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Un seul chrono vous manque, Monsieur Baraton, pas de record pour vous PDF Stampa E-mail
Martedì 07 Luglio 2020 07:22
«E per un punto Martin perse la cappa». Sovviene subito il famoso adagio spesso ripetuto per riassumere situazioni come quelle in cui si è trovato coinvolto il mezzofondista francese Georges Baraton, un ottimo atleta degli Anni '20, presente in due edizioni di Giochi Olimpici, seppure senza molto successo. La sua storia ce la racconta Luc Vollard, nell'ultimo numero (il 105) della «Lettera» mensile compilata dagli storici e statistici francesi che fanno parte della Commissione federale Documentazione e Storia. Tutte le altre ricerche, aggiornamenti (pochi, ovviamente, data la situazione), statistiche, che sono lo zoccolo forte della «Lettera», li potete trovare sul sito Internet https://cdm.athle.com/
Noi non vi rifacciamo per intero - leggete il nostro amico Luc - la storia di Monsieur Georges (nato il 12 aprile 1904 a Saulzais-le Potier, che a guardarlo sulla mappa sembra l'ombelico della Francia tanto sta nel centro, e morto nel novembre del 1962) ma siamo andati alla ricerca di qualche situazione di collegamento con atleti italiani. Ne sono venuti fuori almeno un paio, quelli dei Giochi Olimpici. Nel 1924, nello Stadio casalingo di Colombes, Baraton si schierò sugli 800 metri: corse la nona, e ultima batteria, appaiando il britanno Lowe, che vincerà il titolo olimpico (come farà pure quattro anni più tardi), e precedendo il norvegese Hoff, che deteneva in quel momento il primato del mondo del...salto con l'asta, sì, asta avete letto bene: 4.21; personaggio questo Hoff, sicuramente gran talento atletico, di indubbie capacità, eclettico, fu giornalista, scrittore, organizzatore, ma discutile (e tanto) nei suoi comportanti sociali e politici: durante l'occupazione nazista della Norvegia si mise al totale servizio dei tedeschi per inseguire un suo progetto di organizzazione dello sport nel suo Paese. Dopo la fine della guerra, per questo, fu condannato a nove anni di lavori forzati. Torniamo a Colombes: batteria numero quattro, la vinse un giovanotto olandese, Adriaan Paulen, che, nel 1976, diverrà il terzo presidente della I.A.A.F., sostituito, nel 1981, da Primo Nebiolo. In quella stessa batteria corse il fiorentino Puccio Pucci, anche lui destinato a rilevanti incarichi sportivi italici nel periodo fascista. Semifinali: nella prima, Baraton fu solamente settimo; Lowe vinse la seconda; nella terza Hoff ebbe la meglio per quattro decimi su Paulen, in finale il norvegese (poi ottavo), fuori l'olandese.
Avanziamo di quattro anni: Amsterdam 1928. Baraton aveva avuto la sua stagione migliore nel 1926: stabilì i primati nazionali sugli 800, 1000 e miglio, divenne campione di Francia sugli 800. Il clima olimpico però non gli si confaceva: sempre sugli 800 metri, vinse la quarta batteria, nella quale corse (quarto, quindi fuori) anche il nostro Ettore Tavernari, modenese, che un anno dopo, a Budapest, siglò il miglior tempo mondiale sui 500 metri, succedendo nella cronologia a quel Paulen che abbiamo appena citato. Baraton avrebbe dovuto correre la seconda semifinale ma non partì; si sarebbe trovato in compagnia del nostro Guido Cominotto, che non fece meglio del sesto posto.
Queste sono pure e semplici elencazioni, molto più stuzzicanti le vicende che ci racconta qui sotto Luc Vollard: storie di cronometri che avrebbero dovuto esserci e non ci furono, e il povero Baraton si vide così privato di primati che gli erano costati fatica. Quella corsa sui 1500 metri, nell'agosto del 1926 a Colombes, poteva davvero essere primato del mondo tolto al grande Paavo Nurmi? Un seul chrono vous manque …Giudici e cronometristi di casini ne han sempre combinati, e a pagare son sempre stati gli atleti. Qualche dubbio su quella gara ce l'hanno anche gli esperti francesi, che in una loro pubblicazione ufficiale hanno scritto 3:50.4 douteux. E la documentazione per il riconoscimento del primato non fu mai presentata alla I.A.A.F., giustamente. Un mese più tardi, in settembre, il dott. Otto Pelzer, grande atleta tedesco perseguitato dai nazisti e perfino internato a Mauthausen, cancellò Nurmi: 3:51.0. Poi vennero il gran bordelaise Jules Ladoumégue  e il nostro Luigi «Ninì» Beccali. Vi lasciamo adesso a Luc Vollard.
 
