Home
Messaggio
  • Direttiva e-Privacy EU

    Questo website utilizza i cookies per gestire l'autenticazione, la navigazione, e altre funzionalità. Scorrendo questa pagina o cliccando in qualunque suo elemento, acconsenti all'uso dei cookies.

    Visualizza i documenti sulla direttiva della e-Privacy

1968: baschi neri, aria rarefatta, quattro giovanotti italici che danno l'anima (2) PDF Stampa E-mail
Lunedì 24 Maggio 2021 08:34

Seconda parte delle nostre cronachette che hanno preso abbrivio da alcuni fatti che, casualmente, si sono intersecati: la morte del grande quattrocentista americano Lee Evans, la richiesta di adesione al nostro gruppo A.S.A.I del quattrocentista italiano Furio Fusi, che partecipò nella stessa finale olimpica dove c’era il californiano, e alcuni nostri articoli di questi ultimi mesi. Riprendiamo da dove abbiamo lasciato: Furio Fusi ma non solo Furio Fusi…

1967 – L’anno precedente si era chiuso con la omologazione di ventuno nuovi primati nazionali, quattrodici per gli uomini e sette per le donne. Eddy Ottoz, ingordo, dei 14 ne aveva siglati sette: tre sui 200 ostacoli (altra disciplina molto bella lasciata nel dimenticatoio dalla ignavia dei moderni) e quattro sui 110 classici. A seguire: due Renato Dionisi, uno Erminio Azzaro, uno Franco Arese, uno al quartetto 4x200 della S.A. Lilion Snia Varedo (Sguazzero-Sardi-Preatoni-Bello), e infine due della staffetta 4x400: 3:07.6 (Petranelli-Frinolli-Fusi-Bello) e 3:06.5 (Fusi-B.Bianchi-Frinolli-Bello). Fra le donne Paola Pigni tre (due sugli 800 e una sui 400), e uno ciascuno per Donata Govoni, Maria Vittoria Trio, Elivia Ricci Ballotta e la staffetta 3x800 dello Sport Club Italia (Tocchetti-D’Addato-Pigni).

Comunicato della Federazione n.26 del 18 febbraio 1967: la Presidenza Federale autorizza Furio Fusi a trasferirsi dalla Fratellanza Ginnastica Savonese alla S.A. Lilion Snia Varedo. Altra decisione federale: Furio viene insignito della Palma al Merito Atletico di IIº Grado.

Sfogliando i vecchi giornali ne scopri di ogni…Sentite queste estrapolate dal settimanale federale, che non risparmiamo al nostro attuale vicepresidente Augusto Frasca. «Atletica» n.8 dell’11 marzo: a pagina 2 il nostro mette la sua augusta firma, per esteso, sotto un colonnino dove si riferisce del Campionato di corsa campestre riservato alle ragazze juniores. Era il 5 marzo, località Sora, provincia di Frosinone, organizzava il G.A. Bibite Conte. Vinse la modenese Venturelli. La presenza di Frasca nella capitale dei mostaccioli, della cicerchiata e dei ciecamarini, è quasi sicuramente dovuta al suo ruolo di presidente della Associazione Sportiva Ostia. Infatti, sempre lo stesso «foglio», al n.12 dell’8 aprile, riporta: “La Associazione Polisportiva Ostia, sorta nel 1962 e affermatasi in atletica e in altre discipline sportive, ha cambiato denominazione sociale in «Atletica Ostia» e dalla presente stagione curerà esclusivamente il settore atletico femminile con intento di rinverdire le prestazioni individuali e complessive raggiunte nel passato. Con il presidente Augusto Frasca collaboreranno i consiglieri Luzzietti, Marrone, Ballanti, Milesi, Scuzzo, mentre Direttore Tecnico sarà il prof. Curri”. Il cursus honorum del nostro Augusto centurione ostiense, sceso dai monti dell'Abruzzo, era ancor più ricco: da poco componente del Comitato regionale laziale, presidente il colonnello Giampiero Casciotti, altri membri Luciano Barra, Sandro Giorgi, Sandro Giovannelli. E, in vista dell’Assemblea nazionale a Campobasso, fece parte anche dei delegati del Lazio, dove (insieme al nome di Ercole Tudoni, un mito della marcia romana) troviamo pure Barra ed Enzo Rossi.  Oggi li etichetterebbero come «cerchio magico» … Ma anche tutto questo fa parte di quella vicenda atletica nazionale che abbiamo la presunzione di raccontare. Lo sapevate, per esempio, che in quel Congresso F.I.D.A.L. i delegati approvarono all’unanimità un ordine del giorno presentato da Giuliano Tosi in appoggio alla Città di Firenze che aveva avanzato la sua candidatura per ospitare i Giochi Olimpici 1976?

