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L'Associazione degli storici tedeschi di atletica ricorda Gabriele Manfredini PDF Stampa E-mail
Martedì 16 Marzo 2021 12:00

Abbiamo ricevuto da Hans-Peter Car un documentato ricordo del nostro socio e amico Gabriele Manfredini, repentinamente mancato a metà gennaio. Herr Car è membro della associazione tedesca degli storici e statistici di atletica (DGLD), Gabriele era iscritto a tale organizzazione da molti anni, interessato com'era a tutto quanto aveva sapore di atletica e di prove multiple sopra ogni altra disciplina. Anzi, per dirla proprio tutta, l'atletica per lui era solamente Decathlon e Heptathlon, al resto delle discipline dedicava poca, diciamo scarsa attenzione, marginale meglio detto. E come crediamo sappiano tutti quelli che di atletica si occupano, la Germania è sempre stata una «potenza» delle prove multiple.

Il testo, in tedesco, che Herr Car ci ha mandato in anteprima vorrà pubblicato sul numero 89 del Buletin DGLD in aprile o maggio. Per agevolare i nostri lettori forniamo anche una traduzione in italiano, testo un po' rimaneggiato. Questo ricordo va ad aggiungersi a quelli dell'allenatore americano Harry Marra, dell'austriaco Konrad Lech, uno degli uomini che ideò il meeting di Götzis, e dello storico e statistico svedese Rooney Magnusson. Ma sono tanti, tanti di più coloro che, avendolo conosciuto e apprezzato in vita, atleti, organizzatori, amanti delle discipline multiple, storici, ne serberanno sempre un grande ricordo. La foto che correda il testo fu scattata dallo stesso Hans-Peter Car sulla spiaggia di Viareggio il 15 aprile 1977 dove ebbe un incontro con Gabriele.

Vielen Dank, Herr Car. 

