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La tradizione toscana del getto del peso adesso si chiama Leonardo Fabbri PDF Stampa E-mail
Lunedì 18 Gennaio 2021 00:00

Copertina dedicata a questo ragazzone dalla faccia simpatica: Leonardo Fabbri. Toscano, di Bagno a Ripoli, a pochi chilometri da Firenze, stazza un bel 110 kg distribuiti su quasi due metri di statura. Cerca di gettare il peso più lontano possibile, manco a dirlo. Ha accarezzato (21.99) i 22 metri. Il che lo pone al secondo posto nella gerarchia italiana degli «uomini catapulta». Ha davanti un altro fiorentino, Alessando Andrei, campione olimpico 1984, e dietro quel Paolo dal Soglio, che di Fabbri è l'allenatore. Andrei, Fabbri e Dal Soglio sono i tre pesisti di casa nostra che hanno superato i 21 metri. Un altro toscano nella lunga vicenda del getto (questo è corretto, come ci hanno insegnato i nostri maestri che sapevano cosa era l'atletica) del peso: Angiolo Profeti, Silvano Meconi, Marco Montelatici, Alessandro Andrei.

Il giovanotto di Bagno a Ripoli occupa una buona parte di questo 89esimo numero di «Trekkenfild», che ha in apertura nomi, cognomi e schieramenti per la Assemblea nazionale F.I.D.A.L. che a fine di questa settimana arriva al redde rationem, nel Circo Massimo romano. Eran tre, poi son diventati quattro, poi sono riscesi a tre, e tali si presentaranno alla conta. Un ex atleta che fu campione d'Europa, Stefano Mei, un dirigente di grande spessore e cultura sportiva come Roberto Fabbricini, e l'immancabile esponente delle Fiamme Gialle (finanza) che da oltre settantanni sembra quasi avere messo un diritto di prelazione sulla Federatletica, visto che ha già avuto in passato un paio di presidenti. Vada come vada per noi dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana «Bruno Bonomelli» non cambia nulla: siamo stati ignorati, qualche volta anche presi per i fondelli, per quasi 27 anni, i nostri oltre 30 libri di storia dell'atletica italiana (italiana, capite, italiana, non della Mongolia) per la Federazione non esistono, non sono mai esistiti. Saremo forse pessimisti, ma non ci aspettiamo proprio niente, meglio che farsi delle illusioni invano. Scendano pure nell'arena i tre gladiatori e si scannino tra di loro. Noi andremo avanti per la nostra strada, fossimo anche in quattro o cinque.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Gennaio 2021 17:34
 
Challenge Lemonnier, una classica del podismo francese nel secolo scorso PDF Stampa E-mail
Venerdì 15 Gennaio 2021 00:00

L'amico Luc Vollard, della Commissione Storia e Documentazione della Federazione francese con la quale l'A.S.A.I. mantiene cordiali rapporti di collaborazione, ci guida stavolta alla scoperta di uno dei cross classici dell'atletica transalpina: il «Challenge Lemonnier», prima edizione 1902. Luc ci racconta di alcune edizioni degli anni '20 e '30, e di grandi protagonisti della corsa attraverso i campi. Lo ringraziamo per questo nuovo contributo che arricchisce il nostro sito allungando lo sguardo al di là dei confini.

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Date incontournable du calendrier athlétique depuis 1902, le Challenge Lemonnier fut longtemps considéré comme un préambule aux championnats de France de cross en raison de sa programmation début janvier, en dehors de 1925. L’épreuve arrêtée après 1926 retrouva sa place en 1930, mais la fin du parcours fut modifiée pour cette 21e édition. Si l’imposant peloton d’au moins 300 coureurs s’élança bien au pied de la redoutable Côte de la Picardie, l’arrivée n’eut pas pour théâtre le Pré-Catelan. La ville de Paris n’autorisa en effet pas la traversée du Bois de Boulogne obligeant les organisateurs, le Racing Club de France et le Journal, à se rabattre sur le stade Jean Bouin.