Negli stessi giorni di febbraio convolò a nozze Roberto Frinolli, fresco di titolo europeo, con la nuotatrice Daniela Beneck, sorella di Anna, pure lei ondina, moglie di Tito Morale. Sulla pubblicazione federale intercettiamo anche una foto, la prima, di un ragazzo della U.S. Maurina Imperia, Claudio Trachelio, altro ligure con Bruno Bianchi (Sampierdarena) e Furio Fusi che troverà gloria sui 400 metri e nella staffetta. Al tempo di quella immagine era allievo; iniziò la prima stagione da junior con un 49.4 a Imperia e in seguito 48.3 a Milano e poi 48.2 e 21.8 nel corso dell’anno.

Ed eccoci ad una giornata da evidenziare nel libro dell’atletica nostra: domenica 16 aprile, Arena Civica di Milano, ventunesima edizione della Pasqua dell’Atleta, fiore all’occhiello della società Riccardi. Nel napoleonico complesso che aveva applaudito, diciannove anni prima, il terzo primato del mondo di Adolfo Consolini (55.33), viene superato il suo primato nazionale (56.98) che era stato misurato l’11 dicembre 1955 sul campo di atletica di Bellinzona, nella vicina Svizzera. Silvano Simeon, un giovanottone friulano (che pochi giorni prima aveva già evidenziato una ottima condizione: 56 metri a Roma), incrementa il primato tre volte: al terzo lancio (57.86), al quinto (57.90) e definitivamente al sesto che accarezza la linea dei 60 metri: 59.96. Se vi dicessimo che esiste un collegamento fra quella gara e l’ A.S.A.I. di oggi, ci credereste? Fareste bene: al sesto posto (44.22) leggiamo il nome di Marco Tirinnanzi, toscano che vestiva quell’anno i colori dei Carabinieri Bologna, il quale solo due-tre giorni fa ha aderito al nostro Gruppo Facebook.

Eddy Ottoz lima un altro decimo (22.8) al primato dei 200 metri ostacoli. Nella serie precedente, Carlo Giordani, che meriterebbe un premio speciale, per esempio «un gentleman per l’atletica», corse in 24 secondi netti, il secondo miglior tempo dopo Eddy. Giordani, una vita in mezzo agli ostacoli: per dirne una, nel prossimo fine giugno, fra un mesetto, l’inestinguibile Carlo sarà ancora a capo della sua amata Quercia Rovereto per organizzare i Campionati italiani assoluti. 

Che Pasqua quella Pasqua! A curiosare fra i risultati si viene investiti da una marea emotiva rileggendo i nomi di giovanotti con i quali molti di noi hanno lungamente condiviso, dalle tribune, la stessa passione. Li dovremmo citare tutti, ma siate comprensivi e lasciatecene elencare solo alcuni: quella stupenda persona, oltre che grande sprinter, che è sempre stato Ennio Preatoni; i nostri soci Gianfranco Carabelli e Albertino Bargnani; un amico piacentino, Gildo «il rosso» Cappucciati, vigile del fuoco in pensione, assessore allo sport a Salsomaggiore e candidato sindaco; Alfredo Rizzo, un grande in tutto e per tutto, piacevole compagno di tante belle chiacchierate sul porto di Montecarlo qualche anno fa; Vittorio Ottonello, consigliere federale nei primi anni ’90 e poi lungamente presidente del C.O.N.I. ligure; Attilio Monetti, spalla dell’indimenticabile Paolo Rosi nelle dirette RAI, poi, mentre piazzava polizze assicurative a tutti, Casa Italia, 15-20 notiziole dettate a braccio a giornali ed agenzie; Gaetano Dalla Pria, il discobolo che più si era avvicinato a Consolini, anche lui consigliere federale negli anni '90. Un altro compagno del nostro lungo viaggio in atletica: Giorgio Reineri, quel giorno scrisse un articolo per «Tuttosport» e, ricorda lui, finì in prima pagina, ovvio con il record di Simeon. Ma Giorgio più che giornalista (dopo «Tuttosport» inviato al «Giorno» e infine Capo Ufficio Stampa alla I.A.A.F.) era lì come atleta (maglia CUS Torino): corse la seconda serie dei 3000 siepi, quarto 10:00.4; notare il nome di Bianco, pure cussino, undicesimo in 10:21.4, per noi trattasi di Tino Bianco da tutti conosciuto come «Blanche» (verificare).