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Un seul chrono vous manque … et votre palmarès est dépeuplé ! Ce pourrait être la maxime résumant la carrière de Georges Baraton. Pourtant avec huit sélections dont les Jeux Olympiques en 1924 et 1928, cinq records de France et le titre de champion de France du 800 m en 1926, il fait bien partie des meilleurs coureurs de demi-fond hexagonaux de l’entre deux  guerres, luttant contre Victor Baranca et René Wiriath avant l’émergence de Séraphin Martin et surtout Jules Ladoumègue.
1926 est probablement sa meilleure année. En juin, il a amélioré son record de France du 800 m lors des championnats de Paris en 1’54’’1/5 et le 03 juillet, sur la piste de Stamford Bridge à Londres, il remporte le championnat d’Angleterre du mile en 4’17’’2/5, battant le record de France de presque trois secondes. Le 10 juillet, à Colombes, il domine en finale du 800 m des championnats de France ’’Séra’’ Martin, futur recordman du monde. Le 14, devant les 10 000 spectateurs du stade Pershing dans le bois de Vincennes, il s’aligne au départ du 1000 m du meeting organisé par la ligue de Paris et l’UAI, avec une belle participation internationale comme le néerlandais Adrian Paulen au 400 m, et Lord David Burghley au 110 m haies, tous deux futurs présidents de l’IAAF.
C’est Jean Masson, sociétaire du Métropolitan Club tout comme Baraton sous la férule d’Alfred Spitzer, qui se charge de lancer la course sur des bases élevées, passant au 500 m en 1’11’’3/5, soit une belle avance sur le record du monde du Suédois Sven Lundgren, crédité de 2’28’’6 à Stockholm le 27 septembre 1922. Baraton relaie alors son camarade, suivi par l’Unioniste Max Berger qui va lâcher prise un peu plus loin, et passe au 800 m en 1’57’’0, puis franchit la ligne d’arrivée en 2’27’’1/5. La foule lui réclame un tour d’honneur qu’il effectue volontiers avec Berger. Le record de Lundgren est nettement battu mais le temps n’a été pris que par deux chronométreurs et les règles de l’IAAF en exigent trois. C’est donc un record de France mais pas un record du monde … qui reviendra à Séraphin Martin le 30 septembre suivant dans une course par handicap dont il était le seul partant ‘’scratch’’. Il ne finira que septième mais ses 2’26’’4/5 passeront à la postérité.
Le 24 août Baraton fera à nouveau un exploit incroyable, jamais inscrit dans les tablettes mondiales et nationales, à nouveau faute de chronométreurs en nombre suffisant. Sur la piste de son club à Colombes, emmené par Masson, Norland et Martin, il améliore de plus de deux secondes le record du monde de Paavo Nurmi sur le 1500 m en 3’50’’2/5 … en vain !
(Crédit photo : Miroir des Sports)
Ultimo aggiornamento Martedì 07 Luglio 2020 13:14
 
Trekkenfild n.83: in attesa di verificare se l'atletica è guarita dal COVID - 19 PDF Stampa E-mail
Martedì 30 Giugno 2020 16:35

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C'è di tutto un po' su questo ottantreesimo numero del foglio telematico lumbard. Si chiude addirittura con la riesumazione di un articolo di Gianni Brera. Noi del nostro miserello spazio ci siamo sentiti lusingati da cotanta lettura postuma, perchè da tempi che si perdono nella notte della conoscenza abbiamo cercato di ridar vita a brani, citazioni, del sior Brera ma anche di altri scrittori che hanno onorato il nostro sport. E, pensate, in tempi in cui non c'era bisogno di riesumazioni. Per dire: negli oltre 35 libri che portano il marchio ASAI (dal 1994 ad oggi), veri e propri samizdat diffusi solo nei sotterranei nel mondo dell'atletica, per non parlare del giornalismo atletico desaparecido, ci sono alcuni documentatissimi saggi del prof. Sergio Giuntini, che conosce l'opera di Brera come neppure il medesimo scrittore di San Zenone Po. Autocitazioni, che vergogna, ma quando ce vo' ce vo'.