Pour cette reprise de nombreux clubs étrangers furent invités mais peu répondirent à l’appel à l’exception des Birchfield Harriers et parmi les favoris on retrouva donc Emile Chapuis, vainqueur en 1925, champion de France du 10000 m en 1929, pilier de l’équipe de France de cross-country, et le tout jeune Roger Rérolle, vingt ans mais déjà sur les podiums nationaux du cross et du 10000 m quelques mois avant. Le 05 janvier à 11 h 00, c’est Jacques Keyser, sextuple vainqueur, qui officie au pistolet de starter et après quelques changements de leader, c’est Alim Amar Arbidi qui prend la tête avec Raymond peu avant l’entrée dans Ville d’Avray. Arbidi n’est pas un inconnu mais depuis son titre de champion de France de cross en 1923 et une belle sixième place au cross des Nations, il n’a guère fait parler de lui. Il est aussi parfois confondu avec son frère aîné, Allemamen, lui aussi international en cross-country avant la guerre et champion de France de marathon en 1922. La presse les appelle d’ailleurs Arbidi I et Arbidi II pour les différencier et plus tard, et le benjamin déclarera même qu’Arbidi n’est pas son patronyme !
Alim Amar a retrouvé sa forme d’antan et il multiplie les attaques, finissant par décramponner son adversaire pour atteindre seul le bois de Saint-Cloud avec cent mètres d’avance. Il ne sera pas rejoint et va même augmenter son avance jusqu’à l’arrivée, laissant Rérolle, qui a très bien terminé, à vingt-deux secondes, juste devant son collègue du Racing De Mey, assurant la victoire par équipes avec Leclerc, Prévost et Henry.
Ce coup d’éclat va étonnamment rester sans lendemain, car fin janvier Arbidi annoncera renoncer à la saison de cross ! Il laisse le champ libre à Rérolle qui sera champion de France en mars à Maisons-Laffitte, le premier d’une série de dix titres individuels sur la piste et dans les labours. En 1946, il sera encore  titré par équipe mais on ne reverra quasiment plus Amar Alim Arbidi dont on perd la trace dans les résultats en 1931. 

(Crédit photo : Le Miroir des Sports)

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Gennaio 2021 11:12
 
Relazione e quota associativa 2019: sollecito per i soci che se ne sono scordati PDF Stampa E-mail
Martedì 29 Dicembre 2020 09:00

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Ci rivolgiamo nuovamente ai nostri soci iscritti per un breve sollecito che riguarda l'approvazione o non approvazione dei documenti relativi alla mancata assemblea 2020 (che riguardano l'anno 2019) e il versamento della quota associativa 2020. Torniamo a sottolineare che la quota annuale è OBBLIGATORIA, dopo la modifica statutaria approvata nel 2016. Preghiamo quindi i soci che ancora non hanno provveduto, a mettersi in regola.

Abbiamo apportato una modifica nella Relazione del Consiglio.

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Avremmo dovuto trovarci il 10 maggio in una sala del Museo della Carta, a Toscolano Maderno, sulla sponda bresciana del lago di Garda: invece consoliamoci con la luminosa fotografia di questa attrattiva località, la Valle delle Cartiere, incassata in due pareti di pietre, acque e boschi, che custodiscono una affascinante storia lunga secoli (primo documento importante data 1381). Avremmo dovuto trovarci costì, e alcuni ci stavano lavorando, insieme alla Amministrazione comunale di Toscolano Maderno e alla Direzione del Museo...ma la nostra vita ha preso uno schiaffone sonoro, di più, un cazzottone, un gancio destro da Mike Tyson: tutti rinchiusi in casa, per difendere, o cercare di difendere, almeno la salute e con essa la vita. Tutto stravolto, a ricordarci - e Dio sa che ce n'era bisogno - che non siamo ancora gli invincibili padroni del mondo.

A malincuore, ma con ferma determinazione, noi dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana "Bruno Bonomelli" abbiamo atteso fin dove possibile, poi abbiamo ripiegato i nostri vessilli, consapevoli (pessimisti?) che i tempi sarebbero stati lunghi e perigliosi. E siamo arrivati quasi alla fine di questo anno bisesto. Seguendo le competenti indicazioni del nostro Sindaco Revisore, Tiziano Strinati, abbiamo preso la decisione di affidarci anche noi a Internet, alla posta elettronica, ai messaggi a distanza, avevamo pensato anche a una teleassemblea con queste nuove diavolerie tecnologiche. Qui di seguito i nostri soci trovano una stringata Relazione del Consiglio per l'anno 2019, del bilancio e della Relazione del Sindaco Revisore (di questo si sarebbe parlato in Assemblea). Atti dovuti.

La richiesta ai soci è di prendere visione dei documenti e poi, per favore, far avere approvazione, o non approvazione, con un messaggio di posta elettronica con la semplice dizione

- approvo

- non approvo

Il messaggio va inviato a questo indirizzo email  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Al tempo stesso ci permettiamo ricordare ai soci che ancora non hanno provveduto a farci avere la quota 2020 (i soliti 50 euro) tramite il bonifico bancario. Si ricorda che la qualifica di socio è direttamente legata al versamento della quota annuale, così recita lo Statuto approvato nel 2016. I soci non in regola verranno depennati a fine febbraio. Se qualcuno non desidera far parte dell'A.S.A.I. sia tanto gentile di farcelo sapere con una breve comunicazione (email o lettera).