Ci siamo smarriti: del nostro Furio Fusi che ne è stato? C’era, con la nuova maglia gialloblù della Lilion Snia, nella seconda serie dei 400, li corse un po’…lentamente, 49.3. Andò adagino anche sui 200 a Carpi: 23.0. Simeon invece allungò le parabole: 61.72 a Livorno. Fusi figurava nelle liste di stagione con un 48.4, datato 13 maggio. Di nuovo a Milano per un incontro Lombardia-Baviera un po’ striminzito: Fusi secondo dopo Bello (47.7, 48.7). Poi una 4x4, Ottolina-Morimondi-Fusi-Bello, 3:07.9. La stagione avanzava ma Furio rimaneva inchiodato a ‘sto 48.4 di maggio. Venne messo in squadra per l’incontro al limite dei 21 anni con la Germania Federale, a Rovereto il 25 giugno. Gli toccò l’ultima frazione della 4x4, con Morimondi-Dell’Omodarme e Scatena, tre secondi dietro ai tedeschi, che ce le suonarono di santa ragione. Tre annotazioni. Esordio di Trachelio in una Nazionale, quarto nei 400, 48.8. Nei 1500 lottò fino alla fine Giorgio Bozzini, un ragazzo piacentino di grandissime qualità. Scrisse Fiammetta Scimonelli (Capo Ufficio Stampa del C.O.N.I. dopo Donato Martucci):” … non una vittoria ma un primato personale e un secondo posto ad opera di Bozzini, sciolto e potente, altra nostra speranza”. Rimasta tale, e in più Giorgio morì giovane stroncato da grave malattia. Quel 3:51.4 del 1967 dovrebbe essere ancor oggi primato piacentino (speriamo di sbagliarci). Sui 110 ostacoli Carlo Giordani non volle piegarsi: i primi tre finirono in mezzo centimetro, 14.7…lui terzo…esempio di giudici casalinghi ma mastini.

Ancora Milano con il 1º Trofeo dell’Industria, aperto anche alla partecipazione di atleti stranieri. Fusi sempre su livello medio: 48.6, terzo. Poi la 4x4 societaria, con Palaro, B. Bianchi, lui in terza, Bello in ultima: 3:13.6. A Bologna, agli «Assoluti» il punto più basso: ultimo in finale, 50.6 (49.2 e 48.6 nei turni preliminari). Zuccherino il successo nella 4x4 con Palaro-B. Bianchi-Bello. Niente convocazioni né per la semifinale di Coppa Europa a Ostrava né per i due incontri con Finlandia e Norvegia. Rientrò in azzurro a Viareggio per Italia-Stati Uniti-Spagna: staffetta con Ottolina-Puosi-Bello, lontanuccia dagli Usa (che schierarono Bill Toomey, decatleta da meno di 46”): 3:05.2, 3:09.4. Scrisse Scimonelli sul giornale federale: “In prima frazione noi abbiamo Fusi perché Frinolli in extremis decide di non partecipare alla staffetta. Fusi non è nelle migliori condizioni e la sua frazione contro Toomey (…) non è molto felice”. Furio si era guadagnato la selezione correndo a Brescia una prova indicativa il 12 agosto: 48.0, miglior tempo dell’anno.

Dalla Versilia a Tokyo per le Universiadi: sempre staffetta, con Cellerino-B. Bianchi-Bello, quinti, stesso 3:09.4 di Viareggio. Vendemmiata italiana di medaglie a Tunisi, che ospitò i Giochi del Mediterraneo: 14 ori su 22 discipline (aggiungere 6 argenti e altrettanti bronzi), più due metalli dorati per le donne in un programma molto ridotto: Carla Panerai (80 metri ostacoli) e Maria Vittoria Trio (lungo), la quale, appena rientrata a Torino, ottenne quel 6.52 (terza misura mondiale dell’anno) che resterà per sempre la sua miglior misura. Tornando in Tunisia, “vittoria senza troppe preoccupazioni” – il commento di Sergio Gatti – per Ottolina-Fusi-Puosi-Bello: 3:12.6, Spagna lontana, gli altri di là da venire. Spunta anche un risultato da Lugano, 3:14.2, quartetto societario Preatoni-B. Bianchi-Fusi-Bello.

Si va verso la conclusione della stagione preolimpica. Tanto spazio per i giovani, allievi soprattutto, liste juniores (anni 1948-49) dentro cui ci siamo soffermati a curiosare. Di Trachelio s’è detto; poi quel trottolino di Pasqualino Abeti; il romano Fabio Arcioni che spaziava dai 400 ai 3000, anni dopo sarebbe entrato alla Federazione dove restò a lungo ad occuparsi di graduatorie federali; Gigi D’Onofrio, ostacolista, cresciuto poi alla scuola di Sandro Giovannelli come manager-organizzatore, portando il Golden Gala nei primi del mondo; in testa ai 1500 metri siepi il genovese Vittorio Ottonello, di cui già abbiamo avuto modo di parlare; Erminio Azzaro «o’ saraceno», un lungo pezzo di storia del salto in alto italiano; sempre nell’alto un cognome, Rosa Salva, a Venezia emanava profumi di storiche pasticcerie, ancor oggi in Sestriere di San Marco: Piero – che superò poi i due metri e anche qualcosa in più – fu l’ideatore della Venicemarathon; anche di Luigi Filipponi abbiamo detto, aggiungiamo che rimane uno degli uomini più forzuti che abbiamo conosciuto, atletica a parte; e nel decathlon un cognome cui noi siamo affezionati: Fracchia, di Asti, e i suoi chilometri di filmati di atletica, gioielli rari come e forse più di quelli della Corona inglese per noi folli dell’atletica; Giorgio, uno dei figli di Luciano, nostro socio fondatore, figura nelle liste del decathlon, la sua disciplina preferita, da quel che sappiamo ne ha conclusi alcune decine a tutte le età.

