Home
Messaggio
  • Direttiva e-Privacy EU

    Questo website utilizza i cookies per gestire l'autenticazione, la navigazione, e altre funzionalità. Scorrendo questa pagina o cliccando in qualunque suo elemento, acconsenti all'uso dei cookies.

    Visualizza i documenti sulla direttiva della e-Privacy

Trekkenfild numero 110, undici pagine monografiche sui Campionati d'Europa PDF Stampa E-mail
Lunedì 05 Settembre 2022 08:59

alt

Stavolta «Trekkenfild», la numerazione dice 110, offre a chi ha interesse undici pagine monografiche dedicate a dotti commenti e approfondite analisi sui Campionati d'Europa disputati a München (Baviera, Germania). A voi leggerle.

Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Settembre 2022 14:36
 
Vi ricordate quel ragazzino lungocrinito che non si smarriva in mezzo alle siepi? PDF Stampa E-mail
Sabato 03 Settembre 2022 14:03

alt

Questa foto è stata scattata dal nostro amico (e socio) Marco Peiano. Era un freddo pomeriggio di novembre del 2015, eravamo sul piccolo ma attraente porticciolo di Gargnano sul lago di Garda, un borgo che ha poco da invidiare a celebrate stazioni turistiche lacustri e marine. Alberto Juantorena Danger, l'atleta cubano che sarà ricordato in perpetuo per aver vinto 400 e 800 metri (Montreál 1976) nella stessa edizione dei Giochi Olimpici, era ospite di un suo amico italiano che da quelle parti osserva il tramonto della vita. Appassionati locali di podismo organizzarono una festicciola per il cubano e, come regalo, lo fecero correre! E con lui, che torreggiava su tutti, due smilzi italiani con importanti credenziali atletiche: Franco Fava - di cui parliamo più sotto - e Gianni Poli, da tutti ricordato come il vincitore della New York City Marathon. Attorno ai tre atleti olimpici (infatti tutti e tre hanno preso parte almeno a una edizione dei Giochi) poche decine di podisti orgogliosi di tanto onore. Avevano chiamato la corsa «Miglio Olimpico», in loro onore. Doveva avere un futuro, purtroppo morì ancora in fasce. Cogliamo questa occasione per inviare i nostri più affettuosi saluti ad Alberto che nelle ultime settimane ha sofferto di non lievi problemi di salute. Hasta la victoria siempre, Campeon! Per chi avesse scarsa memoria visiva, a sinistra nella foto Gianni Poli, al centro Alberto Juantorena, a destra Franco Fava

*****

Quel giorno ne mancavano due al suo ventesimo compleanno. Quel giorno era il 1° settembre 1972. Ora, anche il più somarello in aritmetica può rispondere alla domanda: quanti anni compie oggi, 3 settembre 2022, il nostro personaggio? Se lo diciamo facciamo fare bella figura a u' sceccu (asino in siciliano), allora vi snoccioliamo solamente il nome del nostro ex-giovanotto: Franco Fava. È stato uno degli atleti italiani più estroversi, ma concreti, dell'atletica italiana; ha aperto spiragli tecnici che fino ad allora erano stati ermeticamenti chiusi; ha sperimentato - e talvolta pagato - sulla sua pelle. Senza bisogno di fare sceneggiate - come capita ormai troppo di frequente - ha spaziato ovunque, capitano di ventura indomito ovunque si cimentasse. Sempre con i i più forti del mondo, non con Ciccillo Cagafusi. La corsa campestre era il suo regno, meglio uno dei suoi regni: indimenticabile il quarto posto al mondiale del 1977, che era un terzo, arrivato sui talloni di un tedescone solo per un banale inciampo. E quel diecimila in pista ai Word Games di Helsinki con tutti i più forti del mondo, con il keniano Samson Kimobwa (che poi incontrammo a Kapenguria, regione West Pokot, maestro di scuola, uomo mite, sorridente, che faceva correre i suoi bambini in quella terra a cavallo fra Kenya e Uganda dove le varie etnie si scannavano per un paio di vacche) al primato del mondo, Franco terzo in 27'42", primato italiano, era in 1977, quarantacinque anni fa...oggi sarebbe secondo nelle graduatorie nazionali...solo sei fondisti del nostro stivale han fatto meglio di lui nella epopea dei venticinque giri di pista. Studiate somarelli dell'era degli stupidi social, studiate, forse scrivereste meno minchiate.