E quelli che ci leggono, leggiucchiamo, alzano il pollicione del «I LIKE» non avendo letto una mezza riga, conoscono da tempo la stima e l'amicizia che ci legano ai due temerari che tengono in vita «TREKK», in attesa di finire a San Vittore per lesa autorità, le critiche che fanno, ci risulta, sono mal sopportate. Noi spesso ci ironizziamo sopra, per non prendere troppo sul serio né noi né loro. Vediamo 'sto numero 83: c'è di tutto, un po' roba che parla dell'oggi, qualcosaltro di domani, e forse anche di dopodomani. Toh, una lucina in tanto buio: dopo le esaltanti prestazioni del giornalismo sportivo e non, i due bombaroli sudditi poco obbedienti di Lodovico il Moro hanno dato un fil di voce a un galantuomo protagonista, suo malgrado, della più infame storia del nostro sport in questi ultimi anni. Noi abbiamo sempre avuto la sensazione di una vera e propria sceneggiatura da Inquisizione dei tempi d'oro della Chiesa. Abbiamo letto le pacate, educate, riflessive risposte del dott. Pier Luigi Fiorella, uno dei tre - gli altri essendo il dott. Beppe Fischetto e Rita Bottiglieri - che hanno cercato di massacrare nel Fort Alamotesino. E che poteva dire di più Fiorella? Nulla. Anche perchè il serpente cui hai schiacciato la testa (ultima sentenza di piena assoluzione perchè il fatto non sussiste) non sai mai se può dare ancora un colpo di coda velenoso. Voce flebile quella del bravo Fiorella, ma non poteva essere diversamente. Il merito di Brambilla e Perboni è di aver rotto un silenzio, questo sì, davvero mafioso. 

Ultimo aggiornamento Domenica 16 Agosto 2020 09:43
 
Rita Bottiglieri, la tenacia, la dedizione, la generosità, la rettitudine PDF Stampa E-mail
Lunedì 29 Giugno 2020 12:30

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Non rientra nelle nostre finalità istituzionali, ma stavolta facciamo una eccezione: inviamo, attraverso questo nostro spazio, gli auguri di buon compleanno a una persona speciale: Rita Bottiglieri. Atleta, meglio grande atleta per il nostro italico movimento, poi impiegata della Federatletica (settore internazionale prima, settore medico dopo), attualmente funzionaria del Comitato olimpico italiano nella cui struttura svolge la propria attività presso l'Istituto di medicina e della scienza dello Sport. Amica di parecchi di noi con i quali ha condiviso parte del percorso professionale all'interno di differenti strutture istituzionali. E poi, ebbene sì, quello che ci riempie di orgoglio, nostra socia, socia dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana, della quale lei ha scritto tante belle pagine. Atleta polivalente per la sua versatilità, ma, soprattutto, atleta di totale attaccamento a quella maglia azzurra della Nazionale che ha sempre difeso al limite delle sue energie. Le presenze nella squadra italiana, le medaglie, i titoli nazionali, i molti primati, tutto è registrato nei libri degli amanuensi.

Ma oggi non è tempo di tiritere storico-statistiche. È occasione per farle giungere il segno del nostro rispetto e del nostro affetto. E non aggiungiamo altro, altrimenti non sarebbe più festa. Buon compleanno Rita!

Nella foto grande, scattata dal nostro socio Marco Peiano, panoramica della Sala Aldo Capanni nella sede della società ASSI Giglio Rosso Firenze durante l'Assemblea ASAI 2019: Rita Bottiglieri è la prima a destra. Sotto, un collage di foto di Rita in versione atleta e dirigente.