Poi i migliori andarono ad annusare l’aria dei 2240 metri, metro più metro meno, di Ciudad de México, dal 15 al 22 ottobre. Ne riferì Scimonelli sul settimanale federale. I messicani etichettarono questo test «La Semana Preolimpica». Ottimi risultati per Pasquale Giannattasio (10.2, due volte, primato nazionale uguagliato, in uno dice Fiammetta il cronometraggio elettrico segnò 10.153), poi nella finale dei 200 eguagliò John Carlos (20.8 per entrambi) con Ito Giani a 20.9; Renzo Finelli e Gianni Del Buono fecero degna figura sui 1500; Antonio Ambu, dopo una sgambata sui 10 mila, provò la maratona, il medico lo fermò dopo 38 chilometri (un piede malandato); Eddy normale (per lui): 13.6.  Era impegnato a scattare fotografie e prendere appunti che poi tradurrà in articoli, ma volle provare il tartan e si presentò sulla pedana del lungo: 7.44, nella gara che incoronò primatista del mondo il «principe» sovietico Igor Ter Ovanesian, alla pari con Ralph Boston (8.35). Ma non è finita: la curiosità e l' esuberanza (chiamiamola così) spinsero Eddy ad accettare la proposta di correre una frazione di 4x400 in un quartetto con tre americani: lui in prima, Whitney (aveva vinto i 4 acca in 49.8), il decatleta Bill Toomey (secondo nei 400 in 46.5) e McLaren: 3:08.5, dopo Polonia e Cuba. Silvano Simeon oltre i 56 nel disco, a ridosso di Danek e prima di Silvester. Abdon Pamich e Vittorio Visini provarono cosa significava marciare 20 km a quell’altezza. C’era anche Giuseppe Gentile ma preferì non gareggiare ma solo allenarsi, e i frutti si videro al rientro. Le nostre due migliori donne saggiarono le condizioni differenti: tre impegni per Pigni (un 400 e due 800), due per Trio (una batteria di ostacoli e un ottimo 6.37 in lungo).

Dopo la «Semana» messicana ecco quella romana, dal 28 ottobre al 5 novembre, al campo dell’Acquacetosa, pista in rubkor. C’erano molti dei migliori italiani. Il 29 si corse una 4x4 e noi ritroviamo Furio Fusi con i suoi colleghi della Lilion: lui in prima, poi Preatoni-Bello-B. Bianchi, 3:13.4. appena davanti ai quattro finanzieri, tra i quali c’era anche Giannattasio. Il sigillo venne messo da Gentile il 4 novembre con il nuovo primato italiano: 16.32. Una nota: fra il 29 ottobre e il 5 novembre Arese corse un 1500 (3:42.4) e due 800 (1:48.4 e 1:48.6). Il minimo (periodo valido 1 ottobre 1967 – 30 settembre 1968) per la partecipazione olimpica era fissato a 3:42.0…Il 12 novembre, sulla stessa pista, anche Pamich mise a frutto il lavoro in altura abbassando il già suo primato sui 20 km in pista (1ora 30:57.4). Al termine della stagione ’67 undici azzurri avevano timbrato l’obbligo olimpico, nove uomini e due donne, Pigni sui 400 e Trio nel lungo, proprio nelle gare messicane.

L’atletica leggera si fece onore anche sui banchi di scuola, una scuola particolare in questo caso: quella Centrale dello Sport, voluta dal C.O.N.I. a Roma. Al termine del primo corso, chi furono i migliori? Gianfranco Carabelli (1:50.9 quell’anno) e, appena dietro, Giacomo Crosa (2.05), vicino a loro Felice Baldini; più distanziati, Giuseppe Gentile e parecchi altri provenienti dal nostro sport. Al secondo corso ‘67-’68 furono ammessi, tra i 50 previsti, nomi a noi noti come Giampiero Aquino e Sandro Aquari (oggi nostro socio). A distanza di oltre cinquant’anni due nomi di quel corso sono tornati alla ribalta recentemente: Roberto Fabbricini che era uno dei candidati alla carica di presidente F.I.D.A.L., e proprio la settimana scorsa Renato Di Rocco che ha tentato di contrastare, con scarsa fortuna, il terzo mandato di Giovanni Malagò alla presidenza del Comitato Olimpico Italiano.

