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Innalziamo vessilli e canti per una persona onesta: Rita Bottiglieri PDF Stampa E-mail
Giovedì 01 Ottobre 2020 07:27

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Spesso Gianni Brera concludeva così certi suoi «pezzi» di letteratura, non erano articoli di giornale seppure scritti su quotidiani: "innalziamo vessilli e canti" per qualcuno che voleva elevare all'onore delle cronache. Noi oggi usiamo - ci approppriamo - della stessa espressione per innalzare i nostri vessilli e i nostri canti (di ringraziamento) in onore di una persona onesta cui un manipolo di esagitati ha fatto vedere, per anni, il diavolo in un buco: Rita Bottiglieri. Il documento che alleghiamo ve lo potete leggere da soli, presumiamo che tutti i nostri utenti siano alfabetizzati: doppio click sulla immagine, questa si ingrandisce, meraviglia della tecnologia, e voi leggete. Se volete.

Dopo l'ennesimo conato di vomito di qualche giorno fa leggendo certi titoli di fogli (quando eravamo piccoli il nostro fruttivendolo li usava per avvolgerci la lattuga, le patate e le cipolle, dovremmo tornare a quei tempi), arriva una notizia, l'ennesima da qualche mese a questa parte, che rende giustizia ai giusti. Ancora una volta la Banda Bassotti aveva dato l'ennesimo colpo di coda, non contenta degli schiaffoni che aveva ricevuto in Tribunale. Ed ecco rispuntare la parola magica, una specie di Viagra che suscita erezioni tardive: complotto. E certi ominicchi e quaqquaraquà danno fiato alle loro trombe, stonate, e, con la faccia foderata di pelle di culo (copyright Ersilio Motta, giornalista bresciano grande esperto di rugby) tornano a rimestare nello sterco di trame oscure ai danni di...di chi? In questa storiaccia brutta se ne son dette di ogni, è venuta fuori perfino la mafia russa, che, come è a tutti noto, dedica un sacco di tempo ad analizzare i risultati delle gare di marcia. Un altro invece, tirando in ballo il Vangelo, si è schierato evangelicamente: solo chi cade può risorgere. Infatti si è visto. Lo vada a dire al Cardinale Becciu, ai preti (cardinaloni) pedofili, e ai custodi dei denari del Diavolo custoditi dal passato IOR. E a quelli che rubano, avete letto bene, rubano, l'Obolo di San Pietro, quello destinato (dovrebbe essere destinato) ai poveri. Invece, anche queste sante persone, come la mafia russa, si occupano di tacco-punta. E pensare che il Comitato olimpico internazionale vuol disfarsi della marcia.

Ulteriore perla: abbiamo letto in una «velina» federale che "noi - cioè loro - abbiamo il dovere di difendere il nostro patrimonio atletico», più o meno così. Chi difendono? Chi hanno difeso in questi anni? Avete presente gli struzzi? Aprite Wikipedia e leggete di certe loro abitudini.

Rita, la nostra piccola congregazione gioisce per te. Ma anche per Beppe Fischetto e Pier Luigi Fiorella, tuoi compagni di sventura in questi tormentati anni. Lascia che ti diciamo una cosa: siamo orgogliosi che tu e Beppe siate nostri soci. Speriamo fra poco di strappare i 50 Euro della quota annuale anche a Pier Luigi! Pier, sei dei nostri comunque.

Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Ottobre 2020 17:19
 
Vi raccontiamo Donato Pavesi, un campione rimasto senza medaglia (3) PDF Stampa E-mail
Martedì 29 Settembre 2020 14:59

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Passano gli anni, e son anni di guerra, anzi di macelleria in nome di una Patria che era degli altri, di quelli che in trincea non ci andavano per farsi massacrare dalla mitragliatrice austriaca Maschinengewehr Patent Schwarzlose M.07/12 e che stavano a casa a far affari d'oro con il conflitto. Donato Pavesi al fronte non ci andò e continuò imperterrito a marciare, la cosa migliore che sapeva fare. Eccoci alla terza puntata del racconto che Alberto Zanetti Lorenzetti ha scritto per noi dopo attenta e documentata ricerca su questa affascinante e variegata figura di atleta della prima parte del Secolo XX. Stavolta Alberto prende in considerazione gli anni dal 1914 al 1918.

Nella prima foto: Donato dopo il successo nella «Cento Chilometri» del 1914; attorno al vincitore non mancano mai, ieri come oggi, le folle di tifosi. Le altre due immagini si riferiscono alla manifestazione «Scudo d’Italia», marcia e tiro, una specie di biathlon ante litteram: Pavesi, con occhiali, nella insolita veste di tiratore; la squadra dell'Unione Sportiva Milanese che si aggiudicò il trofeo a squadre

La “Cento” del record

Anche nel 1914 le cose migliori vennero nella seconda parte dell’anno. Donato andò a caccia di primati nazionali, collezionando in un colpo solo, il 27 ottobre a Milano, quelli delle 9 e 10 miglia, delle 2 ore con 22.828 metri, e delle 15 miglia, percorse in 2 ore 07’35”6. Pochi giorni dopo, sempre in un’unica gara, si impossessò delle migliori prestazioni dei 15, 20 e 25 chilometri, conclusi in 2 ore 12’06”6.