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Gabriele Manfredini (1953-2021)
Nicht nur Castelfranco di Sotto, eine italienische Gemeinde mit 13.000 Einwohnern in der Provinz Pisa in der Region Toscana trauert um Gabriele Manfredini, der laut eines Zeitungsberichts am 13. Januar 2021 tot in seinem Haus aufgefunden wurde. Gabriele Manfredini war Mitglied im Weltstatistikerverband ATFS, in der italienischen Statistiker-Vereinigung ASAI und auch in der DGLD überaus geschätzt.
Ottavio Castellini hatte die ASAI umgehend vom Ableben Manfredinis informiert. Es war unser schwedischer DGLD-Kollege Rooney Magnusson, der uns schließlich die traurige Nachricht überbrachte. Ein Herzinfarkt hat Gabriele Manfredini - im Botberuf war er IT-Spezialist und Computermananager an der Universität - aus einem arbeitsreichen Leben gerissen.
Manfredini recherchierte mit großer Leidenschaft und Ausdauer sowohl als Sporthistoriker wie auch lokal als Chronist seiner Gemeinde in der Toscana.
Geboren wurde Gabriele Manfredini am 19. Dezember 1953 in der norditalienischen Ortschaft Santena. In den 1980er Jahren sorgte er mit seinen Recherchen über den Mehrkampf unter Eingeweihten für Aufsehen. Wir lernten einander 1987 in Rom beim Weltkongress der ATFS kennen, und in den folgenden Jahren pflegten wir einen regen Austausch auf dem Gebiet von Fünf- und Zehnkampf. Manfredinis seitenlange Computerlisten auf dem damaligen grünweißen Papier mit den besten Leistungen im Mehrkampf waren eine wahre Fundgrube. Seine Statistiken umfassten sowohl aktuelle wie historische Resultate.
1991 wurde Manfredini Mitglied in der DGLD und last not least wichtiger Mitarbeiter im Wettkampfbüro im italienischen Mehrkampf-Mekka in Brescia (Lombardei). Aber auch bei ähnlichen Veranstaltungen wie im Voralberger Götzis oder in Talence (Frankreich) galt Manfredini als ein Experte von Rang.
Unsere letzte Begegnung fand am 15. April 1997 in Viareggio statt, wo wir nicht nur Leichtathletik-Literatur austauschten, sondern auch über Gott und die Welt philosophierten. In diesem Jahr hatte ich mich aus beruflichen Gründen nolens volens aus der Leichtathletik-Statistik zurückgezogen. Ich erinnere mich an Manfredini als einen Menschen von eher stiller, nachdenklicher und bescheidener Natur. Ein bemerkenswerter Kontrast zu seinem enormen Wissen und seiner bewundernswerten Kompetenz.
Im Jahr 2007 veröffentlichte Manfredini sein Meisterwerk auf dem Gebiet der Leichtathletik-Geschichte: „Prove multiple di atletica leggera in Italia. Dalle origini all´anno 1968“
auf deutsch: „Leichtathletische Mehrkämpfe in Italien. Von den Ursprüngen bis zum Jahr 1968“.
2017 stellte er ein Buch mit dem Titel „Storie di eroi castelfranchesi della Grande Guerra“ vor. Darin geht es um das Schicksal dreier blutjunger Männer aus seiner Gemeinde, die sich als Freiwillige im Ersten Weltkrieg an die Front meldeten und sich entschieden hatten, ihr Leben für die Heimat zu riskieren. Die aus wohlhabenden Familien stammenden Söhne starben wie der kaum 18 jährige Carlo Guerrazzi im Glauben für eine gute Sache.
Der Nachruf der Lokalzeitung betont auch Manfredinis Verdienste um die Tradition des „palio“ in seiner Gemeinde.
Harry Marra, seines Zeichens Trainer von Ashton Eaton (USA) - dem Olympiasieger, Weltmeister und Weltrekordhalter im Zehnkampf - reagierte auf den Tod von Gabriele Manfredini mit Worten profunder Wertschätzung und tiefer Trauer:
“I will miss seeing him; the community of Combined events will miss his quality of work; and the world is a bit less frendly with his passing. Manfredini, during his time on this earth, has made a quality and lasting contribution to all of society. ... May God welcome you with open arms. You left lasting footprints of your journey here on earth.“
Gabriele Manfredini hinterlässt seinen Bruder Ruggero und seine Schwester.
RIP Gabriele!
Hans-Peter Car
 
Testo tradotto in italiano con Google Translate e un po' aggiustato da noi.
 
