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Quando i marciatori francesi andavano ciascuno per la propria strada PDF Stampa E-mail
Giovedì 07 Maggio 2020 08:33

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Dalla lingua di Miguel de Cervantes Saavedra, di cui abbiamo parlato ieri a proposito di un interessante lavoro storico di un amico spagnolo, a quella di Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu, per proporre lo scritto di Luc Vollard, autore dei "tasselli" storici mensili che aprono la pubblicazione della lettera informativa della Commissione Documentazione e Storia della Federazione francese. Sono delle brevi rimembranze di atleti, di campioni, di figure dimenticate, di grandi competizioni transalpine,  tutto sempre documentatissime grazie alla vasta cultura di Luc. Stavolta (parliamo della Lettera informativa n.103) si parla di marcia dei primi anni '30, e c'è spazio anche per una mitica figura italiana di quella disciplina e di quei tempi, quella del genovese Armando Valente, primatista mondiale su distanze diverse. Quando si parla di marcia, noi ci siamo sempre, noblesse oblige...Il francese Courtois, di cui ci narra Vollard, ai Giochi Olimpici di Berlino '36, finì tredicesimo, in mezzo a due italiani: Ettore Rivolta (12esimo) e Giuseppe Gobbato (14esimo). Courtois era il secondo dei francesi, l'altro, Etienne Laisné, chiuse all'ottavo posto. Luc ci ricorda anche, seppur brevemente, della separazione dei marciatori francesi in due Federazioni contrapposte, per beghe fra dirigenti, guarda caso...

Il resto dei lavori di aggiornamento sistematico compiuti dai componenti della Commissione sono disponibili su loro sito a questo indirizzo https://cdm.athle.com/. Intanto qui di segito il testo di Luc Vollard:

La marche est unifiée en France depuis plus de cinquante ans et a donné à la FFA plusieurs recordmen du monde et un champion d’exception en la personne de Yohann Diniz. Mais elle fut longtemps le cadre d’une lutte de dirigeants tout en ayant produit déjà de grands athlètes. Ainsi de 1925 à 1965, Emile Anthoine dirigea à la fois fédération nationale, la FFM devenue UFM en 1929, et en parallèle, instance internationale, la FIM. Ceci ira jusqu’à interdire l’accès aux compétitions internationales gérées par l’IAAF et le CIO aux membres de la FIM.

Le cas d’Adrien Courtois se situe dans cette période mais il connaitra tout de même une sélection avec les Jeux Olympiques de 1936 où il prendra la 13ème place du 50 km. Il était d’ailleurs l’un des meilleurs spécialistes mondiaux et on retrouve son nom, à titre officieux dans la chronologie de records du monde de l’IAAF.
Né le 28 novembre 1905 à Nancy, c’est au Cercle des Marcheurs Nancéens qu’il va justement pratiquer la marche athlétique, sous l’égide de l’UFM. A domicile, le 22 avril 1933, il bat une première fois le record de France du 20 000 m en 1 h 37’40’’. Il se remet en piste le 7 mai et l’allure est encore plus rapide avec un groupe emmené par à autre Nancéen, André Jobert qui parcourt 6 km 525 durant la première demi-heure. Après une heure, c’est Courtois qui est dorénavant en tête avec 12 km 681, record de France également et il va poursuivre jusqu’au 20 000 mètres pour s’imposer en 1 h 36’32’’1/5 dans ce championnat national, comme il l’avait fait en 1932 sur 50 km. Et il ira même jusqu’aux deux heures pour couvrir 24 km 330.
Les records du monde sont alors la propriété de l’Italien Armando Valente depuis 1930 en 1 h 36’34’’4 et 24 km 275, mais les performances de Courtois ne sont pas retenues. Trois semaines plus tard le Letton Janis Dalins fera mieux en 1 h 34’26’’0 et 24 km 843. Mais le 6 mai 1934, au stade Pershing pour l’édition suivante du championnat de France UFM, Courtois va abaisser sa performance du 20 000 m à 1 h 33’49’’6. A nouveau, elle ne recevra pas l’homologation de l’IAAF, semble t’il faute de dossier transmis. 