Ci rivediamo nel 1968 (segue)

Ultimo aggiornamento Domenica 30 Maggio 2021 08:45
 
1968: baschi neri, aria rarefatta, quattro giovanotti italici che danno l'anima (1) PDF Stampa E-mail
Venerdì 21 Maggio 2021 09:02

alt alt

alt alt

alt

La sequenza delle immagini. La prima in alto a sinistra: il terzo cambio fra Furio Fusi e Sergio Bello nella finale dei Giochi Olimpici '68. Un primo piano di Fusi. Sotto: lo straordinariao assetto di corsa di Lee Evans e un suo primo piano dopo lo sforzo della finale olimpica. L'ultima: il quartetto della staffetta 4 x 220 yard del San Jose State College; da sinistra un altro grandissimo, Tommie Smith, campione olimpico sui 200 metri, Lee Evans, Bob Talmadge and Ken Shackelford (Courtesy of San Jose State Athletics)

*****

"Un ricordo al caro vecchio amico Bruno Bonomelli. Riposi in pace". Questo il primo breve messaggio che abbiamo ricevuto da Furio Fusi, nel momento in cui ha deciso di aderire al nostro gruppo ASAI presente su Facebook. Messaggio che ci ha fatto molto piacere e glielo abbiamo scritto. E lui in risposta:"Indimenticabile con la sua notevole capacità critica ed innata ironia al di sopra della media". L'esatto contrario dello stereotipo proposto da qualche omino che ha sempre dipinto Bruno solo come un attaccabrighe e un rompiballe. Basterebbe guardare la montagna di materiale documentale, gli scritti, le statistiche, per comprenderne la statura che dovrebbe essergli riconosciuta dall'atletica italiana: un gigante, al confronto di certi pigmei. Vabbuó...

Furio Fusi, chi è stato costui? La controfigura giovane di Bruno Bonomelli, se guardate le foto che pubblichiamo: capello lungo, baffoni imponenti, a volte anche gli scintilioni che incorniciavano il volto. Furio Fusi da Savona, corridore soprattutto di 400 metri, quel giro di pista (da quando le regole inventate a tavolino hanno imposto questa lunghezza) che gli americani, con linguaggio colorito, chiamano il «killer event», la gara che uccide, quella che non ti lascia respirare. E loro, diciamo gli yankee, si intendono di killer, basta leggere un po' di storia - quella vera - della cosiddetta Frontiera. Giovanotto di taglia alta, di gambe lunghe, Furio - tesserato per la Fratellanza Ginnastica Savonese - si fa un nome già nel 1965, non ancora diciottenne (è di dicembre, il 4, come Sandro Giovannelli e Sergey Bubka, così, per dire, en passant) corse in 48.1, tempo importante per un giovincello. In luglio, all'Olimpico romano, nei Campionati assoluti, aveva già dato un saggio delle sue buone doti: primo in batteria (48.6), quarto in finale (48.7). Verso fine mese, a Bologna, nei nazionali juniores, cedette solamente a Giacomo Puosi; quarto il futuro Maestro dello Sport, Tiziano Petracca, veneto. Infine l'8 agosto, a Dôle, nel Giura francese, nell'incontro con transalpini e polacchi, il nuovo progresso: 48.1, secondo dietro a Puosi, 47.9, per guidare la straordinaria rimonta degli azzurrini sui «galletti» (105 pari alla fine). In una lunga articolessa, Renato Tammaro, capo delegazione, scrisse sul settimanale della FIDAL:" Molta attesa per i 400 metri, una delle più belle gare della giornata. Puosi è in terza corsia, parte piuttosto lentamente. Anche nel rettilineo opposto non sfoggia la sua magnifica accelerazione. Fusi, relegato in ultima corsia, trotta come un disperato senza badare a niente, ed è primo all'uscita dell'ultima curva incalzato dai due francesi. Poi Puosi esplode con un finale vertiginoso che lo porta a vincere in 47.9, uguagliando il suo primato italiano juniores. Fusi è ottimo secondo in 48.1, largamente migliorando il suo record personale. Una magnifica doppietta azzurra". Furio fu il miglior diciottenne di quell'anno.