Non solo Castelfranco di Sotto, Comune italiano di 13mila abitanti della provincia di Pisa, in Toscana, piange la scomparsa di Gabriele Manfredini, che, secondo quanto riportato da un quotidiano, è stato trovato morto nella sua casa il 13 gennaio 2021. Gabriele Manfredini è stato membro della World  ATFS, l'Associazione mondiale degli statistici di atletica, sia dell'Associazione Italiana Statistici ASAI e anche del DGLD, analogo gruppo tedesco.
Ottavio Castellini ha immediatamente informato l'ASAI  e altri amici in giro per il mondo della morte di Manfredini. È stato il nostro collega svedese del DGLD Rooney Magnusson a trasmettere al nostro gruppo della DGLD la triste notizia. Un infarto ha strappato Gabriele Manfredini, specialista in informatica e manager di computer per molti grandi aziende italiane, da una vita frenetica.
Manfredini ha svolto ricerche con grande passione e tenacia sia come storico dello sport che a livello locale come cronista della sua comunità in Toscana.
Gabriele Manfredini eranato il 19 dicembre 1953 nella città italiana settentrionale di Santena. Negli anni '80 fece scalpore tra gli addetti ai lavori con le sue ricerche sulla competizione a tutto tondo. Ci siamo conosciuti a Roma nel 1987 al Congresso Mondiale ATFS, e negli anni successivi abbiamo mantenuto un vivace scambio nel campo del pentathlon e del decathlon. Le lunghe liste di computer di Manfredini sull'allora carta verde e bianca con le migliori prestazioni nella competizione a tutto tondo erano un vero scrigno di tesori. Le sue statistiche includevano risultati sia attuali che storici.
Nel 1991 Manfredini è entrato a far parte del DGLD e, ultimo ma non meno importante, un importante collaboratore dell'ufficio gare del Multistar, la Mecca italiana  delle combinate a Brescia, e poi a Desenzano. Ma anche i grandi eventi mondiali come quelli di Götzis, nel Voralberg, e Talence (Francia), consideravano Manfredini il punto di riferimento per le proiezioni finali di punteggio e di classifica durante lo svolgimento delle prove. Un grande esperto sempre a disposizione di tutti, senza nulla chiedere in cambio..
Il nostro ultimo incontro è avvenuto il 15 aprile 1997 a Viareggio, dove non solo ci siamo scambiati letteratura sull'atletica, ma abbiamo anche filosofato su Dio e sul mondo. Quest'anno, per motivi professionali, volenti o nolenti, mi sono ritirato dalle statistiche di atletica leggera. Ricordo Manfredini come una persona di natura piuttosto tranquilla, premurosa e umile. Un notevole contrasto con la sua vasta conoscenza e ammirevole competenza.
Nel 2007 Manfredini pubblicò il suo capolavoro nella storia dell'atletica leggera: “Prove multiple di atletica leggera in Italia. Dalle origini all'anno 1968 ".
Nel 2017 ha presentato un libro dal titolo “Storie di eroi castelfranchesi della Grande Guerra”. Riguarda il destino di tre giovanissimi della sua comunità che si sono offerti volontari al fronte durante la Prima Guerra Mondiale e hanno deciso di rischiare la vita per la loro patria. I figli, che provenivano da famiglie benestanti, sono morti come il appena diciottenne Carlo Guerrazzi in fede per una buona causa.
Il necrologio del quotidiano locale sottolinea anche i servizi di Manfredini alla tradizione del “Palio dei barchini” nella sua comunità. Antica manifestazione che si celebra ogni anno ai primi di giugno e che ha come clou una gara di barchini montati su ruote e spinti da uomini muniti di bastoni che fungono da remi. Gabriele era l'organizzatore di questa giornata che era andata crescendo nel tempo e attira sempre migliaia di spettatori.
Harry Marra, allenatore di Ashton Eaton (USA) - campione olimpico, campione del mondo e detentore del record mondiale di decathlon - ha risposto alla morte di Gabriele Manfredini con parole di profondo apprezzamento e profondo dolore:
“Mi mancherà vederlo; la comunità degli eventi combinati perderà la sua qualità di lavoro; e il mondo è un po 'meno amichevole con la sua scomparsa. Manfredini, durante la sua permanenza su questa terra, ha dato un contributo di qualità e duraturo a tutta la società. ... Che Dio ti accolga a braccia aperte. Hai lasciato impronte indelebili del tuo viaggio qui sulla terra ".
Gabriele Manfredini lascia il fratello Ruggero e la sorella.
Ultimo aggiornamento Martedì 16 Marzo 2021 21:20
 
Trekkenfild numero 91: attualità, commenti, situazioni dell'atletica italiana PDF Stampa E-mail
Venerdì 05 Marzo 2021 00:00

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Noi, intediamo dire A.S.A.I. per essere più chiari, ci occupiamo del ieri e dell'altro ieri. La nostra organizzazione nacque 27 anni fa con questo proposito e lo scrivemmo nella nostra costituzione (lettera iniziale minuscola). Trekkenfild, pubblicazione telematica, ideata nove anni fa, dedica i suoi spazi all'atletica di oggi, pur ripescando, di tanto in tanto, articoli storici, nazionali e internazionali, che videro la luce, negli anni '60 e '70, su una delle due riviste che scaldavano il cuore e fortificavano la cultura degli appassionati di atletica del nostro allungato stivale, con appendici isolane. Sepolta una, in stato semicomatoso l'altra, in nome del grande progresso culturale dell'atletica leggera italiana. E quindi si naviga a vista, con iniziative personali che almeno hanno il grande pregio di essere indipendenti nel senso pieno del sostantivo «indipendenza».