E poi di tutto di più: Giochi Olimpici, Universiadi, Giochi del Mediterraneo, cross (una decina di volte fra i primi dieci ai mondiali), campionati italiani, maratona e maratonina, tutte le «classiche» italiane o le ha vinte o è stato protagonista, dalla Stramilano al Giro di Castelbuono, da Alà dei Sardi alla Cinque Mulini, dal Campaccio alla San Silvestre in Brasile. Elenco largamente incompleto, ma non è nostro obbiettivo fare l'elenco dei suoi successi e dei suoi piazzamenti. E sempre divertendosi, e studiando il mondo.

Ma di una gara ci pizzica interesse ricordare qualcosa di più: quella del 1° settembre 1972, cinquant'anni fa ai sanguinosi Giochi Olimpici di München. Non aveva ancora compiuto venti anni. Oggi sarebbe inquadrato in quella inutile categoria che chiamano U23, avrebbe vinto un po' di titoli nazionali in più. Primo turno dei 3000 metri siepi, quattro serie, 49 atleti iscritti di 29 Nazioni; i primi tre di ciascuna serie ammessi direttamente alla finale, nessun ripescaggio. Oggi sicuramente si correrebbero anche due semifinali, come sarebbe stato più equilibrato anche allora. Quindi le quattro serie diventarono uno scannatoio. L'autraliano Kerry O'Brien che deteneva il primato del mondo si fermò nella seconda serie. Fava corse nella quarta, vinta dal keniano Amos Biwott, il superlativo Kip Keino se l'era presa comoda nella prima. Biwott con 8'23"8 riscrisse il primato olimpico; dietro di lui la grande taglia del polacco Bronislaw Malinowski (morto nel 1981 in un incidente d'auto), terzo il cecolovacco Moravcic, rispettivamente quarto e quinto in finale, vinta dall'uomo delle Nandi Hills su Ben Jipko, terzo una renna finnica, Tapio Kantanen . Il ceco, nella serie, fu cronometrato in 8'33"4, con un ritardo di un secondo e sei decimi, quindi erano lì quasi appiccicati, il britannico Steve Hollings e il Franco Fava, da Roccasecca. Quasi un bambino...Il resto della sua vita è un bel romanzo, con altri capitoli da scrivere.

Da parte nostra, i migliori auguri. Dovuti, anche perchè Franco è socio dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana da molti anni.

Ultimo aggiornamento Domenica 04 Settembre 2022 19:58
 
Antonio Brandoli, saltatore in alto mignon, ha spiccato l'ultimo salto verso il cielo PDF Stampa E-mail
Giovedì 25 Agosto 2022 10:13

Chi scrive queste affrettate note, Antonio Brandoli lo ha visto saltare su molte pedane degli stadioli e dei campetti scuola emiliani fra la fine degli anni '50 e i primi del '60. Modenese di Bastiglia, Brandoli fu saltatore in alto nonostante fosse sì e no 1,70 di statura. Eppure riuscì a saltare 2,04 (1962) eguagliando il primato italiano di Walter Zamparelli, ligure di Arenzano. Antonio Brandoli se ne è andato due giorni orsono, dopo aver festeggiato gli 83 anni alcuni mesi fa. Ce lo ha comunicato questa mattina il nostro socio Marino Piccino, divenuto, grazie al suo pregevolissimo lavoro di ricerca sul club atletico delle Fiamme Oro, una specie di «radiomobile» sempre con l'antenna alzata della Celere patavina, quella sportiva s'intende. Ritorneremo sulla figura di Antonio Brandoli appena avremo messo insieme un po' di dati che non siano quelli conosciuti.

Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Agosto 2022 11:22
 
Ritroviamo uomini, fatti, risultati dell'atletica italiana dell'anno 1949: parte prima PDF Stampa E-mail
Venerdì 19 Agosto 2022 00:00

Un nostro socio - uno dei molti che ci inviano notizie ed articoli a getto continuo per alimentare il nostro sito... - ci ha fatto pervenire la nota che qui di seguito pubblichiamo.

"Poche settimane fa avete postato - oggi si usano questi orribili modi di dire -  nel vostro spazio Facebook una fotografia che ritraeva Primo Nebiolo e Alfredo Berra a colloquio. Speriamo non ci sia necessità di dire a gente dell'atletica chi sono stati. O forse sarebbe meglio? Per evitare la follia collettiva del rito barbarico del Ferragosto, siamo rimasti a casa e ci siamo messi a sfogliare una annata dello striminzito bollettino della Federazione, che allora era mensile. Direttore era Giovanni Guabello, si stampava in una tipografia romana in via del Babuino, al civico 22. Allora sta per anno 1949. Quattro paginette. Nel numero di gennaio, due erano occupate dalla quasi immancabile articolessa del dott. Bruno Zauli che dissertava su «Il problema tecnico nell'impostazione dei giovani». Dopo settantatre anni siamo allo stesso punto, problema irrisolto, e non è colpa di Zauli. Colpa di pseudo tecnici diplomati in Scienza dell'Approssimazione Applicata che pur di non mollare un ragazzino che pensano possa vincere il titolo della categoria poppanti ad un allenatore che ne sa più di loro, alzano muri insuperabili. Comunque, su quattro paginette occuparne due con un solo articolo ci pare già scelta piuttosto discutibile.

Nella pagine 2 e 3 qualcosa di utile, come i voti delle società per il Congresso nazionale (Bologna, 6 febbraio), una prima lista di atleti che possono trasferirsi nell'ambito della regione di appartenenza, le date dei campionati di corsa campestre, le date e le città dove si sarebbero disputate la varie fasi del tero Trofeo Pavesi di marcia riservato ai giovani, e la tabella dei primati nazionali femminili al 31 dicembre 1948. Nella lista dei trasferimenti, i nomi dei fratelli Giuseppe e Carlo Dordoni, che passeranno dalla Robur Piacenza alla Virtus Bologna. O quello di Carlo Monti che dall'U.S.Milanese andrà alla Pirelli.

La quarta interamente occupata dagli elenchi dei dirigenti regionali usciti dalle Assemblee dei Comitati. Ed è lì che vogliamo portarvi. Comitato regionale piemontese (assemblea 9 gennaio): presidente Francesco Diana; fra i componenti Alfredo Berra, Camillo Zemi (buon lanciatore negli Anni Trenta). Fra i delegati per il Congresso nazionale: Primo Nebiolo (al debutto da dirigente federale? Potrebbe, non ne siamo totalmente sicuri, 1949-1999, da delegato del Piemonte a presidente della Federazione mondiale), Lydia Bongiovanni Siviero (velocista azzurra negli Anni Trenta, componente della staffetta ai Giochi Olimpici di Berlino '36, quell'anno fu anche due volte in Nazionale, a Piacenza e a Parigi, sempre in staffetta e sempre vincente), ancora Zemi; fra i supplenti Alfredo Berra. E con questo abbiamo ricomposto il quadretto Nebiolo-Berra della fotografia che è stata pubblicata qualche tempo fa, foto sicuramente precedente al 1971, quando il giornalista fu colpito da ictus. Ritroveremo Primo e Alfredo lungo i dodici mesi di quel 1949.