Ultimo aggiornamento Lunedì 29 Giugno 2020 14:55
 
Un lutto nell'atletica bresciana: se ne è andata Silvana Zini Cavallari PDF Stampa E-mail
Giovedì 25 Giugno 2020 14:39

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Pochi minuti fa un carissimo amico bresciano ci ha informati della scomparsa di Silvana Zini Cavallari, avvenuta a Peschiera questa mattina. La signora era nata a Brescia il 23 ottobre 1925. Nata Zini, si maritò con Lodovico Cavallari, anche lui atleta e poi allenatore. Silvana Zini prediligeva il salto in lungo e l'alto, ma spesso era impegnata anche nella velocità e in staffetta; Ludovico aveva i suoi risultati migliori nei salti, lungo e triplo. Ai Campionati Alta Italia, disputati il 17 settembre 1945 a Torino, Silvana, con i colori della Forza e Costanza di Brescia, fu terza nel salto in lungo con 4.82 (altra fonte parla di 4.87); davanti a lei, Amelia Piccinini ed Elda Franco. Ottenne il quinto posto anche nella finale dei 100 metri in 13"9. Circa un mese dopo, a Bologna, suo marito Ludovico, nelle vesti di allenatore, ebbe la grande gioia di vedere il quartetto della staffetta 4 x 400 Campione d'Italia: la formazione bresciana schierava Rolando «Trulli» Squassina, Aldo Falconi, Luciano Paterlini e Luigi «Gino» Paterlini. Silvana Zini gareggiò ancora per parecchi anni con i colori delle diverse società bresciane allora molto attive e dinamiche: CSI Brescia e poi Atletica Brescia 1950.

Ritorneremo sulla figura di questa atleta nei prossimi giorni, più in dettaglio. Ringraziamo i familiari che hanno autorizzato, dal loro album dei ricordi, la pubblicazione della foto che correda queste righe: Lodovico e Silvana su una delle tante piste di atletica che li ha visti gareggiare insieme. Ci facciamo partecipi del lutto della famiglia. 

Ultimo aggiornamento Venerdì 26 Giugno 2020 10:04
 
Auguste Maccario, le petit coureur ligurien champion dans la Principauté (3) PDF Stampa E-mail
Mercoledì 24 Giugno 2020 08:06

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Le due foto supportano alcune affermazioni contenute nel testo. A sinistra: siamo in centro a Sanremo, una folla compatta e plaudente segue le ultime falcate di Augusto Maccario in una gara da lui dominata. A destra, tre dei migliori mezzofondisti italiani dei primi anni '20: sul retro Bruno Bonomelli scrisse che si trattava di un foto scattata a Busto Arsizio (quasi sicuramente la ricevette da Carlo Speroni) durante gli allenamenti degli atleti che avrebbero preso parte ai Giochi Olimpici di Anversa 1920. Da sinistra: Augusto Maccario, scritto però erroneamente Maccari; al centro Carlo Speroni, e poi il bergamasco Costante Lussana

Nei giorni scorsi, il nostro socio Alberto Zanetti Lorenzetti ci ha raccontato, con abbodanza di informazioni, la carriera di un piccolo, agile corridore di lunghe distanze nato a Ventimiglia tanti anni fa: Augusto Maccario. Il giovanotto, abbiamo letto nello scritto del nostro amico, si trasferì a vivere e a lavorare nel vicinissimo Principato di Monaco, e lì indossò la canotta di un club sportivo locale ottenendo belle affermazioni, soprattutto nelle corse su strada, che, alla faccia dei moderni «inventori dell'acqua calda», sono sempre esistite ed hanno avuto, in ogni occasione, una grande adesione di pubblico e di entusiasmo, come testimoniano i documenti dell'epoca. E parliamo di 110 anni fa...in un mondo un po' diverso, vi pare? Dicevamo di Maccario, le leggi attuali lo definirebbero un frontaliere. Ebbe una duplice carriera, al di qua e al di là della frontiera che era posta al Ponte San Luigi o al Ponte San Lodovico, ognuno dei quali dava accesso a Mentone dalla parte del quartiere Garavan. Ponte San Luigi è tornato a far parlare di sé il 20 marzo scorso quando le autorità francesi decisero di chiudere il passaggio fra Italia e Francia, avevano scoperto che il coronavirus passava di lì. Non scherziamo, misure di sicurezza, di controllo, giustificate dalla situazione, ma quasi sempre inefficaci. Adesso occupiamoci di Auguste Maccario (accento sulla o finale alla francese) e della sua attività pedestre nella Principauté dei Grimaldi, all'epoca regnante SAS Alberto I, stimato uomo di cultura, studioso delle origini dell'uomo, provetto navigatore, appassionato di studi oceanografici, uomo di formazione militare ma pacifista convinto. 