Dopo essere arrivato al secondo posto ai Campionati italiani nelle gare dei 1.500 metri e dei 10 chilometri, battuto da Nando Altimani e Giovanni Galli, si dedicò alla preparazione della «Cento Chilometri», prevalendo su Brunelli nella Coppa Minerva. Era l’8 novembre, una settimana prima dell’evento clou. Confidò quanto tenesse a questa gara allo «Sport Illustrato»: “Il mio sogno è sempre stato quello di vincere la 100 km, perché questa gara era quella che aveva la maggior eco all’estero. Questo mio desiderio però non era il parto di una guasconata, bensì la sicurezza che i decantati marciatori stranieri non erano e non potevano essere migliori di noi. (…) Le precedenti vittorie di Ross e Brockmann avevano troppo ferito il nostro amor proprio personale e nazionale”. Il confronto diretto con campioni delle altre nazioni venne a mancare: l’Europa era in guerra, per cui l’avversario da battere per dimostrare la propria classe non era tanto il gruppo di atleti italiani, ma il cronometro. L’impresa gli riuscì e il «Corriere della Sera» commentò: “Il coraggioso, modesto vincitore batte il record stabilito dal tedesco Brockmann l’anno scorso. Non risulta che altro tempo migliore esista per i 100 km di marcia: la performance di Pavesi è mondiale”. A ulteriore riprova dello splendido stato di forma, quindici giorni dopo vinse a Legnano il Campionato di maratona di marcia, precedendo Carlo Cattaneo.

Mentre l’Italia si stava avvicinando all’entrata in guerra, il 21 marzo 1915 la «Gazzetta dello Sport» fece disputare una di quelle gare che manifestavano il suo appoggio all’interventismo. Si trattava di una competizione di marcia e tiro a segno per l’assegnazione dello «Scudo d’Italia», con percorso di 42 chilometri, da Milano a Legnano e ritorno. Vinse la prima squadra dell’Unione Sportiva di Pavesi, una formazione costituita da valenti marciatori, ma che lasciavano a desiderare nel tiro – lo stesso Donato aveva dovuto mettersi gli occhiali – andando ad occupare una poco gloriosa settima piazza, che però non impedì la conquista del trofeo grazie alla prestazione nella marcia.

Nelle successive gare individuali seguirono il terzo posto nella «Coppa Minerva» e, otto giorni prima dell’inizio della guerra, la vittoria nella «Coppa Nazionale». Durante il conflitto scese in pista poche volte. Vinse il Meeting della Post Resurgo Libertas il 16 aprile 1916 e due mesi dopo venne battuto da Mario Vitali nella Coppa Malvezzi. Fu più attivo nel 1918, quando si impose nella 5 chilometri del Meeting dell’Esperia Sampierdarena ai primi di maggio, in una prova ad handicap nella Polisportiva di beneficenza a Milano il 30 giugno e nella Targa Lombarda il 28 luglio.

(segue)

Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Ottobre 2020 09:48
 
Un ricordo di Marco Martini e della sua cultura per lo sport dei popoli indigeni PDF Stampa E-mail
Lunedì 28 Settembre 2020 15:06

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Il nostro vicepresidente Augusto Frasca è l'autore di un articolo sulle pagine della Rivista della Scuola dello Sport con l'intento di ricordare il nostro indimenticabile socio fondatore Marco Martini. L'articolo prende spunto da una pubblicazione che Marco si stampò in proprio nel 2009 e che «regalò» al nostro Archivio Storico, ponendo in copertina il nostro logo e facendolo entrare nel catalogo delle pubblicazioni da noi edite. Marco, da quel galantuomo che era, ha sempre mantenuto l'etichetta A.S.A.I. nei suoi lavori, che, tra l'altro, si pagava da sé senza elemosinare mai un aiuto a nessuno. E quando diciamo «nessuno» significa proprio «nessuno». Al contrario di tanti roditori che, di riffa o di raffa, riescono sempre a mettere le fatture a carico di altri. Inoltre Marco veniva alle Assemblee dell'Archivio e donava sempre un certo numero di copie agli altri soci. Signorilità, sostantivo in disuso.