Altri nomi in quella pagina ci ricordano dirigenti che hanno fatto cose importanti nel nostro sport ed altri che alcuni di noi hanno conosciuto nel loro lungo circumnavigare attorno l'atletica italiana e di cui conervano memoria. Fra i delegati liguri leggiamo i nomi di Giacomo Carlini, poliedrico atleta, gran fisico, il suo primato nel decathlon resistette ventisette anni, e di Tullio Pavolini, un dirigente inamovibile; nel Comitato sardo Angelo Carrus, poi autore di libri sulla storia dell'atletica nella sua isola; in Emilia, presidente Elio Buldrini, poi direttore della Scuola di Formia, e Vittorio Brunori, con il suo immancabile papillon, poi vicepresidente della Federazione per molti anni; in Puglia, presidente Giosuè Poli, futuro presidente nazionale, troviamo Paolo Danese, che fine anni '80 - primi '90 fu Consigliere federale; nel Lazio, Ferruccio Porta presidente, con Cesare Bergonzoni, Giuseppe Cuccotti (poi anche tecnico federale) e Renato Magini (allenatore di Beppone Tosi); sempre fra gli allenatori, Eugenio Ridi, In Toscana; dirigenti storici in Trentino: Giulio Fozzer (sarà Revisore dei conti in Federazione), Edo Benedetti, Carlo Filippi, l'ossatura della Quercia Rovereto, e fra i delegati Carlo Covi, il primo allenatore di Adolfo Consolini; nel Comitato lombardo, dove era entrato...fin da bambino!, l'indimenticabile Mario Bruno; fra i delegati Sandro Calvesi, il giudice di gara Carlo Monfredini. Uomini - e poche donne - che hanno dato a questo nostro sport anni di dedizione.

Sul secondo numero del bollettino, resoconto burocratico-amministrativo del Congresso nazionale, che confermò alla presidenza Bruno Zauli; in Consiglio sette presidenti regionali. Il finale della Relazione è un capolavoro di vuota retorica:"L'impegno era di servire la «causa atletica» con ogni energia del cuore e della mente, perchè crediamo nel nostro sport come si crede in un'opera di bene e lo sentiamo in tutta la bellezza dei suoi valori fisici e morali". Forse questo finalino lo scrisse qualche porporato da Oltretevere...

Nacque un club gardesano del quale si parlò molto negli anni '60 e '70: la S.S. Benacense, che dimorava a Riva del Garda, in via Gazzoletti, 25. Basta un nome: Renato Dionisi.

Andiamo avanti. Bollettino numero 3: striminzita notizia per i due titoli nazionali di corsa campestre, Terza Serie (a Terni), Seconda Serie (a Napoli). Al torinese Vittorio Paschetto il primo titolo,, nei primi dieci nomi che dureranno a lungo, il toscano di Capriglia di Lucca Edoardo Righi (quarto) e il bergamasco di Ponteranica Rino Lavelli (settimo). Successo di Agostino Orlandi fra i «Seconda», il calabrese trapiantato a Bologna Pasquale Sperli (quarto) e il piacentino Livio Brigati (quinto), spesso presenti nelle prime posizioni dei cross nazionali. Volete la riprova? Campionati assoluti di cross a San Vittore Olona, della «Cinque Mulini» trattasi, ovvio: Sperli sesto, Brigati dodicesimo, Pascetto quindicesimo, Lavelli diciannovesimo. Il podio fu una botta di gioventù: Beviacqua (1913), Sestini (1914), Italia (1916), se volete metterci il quarto, Cultrone (1916), il settimo, Lippi (1904)...Delle signore, impegnate su prati torinesi, non diamo anni di nascita, diciamo che Nilla Tonani vinse il suo quarto titolo nazionale erbivoro. Naturalmente neppure una riga di commento sullo zibaldone federale, a conferma della grande attenzione che avevano i padroni del vapore fidalini per il cross (Bruno Bonomelli docet). In compenso in ventuno righe veniamo a conoscere il risultato della finale nazionale del terzo Trofeo Frigerio per giovani: vinse il napoletano Giuseppe Desiderio sul barlettano Marchisella, li ritroveremo per parecchi anni fra i migliori taccopuntisti italici. Annotazione: sui primi dodici nove erano sudisti! Il Sud doveva ancora farne tanta di strada...e purtroppo non è ancora arrivato.