Le notizie che vi presentiamo qui sono in gran parte (quelle francesi) riprese dal libro «L'athlétisme a Monaco 1890 - 2006», pubblicato nel 2007 sotto il Patronato di SAS Alberto II. L'opera, ricca di informazioni e di prezioso materiale fotografico, si deve all'accurato lavoro di Jacques Candusso, che qui desideriamo ringraziare.

*****

L'atto di nascita dell'atletica  a Monaco viene iscritto all'anagrafe sportiva del Principato nell'anno 1890, quando i signori Eugène Marquet e Charles Vatrican fondarono «L'Etoile de Monaco», club omnisport dove si praticava la ginnastica - come era normale a quei tempi, tutto era sotto il largo cappello della ginnastica - , il nuoto e l'atletica. Infatti leggiamo nel libro di Candusso:"Toutfois on ne peut pas comparer l' athlétisme de cette période avec notre époque actuelle. Le athlètes pratiquaient plusieur sports (la gymnastique essentiellement) et partecipaient de temps en temps à des courses, sauts et lancers lors de fêtes où les dèfilés collectifs...". Soprattutto i concorsi ginnici che erano delle vere e proprie esibizioni...oceaniche.

Nel 1903 a Monaco, il 7 giugno, si disputò un match pédestre sur 100m, fra un corridore nizzardo, Ambrosio, e uno monegasco, Chiaverini; due manches, ne vinsero una ciascuno, quindi la «bella» si corse a Nizza il 28 giugno: vinse Ambrosio. In quegli stessi giorni (16 giugno) nacque il secondo club monegasco, «L'Herculis de Monaco», la cui attività principale era il football ma che aveva una sezione atletica. Primo presidente (eletto il 29 giugno) quello stesso Eugène Marquet che aveva dato vita alla «Etoile de Monaco». Vogliamo far notare che «L'Herculis de Monaco» è arrivato fino ai giorni nostri e che il Meeting internazionale di atletica di Monaco, tra i migliori del mondo, anzi spesso «il migliore», porta il nome «Herculis».

Il 12 marzo 1905 il Comité del Alpes Maritimes d'athlétisme e l'Herculis organizzano la prima corsa pedestre Nizza - Monaco, partenza dalla grande Place Masséna (Andrea Massena, italiano nato a Nizza da un negoziante di vini, generale senza aver fatto l'Accademia, luogotenente prediletto di Napoleone) e Place de Sainte Dévote, la santa patrona di Monaco. Doveva essere una corsa bellissima, lasciata colpevolmente morire come tante altre corse cittadine, e in tempi moderni sostituite da insulse gare di maratona, mezzamaratona, ecc, tutte uguali e noiose. Alcune edizioni furono vinte da famosi corridori francesi come Gaston Ragueneau, specialista del cross, sei volte consecutive campione nazionale, e dal grande marsigliese Jean Bouin, primo uomo oltre i 19 chilometri nell'ora di corsa. Narrano i giornali dell'epoca che per la terza edizione della Nizza - Monaco (5 aprile 1908) sul percorso c'erano almeno 25 mila spettatori. Alla faccia dei nostri presuntuosi contemporanei...

E adesso occupiamoci del nostro Auguste Maccario, trascrivendo brani dal bel libro di Jacques Candusso.

1908 - Né à Ventimille, Auguste Maccario travaille et habite à Monaco depuis 1908. Il signe une licence à l'Herculis et gagne de nombreuses course sur route (San Remo-Beausoleil,...). A noter que les journaux de l'époque écrivent «Maccari». C'est seulement à partir de 1920 que certains journalistes commencent à écrire «Maccario». Seul son fils, Fernand Maccario, aurait peut-être pu nous donner la raison. Malheureseusement, il est décédé avant que je l'interroge. A Ventimille, personne ne porte le nom de Maccari. Par contre il existe beaucoup de Maccario. Il s'agit, peut-être, d'une approximation d'un journaliste reprise ensuite par toute la presse (pour Franciser un peu le nom?). La famille actuelle aussi ne connait pas la raison de cette modification. A l'etat civil, les Maccario se sont toujours appelé Maccario.