In attesa delle vostre risposte, rinnoviamo gli auguri del Consiglio per un più sereno Anno 2021.

Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Gennaio 2021 08:52
 
Improvvisamente il cuore di Gabriele Manfredini ha cessato di battere PDF Stampa E-mail
Giovedì 14 Gennaio 2021 11:14

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Una notizia di quelle che gelano il sangue ci ha raggiunto poco fa tramite alcuni nostri soci: per un fulminante arresto cardiaco ha cessato di vivere il nostro socio Gabriele Manfredini. Al momento non ne sappiamo di più. Vi informeremo appena possibile.

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Prime reazioni internazionali alla notizia della scomparsa di Gabriele.

Konrad Lerch, fondatore del Meeting di Götzis e direttore dello stesso fino a pochi anni fa, uno dei migliori organizzatori che abbiamo incontrato in giro per il mondo, ci ha scritto:

"Dear ...., indeed these are sad news -  but Gabriele will be alive in very good memories".

Rooney Magnusson, svedese di Stoccolma, un grande signore in tutti i sensi, violinista da far invidia ai concertisti, nella vita, professore di matematica. Da decenni uno dei più apprezzati statistici mondiali di atletica leggera, con una passione sopra le altre: le prove multiple.  Lavorava sulla tribuna del Mösle Stadium di Götzis con i suoi quaderni su cui scriveva a matita e cancellava con la classica gomma da studente elementare. Ma si poteva stare sicuri: poteva impallarsi il computer ma i calcoli di Rooney erano perfetti. Si sedeva al mattino sulla tribuna e si alzava la sera alla fine delle gare: non aveva libri da vendere, non faceva promenades per farsi notare. Di una educazione e di una gentilezza indimenticabili per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo. Ci ha scritto:

"Very sad news to learn that Gabriele has passed away.
As Hans writes Gabriele was one of the greatest combined events statisticians in the world. His deep annual world lists (performers and performances) were since the early 1980:s very appreciated and of big help for checking purposes (including completeness attempts). On one occasion, about 3 decades ago, I had the pleasure of checking his rough draft Decathlon All-time 1000 best performances. In order to manage this task successfully it was necessary to take a closer look at certain competitions and contact local experts, which resulted in one or the other so far not known detail seeing daylight.
it was always a pleasure to meet Gabriele in Götzis. Gabriele was no doubt a pioneer when it came to using computers in combined events statistics. His importance for the Multistars meeting, including his publication on the history of this meeting, will be a vital part in the lasting, good memories of him".
 
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Nella foto: Gabriele ascolta con attenzione Roberto Quercetani. Siamo a Firenze, nella sala conferenze del Comitato toscano della Federatletica, durante una delle annuali assemblee dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana «Bruno Bonomelli»

Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Gennaio 2021 22:53
 
Renzo Azzolini, con quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così PDF Stampa E-mail
Venerdì 08 Gennaio 2021 11:44

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Il titolo evoca Genova, ci ricorda le note della canzone «Genova per noi» scritta da Paolo Conte e portata al successo la prima volta da Bruno Lauzi. Era il 1975. Renzo Azzolini, classe 1947, fisico robusto e proporzionato, forse a quel tempo qualche garetta per la sua società, U.S.Quercia Rovereto, la faceva ancora: negli anni precedenti aveva lanciato il peso (11.76), il disco (34.40), talvolta perfino il martello (29.50). Nel contempo metteva a frutto il diploma da geometra nel suo studio tecnico e insegnava anche a scuola, proprio materie tecniche. 

Renzo, per quelli di noi che lo hanno conosciuto e frequentato in occasione di meeting, campionati, corse campestri, è una delle migliori persone che abbiamo incrociato sullo stesso cammino dello sport, un uomo che aveva fatto dell' atletica uno dei motivi della vita. Arguto sotto quei ricchi baffi, spiritoso, bon vivant, sempre amichevole. Incarnava a meraviglia lo spirito di questo club, che possiamo etichettare, senza timore, uno dei migliori nel nostro talvolta poverello mondo dell'atletica e di una dirigenza spesso popolata di gnomi. Un club, che ha appena festeggiato i 75 anni di vita,  e che può elencare con orgoglio i nomi di Edo Benedetti, Giampaolo Ferrari, Armando Gramegna, per non citare i «moderni», quelli dei giorni nostri, uomini e donne, che hanno preso il testimone dell'impegno.

