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Requiem per un Maestro: ricordo del «Comandante» Giovanni Maria Lòriga PDF Stampa E-mail
Mercoledì 20 Luglio 2022 12:08

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Accompagnato da ruvidità di caserme, dagli umori della terra di Grazia Deledda, di Emilio Lussu e di Antonio Gramsci, da una portatile Olivetti lettera 22, da una pagina ingiallita del Corriere dello sport e da una pista di atletica, Giovanni Maria Lòriga se n’è andato, a novantacinque da tempo compiuti. Al di là dell'autenticità e pure della retorica degli affetti, per comprendere in qualche misura la figura di un uomo che nella sua lunga commedia umana ed eterna giovinezza di spirito è stato raccoglitore d'intere generazioni, è necessario ricordare tutti assieme i suoi entusiasmi ed i suoi slanci emotivi. Il suo essere sardo nell’anima. La complessità e l'intensità delle sue lotte interiori. Le incursioni polemiche, le verità e gli errori, la dialettica fluviale. Le difese e gli attacchi di una vita che non fu sempre facile, fin dall'adolescenza, quando nel giugno del '44 attraversò l'intera linea bellica a piedi e con mezzi di fortuna da Loreto Aprutino in Sardegna, passando per Abruzzo, Puglia e Campania. E la memoria sterminata e la vivacità dei suoi piani narrativi, sempre tenendo distante, fino all'ultimo, compresi gli ultimi mesi di distacco e di sofferenze, la realtà fisica più feroce dell'uomo, il tempo che passa, avendo a lungo al suo fianco la presenza di Emilia, compagna di una vita, e delle figlie Giusy e Marizia.

Per molti di noi, figli e fratelli minori in professione o in atletica, secondo sensibilità d'ognuno, restano i ricordi personali, le confidenze, le tensioni, gli attimi di felicità vissuti in comune, gli imprevedibili balzi di umore di una vita vissuta sempre in presa diretta. Raccontava, Vanni, come il suo amore per la prima disciplina dell'uomo, capace di leggerla come pochi, fosse nato a Torino, nel 1933, bambino a fianco del babbo, assistendo all'affermazione e al primato mondiale di Luigi Beccali ai Campionati mondiali universitari e come, inamovibili negli anni, sarebbero progressivamente nati amicizie ed affetti verso l'atletica degli Oscar Barletta, di Ercole Tudoni, di Gianni Corsaro, di Antonello Baltolu nella sua Alà dei Sardi, di Salvatore Massara, di Francesco Garau. Raccontava di come il suo primo impegno giornalistico in atletica risalisse al luglio del 1950, dal Vomero di Napoli, per un’Italia-Svizzera, e il primo servizio appena giunto al comando della Compagnia speciale atleti, qualche stagione avanti l'invito rivoltogli da Antonio Ghirelli di lasciare la divisa da Ufficiale per abbracciare la carta stampata, fosse stato comporre il picchetto d'Onore, nel dicembre 1963, nella Chiesa di Santa Croce di via Guido Reni, per i funerali di Bruno Zauli.

Testimone e protagonista d'una stagione irripetibile, per quantità e qualità, del giornalismo, il ‘Comandante’ Lòriga, isolano dell’Isili posta a metà tra Campidano e Barbagia, ci ha tenuto compagnia a lungo, e per qualcuno è stato qualcosa più d'un compagno di percorso professionale, tutti parte di una passione che stabiliva i confini di un’identità gelosa della propria esclusività. Avendo grande senso del rispetto dell'Umano nei confronti del Divino, non mancava ad un funerale, anche se talvolta era portato ad ironizzare sugli estensori di necrologi che male interpretavano, fermandosi superficialmente alle sette sillabe iniziali del sit terra tibi levis, il significato del feroce epigramma di Marziale. Non amava tuttavia, nell'accompagnare un commiato definitivo, le lungaggini della liturgia. Detestava le ipocrisie di circostanza, e soprattutto gli applausi, chiunque fossero i destinatari. Che nel saluto finale il silenzio lo accompagni.