1966: a diciannove anni gli si aprirono le porte dei Campionati d'Europa, quelli assoluti, che si rappresentarono a Budapest. Intanto aveva fatto un balzo avanti significativo nel cronometro: 47.3, terzo dopo Bello e Ottolina nelle graduatorie. Riassuntino pre-Budapest: 12 giugno, Rovereto, Palio della Quercia, secondo, 48.2; 19 giugno, Sindelfingen, Germania - Italia atleti fino a 21 anni: corse solo in staffetta; 26 luglio, Siena, Meeting dell'Amicizia, quarto, 48.6; a Grosseto scese sui 200, 22.3; ed eccoci agli Assoluti a Firenze: batteria 49.9, semifinale 48.7, 10 luglio, finale, secondo 47.5, primo Bello 47.3. Quindi, 23 - 24 luglio Modena, incontro con Ungheria e Svizzera: primo in 47.3, nuovo primato nazionale juniores. In quella gara, al terzo posto quell'István Gyulai che Primo Nebiolo chiamerà, negli anni '90, alla Segreteria Generale della Federazione mondiale (I.A.A.F.) dove rimarrà fino alla morte, avvenuta nel marzo 2006. Gyulai, il giorno dopo corse anche i 200, terzo dopo Ottolina e Berruti, oltre alla 4x400. Staffetta testa a testa fra italiani e magiari: vinsero Petranelli-Frinolli-Fusi-Bello in 3:07.6, primato italiano eguagliato, contro 3:07.8, nuovo primato ungherese. A casa sua Gyulai ebbe poche soddisfazioni: non corse la gara individuale sui 400, e fu schierato sui 200: batteria, quarto 21.3, semifinale. settimo 21.6. Si dovette poi accontentare di una frazione di staffetta 4x4 in batteria, ma non corse la finale. Budapest agrodolce anche per Fusi : fuori subito in batteria (la quinta, 48.2), ma finalista nella 4x4, Bello-B.Bianchi-Frinolli-Fusi, sesta, 3:06.5, nuovo primato. Ancora due Nazionali, assoluta in Romania a fine settembre ma con le pile ormai scariche: la staffeta chiuse male in 3:13.7; e poi una juniores contro i sovietici all'Olimpico a Roma: per Furio solo staffetta, tiratissima vittoria 3:13.3 contro 3:13.6 grazie alla grinta finale di Giacomo Puosi.

(segue)

Ultimo aggiornamento Lunedì 24 Maggio 2021 08:32
 
Lee Evans, spirito libero sempre e ovunque, dentro e fuori la pista di atletica PDF Stampa E-mail
Giovedì 20 Maggio 2021 19:23

Una serie di eventi concatenati in questi ultimi due giorni (19 e 20 maggio) ci invita a intrattenere i nostri lettori su fatti, personaggi, risultati, di una cinquantina di anni fa. Sperando che quel pelandrone del redattore di questo sito domani sia disponibile - oggi aveva un giorno di libertà - vi racconterà, a modo suo, delle cronachette (come le chiamava Leonardo Sciascia). Noi cerchiamo di «tamponare» la notizia di oggi: è morto Lee Evans. Chi fu costui? Ragazzi, se lo sapete avete fatto solamente il vostro dovere basilare; se non lo sapete, non avete che da spendere una manciata di eurospiccioli e comperarvi un libro di storia dei Giochi Olimpici, andare alle pagine che parlano della edizione messicana del 1968 e documentarvi. Dice: ma queste Evans par straniero? Che c'azzecca con l'atletica italiana? C'azzecca, c'azzecca. Vedrete. A domani, o postdomani. Intanto leggetevi le poche righe che il «New Yort Times» gli ha dedicato a firma di Robert D. McFadden.

"Lee Evans, the Black American runner who won two gold medals at the racially charged 1968 Summer Olympic Games in Mexico City and at a presentation ceremony wore a Black Panther-style beret and raised his fist to protest racism in the United States, died on Wednesday. He was 74.

His death was announced by USA Track and Field, which did not say where he died or cite the cause.

The newspaper The Mercury News in San Jose, Calif., where Evans grew up, quoted friends of his as saying that he had died in a hospital in Nigeria after suffering a stroke. Evans was an assistant track coach at a sports academy there run by the Nigerian soccer star Segun Odegbami and had coached African track teams for many years. The paper quoted Odegbami as saying that Evans collapsed last week while having dinner with him and other friends."

Ultimo aggiornamento Venerdì 21 Maggio 2021 16:02
 
Masullo, E. Rossi, Ferrian, Miano, Dorio: le inossidabili ragazze degli anni '80 PDF Stampa E-mail
Domenica 16 Maggio 2021 00:00

alt

La foto-ricordo di quella sera, sabato 11 febbraio 1984, al Palazzo a vela di Torino: da sinistra, Erica Rossi, Marisa Masullo, Daniela Ferrian e Laura Miano festeggiano la miglior prestazione mondiale della 4 x 200 in pista coperta (dalla rivista federale «Atletica»)

Un nostro socio ci ha fatto avere una ricerchina facile facile, elementare diremmo, ma pur sempre interessante sulle liste di ogni tempo in pista coperta di cui il nostro sito ha pubblicato recentemente una versione aggiornata a conclusione della stagione invernale 2020-2021 (compilatori Enzo Rivis e Enzo Sabbadin). Piccola indagine che mette la sottolineatura su dettagli che, talvolta, passano inosservati, paiono scontati.