Crédit photo : Miroir des Sports. Arrivée des championnats de France UFM en 1934

Ultimo aggiornamento Giovedì 07 Maggio 2020 16:41
 
Storia dell'atletica nella città di Madrid: anno 1927, le competizioni e le immagini PDF Stampa E-mail
Mercoledì 06 Maggio 2020 20:39

Agustín Pérez Barroso è un aderente alla A.E.E.A., l'associazione che aggrega storici e statistici spagnoli. Agustin riunisce i due aspetti: al racconto dei tempi che furono unisce precisione di compilazione numerica. Il suo campo di ricerca è l'atletica nella capitale, Madrid, e da quello che vediamo ce ne fu tanta nei primi decenni del secolo scorso. Ci ha mandato l'ultimo aggiornamento del suo blog (gli esperti di diavolerie informatiche sanno che non è una parolaccia): una rivisitazione dell'anno 1927. Un anno vivace anche da noi: tre incontri internazionali, con la Polonia a Roma, con la Cecoslovacchia a Brno e con l'Ungheria a Bologna. Da registrare anche il primo incontro della nostra Nazionale femminile con la Francia a Milano. Digressione: questo bel lavoro dell'amico spagnolo ci ricorda i pregevolissimi tre volumi firmati da Marco Martini sull'atletica a Roma e nel Lazio, che il nostro indimenticabile (e unico) Marco diede alle stampe - con l'aiuto del Comitato organizzatore della Maratona di Roma - alcuni anni fa.

Abbiamo scorso tutto il materia propostoci da Agustín in questo suo aggiornamento. Abbiamo dimenticato il tempo solamente a guardare il materiale fotografico: un tesoretto. Per chi ha gusto per queste cose da antiquari, ecco servito l'indirizzo https://historia.atletismo.madrid.over-blog.com/. Per chi invece ci considera solo dei poveri robivecchi, beh, lasciate perdere e passate oltre. Da parte nostra un «gracias» a Agustín.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Maggio 2020 20:44
 
Consolini fa il mondiale, il geom. Aldo si improvvisa corridore di mezzofondo PDF Stampa E-mail
Martedì 05 Maggio 2020 00:00

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Chissà se Bernardo Falconi questa che andiamo a raccontarvi la sapeva già. Comunque non saranno in molti a saperla. Intanto ricordiamo che Bernardo è uno dei figli di Aldo Falconi, buon atleta, soprattutto sui 400 metri, che formava il vasto gruppo di praticanti il nostro sport a Brescia e provincia negli anni '39 - '46, prima con club milanesi, poi con la rinata Società Ginnastica Forza e Costanza (campione nazionale Alta Italia nel '45 con la staffetta 4 x 400 in cui c'era Falconi), poi con il CSI Brescia per sfociare infine nella consistente Atletica Brescia 1950 di Sandro Calvesi & friends. Ricordiamo anche che poche settimane fa Alberto Zanetti Lorenzetti ha dedicato in questo spazio una completa e documentata rivisitazione alla figura del geom. Aldo Falconi, che fu uomo di sport per tutta la vita.

L'hanno chiamata quarantena, clausura, prigionia, galera, confino, ma conta poco il nome, conta che siamo dovuti stare nelle nostre case rintanati per lunghe settimane nella speranza di sfuggire a 'sta pestilenza dell'Anno del Signore 2020. Questo ha dato tempo a qualcuno di noi di mettersi, o rimettersi, a sfogliare riviste, libri, vecchi ritagli di giornale, anche senza un obbiettivo preciso, solo per riscoprire il gusto dell'atletica dei tempi che furono, che è poi lo scopo primario dell'Archivio Storico «Bruno Bonomelli», che trova la sua concretizzazione anche in questo sito, oltre che nelle pubblicazioni. Un nostro socio, sfogliando la raccolta della rivista fidalina «Atletica» dell'anno 1942, si è soffermato a leggere la notizia che apriva il numero 1-2, 6 novembre 1941. Non stupitevi: la numerazione partiva da novembre e quindi, pur essendo annata '42, comprendeva eventi del '41. La notizia era data con un notevole risalto, e ti credo! Trattavasi del primo primato del mondo di Adolfo Consolini, il quale, la mattina di domenica 26 ottobre, al Campo Giuriati, uno dei «templi» milanesi dell'atletica (ce n'erano più allora di oggi) mise la firma al nuovo primato del mondo di lancio del disco. Cominciamo dal primato mondiale: la cifra di 53.26 era stata scritta dallo statunitense Archie Harris quattro mesi prima sulla pedana dell'Angell Field, lo stadio che sta all'interno della Stanford University. Trattavasi dei campionati NCAA, quelli universitari. In quella gara, al quarto posto con 48.75 quel Bob Fitch che nel 1946 toglierà il mondiale a Consolini, ma farà in modo di non incontrarlo mai direttamente. Dopo il mondiale e il titolo NCAA il bravo Archie vinse anche quello nazionale AAU, poi fu chiamato a servire la patria a stelle e strisce come pilota di cacciabombardieri. Finita la guerra, cercò un lavoro come pilota di aerei di linea: niente da fare, era un «nigger», un afro-americano, niente lavoro. Finì a fare l'insegnante di educazione fisica ad Harlem. Hai capito il Grande Paese? Sei abile per la guerra anche se sei nero, ma pilotare aerei civili, no, questo no. Alla faccia del famoso Tredicesimo Emendamento alla Costituzione voluto fortemente da Abramo Lincoln, e per questo morto sparato (ne hanno perfino fatto un film).