1910, 3 aprile 1910, 5ème Nice - Monaco - Un des plus grands moments de l'histoire de l' athlétisme a Monaco. Cette épreuve est classée championnat d'Europe par «Le Petite Niçois» et championnat du Monde par «L'Eclaireur». Les courses sur routes et même des épreuves d'athlétisme de l'époque s'attribuaient des titres un peu fantaisistes....Quatre champions de niveau mondial sont donc au départ place Masséna. Le favori est l'Anglais Wood qui vient de gagner le 26 mars le «Cross des Nations» (le championnat du mond de l'époque). L'international Milanais Lombardi, Jean Bouin (Marseille) et Auguste Maccario peuvent aussi prétendre à la victoire. Bouin est déchaîné. Il veut sa revanche car lors du Cross des Nations  il est tombé dès le 1er kilomètre et a dû abandoner. Bouin attaque dans la montée de Villefranche sur Mer. Wood passe parfois en tête pour ralentir l'alloure mais le Marseillais  relance immédiatement. Dans la montée d'Eze, Bouin lâche Wood sous l'ovation des nombreux spectateurs qui se massent le long de la route. Dans la descente vers Monaco, il augmente son allure et l'emporte avec près de deux minutes d'avance en 1h05'29" (record de l'épreuve). Laissons la parole au journaliste de «L'Eclaireur»: "La foule est en délire, on hurle, on acclame Bouin et j'aperçois plus d'une spectateur qui a les armes aux yeux". Wood termine 2ème (1h07'33"), Lombardi 3ème et Maccario 4ème".

Le journaliste joue aussi le devins en prédisant que la course "Nice - Monaco de 1910 constitue un de ces faits dont les sportmen de l'an 2010 parleront encore". Presque prémonitoire puisque cet article a été retrouvé dans les archives départementales á Nice!

Note a margine -  Viene citato il britanno Wood, di nome Edward, gran specialista della corsa attraverso i campi. Aveva vinto il «Cross des Nations» (una delle più belle manifestazioni nella storia dell'atletica leggera) nel 1909, precedendo proprio Bouin, in un finale serratissimo. Un anno dopo, la caduta del francese tolse sapore alla competizione, Wood trionfò. Da quell'anno in poi, 1911-12-13, il marsigliese impose la sua supremazia, prima di andare a trovare la morte nel settembre 1914 nella regione della Marna, un altro tragico teatro del grande massacro di povera gente chiamato Prima Guerra Mondiale.

Altra citazione: tale Lombardi, dicesi milanese. Poche o nulle informazioni su di lui, almeno per chi scrive queste righe. Qualcosa l'autore ha trovato e deve dare merito all'unico che, non credeva di essere l'erede di Hemingway, ma faceva...il manovale dell'atletica: Bruno Bonomelli (che, comunque, sapeva scrivere meglio di tanti aspiranti al Nobel della letteratura). Lombardi, di nome Lorenzo era un corridore da 34 minuti sui 10 mila e da 1h13:30: sui 20 km (a Bergamo, in giugno); a volte compariva come affiliato alla società sportiva Agamennone di Milano, a volte, abbiamo detto...Nel campionato italiano di maratona del 1910 (Milano, 9 ottobre) si classificò terzo, e venne indicato come appartenente allo Sport Pedestre Audace di Piacenza, il secondo club sportivo nato nel 1908 nella città dei Farnese. La distanza era di 40 km, più o meno.  Lorenzo Lombardi aveva chiuso al terzo posto anche nella maratona di Voltri, il 14 agosto, vinta da Antonio Fraschini, che poi si ripeterà nel campionato italiano (Milano, 9 ottobre). Forse per questo a Monaco lo conoscevano e lo invitarono. Un Lombardi, dello S.P. Audace, si classificò terzo nel Doppio Giro della Città di Piacenza, il 4 settembre di quell'anno. Nulla di più, però si confrontò con Bouin, Wood e Maccario, e non è poco.

Pausa. Se non altro per darvi il tempo di assilimilare la lingua di Racine, Proust, Hugo, Voltaire e Zola, e chi vuole aggiunga altri grandi della letteratura transalpina. Alla prossima, per raccontarvi altre storie del piccolo cameriere Auguste Maccario.

Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Luglio 2020 09:00
 
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