportivo d'Italia" di Lando Ferretti, «Lo Sport Fascista», gennaio 1933. La pubblicazione,  la nostra, quella atletica, nel corso dei precedenti 34 anni, aveva cambiato formato, titolo, periodicità. Ma aveva mantenuto fedelmente la sua ragione di essere: informare il mondo composito dell’atletica leggera italiana. Un trafiletto, con qualche passaggio non proprio felice, annuncia la trasformazione da «notiziario» a «qualcosa di nuovo, moderno, più adeguato ai tempi». Arriverà, dopo qualche mese di tribolata gestazione, «Atletica» formato rivista con cadenza mensile, nelle intenzioni, non sempre è stato ed è così.

1968 – Era di marzo. Su quella copertina nero-verde spiccava un rigoglioso ciuffo capelluto che parzialmente nascondeva una faccia simpatica, sorniona, un sorrisetto sotto il baffetto malandrino. La meritava Renato Dionisi, giovanotto dell’Alto Garda dove inizia quell’imbuto che imbriglia verso Sud il Pelér, vento del Nord che fa volare le vele e i surf che popolano a migliaia quelle acque. L’atletica leggera vive la sua epopea anche nella narrazione dei «muri» abbattuti: il primo sotto un certo tempo…, il primo oltre una certa misura. E ogni specialità ha il suo «muro». Renato Dionisi, in quelle prime settimane, vent’anni compiuti un paio di mesi prima, aveva demolito il suo muricciolo: era il 10 febbraio nell’angusto spazio del Palazzo dello Sport di Bologna, quindi dentro una struttura coperta, fu il primo abitante del nostro allungato stivale a superare i 5 metri nel salto con l’asta. C’erano voluti trentuno anni per elevare di un metro la barriera, da 4 a 5: allora, il 5 agosto 1936, nella finale olimpica ci era riuscito il fiorentino Danilo Innocenti. Altri tempi, altri attrezzi, ma l’atletica è continuità nel progresso. Il resto è aria fritta.

La nuova vetrina editoriale federale si presenta con ricchezza di firme, quindi con un «taglio» più giornalistico che non da bollettino informativo. Poi si avvertirà la necessità di bilanciare i due aspetti. Nuova firma (e obiettivo fotografico) Eddy Ottoz, che raccontò come aveva vissuto il nuovo tartan della pista, e l’altitudine di quella megalopoli più vicina al cielo, e che scrisse in anteprima come sarebbe stata l’Olimpiade, quella Olimpiade. Nelle altre pagine: quasi profetiche quelle (nove) dedicate al salto triplo, con l’analisi degli 83 fotogrammi di un salto del polacco Josef Schmidt, l’unico oltre i 17 metri, fino a quel momento. Vi basti pensare cosa sarebbe stata la finale del 17 ottobre.

E se qualcuno ha ancora un briciolo di buon gusto e di amore per il bello scrivere, ecco allora si vada a rileggere l’esercizio di retorica (per gli antichi stava a identificare l’arte del parlare e dello scrivere in maniera esteticamente piacevole) firmato da Gianni Brera. Scrisse uno dei suoi «profili» (altri ce ne saranno nei mesi successivi, ne riparleremo) e lo dedicò a Eddy Ottoz. Titolo: «Eddy Ottoz o l’esatta follia». Leggete l’attacco: “Il nome Eddy non è nei calendari, non vi fu mai un santo chiamato Eddy…”. La scelta degli ostacoli: “Lui dice di aver seguito l’astuzia, cioè la ragione, nel dare sfogo a un istinto: ai campionati studenteschi, nessuno valeva un granché negli ostacoli: per eccellere in corsa, non vi era che da scegliere quelli: e lui infatti li scelse e vinse”. Un altro brano: “Ottoz non rientra in alcun personaggio che faccia maschera o addirittura macchietta. È semplicemente Ottoz, anzi Eddy, un nome che non è nei calendari. Fa corsa esatta e vale un grandioso 13”4. Se l’ossessione agonistica non riuscirà a bruciarne gli estri, correrà la finale olimpica per la prima o la seconda medaglia”.  “Eddy Ottoz ironizza sull’equilibrio muscolo-intelletto di Giovenale enunciando una sua massima astrusa ma intelligente: mens nevrotica in corpore pathologico”. “Nella nostra religione, che pure non è pagana, l’Olimpo è riservato ai soli grandissimi atleti: poiché Eddy Ottoz lo sa, dovrà ricordarsene a Mexico City”. Non se ne dimenticò.

E da leggere anche il «Roberto Frinolli» di Alfredo Berra, e il «Franco Arese» di Gianni Romeo, due scriba che sapevano far cantare i tasti delle loro Olivetti. Corposa la parte riservata a contributi più propriamente di analisi dell’atletica italiana e internazionale. A chiusura parecchio materiale tecnico, con un taglio più divulgativo che scientifico.

(segue)

Ultimo aggiornamento Martedì 01 Giugno 2021 08:59
 
Trekkenfild 94: dalla gara più veloce (100 metri) a quelle più lente (la marcia) PDF Stampa E-mail
Mercoledì 26 Maggio 2021 07:31

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Banale. Lo avranno già detto, scritto, ripetuto, centinaia di milioni di individui. Sarà banale però è una verità: quello che chiamiamo «atletica leggera» è un mosaico di tante espressioni sportive diverse ma che unite insieme compongono un disegno. Un disegno bellissimo, una armonia di plastici gesti del corpo. Che talvolta qualche somaro tenta di rovinare, tanto per essere originale. Ne conosciamo qualcuno...Lancio del martello? Che senso ha? Salto triplo? Innaturale? La marcia? Per carità? Antiestetica. Siano bandite dal regno dello sport. Poi, per fortuna, qualche santo provvede, il mondo dell'atletica si compatta, fa mischia, e il temporale si allontana. Ma bisogna star sempre vigili, gli avvoltoi son sempre lì pronti.

Il nuovo numero della pubblicazione online «Trekkenfild» ci propone uno spaccato di questo mosaico, approfondendo i due argomenti del momento: il nuovo primato italiano dei 100 metri e gli ottimi risultati dei nostri marciatori, donne e uomini, nella Coppa Europa di marcia. Quindi lasciamo a loro la parola.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Maggio 2021 08:20
 
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