Fra noi e Trekkenfild c'è un patto di reciproco aiuto: noi mettiamo sul nostro sito un richiamo quando pubblicano un numero nuovo; loro dedicano una «finestra» per ricordare che esiste l'Archivio Storico. E ognuno per la propria strada, in amicizia! Oggi segnaliamo ai nostri lettori il numero che abbiamo ricevuto un paio di giorni fa: attualità agonistiche, commenti, interviste, segnalazioni di situazioni locali che riguardano impianti di atletica, l'Arena Civica di Milano, ancora una volta al centro di qualche strana situazione.

Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Marzo 2021 09:44
 
Enzo Cavalli, un paio di storielle romane, vissute e raccontate da Giorgio Lo Giudice PDF Stampa E-mail
Mercoledì 03 Marzo 2021 00:00

Debutta come nuovo socio dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana "Bruno Bonomelli", Giorgio Lo Giudice, tutta la vita spesa nel giornalismo sportivo, grandissima parte alla redazione romana della «Gazzetta dello Sport». Gli diamo il benvenuto: ci fa molto piacere che Giorgio abbia aderito (in verità era già stato socio per un breve periodo anni fa, poi ci eravamo persi di vista). Giorgio «debutta» raccontandoci due storie di atletica romana, storie vissute, storie che non si trovano nei paludati e barbosi libri di atletica, asettici come sale operatorie d'ospedale. Vogliamo forzagli la mano: raccontaci altre storie, Giorgio, di quella atletica che a Roma viveva gli anni di vigilia della grande edizione dei Giochi Olimpici del 1960. Giorgio ha vissuto l'atletica in senso totale: atleta (mezzofondista), assistente tecnico, poi allenatore, dirigente di club, giornalista. E sempre con generosità, col core in mano, da buon romano di Campo de' Fiori.

Intanto leggetevi queste due storielle.

Abbiamo saccheggiato una foto dalla FIDAL, che ringraziamo: un colloquio serrato fra Primo Nebiolo e Alfredo Berra, che fu, con altri, promotore del movimento di Rinnovamento della Federazione di atletica verso la fine degli anni '60

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Se volete, vi racconto un bell'aneddoto che riguarda Enzo Cavalli e l'ambiente romano di quegli anni '50 che precedevano i grandi Giochi Olimpici del 1960. In questo caso niente sigaro e tranquillità, ma una baldoria perfino un po' eccessiva! Per festeggiare il risultato di Enzo che aveva superato per la prima volta i 15 metri, suo padre, friulano doc, invitò a cena alcuni di noi, oggi si direbbe del «cerchio magico». C'erano il giornalista Alfredo Berra, il nostro punto di riferimento culturale, il sottoscritto, il mezzofondista Attila Viragh, il fratello di Enzo, buon velocista, lui purtroppo scomparso. Morale: molte, anzi troppe bevute. Non reggevamo nessuno ed il padre ci invitò a dormire lì, aveva due stanze libere. Io mi sentii male ad un certo punto e con voce strozzata dissi "Attila famme passà" per andare di corsa al bagno a vomitare tutto il bevuto e di più, mentre gli altri, mortacci loro, si scompisciavano dalle risate essendo ubriachi fradici. Insomma una bella serata, a tasso alcolico elevato.

Due giorni dopo, su indicazione di Berra, Enzo e io andammo a trovare un certo dottor Bini, medico al Fatebenefratelli. Io mi presentai come dirigente in quella circostanza, poi Enzo Cavalli, Berra e il dottor Bini si misero a conversare di salto triplo. Come mai? Avevamo di fronte colui che era stato il primatista italiano prima di Enzo, colui che con i colori del GUF Roma aveva detenuto il record, primo italiano a superare i 15 metri (15,01). Fu molto bello e commovente. Ovviamente nessuno si preoccupò di scrivere due righe per qualche giornale, stranamente neppure Berra; a quei tempi non si usava fare certi tipi di articoli.