Questo ricordo di Vanni Lòriga è a firma del vicepresidente dell'A.S.A.I., Augusto Frasca

Nella foto: Vanni Lòriga conversa con un nostro socio alla cena di benvenuto dei partecipanti convenuti ad Agazzano, Piacenza, per celebrare i cinquanta anni dei due primati mondiali di Giuseppe Gentile ai Giochi Olimpici di México '68 (foto Pietro Delpero)

Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Luglio 2022 18:11
 
Se ne è andato Vanni Loriga, per decenni scrittore e narratore di atletica leggera PDF Stampa E-mail
Martedì 19 Luglio 2022 15:18

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Abbiamo appreso da un amico la scomparsa di Vanni Loriga, 95 anni, per decenni giornalista e inviato del «Corriere dello Sport», il quale ha scritto prevalentemente di atletica leggera con sicura competenza e spesso con una vena ironica. Ci era stato detto da persone romane a lui vicine che aveva avuto un incidente casalingo e aveva dovuto essere ricoverato per una degenza non breve, con una via crucis da un ospedale all'altro. È rimasto attivo fino all'ultimo: ancora non molti giorni fa abbiamo visto la sua firma su uno scritto in una pubblicazione telematica. Loriga era sardo di nascita, aveva avuto una carriera militare prima di passare al giornalismo. Da quel che sappiamo iniziò la sua avventura ai Giochi Olimpici di Melbourne 1956. Di quel lungo viaggio in nave dall'Italia all'Australia, durato giorni e giorni, Loriga raccontò aneddoti e curiosità in una piccola pubblicazione alcuni anni fa. Per un certo numero di anni è stato anche socio del nostro Archivio Storico. Come ospite era stato presente alla iniziativa da noi voluta e realizzata per ricordare i due primati del mondo e la medaglia di bronzo conquistati da Giuseppe Gentile ai Giochi Olimpici di Città del Messico. Era il mese di ottobre del 2018, e ci trovammo ad Agazzano, in provincia di Piacenza: anche in quella occasione Loriga portò la sua testimonianza con la consueta verve oratoria. 

A lui il nostro pensiero reverente e le condoglianze alla sua famiglia.

Ultimo aggiornamento Martedì 19 Luglio 2022 16:15
 
Liste italiane di ogni tempo aggiornate per seguire le prestazioni di Eugene PDF Stampa E-mail
Lunedì 18 Luglio 2022 00:00

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Pubblichiamo, mentre sono in corso  a Eugene (Oregon) i Campionati mondiali del nostro sport, una nuova edizione delle liste italiane di ogni tempo. Lavoro di compilazione curato da Enzo Sabbadin e Enzo Rivis, cui è affidata, diremmo da sempre, la tenuta in ordine delle liste. I compilatori ci hanno informato che l'aggiornamento è datato 7 luglio. Coloro che hanno un qualche interesse a seguire gli atleti italiani e i loro risultati ottenuti nella città statunitense possono aprire questi due link: uomini, donne. Le liste aggiornate sono sempre disponibili nella apposita sezione «Liste italiane di ogni tempo» che si trova sulla sinistra della copertina del sito.

Ultimo aggiornamento Martedì 19 Luglio 2022 04:57
 
Luigi Ferrario e Alfredo Berra, quando di atletica scriveva chi davvero ne sapeva PDF Stampa E-mail
Sabato 09 Luglio 2022 15:53

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Curiosando alla ricerca di «reperti» d’altri tempi, ci siamo imbattuti in un ritaglio del «Corriere dello Sport» di sabato 26 settembre 1953. Archiviato quello che stavamo cercando, abbiamo allungato lo sguardo sul resto. Si riferiva, con ampi spazi, della prima giornata dei Campionati nazionali assoluti allo Stadio Olimpico. Esordio elegiaco di Luigi Ferrario:“Il cielo è un incanto, lo Stadio una meraviglia. L’accurato tappeto del prato fa spicco fra il cemento delle gradinate, il rosso delle corsie, il verde cupo dei sedili, dove potranno prendere posto le 90 mila persone delle quali è capace lo stadio”, «pezzo» di apertura della prima pagina del quotidiano, cinque colonne. Una vera e propria articolessa – come la definirebbero i nuovi filosofi del giornalismo che non c’è, quello delle 40 righe, meglio 38, tanto la gente non legge, ditela giusta: tanto i giornalisti non scrivono – che girava in sesta pagina ed era affiancata da un altro commento di un tale che sapeva cosa era l’atletica: Alfredo Berra. Luigi Ferrario aveva scritto di atletica per la «rosea» per molti anni, e della «Gazzetta» era stato anche direttore dal novembre 1944 al 23 aprile 1945, indicato dai gerarchi fascisti della Repubblica di Salò, che aveva espropriato la testata.