«Ritorno alle tradizioni», questo il titolo del libro che Augusto ha rispolverato. Fu, in embrione, il punto di partenza di uno studio che Marco portava avanti, silenziosamente, da vero ricercatore qual era, da molti anni sullo sport dei popoli di interesse etnografico. Gigantesco, documentatissimo lavoro, di cui esistono alcuni edizioni «casalinghe» (fotocopie rilegate in copisteria) che poi ebbero la sorte di essere raccolte in un libro stampato, purtroppo modesto come realizzazione (solo testo, senza alcuna immagine), ma meglio di niente: «L'energia del sacro», con un chiaro riferimento alla interpretazione di Marco del legame fra celebrazioni religiose e espressioni ludiche.

Il testo pubblicato sulla Rivista della Scuola dello Sport è disponibile, in PDF, qui.

Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Settembre 2020 21:59
 
Yeman Crippa, Golden Gala, Palio della Quercia e il «Baldini Pensiero» PDF Stampa E-mail
Venerdì 25 Settembre 2020 08:41

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Nuovo numero di «Trekkenfild», siamo all'ottantaseiesimo. Gli argomenti son quelli indicati nel titolo. Buona lettura.

Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Settembre 2020 09:14
 
Parigi 1911: Donato troppo temerario lascia via libera a un figlio dei tulipani PDF Stampa E-mail
Mercoledì 23 Settembre 2020 14:59

Scorrete leggermente in basso questo articolo e vi apparirà una foto - sfocatina ma data l'età, 109 anni, siate indulgenti - che ci riporta a quei tempi con un marciatore italiano accompagnato in bicicletta da un monsieur con tanto di paglietta (fatta di paglia, da lì il nome) o magiostrina come la chiamavano a Milano. Perfino il ragazzino di bianco vestito ne porta una. Era il copricapo d'ordinanza degli elegantoni, dei gagà del primo Novecento. Il marciatore, el milanes Donato Pavesi, inalberava come sempre il suo caschetto da fantino di galoppate di nobili quadrupedi. Qui siamo nella Ville Lumière, dove si dovevano marciare 34 chilometri per aggiudicarsi il successo nella seconda edizione del «Tour de Paris à la marche». Le edizioni, a voler guardare, erano anche di più, essendo la grande prova parigina nata qualche anno prima: edizione iniziale (37 chilometri) nel 1905, ma quella e le successive erano aperte ai professionelles, mentre questa edizione 1911 e quella del 1910 vennero riservate ai soli amateurs.

«Le Tour de Paris à la marche a eu lieu le 26 Juin 1911» ci ha scritto Emmanuel Tardi, l'esperto della disciplina nella Commissione Documentazione e Storia della Federazione francese. Contattato da Luc Vollard che gli ha posto il quesito su quella gara del 1911 per conto nostro, Emmnuel ha impiegato 42 minuti nel darci la risposta, cercare un documento storico e girarcelo: un record. Ci ha inviato il link alla pagina del giornale «L'Auto» di lunedì 26 con la dettagliata cronaca dell'evento. Diremmo quindi che la gara si è disputata domenica 25. La domenica successiva, 3 luglio, leggiamo dalle cronache del giornale, si sarebbe tenuta anche la Traversée de Paris a la nage, a nuoto, nella Senna, che era stata trasformata in piscina naturale durante i secondi Giochi Olimpici del 1900 (e si nuotò in favore di corrente!). Il giornale sportivo «L'Auto», lo sanno tutti (si fa per dire) gli appassionati di ciclismo, è quello all'interno della cui redazione, nell'autunno 1902, nacque l'idea di dar vita al Tour de France (prima edizione luglio 1903). Una impresa editoriale che ha una storia molto complicata (canterebbe Paolo Conte, ascoltate «Aquaplano») che attraverso i decenni ha portato alla trasformazione del 1946, da quando il giornale si chiama «L'Équipe».

Marchons, marchons! canta l'inno nazionale transalpino. E Donato Pavesi, come suo solito, parte a palla, ha sempre pensato di essere Superman. Ma non tutte le volte gli è andata bene. Sorridente, prende la testa, se ne va, ma gli altri gli stanno sui calcagni, pronti ad azzannarlo. A la Porte de Montreuil, Pavesi è ancora davanti; a la Porte Dorée l'olandese Schotte si mette alla caccia; a la Porte d'Ivry supera il milanese, vittima di crampi, e così anche Knausse. Finito: i primi tre sono decisi, secondo Knausse a cinque minuti, terzo Pavesi a sei. 

Se volete leggere tutto, cliccate sulla pagina per ingrandirla, non vi promettiamo un lettura agevole, ma si può fare...Ringraziamenti, non di maniera, agli amici Emmanuel Tardi e Luc Vollard: Merci! Un grande apprezzamento alla Bibliothèque Nationale de France che offre la possibilità di utilizzare questi documenti da giornali dell'epoca, un patrimonio inestimabile.

L'Auto, Lundì 26 Juin 1911, pag. 7

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Ultimo aggiornamento Giovedì 24 Settembre 2020 21:58
 
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