Sperando di evitare malintesi, chiariamo che sono state prese in considerazione le discipline che fanno parte della compilazione Rivis-Sabbadin. Il criterio seguito è quello della suddivisione per decenni, il che consente di evidenziare «l'anzianetà» delle migliori prestazioni italiane. Se parlassimo di «primati» allora dovremmo riferirci alla lista delle discipline stabilita della Federazione mondiale di atletica, ma riteniamo che ci sia libertà di...giocare con i numeri, e soprattutto di conservare il ricordo di prestazioni che, a loro tempo, hanno avuto un significato tecnico.

Qual è la miglior prestazione nazionale in pista coperta più longeva? Il 4:04.01 di Gabriella Dorio sui 1500 metri, ottenuto domenica 7 marzo 1982, al Palasport di Milano (quello che crollò miseramente sotto tonnellate di neve cadute nel gennaio 1985, ricordate?) nella finale (diretta, non ci furono eliminatorie, solo nove atlete presenti) dei Campionati d'Europa, edizione numero 13. Scrisse Roberto L. Quercetani nel suo articolato commento sulla rivista federale «Atletica»:

"Meno drammatico (appena prima aveva commentato la vittoria, del giorno avanti, di Agnese Possamai sui 3000 metri al termine di una esibizione di...lotta libera con la rumena Puica, n.d.r.) il successo della Dorio nei 1500. La vicentina ha usato la tattica che più si addice alle sue doti, assumendo subito il comando delle operazioni nel tentativo di «macinare» progressivamente le avversarie. Tattica tanto più pagante al coperto, dove la brevità dei rettilinei rende difficile qualsiasi recupero.Dopo un primo 400 in 67.17 e un secondo in 67.93, ha «affondato» le unghie fra i 1000 e i 1200, tratto da lei coperto in 29.84. Lì ha colto il frutto della vittoria, perchè il successivo ritorno di Brigitte Kraus, per quanto perentorio, non è bastato a capovolgere la situazione. Alla fine ambedue erano visibilmente provate, ma la Dorio ha conservato un lieve vantaggio, 4:04.01 contro 4:04.22, tempi che collocano, le protagoniste rispettivamente al quarto e al quinto posto nella lista mondiale indoor di sempre."

Venendo ai tempi moderni la miglior prestazione sui 1500 data 2015, merito di Federica Del Buono, figlia dell'indimenticabile Gianni e di Rossella Gramola, che in quella gara europea del 1984 era la seconda italiana in gara e finì ottava in 4:20.79 (molto vicino al suo miglior tempo, e tale è restato, 4:19.36, sempre a Milano qualche settimana prima). La figlia ha corso in 4:08.87, che le vale il terzo posto nelle liste dopo Dorio e Possamai.

Di Marisa Masullo e del suo 7.19 del 1983 già abbiamo detto nelle righe a commento delle liste ogni tempo pubblicate recentemente (chi vuole può andare qui). L'ultimo primato targato Anni Ottanta è quello della staffetta 4 x 200 metri, talvolta identificato anche con 4 x 1 giro, a patto che la pista sviluppasse 200 metri. Siamo a Torino, sabato 11 febbraio 1984, le due nazionali uomini e donne misurano le forze con Polonia e Jugoslavia. Come tradizione si chiude con le staffette. Il quartetto Miano - Ferrian - Masullo - Erika Rossi (oppure Ferrian - Masullo - E. Rossi - Miano? oppure Miano - Ferrian - E.Rossi - Masullo?, alla faccia della precisione) corre in 1:34.05 che risulta essere il miglior tempo mondiale, ma senza sigillo ufficiale: i mondiali indoor furono riconosciuti solo dall' 1 gennaio 1987, e a quella data un quartetto tedesco di Sindelfingen aveva fatto meglio, 1:33.56. E così del «primato» torinese si ricordano solo le protagoniste, noi e pochi altri. Resta comunque come primato nazionale. La stessa sera (si inaugurava in pompa magna la nuova pista torinese) anche i ragazzi fecero il mondiale della «4 x 2», con Pavoni - Bongiorni - Tilli - Simionato (o Pavoni - Tilli - Bongiorni - Simionato? stessa storia). Chissà mai che qualcuno dei protagonisti inciampi, per caso, in questo spazio e ci possa raccontare come fu esattamente.