Scorriamo i risultati: toh, guarda chi c’è nei 100, prima batteria Tonino Siddi, con i colori della Brigata Calvesi (Atletica Brescia); in sesta, Carletto Vittori, da Ascoli Piceno, che, vincendo la finale il giorno dopo, confermerà il titolo dell'anno precedente. Che Siddi fosse l’imprevedibile che aveva sempre dimostrato, trovò conferma nel successo anche nella terza batteria dei 400, davanti al trentino Luigi «Gino» Jacob, terzo Filiput. Quest’ultimo corse anche la prima batteria dei 400 con ostacoli. Giuseppe Dordoni gli altri lo videro solo...di schiena; settimo il ventino (scriverebbe Camilleri) Abdon Pamich. Taddia, il bel Teseo dell'atletica italiana, prese a martellate il prato ma dovette tenere a bada il nomade Danilo Cereali che era vicino un paio di palmi; il pavese Alberto Guzzi fece un più che dignitoso, per i tempi, 14.75 nel triplo. Le finali femminili furono preda delle solite note, risultati tecnici per i quali l'aggettivo «modesti» suona ad elogio: Ester Palmesino (alto), Amelia Piccinini (peso) e Edera Cordiale (disco). In queste specialità di lancio fecero capolino i nomi di due atlete che, piano piano, domineranno per parecchi anni: la romana Paola Paternoster e la bergamasca Elivia Ricci, che andrà in sposa ad Edmondo Ballotta, piacentino di Caorso (dove esistono ancora le vestigia di una faraonica centrale nucleare dismessa), discendente di uno dei pionieri sportivi di quella città, il padre Alfredo, suo primo istruttore.

Sui due giri di pista, prima batteria: sesto, Ivo Palleri, di Pescara, spaziava su tutte le distanze del mezzofondo, proprio nel 1953 fu campione nazionale sui 3000 metri siepi; negli anni ’90 fu eletto presidente del Comitato regionale abruzzese. Nella seconda ci son parecchi dei nostri «beniamini» (lo son tutti, in verità): secondo troviamo il ventenne milanese Alfredo Rizzo, al quinto il piacentino Walter Sichel, che ha dato la sua esistenza all’atletica della sua città, prima come atleta, poi come dirigente, allenatore, umile portatore d’acqua; ci fossero in Italia, oggi, qualche decina di Walter Sichel avremmo risolto parecchi problemi del nostro sport. Davanti al piacentino e dietro di lui, due atleti che si conobbero e si frequentarono, almeno sui campi del Piemonte: Enrico Dall’Anese e Giuliano Gelmi. Quarto Enrico, che così entrò in finale, quinto Walter, sesto Giuliano. Estroverso Dall’Anese (che era nato in Francia, a Metz, nel 1929) bazzicò parecchie società sportive piemontesi; altro tipo il bergamasco di nascita Gelmi, che iniziò la carriera a Torino: il primo era alla Libertas, l’altro alla Lancia. Il nostro socio biellese Bruno Cerutti, attento e preciso investigatore dell’atletica sabauda, ha messo insieme una schedina di Dall’Anese e la copia originale dei risultati dei Campionati provinciali 1956: infatti l’atleta quell’anno vestiva i colori dell’Unione Giovane Biella. Nella finale dei Campionati italiani, vinta dal milanese di Desio, Vittorio Maggioni, Dall’Anese chiuse al settimo posto. Se qualcuno, punto da curiosità, vuol saperne di più su di lui, lo rimandiamo ai due documenti elaborati del nostro socio Cerutti, basta far click sopra le carte e si possono tranquillamente leggere.

Ultimo aggiornamento Domenica 10 Luglio 2022 14:47
 
Rita Bottiglieri:«Pino Dordoni fu per me un esempio di grandezza unica» PDF Stampa E-mail
Sabato 09 Luglio 2022 08:03

Rita Bottiglieri, l'indimenticabile atleta, poliedrica, generosa, titolata, che con la sua lunga attività ha onorato la maglia azzurra della Nazionale, ci ha fatto avere qualche riga di ricordo personale di Pino Dordoni, che volentieri riportiamo in questo nostro spazio. Grazie, Rita!

"Averlo conosciuto in FIDAL come coordinatore del Settore marcia agli inizi del mio percorso lavorativo in Federazione e stata una cosa davvero speciale. Conoscevo il suo valore da atleta ma scoprirne anche il suo valore umano in un altro ruolo, e una cosa che non dimentico. Sempre garbato, sempre misurato nei modi. Era un esempio di grandezza unica"

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Luglio 2022 15:55
 
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