Ci ha fatto molto dispiacere quando Carlo Giordani ci ha informato che Renzo se ne era andato senza clamore, come era della sua natura, tanto estroversa e scanzonata nell'atletica quanto riservata nella vita privata. Un ricordo: lo avevamo incontrato fuori dallo Stadio Quercia al termine del meeting internazionale, negli ultimi giorni di agosto 2018, ci offrì un passaggio al MART, il bellissimo Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Rovereto e Trento, dove si festeggiava il dopo evento. Fu l'ultima volta, siamo tornati nel 2020, seppure con le strette della pandemia, Renzo non c'era. Pochi sapevano della sua malattia e della sua lotta contro di essa. Lui lanciatore non è riuscito a lanciarla lontano, e non l'ha annichilita con una delle sue battute sarcastiche. Mancherai molto ai tuoi amici della Quercia, e anche a noi che ti abbiamo conosciuto.

Nel collage di fotografie, vari momenti della vita di Renzo Azzolini legato alla attività della Quercia Rovereto. Nell'immagine grande a colori, Renzo festeggia con atleti e dirigenti un successo della squadra nel Campionato di società del 2006; si riconoscono Carlo Giordani, Dimitri Giordani dietro a tutti il più alto, Renzo ha accanto la campionessa olimpica Gabriella Dorio. Un altro campione olimpico, Pietro Mennea con Azzolini dopo una gara del velocista barlettano al Meeting Quercia (fotografie fornite da Carlo Giordani)


Una vita da quercia e per la Quercia

di Carlo Giordani

Ciao”, sono partito per un lungo viaggio… gli amici cari li porto con me nel mio cuore”. Questo l’ultimo messaggio di Renzo Azzolini, scomparso qualche settimana fa dopo una lunga battaglia con una malattia che non perdona.

Per oltre mezzo secolo è stato un protagonista nella vita della U.S. Quercia Rovereto, in cui era entrato giovanissimo come atleta, disco e peso ma anche qualche incursione nel mezzofondo, cosa assolutamente anomala per un lanciatore. Renzo era un esempio dell’atletica di quei tempi, ruspante e scanzonata, senza impianti a Rovereto, fatta di trasferte avventurose.

Non aveva grande continuità nell’allenamento, ma la sua passione per l’atletica era profonda, tanto da entrare subito nei quadri dirigenziali della società. Abbiamo iniziato assieme un percorso di potenziamento e di modernizzazione della società, con la lunga presidenza dell’avvocato Giampaolo Ferrari, che nel 1990 lasciò l’incarico, in quanto nominato assessore comunale. Fui io in quel momento a spingere Renzo, che aveva da poco concluso il suo incarico di assessore, ad assumere l’incarico di presidente della Quercia. Incarico che ha ricoperto per ben 16 anni, fino al 2006.

Possiamo dire, senza presunzione, che è stato un periodo in cui la nostra società ha scalato le gerarchie dell’atletica italiana, con risultati importanti sul campo ( titoli e medaglie varie, la squadra maschile per quasi 30 anni prima in Regione, la squadra femminile arrivata in pochi anni fino alla serie A) e una straordinaria crescita nell’organizzazione, in particolare per il Palio Città della Quercia.

Intelligente, battute rapide e taglienti, Renzo poteva sembrare talvolta a chi non lo conosceva quasi un presuntuoso. Invece Renzo era un buono e un generoso, che alla sua maniera si è speso molto per la Quercia.

Abbiamo preso assieme, a metà degli anni Settante del secolo scorso, la responsabilità del Palio Città della Quercia, meeting nato dall’intuizione e dalla visione di un grande ma pragmatico sognatore come Edo Benedetti.

In pochi anni il meeting che era nazionale è diventato internazionale, diventando non solo fra i più importanti d’Italia, ma inserendosi anche nei circuiti mondiali. Erano tempi avventurosi e senza l’organizzazione attuale. Renzo girava per l’Europa ai meeting più importanti per portare a Rovereto i grandi campioni dell’atletica mondiale.

La storia del “Palio”parla da sola : oltre un centinaio di campioni olimpici e mondiali sono stati protagonisti sulla pista di Rovereto, in rappresentanza di oltre 100 nazioni.

Renzo, alla sua maniera, con poche parole di inglese, ma parlando con tutti con  la sua capacità di ispirare simpatia, ha intrecciato rapporti con gli atleti che spesso sono durati nel tempo.

Nel momento dell’addio si rischia di essere travolti dai ricordi. Quante trasferte con Renzo, quante cene dopo le gare, quante rimpatriate goliardiche fra amici, quante idee messe in campo, quanti indimenticabili momenti di gioia per i risultati dei nostri atleti e delle nostre squadre, quanti confronti, anche aspri, ma sempre leali, per cercare le strade migliori per la nostra atletica, per la nostra Quercia.

Ciao Renzo, anche la Quercia ti porterà sempre nel cuore.

Ultimo aggiornamento Domenica 10 Gennaio 2021 23:29
 
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