Anzianetà dei primati  femminili in pista coperta, di dieci anni in dieci anni

1980 - 1990: 1500 metri, 60 metri, staffetta 4 x 200 metri

1991 - 2000: 400 metri, salto in lungo*

2001 - 2010: 200 metri, 800 metri, 3000 metri, salto triplo, getto del peso, pentathlon

2011 - 2020: 80 metri ostacoli, salto in alto, salto con l'asta, marcia 3 mila metri

2021: salto in lungo*, staffetta 4 x 400

* A distanza di 23 anni, la figlia Larissa ha eguagliato la madre Fiona: 6.91 per entrambe. Con questa misura la mamma vinse il titolo europeo in pista coperta, si era a Valencia, Spagna: fu l'unica medaglia d'oro per l'Italia; fra gli uomini, argento per Ashraf Saber sui 400 metri.

Ultimo aggiornamento Lunedì 17 Maggio 2021 07:36
 
Nuova edizione 2021 delle liste italiane maschili ogni tempo in pista coperta PDF Stampa E-mail
Venerdì 14 Maggio 2021 09:24

alt

Fu una illusione che durò poco, purtroppo, una nevicata di dimensioni inconsuete lo fece crollare. Milano, Zona San Siro, Palazzo dello Sport, la enorme massa di neve che si accumulò sul tetto lo sfondò. Era gennaio 1985. L'atletica italiana aveva vissuto alcuni anni di gloria dentro quella struttura: due edizioni dei Campionati d'Europa in pista coperta, 1978 e 1982, e alcuni meeting a tribune esaurite. Erano i tempi di Sara Simeoni, di Pietro Mennea, di Gabriella Dorio, di Agnese Possamai, e tanti altri. Nel tardo pomeriggio di domenica 12 marzo 1978 assistemmo a uno dei più bei voli umani che ci sia mai capitato di vedere: quello del sovietico, di origine ukraniana, Vladimir Yashchenko (o Volodymyr Illič Jaščenko, più corretto nella lingua madre), 2.35, indimenticabile, con quel «ventrale» che più che uno stile di salto era un'opera d'arte in movimento (per chi lo vide e per chi non lo vide allora, vedetelo qui adesso). Intanto l'orchestrina Dixie, con i musici che sfoggiavano la «magiostrina» di paglia bianca, suonavano i loro allegri motivi. E con Volodymyr, l'impegno vincente di Pietro Mennea sui 400 metri (46.51, ancor oggi nono crono italiano), un' altra esibizione aerea dorata di Sara Simeoni, e il bronzo del bravo Giuseppe Buttari sugli ostacoli

*****

Si completa il quadro dell'attività in pista coperta. Enzo Sabbadin e Enzo Rivis presentano la compilazione delle liste nazionali di ogni tempo relative agli uomini, che così fanno pendant con quelle femminili che abbiamo pubblicato qualche settimana fa. Fedeli e precisi alla consegna, i nostri compilatori, a conclusione della stagione 2020-2021, hanno eleborato il consueto aggiornamento. I criteri son sempre quelli: le novità  evidenziate in giallo, quindi è facile valutare progressi e new entries. Le liste diventano  così sempre più ricche di dati, per la gioia degli appassionati delle impropriamente chiamate «statistiche», sono delle compilazioni cui manca del tutto l'analisi, operazione che potrebbe invece aiutare a comprendere davvero dove va il nostro sport, dove è carente, e potrebbe indicare i rimedi. Ma i dirigenti non se ne occupano affatto. E si vede. 

Le nostre liste hanno esordito con un TOP 50 qualche anno fa, arricchito ad ogni nuova compilazione. Prendiamo la prima disciplina, quella dei 60 metri, che ha visto Marcel Jacobs Lamont siglare il nuovo primato italiano con un significativo 6.47 ai  recenti Campionati d'Europa a Torun, Polonia: nella compilazione che vi proponiamo sono riportati 126 risultati (performances, in inglese)  conseguiti da 17 atleti (performers); nel limite fissato dai nostri compilatori a 6.75 i velocisti sono 69. Ognuno può, per suo diletto, fare analisi su tutte le altre specialità.

Adesso spazio alle liste: trovate le nuove alla voce Pista coperta: uomini (new). Ricordatevi di aprire queste contrassegnate con new, le old sono un documento statico che sarà aggiornato di tanto in tanto. Le compilazioni di liste possono sempre essere imperfette, non sono mai materia immutabile, pur se redatte con la massima attenzione: per questo, chi avesse osservazioni, aggiunte, correzioni può, e deve, rivolgersi direttamente agli autori:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Our statisticians Enzo Sabbadin and Enzo Rivis compiled a new updated version of the Italian Men All - time Indoor Rankings: open Men (new).

Les meilleurs athletes italiennes Hommes (new) de tous les temps en salle.

Listas italianas de marcas de todos tiempos en pista cubiertaHombres (new)

Ultimo aggiornamento Venerdì 14 Maggio 2021 20:19
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 2 di 206