Altra storia, di qualche anno dopo. Fu invece un pò imbarazzante quando Peppe Gentile levò il record ad Enzo. Eravamo alla Farnesina ed era stata chiesta una gara di triplo appositamente per lui da parte del CUS Roma, per provare il record che in allenamento era stato un paio di volte superato ampiamente. Due atleti in gara, Gentile e Prestipino (ora marito di Liana Orfei). Giudice arbitro Gigi Meschini. Uno spettatore: il sottoscritto, oltre all'allenatore di Gentile, Gigi Rosati, il quale venne invitato senza tanti complimenti dallo stesso Meschini  ad andare sulla tribuna (circa 5 metri) per dare i suoi consigli tecnici.  Allora si usava così. Da una parte anche Enzo ,che aveva avuto notizia delle misure di Peppe in allenamento, stava lì a guardare con finta noncuranza (era il secondo spettatore). Qualcuno che correva e si allenava ogni tanto si fermava un momento a guardare per riprendere subito a correre per i fatti propri. Primo salto nullo di pochissimo, ma si capiva che era molto lungo e ben oltre i 16 metri. Secondo salto con il record, 16,17, superando Enzo che aveva ottenuto qualche anno prima 16,10 , questo lo ricordo bene. Enzo si avvicinò e chiese la rimisurazione a Meschini, che lo guardò per un istante quasi offeso, poi diligentemente rifece la misurazione che dette ovviamente lo stesso responso. Era partita la rincorsa di Gentile ai vertici mondiali.

Ricordo che telefonai ad Alfredo Berra da casa mia (solo telefono fisso a quei tempi) e scrissi in pezzullo per «Paese Sera», chiamando Mimmo De Grandis, mio amico che era il coordinatore dello sport insieme a Momo Dietrich che era il responsabile dell'atletica, fregando ovviamente il «Corriere dello Sport» e la Fidal che lessero tutto dal giornale il giorno dopo. Bello no?

Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Marzo 2021 10:50
 
Enzo Cavalli, un uomo fatalista che guardava l'atletica col toscanello fra i denti PDF Stampa E-mail
Lunedì 01 Marzo 2021 00:00

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Dopo la pubblicazione della nuova edizione delle liste italiane ogni tempo relative al salto triplo, abbiamo ricevuto  alcune cordiali linee dall'amico Luc Beucher, componente della Commissione Documentazione e Storia della Federazione francese. Ha scritto Luc:

Hello everyone,

A big thank you to Enzo and.....Enzo for this remarkable work of memory concerning the "all time" of the Italian triple jump !!!  Giuseppe Gentile, Donato Fabrizio......and Enzo Cavalli. Martinez Magdelin, La Mantia Simona, May Fiona, Lah Barbara......We shoud quote them all - "Il faudrait les citer tous !!!" Nice day to all and......Mille Grazie !

Accanto ai nomi di Gentile e  di Donato, Luc ha citato quello di Enzo Cavalli, e bene ha fatto: Enzo, a partire dalla metà degli anni '50, è stato, a nostro giudizio, l'atleta che ha contribuito a innalzare il salto triplo a livello internazionale. Nei precedenti 50 - 60 anni, prima della sua entrata sulla scena dell'atletica, questa disciplina non ci aveva regalato grosse, e neppure piccole, soddisfazioni. Poi, un bel giorno dei primi anni '50 apparve un ragazzo alto, robusto, friulano di  nascita, 1937, ma trasferito a Roma con la famiglia. Aveva 15 o 16 anni, non ricordiamo con esattezza, quando vinse i Campionati Studenteschi nella Capitale: prima disciplina il salto in alto, gli studenti nei salti o facevano l'alto o il lungo.