Torniamo al «Giuriati». Consolini, quella mattina, sembrava non avere grandi velleità, partecipò alla gara di tiro (come si scriveva correttamente) del giavellotto: fu preceduto anche da Ottavio Missoni (43.74) per quattro centimetri (43.70, primato personale fino alla fine della carriera!). Pedana del disco: due lanci nulli, un 45, poi allungò a 52,11, ancora un più 50, e per finire il nuovo mondiale: 53.34. La storia di quella mattinata la leggerete qui sopra se, con un click, ingrandite la pagina a sinistra, quella della «Gazzetta» (l'altra è presa dalla rivista federale). E leggerete anche di qualche mal di pancia dei dirigenti italiani perchè si era diffusa la notizia che qualche giorno prima il tedescotto Lampert aveva tirato a 53.35, pareva in Polonia, a Lodz, città occupata dai nazisti dopo la tragica spartizione del territorio polacco con l'Armata Rossa di «Baffone». La notizia venne recepita da Luigi Ferrario sulla «rosea», il dubbio si rifletteva nel titolo che parlava del mondiale ma con il punto interrogativo. Risultato fantasma, ne se ne seppe mai nulla di preciso. Con il quarto lancio Consolini (che fino a quel momento teneva come massimo stagionale 51.05) dette un dispiacere al suo pigmalione Giorgio Oberweger, togliendogli il primato nazionale che il lungo triestino aveva fissato a 51.49, nel 1938, proprio nella sua città.  Quindi due nuovi primati italici. Due? Sì due: 52.11 e 53.34. Siamo sempre stati fermamente convinti che se un atleta durante i suoi sei salti o lanci migliora fin dal primo e continua con gli altri cinque, di sei primati trattasi, o di due come in questo caso. Non sempre è stato così per le piroette regolamentari delle Federazioni.

Ma che c'azzecca tutto questo con il geom. Aldo Falconi, da Cossirano, bassa occidentale bresciana? E qui sta la curiosità. Il giovanotto, specialista dei 400 metri, corse i 1500. Chissà come andò veramente quel giorno. In programma c'erano sei gare, anche i 100 e i 300 metri, molto più adatti a Falconi. Perchè non li corse? Non sappiamo, ma invece troviamo il suo nome al sesto posto dei 1500, con 5:23.8. Vinse Eraldo Colombo in 4:15.0 in volata su Aldo Fracassi; al quarto posto il cremonese Giuseppe Italia, una roccia che correrà fin quasi alla metà degli anni '50; quinto Luciano Erba, poi giornalista radiofonico alla RAI, nipote di quel Giacomo Erba, secondo primatista italiano di salto con l'asta nel 1914, primo a saltare 3,30 con la tecnica «pendolare». Missoni vinse i 300 in 35.8. Altra «stranezza»: Gianni Caldana, velocista (argento con la staffetta 4 x 100 ai Giochi di Berlino '36) tirò il disco, 29.72, nella gara del mondiale.In fondo, eravamo ad una delle ultime gare di stagione, e c'era tempo anche per divertirsi. O per fare il primato del mondo.

Ultimo aggiornamento Martedì 05 Maggio 2020 18:10
 
Francesco Perrone, sconfisse molti avversari, non ha sconfitto il virus PDF Stampa E-mail
Venerdì 01 Maggio 2020 17:47

L'atletica paga un altro tributo di morte al micidiale virus che sta mettendo in ginocchio una larga fetta di mondo. Francesco Perrone, un bravissimo atleta degli anni '50 e primi '60, fondista, specialista della corsa campestre, maratoneta, fino alla partecipazione olimpica a Roma '60, è deceduto al Policlinico di Bari, dove era stato ricoverato a metà aprile. Lunedì scorso il decesso. 