(segue)                                       

Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Agosto 2022 13:02
 
Quei «celerini» sconosciuti che marciarono per 32 chilometri da Venezia a Padova PDF Stampa E-mail
Giovedì 18 Agosto 2022 00:00

Questa noticina la riserviamo specialmente per il nostro socio veronese Marino Piccino, del quale abbiamo presentato non molti giorni orsono la corposa compilazione in tre volumi che narra con dovizia di risultati, notizie e fotografie la storia del Gruppo Sportivo Fiamme d'Oro di Padova (1954-1972). Volumi autofinanziati, come tutti quelli che vogliono documentare aspetti sempre trascurati della lunga vicenda dell'atletica italiana.

Quello che indirizziamo a tutti ma in particolare a Marino, l'abbiamo «pescato» nell'anno 1950, quindi quattro anni prima della nascita ufficiale e della affiliazione delle Fiamme Oro. Sul quindicinale della Federazione, numero 4, 20 febbraio 1950, pagina 3, il comunicato della Presidenza federale numero 12 del 17 febbraio, riporta un nuovo elenco di società affiliate, e fra queste la S.S. Celere, che teneva dimora in via Cavalletto, 6, a Padova. Trattandosi di riaffiliazione si deve dedurre che la società sportiva dei «celerini» era già stata tesserata anche in precedenza.

E non era solo una società sulla carta, aveva anche dei praticanti. Spulciando l'ordine d'arrivo della Venezia-Padova di marcia, 32 chilometri, disputata giovedì 8 giugno, si celebrava in quella data il Corpus Domini e a quel tempo era un giorno festivo, abbiamo identificato vari partecipanti con accanto la dizione «Celere Padova». La gara fu vinta da Pino Dordoni che lasciò a cinque minuti suo fratello Carlo, entrambi tesserati alla Virtus Bologna; terzo fu il torinese Bertolini, poi il romano Cascino, e più in là il genovese Malaspina (che fu allenatore di Abdon Pamich), il triestino Crasso - una vita per la marcia - , il maturo romano Di Salvo, l'altro ex giovane Kressevich, il romano Ercole Tudoni, tutti nomi di affiliati alla «setta» di Santa Marcia. Ma dei «celerini» dobbiamo riferirvi, eccoli: 25. Nicoli, 27. Tassoni, 32. Pesavento, 37. Gemelli, 38. Maduri, 39. Dicensi, 40. Volpe.

Abbiamo allargato lo sguardo anche alla edizione successiva, anno 1951. Non era un caso isolato quello del 1950: la Venezia-Padova (16 giugno) era, almeno a quei tempi, un appuntamento fisso per i migliori marciatori italiani e per i «celerini». Nuovo successo di Pino Dordoni, insidiato da vicino dal piccoletto romano Cascino. Questi i poliziotti: 22. Nicoli, 24. Arcangeli, 31. Tassoni, 34. Pesavento, 35. Caia, 37. Bendato, 38. Gemelli, 41. Filanino, 42. Di Bella, 43. Tobiolo, 44. Natalicchio, 45. Lo Cascio, 46. Bellini, 47. Siriani.

Sulla società abbiamo rilevato un po' di confusione fra S.S. Celere (quella di Via Cavalletto) e una nuova A.S. Celere Padova, con sede in via Configliachi,1. Sul numero 2 del quindicinale federale abbiamo trovato, la riaffiliazione della prima. Ma più avanti troveremo anche una nuova A.S. Celere Padova. Modificato l'urticante S.S., che si prestava a accostamenti sgraditi, per un più tranquillo A.S.. Ci resta il dubbio: stessa società sportiva? confusione della Federatletica? 

Non chiedeteci di più. Abbiamo riferito quanto conosciamo. Dei marciatori patavini, che non figurano in nessun'altra competizione nazionale, non sappiamo i nomi. Li affidiamo a Marino, se ha voglia vada a scavare, in fondo ha una laurea in Scienze Geologiche. Chi meglio di lui?

Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Agosto 2022 10:12
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 6 di 237