Quasi contemporaneamente al messaggio di Monsieur Beucher, ci è stato recapitato via posta elettronica il ricordo di un amico che conobbe Enzo per pochi minuti ma non lo dimenticò mai. Ha scritto questo amico, che non vuole firmarsi :"Scorrendo le vostre chilometriche liste del salto triplo (complimenti ai compilatori!) ho visto il nome di una persona che ho casualmente conosciuto tanti anni fa nel mio paesello. Allora non sapevo chi fosse, era uno dei vari dirigenti federali mandati sù da Roma. Adesso ho scoperto che fu uno dei migliori specialisti di questa disciplina ai suoi tempi: Enzo Cavalli. Ecco come lo conobbi. Era il mese di agosto del 1995. I miei amici del G.S.Montegargnano, organizzatori della corsa podistica internazionale «Diecimiglia del Garda» avevano accettato l'oneroso - e poco gratificante - incarico di tenere a Navazzo l'incontro di mezza maratona fra atleti sotto i 23 anni. Partecipavano alcune nazioni, avrebbero dovuto essere sei ma alla fine si presentarono in quattro: Russia, Germania, Italia e un gruppetto di svizzeri che stavano tutti in una sola auto invece dei 16 previsti. L'Italia, per tappare buchi presentò due squadre, una A e una B. Il clima non era dei più distesi fra organizzatori locali, comunque signorili ospiti come sempre, e i «federali».

"La segreteria organizzativa era installata in una sala dell'allora Hotel Roccolino, oggi Lefay Resort and Spa, da anni considerato uno dei primi dieci resort del mondo, ho detto del mondo. Io ero a disposizione per ogni necessità: accompagnare le squadre ai loro alberghi, ritirare materiale, portare gli atleti a vedere il percorso, insomma mi rendevo utile. Quando ero in ufficio, di tanto in tanto uscivo dalla stanza per andare a fumare, e in una di queste uscite incontrai il signor Cavalli e scambiai qualche frase con lui. Sedeva su una panchina, in un rialzo naturale del terreno, tutto solo, guardava il magnifico panorama del lago, e fumava un mezzo sigaro, quello che tutti hanno sempre chiamato «toscanello». Sembrava il ritratto della tranquillità. E glielo dissi: dentro i suoi colleghi sono agitati e lei sembra non squassarsi minimamente. Mi rispose più o meno così:«Non si preoccupi di quelli lì, è solo inutile rumore per far vedere che esistono, che fanno qualcosa. Sa, io sono nella Federazione di atletica da molti anni, e lo so bene: teatro, teatro di periferia. E per questo teatro, io dovrei perdermi questo bellissimo spettacolo del vostro lago?»Non ho mai dimenticato l'uomo con il toscano che guardava serenamente il lago".

Non si potrebbe fare miglior ricordo di Enzo Cavalli, che parecchi di noi dell'A.S.A.I. hanno avuto modo di conoscere, frequentare, alcuni hanno collaborato con lui, che fu dirigente del Settore tecnico. Fatalista? Diremmo realista, osservatore di questo mondo sportivo dal didentro delle sue incrostazioni burocratico-organizzative. Molto fumo, poco arrosto, molto rumore per nulla detto shakespearianamente. Enzo osservava con disincanto, come su quella panchina dell'Hotel Roccolino, sul lago di Garda.

Recentemente, rovistando per trovare materiale per una delle nostre ricerchine, ci eravamo soffermati su una fotografia pubblicata nel febbraio del 1957 sul numero 3 di «Atletica», quindicinale della Federazione. La foto era stata scattata nell'impianto di Formia qualche giorno prima, in occasione di un raduno di saltatori specialisti del triplo che si era tenuto fra il 2 e il 6 febbraio. Ricordiamo quei giovanotti e gli allenatori federali che ne curavano la preparazione nei raduni. In piedi, da sinistra, Alessandro Andaloro, l'allenatore Elio Ragni, Alberto Giacomoni, con la tuta Italia Enzo Cavalli, che era già primatista nazionale dall'anno precedente con 15 metri e 24 centimetri, l'allenatore Gino Pederzani, eccellente saltatore in lungo ai suoi giorni, altro allenatore poliedrico atleta attivo fino dopo la Guerra, il vivacissimo siciliano Peppino Russo, poi il romano Governatori, Giuseppe La Nave e Carlo Cappelletti. I tre in basso, Giovanni Bellani, Franco Lachi e Elio Pollaci. Nella convocazione c'erano anche i nomi di due altri atleti che negli anni successivi sarebbero stati protagonisti della specialità; Pier Luigi Gatti, di Cornigliano, e Giorgio Bortolozzi, di Treviso. Forse non parteciparono al raduno, o forse non parteciparono alla foto, non sappiamo.

Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Marzo 2021 10:52
 
Salto triplo: le liste di ogni tempo a fine 2020: uomini e donne, indoor e outdoor PDF Stampa E-mail
Lunedì 22 Febbraio 2021 00:00

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Enzo Rivis e Enzo Sabbadin, i nostri due soci che, ormai da anni, tengono aggiornati i numeri dell'atletica italiana sul nostro sito, ci hanno fatto pervenire la nuova compilazione delle liste nazionali di tutti i tempi per la disciplina del salto triplo, uomini e donne, all'aperto e al coperto. Il loro lavoro aggiorna questo malloppo di compilazioni al 31 dicembre 2020. Nel messaggio accompagnatorio ci hanno informato che le nuove prestazioni del 2020 (pochine data la incombente situazione sanitaria che ha decurtato drasticamente l'attività a tutti i livelli) sono evidenziate in rosso. I limiti sono rimasti quelli precedenti, per cui sono aumentate le performances e gli atleti/e nelle liste. Ci sono adesso, nelle liste all'aperto, 316 maschi con almeno un salto oltre i 15 metri e 309 femmine sopra i 12 metri. Poi ci sono le prestazioni aiutate dal vento sopra i convenzionali 2 metri al secondo, e le liste per i risultati ottenuti in pista coperta. Un bel pacchetto di centinaia di prestazioni e di nomi. Queste compilazioni presero avvio in occasione di una iniziativa che aveva fra i promotori il nostro Archivio Storico: si voleva ricordare le storiche giornate di ottobre 1968 quando Giuseppe Gentile mise il suo sigillo su due primati del mondo, e, attorno a lui, ci furono tutti gli atleti italiani che avevano superato i 17 metri (son rimasti sei a tutt'oggi), e non solo loro. Un piccolo chiarimento: non è che per noi esista solo questa specialità dell'atletica - e infatti abbiamo liste ogni tempo per tutte quante -, si tratta della «eredità» di quella iniziativa, in occasione della quale i nostri statistici compilarono delle liste «speciali» per una occasione «speciale». Vennero allora pubblicate in un libro, edito da un nostro socio, dedicato a Gentile e alla storia del salto triplo; inseguito, grazie alla disponibilità di Rivis e Sabbadin abbiamo pensato di renderle disponibili in forma permanente a tutti gli appassionati di atletica. Questo lavoro viene aggiornato una volta l'anno.

Da allora, le lunghissime compilazioni sono sempre disponibili su questo nostro sito: a sinistra della pagina di accesso, alla voce Liste italiane di ogni tempo ci sono quattro sottotitoli dedicati espressamente alla specialità: triplo uomini, triplo donne, pista coperta uomini, pista coperta donne.

Nella foto, il ritaglio del «Giornale di Brescia» del 5 luglio 1984: il giorno precedente Dario Badinelli, sulla pedana del Campo Scuole bresciano, saltò 16.81 e si guadagnò con pieno merito la partecipazione ai Giochi Olimpici di Los Angeles. Dario fu atleta di specchiata limpidezza, in epoca in cui sulla pedana del triplo, e non solo su quella, se ne vedevano...di tutti i colori. E accanto a Dario c'è sempre stato Erminio Rozzini, un uomo di saldi principi etici e un allenatore di solida preparazione tecnica.

Ultimo aggiornamento Lunedì 22 Febbraio 2021 16:46
 
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