Francesco Perrone era nato a Cellino San Marco, in provincia di Brindisi, il 3 dicembre 1930. Aveva svolto gran parte dell'attività sportiva con la maglia cremisi delle Fiamme Oro Padova, il gruppo sportivo della Polizia di Stato. Finita la stagione dello sport, Perrone rimase nella Polizia, fino ad arrivare al grado di ispettore. Ci viene naturale abbinare il suo nome ad un altro grande fondista di quegli anni, un personaggio straordinario per umanità, simpatia, e valore atletico, il bresciano Enzo, detto Franco, Volpi, scomparso qualche anno fa. I due furono tenaci e leali avversari per parecchi anni e su diversi terreni.

Per ora ci fermiamo qui, rinviando ai giorni prossimi una più accurata ricostruzione della sua carriera.

Ultimo aggiornamento Sabato 02 Maggio 2020 11:04
 
Le vite di Oscar e Danilo Cereali, le ultime immagini e la bibliografia (4) PDF Stampa E-mail
Giovedì 30 Aprile 2020 09:00
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Pubblichiamo gli ultimi documenti raccolti da Alberto Zanetti Lorenzetti a corredo della documentatissima storia dei fratelli Danilo e Oscar Cereali. In particolare la bibliografia, allegata in un documento PDF che potete consultare aprendolo qui, ci indica il modello per una vera ricerca storica, applicata, in questo caso, alla materia sportiva, ricerca ben lontana dalle favolette trite e ritrite che spesso ci capita di leggere e di ascoltare. Ricordiamo la «lezione» di Marco Martini:”…continuiamo ad essere purtroppo accerchiati da individui che continuano a riproporre sempre le solite cose e, fatto ancor più sconcertante, da gente che vuole sentirsi ripetere all’infinito questi argomenti…Scoprire la verità e portare alla luce elementi nuovi: ecco ciò che secondo noi è utile”. Da «Pala, piccone e microscopio», testo dell’intervento al Convegno «Bruno Bonomelli, maestro di atletica», Brescia, 13 novembre 2010. Alberto, medico, ha avuto una certa dimestichezza con il microscopio, ha fatto più fatica con la pala e il piccone…

Oltre alla ricca bibliografia di cui già abbiamo detto, presentiamo tre fotografie. Nell’immagine verticale, Danilo Cereali in versione lanciatore di martello, con la maglia della Gallaratese: alto, slanciato, fisico asciutto, non corpulento, ci ricorda certi martellisti moderni, tipo il giapponese Koji Murofushi (campione olimpico 2004 e mondiale 2011).

Nella prima foto orizzontale, quella sopra, gli atleti jugoslavi davanti all’aereo della Danish Air Line durante lo scalo a Praga nel viaggio che li avrebbe portati a Oslo. Abbiamo aggiunto un piccolo commento per ricordare i loro risultati ai Campionati d’Europa. Gli atleti sono elencati da sinistra a destra, come nella foto.

Danil Žerjal, lancio del disco, prestazione modesta, 44.31, decimo;

Marko Račič, 100 metri, seconda batteria, squalificato; 200 metri, terza batteria, sesto con 23.6, solo il nostro Vanes Montanari fece peggio: 24.1;

Marijan Slanac, 100 metri, terza batteria, quinto con 11.0; in quella batteria Montanari non prese la partenza; 200 metri, seconda batteria, non partito;

Petar Vuković, salto in alto, dodicesimo con 1.85;

Marijan Urbić, salto in lungo, non partito;

Ivan Gubijan, lancio del martello, undicesimo, 45.11;

Davorin Marčelja, decathlon, nono, punti 5.994;

Marijan Urbić, decathlon, dodicesimo, 5.738.

Alcune annotazioni olimpiche per Ivan Gubijan (croato di nascita, 14 giugno 1923): ai Giochi Olimpici di Londra ‘48, conquistò la medaglia d’argento (54.27), superato solo dal primatista del mondo, l’ungherese Imre Németh (56.07). Ivan prese parte anche ai Giochi di Helsinki ’52: 54.76 in qualificazione, nono 54.54 in finale, un posto davanti a Teseo Taddia (54.27). A Londra troviamo anche Žerjal, altro modesto 42.09 in qualificazione, sopravanzato (43.07) da Giorgio Oberweger, il cui compito era far compagnia in pedana a Consolini e Tosi! Altro jugoslavo a Londra: il decatleta Davorin Marčelja, diciottesimo con 6.141 punti, tabella in vigore allora.

E proprio a Londra si riferisce la seconda foto orizzontale; il primo a sinistra è il nostro Danilo, che torreggia con la sua stazza.

Ultimo aggiornamento Giovedì 30 Aprile 2020 11:54
 
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